e sraf'
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
Al PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E Plì) CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHtESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MOROiNI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VCL. XXI.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXLIIL
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
E
EBR
Ei
iBREI. Nazione , che dipoi fu
nominata ^V Israeliti j e il popolo Giu-
deo. Secondo la sagra Scrittura, gli
ebrei sono la posterità di Abramo
per Giacobbe. Siccome Abramo uscì
dalla Caldea dove nacque, affine di
recarsi ad abitare la Palestina (P^e^
di), e fu appellato Ebreo , Heber,
vale a dire, viaggiatore^ o straniero
dai cananei abitatori della Palesti-
na; e siccome la preposizione Heber,
o eZ>er, vale trans, cioè al di là; co-
sì vuoisi che questo nome fosse
dato dai cananei ad Abramo per-
chè veniva dal di là del fiume Eu-
frate. Si dice ancora che gli ebrei
ebbero tal denominazione dalla ra-
dice Havar, passare^ quasi a dire,
passeggeri. Altri dicono che il no-
me proprio del popolo ebreo, di-
scendente dai dodici patriarchi fi-
gli di Giacobbe, e perciò dalle do-
dici tribù, provenga da Eber od
Heber, figlio di Sale, e trisavolo
del nonno di Abramo. Affine di
chiarire la derivazione del nome
di ebreo, giova notare che i giu-
EBR
dei chiamati Tchifout o Tchufut
dai turchi , sono detti Ja-Houd, o
la-Houdij dagli arabi. Il profeta
Houd è lo stesso che il patriarca
Eber figlio di Sale, o Saleh, figUo
di Arfasad, figlio di ^t.m^ figlio di
Noè; ed è da Eber, secondo l'o-
pinione quasi universale degli orien-
tali, che deriva il nome Ebreo. Si
chiamarono gli ebrei Israeliti qua-
li discendenti òi'Israele, o sia di
Giacobbe nato da Isacco figlio di
Abramo, e che fu il padre dei fi-
gli, donde derivarono le dodici tri-
bù. Israele parola ebraica signifi-
ca che prevale o che domina con
Dio quasi vincitore di Dio, dalla
parola Schara, dominare. Israele
è il nome, che V angelo diede a
Giacobbe dopo che egli ebbe in
visione lottato con lui una notte
intera a Mahanaim, o a Phanuel.
Inoltre il nome d'Israele si prende
qualche volta per tutto il popolo,
per tutta la discendenza di Giacob-
be, e qualche volta pel regno d' I-
sraele e delle dieci tribù, distinte
6 EBR
dal regno di Giuda; regno che
componevasi di questa tribù, e di
quella di Beniamino. Finalmente
gli ebrei, e gl'israeliti si appellaro-
no Giudei, nome loro dato dopo
la schiavitù di Babilonia, e preci-
samente a quegl'israeliti, i quaUda
quella cattività fecero ritorno ia
Gerusalemme, e nel regno di Giuda,
non sussistendo allora più quello di
Israele, laonde vennero compresi
nella denominazione dell'altra par-
te della nazione, vale a dire dei
Giudei. Deriva poi ancora questo
nome di giudei da quello di Giu-
da, perchè in allora la tribù di
Giuda era più potente, e quasi la
sola che figurasse ancora in quel
paese, cioè la Giudea (Fedi). Pri-
ma di quest'epoca davasi il nome
di giudei soltanto a coloro, i qua-
li abitavano nel regno di Giuda;
e finché la terra promessa , poi
detta Terra Santa, non fu divisa
sotto Roboamo figlio di Salomone
in due regni, che presero i nomi
di regno di Giuda, e di regno di
Israele , i discendenti di Giacobbe
non furono conosciuti se non col
nome d'israeliti, o di ebrei. Que-
sto secondo nome, come il più an-
tico, ha prevalso. Tutta volta gli o-
dierni ebrei amano chiamarsi Israe-
liti, come denominazione fondata
nella sagra Scrittura, ove talora ivi
sono chiamati figli d'Israel.
Dopo che i figli di Giacobbe si
stabilirono in Egitto, gli ebrei loro
discendenti, gemettero circa ducento
quindici anni, ovvero secondo altri,
più di quattrocento anni sotto la
schiavitù degli egiziani. Mosè per co-
mando di Dio da essi li liberò, e per
quarant'anni li condusse fra i de-
serti dell' Arabia Petrea dove lo
stesso Dio li alimentò colla prodi-
giosa manna, e in altri modi por-
EBR
tentosi. Quindi Giosuè, condottiero
degli ebrei , li mise in possesso
del paese di Canaan, che Iddio a-
veva promesso ad Abramo, ad I-
sacco, a Giacobbe e agli altri loro
padri, e da dove, passati alcuni
secoli, furono condotti schiavi in
Babilonia, in punizione delle loro
colpe. Essendo stati liberati, dopo
sett' anni di schiavitù ritornarono
gli ebrei nel loro paese, e rifabbri-
carono Gerusalemme, ristabilirono il
loro statOj e forti ficaronsi in modo,
che alla nascita di Gesù Cristo,
erano gli ebrei una delle più po-
tenti nazioni dell'oriente. Ma aven-
dolo essi sgraziatamente crocefisso
invece di riceverlo come il loro
liberatore, e loro messia, questo de-
litto, il più enorme di tutti quel-
li di cui eransi potuti rendere col-
pevoli, fu cagione della totale loro
rovina. I romani, sotto gl'imperato-
ri Flavio- Vespasiano , e Tito suo
figlio, ne fecero orribile macello.
Gerusalemme fu presa, e in un al
tempio distrutta, e gli ebrei di-
spersi, verificandosi appuntino così
i divini oracoli. F". il Bercastel Sto-
ria del Cristianesimo ; Gioseflfo, de
ariti quitatibus ac de bello judaico,
Venetiis i5io, ed ilSigonio derepu-
blica Hebraeorum, Bononiae, i582.
In quanto poi all'epoca della di-
mora degli ebrei in Egitto, va let-
ta la Distruzione completa della sen-
tenza, che la dimora degli ebrei in
Egitto fino all'Esodo sta stata di
43 o anni in conferma dell'opusco-
lo intitolato : / Faraoni di Abra-
mo, Giuseppe, e Mosè colla scor-
ta della sagra Scrittura, e de' mo-
numenti nulentìcaniente dimostrati,
Roma i836, Lettera del canonico
Claudio Samuelli professore nel-
rimp. Reg. università di Pisa, ora
vescovo di Monte Pulciano, al re»
EBPt
verendissimo p. Ungarelli barna-
bita.
Diibois Aymè, in un suo dottis-
simo scritto intorno il popolo e-
breo, dice clie gli egiziani sotto il
regno di alcuni principi ottennero
fama nelle armi, e più ancora per
la saggezza delle loro leggi, e per
l'estensione delle loro cognizioni.
La maggior parte delle scienze, e
delle arti derivarono da essi, e in-
gentilendo la Grecia furono in cer-
to modo i maestri dell'Europa. Ma
quella celebre nazione dileguossi
con mille altre: mentre il popolo,
che fu schiavo di uno de' suoi Fa-
raoni, esiste pur ancora disseminato
per tutto il globo, sommesso ad
ogni specie di reggimento. Egli ha
conservato i suoi costumi, le sue
leggi, la sua lingua , la sua fiso-
nomia; e mentre le più possenti
nazioni dell' Europa sono incerte
dell' origine loro; mentre gli al-
tri popoli ignorano qual sangue
scorra nelle proprie Tene, e quali
sieno i loro antenati, il più misero
ebreo possiede quello che formereb-
be il "vanto de' suoi orgogliosi pa-
droni, un' antica genealogia. Egli
può dire, sia nato nell'Italia, nella
Germania, nella Francia, o in tut-
t' altra terra: i miei padri abita-
rono i campi della Siria, i deserti
dell'Egitto, allorché Roma, Atene,
Sparta, ornamento e gloria degli
antichi tempi, non esistevano an-
cora.
Il p. Menochio, tomo li delle
sue Stiiore^ a pag. 898, riporta il
cap. XXXVII: Se avanti la venu-
ta di Cristo 3 e poco dopo, gli e-
brei erano sparsi per vari paesi
del mondo, e come sia vero che
gli Spartani avessero attinenza co-
gli ebrei-, quindi con dimostrazioni
di fatti storici, prova che gli e-
EBR 7
brei, avanti la nascita di Gesù Cri-
sto, e dopo erano sparsi per tutte
le Provincie dell' impero romano, e
dà molta probabilità, che l' origine
degli spartani derivi dagli ebrei. Nel-
la pag. 399 poi il p. Menochio ri-
porta il cap. XXXVIII: Per qua-
li cause abbia voluto Dio, che do-
po la morte di Cristo i giudei fos"
sero sparsi per vari paesi del mon-
do. Nel salmo 58, \i leggiamo
queste parole: Deus ostendet mihi
super inimicos meos, ne occidas
eos, ne quando obliviscantur popvli
mei ; disperge illos in vìrtute tua,
et depone eos protector meus Do-
mine. Prega Cristo, secondo alcuni
interpreti, che il popolo giudaico
paghi la pena del suo peccato col-
lo scacciamento dal suo paese na-
tivo della Giudea , e coli' esseie
sparso per il mondo, ed aggiunge
la causa della convenienza di que-
sta pena: Ne quando obliviscantur
populi mei, perchè dovunque sono
li giudei, stanno con l' espettazione
della venuta del Messia, che venga
a liberare il suo popolo ; e mentre
mostrano eh' egli è promesso nelle
sagre Scritture, risvegliano la me-
moria di Cristo, facendo così testi-
monianza delia fede cristiana. Sulle
citate parole dice s. Agostino: di-
spersi sunt judaei, testes iniquitatis
sua e, et veritatis nostrae, ipsi ha-
bent codìces de quìbus prophefatus
est Christus, et nos tenemus Chri'
stum. E nel lib. 18, de civitate Dei
al cap. 4^ ubique, soggiunge : Ju-
daei non desunt, et per scripturas
suas testimonio nobis sunt, prophe-
tias nos non Jinxisse de Christo,
quos plurimi eorum considerantes,
crediderunt in eum. Sono parago-
nati i giudei come il candelliere
materiale di legno, o di altra ma-
teria, che non ha senso, e sostiene
8 EBR EBR
con tutto ciò la lucerna o la tor- diritto di dominarli. I greci furo-
cia , che illumina tutta la casa, no più giusti verso i giudei, ed in
Inoltre \anno gli ebrei sparsi pel favore loro parlarono Pitagora, A-
mondo, non solo per castigo, ina ristotile, Megastene, Porfirio ed ai-
anche per benefìcio loro, acciocché tri. In Strabone, Diodoro-Siculo,
vedendo e considerando , che la Trogo-Pompeo, Dione Cassio, Var-
Chiesa di Cristo fiorisce in san- rone, e Tacito vi sono molte os-
tila per tutte le parti colmata di servazioni che fanno loro onore,
benedizioni spirituali e tempora- Non sembra che l' ambizione avuta
li, ordinata in ben disposta e mi- successivamente dai re di Assiria, e
rabile gerarchia, costante e durevo- di Persia, non che di Egitto, e dai
le per XIX secoli, riconoscano che romani di soggiogare i giudei, sia
il loro sacerdozio, i sagrifjzi loro, un segno di dispregio. Molti di
e quanto avevano di bene, è tras- questi sovrani accordarono ad essi
ferito dalla sinagoga ebraica alla il diritto di cittadinanza, e la li-
Chiesa cattolica; aprano perciò gli berta di seguire le loro leggi, e la
occhi, e si assoggettino al soave loio religione. Ed a' tempi più a
giogo della nuova legge evangelica, noi vicini , il senatore romano Pan-
Su questo punto può vedersi s. ciatici del i4o5 , ad esempio di
Gio. Crisostomo sul salmo 8. Fi- Malatesta, e di Bentivoglio, conces-
nalmente ha voluto Dio che sieno se la cittadinanza romana agli e^
dispersi gli ebrei, ma non affatto brei maestro Elia, e Mosè di Lis*
estinti, perchè al fine del mondo bona , ed a maestro Mosè di Ti-
avanti il giudizio finale, una gran voli dottori in medicina, i quali
parte di essi si convertirà alla fede utilmente servirono colla loro arte
di Cristo, come insegna s. Paolo i cristiani. Gli stessi romani Pon-
ad Roman. 9. 27; e ciò disse pu^ teflci, che sempre bramarono la
re Cristo in s. Matth. 17. Celebre conversione degli ebrei al cattolicis-
c poi l'epistola, che il medesimo s. mo, in più modi li beneficarono,
Paolo scrisse agli ebrei, e che die- e furono verso loro indulgenti, cor
de motivo ad un gran numero di me si dirà in appresso,
questioni, forse più di qualunque La storia del popolo ebreo, com-^
altra, come si può vedere in Le posta dallo spagnuolo Aschmond,
Clero, Storia Eccl. an. 69, §. 5. ebn Jehuda ( Samuele figlio di Giu-
li Bergier, alla parola Ebrei, nel- da) ebreo rinnegato, è una fra le
l'osservare che essi sono stati di- tante, che scritte furono dagli o-
sprezzati da tutti gli altri popoli, rientali intorno le molte nazioni,
soggiunge : accordiamo che i filoso- le quali fiorirono in Asia. Questa
fi, gli storici, e i poeti romani ab- storia dall' arabo fu tradotta in
biano dimostrato per essi molto di- persiano, in turco, e in greco. L'o-.
spregio ; ma li conoscevano così pò- pera per ogni verso singolare di
co, che attribuiscono loro degli u- Samuele, comincia con un versetto
si ed una credenza precisamente dell'Alcorano, in cui si dice che •» kl-
conlrarìa a quella, che insegnano i >» dio giurò di mandare di tempo in
libri de' giudei. Per altro si sa, che « tempo insino al giorno del fìna-
gli antichi romani dispregiavano « le giudizio qualcuno per castiga-
tulti gli altri popoli, per avere il « re i giudei, per cui gli ha di-
EBR EBR 9
w spersi fra tutte Je nazioni del ad effetto di averli a testimonio
» mondo." Il Samuele osserva, che della sua dottrina. Samuele chiude
il perpetuo servaggio, cui sono con- la sua storia coli' osservare, che i
dannati i giudei, procede dal rivol- giudei tralignarono mai sempre
gimento loro contro Dio, e per non dalle massime del legislatore loro
aveie voluto riconoscere Gesù pel Mosè, e dagli esempi del profeta
vero Messia. Per questo quel pò- Houd o Eber, da cui derivarono il
polo fu sempre ed ovunque perse- nome. Però, a gloria del vero, tan-
guitato, e tenuto duramente. I re to V opera del Samuele, quanto
di Assiria, e gii antichi romani li quella di Paolo Medici, di cui par-
trattarono in siffatto modo, ed i leremo, vanno lette con molta cau-
mussulmani dissero avere ricevuto tela essendo ambedue neofiti, e
l'ordine da Dio, col mezzo del lo- quindi non in tutto guidati da cri-
ro falso profeta Maometto, di fare tica, e da imparzialità , fondamen-
ad essi una continua guerra, fin- ti principali, che debbono avere i
che si piegassero al loro islami- veridici, e saggi storici ; anzi è no-
smo. 11 giudaismo, dice Aschmond to, che allorquando pel 1775 giun-
citato, fu introdotto nell' Arabia da se in Roma l'opera del Samuele,
Abu '1 Kerb Assaad, ottavo re del per disposizione del Pontefice Pio
Yemen, circa settecento anni pri- VI, fu dichiarata non degna della
ma della nascita del gran profeta pubblica diramazione, e quindi venne
degli arabi Dhoìi '1 Naovas, vente- ordinato il ritiro degli esemplari,
simo tei'zo re della stessa dinastia, che, venuti in Roma a mezzo della
Mostrossi poi egli si fattamente ze- posta di Firenze, eransi alquanto
laute per quella religione, che fa- propagati.
ceva gettare nelle fornaci ardenti Gli ebrei, al dire degli storici,
quei suoi sudditi, i quali rifiutava- dividono in oggi principalmente le
no di professarla. L' alcorano fa loro leggi, e le loro cerimonie in
menzione di questo principe sotto tre ordini: il primo comprende i
il nome di Saheb-al-okhdoud, cioè precetti della legge scritta, che sono
inventore delle fosse ardenti. Tanta nel Pentateuco ; il secondo risguar-
sua crudeltà indusse Jaksoum, re da la legge orale, le glose, cioè le
cristiano di Etiopia, a muovergli spiegazioni e commenti, che i dot-
guerra. Quindi Abrahah, figlio di tori hanno fatto sul medesimo Pen-
Jaksoum, nell'anno della nascita di tateuco , ed un numero infinito
Maometto andò per distruggere la di costituzioni, e di regole raccolte
Mecca e il Raaba, e quarantacin- nel Talmud (F'edi), libro condan-
que anni dopo il legislatore degli nato dai sommi Pontefici ; il terzo
arabi cominciò a fare incessante e comprende le cose autorizzale dal-
mortale guerra agi' israeliti, i qua- l' uso in diversi tempi, ed in diffe-
]i non vollero abbracciare la sua renli luoghi, per lo che chiamansi
dottrina religiosa, eh' è un compo- costumanze. La legge scritta da Mo-
sto di giudaismo, e cristianesimo, sé, e la legge orale derivante dai
con altre sue stravaganti idee, per dottori per la tradizione, sono ge-
cui se si mantennero ancora nella neralmente ricevute da tutti i gin-
Arabia alcune tribù di giudei, qua dei, benché dispersi in tutte le
e là sparpagliate, ciò non fu che parti del mondo, senza che siavi
IO EBR
fra di essi a questo riguardo alcu-
na considerabile differenza. Ma quan-
to alle costumanze differiscono egli-
no moltissimo, perchè i giudei ordi-
nariamente seguono gli usi dei luo-
ghi, in cui trovausi dispersi. Tutto il
loro culto, al dire degli storici, non
consiste più se non in preghiere, che
essi fanno nelle loro sinagoghe; ma
è noto che in quelle di Vienna,
di Londra, di Livorno, di Amster-
dam, e di altrove, si canta secondo
le leggi musicali ; e la loro cre-
denza contiene i sette principali
articoli di fede, ch'essi professano:
ì. Dio è uno, incorporeo ed eter-
no. II. Non devesi adorare e ser-
vire che Dio solo. III. Vi furono,
e vi possono essere dei profeti. IV.
Mosè è stato il piìi grande de'pro-
feti, e la legge che ha lasciato
fu dettata da Dio. V. La legge di
Mosè è immutabile: non si può
né aggiungervi, né levarvi punto
alcuno. VI. Verrà un Messia più
potente di tutti i re della terra.
VII. Iddio risusciterà i morti alla
fine dei secoli, quindi farà un giu-
dizio universale. F. Bibbia.
Paolo Medici, già ebreo conver-
tito, pubblicò in Venezia ove fu-
rono fatte quattro edizioni, oltre
quella del 1801, Riti e costumi de-
gli ebrei confutati, coU'aggiunte di
una lettera all' universale del giu-
daismo, compilata colle riflessioni
di Nicola Srata già rabbino ebreo,
e poi cattolico romano, nella qua-
le coll'autorità degli scrittori più
accreditati nell* ebraismo, si prova
la venuta del Messia Gesù Cristo
redentor nostro, essere già seguita,
e Tincarnazione del medesimo nel
ventre purissimo di Maria Vergine.
In questa opera si tratta pure del-
la nascita degli ebrei , della loro
circoncisione, del riscatto de'prirao-
EBR
geniti, dell'educazione, e dello stu-
dio dei figliuoli ; del Talmud, della
creazione , ed autorità de' rabbini ;
delle sinagoghe, oratori privati, ed
abitazioni ; dei loro sacerdoti, e le-
viti j degli abiti che vestono tanto
in casa che nella sinagoga; delle
orazioni, ed atti preparatori alle me-
desime ; de* loro traffichi, negozj, e
professioni; della mensa; de' sogni,
e superstizioni che usano ; de' giu-
ramenti, de' voti, e dell'assoluzione,
e confessione; de' digiuni, e peni-
tenze che fanno; della festa del sab-
bato; dei loro anni e mesi; delle
feste delle calende ; della solennità
della pasqua degli azzimi ; delle lo-
ro feste delle settimane, e della pen-
tecoste; del capo d'anno, del digiu-
no e festa delle espiazioni; della fe-
sta de' tabernacoli ovvero delle ca-
panne ; della festa delle encenie
detta Chanucà ; della festa delle
sorti detta Purim ; dello sposalizio,
matrimonio ec. ; come del ripudio,
e divorzio ; del discalceamento, e li-
berazione, della cognata ; dell'infer-
mità, morte, sepoltura, e lutto ; del-
le loro opinioni intorno all'inferno,
ai demoni, al paradiso, e agli an-
geli, come intorno al Messia, colle
prove cli'è venuto. Finalmente trat-
ta del castigo, che presentemente
patisce la sinagoga in pena di non
avere accettato il Messia; sua osti-
nazione, cecità, e contrarietà, che
hanno pei cristiani, massime pei
neofiti. Della principale parte delle
nominate materie, e di altre cose
risguardanti la storia del popolo e-
breo, i suoi riti, e costumi, si trat-
ta in moltissimi articoli del Dizio-
nario, il perchè non ci diffondiamo
in questo luogo , come esigerebbe
il vasto, ed importante argomento.
Inoltre, per quanto spetta alla
monarchia degli ebrei, al loro go-
EBR
verno, alle leggi, alle cerimonie, an-
tichità, scienze^ poesia, musica, ec,
si possono consultare, il trattato
d Hontouyn; la repubblica degli e-
brei di Cuneo ; le antichi là giudai-
che di Basnage ; la monarchia degli
ebrei del marchese di s. Filippo; il
trattato degli ebrei di Sigonio; le
antichità sagre degli ebrei di Relan;
lo Spencero eie legìbus hebraeoritm
nuplialibus, ritualibiis earumque ra-
tionibiis, Tubingae 1782; Compie-
gue, hebraeonim de connubiis jus
civile et Ponlificium, Parisi is 167 3;
Nicolai, de sepulchris hebraeorum,
Lugduni Bat. 1705 ; le diver-
se dissertazioni del p. Calmet; e
il tesoro dell'antichità sagre ed
ebraiche dell* Ugolini. Nel 1794
venne pubblicata in Roma l'opera
di Bonet, intitolata: Armatura dei
forti, ovvero memorie spettanti agli
infedeli, agli ebrei, ai turchi, ec. ,
utili ai cristiani catecumeni, ai neo-
fiti ec. Nella celebre tipografia della
sagra congregazione di propaganda
Jìde in Roma nell'idioma ebraico
vi sono le seguenti opere: de Cel-
lino Bibliotheca Magna Rabbinica
de scrìptoribuSy et scriptis hebraice
et latine dìgestis etc. 1675; Gene-
sis liber adjectis ad calcem notulis,
voces difficiliores enodantibus i836;
Imbonatus Latino-hebraica, sive de
scriptoribus latinis, qui contra ju-
daeos, vel de re hebraica scripsere,
additis observalionibus criticis etc. ,
1694; Jona, Testamentum novum,
sive quatuor Evangelia, hebraice
reddita (hebraeo-Iatin.) 1668.
Il p. Stefano Menochio tratta
vari eruditi argomenti risguardanti
gli ebrei, nelle sue Stuore; il Mu-
ratori nelle dissertazioni sulle an-
tichità italiane, parla del numero
considerabile degli ebrei, anche in
Italia ai tempi del re Teodorico,
EBR Ji
delle temerità commesse in Francia,
della loro espulsione dalla Spagna,
ec. Il Bercastel, nella sua storia,
parla delle principali vicende degli
ebrei, come in Creta coi crocesi-
gnati, nella Francia, nell" Inghilter-
ra, in Portogallo, nel regno di Na-
poli , ed altrove , non che della
perdita fatta dagli ebrei della lo-
ro nuova Gerusalemme in Polo-
nia, ove essendo numerosissimi, a-
vevano eretto in riva alla Vistola
e presso Varsavia, un grosso bor-
go cui diedero il nome dall'antica
Sionne. Il chiarissimo continuatore
poi del Bercastel, d. Giovanni Bel-
lomo, nel voi. I, p. 224, e seg.
parla della famosa assemblea degli
ebrei radunata in Parigi con de-
creto dell'imperatore Napoleone, pel
dì 26 luglio del 1806, avvenimento
che non aveva esempio negli anna-
li del cristianesimo; riporta i dodi-
ci quesiti proposti per ordine so-
vrano air assemblea degli ebrei, i
quali non potendo dar vigore di
precetto alle date risposte. Napo-
leone fece rinascere il gran sinedrio
degli ebrei, componendolo di set-
tanta membri, cioè due terzi di rab-
bini, ed un terzo di laici. Il sine-
drio fu inlimato pei 20 ottobre in
Parigi stesso, dove diede le sue ri-
sposte. Tutto narra il citato scrit-
tore, che inoltre riporta il regola-
mento concernente gli ebrei di Franc-
fort, promulgato dal principe pri-
mate; ma tanto questo, che gli al-
tri provvedimenti citati di Napo-
leone, ebbero dipoi un sinistro suc-
cesso. Da ultimo, nel i833, in Pa-
dova il eh. professore di quella u-
niversità d. Lodovico Menin, inco-
minciò a pubblicare la preziosa, ed
interessante sua opera, ricca d' im-
portanti rami, intitolata : // costume
di tutte le nazioni, e di tutti i tem-
il EBR
pi, dove nella parte antica con pro-
fonde cognizioni tratta del costume
degli ebrei.
Finalmente per ebraismo s'inten-
de l'espressione, o modo di parlare
proprio della lingua ebraica, che
pure si chiama idiotismo ebraico.
L'ebraismo non solo è la maniera
propria di parlare della lingua e-
braica, ma anche come modo figu-
rativo. Per esempio si dice mon-
tagne di Dio, per alte monta-
gne, ec.
La lingua ebraica è la più an-
tica che si riconosca, e nella qua-
le sono stati scritti la maggior par-
te de'iibri del vecchio testamento.
Gli antichi, e i moderni critici so-
no divisi nella questione, se la lin-
gua ebraica tragga il suo nome da
Heber, e se alla confusione delle
lingue, restasse nella sola famiglia
di Heber, e dei suoi discendenti.
Ciò non pare, dappoiché è indu-
bitabile, che la lingua ebraica è
stata comune a tutti gli uomini,
cioè a quei popoli che non aveva-
no alcun legame colla famiglia di
Heber, com'erano i fenici, o cana-
nei, i siri, i filistei, i quali sino
dal tempo di Abramo parlavano
l'ebraico, o almeno una lingua po-
co differente. Quindi non può dir-
si, che questa lingua sia rimasta
nella sola famiglia di , Heber. Sem-
bra pure, che il nome di lingua e-
braica derivi dagli ebrei discen-
denti d' Àbramo, e da questi ad
essi comunicata. Su questa lingua
abbiamo parecchi trattati, disserta-
zioni, commenti, grammatiche, e
dizionarii, che discorrono dell'origi-
ne, dell'antichità, del genio, del ca-
rattere, della composizione, e del
meccanismo della medesima. Ab-
biamo nella tipografìa di propa-
gandacele /' AlphabcUt/n hcbraicutn
EBR
ec. 1771; e la Grammatica liehraU
ca et Chaldaica i834.
Qui noteremo, che, celebrando so-
lennemente il Papa, si cantano Te-
pistola, e il vangelo in latino, ed in
greco. Si rileva però dagli atti del
concilio di Pisa del i4o9 pubbli-
cati dall'Arduino t. Vili, pag. 92,
che nella coronazione di Alessandro
V si cantarono l'epistola, e il vange-
lo, non solo in latino, ed in greco,
ma anche in ebraico. Ed il Can-
cellieri, nella Settimana Santa, p.
i^Qi parlando del discorso, il qua-
le si fa nella cappella pontifìcia nel
venerdì santo, dice, che nel i4^r,
lo fece Guglielmo Siculo, con testi
arabi, greci ed ebraici, e con tanta
erudizione , che sebbene durasse
due ore, niuno s'annojò.
Altre notizie sugli ebrei parllcolar'
mente di Ronia^ e dello stato
Pontificio.
Gli ebrei furono condotti in Ro-
ma la prima volta da Pompeo,
dopo aver debellata la Giudea, e
sotto Augusto ve n' erano più di
ottomila, ed a loro fu conceduto
di poter vivere in ogni parte del-
l'impero, osservando la propria
legge, ed i riti, ciò che pure con-
cesse ad essi l'imperatore Tiberio.
Nell'anno 4^ dell'era cristiana, s.
Pietro di nazione ebreo, di Bet-
saida di Galilea, principe degli a-
postoli, e primo vicario di Gesù
Cristo, sì recò in Roma a stabilirvi
la sede pontifìcia , ed appena fu
giunto colà, venne albergato in Tras-
tevere appresso la chiesa di s. Ce-
cilia, luogo allora destinato, come
poi meglio diremo parlando del
presente claustro o ghetto, sino dal
tempo di Augusto primo impera-
tore romano, agli ebrei di sua me-
EBR
desima nazione. Ma passati sette
anni dacché il primo Pontefice ro-
mano s. Pietro dimorava in Roma,
predicandovi la dottrina evangelica,
per editto dell'imperatore Claudio,
fu esiliato da Roma cogli altri e-
brei. Dipoi vi fece ritorno , evi
soffri glorioso martirio. Si sa, che
in Roma in tempo di Domiziano
vi era il fisco giudaico, come nar-
ra Svetonio; e che sotto Alessan-
dro Severo nuovamente fu asse-
gnata agli ebrei per abitazione, la
regione Trastiberina.
L' undecimo Papa, eletto Tanno
i58, fu s. Pio 1, il quale ordinò,
che gli eretici venuti dall' eresia dei
giudei alla religione cattolica, fos-
sero ricevuti, e battezzati. Per que-
sta eresia de' giudei Pietro Boerio,
in Glossis mss. , intende gli stessi
giudei. L'annalista Baronio poi, al-
l'anno 167, citato dal Fontanini
nella sua hist. Ut ter. Aquilej. lib,
2, cap. 4» intende la setta di Ce-
rinto, che molto affettava i riti giu-
daici. L'imperatore Costantino, nel-
l'anno 336, proibì agli ebrei di te-
nere i cristiani per ischiavi. Il Pon-
tefice s. Gregorio I proibì di co-
stringere gli ebrei a ricevere la fe-
de cattolica. Nella vita di s. Gre-
gorio I , scritta da Giovanni dia-
cono, 1. 4) e. 5o si legge « Sicco-
« me si ha per tradizione de' mag-
« giori, e noi abbiamo sino dalla
*» nostra fanciullezza veduto co'no-
M stri propri occhi, l'uso antico è
« che gli uomini di quella super-
« stizione ( ebraica ) , quantunque
*» bellissime merci recassero , mai
M col Papa non parlavano, ne mai
» egli li riguardava ; ma sedendo
» essi fuori della portiera del lun-
» ghissimo portico, non negli scan-
» ni, ma nel pavimento di mar-
« mo, contavano i denari, che ri-
EBR i3
« cevevano in prezzo, acciocché
« non paresse che ricevessero cosa
>» alcuna di mano del Pontefice ".
Pietro Leone romano, ebreo ric-
chissimo, si fece cristiano, e tra i
suoi figli ebbe Pier Leone, il qua-
le si fece monaco di Cluny, e fu
poi Cardinale, ed antipapa col no-
me di Anacleto li. Così la maggior
parte degli scrittori. Ma l' accura-
tissimo Lodovico Agnello Anastasio,
r\e\V Istoria degli antipapi y t. II, p.
26 , ci dice, che s. Leone IX bat-
tezzò un giudeo, e gì' impose il pro-
prio nome di Leone. Ebbe esso un
figlio chiamato Pietro di Leone,
da cui USCI appunto Pier Leone,
di cui parliamo. 11 Cardella, nelle
Memorie ist. de' Cardinali, tom. I,
par. I, p. 2 35, racconta che Pier
Leone trasse origine da una delle
più potenti, e ricche famiglie ebree
di Roma, e che fu uomo dottissi-
mo, e di gran valore. Allevato dai
suoi all'ambizione, Pier Leone fu
spedito dai genitori in Francia ad
apprendervi le scienze, dove per lo
imprudente ed empio suo conte-
gno, corse pubblica voce che do-
vesse essere l' anticristo, e la rovi-
na del mondo. Così screditato per
iscostumatezza, entrò nel monistero
di Cluny affine di cuoprire V infa-
mia della vita passata, per lo che
acquistossi riputazione essendo quel-
lo il monistero piii illustre della
Francia. Di fatti Pasquale li lo creò
Cardinale diacono de' ss. Cosma, e
Damiano, e Calisto II lo trasferì
al titolo di s. Maria in Trasteve-
re; quindi con prepotenze, maneg-
gi, e corruzioni nel 1 1 3o, si fece
eleggere antipapa contro il legitti-
mo Innocenzo li, prendendo il no-
me di Anacleto li, e facendosi
consagrare in s. Pietro. Visse bru-
talmente, e perseverò sette anni
i4 EBR
nello scisma. Morì nel i i38, e
colla sua morte terminò di trava-
gliare la Chiesa di Dio. 11 citato
Agnello dice, che i fratelli del falso
Papa nascosero in Roma il cadave-
re di lui, e fecero eleggere in suc-
cessore l'antipapa Vittore IV, che
poi costrinsero ad umiliarsi ad In-
nocenzo II, poiché temevano le sue
censure, e di essere esposti agi' in-
sulti de* romani.
Nel suo Itinerario il famoso viag-
giatore Rabbi Beniamino narra co-
in' egli trovò nel pontificato di A-
lessandro III da circa duecento
giudei, viri honoratij nemini tribù-
tiim pendentesy inter quos suos ha-
bei minislros Papa Alexander. . .
Ibidem inveniuntur viri sapientissi-
mi ^ quorum primarius magnus R.
Daniel^ et /?. Dehiel Papae mini-
steri juvenis formosus, prudensj ac
sapiens j qui in aula Papae conver-
satur, utpote aulae omnium ipsius
facultatum adni'mistrator : vuol di-
re, che costui era maestro di casa
di Alessandro III, e dev' essere sta-
ta persona assai da bene se venne
richiesto a tale impiego da quel
gran Pontefice.
Innocenzo III, nel concilio gene-
rale del 12 15, ordinò agli ebrei
per contraddistinguerli dai cristia-
ni, di portare nuovamente un qual-
che contrassegno, ciocche venne or-
dinato successivamente, anche da al-
tri concilii.
Onorio III, nel 12 17, con let-
tere apostoliche lib. 2, epist. 'jiQ,
ordinò che niuno forzasse gli ebrei
a ricevere il battesimo, ne si faces-
se ad essi oltraggio veruno. Quindi
Innocenzo IV nel 1249 comandò
che gli ebrei non potessero avere
ne balie, ne servi cristiani. Clemen-
te V, nel concilio generale di Vien-
na, decretò uel 1 3 1 1 per la cod-
EBR
versione degli ebrei l' iusegnamento
delle lingue ebraica, e caldaica, af-
fine di convincere i medesimi nel-
le cattoliche verità. Giovanni XXII,
residente in Avignone, nel 1820,
prese le difese degli ebrei allora
molto perseguitati, e pregò con sue
lettere i principi a proteggerli. E
siccome molti ebrei si fecero bat-
tezzare, il Papa rinnovò le costitu-
zioni, colle quali si provvede, che
i giudei venuti alla nostra fede,
ritengano i beni, che prima ave-
vano. Però fece bruciare il Talmud,
come libro condannabile. Nell'eru-
dita opera del Marini, Archiatri
Pontificii, si parla di molti cele-
bri, e dotti ebrei al servigio della
corte dei Papi come medici, e chi-
rurghi; e gli storici dicono gran
cose della medicina adoperata da-
gli ebrei in prò de' cristiani nel se-
colo X, e ne' precedenti, come nei
seguenti, contenuti però sempre da
ottime leggi, e stabihmenti, mal-
grado le scomuniche, e le costitu-
zioni contrarie a ciò pubblicale da
diversi concili, e sino dall' antipapa
Benedetto XIII, le quali vennero
in appresso confermate da Calisto
III, che, nel i456, rivocò i privi-
legi concessi dai Pontefici predeces-
sori, massime da Martino V.
Molti furono i medici, che dalla
sinagoga passarono alla corte dei
Papi, appresso de' quali alcuna vol-
ta ottennero posto anche le donne
ebree, alle quali si diede a custo-
dire , e lavare la biancheria del
palazzo ; ed una di esse lavorò per
r antipapa Benedetto XIII, rocchet-
ti, camici, ed altri abiti pontificii.
Bonifacio IX ebbe alla sua corte,
e protesse medici, e chirurghi e-
brei. Innocenzo VII disse con ve-
rità, che licet judaeij in sua ma-
gis velini ohstinantia perdurare . . .
EBR
tamen defensionem nostrani et aii-
xiliuni postulante et christianae pie-
tatis mansuetudineni interpellante
Kel i4o6, ricevette sotto Ja prole-
zione apostolica alcuni giudei del
rione di s. Angelo, ed ebbe per
buoni i diplomi di cittadinanza ro-
mana, e di altre grazie in diversi
tempi accordate dai senatori, e con-
servatori di Roma.
Vuoisi, che Martino V sia stato
il Pontefice, il quale più di ogni
altro proteggesse gli ebrei, e li fa-
vorisse in diversi modi. Imperocché
non solo, ad istanza del re de' ro-
mani Sigismondo, confermò loro i
privilegii che avevano, cioè a' 12
febbraio i4>8, agli ebrei di Ger-
mania, e di Savoja, ed a* 20 feb-
braio i/^ii, a tutti, permettendo
a quelli di Spagna, ed a' loro suc-
cessori, qiwd ntederi possìnt chri-
stianìs impune, e tolse di mezzo le
pene, che contra hujusmodi Judaeos
medendi arte utenteSj aveva pre-
scritte l'antipapa Benedetto XIII,
nel tempo che riparavasi in quel
regno j ma il successore Eugenio
IV, considerando quanto pericolosa
fosse l'intima familiarità dei cri-
stiani cogli ebrei, nel i442> con
bolla apostolica, proibì ai cristiani
il mangiare, e il coabitare con essi,
ed il prendere da essi medicine. In
oltre proibì, che agli ebrei si con-
ferissero uffizii pubblici, vietò ad
essi di fabbricare nuove sinagoghe,
e vagare nelle città e luoghi dove
risiedono nella settimana santa, nel-
la quale la santa Chiesa celebra la
memoria della passione di Gesìi
Cristo, come avevano ordinato pa-
recchi concilii, riportati dal p. M<-
nochio nel t. Ili, p. 4? 7 delle
Stuore. Eugenio IV rinnovò il di-
vieto emanato da Giustiniano 1,
che gli ebrei non possono fare da
EBR i5
testimoni coi cristiani, come nep-
pure permise che tenessero nutri-
ci, e servi cristiani , che ricevessero
usure, ed impose ai giudici di pu-
nire con gravi pene gli ebrei, se
bestemmiassero contro Cristo, la b.
Vergine, i santi ec. Il citato p. Me-
nochio,a p. 497» ci dà il cap. XCIII:
Se agli ebrei anticamente fosse leci-
to di dare ad usura a quelli^ che
non erano della loro nazione.
Nel i45i, il Papa Nicolò V
confermò con bolla la legge del
re Enrico III di Castiglia, rinno-
vata dal re Giovanni II, colla qua-
le, affine di propagare la religione
cristiana, si pubblicava, che chiun-
que venisse da ogni setta al grem-
bo della Chiesa, godesse tutti gli
onori, privilegi, ed uffizi, che go-
devano gli altri cristiani. Con un'al-
tra bolla confermò altresì quella
di Eugenio IV, il quale, come si
disse, per raffienare gli abusi, e la
licenza de' giudei aveva annullato i
privilegi concessi loro ampiamente
da Martino V. Nel i45'9j quando
Pio II determinò nel congresso di
Mantova d'imporre le decime per
tre anni, affine di far fronte alla
potenza ottomana, volle che gli
ebrei pagassero la vigesima. Fu
familiare di Pio II certo Fran-
cesco Ispano, ebreo convertito, che
divenne poi decano della chiesa di
Toledo, e da Sisto IV fu fatto da-
tario, e spedito a Genova per se-
dare alcuni tumulti. Forse avrebbe
meritato la dignità cardinalizia, se
la morte non l'avesse colpito nella
età di cinquantacinque anni. Aven-
do Martino V accordato agli ebrei
di Roma, che per l' annua somma
dalla loro università pagata al ma-
gistrato del popolo romano, cioè
scudi 53 1 e bajocchi Sy, per le
feste che in tempo di carnevale si
ìG EBR
facevano in piazza Navona, ed a
Testaccio, dovessero contribuirvi an-
cora tutti gli ebrei dello stato pon-
tificio; Paolo li approvò e confer-
mò tale disposizione. Riuscendo poi
a Paolo II di pacificare i vari sta-
ti italiani, volle mostrarne pubbli-
ca gioja, ed ordinò feste di ogni
specie, fra cui permise il piacevole
giuoco delle corse coi pallii. Tutti
correvano in giorni separati, ebrei,
e cristiani di ogni età.
Del tributo ed omaggio, che gli
ebrei fanno pel carnevale al popolo
romano, e della loro premura per
godere la protezione di questo, come
delle corse che prima facevano, si
tratta al voi. X, p. 90, e 91 del Di-
zionario. Nel lib. Ili degli Statuti di
Roma, si ]) rescrive agli ebrei, che
ogni anno paghino alla camera ca-
pitolina ii3o fiorini. 11 Cancellieri
ne' suoi Possessi^ a p. 226, fa men-
zione della parte, che gli ebrei a-
vevano nei giuochi di Agone, e di
Testaccio sino a Clemente IX, che
gli esentò dall' obbligo di correre
al pallio del carnovale, e di pre-
cedere le cavalcate del magistrato
romano per la strada del Corso.
Certamente ripugnò al benefico a-
nimo di Clemente IX il corre-
re degli ebrei , e l' umiliazione di
precedersi la cavalcata dai fatto-
ri dell'università vestiti di giubbo-
ne, o rubbone, per cui con chi-
rografo de' 28 gennaio 1668, abolì
tali costumanze, dicendo essere di
poca convenienza e decoro, massi-
me nella capitale del cattolicisrao,
ove tutto deve spirare carità cri-
stiana, moderazione, e dove tutto
dee far conoscere i riguardi dovu-
ti ai nostri simili. Lo stesso Cle-
mente IX prescrisse, che in luogo
delle corse, che avrebbono fatto i
cavalli, pei palli di questi, la con-
EBR
grega israelitica pagasse alla came-
ra capitolina annui scudi trecento;
e che in vece di precedere i fatto-
ri la cavalcata del magistrato ro-
mano nel carnevale, nel primo gior-
no del carnovale medesimo, nella
camera del trono di esso magistra-
to gli facessero un omaggio, cioè a
seconda di quelli, che allora si pre-
stavano dai vassalli pel sistema del
feudalismo in pieno vigore. Questo
omaggio dovevano prestarlo innan-
zi al trono de' conservatori come
prescrive il chirografo, appunto in
quel modo, con cui il magistrato
romano riceveva gli omaggi dai
vassalli, e feudatari de' propri feu-
di. Laonde tuttora gli ebrei paga-
no alla camera capitolina pel car-
nevale scudi 831,07, ed apparano
i palchi, ed addobbano le camere
nel carnevale pel senato, e popolo
romano, ed altri impiegati, e ad
uso delle corse.
Clemente X, nell'anno santo 1675,
non celebrandosi il carnevale, or-
dinò agli ebrei, che in vece del
consueto tributo pagassero all' ar-
ciconfraternita della ss. Trinità dei
pellegrini, la somma di mille tre-
cento scudi, oltre a trecento venti-
cinque scudi valore dei pallii^ che
pure a loro incombeva di sommi-
nistrare, per premio ai cavalli vin-
citori delle corse, che neppure eb-
bero luogo.
Dal citato Marini si apprende,
che Paolo IH ebbe a medici dotti
ebrei, e che sotto il suo pontifica-
to furono in Roma protetti, e fa-
voriti i giudei, il perchè grandi
querele ne scrisse al Cardinal Ales-
sandro Farnese, nipote del Papa,
il rigido Cardinal Sadoleto dalla
sua chiesa di Carpentrasso, episto-
lar. par. Ili, pag. 11 3, ediz. del
1764 Giulio III, nel i554, con
EBR
decieto, che si riporta dal Cheru-
bini, Bull. lìom. tom. I, coiist. 32,
determinò, che gli ebrei, ed altri
infedeli convertiti alla fede cattoli-
ca, conservasseio illesi i loro beni
mobili, ed immobili , eccetto però
quelli che fossero stati acquistati per
usura, o per altro commercio ille-
cito, i quali dovrebbero restituirsi
ai loro legittimi padroni, se com-
parissero; laddove non trovandosi
questi, concedeva detti beni, come
in uso pio, a' medesimi convertiti,
in grazia del ricevuto battesimo ,
locchè avea già determinato il Pon-
tefice Giovanni XXII coW Extra-
vag. Coni, de Judaeìs cap. i i. 11
successore Marcello li applicò ai
Cardinali più poveri la gabella del-
la vigesima sugli ebrei. Indi dive-
nulo Pontefice Paolo IV, siccome
zelatore della purità della fede, os-
servando, che il libero commercio
degli ebrei coi cristiani era uno
2^ scoglio assai pericoloso al manteni-
IK mento di essa fede, a' i4 luglio
i555, emanò la bolla, const. Ili,
Cum ninùs , Bull. Roni. tom. I,
confermata di poi da s. Pio V,
colla costituzione V, da Gregorio
XllI colla costituzione LXVllI, e
da Clemente Vili colla costituzio-
ne XIX, le quali tutte sono ripor-
tate nel Bollano del Cherubini, e
in quello di Cocquelines.
Paolo IV, con detta bolla, pre-
se sagge ed opportune provviden-
ze sugli ebrei. Primieramente or-
dinò che non potessero avere più
di una sinagoga ne' paesi ove di-
moravano. In Roma li separò nel-
le abitazioni dai cristiani, costrin-
gendoli ad abitare in una stra-
da contigua, ma divisa dalla cit-
tà, chiamata ghetto, del quale poi
parleremo, come avea fatto nella
sua capitale la repubblica di Ve-
EBR 17
nezia , il che si può vedere negli
Annali Urbani di Venezia^ del eh.
cav. Mutinelli, a pag. Sog. Ad e-
sempio d'Innocenzo III, comandò
Paolo IV, che gli uomini portassero
un cappello, e le donne un velo
del medesimo colore, per essere in
questa maniera contraddistinti dai
cristiani. Ordinò inoltre, che non
potessero gli ebrei tener balie, ser-
ve, e servi cristiani, ne lavorare
in pubblico ne' giorni festivi, ne
giuocare insieme coi cristiani ; la
quale cosa più ampiamente aveva
comandata nel 144^ Eugenio IV,
come riportasi dall'annalista Rinaldi
al detto anno. Paolo IV proibì pa-
rimenti, che i medici ebrei curar
potessero i cristiani, ancorché chia-
mati e pregati. Raffrenò le loro
usure, vietò loro il possedere beni
immobili, accrebbe i tributi, ch'e-
rano soliti pagare, non volle che
fossero appellati col titolo di Don,
e rivocò i privilegi concessi loro
dai sommi Pontefici, perchè estre-
mamente si arricchivano, dichiaran-
do per ultimo, che la Chiesa tolle-
rava gli ebrei in memoria della
passione, e morte di Gesù Cristo,
acciocché per tale indulgenza si
convertissero alla cattolica religione.
Cola Coleine, nel suo Diario,
e indica il giorno preciso, cioè ai
26 luglio i556, in cui Paolo IV
restrinse tutti gli ebrei in una stra-
da. Fu tale il risentimento, ch'essi
concepirono contro il zelante Pon-
tefice, che dopo la sua morte alcu-
ni si unirono alla commozione po-
polare della plebaglia, a malme-
narne la statua; ma di poi Pio IV,
che gli successe, sembra che favo-
risse gli ebrei, mitigando le prece-
denti leggi.
LéC cure di s. Pio V si estesero
anco agli ebrei, giacché con la bol-
VOl.. XXI.
j8 EBR
la IO, Jìomaiius Ponti fcx, de' 19
aprile i566, presso il Bull. Roni.
tom. IV, par. Il, pag. 286, del
Cocquelines , confermò quella di
Paolo IV, inculcando loro di do-
ver osservare il prescritto tenore
di vita, starsi chiusi la notte nel
recinto di case loro assegnate pres-
so l'antico teatro di Marcello , e
non poter girare per Roma che
nel solo giorno. Quindi, coll'autori-
là della bolla Hehraeorum gens,
data a' 29 marzo 1569, s. Pio V
bandì gli ebrei da tutti i luoghi
dello stato ecclesiastico ove si erano
stabiliti, fuorché da Roma , e da
Ancona per urgentissime cagioni,
le quali sono riportate nella bolla,
e presso il MafFei nella vita di s.
Pio V, lib. II, cap. IV, essendo la
principale quella di crederli neces-
sari a mantenere il commercio col
levante. Qui noteremo, che gli ebrei
furono dai Papi tollerati anche in
Avignone, come si vedrà, e in Be-
nevento, come si ha dal Borgia,
Memorie istor. di Benevento, tom.
II, pag. 178 e seg. Egli dice per-
ciò, che per lo passato gli ebrei
dimoravano in Benevento in gian
copia, e che si può credere godes-
sero una qualche privativa di la-
vorar colori, o sieno tinte ad uso
di tintori, giacche Cencio camera-
rio noverò tra le rendite del Pa-
pa, anche il dazio della tinta dei
giudei. Nel Necrologio di s. Spiri-
to, formato nel 1 1 98 , sono nota-
te le parrocchie s. Nazarii a Ju-
deca^ s. Stephani de Judeca^ s. Ja-
nuavii de Judeca, così denominate
perchè contigue alla Giudeca^ che
così allora dicevasi, come in Vene-
zia, il luogo destinato per abitazione
agli ebrei , conosciuto poi sotto il
nome di ghetto. Inoltre nelle vec-
chie carte di Benevento, è noini-
EBR
lìata andio la chiesa di s. Stefano
Aq Neofilia ili proposito de' quali
ordinò Ugone Guidardi nel suo
concilio provinciale del 1874, che
non si sforzassero gli ebrei a rice-
vere il battesimo. Pio II, con bol-
la del i4t*9) obbligò gli ebrei di-
moranti a Benevento ad deferen-
dum certuni signuni, perchè si di-
stinguessero dai cristiani. Paolo Ili,
nel j547, e Giulio 111 nel i55o
con loro brevi, i quali si conserva-
no nell'archivio segreto della città,
ordinarono che gli ebrei avessero
macello proprio, e che non potes-
sero vendere grano ai cristiani. Da
questo tempo in poi non si trova-
no più memorie di essi in Beneven-
to. Laonde si congettura, che ne
sieno stali espulsi all'epoca di s. Pio
\, rigido esecutore delle disposi-
zioni di Paolo IV.
Divenuto Pontefice il gran Si-
sto V, prendendo umana considera-
zione della nazione israelitica, mas-
sime degli ebrei dimoranti nei
pontificii dominii, in loro favore
emanò la costituzione Christiana
pietas infeliceni IJehracorwn slatuni
voniniiscrans etc. data a' 11 otto-
bre i586, nella quale seguendo
gli esempi di Pio IV, e di altri
Pontefici, i quali si mostrarono be-
nefici ed indulgenti cogli ebrei, con-
fermò loro i privilegi conseguiti, e
dispose, che ogni ebreo di qualun-
que sesso, grado, condizione, e sta-
to, potesse liberamente abitai-e nel-
lo slato ecclesiastico, cioè nei luo-
ghi murati, come città, castelli, e
terre del medesimo, eccettuate le
ville, e i borghi : che gli ebrei po-
tessero esercitare ogni arte, ogni
traffico e mercanzia, eccettuato la
negoziazione di animali, vino, fru-
mento, e grano, il quale però non
potessero seminare. A tale elFcllo
J
EBR
|)ernaise agli ebrei di conversare
roi cristiani, potendosi valere della
loro industria, e mano di opera,
particolarmente servirsi de' macella-
ri cristiani. Però confermò il divie-
to agli ebrei di avere servitori cri-
stiani d'ambo i sessi. Dispose an-
cora, elle ne' luoghi citati, ove è
permesso di abitare agli ebrei, si asse-
gnassero ad essi comode case, ed
abitaziojii, anche atte ai loro riti,
permettendo le scuole, e sinagoghe;
che vivessero colle famiglie nell' e-
sercizio del traffico di mercanzie,
e che gli affitti fossero onesti, e
non si potessero aumentare confor-
me alle lettere apostoliche di Pio
IV. Permise agli ebrei di ritenere
presso di se libri ebraici, non con-
tenenti cose contro la Chiesa cat-
tolica. Proibì di costringere gli ebrei
a comparire ne' giudizi civili nei
loro giorni festivi e solenni, come
di f;u*e cosa in onta iii loro riti, e
leggi. Stabilì una modica tassa da
pagarsi per ogni maschio, in luo-
go di pubbliche imposte, senza pre-
giudizio di quello, che dovevano
somministrare al senato e popolo
romano pei giuochi di Agone, e di
Testaccio, e pei pallii. Abilitò gli
ebrei a godere i privilegi de' luoghi
ove dimoravano, vale a dire quelli,
di cui potevano essere capaci di
fruire; come li abilitò a riprendere
que' luoghi ove solevano seppellire
in avanti i morti, ed acquistarne
in proprietà il terreno, il cui avan-
zo potessero liberamente affittare.
Regolò quanto concerne i banchi,
ed i pegni, che da loro potevano
ritenersi, né permise di venderli
prima di mesi diciotto. Autorizzò
gli ebrei a servirsi di notari , sol-
lecitatori, procuratori , ed avvocati
cristiani. Li esentò dal portare il
segno, col quale prima si volevano
EBR 19
distinti , conforme all' istroraento
rogato colla camera apostolica ai
Il aprile i58i, sotto il predeces-
sore Gregorio XIII. Vietò di gra-
vare gli ebrei nei loro viaggi con par-
ticolari gabelle, dazi, o pedaggi, e vol-
le che navigando per mare non po-
tessero essere fatti schiavi, confer-
mando perciò le analoghe provvi-
denze emanate da Paolo III, e da
Gregorio XIII. Proibì ai cristiani
di fare violenza ad alcun ebreo,
ne di battezzarlo per forza; regolò
l'intervento alle annuali prediche;
e dispose, che i medici ebrei auto-
rizzati dalla Sede apostolica, potes-
sero medicare, e curare liberamen-
te i cristiani. Tali ed altre sono
le benefiche ed eque disposizioni
del magnanimo Sisto V, pubblica-
te pegli ebrei, derogando così in
massima parte alle anteriori rigo-
rose leggi contro di essi.
Tutlavolta non andò guari, che
Clemente Vili ripristinò il divieto
agli ebrei dì abitare nello stato ec-
clesiastico , eccettuate le città di
Roma, Ancona, ed Avignone, e suo
stato in Francia, anch'esso allora
dominio della Sede apostolica, co-
me si legge nella costituzione 52
del Boll. Rom. tom. V, par. I,
pag. 246. Ciò per altro fu rivoca-
to col breve: Cum superioribus
mensibiis de ordine , ec. scritto die
2 julii iSgS, e pubblicato colle
slampe della tipografia camerale,
col quale non solamente lo stesso
proibì di molestare ed infastidire
gli ebrei, ma decretò: " Siccome
« nei mesi addietro fu proibito
« per Nostro ordine, che tutti e
« singoli gli ebrei dimoranti nel no-
M stro stato ecclesiastico, non potes-
si sero abitare che in Ancona, og-
« gi in vista dell'utilità che la lo-
» ro presenza può arrecare ai no*
ao EBR
M Stri sudditi pel commercio che
M fanno , permettiamo che possano
*» dimorare in qualunque città, ter-
»» ra, e castello, non che possano
** intervenire a qualunque fiera, o
w mercato, ed ivi esercitare il com-
» mercio di ogni genere, prescri-
w Tendo ai presidi, ministri, ed
w autorità locali, di lasciar libera-
» mente passare i delti ebrei ne-
»» gli accennati luoghi '*. Quando poi
il ducato di Ferrara sotto il medesi-
mo Clemente Vili, ed il ducato di
Urbino e Pesaro sotto Urbano Vili,
ritornarono all'assoluto dominio del-
la santa Sede, si accrebbero i ghet-
ti nello stato ecclesiastico. Nel du-
cato di Ferrara furono aggiunti i
ghetti di Ferrara, Lugo, e Cento.
In quello poi di Urbino e Pesaro
si aggiunsero quelli di Urbino, Si-
nigaglia, e Pesaro. Quindi quelli
del Ferrarese dovettero dipendere
per l'azienda economica dal Car-
dinal legato di Ferrara , che al mo-
do del prelato tesoriere in Roma,
a Ferrara, Lugo, e Cento furono
sottomessi all'approvazione dei loro
conti al detto Cardinal legato, sic-
come quelli di Urbino, Sinigaglia,
e Pesaro ai rispettivi presidenti, o
legati di Urbino, e Pesaro. L'uni-
versità degli ebrei d'Ancona dipen-
de da monsignor delegato nella fac-
cenda economica, la quale dev'es-
sere approdata da lui. Cosi dicasi
quando invece del delegato eravi
un prelato governatore. Nei luoghi
suddetti governati da un Cardina-
le, se la provincia è affidata al
regime di un prelato, da lui in si-
mi 1 modo dipendono gli ebrei nel-
la loro economia.
Appena, nel 1676, divenne Pa-
pa Innocenzo XI, con rigoroso e-
dilto vietò agli ebrei le usure, a
reprimere le quali erasi già ado-
EBR
peralo con zelo mentre era Cardi-
nale. Quindi abbiamo che Clemen-
te XI, con editto de' 2 aprile 1 708,
rinnovò la proibizione de' suoi pre-
decessori, cioè che i cristiani servisse-
ro nelle case degli ebrei, e comandò a
questi che ne' giorni festivi non po-
tessero lavorare nelle case de' cri-
stiani, o nei monisteri dei regolari,
né vendere o donare a* cristiani i
loro pani azzimi, come si legge nel
tom. Vili del Bull. Maga. p. 254.
Gli ebrei di Roma furono sempre
r oggetto delle cure di Clemente
XI a segno, che a mezzo di dotti
cattolici versati nella lingua ebrai-
ca, e nelle sante Scritture, faceva
fare loro ogni otto giorni zelanti
esortazioni, obbligando gli ebrei ad
intervenirvi. Egli stesso, allorché
seppe che un ebreo nella casa dei
Catecumeni [Fedi) aveva ancora al-
cuni dubbi , per cui non si ri-
solveva a convertirsi, si recò in
persona da lui , per determinar-
lo ad effettuarla. Nel pontificato
d' Innocenzo XIII ricorsero gli avi-
gnonesi contro gli ebrei, perché, con
grave danno de' loro mercanti, fa-
cevano commercio di cotoni, e di
seterie , per lo che il Papa colla
costituzione Ex injunclOy data ai
i4 gennaio 1724, Bull. Rom. tom.
XI, par. II, p. 273, confermò e rin-
novò le costituzioni di Paolo IV
de' i4 luglio i556; di s. Pio V
de' 18 aprile i566, e di Clemente
Vili de' 24 febbraio 1 592 ; nelle
quali si vietava agli ebrei, dimo-
ranti nello stato ecclesiastico, qua-
lunque traffico delle cose nuove ,
potendo soltanto far commercio di
cenci, e di drappi vecchi. Ma sif-
fatta disposizione d'Innocenzo Xlll
fu poi derogata da Benedetto XIV,
il quale, con breve apostolico dato
a 20 settembre 1740» stabili, pò-
EBR
tersi dall'universale degli ebrei eser-
citare il commercio di robe nuove,
come tuttora pacificamente fanno.
V. il detto breve Exponi nobìs ec.
in quo autìwrizata fuit sententia
lata favore iiniversitatìs hebraeonuìi
contra mercatores fundacales ( l'u-
ni versità e collegio de' mercanti
cristiani di Roma) adversarios prò
exìmenda in posterum universitate
praedicta a quacumque lite.
Benedetto XIV, fra le sollecitu-
dini del suo apostolico ministero,
prese provvidenze anche sui matri-
monii degli ebrei convertiti alla fe-
de. Sapendo egli, che molti di essi,
dopo aver ricevuto il battesimo,
tornavano in ghetto, ed alla pre-
senza del rabbino davano il libello
di ripudio alle mogli che rimane-
vano nell'ebraismo, mediante la co-
stituzione, apostolici mìnistèrii j da-
ta a' i6 settembre 174? > Bull.
Magli, tom. XVII, p. 186, vietò
questo abuso ordinando, che gli e-
brei convertili prima interpellasse-
ro le mogli, se volevano anch' esse
abbracciare la fede cattolica, e non
volendo esse annuirvi, allora potes-
sero sposarsi con cattolico rito ad
una cattolica, nel qual caso resta-
va sciolto il matrimonio colla don-
na ebrea. Nata poi controversia, se,
avendo un ebreo preso per moglie
una protestante, la quale aveva
abiurato i suoi errori, ovvero era
pronta ad abiurarli, si dovesse rei-
teiare il matrimonio dopo che l'e-
breo aveva ricevuto il battesimo.
Benedetto XIV, col disposto della
costituzione Singnlari nobis, data
a' 19 febbraio 1749? ^oc. cit. , tom.
XIX, p. 3, dichiarò, che avendo
uno abiurato l'infedeltà, e l'altra
l'eresia, doveasi reiterare il matrimo-
nio, giacché celebrato questo prima,
era nullo per la diversità del culto.
EBR it
Inoltre Benedetto XIV, col te-
nore della costituzione Postremo
mense, pubblicata a' 18 febbraio
1747, Bull. Bened. XIV, t. II, p.
186, pienamente provvide a' bat-
tesimi degli ebrei, sii bambini co-
me adulti. Benedetto XIV divise
in due parti la citata costituzione,
al medesimo vicegerente diretta ,
decidendo nella prima sul battesi-
mo de' bambini : i." Che senza il
consenso de' genitori, la Chiesa non
mai ricevette l' uso di battezzarli ;
i!' Che senza questo consenso si
possono dare due casi pel battesi-
mo, cioè il pericolo estremo di vi-
ta, e l'essere dai loro parenti pro-
ietti, ed abbandonati; 3.° Che il
battesimo dato a' bambini ne' casi,
che non è lecito di conferirlo, è
tuttavia valido; 4'" ^^^ in quel
caso i bambini battezzati non si
debbono restituire ai genitori ebrei,
ma allevarli presso i cristiani nella
fede cattoHca; 5." Che per prova,
che sieno stati veramente battez-
zali, basta il testimonio di un solo.
Nella seconda parte della costitu-
zione. Benedetto XIV tratta del
battesimo degli adulti, ed in essa,
come nella prima, molto si diffon-
de in diverse altre questioni su
questo argomento. Avvenne dipoi,
che lasciando un ebreo per la sua
morte due figli, e la móglie gra-
vida , che con altri ebrei lasciava
di essi tutrice, n'era superstite an-
cora la nonna paterna , la quale
già cristiana, voleva che i nipoti
fossero battezzati , al qual senti-
mento si univano parimenti lo zio,
e la zia paterni siccome anch' essi
cristiani. Consultato su questo caso
Benedetto XIV, col breve Probe te,
dato a' i5 dicembre I75i, Bull.
Maga. tom. XVII, p. 247, e di-
retto a monsignor Guglielmi asses-
aa EBR EBR
sore del s. offizio, decrelò, clie la più ragioni: i. Perchè siamo esor-
nonna potesse offrire i nipoti al bat- tati dall'umanità a sentir compas-
tesimo dopo la morte del figlio, sione di loro, nati fuori del grem-
iion attesa la madre, benché nu- bo della Chiesa; 2. Perchè ciò è
trice, dovendosi ad essa preferire uniforme alla carità di amare il
la nonna perchè cattolica, prossimo, che ci deve far compati-
Ricevuta sul fine del X secolo re la loro cecità; 3. Perchè abbia-
dai polacchi la religione cattolica, mo obbligo di amare persino i ne-
erasi questa conservata principal- mici ; 4- Perchè non dessimo scan-
mente per le leggi contra gli ebrei dalo col fuggirli, dovendo procura-
stabilite ; ma siccome gli ebrei se re la loro salute eterna ; 5. Per
n' erano in quel regno a poco a imitare Gesù Cristo, il quale sem-
poco sottratti, e col pretesto della pre trattò co' giudei, e con mag-
mercatura eziandio si erano resi giore amore che coi gentili, per cui
necessari alla nazione, facevansi ser- i Vecchi della sinagoga il pregaro-
vire dai cristiani , ed esercitavano no di risanare il figlio del centu-
le usure. Per togliere Benedetto rione; 6. Perchè con moderata
XIV si fatti abusi , già da altri coltesia piti facilmente si determi-
Pontefici proibiti, esorlò il prima- nino a conoscere la verità; 7. Per
te ed i vescovi polacchi colla co- essere degni di maggior pietà quel-
stituzione A quo^ emanata a' i4 h> che sono passati da una somma
gennaio lySi, Bull. Maga. tom. dignità ad un'estrema miseria, qua-
XXIII, p. 222, a rinnovare contro li appunto sono gli ebrei, già po-
detti ebrei le leggi della Polonia , polo eletto di Dio : Non fecit tali-
conforme a* canoni de' concili, ed ter onini natìoni j 8. Perchè questa
a' decreti pontificii , non già allo nazione è un gran testimonio della
smodato zelo di certo monaco Ro- fede cristiana, e della memoria del-
dolfo, il quale nel secolo XII ec- la passione di Gesù Cristo, che nac-
cilava tutti nella Germania, e nella que da lei secondo la carne, e per-
Francia a perseguitare gli ebrei, a che da essa pure ebbero origine gli
spogliarli, ed a trucidarli, ond'eb- apostoli; e finalmente per la speran-
be ad opporsi Pietro, abbate clu- za, che si può avere della loio
niacense, esortando Lodovico VII conversione. Che se, come argomen-
re di Francia ad impedire tanta la s. A§os,l\no de praedestin. ss. cap.
crudeltà, e pregandolo a frenarli 16, gli ebrei non si possono con-
soltanto colla forza delle leggi, vertire da noi cristiani, da chi po-
Saggiamente notò Carlo Bartolom- trassi sperare la loro salute ? Non
meo Piazza, nel suo Euscvologio già dagli eretici, non dai turchi,
Romano, ossia Opere pie di Roma, non dai gentili,
part. 2, trat. X, cap. XIX, che Clemente XIV, con rescritto dei
non deve affatto recare meraviglia, 7.5 marzo 1770, rigettò interamen-
se in Roma, capo, e centro della te l' istanza degli ebrei, per riguar-
cattolica religione, e sotto gli oc- do ad una donna di loro nazione,
chi de' Pontefici, in ogni tempo sie- che dal marito neofito era stata
no stati tollerati i riti, le cerimo- offerta alla cattolica fede, e con-
nie, e i costumi degli ebrei diffe- dotta alla pia casa de' catecumeni,
reuti dalla nostra fede, e ciò per Esaminata più volte questa donna
EBR
da monsignor Autonelli, nssessore
del s. olHzio, fu trovata rsperla ab-
bastanza negli articoli della santa
fede, e perciò venne ammessa al
battesimo, respingendo ogni querela
degli ebrei. Quindi Clemente XIV,
per dare su di ciò una regola co-
stante, concesse alia sagra Congre-
gazione del s. Offizio (Pedi) am-
plissima facoltà di prorogare lo
spazio di quaranta giorni, dai sagri
canoni stabilito, per esplorare la
volontà di quelli, che sono oUbrti
alla fede cattolica, se vogliano o no
ad essa convertirsi, e di prorogarlo
per quante volte la stessa congre-
gazione dell' inquisizione lo giudi-
casse opportuno. Decretò inoltre
Clemente XIV, che, secondo le co-
stituzioni di Benedetto XiV, le
donne ebree offerte dal marito neo-
fito alla fede cattolica, ricevendose-
ne r offerta, si debbano condurre
alla casa de' catecumeni per esplo-
rare se abbiano volontà di conver-
tirsi, e che interamente si ricusi la
domanda degli ebrei, e che a tale
esplorazione intervengano i loro pro-
curatori, come esponevano di prati-
carsi altrove; dappoiché diceva Cle-
mente XIV, non convenire, che
nell' affare della santa fede si adot-
tino le costumanze delle nazioni
straniere, e s' introducano in Ro-
ma, la quale, ossia la santa Sede,
a tutte è la maestra delle verità
cattoliche.
Pio VI, nel 1775, pubblicò un
editto, coi quale prese molli pro-
vedimenti sugli ebrei. I regolamen-
ti stabiliti da Clemente Vili pegli
ebrei dello stato papale ebbero sus-
sistenza sino al i79«~>, cioè all'epo-
ca repubblicana. Ripresero vigore
nel 1800 sotto Pio VII, e tornaro-
no a cessare all'epoca dell' ammi-
nistrazione imperiale francese. Re-
EBR 23
slituilo Pio VII nel i8i4 a Ro-
ma, furono imposti agli ebrei gli
antichi regolamenti. Leone XII ap-
provò la lassii imposta dagli ebrei
di Lugo, e ili altrove, dei due e
mezzo per cento, ad una delle lo-
ro famiglie, che aveva emigrato;
volle però, che dette multe fossero
godute dai soli ebrei rimanenti,
senza partecipazione agli altri. In
oltre Leone XII concesse agli ebrei
di possedere case in proprietà den-
tro il recinto de' ghetti, il che nei
tempi precedenti non era loro per-
messo. Al presente in Italia il re
di Sardegna, ed il duca di Mo-
dena hanno ristretto gli ebrei nei
termini antichi.
Istruzione cntlolìca per gli ebrei,
novero dì alcune com'ersioni, ed
a lire beneficenze de' Papi verso
gli ebrei convcrliu.
L' istruzione degli ebi*ei nella cat-
tolica fede, e nella buona morale,
fu sempre a cuore de' sommi Pon-
tefici, i quali, mossi da paterna
carità, e zelo per la loro conver-
sione, sempre inculcarono a tutti
i vescovi, che nelle loro diocesi ove
fossero ebrei, venisse loro fatta la
istruzione cristiana, e possibilmente
nella stessa loro lingua ebraica, co-
me apparisce dalla costituzione 92,
di Gregorio XIII presso il Bolla-
rio Romano, nella quale il provvi-
do Pontefice rammenta ai vescovi
r obbligo di procurare la conversio-
ne degli ebrei, tracciando il meto-
do che debbono tenere nelle pre-
diche da farsi ad essi, quelli che
saranno destinati ad istruirli, con
queste parole: « in quibus (idest
» concionibus) exponantur scriptu-
M rae veleris testamenti, praesertim
a4 EBR
« vero, quae eo sabbato leguntur,
« ac in eis disseratur de certo ad-
« ventu, et incarnatione Filii Dei,
» et de necessitate christianae fi-
M dei^ de mùltiplicibus, et Tariis
M erroribus, et haeresibus eorum,
M et de falsa per eorum rabbi nos
M tradita sacrarum scripturarum
w interpretatione, quarum literam,
« et sensuni fabulis ec.'* Da queste
parole si scorge l'intenzione di Gre-
gorio XIII, il quale, come padre
amoroso, voleva, che mediante la
predica si facesse agli ebrei l' istru-
zione cristiana.
La regolare istruzione, che al
presente ricevono gli ebrei in Ro-
ma, e da un religioso dell' Ordine
de' predicatori, maestro in teologia,
e ben versato nella lingua ebraica,
rimonta a Gregorio XII f, dappoi-
ché prescrisse colla bolla Sancla
Mater Ecclesia, emanata nel i584,
secondo la mente, e le analoghe
disposizioni de'suoi predecessori, che
in tutti i luoghi, dove fosse una
sinagoga, si facesse agli ebrei una
predica ogni settimana per illumi-
narli nei loro errori, e nelle su-
perstizioni, e convincerli sul venuto
Messia, seguendo in ciò l'esempio
di Nicolò III, e di altri predeces-
sori, come riporta il Piazza citato,
parte seconda, pag. i52, ove dice
che Gregorio XIII invitò i predi-
canti a fare 1* esortazione con cari-
tà e mansuetudine , affinchè gli
uditori si penetrassero dalle verità
cattoliche. Concesse poi a tali pre-
dicatori tutte le grazie di cui nelle
università pubbliche godono i let-
tori dei dommi. Inoltre Gregorio
XIII ordinò, che si punissero quel-
li di età maggiore di dodici anni,
i quali non intervenissero alla pre-
dica. Ma il principio di sì santa
opera, e il ; luogo ove anticamente
EBR
si faceva, lo apprendiamo da Gio.
Battista Bovio, La pietà trionfan-
te ec.
Parlando tale autore a p. i5i
della chiesa di s. Benedetto alla Re-
nella in J remila, nel rione Regola,
come filiale della basilica di s. Lo-
renzo in Damaso, dice ch'era anti-
chissima parrocchia , la quale poi
venne trasferita parte in s. Paolo
in Arenala, e parte sotto s. Sal-
vatore in Onda nel i566. Prima
però di tal tempo, s. Filippo Neri,
verso l'anno i5^S, istituì una so-
cietà di pie persone le quali vesti-
vano di un sacco rosso, significan-
te il fuoco di carità, giacche pro-
ponevasi molte pie opere per ono-
rare Dio nel ss. Sagramento, e be-
neficare il prossimo. Neil' anno del
giubileo i5oo, il santo impiegò i
confrati nel raccogliere i pellegrini,
ch'erano privi di alloggio. A tale
effetto la dama romana Elena Or-
sini cedette una sua casa alle ter-
me di Agrippa ove si alimentavano
per tre giorni i pellegrini d'ambo
i sessi, lavandosi i piedi agli uni
dai confratelli, ed alle altre dalle
consorelle. Dopo l'anno santo vol-
le il fondatore del sodalizio, che
questo s'impiegasse a ricevere, nu-
trire e custodire i convalescenti, che
uscivano dagli ospedali, finché aves-
sero ricuperate le forze. E siccome
non avevano chiesa, e dovevansi ra-
dunare in quella di s. Salvatore in
Campo, così Paolo IV nel i558
concesse al sodalizio la chiesa di
s. Benedetto alla Regola, in Arenu-
la, acciocché sempre più fiorisse, al
quale efletto il successore Pio IV
nel i56o, con la bolla Illiiis qui
pio dominici salvatione, l'eresse in
arciconfrateinita. Nel pontificato di
s. Pio V, e nel iSyo, i confrati ac-
quistarono una contigua casa, e vi
m
EBR
eressero l'oratorio pei loro pii eser-
cizi. Riuscito quell'oratorio grande
e comodo, fu giudicato a proposi-
to per istituirvi la predica pegli
ebrei, con l'occasione che un dot-
to rabbino convertito, e battezzato
per mano di Giulio ili, compassio-
nando la cecità di sua nazione, cer-
cava ridurla alla verità della fede.
Ma, perchè ninno andava ad ascol-
tarlo , attesoché la sinagoga in-
felice , secondo il real profeta ,
noluit ìntellìgere , ut bene ageret^
Gregorio XIII impose l'obbligo a
tutti gli ebrei, che sotto determina-
te pene vi dovessero intervenire o-
gnì sabbato , almeno una terza
parte di essi con le donne e
coi fanciulli, i quali avessero com-
pito dodici anni, anzi determinò che
gli uomini dovessero essere cento,
e le donne cinquanta. Affinchè poi
stessero attenti alla istruzione, inca-
ricò un individuo che invigilasse su
quelli, i quali non osservavano il
silenzio, e svegliasse i dormienti,
bell'ingresso all'oratorio un indivi-
duo fu stabilito a registrare quelli,
che v' intervenivano. Chi mancava
multavasi. Tali multe furono attri-
buite alla pia casa dei catecumeni,
della quale tanto per quella degli
ebrei, come delle ebree convertite,
si parla dW&vùcoìo Neofiti [Fedi),
ove pure dicesi del monistero delle
neofite domenicane della ss. Annun-
ziata. Qui noteremo, che l'univer-
sità romana degli ebrei paga an-
nui scudi iioo alla detta pia
casa de' catecumeni; ed al moni-
stero delle convertite a sostentamen-
to di chi ivi si rifugia, annui scu-
di trecento; tributo imposto da
Clemente Vili, e da Urbano Vili.
[Nei primi anni predicò nell'oratorio
il nominato rabbino, ed un altro
individuo; ma la contigua chiesa di
EBR 25
s. Benedetto fu totalmente rifab-
bricata, e consagrata nel i6i4 in
onore della ss. Trinità.
In progresso di tempo la predi-
ca ed istruzione agli ebrei fu fatta
nella Chiesa di s. Angelo in Pe-
scheria (Vedi) , come più vicino
al recinto israelitico, o ghetto. Ivi
al presente la fa il benemerito e
dotto p. maestro Angelo Vincenzo
Modena dell' Ordine de'predicatori,
compagno del p. maestro del sagro
palazzo apostolico , col titolo di
predicatore degli ebrei. Questa pre-
dica ha due deputati ecclesiasti-
c\, uno col titolo di presidente, che
suole essere il segretario del vica-
riato, l'altro deputato all'assistenza
della predica, che si fa agli ebrei
nella chiesa di s. Angelo in Pesche-
ria. In essa, quando ha luogo la
predica, si leva dal ciborio il ss.
Sagramento, e vi si recano ad u-
dirla circa trecento ebrei di ogni
sesso e condizione. La predica du-
ra circa un'ora, e versa l'istruzione
sul vecchio testamento, ed in ispe-
cie sulle profezie, la cui lettura nei
giorni che cade la predica, gli e-
brei hanno fatta od udita , per-
chè avendo essi l'obbligo dì leg-
gere r intero Pentateuco ne' cin-
quantadue sabbati dell'anno, oltre
la lezione di altri libri biblici, che
hanno relazione coll'argomento toc-
cato in lettura, sono molto istrutti
del corrente argomento, come dice
il Piazza nel suo Eusevologio stam-
pato in Roma nel 1698, alla qua-
le epoca già faceva tal predica un
religioso domenicano, e si continua-
va a fare nell' oratorio della ss.
Trinità. Ed è perciò, che il predi-
catore, suscitando nella mente degli
uditori le fresche idee delle lezioni
scritturali, ne dichiara il vero sen-
so, combatte le false inteipretazio-
26 EBR
ni talmudistiche, fa liconoscere l'a-
dempimento delle profezie tJitle av-
verale , e spiega la verità della
cessazione della sinagoga e del ve-
nuto Messia^ ed i caratteri di esso
verificatisi in Gesù Cristo Signore
nostro. Tale predica ora ha luogo
cinque volte all'anno. Sisto V, col
breve succitato de^2 2 ottobre i586,
ecco quanto su ciò dispose: « Gli
3» uomini ebrei sieno tenuti ad an-
» dare ad udire le prediche, o ser-
w mone dc'cristiani, tre volte l'anno
ti quando saranno invitati, o chia-
w niati dai predicatori, e tre volte
» l'anno in qualche solennità, quando
w paresse, e fossero invitati dagli
s» Ordinari. Nel resto del tempo
» niuno sia astretto, ma possa an-
*♦ darvi a suo beneplacito anco non
» invitalo ". La predica coattiva
agli ebrei fu aggiunta da Clemente
Vili, e richiamata quindi in vigo-
re negli ultimi tempi da Leone
XIL
A voler far menzione di alcune
delle principali conversioni degli e-
brei al cristianesimo, noteremo le
seguenti, oltre quelle che si posso-
no leggere negli Annali ecclesiastici
del Baronio e del Rinaldi, che tra
le altre riporta quella della con-
versione de'giudei dell' isola di Mi-
norica, avvenuta nell'anno 4 1 8. L'an-
tipapa Benedetto XIII aveva per
medico un ebreo fallo cristiano, chia-
malo Girolamo di s. Fede, il qua-
le nel 1^11 compilò un dottissimo
libro, che si trova nella Bìblioth.
PP. tom. IV, p. i4i2, in cui di-
mostrava non solamente cogli oracoli
divini, ma ancora cogli scritti dei
rabbini, che Cristo era il vero
Messia, per lo che più di cinque
mila ebrei d'Aragona si convertiro-
no alla lède cattolica, e il libro fu
anche letto avanti il detto autipa-
EBR
pa. Innumerabili poi sono quel-
li convertili in vari tempi dai san-
ti, ed il solo s. Vincenzo Ferreri
dell'Ordine de* predicatori , morto
nel i4i8» converti alla fede venti-
cinquemila ebrei, oltre un prodi-
gioso numero di peccatori, che in-
dusse a vivere secondo i precelli
evangelici. Appena, nel i566, di-
venne Papa s. Pio V, siccome a-
veva procurato, mentre era Cardi-
nale, la conversione dell'ebreo E-
lia, il più ragguardevole di quelU
romani, ed egli rispondeva allo-
ra per giuoco, che l'avrebbe eflet-
tuata quando fosse esaltato al pon-
tificalo , invitò Elia a mantener-
gli la parola, il quale illu:»)inato dal-
la grazia vi aderì con tutta la fa-
miglia, e fu dal Papa solennemen-
te battezzato nella basilica vaticana
a'20 giugno, imponendogli l'antico
suo nome di Michele, e adottando-
lo nella sua famiglia Ghislieri. Ad
esempio di Elia si convertirono più
di trecento ebrei del claustro di
Roma. Clemente XIII battezzò e
cresimò un ebreo padovano, lo po-
se nel seminario di s. Pietro a sue
spese, e poi gli conferì la prima
tonsura. Del battesimo, e della cre-
sima , che i Pontefici conferiro-
no agli ebrei, si tratta a quegli
articoli. Celeberrima poi e pio-
digiosa avvenne da ultimo la con-
versione operata dalla beata Ver-
gine nella chiesa di sani' Andrea
delle Fratte di Roma, e che riempì
di gioia i cattolici, nella persona di
Alfonso Carlo Tobia Ratisbonné e-
breodi Strasburgo, al presente edifi-
cante religioso della compagnia di Ge-
sù. Ed è perciò che abbiamo la Con-
versione miracolosa alla fede cattali'
ca di Alfonso Maria Ratisbonné, trat-
ta dai processi autentici formati in
Roma nel 1842, ivi stampata in
I
EBR EBR 27
detto anno, e dove pure si pubbli- lati gli ebrei alla conversione, per-
carono le JSotìzìe istorìche intorno mettendo loro la ritenzione de'be-
tarcìconfraternita del ss. Cuore di ni, che prima possedevano, al mo-
Maria. Al capo V di quest'ultimo do sopraddetto. Decretarono i som-
opuscolo vi è la narrazione della mi Pontefici, che gli ebrei, dopo il
medesima prodigiosa conversione. Si ricevimento del battesimo, divenga-
legge poi nel numero 36 del Dia- no subito cittadini di que'luoghi,
rio di Roma del i843, che nella ove sono rigenerati a Cristo colle
mattina de' 1 1 marzo anno corren- acque battesimali , e che godano
te, il Cardinal Patrizj vicario di tutti i privilegi, i quali sono pro-
Roma, nella chiesa de' ss. Andrea piii degli altri cittadini, in ragione
e Gregorio de' camaldolesi al Ce- della loro origine, e nascimento,
lio, con solenne pompa, battezzò il Tanto si dichiara nella bolla 82,
dottore Moisè Rocca israelita di Ciipientesj di Paolo 111, confermata
Trieste, medico e chirurgo di chia- ed ampliata da Clemente XI colla
ro nome, la di lui moglie Regina bolla Propaganda già citala. La
insieme alla loro figliuolina; quiu- sagra rota romana, decis. 200, p.
di i coniugi dal medesimo Cardi- recentior. n. 3, spiegando, la bolla
naie ricevettero il sagramento della CupienteSy estende il memorato pri-
confermazione, e la ss. Eucaristia, vilegio di cittadinanza, dicendo che
Questi convertiti ebrei , che reca- gli ebrei battezzati conseguiscono il
ronsi perciò da Trieste apposita- grado di nobiltà, purché dopo il
mente a Pioma , a colmo di reli- battesimo non esercitino impiego
giosa letizia, furono ammessi dal vile, od arte meccanica. Tanto re-
regnante Pontefice al bacio de* pie- gistra il Tonelli nel Manudiiclio in-
di, e da lui regalati benignamente. Jidelìuni ad Jideniy conclus. 7, num.
Desiderando sempre la santa 2, pag. 109, Sessa, de Judaeis cap.
romana Chiesa, ed avendo somma- 21, pag. 69.
mente a cuore ì romani Pontefici Se l'ebreo battezzato abbraccia
la conversione di tutti gl'infedeli, lo stato ecclesiastico, e diviene chie-
ed in modo speciale degli ebrei, pei rico secolare , è capace di otte-
quali sente una viva compassione, nere un beneficio curato, o sen-
e non lascia di pregare, ha mai za cura, ed anche un canonica-
sempre usate tutte le possibili di- to della cattedrale, come osserva il
ligenze, con prescrivere a tutto il medesimo Tonelli nella detta con-
corpo vescovile l'insegnamento dei clus. I, num 2 3, citando il Lam-
dommi di nostra fede, con argo- bertini, il De Luca, ed altri auto-
menti tratti dai medesimi libri ri. Alessandro HI, scrivendo al ve*
santi, che gli stessi ebrei gelo- scovo Tornacense, lo rimproverò per-
samente custodiscono. Intorno a che aveva trascurato di conferire
ciò possono vedersi le bolle San- un canonicato colla prebenda ad uà
ctó71/fZ/er£c<:7e5Wj di Gregorio XI II, ebreo convertito alla lède, coman-
e Propaganda per universum, di dandogli che prontamente ciòeffet-
Clemente XI, e tante altre di ze- tuasse, dandogliene il possesso. Se
lanti Pontefici, riportate nel bollarlo l'ebreo convertito abbraccia lo sta-
romano. Ha inoltre la Chiesa, a to religioso entrando in qualche
mezzo de'suoi venerabili capi, allet- Ordine regolare approvato , per
28 EBR
volere dei Pontefici , debbe essere
ricevuto dai superiori, e può anche
ottenere negli Ordini qualunque ono-
re grado e dignità. S. Pio V, nel-
la bolla 128 Pastoralìs officiì, co-
mandò al ministro generale dell'Or-
dine francescano, quanto si è detto
pe'neofiti, che vogliono abbracciare
lo stato regolare. Gregorio XIII,
colla bolla, Munerìs nostri, cassò
ed annullò alcune leggi fatte dal
capitolo de' religiosi minimi detti
Paololti, contro gl'infedeli conver-
titi alla fede. Flavio Cherubini ,
nelle annotazioni che fa al Bolla-
rio Romano, sopra la citala bolla
di s. Pio V, domanda: « Cur di-
M scedens ex judaeis, ad religionem
M admittitur? E risponde. « Quia
w salus ex judaeis est. Secundo
» quia daretur occasio judaeis, ne
w ad fidem converterentur, dura in-
i> telligunt conversorum fìlios ex-
»> pulsos a religione. Tertio quia
» religionis status est talis, ubi ipsi
w polius si inaliquodubitant, solida-
>» ri in fide, quam alios inficere pos-
'» sunt " . La sagra congregazione
del concilio, a' 12 dicembre 1607,
fece il seguente decreto riferito dal
JNicolio ne'suoi flosculi, alla parola
Confraterni tas : « Nec confirmatur
» statutum , quod nullo unquam
>* pacto recipiantur in confraterni-
»» tatem discedentes ex genere iu-
M daeorura, vel aliorum infìdelium,
» sed tantum oriundi ex veteribus
»» Christianis " .
Da tutto questo, da quanto supe-
riormente dicemmo, e da quanto ri-
portasi nei numerosi articoli di que-
sto Dizionario risguardanti gli ebrei,
si conosce evidentemente quanto la
Chiesa cattolica, ed i Pontefici suoi
capi desiderino la conversione degli
ebrei, e quanti lavori e grazie com-
partiscano ai convertiti, per confer-
EBR
marli maggiormente nella santa
fede, che per tratto di speciale gra-
zia conseguirono dalla misericordia
divina entrando nel grembo della
Romana Chiesa: Hitrusaleni, Hie-
rusaleni, convertere ad Dominuiii
Deum tuiim.
Cerimonie fatte anticamente dagli
ebrei nel presentarsi ai Papi nel
loro solenne possesso^ e nelL'of
frire loro la divina Scrittura o
legge, perche la confermassero ,
ed adorassero.
La vocazione de' fedeli al regno
di Cristo, non meno della cieca
gentilità, che della ribelle sinagoga
degli ebrei, in Roma si vede espres-
sa nel musaico della tribuna late-
ranense, da due cervi, che stanno
presso la croce; e ne' musaici delle
tribune delle chiese di s. Maria
Maggiore, de' ss. Cosma e Damiano,
di s. Marco ec, si vedono effigiate
le due città di Gerusalemme, e di
Betlemme. Intorno alle medesime
si osservano varie pecorelle. Quelle,
che stanno vicine alla prima signi-
ficano i fedeli convertiti dal giu-
daismo. Forse a queste due città
alludono quelle, che si osservano
nell'arco della tribuna nella chiesa
di s. Sabina, nel musaico fatto sot-
to s. Celestino I, ove si vedono so-
pra la porta due donne col motto:
ECCLESIA EX GENTiBus da Una parte,
e dall'altra : ecclesia ex circumci-
siONE. E però fino dai tempi i più
rimoti venne ingiunto agli ebrei
di presentarsi ai romani Pontefici
nelle loro più solenni cavalcate, e
massime in quella del possesso, nel
quale prendono quello della loro
sede, col testo della divina Scrittu-
ra, di cui secondo s. Girolamo so-
no gli ebrei come gli archivisti, es-
EBR EBR 29
sendo chmlianorum hihliopolae et Benedetto nel i i43, ci prescrive,
ììhrarìij come li appella s. Agosti- che gli ebrei nella seconda festa di
no. A questi si unì anche s. Ber- Pasqua facciano le laudi al Papa
nardo, per inculcarne la protezio- presso il palazzo di Cromazio, in
ne, perchè la loro esistenza forma altro codice indicato dal Mabillon,
una prova del cristianesimo. Già- che si diceva situato ante Pala-
conio Angelo di Scarperia, nel- tiiim s. Stephanì in Piscina. Lo
la pompa del possesso di Gre- stesso s' ingiunge con la presenta-
gorio XII da lui descritta nel- zione della legge per la medesima
l' Epistola ec. pubblicata da Loren- circostanza nell'Ordine XII di Cen-
zo Mehus nel 1743 in Firenze, in- ciò Camerario, steso sotto Celesli-
dagando le ragioni dell'incontro, no II, che incominciò a regnare
che facevano gli ebrei al Papa, nel 1 143 (pag. 188 Mus. Italie. ),
congettura essere stato introdotto determinandone il sito, ch'era alla
questo costume dall'uso, che ave- Torre di Serpietro , nel principio
vano i medesimi ebrei, di pre- della strada di Parione, e che nel-
sentarsi ai nuovi imperatori , af- l' Ordine XIII si chiama di Slefa-
finchè per rispetto della legge mo- no di Pietro, Si aggiunge poi, che
saica, cui professavano, non gli esi- in premio di queste laudi, reci-
liassero da Roma, come varie voi- piunt a camerario in preshyterium
te era seguito, e fra le altre sotto viginti solidos provisinos, seu prò-
Tiberio, da cui, secondo Giuseppe visionis. Nel giorno però del pos-
Ebreo, p. &^, furono rilegati nella sesso, in cui dovevano gli ebrei
Sardegna in castigo delle loro usu- presentare la legge, era prescritto
re, e per la loro avversione al gen- ad essi di pagare alla camera apo-
tilesimo. Crede ancora, che sicco- stolica il tributo di una libbra di
me stoltamente gli ebrei si lusin- pepe, e due di cannella. Il rito poi
gano, che debba un giorno venire prescritto negli Ordini romani, cioè
un principe a sottrarli dalla loro che gli ebrei si presentassero al
schiavitù, e restituire il loro tem- Papa con la legge, si vide eseguilo
pio, e gli olocausti, sieno andati in- nel Processo (così allora chiama-
contro al nuovo Pontefice, per isco- to il possesso) di Eugenio 111 nel
prire se mai fosse quello da loro 1 14^} leggendosi nella sua vita,
tanto aspettato. scritta dal Cardinal di Aragona,
La prima memoria dell' interven- che non mancarono gli ebrei in
lo degli ebrei ne' possessi dei Papi, quella solennità, i quali anzi sos-
risale al i 1 19, quando Calisto li tennero sopra le loro spalle la leg-
si recò a prendere il solenne pos- gè mosaica. L'annalista Rinaldi ai-
sesso della patriarcale basilica late- l'anno 11 65, num. 12, descriven-
ranense. I loro festeggiamenti ed do la solenne pompa con cui Ales-
applausi furono uniti a quelli dei Sandro HI venne ricevuto in Ro-
greci, e de' latini, affinchè senza ben ma, dice che fu incontrato anche
rifletterci a maggior loro confusio- dagli ebrei poitanti la legge. Nel
ne, o anche di malavoglia, doves- 1227 questi andarono incontro a
sero confessare di riconoscere quel- Gregorio IX, sì nel possesso, che
Io che negavano. Nell'Ordine ro- nel ritorno da Su tri. Nel cerimo-
luauo XIj composto dal canonico niale di Gregorio X, assunto al
3o EBR
pontificalo nel 1271, eh' è l'Ordine
XII Ij si determina, che venendo il
nuovo Papa eletto fuori di Roma,
sia incontrato alle falde di Monte
Mario, alla cappella di s. Maria
Maddalena, e che ivi Jitdaci oc-
ciirrant cum lege cL laudibus, Mus.
ttalìc. tom. II, pag. 23 1. Sotto
Bonifacio Vili, nel 1294, la na-
zione ebrea presentò la legge in
Piìiione, secondo l'Ordine XIV del
Cardinal Gaetano , tom. II Mus.
Jtal^ pag. 268. Nel i4o6 si pre-
sentarono nello stesso luogo di Fa-
none a Gregorio XII col volume
della legge legato in oro, e coper-
to di un velo.
Eletto, nel 14093 "el concilio di
Pisa, Alessandro V, gli ebrei fece-
ro la presentazione della legge nel-
la solenne cavalcata, ch'ebbe luogo
a' 7 luglio, figurando il possesso.
Indi, nel i447j l'offrirono a IN i co-
lò V a monte Giordano. Nel i484>
sotto Innocenzo Vili, per la prima
volta, invece di presentare la leg-
ge al Papa al monte Giordano,
come avevano usalo fino allora,
perchè gli ebrei restassero garanti-
li dalle insolenze, che talvolta loro
faceva la prepotente plebe, furono
ammessi ai merli inferiori di Castel
s. Angelo, in un angolo del mede-
simo. Troppo è interessante la de-
scrizione, che ne fa il Burcardo
per ometterla: >» Cum Papa, ei
M dice, pervenisset prope castrum
>» s. Angeli se firma vit, et Judaei,
>» qui ad inferiores merulas in an-
>» gulo dicti castri versus plateam
" se cum orna tu, et lege sua re-
« ceperaut, obtulerunt P. P. legem
*» adoraudam, et honorandam vcr-
»» bis hebraicis in liane ferme sen-
*» tentiam Papam acclamanles: Bea-
" tissime Pater; Nos viri hebraici
»* nomine synagogae noslrae sup-
EBR
« plicamus S. V. ut legem Mosai-
« cam, ab omni potenti Deo Moysi
»> pastori nostro in monte Sinai
»> traditam, nobis confirmare, et
M approbare dignemini , quemad-
w moduni alii summi Pontifices S.
M V. praedecessores illam confirma-
« runt, et approbarunt, Quibus
>i respondit Pontifex: Commenda-
w mus legem ; vestram autem ob-
« serva lionem, et intellectum con-
w demnamus, quia, quem venturum
»> dicitis. Ecclesia docet, et praedi-
« cat venisse Dominum nostrum
« Jesum Chrislum etc". Presso il
detto castello gli ebrei incontraro-
no Giulio II, e Leone X, come nar-
rano Burcardo, e Paride de Gras-
si, e fu una novità quella sotto di
Pio III, che gli ascoltò m introilu
aulae palatii, per i seguenti mo-
tivi.
Creato Papa, a' 22 settembre
i5o3, Pio III, agli 8 ottobre si
fece solennemente coronare nella
basilica vaticana, ideila quale volle
prendere il possesso, perchè avendo
una piaga in una gamba, che gli
impedia di recarsi al Laterano,
volle che gli ebrei gli presentasse-
ro la legge nel!' ingresso della pri-
ma sala. Indi mon a' 18 ottobre,
e gli successe Giulio II, che a' 5
dicembre con solenne cavalcala pre-
se possesso della basilica lateranen-
se. 11 Burcardo, citalo dal Marini,
Archiatri Pontificii, p. 290, par-
lando di Samuele Sarfadi, rabbino
spagnuolo, e medico di Giulio II,
racconta : »> Judaei fecerunt longum
>» sermonem in angulo turris ro-
» tundae arcis sancii AngeH. Rab-
« bi Samuele hispano medico
» Papae prò omnibus loquente;
») Papae respondit prout in libel-
» lo ", cioè neir Ordine romano,
nel quale si ha la formola pre-
EBR
sellila, e solenne per tal cosa, Or-
dine attribuito al nominato Car-
dinal Giacomo Gaetani, o Caetani.
A ciò i Papi rispondevano >» com-
« mondando legem , et danmando
t> observantiam Judaeorum, sive in-
>i lellectiim, ovvero interpreles " ;
siccome dice 1' autore della vita di
Nicolò V. Altra formola si legge
nel JVovaes, Dìssert. storico-critiche,
tom. II, p. 35o, non che nel ci-
tato Eusevologio del Piazza, par. 2,
pag. i5o. JN'el i5i3 gli ebrei pre-
sentarono nello stesso luogo a Leo-
ne X la legge, come attestano Pari-
de de Grassi, e Giacomo Penni, il
quale dice che ciò eseguirono alla
porta del castello, sopra un palco
di legno coperto di broccati d'oro,
e di drappi di seta, mediante la
presentazione delle tavole della leg-
ge, fra torcie accese di cera bian-
ca. Ma dopo il possesso di Leone
X, non ebbe più luogo la presen-
tazione della legge in tal funzione.
Il medesimo Novaes, loc. cit. pag.
35 1, aggiunge che la legge, ofierta
dagli ebrei al Pontefice romano,
non era descritta in libri , i quali
si scorrono foglio per foglio, ma in
continui volumi di una sola perga-
mena all'uso antico, molti de'qua-
h si vedono nella librerìa Vati-
cana.
L' accuratissimo Cancellieri, nella
Storia de Possessi^ ci dice, che do-
po Leone X, e sino a Gregorio
XIV eletto nel 1390, non trovò
notizie di tal presentazione, e solo
rinvenne, che nel possesso di que-
sto Papa gli ebrei ornarono l'arco
di Settimio Severo con motti ebrai-
ci, coi quali incominciarono a sup-
plire al cerimoniale della presenta-
zione della legge andata in disuso,
e mai più ripigliata. Nel possesso,
che prese Gregorio XV nel 1621,
EBR
3f
si torna a far menzione degli ebrei
ne' possessi, e sembrava loro sta-
bilmente assegnato di ornare un
tratto di strada in quest' occasione,
incominciando dall' arco eretto a
Tito dopo la guerra giudaica, ac-
ciocché nel trionfo di tale impera-
tore, scolpito neir arco, riconosces-
seio gli ebrei avverata la profezia
del Redentore, nella distrutta Ge-
rusalemme in uno al suo tempio.
Dall' arco di Tito sino al Colosseo
(yedi)j spettava l' apparato della
strada all' università degli ebrei, dai
quali, oltre agli arazzi, per confor-
marsi al loro costume, si aggiun-
gevano in vari cartelloni, diversi
emblemi, con motti della sagra
Scrittura, alludenti alla loro di vota
ubbidienza al sommo Pontefice, al
solenne possesso di lui, non che
alle personali qualità d' ognuno. Il
citato Cancellieri, nella mentovata
sua opeia, riporta la descrizione
degli ornati fatti dagli ebrei nel
dello tratto di strada, come di tutti
gli emblemi, e motti da Iimocen-
zo X dell'anno i644 sino a Pio VI
dell'anno l'j'jS inclusive. Inoltre rac-
conta, che appena l'università di Ro-
ma seppe la fausta elezione di Pio
VII seguita in Venezia nel 1800,
trasmise a questa città una procu-
ra speciale a Salvatore Cracovia,
aflinchè tributasse al santo Padre i
suoi più umili omaggi e congratu-
lazioni. E siccome Pio VII, nel
i8or, prese il possesso passando
per altra via, la medesima univer-
sità israelitica si fece un sagro do-
vere di umiliargli i motti, e gli
emblemi, che avrebbero esposti in
ebraico, ed in latino dall' arco di
Tito al Colosseo, se fosse passato
secondo il solito per quella par-
te nel recarsi a prendere il suo
possesso. L* università fece presen-
3i EBR
tare a Pio VII tali motti ed em-
blemi, raccolti in un libro miniato,
e riccamente legato dal suo rabbi-
no Leone di Leone d' Ebron, ve-
stito air orientale, con turbante, e
barba lunga_, e dai due fattori
Giacobbe Giuseppe di Camillo Cai-
vani, e Jacob Vita del quondam
Angelo Ascarelli, vestiti in abito
nero. 11 Cancellieri ci dà l'orazio-
ne, le composizioni, e i motti in
idioma latino a pag. 49^> ^ ^^S*
Leone XII, Pio Vili, e il regnan-
te Gregorio XVI, non essendo pas-
sati per r arco di Tito, quando
presero il possesso della basilica la-
leranense, l'università degli ebrei
fece ad ognuno decorosamente quan-
to in supplenza avea praticato con
Pio VII. Anzi all'articolo Belluno
(Pedi)j patria del Papa cbe regna,
facemmo menzione del superbo libro
manoscritto in pergamena, eli' egli
ricevette dall'università israelitica
di Roma pel suo possesso, ricco di
miniature, di fregi, e di fatti scrit-
turali eseguiti mirabilmente a pen-
na dal valente pittore bellunese
cav. Pietro Paoletti, e dal Pontefi-
ce donato per distinzione al capi-
tolo della insigne cattedrale di Bel-
luno.
Finalmente non va taciuto, cbe
r antichissimo uso di complimen-
tarsi il nuovo Papa dagli ebrei, si
praticò dai medesimi ebrei in Cor-
fù, col nuovo arcivescovo, come può
vedersi dalla bella descrizione inse-
rita nel seguente racconto del pub-
blico solenne ingresso fatto a Cor-
fu da monsignor Francesco Maria
Fenzi arcivescovo nel 1780, e pub-
blicata in Fermo nel 1787, da
Bartolommeo Bartolini: »■ Dietro
» alla vanguardia, ei dice, cammi-
» nava un ebreo vestito all'italia-
« na, con bastone militare in ma-
EBR
no, cbe si appellava il condot'
tiere. Indi tre altri con bastoni
pili lunghi impugnati, nella som-
mità de' quali stava attaccato un
pezzo d' argento lavorato in qua-
dro , che vestiti alla lunga figu-
ravano i tre primi padri Abra-
mo, Isacco, e Giacobbe. Poscia
dodici giovinetti, vestiti pure alla
italiana, con pomoli d'argento in
mano, rappresentanti le dodici
tribù israelitiche, che aspettava-
no il regno: e dietro a questi,
altri dieci giovani con manto so-
pra le spalle detto Talet, simbo-
leggiando dieci savi rabbini, con-
servatori della legge mosaica ,
messi al tempo di Cesare impe-
ratore. Seguiti erano da quindi-
ci altri giovanetti con fiore in
mano per gli undici fratelli di
Giuseppe, e quattro servi, che
con presenti andavano al re Fa-
raone. Poscia otto pii^i grandi con
vasi e palme per gli otto con-
servatori del precetto circoncisia-
le, che ordinava loro tal funzio-
ne, prima dello spirare degli ot-
to giorni dalla natività. Poi ven-
tiquattro persone andavano con
apparamenti di argento, bacili,
e guanti in mano, significando
in doppio numero le tribù, mo-
strando cosi la loro prole fiori-
ta in ricchezza. Fino a qui era-
no portati da quattro con ba-
stoni alla pellegrina, in memoria
dei dieci figli di Giacobbe, che
andavano raminghi in cerca di
Giosefìfo loro fratello venduto ai
mori, o Egiziani mercadanti. A
questi succedevano altri con ber-
rettoni di pelli in capo sino a
quarantotto. Chiudevano tale or-
dinanza sei, che con lihri fode-
rati d'argento in ebraico canta-
vano con buone voci^ i salmi di
EBR
Davide. Dietro questi andavano
schierati quattro vestili a lungo
con parrucconi, quasi alla dolH-
na j con bastoni. Succedevano
quindici giovanetti con lastre di
argento al petto, sulle quali era-
no impresse le marche del de-
calogo ^ in commemorazione di
anni quindici di guerra sostenu-
ta col petto, e colle ricchezze in
onore di quello. Dopo marcia-
vano altri otto con vari flutti, e
palme, per quattro leviti, e quat-
tro serventi, e dietro ai medesi-
mi slavano con cinque bacili di
argento. Anche quest' ordinanza
fu chiusa da altri sei cantori.
Camminavano in seguito quattro
vestiti pur di bianco con i ba-
stoni, simboleggiando i quattro
sommi sacerdoti Mosè, Aronne,
Davide, e Salomone. Dietro ad
essi altri quattro con vasi di
fiori, rappresentanti i discendenti
di Levi, da' quali solamente po-
tevano essere servili nell'orato-
rio. Vi susseguivano tre giovani
con bacili lavorati in mano, in
commemorazione di Anania, Mi-
sael, e Azaria, gettati nella for-
nace per la religione. Indi tre
altri con bacili d' argento per
Coem, Levi, e Israello, alli quali
stava attaccato un ceto di can-
tori. Marciava in ultimo con
gravità squallido in volto, per
rigorosissimo digiuno, osservato
da tutto r ebraismo, solito a far-
si prima di muovere la Bibbia,
il gran rabbino coperto fino a
terra di bianco, figurante il som-
mo sacerdote, ed al suo lato due
vecchioni rispettabili con due ba-
cili di fiori freschi ridotti in pu-
re foglie. Indi la Bibbia portata
con rispetto da uno de'divoti e-
brei, adobbata con sonagli, po-
VOL. XXI.
EBR 33
moli, corone ed altri ornamenti
di argento sotto un baldacchino
bianco, simbolo della purità del-
la legge, il quale era sostenuto da
quattro principali ebrei; e la
stessa fu aperta in sei luoghi
consueti della città di Corfìi, con
alte grida di lutto il popolo giu-
5 daico, gettando allora solamente
> sopra la medesima i fiori dei
» memorati bacili. Quattro erano
» i regolatori di quesla processio-
i ne in memoria delle quattro
i schiavitù, Egitto, Babel, Romana,
j e presente. In folla dietro la
Bibbia, tratti da oggetto di di-
vozione, marciavano molti ebrei
dell'uno, e dell'altro sesso al
numero di trecento circa, e rac-
cogliendo le donne dalla terra i
fiori, che toccato avevano la Bib-
bia, e per divozione riserbando-
seli in seno. Presso la metropo-
litana in una loggia pomposa-
mente fornita, fu ricevuto l' ar-
civescovo di Corfù da sedici e-
brei, che dopo fatta umilissima
riverenza, stando Y arcivescovo
in piedi con mitra, e pastorale,
certo Moisè Vivante ebreo, co^
pertosi il capo col cappello, ed
al di sopra il Talet^ ad alta vo-
ce recitò un complimento, a cui
monsignor arcivescovo di Corfù
« rispose analogamente".
Recinto israelìtico^ o claustro degli
ebrei di Roma, detto volgarmen-
te il Ghetto.
Dicesi recinto il luogo chiuso^
septum, amhitus ; claustro per chio-
stro, claustjunij chiamasi un luogo
chiuso, serraglio ; e ghetto, la raccolta
di più case dove abitano gli ebrei,
in alcune città cristiane, judaeoruni
contuhemium. Il Muratori, Dissert.
sopra le antichità italiane ^ diss.
3
34 EBR
XXXI li, dell' origine^ ed etimologìa
delle voci italiane, alia parola Ghet-
tOy Ficus Hthratorum , dice di a-
vere altrove fatto osservare, che
Giudecca si appellava il luogo dove
nelle città abitano i giudei. Quin-
di aggiugnCj die pare dal Guitto
de' toscani, o Chi Ito de' modenesi,
significante sordido, avesse preso
nome quel luogo, siccome angusto.
Ma piuttosto è voce di origine e-
braica, o pure rabbino- talmudica.
Dappoiché , per attestato del Bux-
torfio seniore, i rabbini chiamano
Gliet ]a separazione, ed il divo/ zio.
Però sen»bra trasfeiito questo nome
a significare il luogo separalo da' cri-
stiani, dove sogliono vivere i giudei.
Ficus Judaeoruiìi anticamente era
jchiamalo il ghetto sì in Roma, che in
altre città. Conviene a siffii Ita spiega-
zione il Borgia, Meni. i.sl. di Be-
nevento, t. Il, p. 179. I confini del
ghetto di Roma da ultimo furono
ampliati da Leone XII colla giunta
di alcune vicine contrade : quelli
sotto il pontificalo di Benedetto
XIV, sono slati con diligenza notati
dal Bernardini: Descrizione de/ Rioni
di Roma, parlando dei rioni Rego-
la, s. Angelo, Ripa, Trastevere ec.
Il Bernardini, descrivendo le cose
principali contenute net rione 8.
Angelo, dice che nel ghetto vi è
al vicolo della torre uno torre, la
piazza delle fontanelle con tre pic-
cole fontane, la piazza delle scuole
con cinque scuole giudaiche, la via
del forno delle azziinelle, e le vie del-
la Bua, e della SlulU ec. ; laonde si ri-
leva, che il ghetto è compreso nel rio-
ne di s. Angelo, il quai« prende que-
sto nome dalla chiesa di s. Angelo in
J^escheria, la cui chiesa gli è vicina.
Sendjra poi, che il nome di Clau-
sura, come alcuni appellarono il
ghetto di Roma, per la chiusi^ra
EBR
de portoni che di esso si fa ogni
notte, derivi dalla nobile, e potente
famiglia romana Branca di Clau-
sura, una delle dodici famiglie no-
bili del rione Regola, eh' ebbe 01 i-
gine da' medici ebrei, nella qnal
regione abitarono anticamente cri-
stiani, ed ebrei. Sembra che forse
si possa congetturare una tal cosa
da quanto dice il Cancellieri a p.
1 1 del suo Mercato, ove pur no-
tò, che sotto l'amministrazione fran-
cese i cinque portoni che rinserra-
vano ogni notte il ghetto, nell' a-
goslo 1810 restarono aperti. Però,
allorquando Pio VII fece ritorno in
Roma nel 1 8 i4,*i rinchiusero la not-
le nuovamente i portoni, dei qua-
li è custode o poi tinaro un indivi-
duo che nomina il Cardinal vicario
nella persona di un suo familiare,
e per lo più il decano. L' univer-
.sità israelitica al portinaro del ghet-
to per la sua cura di rinchiudere
di notte gli ebrei, paga annui scu-
di cenlosessantatre, e bajocchi ven-
ti, oltre a scudi ventisette e bajoc-
chi sessanta annui, che paga ad
un erede del cav. Fontana, per
una corrisposta di due portoni sen-
za custodirli. Al presente, per gli
ultimi ingrandimenti del recinto
degli ebrei, ampliato nel pontifica-
lo di Leone XII, i portoni sono
otto, vale a dire cinque nell' anti-
co clauslro deiKjininati della Rua,
Regola, Pescheria, quattro Capi, e ij
Ponte; gli alili tre nel nuovo brac- 1
ciò aggiunto dal lodato Pontefice 9
Leone XII, e che comprende la via *
lieginella, e porzione di quella di
Pescheria. 11 principale dei suddetti
olio portoni è quello di piazza
Giudea. Questa piazza è decorata
di una fontana appartenente al rio*
ne Regola, creila con disegno di
Giacomo della Po» la, dai conser»
EBR
valori del popolo romano. In det-
ta piazza Giudea^ cos'i detta per-
chè dà r ingresso al di contro por-
tone del ghetto vecchio, Ridolfìno
Venuti, nel t. Ili, p. 856, di Ro-
ma moderna^, parlando del Ghetto
o .serraglio degli ebrei, dice esservi
un portico rovinato eretto dall'im-
peratoie Severo, per testimonianza
di Lucio Fauno.
11 eh. monsignor Monchini, de-
gli istituti ec. in Roma, voi. II,
p. i38, cap. XYII, osserva che due
religioni sono sparse sulla superfi-
cie della terra ; la cattolica, e la
ebrea, cioè la vera, e la prova di
essa. Quindi aggiunge non dover
recare maraviglia se anche in Ro-
ma, non senza disposizione della
divina Provvidenza, vi sieno ebrei,
i quali vi si recarono sino dai tem-
pi degli antichi romani, e vi resta-
rono sotto il paterno reggimento
dei Papi assai più tranquilli che in
altre contrade di Europa, dove sof-
frirono in alcuni tempi angarie, ed
espulsioni. Della moltitudine degli
ebrei stabiliti in varie città d'Ita-
lia, e massime in Roma, siamo ac-
certali dal Basnagio, histoire des
Juifs, lib. VI, e. VI, e dal Fabri-
zio Saluiaris luxevangeliiy p. 372.
Fino adunque dai più rimoti seco-
li gli ebrei abitarono in Roma, e
primieramente nella regione di Tras-
tevere, avendovi sinagoga, e viven-
do secondo la loro legge, e costu-
manze. Tanto provano gli scrittori
delle cose di Roma, e l' Alveri,
Roma in ogni stato, t. II, p. 4^3,
dice che il Torrigio, ne' suoi sagri
trofei romani, notò sulla sinagoga,
che gli ebrei avevano in Trasleve-
re, di aver Ietto presso la chiesa
di s. Benedetto in Fiscinida ( V.
voi. XVII, p. 245, del Dizionario)
un frammento di marmo con al-
EBR 35
cune parole ebraiche, che interpre-
tate da Melchiorre Palontrotti, di-
cevano : Sanctitas Deo in Jerusa-
leni cito in diehus congregalio san-
ata Canticorum quatiior capitani.
Aggiugneremo essere di avviso il
Bosio^ Roma sotter. hb. 2, e. 22,
p. 142, che l'abitazione dei giudei
in Trastevere sia durata fino ai
secoli poco lontani dai nostri, ri-
manendo anche memoria presso i
vecchi ebrei del suo tempo, per
tradizione avuta dagli antenati loro,
della sinagoga, non mollo lontana
dalla Chiesa di s. Salvatore della
Corte (Fedi), o in Carte, la quale
sebbene alcuni vogliano, che sia
cos'i delta dalla corte, o curia, che
era nel rione di Trastevere, non
meno che negli altri di Roma, può
forse avere avuta questa denomi-
nazione anche dai giudei, i quali abi-
tavano nel medesimo rione, chiamati
Curti dai gentili, cioè Circoncisi, co-
me li chiama Orazio Ser. 1. 1, Satir.g,
In una sua bolla Benedetto Vili,
che regnò dal io 12 al 1024, pres-
so rUghelli, in Epist. Pori. col. 1 18,
di che fa pure menzione il Fea ,
Dissert. sulle rovine di Ronia^ p.
374) descrivendo i confini della
diocesi suburbicaria di Porto , la
quale si estendeva fino dentro Ro-
ma, le dà per confine il Ponte rot*
to (Fedi) presso la Marmorata, l'al-
tro Pome di s. Maria, ossia il Pa-
latino (Fedi), detto anche Senato-
rio, e il Ponte Cestio (Fedi), che
metteva in Trastevere, ove abita-
vano gli ebrei. Chiamato è pure
quel ponte di s. Bartolommeo dal-
l'isola di tal nome o Tiberina,
presso il Ponte quattro Capi o
Fahricio (Fedi), detto eziandio pon-
te judaeorum , come si legge nel
Diario di Antonio di Pietro del
i4m, che descrive l'ingresso in
36 EBR
Roma di Giovanni XXI II. Si leg-
ge ancora il confine dell'abitazione
degli ebrei, quando risiedevano in
Trastevere, dal Cancellieri ne* citati
Possessi, con queste parole : Inci-
piente primo termine a fracto pon-
te, uhi linda dividitur per murimi,
i'idelicet TranstyberinOe Urbis, per
Septimianam portam , per portam
s. Pancratii remeante per me-
dium Jlumen majus venit usque ad
ramum fracii pontis, qui est juxta
Marmar atam , usque ad medium
pontem S. Mariae, et ad medium
pontem ubi judaei habilare viden-
tur. Le medesime parole si ripe-
tono in altra bolla di s» Leone IX,
che regnò dal io/\C) al io54, ap-
presso lo stesso Ughelli col. \i^.
Presso Tanonimo del XIII secolo
pubblicato da Montfaucon, in Diar.
Italie, p. 287 di Roma, p. 874,
viene nominato Circus Flamineus
ad pontem judaeorum in Transty-
berim, ibid. pag. 284. Tal nome
seguitò a conservarlo, giacché dal
Sommario delle entrate e spese del
popolo romano, stampato in Ro-
ma nel 1606, fra gli uffiziali, che
si eleggono dal Cardinal camerlen-
go in sede vacante, coi loro emo-
lumenti, si assegnano ai tre custo-
dì del ponte de' giudei, canne due
di panno di prima sorte ec, e scu-
di quindici, e mezzo per ciascuno.
Nello stesso libro poi de mirabili^
bus tìrbis, ove si tratta dei ponti
della città, s' indica ancora il Pon-
te Adriano, qui dicitur judaeorum
quia ibi judaei habitant. Il mede-
simo ponte viene appellato ponte
de* giudei anche da Beniamino di
Tudela, wtW Itinerario; quindi s'in-
tende come Innocenzo VII nel i4o6
ricevette sotto la protezione aposto-
lica alcuni ebrei del rione di s. An-
gelo, lo che abbiamo detto di sopra.
EBR
Soggiogata eh' ebbe Pom|>eo fa
Giudea, e resa tributaria al po-
polo, ed alla repubblica romana ,
vennero per la prima volta gli e-
brei in Roma in gran numero sic-
come schiavi ; ma essendo poi slati
dichiarati liberi, ottennero di vive-
re secondo la propria legge, ed a-
vervi sinagoga, nella quale radu-
nandosi, facevano collette che spe-
divano in Gerusalemme, per offri-
re nel tempio le vittime. Quindi
vennero assai favoriti da Giulio
Cesare, il perchè essi grandemente
ne piansero la morte, e nella not-
te del continuo si recavano a sfo-
gare il loro duolo ove erano state
depositate le sue ceneri.
L'imperatore Augusto, che di-
venne il dominatore dell'impero ro-
mano 3i anni avanti la nascita di
Gesù Cristo , fu il primo che ri-
dusse gli ebrei hbertini, fatti pri-
ma schiavi nella guerra, in Traste-
vere, narrando Filone de legalio-
ne ad Cajum : nec dissimulem pro-
bari sibi judaeos : alioquin non pas-
sus fuisset , Transtyberim bonani
Urbis partem, teneri a judaeis ,
quorum plerique erant libertini j
quippe qui in belli jure in potè-
statem redacti ab heris suis manu-
missi fuerunt, pemiissi more majo'
rum vivere.
Da Augusto gli ebrei furono
molto amati e favoriti, e per loro
mezzo ed a sue spese, faceva ogni
giorno sagrifìcare delle vittime al
tempio di Gei-usa lem me ; laonde a
suo esempio i cortigiani, e favoriti
suoi fecero agli ebrei molti dona-
tivi. E però fra le nazioni, che ne
piansero la sua morte, si distinse
quella degli ebrei, che al dire di
Svelonio, per totani hebdoniadam
lamentata est. Anche l'Alveri a pag.
345 racconta, che Augusto stabili
EBR
gli ebrei in Trastevere, ove aveva
posto anche i soldati, che avea for-
malo per inviarli in Ravenna ; il
percliè la regione fu poi chiamata
la città de' Ravennati. Il Nardini ,
Roma antìcaj p. 4^4? difende gli
ebrei dalla taccia di permutatori
di zolfanelli con vetri rotti , come
gli aveano creduti il Baronie, ed
il Rinaldi , nei loro Annali eccle-
siastici. Egli dice che gli ebrei da
principio abitavano in Roma libe-
ramente in qualunque luogo, come
le altre genti, le quali professava-
no diversa idolatria da quella dei
romani, facendone testimonianza i
coniugi Aquila, e Priscilla persone e-
bree scacciate da Roma sotto l'impe-
ro di Claudio, che incominciò a re-
gnare 4i awni dopo la nascita di
G. C. Tornatevi poi esse abitaro-
no suir Aventino, dov'è la Chiesa
di s. Prisca [Vedi)^ e dove alber-
garono s. Pietro. Le sante Aquila
e Priscilla furono convertite alla
vera fede dall' apostolo delle genti
s. Paolo nella città di Corinto, do-
po la detta espulsione da Roma.
Queir apostolo era stato da loro
albergato in Efeso , come riferisce
s. Luca. Ne accrescono la certezza
i ss. Pietro, Marziale, Paolo, Lu-
ca, ed altri di nazione ebrea , che
quantunque cristiani, non distinti
allora dagli ebrei, abitarono in di-
versi rioni della città, come si può
vedere agli articoli Chiesa di s. Ma-
BIA IN VIA LATA, e ChIESA DI S. Pu-
DEJVZIANA.
Neil' anno 4^ <^el'' ^la cristiana
s. Pietro si recò in Roma a stabi-
lirvi la sede pontificia, fu alberga-
to primieramente in Trastevere pres-
so la Chiesa di s. Cecilia (Fedi),
siccome luogo destinato da Augu-
sto agli ebrei, e pel primo vi pre-
dicò l'evangelo. Passati sette anni,
EBR 37
cioè nell'anno 5i, per editto del-
l' imperatore Claudio fu esiliato da
Roma cogli altri ebrei che ivi si
trovavano. Dopo un lustro, essen-
do morto Claudio, nell'anno 56 s.
Pietro ritornò in Roma in un agli
altri ebrei, e sotto Nerone vi pati
glorioso martirio. L'annalista Ri-
naldi narra all'anno 4^, num. 87,
che gli ebrei furono maltrattati in
Egitto, in Soria, in Babilonia, e in
Seleucia, ove all' improvviso ne fu-
rono uccisi più di cinquantamila ;
indi all'anno ^3 num. 2, dice che
r imperatore Claudio, con pubblici
editti, comandò che gli ebrei non
fossero molestali da nessuno, ne di
Alessandria , ne di altrove. Però
proibì a' giudei di Roma che non
potessero adunarsi, come pur fece
con altri, sì abolendo le taverne, e
sì evitando le conventicole per ti-
more di congiure. AH' anno 49 ^
5o num. 27 racconta la sedizione
e r uccisione degli ebrei sotto Cu-
mano, e che crescendo in Roma il
culto cristiano, e mancando così
l'antica religione, Claudio determi-
nò che vi si ponesse riparo : ed al-
l'anno 5i num. I riporta i moti-
vi per cui r imperatore cacciò gli
ebrei da Roma, insieme a quelli
convertiti al cristianesimo, cioè per-
chè i giudei tumultuavano contro
s. Pietro, e contro i cristiani per
la fede che gli uni predicavano, e
gU altri abbracciavano; e finalmen-
te, che morto Claudio, il suo edit-
to contro di loro ebbe fine, per
cui fecero ritorno in Roma.
Dopo l'aumento degli ebrei in
questa città, pel numero che vi con-
dusse Tito, essi non sono mai piti
partiti da Roma. Scrive il Basna-
gio, lib. 6 e 7, che gli ebrei di
Worms provarono all' imperatore ,
che non avevano avuta parte alla
38 EBR
crocifissione di Gesh Cristo. Anche
i nostri ebrei romani, che sosten-
gono di scendere da quelli, i quali
andarono a piangere al mausoleo
di Augusto, pretendono di non di-
scendere da quelli condotti in Roma
da Tito dopo la distruzione di Ge-
rusalemme, e che per conseguenza
non hanno avuta parte alla croci-
fissione. V. Giuseppe M. Perimez-
zi , Dìssert. de natione tortorum
Christi, adversus nuperum scrìpto-
rem Galliini, Romae 1726; Elia
di Amata, di die nazione fossero
qué soldati esecutori della morte
di Cristo? nel. t. I delle Lettere
erudite j Benedetto XIV, de feria
VI in Parasceve, p. igS, de fc-
stis Domini Nostri Jesu Cliristij
Lettera di Gio. Antonio Astorio a
Gabriele Cenci, nella quale si dà
la notizia sulla condotta della si-
nagoga di Terra santa, nel venire
alla deliberazione di procurare la
morte di Gesù Cristo, nella Gali.
di Minerva t. I, p. 3^3. Osserva
lo stesso Basnagio, che la sinagoga
romana è rispettata da tutte le
altre per la sua antichità, e le de-
cisioni sue sono sentite da tutti.
Da vari viaggiatori si è rilevato
nelle fisonomie de' nostri ebrei un
carattere diverso da quello degli
altri, stabiliti altrove. Celebri poi sono
le sinagoghe di Amsterdam , e di
Livorno, che primeggiano fra le più
famigerate.
Nel paragrafo precedente abbia-
mo veduto gli atti ossequiosi ren-
duti dagli ebrei a' Pontefici che ri-
siedevano in Roma ; durante la lo-
ro dimora poi in Avignone , sotto
il Pontificato di Clemente VI, die-
dero nel i352 un segno di fedel-
tà al governo papale, che aveano
veduto rovesciare dal famoso tri-
buno Cola di Rienzo, e concorsero
EBR
a bruciarne il cadavere presso il
mausoleo di Augusto, allora de'Co-
lonnesi , fieri nemici del tribuno
per la strage, che di molti di loro
avea fatta. Di sopra pure si è det-
to, che Paolo IV impose agli ebrei
varie leggi, restringendoli ad abita-
re tutti in una strada, su di che
può leggersi, Leges^ et ordinatio-
nes a Judatis in stata Eccl. de-
gentibus obsen'andae sub Paulo IV,
nel tom. IV, part. I, p. 32 1 del
Bull. Rom. Davide d' Ascoli stam-
pò : Apologia Hebraeorum, Argen-
torati 1559, ^ favore de' suoi giu-
dei contro questo bando di Paolo
IV. Si possono pure leggere il Ciuci-
li, Bibiìot. volante, scau/.ia XIV, p.
19, e il Mazzucchelli t. II, p. i iSy.
Dipoi nel r566 s. Pio V mandò
ad effetto la prescrizione del pre-
decessore, assegnando agli ebrei
quel recinto di case che abitano,
al modo già descritto.
Da Marco Ubaldo Ricci, nella
sua interessante Notizia della fami-
glia Boccàpaduli, Roma 1762, a
pag. 20, e seg. rileviamo le seguen-
ti notizie. L'antica abitazione di tal
nobilissima famiglia romana, insie-
me con parecchie altre case all'in-
torno, rimase racchiusa dentro al
recinto, che da Paolo IV venne pre-
scritto agli ebrei per la loro stanza,
e in cui furono tutti racchiusi da
s. Pio V. Ella mostra, anche ai
giorni nostri, il suo non ignobile
prospetto di contro al portone del-
la piazza, che gli ebrei chiamano del
Mercatello ; e sembra che nell'anti-
chità fosse così magnifica, che sovente
le si dava il nome di palazzo. Inol-
tre in delta piazza del Mercatello,
eravi la chiesa parrocchiale dedica-
ta ai ss. martiri Patermuzio, e Ca-
prele, jus patronato della stessa fa-
miglia Boccapaduli. Essa però fu
EBR
rasa e spianata al suolo in quel
medesimo tempo in cui fu vietato
a'ciistiani di avere le loro abita-
zioni in quella parte della città,
volendosi che tutta rimanesse per
soggiorno degli ebrei. I suoi diritti
parrocchiali furono uniti alla vicina
chiesa di s. Angelo in Pescheria, e del-
le sue entrate si formò un beneficio
semplice nella stessa chiesa, il qua-
le essendo stato conferito al p. Gal-
loni della congregazione dell'orato-
rio, venne da Clemente Vili per-
petuamente unito alla medesima
congregazione; quindi fa menzione
lo storico di una campana di delta
chiesa coH'anno i538, e di una
lapide sepolcrale del i3o2, coUi-
sciizione. V, i BoUandisti Ada san-
cì, jidii t. Il, die nona p. 701.
Siccome chiesa filiale della basilica
di s. Lorenzo in Damaso, il Bovio
ne fece menzione a p. 178, la pie-
tà trionfante. Il Martinelli, Roma
ex ethnica sacra, ne tratta a pag.
377, sotto il titolo de'ss. Muti et
Cupi, e il Cancellieri nel Mercato
a p. 12. Dopo adunque che Paolo
IV, e s. Pio V obbligarono gli e-
brei a riunirsi nel recinto che a-
bitano di qua dal Tevere, tutti
debbono alloggiare nel recinto, e
posteriormente i Pontefici permise-
EBR 3^
ro a qualcuno di loro di avere
fuori del ghetto qualche deposilo
di mercanzie, vale a dire nelle sue
vicinanze.
Paolo V, avendo provveduto vari
luoghi di Roma con l'acqua del
lago di Bracciano, dal suo nome det-
ta Paola, e vedendo che l'universi-
tà degli ebrei scarseggiava di acqua
nel ghetto, ne potevano essi intat-
te le ore attingerla alle fontane
esteriori al recinto, condiscese alle
loro preghiere, come scrive Alber-
to Cassio, Corso delle acque anti-
che ec. ec, e delle moderne par.
I, pag, 384j e 385, e permise agli
ebrei che a mezzo di un tubo dal-
la conserva di ponte Sisto supplis-
sero al bisogno. Quindi sulla piaz-
za della sinagoga fece erigere una
fontana di travertino, nella cui vasca
cadono tre fonti di acqua, due del-
le quali derivano dalle bocche di
due draghi, siccome parte del suo
stemma. Dai lati della vasca sono
due conchiglie pure di travertino
con gettiti di acque, decorate da
candelabri giudaici, ed inoltre vi
sono lateralmente due piccoli abbe-
veiatori o lavatoi per comodo del
pubblico. A memoria di sì gran bene-
ficio, sopra la fontana fu eretta la se-
guente iscrizione, scolpita in marmo :
PAVLVS . V . PONT . OPT . MAX.
AQVAM . EX . AGRO . BRACHI A NEWS l
IN . VERTICE . MONTIS . AVREI
AD . HEBRAEORVM . INOPIAM . SVBLEVANDAAf
HVNC . IN . LOCVM . DVCI . CONCESSIT
AN . MDCXIV . PONT . SVI . X
Inclinato ognora il popolo ebreo gli interessi finanzieri di molti sla-
alla mercatura, che un tempo e- li di Europa, ed essendogli iuter-
sercitavaesclusivamente, avvenne che detto il possedimento de' beni sta-
aumentandosi di molto le sue rie- bili per necessità ancora impiegò i
chezze entrasse eziandio a parte ne- capitali al commercio. Da ciò na-
|5 EBR
sce che in Roma gli ebrei eser-
citano nel ghetto la mercatura ,
massime di ogni specie di drappi,
telerie, cotoni ec. , come acquista-
no, e rivendono le robe vecchie.
Queste robe, e le altre da tempo
immemorabile si vendono dagli e-
brei anche nel mercato settimana-
le, che in Roma si tiene in piazza
Navona. Però quando Innocenzo X
nobilitò quella piazza colla sontuo-
sa fonte che Tadorna, e colla rie-
dificazione della magnifica chiesa
di s. Agnese, tanto agli ebrei quan-
to agli altri venditori venne proi-
bito di ivi recarsi pel mercato, do-
ve poi furono riammessi , e tutto-
ra pacificamente intervengono. /^.
Piazza Navona. Dello stato degli
ebrei sotto Alessandro VII, abbia-
mo. Stato vero degli ebrei di Roma^
pubblicato dal Varese nel 1668 in
Roma. Nell'anno precedente Gio.
Teodoro Sprengero, nella sua Roma
«ot^<3j Francofurti 1667, parla degli
ebrei romani, ed altri de'suoi tem-
pi, nella sua opera : De stata ju-
daeoriim.
Nel rione Ripa , e sul declivio
del colle o monte Aventino, presso
la chiesa di s. Prisca, e dietro quel-
la di s. Maria in Cosmedin, vi è
il cimiterio degli ebrei, del quale
facemmo parola al volume XIII p.
i5 del Dizionario. Ivi si vedo-
no varie iscrizioni ebraiche , erette
ai defonti ebrei di distinzione. Il
Piazza, a pag. i53, dice che ai
5uoi tempi il cimiterio era fuori di
una delle porte di Trasteyere, cioè
la Portese, ed aveva il nome di
Campo giudeo. Nel 1 602 lo descris-
se il Bosio, il quale notò, che era-
vi in greco l'iscrizione: In pace, e
che quasi ad ogni sepoltura, dipin-
to di colore rosso, o impresso con
calce, eravi il segno del candelabro
E13R
colle sette lucerne. Che anticamen-
te la custodia del ghetto, e dei due
ponti quattro Capi, e Sisto, in vigore
di un antico privilegio appartenesse
alla nobilissima famiglia Mattei, lo
dicemmo all'articolo Conclave ( Vedi).
Dall' Itinerario di Roma, pubblicato
da Mariano Vasi nel i8o4j t. II,
p. 492, si ricava che gli abitanti del
ghetto di Roma erano circa sette-
mila. Vuoisi, che ai tempi di Gre-
gorio XI li gli ebrei di Roma ascen-
dessero a tredici mila; ma questo
sembra un calcolo esagerato. Leone
XII, come si disse, concesse agli
ebrei il diritto di possedere case in
proprietà. Ma essendosi fissata la pi-
gione stabile delle case del ghetto nei
pontificati di Paolo IV, e di s. Pio V,
e questa ai tempi presenti essendo
divenuta minima, gli ebrei poterono
divenire proprietari di quello che
hanno diritto di chazzacà, detto
volgarmente gazzagà, cioè di quel-
lo, che dagli antichi proprietari si
vendeva, lascia vasi in eredità, o da-
vasi in dote come una vera pro-
prietà. Per la qual cosa fabbri-
candosi anche in grande de'palaz-
zini, gli ebrei in realtà ne diven-
gono quasi padroni , sebbene in
apparenza restino in proprietà dei
cristiani.
A meglio dilucidare questo pun-
to aggiungeremo, che ì\ j'us gazza-
gàj ovvero j'us inquilinatus perpe-
tuo è inerente alla qualità di e-
breo, anzi una necessaria conseguen-
za della reclusione di questa na-
zione nel recinto. Con tale diritto
gli ebrei non possono venire espul-
si dalle loro case, ove pagano le pat-
tuite pigioni ; e queste aumentare
non si debbono dai direttori, i quali
però in caso di sfitto sono dall'israeli-
tica università reintegrati dell'identi-
fica pigione. Su tale importante ma-
EBR
teria gì possono vedere le disposizioni
diverse emanale dai sommi Pontefi-
ci, Paolo IV in data 12 luglio i555,
di Clemente Vili a' 5 giugno i6o4;
di Alessandro VII a'i5 luglio i658,
d'Innocenzo XII ai 3o aprile 1698,
e dello slesso regnante Gregorio
XVI colla decisione di una congre-
gazione speciale ad referendum ,
portante la data de' 16 agosto 1841.
Ancora si può vedere il Giornale
del Foro, che va pubblicandosi dal
eh. Belli, nel fascicolo di ottobre
1 84^, paragrafo 211.
JVel Iacinto israelitico non vi so-
no ospedali, ed i nostri non ricusa-
no di ricevervi gli ebrei. Vengono
soccorsi i poveri a domicilio dall'u-
niversità, e si raccolgono in cinque
scuole, oltre le sovvenzioni de' pri-
vati. L'edifizio delle cinque scuole
riunite, aventi ognuna un princi-
pale ingresso per l'atrio comune,
è posto nella piazza delta appunto
delle scuole. Tali scuole sono al-
quanto vaste, e si denominano, del
Tempio, Nuova^ Catalana , Castiglia-
iia, e Siciliana. Gli ebrei pei po-
chi diritti civili loro concessi dai
canoni, dalle costituzioni apostoliche,
e dalle leggi pontificie, a guisa degli
altri sudditi, corrispondono a tutti
i dazi e pesi pubblici, ed inoltre
a parecchi oneri pecuniari di sopra
nominati. A questi aggiungeremo
l'annua somma di scudi settantatre
e baiocchi sessanta al segretario del
vicariato, e la somma d'annui scu-
di centoventicinque e baiocchi cin-
quanta, che la congrega paga ai
vari parrochi delle chiese vicine al
ghetto a titolo di pretatico. Oltre
a ciò devono gli ebrei, ossia la
loro università, dare annui scudi
tremila seicento circa, a vari inca-
ricati preposti alla medesima, e pel
reggimento di essq; più impiega la
EBR 4r
congrega circa scudi seimila settecen-
to per l'istruzione che i giovanetti
ebrei non possono avere altrove, e
per soccorrere i vecchi , gì' invali-
di, i poveii, gl'infermi ec. Laon-
de ascendono gli annuali pesi del-
l' università a scudi tredici mila
circa, senza possedere rendita sta-
bile, tutto dovendosi ricavare dalla
sola industria commerciale. L'uni-
versità israelitica, nell'anniversario
dell'elezione e coronazione del so-
vrano Pontefice, stabilisce una spe-
ciale deputazione per felicitarlo, e
presentargli i voti che fanno gli
ebrei di Roma per la di lui con-
servazione, e per godere il prose-
guimento del benigno sovrano pa-
trocinio . Il prelato maestro di
camera la introduce al Papa , ed
in nome di tutti fa un analogo di-
scorso il rabbino maggiore, od un
deputato. Tale deputazione bacia la
veste del Pontefice, ed ossequiosa
se ne parte contenta dell'umano
trattamento del proprio sovrano.
Del modo col quale gli ebrei furo-
no ricevuti dai Papi, del cerimonia-
le che osservarono quando per quaU
che negozio furono ammessi alla loro
udienza, trattano il Sarnelli, Lette-
re eccl. tom. VI lettera XXX Vili;
e lo Schud, memorabdium jiidaeo'
rum p. 242.
Gli ebrei di Roma, e quelli del-
lo stato pontificio dipendono dalla
suprema congregazione della santa
romana universale inquisizione, co-
me da un supremo magistrato per
tutti i regolamenti disciplinari .
Inoltre in Roma lo speciale magi-
strato sul disciplinare degli ebrei è il
tribunale del Cardinal vicario, a cui
secondo il regolamento legislativo del
1834 incombe emanarci locali prov-
vedimenti disciplinari, sì nel conten-
zioso che nel civile. La giurisdizione.
42 EBR
che in Roma si esercita dal Cardinal
vicario, viene altrove esercitata dal
tribunale della sagra inquisizione
nella rispettiva località, e dal ve-
scovo diocesano, dovendo gii ebrei
dipendere ora da ambedue, ed ora
da uno di essi. L'università degli
ebrei di Roma è posta sotto la pro-
tezione, e tutela dei prelati tesorie-
ri generali, e nelle faccende econo-
miche dipende unicamente da essi
portando a tal fine il nome di e-
conomi, e sopraintendenti dell'uni-
versità israelitica di Roma. Dipen-
dono inoltre gli ebrei anche dagli
altri magistrati di Roma a seconda
delle rispettive attribuzioni, e per
la topografica posizione del clau-
stro sono questi soggetti al presi-
dente regionario dei rioni s. An-
gelo, e Campitelli. A tenore poi del
censimento formato nel 1841, gli
ebrei di Roma ammontano a tre-
mila, e settecento. Eleggono essi i
tie fattori del ghetto, uffizio che
dura un semestre. Questi fattori
fanno lo specchio delle spese co-
muni, e le distribuzioni per capi,
con somma accuratezza , tassando
ogni familiare individuo secondo le
rispettive risorse. Le famiglie agia-
te e ricche, che sovvengono le al-
tre, si compongono di più di mil-
le individui in circa, e quando nel
1837 il morbo pestilenziale chia-
mato Cholera afflisse Roma , gli
ebrei agiati si distinsero nella ca-
rità verso i loro connazionali. I fat-
tori devono fare la distribuzione
delle raccolte sovvenzioni, ma pri-
ma le debbono sottoporre all'ap»
provazione di monsignor tesoriere
generale. Gli altri ghetti dello sta-
to pontificio nei regolamenti e fac-
cende economiche dipendono dai
locali legali, o delegati apostolici.
JVella Raccolta citile leggi j e ilLspo-
EBR
sizioni di pubblica amminislrazioite,
che si pubblicano nell'odierno pon-
tificato, vi sono diverse leggi risguar-
danti gli ebrei, come la conferma
degli usi tollerati dagli ebrei rela-
tivamente alle ferie; l'estensione
delle provvidenze emanate per la
nettezza di Roma sulle strade com-
prese nel recinto del ghetto ; sul
privilegio della mano regia che go-
de la comunità degli ebrei ; il re-
golamento sulla tassa dovuta alle
università israelitiche da ciascun e-
breo emigrato dello stato pontifì-
cio. La tassa d'emigrazione degli
ebrei imposta da Papa Leone XII,
consiste nel due e mezzo per cen-
to, sul valore de' capitali che si
estraggono, ed avvi ancora il rego-
lamento come si eseguisca a mezzo
della mano regia 1' esigenza di tal
tassa.
In Germania, in Inghilterra, in
Russia, in Italia ed altrove si pub-
blicarono dopo l'anno 1780 molte
opere di divergenti opinioni, scritte
con particolari vedute intorno agli
ebrei ovunque sparsi, la cui nomen-
clatura e compendiosi cenni riusci-
rebbero alquanto prolissi, e di te-
dio. La maggior parte però degli
autori, seguendo le massime evan-
geliche, r umanità, e la modera-
zione, principalmente in un tempo
in cui si annullarono gli atti di
feudale vassallaggio, durato fino al
secolo decorso in quasi tutti gli
stati; ed eziandio in un'epoca, nel-
la quale aboPi la tratta dei negri,
ed emancipati furono gli schiavi,
razza selvaggia, abitanti di siti inos-
piti e barbari, e seguaci dell' ido-
latria, mostra che la condizione de-
gli ebrei debba meritare i caritati-
vi, clementi , ed umani riguardi
dei principi regnanti, e dei popoli.
11 perchè fauno tutti unauimi e
EBR EBR 4^
pietosi voti, che la educazione di fruire del caritativo sollievo, chr.
quest'antico e celebre popolo me- porge il sagro monte di pietà ,
glio curata ed estesa, lo renda più ai postulanti ne' prescrilti modi .
illuminato, e più si faccia utile al- Perciò il Cardinal pro-tesoriere An-
la società, e divenga degno di ve- ionio Tosti, con dispaccio de' io
dere mitigate le leggi rigoro5;rr che giugno i835, manifestò al diretto-
fin qui l'hanno colpito, e gl'incep- re generale dello stesso sagro mon«
pamenli in cui fu ravvolto per la te, essersi degnata sua Santità an-
sua condotta in molti sili non sem- nnire alla istanza della classe indi-
pre lodevole. gente degli ebrei di Roma , am-
In ogni tempo la pietà del go- mettendoli a partecipare dei sussi-
verno della santa Sede raddolcì le di del sagro monte, derogando co-
particolari disposizioni, che riguar- sì a quelle contrarie disposizioni
dano gli ebrei. 11 regnante Ponte- che ciò impedivano, e prescriven-
fice in ispecie, il quale ripone la do in pari tempo norme rela-
propria felicità nel potere rendere tive.
felici i suoi sudditi d'ogni condi- EBRON o HEBRON. Città ve-
zione, ha sin qui date al ceto scovile della Turchia asiatica, nella
israelitico per la condotta eh' esso Palestina, una delle più antiche
tiene, delle evidenti, ed ineccezio- del mondo, chiamata dai turchi
nabili prove di sovrana giustizia, Rabr-lbrahira o Khatil, sangiacato
e di benignila , e clemenza, col della Siria, nel pascialatico di Da-
concedere; i.** che in un apposito masco. Sorge la città a qualche
stabilimento, sotto la vigilanza del distanza della riva occidentale del
presidente regionario, possano i gio- mare morto, sul declivio di una
vanetti israeliti venire avviati, anche montagna, in cui vi è un castello
per mezzo de' cattolici, nell'eserci- fortificato, residenza del governato-
zio <li qualche arte, e mestiere per re. Questa città secondo Mosè era
toglierli dal pericoloso ozio, e per- più antica che le famose città del-
chè si rendano co' loro con eligio- l'Egitto, e Giuseppe dice pur anco
nari vieppiù degni della protezio- piìi di Zoan, e Tanis, ed eziandio
ne, e della pietà governativa, me- di Memfi. Era situata nella tribìi
diante una fedele sudditanza, ed di Giuda, distante circa sette leghe
una lodevole condotta; 2." ha loro da Gerusalemme, dal lato di mez-
concesso d'impetrare dal sagro mou- zodì. Anticamente si chiamò Ca-
ie di pietà di R.oma dei prestiti per riath, o Kiriath-Arba, o città del
depositati efttitti, dappoiché le leg- quattro, cioè Te tra poli ; ed ebbe
gi governative vietano ad essi l'è- il suo re particolare, prima che gli
sercizio dei banchi di prestilo, che israeliti entrassero nella terra pro-
anticamente essi soltanto maneggia- messa, o sia di Canaan. Giosuè la.
vano. Moderando a tal fine un ri- conquistò, ne uccise il re, ed allo-
gore forse un giorno meritato, non ra prese il nome di Ebron da uno
volle il benefico Pontefice che una de' suoi figli, o discendenti, come
sola classe di sudditi rimanesse pri- opinano alcuni. JN'on molto lungi
va di un vantaggio, di cui abbi- da Ebron eravi una doppia caver-
sogna, e che altrove non poteva uà, nella quale, come e' insegna la
sperare, permettendosi agli ebrei di Scrittura, fu sepolto Abramo, con
44 EBR
Sara stia moglie, Isacco loro figlio,
e Giacobbe il perchè ancor oggi chia-
masi la santa caverna. Nella divi-
sione toccò alla tribù di Levi, e
diventò una delle città di asilo, e
di rifugio. David fu eletto re degli
israeliti in Ebron, ed ivi regnò set-
te anni, e sette mesi, divenendo
allora la prima città della tribù di
Giuda. Dipoi il di lui figlio Assa-
Jone, quando si ribellò in Ebron
fecesi proclamare re, ed a suono
di tromba fece annunziare al po-
polo : Assalone ha regnato in E-
bron. Poco distante dalla città ve-
desi la valle di Mambre, presso la
quale ritirossi Abramo, e in con-
siderazione degli angeli che a lui
qui apparvero, dagli ebrei, dai cri-
stiani, e dai pagani fu visitato e
tenuto per luogo santo. La pre-
sente città rifabbricata dai saraceni,
è presso quella antica.
Dicono gli storici che si osserva
una moschea, eh' era un tempo
chiesa greca, con il sepolcro di Àbra-
mo, e di sua moglie; e che si ve-
dono in una chiesa gotica quelli di
Isacco, Rebecca, Giacobbe, Rachele,
e di Giuseppe : questa tomba è vi-
sitata con venerazione da molli po-
poli. Altri affermano che tal mo-
schea è la chiesa fatta edificare
dall' imperatrice Elena sul sepolcro
di Abramo, e che al presente due
ìmami turchi, di prima classe, ten-
gono coperto il sepolcro con ricchi
tappeti, che vengono di quando in
quando cambiati a spese del gran
signore. Dopo che i latini conqui-
starono Gerusalemme, col paese
circonvicino, dice Commanville che
nel 1 102 stabilirono in Ebron una
sede vescovile, immediatamente sog-
getta al patriarcato di Gerusalem-
me. In seguito essendo stati i lati-
ni, espulsi dalla Palestina, i greci
EBR
vi nominarono uri vescovo del lòrìy
rito, di cui Giovanniccio vescovo
del 1672, intervenne al concilio
di Betlemme, e proscrisse solenne-
mente gli errori calvinisti di Ciril-
lo Lucario, sotto il patriarca Do-
siteo II. Attualmente Ebron, He-
bronen., è titolo vescovile in parti-
bus^ che conferisce la santa Sede,
sotto il patriarcato, egualmente in
partibus, di Gerusalemme. Lo por-
tarono da ultimo Ignazio Dtuski ;
e monsignor Francesco Arnoldi-
Melchers di Werne, fatto dal Pa-
pa regnante nel concistoro dei
21 novembre dell'anno i836, suf-
fraganeo di Munster, e vescovo di
Ebron.
EBRULFO (s.). Presso Bayeux ,
da ricca famiglia ed onorata nacque
Ebrulfo nel 517. Sortita una edu-
cazione conforme ai principii della
morale cristiana, fu da' suoi geni-
tori in progresso introdotto alla cor-
te di Childeberto I. Non tardò
Ebrulfo a meritare colla sua condot-
ta il favore del principe, e ad es-
sere innalzato ad importanti uffizi.
Per puro eccitamento de' suoi in-
contrò matrimonio, e la sua sposa
gli corrispose perfettamente in vir-
tù e meriti. Le cure secolari non
impedivano alla sua pietà e reli-
gione di consecrare più ore del
giorno al bene dell'anima, ed in
mezzo al mormorio di una corte,
sapea egli formarsi una solitudine
entro il suo cuore, e fissarsi in Dio.
Sostenne egli quanto più potè una
lotta sì perigliosa e difficile, ma fi-
nalmente stanco delle cure secola-
resche, consultata la moglie, ed a-
vutone uno spontaneo e pieno as-
senso , si separarono entrambi ,
prendendo ella prima il velo in
un monistero. Durò fatica Ebrulfo
ad ottenere dal re la richiesta di-
ECC
missione, e finalmente conseguita-
la, venduto quanto avea di prezio-
so, lo distribuì ai poveri, e si ri-
fugiò nel monistero così detto dei
due Gemelli nella diocesi di Ba-
yeux. Entrato Ebrulfo in quel sa-
cro ritiro, sentì di subito l'anima
sua ripiena di quello spirito di pu-
ro amore verso Dio, che rende dol-
ce e soave la più rigida penitenza,
e solleva l'uomo alle più eroiche
virtù.
JVon tardò egli a meritarsi in quei
dintorni la venerazione di quanti
il conobbero, a segno che schivo
egli degli onori, e temendo d' in-
vanirsi, uscito da quel monistero,
con altri tre suoi compagni, si ri-
covrò nelle foreste di Ouche, per
esser meno conosciuto ed onorato.
Là Ebrulfo fondò un' abbazia, e
molti furono quelli che concorsero
ad abbracciare quell' istituto di san-
ta ritiratezza. Molti miracoli operò
egli ancor vivente, e quindi celebre
il suo nome sempre più si rendet-
te. Visse sino agli anni ottanta, e
li 29 dicembre del 596 l'anima sua
volò al cielo, ed il martirologio ro-
mano in tal giorno ricorda il suo
nome.
ECANA, ìEGAE. Città vescovi-
le della Puglia, nel regno di Na-
poli, alle falde del monte Appen-
nino, tra Lucera, e Venosa, che
si è pure chiamata Aeca ed Ac-
cana. Si vuole fabbricala da Malen-
zio re de' Salentini, e che fosse po-
scia così chiamata dal nome di sua
moglie Ecanania. La sede vescovi-
le vi fu fondata verso l'anno 5oo ;
ma essendo stata la città totalmen-
te rovinata dai barbali, sulle di
lei rovine nel decimo secolo venne
edificata la città vescovile di Tro-
ja (Vedi).
ECCELLENTISSIMO ( ExceU
ECC 45
lentissimus). Titolo di onore. V. Ec-
cellenza.
ECCELLENZA (praestanlia, ex-
cellcntia). Astratto di eccellente, e
titolo di onore. Dicesi eccellente,
excellenSy egregius^ chi ha eccel-
lenza, e nel suo essere è in gra-
do di perfezione. Parlando per ter-
za persona, dissero i nostri antichi
scrittori eccellenza, ed anco eccel-
lentia a tutti quei grandi signori,
ai quali per lettera da vasi il titolo
à' Illustrìssimo [Fedi), ed Eccellen-
tissimo (Vedi). Dice il Macri nella
notizia de' vocaboli ecclesiastici, che
tra i titoU usati dal Pontefice s.
Gregorio I del Sgo, nelle sue let-
tere, vi sono quelli di Gloria ve-
stra, ed Excellentia vestra, che da-
va ai re, alle regine, ed ai patrizi
di Roma, come Excellentia Vestra,
che dava ai consoli, agH esarchi,
ai duchi, ed ai conti.
Parlando il Parisi, Istruzioni
per la segreteria, p. 3, e seg. dei
titoli in genere, e della loro origi-
ne, osserva che nel secolo XVI si
lasciò correre il cerimoniale col ti-
tolo di eccellenza, ed altri. Quindi
aggiunge che nel 1596 essendo sla-
to cresciuto a dismisura lo scialac-
quamento de' titoli , la corte di
Spagna, alla quale gl'italiani ne
davano la colpa, tentò, massime
ne' suoi stati d'Italia, di porvi al-
cun rimedio. 11 titolo d'illustrissi-
mo, ed eccellentissimo, che già fu
attribuito a' soU piincipi sovrani,
si era tanto prostituito, che sino i
nobili dell' infimo rango lo preten-
devano, ed i nobili provinciali, lo
pretendono anche adesso. Il Men-
chenio, orai, de chiarlat. erudit p.
20, neli' inveire colla nota sua gra-
ziosa mordacità contro 1' ambizione,
e nauseante moltiplicità de' Titoli
di onore [Vedi), parlando del ti-.
46 ECC ECC
lolo di eccellentissimo, soggiunge: .. . al detto principe, come generale
Consultissinios, quibiis parum^ aut del re di Spagna. Excellentissimus
nihil consiliij Excclleiitìssiinos^quos nella casa Augusta eia il Quaeslor
vellyro anlecellerel. scientìa.Eiiimve sacri Palatii (clic oggi sarebbe il
ro Clini olini Carolus M. lìoin. gran cancelliere), va era il prefet-
imp. in inscriptione libri, quem de lo di Roma, e del pretorio, cui,
iniaginiìms cantra graecos scripsis- come a Triboniano, si dette da
se Iraditur viri, cxcellentissimi^ et Giustiniano I, anche il titolo di
spectabilis elogio notetur , ecquis ExceLo (Vedi), alto, sopreminente,
est liodie inter doctores iimbriaticos^ magnanimo, grande. Nell'anno 776,
quibus etc. regnante d. Karolo excellentissimo
11 medesimo Parisi a pag. 2 1 e rege francoruni, alque longobardo-
seg. tratta dei titoli, Eccellenza^ rum, come si legge nel Crescini-
EccellentissimOf Eccellente, ed os- beni, Istor. di s. Maria in Cosnie-
serva che trovasi in Simmaco scrit- din , pag. 67. Abbiamo inoltre,
lore del IV secolo, in una lettera <:he nel 957 Berengario re d' Ita-
a Stilicone lib. 4> epist. 9: ciun lia fu detto excellenlissimus rtx,
Miblimi excellentia tua. E noto il come si ha dal Federici Hist.
gi-ado eminente che Stilicone aveva Pompos, tom. I, pag. 4**4'
nell'impero, la cui figlia Maria I titoli pertanto di eccellenza,
doveva sposare l' imperatore Ono- eccellentissimo ec. , secondo il Pa-
rlo. Lo stesso titolo l' imperatore risi si sogliono dare ai cavalieri, o
Giustiniano I diede alla regina A- nobili veneti, a' nipoti o fratelli, ed
inalasunta, il re Teodorico al re altri parenti dei Papi, ai grandi
Clodoveo, ed altri re, come si leg- di Spagna, ai cavalieri del Toson
gè in Cassiodoro, lib. X, epist. S, d' oro, dello Spirito Santo, e ad
lib. XI, epist. /\.ì, e lib. Ili, epist. altri Ordini egualmente insigni; a
3 14. 1 re di Francia della prima, quelli che hanno titolo di principi
e seconda stirpe erano trattati di e duchi ; agli ambasciatori, ai mi-
Ecctllenza ; e tal titolo con essi nistri primari delle corti regie, ai
usò il nominato s. Gregorio 1. vice-re, ai segretari di stato, ai ge-
Carlo fthigno ne onorò il Papa, e ncrali d'armata, ed altri ch'eser-
i re ; siccome può vedersi in Ma- citano ministero di regia rappre-
billon, de re diplom. lib. II, cap. sentanza, come ancora al senatore
6, g. 5. 1 legati del concilio di di Roma, ad alcuni signori, seb-
Trenlo diedero tal titolo ' al du- bene non abbiano titolo di conte,
ca di Baviera in una lettera al duca, principe, ec. , purché discen-
Papa, presso il Pogiano, voi. 3, p. dano da famiglie, che hanno si-
57. 11 Bembo al doge di Venezia, gnoreggiato qualche grande o pic-
lett. lib. 1. In una lettera del se- colo stato, ovvero si sono impa-
nato romano al duca di Parma e reniate con case reali. Perciò i si-
Piacenza Odoardo Farnese, in rin- guori d. Alfonso, e d. Rodolfo Va-
graziamento di avergli partecipato le rano di Camerino domiciliati in
imprese del principe Alessandro suo Ferrara, dopo la metà del secolo
figlio, diede al duca il titolo di Eccel- passato erano trattati dai Cardina-
lenza, e di illustrissima alla sua ca- li col titolo di eccellenza, e col
sa, ed il titolo à\ Serenissimo (Vedi) Don [Fedi), preposto al loro no-
ECC
me, come quelli clic furono di-
scendenti da una casa, la quale per
lunghissimo tempo fu sovrana, e
signora del ducato di Camerino.
Tal trattamento di eccellenza fu
loro concesso anche dall'imperatri-
ce regina Maria Teresa, giacche
dal diploma di Ferdinando II im-
peratore la famiglia Varano era
onorata col titolo d' illustre , come
i principi assoluti del sagro roma-
no impero. Per questo doveasi lo-
ro il titolo di eccellenza, a voce,
ed in iscritto, con tutte le prero-
gative, ed onorificenze. Va notato
che compete il titolo di eccellenza
alle mogli di quelli cui un tal ti-
tolo si conviene ec. Prima i Car-
dinali in cima alle lettere, agi' in-
dicali personaggi, come nella so-
prascritta usavano i titoli d'illu-
strissimo, ed eccellentissimo signore;
in corpo della lettera dicevano : vo-
stra eccellenza, e in fine: di vostra
eccellenza. Da ultimo tanto nella
soprascritta, che nel resto, danno
il semplice titolo di eccellenza, av-
vegnaché il formolario epistolare
si è alquanto semplificato.
Questo titolo di eccellenza è pro-
priamente di signore secolare, e
non conveniente a persona eccle-
siastica, e per tal motivo l' abhate
di Extrades ambasciatore di Fi an-
cia in Venezia, da monsignor A-
laldi nunzio pontifìcio non l'otten-
ne, ma invece fu trattalo pura-
mente Moììscigneur , come notò
il Paciuchelli, mem. par. 3, p. 126.
1 decreti della congregazione ceri-
moniale non accordano il titolo di
eccellenza in verun modo ai pre-
lati, ancorché di nascita principe-
sca. Il Parisi conservava un discor-
so di monsignor Antonio Caelani,
arcivescovo di Capua, mentre era
nunzio in Ispagna, in cui prova,
ECC 47
che ai signori ecclesiastici conviene
non già l' illustrissimo, ed eccellen-
tissimo, ma Illustrissimo e Rcve^
rcndissimo (Fedi). Tuttavolla l' u-
sanza, o piuttosto 1' abuso_, trascina
chi vorrebbe stare alle debite con-
venienze, e così distinguere le per-
sone, secondo i gradi, e le dignità
proporzionatamente ; ma i Cardi-
nali non ripugnarono di dare l'ec-
cellenza a' prelati nipoti di un Papa.
Si è pure introdotto l' uso di
dare l' eccellenza reverendissima ai
Prelati di fiocchtui, ed ai Nunzi
(Fedi). Nel titolano per un Car-
dinale si prescrive, che ai fratelli,
o nipoti secolari del Papa creatore,
i Cardinali da lui creati davano i
titoli d'illustrissimo, ed eccellentis-
simo_, signor mio osservandissimo,
cambiato poscia nel titolo di eccel-
lenza. E da notarsi, che il mio, e
r osservandissimo non era usato
dagli altri Cardinali coi delti pa-
renti. Inoltre sul titolo di eccel-
lenza il senatore Filippo Bonarro-
ti, nelle Osservazioni sopra i vasi
cimiteriali di vetro, p. 97 , illu-
strando l'iscrizione dignitas amico-
rum dice : che questa pei ifiasi, in
quanto servi specialmente a deno-
tare i nomi di persone particolari
ed insigni, s' incontra in Omero, ed
in altri antichi poeti. Cos'i in essi
si legge, la forza di Priamo, di
Enea, di Alcinoo, di Telemaco, di
Ercole, per Priamo, Enea, Alcinoo
Telemaco, ed Ercole ; e da ciò de-
rivarono i titoli, che sono tanto in
uso appresso di noi, come eccellen-
za, altezza, serenità ed altri. Ti-
toli, e frasi consimili a queste si
trovano nel codice Teodosiano, co^
me si vedono nelle lettere di Pli-
nio il giovane a Trajano. Sopra
gli altri titoli d' illustrissimo, po-
tentissimo, eccellentissimo, e simili.
48 ECC
dati a varie città, corporazioni, e per-
sonaggi, si possono vedere le Osser-
vazioni sopra i medaglioni dello
stesso Bonarroti, p. 1 4^, 244) ^ ^49;
e la dissertazione del Baudisio, de
tilulis illustrisj specfahilisy clarissi-
mi, magnifici^ e. I, §. 3. Nelle pro-
se di Dante, del Boccaccio, e del
Villani, e di altri buoni autori, di-
ce Claudio Tolomeì in una lettera
al Caro nel i543, e in altra scrit-
ta al Bini p. 89, non si legge
r infrascamento di signorie, di ec-
cellenze, di maestà oggidì usato a
tutte le ore parlando, e scrivendo.
Nel Dizionario francese delle Ori-
gini dicesi, che eccellenza è titolo
di onore che si dà agli ambascia-
tori, ai ministri, ed altre persone
che non si qualificano col titolo di
Altezza (p^edi). Esso riesce spe-
cialmente applicabile alla Germa-
nia, ed alla Francia. Sì aggiunge
che gli ambasciatori si trovano in
possesso di quel titolo dopo il iSgS,
nella qual' epoca Enrico IV re di
Francia spedi il duca di Nevers
ambasciatore presso il Papa, che
fu in Roma complimentato da prin-
cipio col titolo di eccellenza, e per-
ciò sembra che questo titolo di
onore, o almeno la sua applica-
zione agli ambasciatori , traes-
se la sua origine dall' Italia. Sul-
l'epoca dell'invio a Roma del du-
ca non posso convenire, perchè
leggo nelle vite de' Pontefici, che
Clemente Vili assolvette e riconob-
be solo nel i5^5 Enrico IV, il
quale nel 1608 spedi a Paolo V
Carlo Gonzaga duca di Nevers con
titolo di ambasciatore, per conte-
stargli in pubblico concistoro, co-
me fece, riverenza, ed ossequio.
Appresso in Francia si diede il
titolo di eccellenza a tutti gli am-
basciatori residenti a quella corte,
ECC
donde poi l'uso si propagò, e si
estese ad altre corti, ed altre per-
sone. Si nota eziandio, che gli am-
basciatori di Venezia, i quali go-
devano già di questo titolo come
nobili veneti, come si è detto, non
lo pigliarono se non dopo il i636,
quando l'imperatore, ed il re di
Spagna acconsentirono di ricono-
scere in essi siffatta qualificazione.
1 nobili veneti, presso i quali era
antico il titolo di eccellenza , non
lo ricevevano nei dominii della re-
pubblica, che dai cittadini, e dal
popolo. Grande poi è l'abuso che
dell'eccellenza si fa nel regno delle
due Sicilie, poiché poco si bada a
darlo soltanto a chi si compete.
Finalmente il titolo di eccellenza
fu un tempo comune anche agli
uomini insigni per lettere, benché
senza grado di nobiltà, scrivendo-
si, eccellente, molto eccellente, ed
eccellentissimo signore, ed in corpo :
vostra eccellenza. Così usoUo il Bem-
bo scrivendo al celebre giuriconsulto
Mariano Socino; Aldo il giovine ad
Antonio Persio; Luigi Grolo, al
Riccobono; il Vannozzi, a M. A.
Mureto, al qual Vannozzi per al-
tro non piaceva, che si desse loro
nel corpo dell'eccellenza, ma piut-
tosto: V. S. eccellente, molto ec-
cellente, o eccellentissimo. A' nostri
giorni l'eccellente, e il molto ec-
cellente collegati coir illustre, e mol-
to illustre, servono per onorare i
dottori, ed altri.
ECCELSO (excelsics). Titolo di
onore, addiettivo di eccellente, in si-
gnificato di alto, sopreminente, su-
blime, magnanimo, grande. Dicesi ec-
celsissimo, excelsissinius, celsissinius,
altissimus , in superlativo di eccel-
so; ed eccelsitudine, excelsilas^ cel-
siludo per grandezza, altezza, cel-
situdine, siccome titoli di principi.
ECC
Eccello setiatOj eccelso dominio dis-
se Bernardo Tasso delia serenissi-
ma repubblica di Venezia. Loren-
zo de Medici alla repubblica di Fi-
renze, usò i titoli di eccelsi signori ^
vostra eccelsa signoria. Illustris et
excelse frater era il titolo, che usa-
va il doge Francesco Foscari col
duca di Savoja Amadeo Vili poi
antipapa Felice V, nel i439. In
altra lettera del iJ\Zf usa il doge
col medesimo duca il titolo di fra-
ternità, ambedue termini d'egua-
glianza. Eccelso ancora è il distin-
tivo di alcuni vescovi di Germania,
come dell'arcivescovo, e principe di
Salisburgo. Ad esso davasi dai Car-
dinali i titoli di eccelso e reve-
rendissimo signore, ed in corpo, di
sua eccelsa persona, mentre in fi-
ne gli davano quello di sua eccelsa
reverendissima persona. Nel titola-
no per un Cardinale si nota, che
V Eccellentissimo [Vedi) si dava ai
secolari notati all'articolo Eccellen-
za (Vedi), la quale dicevasi in cor-
po, e in fine; ma poi venne adot-
tato tanto nella soprascritta, che
in cima della lettera il titolo di
eccellenza soltanto. Illustrissimo ed
eccelso si chiama negli atti pubbli-
ci il reggimento di Bologna per
decreto di quel senato, confermato
da Benedetto XIV a' i4 febbraio
1749, a mezzo di un breve apo-
stolico. Finalmente si dà il titolo
di eccelso alle supreme magistra-
ture, e cospicue corporazioni éc.
ECCLESIA, Chiesa (Vedi). Il
Crescimbeni, Istoria della chiesa
di san Giovanni, dice, che anti-
camente la voce Ecclesia j presa per
tempio, fu equivoca e significò e-
gualmente ogni sagro ritiro, o pub-
blico, o privato, o grande, o pic-
colo che fosse, il che pure s'intese
per la voce Basilica (Vedi). Si può
ECH 49
anche leggere l' Onomasticon del
Zaccaria. V. la Notizia dei voca-
boli ecclesiastici del Macri, alla
voce Ecclesia j il quale dice, che
Ecclesiae nutrices sono chiamate
le chiese parrocchiali da s. Ago-
bardo.
ECCLESIARCA (Ecclesiarcha).
Offiziale, o prefetto della chiesa,
cioè capo della chiesa di Costanti-
nopoli, la cui funzione consisteva
in raccogliere il popolo nel tempio.
Questo offizio del clero della chie-
sa esercitavasi anche fuori di Co-
stantinopoli. Dicesi ecclesia rea anche
il Santese o Mansionario (Vedi) ,
che in alcuni luoghi si chiama pu-
re Scabino. Gli uffici degli eccle-
siarchi si estesero anco di più di
questi, ed erano incaricati d'invi-
gilare al mantenimento, alla polizia
ed alla decenza delle chiese, di
convocare i parrocchiani, di accen-
dere i lumi pel divino uffizio, o
cantare, fare la cerca ec.
ECCLESIASTICO . Uomo di
Chiesa. V. Chiesa, e tutti gli arti-
coli relativi, come Chierico, Clero, ec.
ec. Ecclesiastico è pure il nome di
uno dei libri dell' antico testamen-
to, come lo è l'Ecclesiaste.
ECHINA (Ecliinus). Sede ve-
scovile della prima Tessaglia, nel-
l'esarcato di Macedonia, o deiriUi-
ria orientale, che secondo il Mirco
è sotto la metropoli di Larissa,
e dice chiamarsi altresì Scarfia^ o
Scarphia, da Sperchia, alla cui im-
boccatura trovasi situata. La sede
venne eretta nel secolo sesto, e
secondo VOriens Christ, t. II, p.
I i5, vi ebbero sede i vescovi Teo-
doro, Pietro, ed Aristotile, il qual^
intervenne al concilio di Costan-
tinopoli. Al presente Echina , E-
chinen.y è titolo in partihus, che con-
ferisce la santa Sede, ma sottoposto
4
gp ECO
alia metropoli pure in partihus di
Atene.
ECLANA (Aclanum). Città ve-
scovile del regno di Napoli, nella
Campania , antichissima città degli
irpini, appellata anche Qidntode-
cimuniy o Decimum quìntum. La
sua sede venne eretta nel secolo
quinto, e fatta sufFraganea alla me-
tropolitana di Benevento. Quindi,
nell'anno 669, fu la città distrutta
dall'imperatore Costantino, e poscia
rifabbricata, conservando il suo seg-
gio episcopale sino al decimopri-
mo secolo. Dopo di nuovo fu rovi-
nata, e la sede venne trasferita a
Frigento, e poscia unita a quella
di Avellino.
ECONOMO, Oeconomus, Ad^
ministrator. Nome di chi è prepo-
sto all'amministrazione delle rendi-
te, e de' beni ecclesiastici, od appar-
tenenti ad una comunità. Il Macri
qualifica l'economo per officio ec-
clesiastico, e dalla voce greca signi-
fica regolatore di casa, dalla parola
economia oeconomia^ governo do-
mestico della casa ; ed aggiunge ,
che all' economo apparteneva tener
conto dell'entrata ecclesiastica, dis-
pensare al clero gli stipendi, risar-
cire le rovine della chiesa, sovve-
nire colle hmosine le povere vedo-
ve,-gli orfani, ed altri indigenti, il
tutto però dall' economo veniva
eseguito ad arbitrio del vescovo.
Descrive minutamente l'officio del-
l'economato s. Isidoro neir episi.
ad Laudefrid. episcop. L'economo
riscuoteva i pii legati; e dopo la
morte del vescovo compilava l'in-
ventario delle suppellettili sagre
appartenenti al defonto.
Nel quarto, e nel quinto secolo
sì chiamarono con questo nome gli
amministratori de'beni della Chiesa.
Nei secoli precedenti questi beni
ECO
erano interamente amministrati dai
vescovi ; ma siccome questa cura
riusciva loro gravissima, e toglieva
ad essi parte del tempo, che doveva-
no impiegare negli uffizi del loro mi-
nistero, cercarono di liberarsene. S.
Agostino più volte voleva restituire
i fondi che possedeva la sua chie-
sa; ma il popolo non volle mai ri-
ceverli, come si legge nella vita di
lui scritta da Possidio, e. 1^^ 8. S.
Gio. Crisostomo rimprovera quei
cristiani, che per la loro avarizia e
negligenza nel «occorrere i poveri
aveano costretto i vescovi di for-
mare alle chiese rendite certe, e
lasciare la orazione, le istruzioni, e
le altre sante occupazioni per ad-
dossarsi tali cure, le quali convani-
vano ai soli esattori, ed affitlaiuoli.
Homil. 85 in s. McUlh. cap. 27,
e. IO. Perciò, come gli aposteli
avevano incaricato i diaconi della
cura di distribuire le limosine, i ve-
scovi affidarono agli arcidiaconi l'am-
ministrazione de' Beni di Chiesa
(Vedi), e dipoi agli economi che
dovevano renderne conto al clero.
Furono inoltre accusati alcuni ve-
scovi di aver lasciato perire i beni
delle loro chiese per negligenza, o
mancanza di cognizione. Questa fu
una nuova ragione, che impegnò i pa-
dri del concilio calcedonese nel 4^ i , a
comandare che ciascun vescovo sce-
gliesse fra i suoi chierici un economo,
per affidargli l'amministrazione dei
beni di chiesa, perchè gli arcidiaconi
erano d'altronde assai occupali, ed
era bene di tener lontano il sacer-
dozio da ogni sospetto. L'elezione
di questi economi facevasi colla plu-
ralità dei voli del clero, giacché
ricevevano tanto le rendite del ve-
scovo, che quelle del capitolo. In
alcuni luoghi erano scelti dal solo
vescovo, e se questo trascurava di
ECO
provvedervi, la nomina spettava al
clero. Che sififatti economi fossero
pur chiamati provveditori, lo dice
il Bernini, Storia delle eresie, pag.
i44- La Glosa, parlando del ca-
none calcedonese, can. !3i6, Quoniani
i6, 4j 7? ^'^® ^^^ ^^ sua disposi-
zione si applica indistintamente ad
ogni sorta di chiese, anche con-
ventuali, e parrocchiali. Il sopi-ad-
detto canone fu approvato da di-
versi concili , come di Siviglia, di
Nicea ec. /^. Diaconi^ Diaconie, ed
Arcidiaconi.
II settimo concilio ecumenico sti-
mò gli economi tanto necessari al-
le chiese, che stabilì essere la loro
scelta e nomina, un diritto devolu-
to agli arcivescovi, ed ai patriar-
chi. 11 p. Tomassino osserva, che
nella chiesa latina gli economi ave-
vano la cura delle rendite, e gli
arcidiaconi quella de' fondi, ma gli
uni e gli altri erano obbligati di
render conto della loro ammini-
strazione al vescovo stesso, al qua-
le per altro apparteneva sempre
la disposizione delle oblazioni, e
delle decime, anche di certi fondi
in usufruito, onde provenne Tuso,
e Io stabilimento dei Benefizi ec'
clesiastici (Vedi). Nella chiesa gre-
ca poi il Magnus Oecononms era
officio che si esercitava dai princi-
pali del clero, anzi era il primo
fra tutti dell'ordine clericale. Ma-
neggiava esso l'entrata della chie-
sa, per cui Simeone Tessalonicense
lo chiama successore di s. Stefano
proto-martire economo della primi-
tiva Chiesa. Dice Metafraste, che
nella chiesa greca l'economo si e-
leggeva con i voti di tutti gli ec-
clesiastici. Tra i medesimi greci
questo officio era assai rilevante,
dappoiché l'economo non era sol-
tanto incaricato del temporale, ma
ECT 5i
aveva ancora altre funzioni paiti-
colarì, a cui attendere quando il
vescovo uffiziava. L'economo pren-
deva posto alla sua destra, vestito
di una tonaca, e tenendo in mano
una specie di ventaglio, secondo
r uso della chiesa greca; e nelle or-
dinazioni l'economo presentava al
vescovo quelli, che dovevano essere
ordinati sacerdoti. S'ignora quan-
do terminasse l'uso di nominare
economi, per amministrare i beni
di chiesa, ed è probabile che ces-
sasse insensibilmente, a misura che
l'amministrazione di tali beni fosse
devoluta ai singoli beneficiati, il
perchè divennero gli economi qua-
si inutili, e la loro incumbenza fu
circoscritta alle rendite delle men-
se vescovili, durante la vacanza del-
le sedi. Il concilio di Ravenna del
1 3 1 7 stabili, che dopo la morte di
un prelato, s'istituisse un economo
perchè amministrasse le cose e le
rendite della chiesa, e a benefizio di
questa , e di quello che si sceglie-
rà per vescovo. Finalmente il con-
cilio di Trento, nella sess. 24 cap.
i6 de reform. ordinò, che quando
la sede fosse vacante, il capitolo,
ne' luoghi in cui è incaricato della
riscossione delle rendite, stabilisca
uno o più economi fedeli e vigi-
lanti, i quali abbiano cura degli
affari, e del bene della Chiesa, per
renderne conto a chi si apparter-
rà. Per ciò che si praticava in
Francia su questo punto di disci-
plina , si può vedere La Combe,
Raccolta di giurisprudenza canoni-
ca alla parola Economi. Antica-
mente si chiamò Economo spiri-
tuale quell'ecclesiastico, ch'era pre-
posto a reggere le chiese dei nomi-
nati ai benefìzi concistoriali, non
provveduti dalla santa Sede.
ECTESI {Ecthesìs), Editto, o libro
5i ECT
famoso, che dalla parola greca si-
gnifica esposizione, o profe^ione di
fede. L'imperatore Eraclio diede
iquestò nome ad un libro, che
vuoisi composto da Sergio patriar^-
ta di Costantinopoli, e che a sua
istigazione pubblicò con un editto
nell'anno 689, in favore del monote-
ìismo. Il principe cominciava Tedittó
tol proibire, che si diresse esservi ìa
Gesù Cristo una o due operazioni,
ma dichiarava poi espressamente
non èsservi in lui che una volontà;
in sostanza favoriva l'eresia dei Mo-
nolelìti (Fedfjj così chiamati appunto
perchè non ammettevano che una
'volontà in Gesù Cristo, la quale eresia
può dirsi un semi-eutichianismo.
Eraclio promise ad Anastasio,
capo de Giacobiti (Vedi), che erano
una setta di eutichianì, di farlo
^patriarca di Antiochia, se volesse ri-
'conoscere il concilio di Calcedonia.
Anastasio finse di abbracciare la
-fede cattolica, ingannò l' imperato-
re, e lo trasse nell'errore dei mono-
feliti. Ciro patriarca di Alessandria,
« Sergio patriarca di Costantinopoli
■ve lo confermarono, e fecero pub-
blicare ed dpprovai'e VEctesi com-
posto dal secondo , ch'era in appai-
renza cattolico ; ma che stabiliva
in fatto una sola volontà, ed una
sola operazione in Gesti Cristo, e
nello stesso tempo imponeva silen-
^o a siffatte questioni. Questa pub-
blicazione fu fatta mentre vacava
la Sede pontificia per morte di
Onorio I. Durò questa vacanza cir-
ca venti mesi, perchè Eraclio ricusa-
va di ratificare l'elezione del Papa
Severino, secondo l'abuso allora lol-
ierato dalla Chiesa, finché l'eletto non
approvasse l'edittOj ossia profe.<isione
tii fede, la quale trovasi in Labbè
Condì, t. VI, col. 196^, e nell'Ar-
duino . t. Ili, col. 791. 1 legati
ÉCT
spediti da Severino in Costanlind-
poli, avendo compreso da quel cice-
ro che nulla otten'ebbero, se pri-
ma non avessero promesso di far
sottoscrivere al Pontefice VEctesi,
simulatamente lo promisero per dar
termine alla lunga sede vacante,
onde ottenuta dall' imperatore là
conferma dell'elezione di Seveiino,
se ne ritornarono in Roma. Ma in-
vece Severino subito condannò e
maledi l'editto, fu quindi vittima
dell'indignazione di Eraclio, e mo-
rì dopo due mesi e tre giorni di
pontificato. Il Rinaldi, all'anno 640,
num. 2, e seg., riporta la vessazione,
cui soggiacque il zelante Pontefice.
Gli successe Giovanni IV , cui
Eraclio procurò di guadagnare, di-
cendo nello scusarsi, che l'editto era
stato compilato da Sergio, il quale
l'avea pregato di sottoscrivere. Gio-
vanni IV, eccitato da s. Massimo
abbate di Crisopoli , presso Costan-
tinopoli, radunò in Roma un con-
cilio, e vi condannò l'editto e i
Monoteliti. Allora Eraclio egualmen-
te condannò VEctesi, e dichiarò
con altro editto, che fece propaga-
re si in oriente che in occidente,
che il patriarca di Costanlinopoli
S'^rgio era il vero autore dell' Ectesi.
Giovanni IV indirizzò all'imperato-
re una lettera, coli' apologia del
predecessore Onorio I, nella quale
mostrava che questo Papa erasi
sempre attenuto (con s. Leone I, e
colla chiesa cattolica) alla dottrina
di due volontà in Gesù Cristo;
eh* egli avea negato soltanto esservi
nel Salvatore, come in noi, due
volontà contrarie ed opposte l'una
all'altra, quella della carne, e quella
dello spirito; che avea costantemen-
te insegnato, giusta il vangelo, che
Gesù Cristo avesse la volontà della
natura uipana unita alla sua divi-
ECU
nità, come meglio si legge appresso
il citato La^bè t. V, col. 1659. Sem-
bra, che la lettera fosse da Giovanni
IV inviata a Costantino figlio di
Eraclio, perchè questo ultimo era
morto. Costantino nel 641 rivocà
l'editto, e lo condannò al fuoco.
Ma dipoi avendo l'imperatore Co-
Stante pubblicalo il famoso editto
chiamato Tipo (^Fedi) ad istigazio-
ne del patriarca Paolo, questi fu
condannato dal Pontefice Teodoro
I siccome diligente in estinguere
ì'Ectesi di Eraclio. F. il Mondelli,
Dissert. eccL dissert VII. Sopra
la deposizione, e la scomunica di
Pirro Monotelita, fatta e sottoscritta
dal Pontefice Teodoro. 11 successore
s. Martino I, nel celebre concilio te-
nuto nel Laterano l'anno 649, so-
lennemente condannò VEctesì ed
il Tipo di Costante, che perciò fe-
ce rilegare il buon Pontefice in Cri-
mea. Nel pontificato di Agatone nel
concilio generale VI, costantinopo-
litano III, furono condannati nuo-
vamente XEctesi e // Tipo , ed i
monoteliti.
ECUxMENICO (Oecumenicus). Pa-
rola greca, la quale significa gene-
rale o universale, la terra abitata od
abitabile. Questa parola per indicare
un concilio venne adoperata la prima
volta nel concilio generale di Calce-
donia, tenutosi nel ^^\. L'annalista
Rinaldi, all'anno 347, reputa conci-
lio ecumenico il sinodo Sardicense,
e rende ragione sul significato della
parola ecumenico. Alcuna volta gli
africani diedero il nome di ecu-
menici ad alcuni concili, ch'erano sol-
tanto composti dei vescovi di tutta
l'Africa. Ma quali sieno i concili e^
cumenici, colla definizione del con-
cilio veramente ecumenico, V. l'ar-
ticolo Concilio, massimamente nel
-voi. XV a pag. 1 59 del Diùonarìo.
ECU
53
Il Macri, Nat. de* vocah. eccl, dice
che il concilio ecumenico è chia-
mato concilio universale, e magnum;
e dice che plenarium lo chiamò s.
Agostino neWepist. 162. Sull'ecu-
menicità de'concili si può pure leg-
gere il Bernini, Storia delle eresie.
. In quanto al titolo poi di vcscO'
va, o patriarca ecumenico, ci per-
metteremo questa breve digressione.
Molti patriarchi di Costantinopoli
si sono arrogati il titolo, e la di-
gnità di patriarchi ecumenici, ed
ecco in qual occasione. Quando Cor
stanti no trasferì la sede imperiale
a Bisanzio, che dal suo nome chia-
mò Costaptinopoli , decretò che
questa città godesse di tutti gli
onori, diritti e privilegi, che un
tempo erano stati accordati all'anr
tica capitale dell'impero romano,
la città di Roma. Conseguente-
mente i vescovi di Costantinopoli
(Fedi), al modo che dicemmo a
quell'articolo, si persuasero d'avere
su tutto l'oriente la stessa giurjisdir
zione, che i romani Pc^atefici eser;
citavano nell'occidente. L'anno 38 r,
il primo concilio tenuto in questa
città, ch'è il secondo generale, de-
cise col suo terzo canone, che U
vescovo di Costantinopoli avesse le
prerogative d'onore dopo quello di
Roma, perchè quella era la Roma nor
velia. In tal guisa questo vescovo fu
collocato sopra i patriarchi d'Ales-
sandria e di Antiochia, i quali re-
clamarono del pari che i sommi
Pontefici contro questo cambia-
mento di disciplina; ed incomin-
ciando da s. Damaso I, sotto dd
quale venne celebrato il conciho,
sino ad Innocenzo III, i Papi
non riconobbero mai per patriar-
chi i vescovi costantinopolitani.
Nel concilio di Calcedonia tenu-
to Tanno i5i, ì preti e i diaconi
i^ ÈCU ECU
della chiesa di Alessandria, preseli- porta Paolo diacono, de gestìs lori'
farono al Pontefice 8. Leone i // gobardornm, ca^. Sy, lib. lV,che al
Magno, che per mezzo de* suoi le- romano Pontefice soltanto appar-
sati presiedeva a questo concilio, tenesse il titolo di universale, che
un' istanza concepita in questi ter- si arrogava Ciriaco, successore nel
mini : ji4l santissimo , e beatissimo patriarcato al Dìghinatore.
patriarca ecumenico della gran Ro- Questa qualità di ecumenico non
ma, Leone. Quindi anche i patriar- solo deve la sua origine al noto
chi di Costantinopoli presero il ti- orgoglio ed all' ambizione de' nomi-
tolo di patriarca ecumenico, col nati patriarchi, ma è incerta ed
pretesto che fosse stato dato a s. anche equivoca. Sotto il nome di
Leone I, sebbene questo Papa non patriarca ecumenico, si può inten-
se lo sia mai attribuito. Nell'an- dere o quegli la cui giurisdizione
no 5i8 il vescovo di Costantinopoli si estende universalmente su tutta
Giovanni III, ed Epifanio l'anno la Chiesa, o quegli che si conside-
536 usarono di questo titolo; ma ra come solo vescovo supremo, e
Giovanni VI patriarca di Costan- che riguarda gli altri come suoi
tinopoli, dipinto da' greci per un vicarii o sostituti, o finalmente que-
prelato di virtù cospicue, e sopran- gli la cui autorità si estende sopra
nominato il Digiunatore, prese il una gran parte del mondo , pren-
titolo di ecumenico e di vescovo dendo la parola universale non pel
universale anche con maggior so- mondo intero, ma per una vasta
lennità in un concilio di tutto l'o- estensione di paese, come fece s.
riente, che avea convocato l'anno Luca e. 2, v. i. Il primo di que-
587, senza averlo partecipato al sti tre sensi, che é il più naturale,
Pontefice Pelagio li. Questo Papa, è quello che adotlò il concilio di
e il di lui •successore s, Gregorio Calcedonia, qualora giudicò che si
I, il Magno, condannarono inutil- desse questo titolo a s. Leone I.
mente siffatta arrogante usurpazio- Certamente i patriarchi di Costan-
ne: laonde i successori del Digiu- tinopoli lo prendevano nel terzo
tialore conservarono il titolo di pa- senso per arrogarsi la giurisdizione
triarca ecumenico, come l'usò quel su tutto l'oriente, come il primo
patriarca che nel i43i fu, al con- dottore della loro chiesa si chiamò
cilio di Basilea. Non solo s. Gre- Dottore ecumenico. Però essi anco-
gorio I riprovò l'alterigia del Di' ra avevano torto se con ciò pre-
giunatore, ma eziandio riprese quel- tendevano escludere i romani Pon-
la di Eulogio patriarca di Alessan- tefici da ogni giurisdizione sulle
dria, che pur si denominava pa- chiese orientali, come fecero in pro-
triarca universale. Fu alloi*a che gresso. Il secondo è assurdo chia-
s. Gregorio I cominciò ad intito- i*amente, ed è quello che sembra
larsi in tutte le sue lettere, col ti- aver inteso s. Gregorio I riguardo
tolo opposto, e pieno di umiltà, e ai patriarchi di Costantinopoli. Egli
di modestia : Servo de* seni di Dio, dice, che il titolo di patriarca ecu-
la qual formola tuttora si adopra menico è una bestemmia contro
dai successori di lui. Quindi Boni- l'evangelo, e contro i concilii; che
facio III del 607 ottenne dall' im- quegli che lo prende si crede il so-
peratore Foca, con decreto, che ri- lo vescovo, e priva tutti gli altri
ECU
ddla loro dignità, la quale è d'istitu-
zione divina. Prima eli Foca, T im-
peratore Giustiniano I, con V epìst.
ad Joan. Pont., appresso Labbè
Concilìor. tom. IV, col. 174^, Ar-
duino t. II. col. 1146, e nella L.
S. cod. de summa Trin. et Fide
catholicay che visse ottani' anni cir-
ca prima di Foca, avea confessalo
essere Giovanni IF, Pontefice ro-
mano del 533, // cupo di tutte le
sante chiese ^ e nella Novella i3f,
cap. 2, il primo di tutti i sacer-
doti. Laonde non fu il decreto di
Foca summentovato per istituire
qualche cosa di nuovo sul primato
del romano Pontefice, come sup-
pongono i Centuriatori di Madde-
burgo, Cenlur. 7, cap. 7, pag^ 121,
ma per dichiarare, che al sommo
Pontefice compete il nome di Uni-
versale, come ben riflettono i due
dottissimi Cardinali Baronio, Anual.
eccles. an. 606, num. 2, e Bellar-
mino de Rom. Pont, lib, 2, cap. 17.
Al giorno d'oggi tutti i patriar-
chi greci prendono il titolo d\ ecu-
menico, come i patriarchi giacobiti,
nestoriani, ed armeni si appellano
il Cattolico (f^edi), che significa
parimenti universale j ma questa
universalità comprende soltanto l'e-
stensione della loro setta. Du Gan-
ge, Glossar. Latin, ^.l'erudita let-
tera di Pompeo Saruelli, lett. XL
del tom. IX delle Lett. Feci. Per-
cìiè il patriarca di Costantinopoli
si dice ecumenico, titolo che s. Gre-
gorio I chiamò; Stulti nominis pro-
fanuni vocabulum; ed osserva che
Anastasio Bibliotecario nella prefa-
zione del VII sinodo % Giovanni
Vili, dichiara questo titolo ecume-
nico, dicendo che il patriarca di
Costantinopoli non è universale in
tutto il mondo come il Papa, ma
iu una sola parte, perchè Oecu-
EDE 5^
men, significa anche abitazione; e
e che il predicatore evangelico fu
da alcuni appellato Oecumenicus
doctor. Altre erudizioni sul titolo
e nome di ecumenico, si possono
leggere nel citato Macri alla paro-
la Oecumenicus^ ove dimostra la
modestia de' Pontefici, che non vol-
lero farne uso, e riporta la testi-
monianza di concili, di vescovi, e
persino di Menna vescovo di Co-
stantinopoli, che chiamarono i Ro-
mani Pontefici ecumenici, ed uni-
versali. Michele Lorenz stampò in
Argentina: Fxamen decreti imp,
P/iocae de Primatu Romani Ponti"
ficis j e prima di lui Matteo Pfal-
fio, Tempe Helvet. tom. 4» sect. 5,
ci diede: De titulo patriarchae ce*
eumeni ci.
EDDA (s.) Anglo-sassone di na-
scita fu s. Edda, e consacratosi per
tempo al servizio del Signore, nel
monistero di s. llda, fu destinato
di poi al vescovato di Dorchester
presso Oxford, indi a quello di Win-
chester. Nell'esercizio dell'episcopa-
to egli si adoperò santamente, e
con edificazione de'suoi diocesani, e
dopo trenta anni di cure e sollecitu-
dini morì ai 7 di giugno dell'anno
7o5. Nel martirologio romano è
assegnata in tal giorno la sua festa.
EDEN , o Paradiso terrestre. V.
Paradiso.
EDEN. Sede vescovile dell* Asia
nella Siria, presso il fiume Adonis,
verso il nord de' cedri del Libano,
all'oriente di Tripoli sul monte Liba-
no, dipendente dai maroniti, presso il
monistero dei ss. Sergio e Bacco, in
cui il vescovo faceva la sua residen-
za. Si hanno notizie di tre vescovi
di Eden, già conosciuta anche sot-
to il nome di Paradiso. Stefano
occupò questa sede \ anno 1 397 ;
Giorgio fu coQsagrato nel 1096,
^6 EDE
ed Elia gli successe nel i634. O-
riens Christ. t. Ili, p. 92, e 93.
EDESIO (s.). Edesio nacque nel-
la Licia provincia dell* Asia minore.
Ebbe a fratello s. Appiano, che sos-
tenne il martirio a Cesarea. Fu di
professione filosofo, e quantunque
si fosse fatto cristiano, non dimise
però le insegne della primiera sua
instìtuzione. A Cesarea segui egli i
precelti di s. Panfilo, e non arros-
siva in faccia ai magistrati di con-
fessare Gesù Cristo, per cui più
volte ebbe a soffrire la carcere, e
per ultimo ad essere condannato
alle miniere di Palestina. Liberato
in progresso da si cruda destina-
;zione, passò egli in Egitto, e giun-
to in Alessandria si senti altamen-
te commosso, nel vedere persegui-
tati i cristiani coi più fieri tormen-
ti, ed esposte le vergini donzelle al
ludibrio di vili mercanti di schiavi.
Infiammato di zelo veramente evan-
gelico, non potè egli più contener-
si, e presentatosi al prefetto Gero-
eie, ferissimo persecutore, lo rim-
proverò della sua crudeltà, e della
sua indegnità. Gerocle inferocito
contro di lui Io fece caricare di ca-
tene, ed assoggettatolo di poi a va-
rie guise di torture, alle quali sep-
pe resistere con eroica costanza, il
condannò per ultimo ad essere git-
tato nel mare, in cui ebbe termi-
ne il suo sagrifizio. Viene onorato
li 8 aprile.
EDESSA, Orfa, o Reha. Città
arcivescovile della Turchia asiatica
nella Mesopotamia, capo luogo del
pascialatico, e del sangiacato del
suo nome, e situata sul pendio di
due colline, ed in riva al fiumi-
cello Scirtus, detto Ibrahim-Khalil,
Je cui acque vengono condotte in
un grande bacino quadrato pieno
(lì una moltitudine di pesci consa-
ÉDE
grati ad Abramo, e che non pos-
sono essere toccati. Circondata da
alte mura, fiancheggiate da torri,
e da un lato precedute da un fos-
so scavato nella viva roccia,' è in
oltre difesa da un castello situato
sopra una rupe. Le strade hanno
per mezzo un canale, e sono guar-
nite di case solidamente edificate.
11 palazzo del pascià è vasto; vi
sono parecchi bagni e bazar a vol-
ta assai belli, ed un maggior nu-
mero di moschee coi minaretti più
o meno alti, fra le quali è degna
di osservazione quella consagrata ad
Abramo. Gli armeni vi hanno una
chiesa, presso cui risiede il loro ve-
scovo, ed un ospizio fuori della
città. Ragguardevole n'è il com-
mercio, ed i suoi abitanti si com^
pongono di turchi, arabi, kurdi,
armeni, e di alcuni pochi ebrei.
Alcuni suppongono che questa città
corrisponda all' Ur della sagra Scrit-
tura, altri la dicono edificata da
Nembrod, sotto il nome di Arach,
chiamata 'poscia CalLiroe, o Calir-
hoCj e per abbreviazione Roe, o
Reha. Sopra la montagna, che si-
gnoreggia il forte, veggonsi delle
ruine consistenti in due grandi e
belle colonne corintie, che gli abi-
tanti dicono essere gli avanzi del pa-
lazzo di Nembrod, ed In parecchie
stanze scavate nella roccia, le quali
sembrano d' una remota antichità.
Eusebio la disse fondata da Seleu-
co I re di Siria, 3o4 anni prima
di Gesù Cristo; indi divenne la
capitale del regno di Magdonia.
Secondo Polibio, sotto i Seleucidi
portò il nome di Antìocìàa. Di-
ventò Edessa colonia romana^ e fu
uno dei baluardi dell' impero oppo-
sto ai Parti, ed ai Persiani. Nel
1 17 venne incenerita da un corpo
di truppe spedito da Trajano. Fi-
ÈUE
lì;il incute questa città fu chiamata
lùtessa, da un' altra città di Ma-
cedonia, i cui abitanti vi si rif'u-
jjiarono, ed è conosciuta anche sot-
to I nomi di Orfa, Ourfa, ed Or-
sa. La città sotto il nome di E-
dessa fu celebre allorché partico-
larmente la dominarono i succes-
sori di Alessandro. Divenne egual-
mente celebre ai tempi delle Cro-
ciate (Fedì), al quale articolo si
accennano le cose principali, ri-
guardanti quegli avvenimenti. Al-
lora diventò la residenza del Cour-
tenay, che in questa parte dell' A-
sia avea fondato un regno. Il Papa
Lucio II ne pianse la perdita, quan-
do nel I i44 ^11 tolt^ ^' crocesigna-
ti. Gengis-Ran la saccheggiò nel
XIII secolo, e Tameilano nel XIV;
cadde quindi in potere de' turchi,
che r hanno poi sempre conservata.
Edessa ricevette la fede di Gesù
Cristo sotto Abgaro armeno, che
n era re, per opera di Taddeo,
imo dei settanta discepoli di Gesù
tristo. Abbiamo da s. Girolamo,
Matth. cap. io, che Abgaro aven-
do ricuperato prodigiosamente la
sanità, si fece cristiano. Eusebio,
nel lib. I, cap. i3, Istor. Eccl. ,
racconta che Abgaro avea scritto a
Gesù Cristo, di cui diceasi parente,
implorando prospera sanità, cui ri-
spose Cristo. Per mezzo dell' apo-
stolo s. Taddeo ricuperò Abgaro
la lettera, e' si fece cristiano. La
tradizione aggiunge che la lettera,
e il ritratto al naturale, mandato-
gli da Cristo, furono dati alle mo-
nache della Chiesa di s. Silvestro
in Capite [Vedi), di Roma, dove
tuttora si conserva il ritratto. Pri-
ma però l'immagine, e sino al 944»
si conservava con gran venerazione
in Edessa, donde fu tolta nell'impe-
ro di Romano, che la fece portare
EDE ^j
a Costantinopoli, e poscia nel i325
venne ti*asferita in Roma. Questo
trasferimento da altri viene asse-
gnato verso la fine di questo seco-
lo. Altri però dicono venerarsi la
vera immagine nella chiesa di s.
Bartolommeo già de' basiliani ar-
meni in Genova, ed ora de' bar-
nabiti, come si legge nella Notizia
istorico-critica della prodigiosa effì-
gie di N. S. G. C. Oltreché va pu-
re consultato il Carletti nelle Me-
morie storico-criliche della chiesa,
e monistero di s. Silvestro in capi-
te di Roma, pag. 94, capo Vili:
Della immagine Edessena venera-
ta in questa chiesa, Genova 1828.
Ma di tuttociò, che riguarda que-
sta sagra immagine, e la suddetta
lettera, parleremo all'articolo Re-
gno antico di Armenia (Fedi). E-
dessa ebbe i suoi re, che si chia-
mavano Abgari, come i Tolomei di
Egitto, e i Darli di Persia. Il re
Abgaro, il quale fiori ai tempi di
Marc' Aurelio, fece coniare la pro-
pria effigie insieme a quella dell'im-
peratore y per r amistà che seco
loro passava. Il capo del re è co-
perto da un berrettone alla per-
siana con di dietro la legatura co-
me si usa nei diademi, avente sot-
to un berrettino, che cuopre le
orecchie.
Nel terzo secolo venne, stabilita
in Edessa una celebre scuola, e
Macario precettore del martire Lu-
ciano, vi presedeva, e vi conservò
la vera fede sino all'imperatore Ze-
none, allorché vi s' introdusse il ne-
storianismo. Alla metà del quarto
secolo il cristianesimo vi aveva fatti
sì grandi progressi, che Giuliano
r apostata, recandosi alla guerra di
Persia, non volle onorare di sua
presenza la città nel suo passaggio
appunto perchè em tutta cristiana.
58 E DE
Ed anche quando gì' imperatori Co-
stanzo, e Valente facevano tulli i
loro sforzi per istabilirvi l' ariane-
simo, la fede ortodossa si con-
servò sempre pura, e senza mac-
chia. Questa metropoli della pro-
vincia Osroena, nella Mesopotamia,
presso Amida, ed A leppo, nel pa-
triarcato di Antiochia fu eretta nel
quinto secolo, e divenne esarcato
nel duodecimo, colle seguenti sedi
per sufTraganee: Teodosiopoli poi
arcivescovato, Carra, Costanza, Bat-
hne, Callinico o Leontopoli, Circesia,
Marcopoli, Rimeria, Dausara, Ni-
cefora, Nova Valenza, Birba seu
Birtha, Terimaco, Monitilla, Mo-
niauga, Macaria, Anastasia, e Se-
rogena. Inoltre in Edessa vi ebbero
oltre i greci seggio episcopale an-
che i siri, i nestoriani, e ì latini
al tempo delle crociate, quando cioè
venne eretta in possente contea,
sotto il regno di Gerusalemme. Il
patriarca di Antiochia vi fece un
tempo residenza, e perciò ha ap-
partenuto ancora alle provincie ec-
clesiastiche dei siri, dei giacobiti,
degli armeni, ed a quella di Amido.
Il Rinaldi ne' suoi Annali riporta
la conversione alla fede degli edes-
seni, e le notizie del loro vescovo
Barsameo martire, dei martirizzati
sotto Trajano, della persecuzione
di Valente, del miracolo della cro-
ce, per la quale fu difesa da Co-
sroe, della rovina cagionatale dal
fiume Chaboram, e delle ripara-
zioni neir anno 525, a cui accorse
r imperatore Giustino I, per lo che
da lui ebbe il nome di Giustino-
poli.
Al presente in Edéssa avvi una
missione di religiosi cappuccini, e
gli armeni appartengono alla giu-
risdizione ecclesiastica del patriarca
di Cilicia. Edessa, Edessen., è in
EDE
oltre un titolo arcivescovile in par-
tibus infidelUtm, che si conferisce dai
sommi Pontefici. I titoli vescovili
paiimentr in parlibus, e sottoposti
alla metropoli di Edessa, che con-
ferisce attualmente la santa Sede,
sono sei: Anastasiopoli, Birla, Cal-
linico, Carra, Dolica, Dansara e
Marcopoli, già sedi vescovili suffra-
ganee della stessa Edessa. \J Oriens
Christ. tom. II, pag. 953, e seg. ,
e la Biblioth. orient. t II, p. 359
e seg. , fanno il novero di trenta-
cinque vescovi di Edessa, di venti-
nove giacobiti, e due arcivescovi
latini. Gli ultimi arcivescovi in par^
tibus di Edessa, sono Francesco
Bertazzoli fatto arcivescovo da Pio
VII, che, nel 1823, lo creò Cardi-
nale; il Cardinale d. Placido Zur-
la, che, essendo da Leone XII stato
fatto nel 1823 vicario di Roma,
fu fatto consagrare dal Cardinal
decano della Somaglia in arcive-
scovo di Edessa ; ed Ignazio Gio-
vanni Cadolini di Cremona, che il
regnante Papa Gregorio XVI, nel
concistoro de' i3 febbraio i838,
trasferì a questa sede titolare, da
queHa residenziale di Spoleto, men-
tre neir anno corrente, nel conci-
storo de' 27 gennaio, lo pubblicò
Cardinale di s. romana Chiesa, ed
in quello de* 3o gennaio lo fece
arcivescovo di Ferrara.
EDESSA. Città vescovile di Ma-
cedonia nell'Emazia, più remota-
mente chiamata Aegeas , diocesi
dell' lUiria orientale, sotto la me-
tropoli di Tessalonica. Fu celebre
per le tombe dei re di Macedonia,
che ivi porta vansi a seppellire. Si
hanno notizie di cinque vescovi di
Edessa, Isidoro, un altro di cui
non si conosce il nome, Sofronio,
Daniele, e Niceforo. Orieiis Christ.
tom. II, pag. 80.
EDI
EDILBURGA (s.). Un desiderio
ardentissimo di giungere alla per-
fezione cristiana determinò Edilbur-
ga ad abbandonale la reggia pater-
na, e ricoverarsi in Francia, con-
sacrandosi a Dio nel monistero di
Faremoutier. Alla morte di s. Fa-
va, che era stata la fondatrice di
quel sacro ritiro, ne divenne ella
badessa, e seppe edificare colla sua
umiltà e carità le proprie consorelle,
santamente morendo col generale
compianto. Nel martirologio roma-
no, come pure in quello di Fran-
cia e d'Inghilterra, è ricordala la
sua festività ai 7 luglio.
EDILTRUDE (s). Figlia Edil-
Irude del pio Anna re degli est-
Angli, nacque ad Erminga, nella
contea di Suffolk. Religiosamente
educala nel santo timor di Dio,
divenuta adulta, fu da' genitori ec-
citata ad unirsi in matrimonio col
principe de'Girviani meridionali Ton-
berchet, col quale visse in continen-
za perfetta. Passati tre anni in san-
ta unione, col consenso del marito,
da lui si staccò, e ritiratasi nell' i-
sola di Ely, condusse una vita ve-
ramente angelica per ben anni cin-
que. Inclinata per indole a disprez-
zare lutto ciò che odorava di mon-
do, dedita allo spirito di povertà e
di umiltà, tutto il suo gusto era
il cantare di e notte le lodi del Si-
gnore. Un tale contegno di vita
non potea restare occulto agli occhi
del mondo, e quanto più ella cer-
cava per umiltà nascondere le sue
virtù, tanto più queste risplende-
vano, e si facevano manifeste. Eg-
frido, re di Northumberland, fattosi
anch' egli ammiratore di si gran
donna, tentò ogni maniera per con-
durre Ediltrude, già fatta vedova
di Tonberchet, a voler seco lui pas-
sare a seconde nozze. Ediltrude vi
EDI 59
aderì, e visse con questo per anni
dodici, sempre però in continenza,
consecrata di continuo in opere di
religione e pietà. Finalmente, per
consiglio di s. Wilfrido, lasciata la
reggia prese il velo di religiosa, e
si ricovrò nel monistero di Coldin-
gham, allora diretto da s. Ebba.
Nell'anno 672 fondò due monisteri,
uno dei quali diresse in qualità di
badessa, e morì in quello li i3
giugno del 679. Molti miracoli fu-
rono operati alla di lei tomba al
solo tocco delle sue reliquie, ed il
giorno a lei sacro è appunto quel-
lo della sua morte.
EDIMBURGO, o EDEMBURGO,
Ediniburgiuìi. Città vescovile, capi-
tale della Scozia, nell' impero brit-
tanico, un tempo sede de' suoi re
prima della morte di Elisabetta re-
gina d* Inghilterra, e quello del suo
parlamento prima della unione dei
due regni, ora capoluogo della con-
tea, e della nazionale chiesa pres-
biteriana in Iscozia . È sede dei
tribunali superiori, e delle prime
amministrazioni del regno di Sco-
zia. Edimburgo è situata sopra tre
colline, che si estendono parallela-
mente a lato l'una dell'altra; a
sinistra vi è la città antica, oscura
e severa come i fabbricati dei tem-
pi cavallereschi, ed a dritta la città
nuova splendida, e bianca come
un palazzo recentemente costruito.
La città vecchia occupa la collina
del centro, la più alta delle tre, e
cuopre colle sue nuove costruzioni
la collina del sud. La città nuova
occupa la collina del nord, e si
estende più particolarmente dalla
parte di Leith, le cui case si avvi-
cinano ciascun giorno di più, e fi-
niranno col riunire queste due cit-
tà. Delle due valli, che dividono
le colline, quella del sud è quasi
6o EDI
interanjeote coperta di abitazioni ;
quelld del nord ira la vecchia, e
la nuova città è la più larga, e
più profonda, ed un tempo forma-
va un bacino di un lago, che si
disseccò quasi interamente, conser-
vando il suo nome di Norlh-loch.
Col mezzo di argini, e di ponti
stabiliti attraverso questa valle, ab-
bellita da case, e da chiese, queste
óue parti comunicano insieme. Que-
sta città può chiamarsi l'Atene del
Word, perchè tale la caratterizzano
molli punti di rassomiglianza topo-
grafica con quella metropoli della
Grecia, anche non avuto riguardo
alle istituzioni politiche, e lettera-
rie, che la rendono una delle ca-
pitali più cospicue dell' Europa mo-
derna, non che agli ornamenti, ed
alle memorie, per le quali potreb-
be gareggiare con quasi tutte le
altre dell'Europa antica. Il castello
stimato inespugnabile prima della
invenzione dell'artiglieria, è sepa-
rato dalla città da una spianata, è
vasto di costruzione irregolare e
gotica , rinchiude delle grandi ca-
serme, e gli avanzi di una residen-
za reale, in cui nacque Giacomo
VI. In una delle sale di questo
edilìzio, furono deposte all' epoca
della unione, le insegne del regno
di Scozia.
L' Holyrood, palazzo dei re di
Scozia edificato dal rinomato cav.
Bruzio architetto scozzese, occupa il
luogo di una antica abbazia di tal
nome, tòndata nel i 128 dal re Da-
vid I, e della quale ora non re-
stano più che le mura, e la chiesa.
E questo un grande edifizio qua-
drato in pietra, e di architettura
greca mescolata alla gotica. Vi si
osserva l'appartamento, che abitava
Maria Stuarda regina di Scozia,
QOjme pure una lunga galleiia de-
EDI
corata di pretesi ritratti di tutti i
re della Scozia, da Fei gus I, e nel-
la quale la nobiltà si riunisce ao-.
Cora per eleggere al parlamento
brittanico i pari elettivi della Sco-
zia. Questa poizione della città
contiene inoltre il palazzo del par-
lamento degno di osservazione per
la gran sala, in cui radunavasi la
camera dei comuni. Avanti di que-
sto palazzo vi è una piazza qua-
drata, ornata della statua equestre
di Carlo II. Altri edifizi contigui
a questo palazzo servono per la
giustizia, per la biblioteca degli av-
vocati che rinchiude più di settanta
mila volumi, e mille manoscritti;
mentre gli altri edifizi sono per le
sessioni della contea, per la stam-
peria reale ec. Avvi pure in que-
sta parte della città antica 1' edi-
fizio della università, eretto sopra
un vasto piano. La borsa, assai
bello edifizio, e la banca stanno al
lato della piazza del parlamento;
l'antica cattedrale, da ultimo risar-
cita dal suo cattivo stato, e che
occupa una parte di detta piazza,
è vasta e maestosa per la sua for-
ma gotica. Fu divisa in quattro
cappelle protestanti, ed una por-
zione dopo la riforma si converti
in uiììzio di polizia. Vi si ammira
la torre quadrata sormontata da
due arcate a giorno, che sostengo-
no un' alta guglia, e che figurano
in aria una corona imperiale sin-
golare. In fondo della valle meri-
dionale viene la stretta strada Cow-
gate attraversata da un ponte ele-
gante, che unisce la colhna centra-
le alla meridionale. La porzione
meridionale di Edimburgo è anco-
ra più amena dalla parte centrale,
e vi sono piazze eleganti, come ve
ne hanno nella città nuova deco-
rate di monumenti. Tra gli edjfi-;
EDI
^.i tlella cìltìi nuova si dislingué
«[ttello degli archivi, costruito in
uno siile grandioso, ed ornato dei-
fa statua in marmo bianco di Gior-
gio IV. Un ponte, situato alla c-
stremità della strada Princèstreet,
serve a passare alla collina di Cal-
ton-Hill, alla sommità della quale
evvi una torre di gotico stile, e-
stremamente alta, eretta in onore
di Nelson ; torre che domina il
^olfo di Forth. In vicinanza è l'os-
servatorio, con bella camera oscu-
ra. Scendendo sulla destra del pon-
te, si distingue un' altra torre di
ai-chifettura greca, ed è la tomba
del celebre isterico Hume: poco
distante vi è la prigione pei gran-
di colpevoli; in seguito si vede una
casa di correzione, e di lavoro, di
lodevole architettura, e ben adatta-
ta alla sua destinazione.
Edimburgo possiede anche altri
monumenti, ediflzii, e templi degni
di osservazione. Tra quest' ultimi
nomineremo la chiesa di s. An-
drea, bello edifìzio ovale , il cui
portico è sostenuto da molle co-
lonne corintie ; la chiesa di s. Gior-
gio col suo porticato di colonne jo-
niche; la cappella cattolica di e-
legante architettura. Le cappelle
•protestanti di s. Paolo, e di s. Gio-
vanni sono due bei monumenti.
Edimburgo racchiude puie un gran
numero di templi di diverse sette,
molti ospedali, ed ospizi, di cui i
fprincipah sono l'ospizio di Heniot,
e quello di Watson , l' ospedale
'degli orfani, quello della Trinila,
l'infermeria reale^ e molli stabili-
menti di carila, case di lavoro, tea-
tro, ecc. Tra gli stabilimenti poi
di pubblica istruzione, tiene il pri-
mo posto l'università fondala nel-
l'anno i582 da Giacomo VI, che
fiorendo progressivamente, conta da
EDT Si
trenta professori , e più di due
mila studenti : è particola rmenle
celebre per le due scuole di dirit-
to, medicina, letteratura, e filosofia.
Ha una biblioteca di più di cin-
quanta mila volumi, un museo di
storia naturale, ed un vasto giardi-
no botanico. Sono pure a rammen-
tarsi la scuola di grammatica detta
High-School, la società reale lette-
raria istituita nel 1782, e nelhi
quale sono raccolti e pubblicali i
migliori scrini, la società reale de-
gli antiquari, e quella di agricol-
tura, delle manifatture, e delle arti
che pubblica delle memorie, ed
accorda vari premi d'incoraggia-
mento. Evvi pure un collegio reale
di medicina, e di chirurgia, ed un
gran numero di altri stabilimenti
tanto pubblici che particolari, pei
progressi delle scienze, e delle arti.
Gran parte della popolazione di
questa città si compone di ricchi,
scrittori e professori distinti, di un
gran numero di genti di legge e
studenti, e per conseguenza è la
riunione del lusso, della cortesia, e
del gusto. Vi sono tre banche pri-
vilegiate, e la popolazione, secondo
il censo fatto nel 1841, sorpassa il
numero di cento settanlaquattro mi-
la abitanti. I dintorni sono ornali
di abitazioni eleganti, e si vedono
ameni passeggi sul Carlton-hill, ed
il pendio delle colline, che scendo-
no verso Leilh, è occupalo da fab-
bricati di una bella architettura. H
Leilh, Durolitiim, è alla distanza
di una lega, sullo stretto di Forth,
e riguardasi come il porto di Edim-
burgo. Questo è vasto, ed offre sf-
curissimo asilo. La sua vantaggiosi
posizione rende molto estesa la sua
navigazione, ed il marittimo com-
mercio. Un buon quinto della suin-
dicata popolazione appartiene al
62 EDI
porlo di Lei ih. Edimburgo è pa-
tria di molli uomini illustri, come
di Barclay, di Burnet, di Halles, di
Hume, di Wilh, di Roberslon, e
di altri.
L'origine di Edimburgo è assai
antica, e si dice che occupi il luo-
go di una stazioue romana chia-
mala Alata castra da Tolomeo.
"Vuoisi, che di questa citlà per la
prima volta abbia fatto menzione
la Chronica Pictorum, verso Tanno
955 sotto il nome di Eden, nome
che alcuni fanno derivare da Eth
re dei pitti, ed altri da Eclwin
principe sassone, il quale fece eri-
gere il castello nell'anno 626, e
<liede il nome di Edwìnes-burg alla
città. Questo castello, avendo ser-
vito di residenza e ritiro alle figlie
dei re pitti, sino all'epoca del loro
matrimonio , si chiamò Mayden-
Caslle, o castello delle vergini Ca-
stellum Puellarum, ed anche Ane-
da o Agneda Castra Puellarum.
Né mancano altri sloiici di asseri-
re, che Edimburgo già esisteva nel-
r anno 854, ed era una citlà con-
siderabile. Si pretende, che la re-
gina Margherita, vedova di Mal-
colm III Canmore, re di Scozia,
vi morisse nel logS. Nel 12 15 il
parlamento vi fu convocato per la
prima volta. Nel 143/, i re di Sco-
zia vi facevano già la loro residen-
za, e vi tenevano regolarmente il
loro parlamento; da ultimo, verso
l' anno 1 45*6, Edimburgo fu riguar-
data come la metropoli del regno
di Scozia {Vedi).
Nel i633 il re d' Inghilterra, di
Scozia, e d' Irlanda Carlo I, fece
erigere un vescovato in Edimbur-
go, sottoponendolo all' antica metro-
poli di s. Andrea. L* ultimo vesco-
vo di Edimburgo, e l'ultimo pre-
lato di Scozia, dopo X abolizione del
EDI
vescovato in questo regno, è slato
Giovanni Bossi, morto in Edimbur-
go ai 3o marzo 1720.
La Scozia è divisa in tre distret-
ti, ossia tre vicariati apostolici, o-
rienlale, occidentale, e settentrio-
nale. Il vicario apostolico dal distret-
to orientale risiede in Edimburgo.
Al presente lo è monsignor Andrea
Carrutheres vescovo Ceramense in
parlibus , eletto a' 28 settembre
i832 dal regnante Gregorio XVL
Il coadiutore di lui è monsignor
Gillis vescovo Limirense in parli-
bus, eletto dal medesimo Pontefice
ai 28 luglio 1887. Il clero da ul-
timo si componeva di quindici sa-
cerdoti. Questo distretto orientale
comprende le sette seguenti contee
I. Edimburgo. 2. Dumfriess. 3.
Forfar. 3. Kircudbright. 5. Peebles.
6. Perth. 7. Stirling. I luoghi ove
trovansi principalmente i cattolici,
sono Edimburgh, Dumfriess, Dal-
beattie, Dundee, Perth, Leith, Creifif,
e Blairs. I cattoUci di tutto il di-
stretto orientale ascendono a circa
diciottomila. Colle donazioni fatte
dal nobilissimo Giovanni Menzies
de Pitsodels si è eretto in Blairs
un grande seminario per fornire
missionarii a tutta la Scozia. In
Edimburgo per le cure di monsi-
gnor Gillis, coadiutore del vicario
apostolico di questo distretto, è sta-
to fondato il convento di s. Mar-
gherita. I sacerdoti vivono di pie
oblazioni, del pari che il vicario
apostolico, a cui la sagra congre-
gazione di Propaganda Jidc passa
l'annuo assegnamento di scudi due-
cento. Qui notei'emo, che la Scozia,
prima del 1827, era divisa in due
distretti. Accadde in quest* epoca
la nuova divisione nei tre vicariati
apostolici orientale, settentrionale,
ed occidentale, come dal breve del
EDI
Pontefice Leone XII, in data del
i3 febbraio 1827, mandato ad ef-
fetto nel 1828. Inoltre in questa
città sono stati celebrati i seguenti
concili.
11 primo si adunò nell'anno 1 1 77 ;
e Tenne sospeso un vescovo. An-
glia tom. 1.
Il secondo si celebrò nel 1289,
e fu presieduto dal Cardinale Otto-
ne legato del Pontefice Gregorio
IX. Anglia t. I, Mansi t. II.
EDITA (s). Da Edgaro re d'In-
ghilterra sortì i natali Edita nel-
l'anno 961. Wulfrida di lei madre,
preso il velo monacale, si ricovrò
nel monistero di Wilton, e volle
seco condurvi anche la figlia, to-
gliendola così dagli occhi del mon-
do, prima ancora che il conoscesse.
Corrispose perfettamente Edita alle
cure materne, e crebbe ogni dì
più neir acquisto delle cristiane vir-
tù. Divenula adulta, spiegò arden-
tissimo desiderio di consecrarsi al
Signore, ed avutone non senza dif-
ficoltà l'assenso dal padre, fece
formalmente la professione religiosa.
Ad una vita contemplativa, accop-
piava ella una vita attiva: austera
con se stessa, era con le sue con-
sorelle affabile^ e tutta carità, e ta-
le si mantenne in lutto il corso
della sua vita. Una chiesa a s. Dio-
nigi ella fece fabbricare in Wilton,
e l'arcivescovo s. Dunstano ne fu
il consecratore, e questi celebrando
la messa, ebbe la rivelazione, che
la vergine Edita quanto prima
morrebbe, e quaranta giorni dopo,
il giorno 16 settembre 984, volò
al suo Creatore. 11 santo arcive-
scovo ripose le spoglie di lei nella
chiesa di s. Dionigi, ed in tal gior-
no si celebra la sua festività.
EDITTO. Bando, legge pubbli-
cata, edicuim. Chiamasi con que-
EDI G3
sto nome una legge generale, che
il principe fa pubblicare , a mezzo
de' suoi ministri pel bene, e gover-
namento dello stato , e de' sudditi,
proibendo, o stabilendo alcuna co-
sa, con ordinamento generale o par-
ticolare. Editto proviene dal termi-
ne latino edicerej che significa dire
pubblicamente, far sapere, spiega-
re ec, , come si legge nel Por-
cellini. Nell'anno i32 Salvio Giu-
liano fece l'editto perpetuo. Del
Salviano editto fa menzione Giu-
stiniano I imperatore dicendo, che
con esso si ordinava primieramen-
te, che tutte le città seguitasse-
ro le consuetudini , e le leggi di
Roma, e non di altro luogo. Pro-
ponevano già i pretori ad arbitrio
loro gli editti, ch'erano annui e
cominciavano il dì primo gennaio,
e terminavano il medesimo giorno
del successivo anno. Ma V impera-
tore Adriano incaricò Salvio Giu-
liano di formare un editto gene-
rale ed universale, acciocché di es-
so si servissero tutti i pretori , e
perciò si chiamò 1' editto perpetuo.
Esso fu nocivo a' cristiani , perchè
venivano costretti a vivere secondo
le leggi romane. Dipoi Rotari, set-
timo re de' longobardi in Italia, fu
il primo che nel 687 pubblicò una
raccolta di leggi, e le diede il ti-
tolo di Editto. A questa raccolta i
re successori ne aggiunsero delle
altre ; ed altrettanto in seguito fe-
cero i re ed imperatori franchi, e
tedeschi, come descrive il Borgia,
Memorie istoriche t. I, p. 284 e
seg. Si dissero editti alcune celebri
ordinazioni, fatte per volere di di-
versi principi, e celebri nella storia
ecclesiastica, e di questi daremo qui
un' indicazione , trattandosi di essi
a' rispettivi luoghi, ed articoli di
questo Dizionario.
64 EDM E DM
Nell'anno 9.o4 T imperatore Se- ce, affabile, condiscendente, non ai-
vero promulgò un editto contro i tra volontà spiccava in Edmondo,
cristiani. Nell'anno 263 l' impera- da quella in fuori di seguire i de-
lore Gallieno fece promulgare edit- sideri della madre, e de' suoi pre-
ti favorevoli alla Chiesa, ed ai cri- cettori. Percorsi i suoi primi sludi
sliani cassando, ed annullando quel- in Oxford, diede subito a far co-
li che fossero contrari all'una, e noscere l'acutezza del proprio in-
agli altri. Nei primi del quarto se- gegno. Assiduo all' orazione, ed a-
colo, col famoso editto di Costan- mante del ritiro, non si accompa-
tino // Grande, e di Licinio fu da- gnava se non con chi era infor-
ta la pace alla Chiesa, ed accor- malo a pietà. Per compiere gli stii-
dato il libero esercizio al cristia- dii fu mandato a Parigi, e la buo-
nesimo. Nel 546 Giustiniano I pub- na madre nel separarsi da lui, lo
blicò il famigerato editto, col qua- provvide di un cilicio, invitandolo
le comandò a' vescovi di condan- ad usarne tre volte per settimana,
nnre i Tre capitoli {^Vedi), quindi affine di guarentirsi dagli adescnmen-
nell'anno 553 lo rivocò. Celebri ti carnali. Morta intanto la madre,
successivamente furono gli editti E- e da lui collocate le due sorelle in
notico (Fedi) dell'imperatore Ze- un monistero di benedettine, prese
none; Ectesi [Vedi), dell'impera- il grado di maestro delle arti, ed
tore Eraclio; ed il Tipo (Fedi), insegnò le matematiche. Per una
dell'imperatore Costante. Nel 726 visione avuta di sua madre, si de-
l'imperatore Leone Vlsaiirico pub- terminò ad abbandonare un tale
blicò l'empio editto contro le sa- insegnamento, e si dedicò alle scien-
^re immagini, e fu scomunicato dal ze teologiche. Innalzato al grado di
Papa s. Gregorio II. Nel 1598 En- dottore, lesse in quella facoltà pri-
rico IV fece pubblicare il notissi- ma in Parigi, indi in Oxford. Or-
ino editto di Nantes (P^edi), in fa- dinato sacerdote, si diede alla pre-
vore degli eretici ugonotti. Luigi dicazione, con molto frutto delle
XIV il rivocò nel i685. L'editto anime. Dall'anno 12 19 sino al
solenne poi della Cina in favore 1226 insegnò la logica di Aristoti-
del cristianesimo venne emanato nel le, e nello stesso tempo sostenne le
1692, e si legge nel Bercastel, v^9to- missioni nelle provincie di Oxford,
ria del Cristianesimo, voi. XX VII, Glocester, e Worcester, per ogni
p. 55. dove riportando strepitose conver-
EDMONDO (s.). Non molto prov- sioni. 11 Pontefice Gregorio IX in-
veduti di terrene fortune furono i formato dello zelo ardentissimo di
genitori di Edmondo, ma assai rie- Edmondo lo destinò ad arcivescovo
camente forniti della grazia divina, di Cantorbery, ed il capitolo con
Rainaldo, che tale era il nome del entusiasmo lo ricevette. Vi resiste-
padre, coli' assenso della moglie, ab- va egli per umiltà, ma il vescovo
bandonò il mondo, e si ricoverò di Salisbury il persuase, e nel gior-
nel monistero di Evesham. Mabi- no 2 aprile I252 fu consacrato,
la di lui madre prese cura dei Maggior lena e vigore acquistando
quattro suoi figli, e li educò tutti dalla sacra unzione, s'adoperò egli
con cristiana vigilanza ad innamo- più che mai ad esercitare l' episco-
rarsi dell' evangelica perfezione. Dol- pai ministero. Vigile alla clericale
EDM
disciplina, sollecito al ricovero di
povere fanciulle, largo coi poveri,
egli era tutto a tutti, edificando
col suo esempio, e persuadendo coi
suoi sermoni. Pieno di meriti, e
logoro dalle fatiche, ed austere pe-
nitenze, sentì vicino il suo fine. Ri-
cercato da lui slesso il sacro Via-
tico, così con il Signore si espres-
se : iy Signore, io vi ho predicato,
9> ho insegnato la vostra dottrina :
3* voi potete rendermi testimonian-
« za, che non ho mai bramalo al-
« tro che voi sulla terra ; voi ve-
»> dete che il mio cuore altro non
» brama se non che sia fatta la
« vostra santa volontà ". Il dì ap-
presso ricevette 1' estrema unzio-
ne, e preso in mano il Crocefisso,
e stretto tenendolo, e di spesso ba-
ciandolo, noi depose se non quando
spirò. Nel giorno 16 novembre del-
l'anno 1242 seguì la sua morte.
Molti furono i miracoli operati per
mezzo di questo santo arcivescovo,
per cui il Pontefice Innocenzo IV
nell'anno 1247 Io elevò all'onore
degli altari.
EDMONDO (s.). Discendente da-
gli, antichi re della gran Brettagna,
fu posto sul trono, e coronato Ed-
mondo nell'età di anni i5, il gior-
no di Natale dell'anno 855. Fu
egli un ottimo re, ed ebbe informa-
to il suo cuore a pietà, ed a som-
ma religione. Nemico degli adula-
tori, volea egli tutto conoscere per
provvedere al ben essere de' suoi
sudditi. Con integrità amministrò
la giustizia, e la religione fece fio-
rire ne' suoi stati. Li poveri aveano
in lui un padre, le vedove ed i
pupilli un difensore, ed il sostegno
i deboli. Scorsi quindici anni da
che regnava sui suoi sudditi, Ed-
mondo venne assalito dai danesi. Non
preparalo alla guerra, perchè fidu-
VOL. XXI.
EDU 65
ciato sulla lealtà de* trattati, debo-
le fu l'opposizione che ei fece, e
rifiutando dai nemici le condizio-
ni proposte, perchè contrarie al-
la giustizia, ed alla religione, pre-
ferì meglio esporsi alla morte, che
tradire la propria coscienza. Fatto
prigioniero, mentre fuggiva, fu tra-
dotto alla tenda dell' inimico, e ca-
ricato di catene, e fieramente per-
cosso, tutto egli soffriva paziente-
mente. La costanza di Edmondo
accrebbe il furore di. que' barba-
ri, e legato ad un albero diven-
ne bersaglio di una tempestai di
frecce scaricategli contra, e per ul-
timo fu condannato alla morte. Ai
20 novembre dell'anno 870 subì il
martirio, e la chiesa in tal giorno
lo annovera fra' suoi santi.
EDUARDO (s.). Da Etelredo H
re d' Inghilterra, e da Emma, du-
chessa di Normandia, nacque Eduar-
do. I primi anni di sua gioventù
furono inquietati dalle scorrerie dei
danesi, che usurpatogli il trono pa-
terno, lo costrinsero a rifugiar-
si presso Salomone re d' Ungheria.
Educato sotto la cura di questo
principe, e molto bene addentratosi
nelle scienze umane, profondo cul-
tore si rese poi in quella della re-
ligione. Visse egli molti anni lon-
tano dalla reggia paterna, ma sem-
pre però tranquillo, e paziente, dan-
dosi a conoscere da tutti per un
principe fornito di tutte le qualità
necessarie, per saggiamente gover-
nare uno stato. Chiamato finalmen-
te dalla nazione, salì sul trono pa-
terno Eduardo, e fu consegrato il
giorno di Pasqua del 1042 in età
di circa quarant'anni. Quantunque
occupato nelle cure del soglio, non
dimenticò punto quelle dalla reli-
gione prescritte. Spoglio di umane
passioni, impiegava tutte le sue ren-
m EDU
dite nel ricompensare i suoi fe-
deli servitori, nel sollevare i men-
dici, nel dotare chiese e monisteri.
Anche sul trono conservò il vo-
to di castità perpetua, a cui si
era astretto privato, e quantun-
que impalmatosi ad Edi Ita figlia
di Godwino, visse con lei come fra-
tello a sorella. Durante il suo esi-
lio in Normandia avea fatto voto di
visitare la tomba di s. Pietro in
Roma, qualora Iddio si fosse de-
gnato di porre fine alle disgrazie
di sua famiglia. Ristabilito solidamen-
te sul trono, apparecchiò delle ric-
che offerte per l' altare del santo
apostolo, e si disponeva per la par-
tenza. Somma fu la costernazione,
che produsse nei ministri tale no-
tizia, temendo essi che V allonta-
namento di un re sì vigile cagio-
nare potesse allo stato un gra-
ve danno, e colle lagrime agli oc-
chi lo pregarono a cangiare divisa-
mento. Intenerito il buon re da si
affettuose suppliche, spedì a Roma
Aelredo arcivescovo di Yorck, Er-
niano vescovo di Winchester, e due
abbati per consultare il Pontefice
s. Leone IX. Il Papa, udite le ra-
gioni, dispensò il re dall'adempi-
mento del voto, a condizione però
di versare in mano dei poveri,
quello che speso avrebbe nel viag-
gio di Roma, e che fabbricare, o
dotare dovesse un monistero in
onore di s. Pietro. Udita dal re la
pontificia decisione, si diede subito
ad eseguire quanto gli venne pre-
scritto. Piantati in Westminster la
nuova chiesa ed il monistero, pen-
sò pure alla cerimonia della dedi-
cazione, ed il giorno stabilito vi
assistette anche formalmente, ma
non potè trattenersi fino alla fine,
perchè sorpreso da improvviso mal es-
sere. Postosi a ietto, non pensò ad
EDW
altro, che a prepararsi alla morte.
Munito dei santissimi sacramenti,
attendeva tranquillo il suo fine.
Vedendo la sua sposa a piange-
re, con questi accenti la confortò :
w non piangete: io non morrò,
« ma vivrò j spero, lasciando que-
« sta terra di morte, di entrare
» nella terra de' vivi, per godervi
« la beatitudine de'santi ". Rivolto
poscia ad Aroldo e ad altri, rac-
comandandola, fe'loro noto, che ri-
masta era ella vergine. Mori pla-
cidamente il dì 5 gennaio del io6l3,
in età di anni sessantaquattro, dopo
trentatre di regno. Col pianto dei
sudditi fu in un' urna rinchiuso il
suo corpo, e nell'anno 1102 venne
trovato incorrotto. Molti furono i
miracoli operati alla sua tomba ,
ed il Pontefice Alessandro III nel
I 161 lo canonizzò, e due anni do-
po s. Tommaso arcivescovo di Can-
torbery fece la solenne traslazione
delle sue spoglie il giorno i3 ot-
tobre, in cui fu assegnata la sua
festa principale, che il concilio di
Oxford tenuto nel 1222 ordinò
fosse di obbligo in Inghilterra.
EDWIGE (s.). Di sangue illu-
stre sortì i natali Edvv^ige, ed in-
formata per tempo dagli esempi
deUa pia sua madie ad ogni gene-
re di virtù cristiana, crebbe incli-
nata sempre alla pietà. Posta dai
suoi genitori nel monistero di Lui-
zingen in Franconia, nel dodice-
simo anno di età fu da quello
levata per farla sposa ad Enrico
duca di Slesia. Acconsentì ella agli
sponsali per ubbidienza, e corrispo-
se nulladimeno ai doveri tutti a
guisa della donna forte, ricordata
nel libro dei Proverbi cap. XXXI,
num. IO ec. Ebbe sei figli, e tutti
li allevò nel santo timore di Dio.
La sua casa risplendeva della più sen*
EDW
tita carità verso i poverelli, di cui ella
ne nutriva ogni giorno tredici in o-
nore di Gesù Cristo, e de'suoi aposto-
li, li serviva alla mensa, lavava e
baciava per fino le ulceri de'lebbrosi.
Le sue entrate venivano tutte con-
sumate nel soccorrere gì' indigenti.
Da ardente zelo animala, per sem-
pre più perfezionarsi, col consenso
del marito, si divise da lui, e si
ritirò in un monistero vicino a Treb-
nitz. Indossato un grossolano abi-
to, cinta di cilicio, digiunava tutti
i giorni, meno le domeniche, e co-
mechè di debile tempera, non man-
giò mai per quaranta anni ne car-
ne né pesce. Una sola volta in oc-
casione di malattia deviò, e per
indurla a questo, non vi volle nien-
te meno, che un ordine dello stesso
Pontefice. Passava gran parte delle
notti in orazione, gustando interne
consolazioni, e rapimenti in Dio.
Neiranno i238 il duca di Polonia
suo sposo santamente morì, ed el-
la in allora vestì l'abito fra le re-
ligiose di Trebnitz, e visse sotto la
guida della propiia figlia Gertru-
da^ che n'era abbadessa, non sot-
tomettendosi però ai solenni voti,
per poter con più libertà soccorre-
re i miseri. La profonda sua umil-
tà fu ricompensata dal dono dei
miracoli, anche vivente, e molte
furono le guaiigioni col suo mez-
zo operate. Predisse ella il suo ter-
mine, e quando si sentì assalita
dal male, volle anche prima del
pericolo ricevere l' estrema unzio-
ne. Con il pensiero sempre fitto
nella passione di Gesù Cristo, vo-
lò al cielo il giorno i5 ottobre
1243. Il Pontefice Clemente IV
nel 1266 la canonizzò, e Papa In-
nocenzo XI ordinò la sua festa il
dì 1 7 di ottobre.
EDWL\0 (s.). ^acque Edwiuo
EDW 67
da Alla re di Deire. Morto il pa-
dre suo, venne egli spogliato de'suoi
stati da Etelfredo, e quindi neces-
sitato a ricoverarsi presso Redwal-
do re degli Angli-orientali. Avver-
tito Edwino da un amico fedele,
che la sua vita era insidiata, si mi-
se in grande agitazione, quando tro-
vandosi una notte sulla soglia del
palazzo, uno sconosciuto lo assicu-
rò che ricuperato avrebbe il suo
regno, se promettesse di attendere
a quanto gl'indicherebbe . Questo
straniero gli pose la mano sopra
il capo, e lo invitò a ricordarsi
di un tal segno . Redwaldo per
consiglio della moglie mosse guer-
ra ad Etelfredo, lo vìnse, e mi-
se sul trono l'esule Edwino. Assi-
curato sul soglio, e favorito dal-
le sue armi, si rese in breve for-
midabile. Si unì in matrimonio
con Edilburga figlia di sant'Etel-
berto primo re cristiano d'Inghil-
terra, e per patto nuziale fu libe-
ra la principessa sposa a professa-
re il cristianesimo. Un sicario,
comperato dal re de' West-Sassoni,
attentò con un pugnale di uccide-
re Edwino, ma un suo fedele mi-
nistro frappostosi riparò il colpo, ri-
portando bensì una grave ferita.
Edwino, ringraziati gli dei per l'e-
vitato pericolo, fu avvisato dal ve-
scovo san Paolino , che dirige-
va la coscienza della regina , di
rivolgere al vero Dio piuttosto i
suoi ringraziamenti, provandogli ad
evidenza quanto sacrilego era il
culto, che prestava a quelle false
divinità. Con piacere Edwino a-
scoltò l'ammonizione, e s. Paoli-
no ispirato dal Signore, gli ricordò
per ultimo il segno avuto dallo
straniero sul di lui capo, e la pro-
messa ch'egli ne fece. Edwino da
uua forza interua tutto compreso,
158 ÈFE EFE
deliberò suU' istante di abbracciare tempio di Diana, già venerata nel
il cristianesimo. Convocato il con- paese. I nuovi coloni fondarono la
siglio de' ministri, fece loro palese loro città a sette stadii da questo
la risoluzione presa, ed ordinò sul edifizio, ma allorché Creso la dis-
fatto la distruzione de' templi con- trusse, venne rifabbricata in mag-
sagrati agi' idoli. gior vicinanza del tempio. Lisiraa-
II giorno di pasqua del 627, co trasportolla in una situazione
anno undecimo del suo regno in più salubre ed estesa , presso al
Yorck, ricevette il battesimo, e git- monte, una porzione del quale,
tò le fondamenta di una chiesa as- secondo Strabene, fu rinchiuso cn-
sai vasta dedicata a s. Pietro, la tro le sue mura. La cittadella di
quale ebbe poi il suo compimento Efeso, apparentemente opera de' gre-
sotto il regno di s. Osvaldo suo ci imperatori, stava in questo mon-
successore. Grande fu lo zelo del te. Un superbo acquedotto costrut-
nuovo convertito per la diffusione to in marmo portava dell'acqua in
dell' evangelio ne' suoi stati, e la città : bello pure era il teatro, che
nazione inglese con fervore, pari ai vedevasi fra la città ed il tempio,
primi cristiani, ricevette la fede di Alla costruzione di questo ultimo
Gesù Cristo. Nell'anno diciassette presiedette l'architetto Ctesifone, e
del suo regno, volle Iddio visitarlo non fu compito se non dopo due-
colle tribolazioni, e Penda principe cento venti anni di lavoro, può
reale di Mercia ne fu l'istromento. dirsi a spese comuni di tutta l'A-
Mosse egli gueira ad Edwino non sia minore. Scrive Plinio che la
solo, ma anche alla religione catto- prima invenzione di porre le co-
lica. Il re per zelo si mise alla te- lonne sopra un piedistallo, e di or-
sta dell'armala, si rivolse contro il narle di capitelli, e di vasi, fu pra-
nemico, e nella provincia di Yorch ticata in tale incontro. Aveva il
oggidì HatfieljJ, successe lo scontro, tempio centoventisette colonne , e-
e il santo re fu ucciso. Venne rettevi da altrettanti re : era lun-
egli tumulato a Whithy, e la sua go quattrocentoventisei piedi, largo
testa fu posta nell'atrio della chiesa duecentoventi , ed ornato di porte
di Yorck. I calendari inglesi lo di' legno di cipresso, con lavori di
dichiarano martire. La morte di legno di cedro, e con istatue e qua-
lui avvenne l'anno 633, quaran- dri d'inestimabile lavoro e prezzo,
toltesimo di sua età. il perchè ben a ragione l' edifizio
EFESO (Ephesiis). Città arci- venne considerato per una delle
vescovile dell'Asia minore, nella sette maraviglie del mondo. Si edi-
Jonia, che qualcuno chiamò Fige- fico in luogo paludoso affinchè non
na, et Ortygia. Era situata presso soggiacesse alle conseguenze del ter-
al mare Egeo, in una pianura irriga- remoto, o di apriture di terra. Ac-
ta dal Caistro, al nord ed in vicinan- ciocché poi i fondamenti di tanto
za del monte Corissus^ ed al sud del monumento per la lubricità del si-
monìa Gallesiufi, sulla riva sinistra to non patissero pregiudizio, furon-
del Caistro. Pare che questa città vi posti de' carboni ben adcati, e
esistesse prima dell'arrivo de' greci velli di lane. Ma il vano Eroslra-
neir Asia, ma che fosse allora sol- to, smanioso di rendersi al mondo
tanto un piccolo villaggio vicino al in qualche modo rinomato , e ve-
EFE
dendo che tutto gli riusciva sini-
stramente, e che giammai poteva
raggiungere il suo intento , conce-
pì, ed esegui l'ardito, ed iniquo di-
segno di bruciare in una notte il
tempio. Questo arse di fatto in quel-
la notte in cui nacque il grande
Alessandro, cioè il sesto giorno del
mese dai greci chiamato Hecatom-
bacon , trecento cinquantasei anni
avanti l'era cristiana. Gli efesi si
resero solleciti di rilàbbricarlo , ri-
fiutando l'offerta loro fatta da A-
lessandro, quando prese la città il
terzo anno della CXI olimpiade, o
334 anni prima di Gesti Cristo, di
pagare cioè ogni spesa occorrente
per una tale opera, purché fosse
posto sulla fronte del nuovo tem-
pio il suo nome. Vitruvio dice po-
sitivamente, che il tempio di Efe-
so è il pili antico di quelli, in cui
l'arte giungesse alla sua perfezione,
ed il primo in cui sia stato usato
Tordiiie jonico. Dipoi fu spogliato
delle sue ricchezze da Nerone. Sot-
to l'imperatore Gallieno, gli sciti,
ed-i goti lo rovinarono quasi del
tutto, e dicesi che finalmente sia
stalo distrutto in virtù dell'editto
di Costantino, il quale ordinava la
demolizione di tutti i templi de' pa-
gani. A cagione di questo tempio
Efeso era frequentata assai.
In questa città era vi pure un
tempio di Venere, la quale ne avea
un altro nel territorio, nelle cui
vicinanze i rodiani batterono la flot-
ta di Tolomeo. Efeso aveva diversi
arsenali, ed un bel porto, che le recò
molto vantaggio; era una delle cit-
tà jonie, anzi venne considerata la
metropoli della Jonia ; e tra le al-
tre primarie città dell' Asia occupò
un posto distinto. Ebbero gli Efesi
r accorta politica di mantenersi,
finché fu loro permesso, attaccati
EFE 69
al partito del più forte, al tempo
della guerra tra gli ateniesi, ed i
lacedemonii. Alessandro qual vin-
citore entrò in Efeso, e per ricom-
pensare il popolo della confidenza,
che da lungo tempo aveva in lui,
come quello che doveva liberarlo
dal giogo persiano, vi ristabilì il
governo democratico, ed un senato.
Dopo la sua morte questa città di-
venne preda de' successori di lui,
che se la tolsero successivamente.
Lisimaco la prese, e poscia Antigo-
no se ne fece padrone. Efeso era
alcun poco restituita al suo antico
splendore, ma sempre in potere
dei re di Siria, allorché Annibale
venne in questa città, per abboc-
carsi con Antioco sul modo di fare
una guerra sicura contro i romani,
i quali non ostante rimasero vinci-
tori. Manlio, dopo aver vinto i Ga-
lazii, quivi passò l' inverno. Questa
città era allora in potere de' Ro-
mani, i quali, sebbene molto nume-
rosi, furono tutti trucidati per or-
dine di Mitridate. Qualche tempo
dopo Lucullo quivi diede magnifiche
feste, giacché il proconsole dell'Asia
vi soleva risiedere. Pompeo, Cice-
rone, ed Augusto, vollero visitare
questa celebre città. Scipione s'im-
padronì dei tesori del tempio, e
Tiberio fece restaurare una gran
parte degli edifizi, che più avevano
sofferto nella guerra degli ultimi
anni della repubblica. Nei . primi
secoli fu presa, e saccheggiata dai
persiani. Sotto il regno dell' impe-
ratore Alessio, i maomettani se ne
impadronirono. I greci la ripresero
nel 1206, ma fu loro tolta di nuo-
vo dai turchi nel i283. Da tal' e-
poca Efeso fu sempre un oggetto
d'invidia pei principi maomettani,
che portarono le loro armi nell'A-
natolia. A forza di togliersela l'un
70 EFE
l'altro, giunsero a distruggerla. Tut-
tora si vedono nel sito di questa
superba città, la quale divenne, co-
me diremo, pur celebre nella sto-
ria ecclesiastica, diversi avanzi di
edifizi, e di rottami, che forniscono
un' idea di ciò, che fosse antica-
mente. Stanno essi a poca distanza
della villa di Aja-Soluk, nell' Ana-
tolia, sangiacato di Soglab, sul Kut-
chuk Meinder. La chiesa principale
detta s. Maria è talmente distrut-
ta, che non si conosce nemmeno il
luogo ove sorgeva ; quella di s. Gio-
vanni serve di moschea ai mao-
mettani. Efeso fu la patria dei fi-
losofi Eraclio, ed Ermodoro, d' Ip-
pocrate poeta, di Parrasio pittore,
di Teodosione interprete della Bib-
bia, e di altri, giacche, come narra
Filostrato, vi fiorivano gli studi, e
perciò i filosofi, e gli oratori.
Efeso, sino dalla primitiva Chie-
sa, e dal cominciare del cristiane-
simo, fu una delle prime sedi epi-
scopali, la capitale, e la metropoli
della diocesi di Asia, come si vede
dai canoni arabici 32, e 38, che
per lungo tempo attribuironsi al
concilio Niceno, nel quale Efeso è
nominata, dopo le grandi sedi di
Homa, Alessandria, Antiochia, e
Gerusalemme. Questa preeminenza
della chiesa di Efeso non proviene
solamente dall' averne preso l' apo-
stolo s. Giovanni una cura parti-
colare; ma eziandio dall'averla l'a-
postolo delle genti s. Paolo fondata,
istruita per due anni, e quivi sta-
bilita come la madre, e la principale
delle altre chiese, che trovavansi
ne' dintorni. Egli le diede per pri-
mo vescovo il suo fedele discepolo
Timoteo da lui ordinato verso l'an-
no 65 dell'era cristiana in Mileto,
ove egli sbarcò ritornando dall' A-
caja, e da Macedonia per recarsi
EFE
nella Palestina. Non si sa precisa-
mente in qual anno s. Paolo abbia
scritto la sua lettera agli efesi. Pen-
sano alcuni, che sia stato l'anno
49, altri l'anno 62, o 63, quando
l'apostolo era a Roma in catene;
altri ne fissano la data all' anno
65y quando s. Paolo venne messo
nuovamente a Roma, e poco tem-
po avanti del suo martirio. La pri-
ma opinione sembra meglio fon-
data. Nella lettera l'apostolo fa
conoscere agli efesi l' estensione, e
il pregio della grazia della reden-
zione operata da Gesù Cristo, e
della loro vocazione alla fede; gli
esorta a corrispondere colla purità
de' costumi, ed entra nelle circo-
stanze dei particolari doveri nei di-
versi stati della vita.
I primi cristiani della chiesa di
Efeso furono molto zelanti, e me-
ritarono gli encomii di s. Ignazio
martire. La tradizione ci fa sapere,
che r evangelista s. Giovanni morì
in Efeso, dopo di aver fondato
la maggior parte delle chiese di
Asia. Vi sono anzi alcuni, che pre-
tendono avere s. Giovanni scritto
il suo vangelo in Efeso, ove si mo-
strava un bacino di porfido, che la
tradizione dice avere servito al san-
to di fonte battesimale.
Questa città non fu meno distin-
ta dai pagani. Dopo lo stabilimen-
to della religione cristiana, venne
destinata dai romani, come abbia-
mo accennato, a sede proconsolare,
e ad essere la metropoli dell* Asia,
come si apprende anche da s. Gi-
rolamo nella sua prefazione sulla
epistola, o lettera agli efesi. Questa
provincia proconsofare comprendeva
al tempo dell' imperatore Antonino,
che regnò dall'anno i38 al 161,
la Jonia, la Lidia , la Caria, la
grande Mesia, la Frigia , l' Elles-
EFE
ponto. Costantino , e Teodosio I
ve ne aggiunsero poi parecchie al-
tre, vale a dire le due Frigie, le
due Pamfìlie, la Pisidia, la Licao-
nia, la Licia, e le isole Cicladi.
Tulle queste provincie, che aveva-
no arcivescovi con parecchie sedi
sufFraganee illustri, erano sotto la
giurisdizione del vescovo di Efeso,
il quale n'era metropolitano, ed
anche il patriarca secondo i termi-
ni de' canoni arabici. Il clero, ed
il popolo sceglievano il vescovo di
Efeso, e tutti i vescovi d'Asia si
trovavano presenti alla sua ordina-
zione. Bassiano, che intervenne al
concilio calcedonese, dice eh' era
stato ordinato arcivescovo di Efeso
da quaranta vescovi. Questa chiesa,
fondata nel primo secolo, e divenu-
ta esarcalo d' Asia nel terze, ebbe
le seguenti sedi vescovili immedia-
tamente sufFraganee: Pergamo, Ipe-
pa, Chora, Magnesia o Mangresia,
Laica, Sandimitri o Adraraito, As-
sumo, Sanquaranta, Gargara, Mo-
staurebe, Brullena, Pittamne , Me-
pina , Aureliopoli, Nissa, Barella,
Aninetu, Anca, Priene, Arcadiopoli,
Fanum Jovis, Nova Aula, Sion,
Labedus, Colofone, Teos, Eritrea o
Passaggio, Anlandros, Teodosiopoli,
Cuma o Fochia nova, Tirea o Tym-
bria, Themnos, Algiza, Andera, Va-
lentinianopoli. Aegea o Egara, Au-
lium, Naulochus, Pipere, Coloe, Ma-
scha, Come, Angafa o Evasa, Paleo-
poli e Chliare.
11 Pontefice s. Vittore I, nell'an-
no 198, ordinò che la pasqua si
celebrasse secondo la tradizione de-
gli apostoli, non già nel giorno del
plenilunio, ma solo nella domenica
dopo il plenilunio dell'equinozio ver-
no. Ma Policrate, vescovo di Efeso,
radunata un' assemblea di vescovi
deli' Asia raiaore, stabifi eoa essi
EFE 71
dì perseverare nel rito loro, di ce-
lebrare la pasqua nel dì in cui la
celebravano gli ebrei, cioè nello stes-
so giorno della XIV luna di marzo.
Vittore I aveva in animo di sco-
municare questi vescovi disubbidien-
ti, ma a persuasione di s. Ireneo
non passò oltre le minaccie. Altri
però credono che li scomunicasse,
quindi che alle preghiere di s. Ire-
neo, e per la intercessione di altri
vescovi, il Pontefice li riammettes-
se tosto alla sua comunione. Si
pretende ancora, che s. Vittore I
privasse gli ariani della sua parti-
colare comunione, interrompendo
con esso loro il commercio delle
lettere pacifiche, e la trasmissione
della santa Eucaristia; che pensas-
se inoltre di separarli dal corpo
della Chiesa, nel che principalmen-
te consisteva la stretta scomunica;
ma noi facesse trattenuto dalle re-
plicate istanze di tanti vescovi, i
quali di mal animo vedevano
chiese sì illustri dall'unità della
cattolica comunione separate, e re-
cise. Del concilio generale fatto ce-
lebrare in Efeso dal Papa s. Cele-
stino 1 nel 43 1, si parla in fine
di questo articolo. Dipoi, nel 4^'>
s. Leone I fece celebrare in Cal-
cedonia il IV concilio generale, nel-
r azione XII del quale fu trattata
la causa di Bassiano, e di Stefano,
il primo deposto dalla sede Efesi-
na, e il secondo a lui surrogato, e
venne deciso che fosse ordinato un
terzo, e i due primi fossero dal-
l' erario della chiesa stessa man-
tenuti, con duecento soldi d'oro
annui, a titolo di nutrimento, e di
consolazione, come dissero i padri
del concilio, donde ebbero origine
le pensioni ecclesiastiche, non pri-
ma udite nella Chiesa.
Ma r estesa giurisdizione, ed au-
7a EFE
torità del vescovo di Efeso in det-
to concilio col canone XXVIII ven-
ne ristretta, e moderata, anche per-
-chè il vescovo Menofante, abusando
di sua autorità aveva infettate le
sottoposte Provincie dell' errore di
Alio. Adunque nel concilio di Cal-
cedonia venne tolto ai vescovi efe-
sini quel grande potere, che ave-
vano goduto sino allora, e vennero
sottomessi al patriarca di Costanti-
nopoli. Non sono ignote né la ma-
niera onde fu fatto il canone, che
portava questo cangiamento nella
gerarchia, ne le opposizioni, che vi
fecero i Pontefici, e neppure le dif-
ficoltà, che s' incontrarono nella sua
esecuzione. Ciò non ostante T am-
bizione dei patriarchi di Costanti-
nopoli, sostenuta dal favore degli
imperatori, la vinse, e Giustiniano
I ordinò nella sua Novella, de sa-
cro s. Eccles. j e. i6, che il citato
canone XXVIII del concilio di Cal-
cedonia avesse la sua esecuzione, e
che le diocesi del Ponto, d'Asia, e
di Tracia fossero sottomesse alla
chiesa di Costantinopoli. Vero è pe-
rò che poscia al vescovo di Efeso
si diede il titolo di esarca, sebbene
debba avvertirsi, che gli fu accor-
dato in un senso ben diverso da
quello di patriarca, di primate, co-
me ritengono il p. Morino, ed al-
tri. Il sesto concilio generale è quel-
lo, che per la prima volta parla
di un Teodoto, vescovo della me-
tropoli di Efeso, ed esarca della
diocesi di Asia ; tuttavolta gli esar-
chi di Efeso non ebbero mai i
medesimi poteri dei primati, per-
chè mai la loro autorità si estese
fino all' ordinazione dei vescovi, e
dei metropolitani di una, o di pa-
recchie Provincie, come giammai
potè il vescovo di Efeso convocarli
in concilio, e giudicare sui loro
EFE
affari. Laonde al vescovo di Efeso
in sostanza non rimase di più ono-
revole, che il titolo di arcivescovo,
che da vasi a' vescovi delle prime
sedi, le quali avevano sotto di loro
molte Provincie, siccome nel quarto
e nel quinto secolo. In progresso
di tempo il numero di siliatti pre-
lati si andò moltiplicando, ed i gre-
ci ne fecero poco conto, e li posero
anche al di sotto dei metropolitani.
Nel 1439 Eugenio IV celebrò
il concilio generale di Fiienze col-
r intervento dell' imperatore Gio-
vanni VII Paleologo, e di cento-
quaranta vescovi. In esso si pub-
blicò il decreto dell'unione de' gre-
ci colla Chiesa Romana, sottoscrit-
to dal Papa, dall' imperatore, e dai
deputati delle due chiese latina, e
greca. Ma tornati appena alla loro
patria i greci, alle persuasioni di
Marco vescovo di Efeso, che avea
ricusato di sottoscrivere il decreto
di unione, ritornarono nel i44^
all' antico scisma, nel quale tuttora
perseverano, non essendosi più ri-
conciliati colla Chiesa latina. Efeso
contò cinquantasette vescovi che vi
ebbero sede, di cui riporta le no-
tizie il p. Le Quien, nell' Oriens
Clirìstianus, al tomo I, p. 672, e
tomo III, p. 9^7, insieme ai tre
vescovi latini, che pur vi ebbero
sede. Al presente Efeso è un arci-
vescovato in partibus injideliuin,
che conferisce la santa Sede, con
otto sedi titolari egualmente in par-
tibus suffraganee; cioè: Adramitto,
Aureliopoli, Altobosco, Imeria, Mi-
rina, Paleopoli, Pergamo, e Tei.
Da ultimo sono stati arcivescovi di
Efeso monsignor Paolo Leardi nun-
zio di Vienna, e monsignor Gio-
vanni Soglia, fatto da Leone XII
nel concistoro de' 2 ottobre 1826,
che il regnante Gregorio XVI trasfe-
EFE
lì al patriarcato di Costantinopoli,
e poi creò Cardinale. 11 wedesimo
Gregorio XVI, nel i836, a' 17 lu-
glio, nella basilica Liberiana con-
sagrò in arcivescovo di Efeso, mon-
signor Lodovico Altieri, attuale suo
nunzio apostolico presso V imperia-
le corte di Vienna.
Concini di Efeso.
Il primo fu adunato verso 1' an-
no 196, o 198, sotto il vescovo
Policrate per celebrare la Pasqua
li 14 della luna, in qualunque gior-
no della settimana cadesse, contro
quanto avea stabilito Papa s. Vit-
tore nel concilio romano, con de-
creto che può vedersi nel Labbè,
Coiicil. tom. I, col. 596 ; decreto,
che poi fu ricevuto da altri conci-
lii orientali, ed occidentali, e dal
Niceno I. Dìz. de Co nei Hi , ed Eu-
sebio, Hist. eccl. 24.
Il secondo venne celebrato l'an-
no 245 contro r eretico Noeto, il
quale negava esservi tre persone in
Dio, ed ammetteva solo diverse
operazioni, e denominazioni. Balu-
zio tomo I, Arduino tomo L
Il terzo ebbe luogo 1' anno ^01^
contro i delitti di Antonino vesco-
vo di Efeso. Si compose di settan-
ta vescovi di Asia, e di Lidia, alla
testa de' quali era s. Gio Crisosto-
mo per la elezione di un altro ve-
scovo, e per di lui avviso fu eletto
Ereclide suo diacono. Sei vescovi
simoniaci vi furono deposti, dopo
di avere ascoltati i testimoni, e ri-
cevuta la confessione di delti ve-
scovi, ed in vece si collocarono
nel loro posto delle persone degne
di occuparlo. S. Gio. Grisostomo
in questo concilio si segnalò pel
suo zelo episcopale, ad onta che i
suoi nemici tentassero di accusarlo
EFE 73
di delitti. Pallud. Dial e. i5, p.
i35; Diz, de' Concila j e Baluzio
tomo I.
II quarto, che è ecumenico, e fu
il terzo concilio generale, celebralo
sotto l'imperatore Teodosio II nel-
l'anno 43 'j venne presieduto dal
som ino Pontefice Celestino 1 a mez-
zo de' suoi legati, contro JXestorio,
il quale ammetteva due persone in
Gesù Cristo, e negava che la Ver-
gine Maria fosse madre di Dio.
Questo Nestorio, nipote di Paolo
di Samosata, prima monaco, poscia
prete antiocheno, eia allora vescovo
di Costantinopoli. Appena fu solle-
vato a quella sede, mostrò un gran
zelo contro gli eretici, ma i saggi
lo qualificarono per indiscreto e vio-
lento, e quindi incominciò a mani-
festare la sua rea dottrina, e i suoi
perniciosissimi errori, con audacia,
e furore. Vedendo poi insorgere
burrasca contro di lui, per diver-
tirla fece tenere un preteso concilio
per imporre a' suoi avversari, nel
quale depose diversi ecclesiastici, ag-
giunse loro r esilio, ed ogni manie-
ra di pessimo trattamento, imperoc-
ché non vi era cosa, a cui non lo
portasse il suo orgoglio, il quale
fondavasi nelle sue ricchezze, e nel-
la imperiale protezione. Pieno di
zelo s. Cirillo patriarca di Alessan-
dria insorse a combattere Nestorio,
e scrisse anche al Papa s. Celesti-
no I, che a tale eftetto tenne un
concilio in Roma. Laonde temendo
Nestorio, che Teodosio li potesse
cedere ai reclami cui riceveva, si
mostrò desideroso della celebrazio-
ne di un concilio ecmiienico, del
quale, facendosi forte ne' suoi par-
tigiani, si lusingava intorbidare le
risoluzioni. Allora l' imperatore fe-
ce scrivere una lettera circolare di
convocazione a lutti i meUopolita-
74 * EFE
ni, dichiarando loro, eh' egli aveva
eletto la città di Efeso per cele-
brare il concilio, ordinando loro di
intervenirvi per la prossima Pente-
coste, insieme ai sufifraganei, ma in
piccolo numero. Questo principe
fece pure scrivere in Africa, affin-
chè quella provincia tanto ragguar-
devole per la sua estensione, e pel
numero de' vescovi, ed illustre per
la purità della disciplina, e pei
lumi e per lo zelo di s. Agostino,
prendesse parte nell' interesse co-
mune della Chiesa; ma il santo in
tal punto era morto nel bacio del
Signore.
Il sommo Pontefice, non istiman-
do opportuno di recarsi al concilio,
nominò il suddetto s. Cirillo in le-
gato della santa Sede, ed in oltre
vi mandò tre legati, il vescovo
Arcadie, Pro j etto vescovo d'Imola,
e Filippo prete della santa roma-
na Chiesa, col titolo eziandio di
deputati della chiesa Romana. Ne-
sitorio arrivò in Efeso per uno dei
primi, con un seguito numerosissimo,
ed accompagnato dal conte Ireneo,
suo amico e protettore. Egualmen •
te vi si recarono s. Cirillo, con
Giovanni di Gerusalemme insieme
a cinquanta vescovi dell' Egitto .
Memnone di Efeso avea anch' e-
gli radunato piti di cinquanta ve-
scovi della sua giurisdizione, laon-
de i vescovi ascendevano a più
di duecento tutti celebri per scien-
za, e per eminenti virtù. Candidia-
no, conte de' domestici, che coman-
dava le truppe in Efeso, fu invia-
to al concilio d' ordine di Teodo-
sio li per mantenervi la tranquilli-
tà, e la libertà delle opinioni: tut-
tavia egli si mostrò favorevole a
Nestorio. JNon arrivando al concilio
Giovanni di Antiochia, ed altri ve-
ijcovi, ne fu prorogata l'apertura
EFE
a' 2 2 giugno. Intanto s. Cirillo e-
saminò la questione dell' Incarna-
zione , e fece degli estratti dei
libri di Nestorio, adottando i sen-
timenti del santo vescovo Memno-
ne di Efeso. Concorrendo tutto il
popolo efesino in questi sentimenti,
il partito di s. Cirillo veniva ad
essere il più forte, e il più nume-
roso. Siccome si tenne per doloso
il ritardo di Giovanni di Antio-
chia, come amico di Nestorio, e
de' suoi vescovi, ad onta dell' oppo-
sizione di questi, s. Cirillo e gli
altri vescovi stanchi dell'indugio,
pei 11 giugno vollero celebrare il
concilio, non valutando le contra-
rie proteste. Il concilio fu raduna-
to nella gran chiesa di Efeso, det-
ta della Madre di Dio. Il tutto pas-
sò secondo le regole. S. Cirillo vi
presiedette, come occupante la se-
conda sede della Chiesa, e tenne
il posto del Papa qual suo legato:
lo stesso concilio lo chiama il ca-
po di tutti i vescovi raunati in Efe-
so. Presso di lui sedevano Giove-
nale di Gerusalemme, Flaviaiio di
Filippi, Firmo di Cesarea, Memno-
ne di Efeso, A cacio di Melitene,
Teodoro di Ancira, e gli altri se-
condo l'ordine della loro dignità,
e nel numero di centonovantotto,
la maggior parte della Grecia,
dell'Asia minore, della Palestina,
e dell'Egitto: i libri de' santi evan-
geli erano collocati nel mezzo del-
l' assemblea.
I. sessione. Radunati che furono
i vescovi , Candidiano si presen-
tò a fare istanza, che s* indugias-
se a tenere il concilio, finché fosse-
ro giunti gli orientali, ma non fu
esaudito. Sulle prime si lesse la
lettera, colla quale l'imperatore
avea convocalo il concilio. Fu in-
oltre prodotta la risposta^ che ave*
EFE
va data Neslorio alla citazione
del concilio, cioè ch'egli verrebbe,
se lo si giudicasse necessario. Intan-
to per conformarsi ai canoni, e pri-
ma di fare il rapporto degli scrit-
ti concernenti quest'affare, si de-
putarono tre vescovi a Nestorio per
secondo monitorio di presentarsi al
concilio a giustificare la sua dot-
trina; ma i vescovi deputati tro-
varono la sua casa circondata di
soldati armati di clava, e non po-
terono mai ottenere di parlargli.
Nestorio avea fatto dire loro, che
allora quando tutti i vescovi si fos-
sero radunati, egli si recherebbe al
concilio. Gli si fece una terza ci-
tazione, ed i vescovi, dopo di ave-
re aspettato un si lungo tempo,
furono trattati con grande insulto
dai soldati, i quali dichiararono
ad essi che stavano colà d'ordine
di Nestorio, per non lasciar entra-
re nessuno a nome del concilio.
A questa risposta, non badando
più i padri che a difendere la fe-
de, e seguire i canoni, fecero leg-
gere : I." Il simbolo di JNicea, come
regola della fede; 2.° La seconda
lettera di s, Cirillo a Nestorio, alla
quale tutti i padri fecero gran-
di elogi; 3.° La risposta, che Ne-
storio aveva fatta a questa let-
tera, e il concilio trovò che non
si accordava colla fede Nicena; 4-°
Si lessero venti articoli tratti dal li-
bro di Nestorio, contenente una rac-
colta de' suoi sermoni, e i padri vi
trovarono delle bestemmie orribili,
e tutti esciamarono: noi anaiematiz-
ziamo t eretico Nestorio, e chiun-
que non lo anatematizza f sia egli
pure anatema; 5." L'ultima let-
tera di san Cirillo a Nestorio,
terminata dai dodici anatematis-
mi, intorno ai quali non è mes-
so in nota, come si esprime il Til-
EFE 75r
lemont, che sìa stata fatta la meno-
na cosa; 6." Si produssero diver-
si passi de' padri per far vedere
quale era stata la loro dottrina
sopra la incarnazione, dopo di che
tutti i padri esclamarono : Queste
parole sono le nostre j questo è
quel che noi tutti diciamo ; 7.** Si
ricevettero le disposizioni de've-
scovi, che avevano udito dalla pro-
pria bocca di Nestorio la sua em-
pia dottrina.
Quindi si pronunziò la sentenza
contro Neslorio: »> N. S. Gesù Cri-
» sto , bestemmiato da Nestorio,
» ha dichiarato colla voce di que-
>» sto santo concilio, ch'egli è pri-
» vato d' ogni dignità vescovile, e
« reciso da tutta l'assemblea eccle-
>» siastica ". Questa sentenza fu se-
gnata da cenlonovantotto vescovi
secondo il Tillemont, e da più di
duecento al dire di Fleury. La sen-
tenza venne subito partecipata a
Nestorio, ed aflissa nelle pubbliche
piazze, lo che cagionò grande alle-
grezza nella città di Efeso. Se ne
diede notizia per lettere al clero
di Costantinopoli, raccomandando-
gli di conservare tutti i beni per
renderne conto al futuro vescovo.
Frattanto Nestorio, avendo inteso
tali notizie , protestò contro tutto
ciò ch'era stato fatto nel concilio,
e Candidiano, di concerto con lui,
inviò all'imperatore una relazione
di quello ch'era avvenuto, molto
svantaggiosa al concilio , dicendo
che s. Cirillo e Memnone, e gli
altri non avevano voluto aspettare
gli orientali j- che si era operato
in quel concilio di una maniera
tumultuaria, e con argomenti visi-
bili d' odio, e di passione. Nestorio
gliene indirizzò una simile. Ma i
padri del concilio, per distruggere
le cattive impressioni che si poles-
76 EFE
sero dare all'imperatore della lo-
ro condotta, giudicarono espediente
d' inviare allo stesso imperatore gli
atti del concilio; però i fautori di
JNcstorio in Costantinopoli lo servi-
rono SI efilcacemente fino ad im-
pedire, che tuttociò che veniva per
parte del concilio arrivasse all'im-
peratore; e dall' altra parte Candi-
diano impiegò la violenza contro
i vescovi, mise delle guardie da per
lutto per impedire che non fossero
loro portate le cose necessarie, e che
non mandassero nessuno alla corte; e
li tenne chiusi in Efeso, come in
una prigione. In mezzo a questi
movimenti diversi, Giovanni di An-
tiochia arrivò finalmente ad Efeso
ai 29 giugno, seguito da ventisette
vescovi, e scortato da soldati. Oifeso
perchè il concilio non avesse aspetta-
to il suo arrivo, diede delle prove le
più violenti, e le più irregolari del
suo risentimento; cominciò a ren-
dersi inaccessibile ai deputati invia-
tigli dal concilio, per dargli parte
di ciò eh' era passato intorno a
Kestorio. Dai soldati fece respinge-
re que' vescovi dall'ingresso di sua
casa. Que' deputati sostennero tan-
ti oltraggi con incredibile pazienza,
e corsero rischio anche della vita.
Ma intanto che Giovanni fece as-
pettare a quel modo, tenne egli
stesso un concilio co' suoi orienta-
li, e con Nestorio ; e così quaran-
ta vescovi tentarono di giudicar-
ne duecento; e questo essi fecero
senza accusatore, senza citazione,
senza esame, e senza nessuna for-
malità. Vi deposero s. Cirillo, e
Memnone, come autori della di-
scordia, e separarono dalla comunio-
ne tutti gli altri vescovi, cioè pre-
tendevano che que' vescovi non
potessero più comunicare con essi
nella celebrazione de' misteri.
EFE
Frattanto Giovanni d' Antiochia,
avendo terminato il suo iniquo con-
ciliabolo, permise finalmente che si
facessero entrare i deputati del con-
cilio di Efeso; ma non appena essi
gli ebbero esposto il soggetto della
loro commissione, si videro oppres-
si d'ingiurie, e di percosse dai ve-
scovi, e dal conte Ireneo, ch'erano
presso Giovanni d' Antiochia. Dopo
essere stati cosi maltrattati i depu-
tati andarono a riportare al conci-
lio le loro doglianze pei cattivi
trattamenti sofferti. I padri, sor-
presi di una sì strana condotta, se-
pararono Giovanni d' Antiochia dal-
la loro comunione sintantoché fos-
se egli venuto a giustificarsi ; e ris-
guardarono i padri con insulto la
sentenza informe del suo conci-
liabolo. Ma Nestorio, e gli orientali
a nulla altro badando, che al pro-
prio risentimento, scrissero parec-
chie lettere alla corte per giustifi-
care la loro condotta; e l'impera-
tore prevenuto da Candicliano scris-
se una lettera ai padri del concilio
colla quale egli disapprovava la de-
posizione di Nestorio^ e dichiarava,
che finché il punto di dottrina fos-
se deciso, non comporterebbe, che
nessun vescovo partisse da Efeso.
I padri fecero una risposta alla
lettera dell'imperatore, nella quale
giustificavano la loro condotta, e
querelavansi dei falsi rapporti di
Candidiano. Gli orientali , alteri
della lettera dell' imperatore, ten-
tarono di ordinare un nuovo ve-
scovo in Efeso; ma risaputosi ap-
pena il loro disegno, in fretta fu-
rono serrate le porte della chiesa,
ed eglino si videro costretti a ri-
tirarsi confusi. In questo mezzo,
quantunque i fautori di Nestorio
facessero i loro sforzi per impedire
che r imperatore non fosse istruita
EFE
del vero, un medico sforzò tutti i
ripari, e portò a Costantinopoli, in
una canna forata, che servivagli di
bastone, una lettera scritta in Efe-
so, e diretta ai vescovi ed ai mo-
naci ch'erano in Costantinopoli.
Sparsa che fu questa lettera, tutti
i monaci lasciarono i monisteri, e
andarono quasi in processione a
trovare l'imperatore. L'abbate s.
Dalmazio, che da quarantotto anni
non era uscito dal monistero, ne
era il condottiere.
La lettera fu presentata all' im-
peratore, e il santo abbate gli rap-
presentò quanto era succeduto in
Efeso, e come avevano sorpreso la
sua religione. Teodosio II mostrò
di approvare tuttociò che il conci-
lio aveva fatto, e ringraziò Dio di
avergli manifestata la verità. In
conseguenza di che il concilio man-
dò alcuni vescovi all' imperatore, e
gli orientali dal canto loro impe-
gnarono il conte Ireneo, che di sua
spontanea volontà aveva accompa-
gnato Nestorio, a recarsi dall'im-
peratore, e gli consegnarono parec-
chie lettere. Intanto s. Dalmazio,
e gli ecclesiastici di Costantinopoli,
scrissero una lettera ai padri del
concilio, che riuscì per essi di gran
conforto nella pei-secuzione che sos-
tenevano. In questa lettera il clero
di Costantinopoli testimoniava ai
padri del concilio, la consolazione
che avea provato per la deposizio-
ne di JN'estorio, e li pregava di a-
doperarsi pel ristabilimento delle
loro chiese. Ma gli affari del con-
cilio furono di nuovo attraversati
per qualche tempo dall' arrivo del
conte Ireneo a Costantinopoli. Sic-
come era egli consagrato del tutto
al partito di Giovanni d' Antiochia,
e di Nestori o, così l'esposizione
ch'€Ì fece ali' imperatore rimise
EFE 77
quel principe nelle sue prime pre-
venzioni contro il concilio, ovvero
piuttosto lo lasciò indeterminato e
sospeso a favore di chi egli doves-
se dichiararsi. Quindi, senza distin-
guere i due partiti, confermò la
deposizione di Nestorio fatta dai
prelati del concilio, e quella di
s. Cirillo, e di Memnone fatta da-
gli orientali, e annullò poi quanto
era stato praticato da ambe le par-
ti. Mandò ad Efeso il conte Gio-
vanni per regolare le cose, secondo
che giudicasse più espediente. In
questo mezzo i legali della santa
Sede arrivarono in Efeso.
II, e III sessione, a' -2 3 giugno.
Subito dopo il loro arrivo, ritarda-
to dalle tempeste, e dai venti con-
trari, i padri si radunarono di nuo-
vo, ed i legati sedettero con essi,
e co' tre deputati d' occidente. Fu
letta la lettera del Papa Celestino
I al concilio. In questa era detto,
che mandava i suoi legati per far
eseguire quanto egli aveva ordina-
lo r anno precedente nel concilio
di Roma, al che i padri applau-
dirono. Questa lettera era una spe-
cie di credenziale pei tre deputati di
occidente. Eglino rendettero conto
ai legati di ciò ch'era avvenuto, e
trovarono che il tutto era stato
fatto a tenore dei canoni, e i le-
gati dichiararono di condannare
essi pure Nestorio, e deponevanlo
a nome del Papa, la cui autorità
portava seco quella di tutto l'occi-
dente; poiché, dissero, i vescovi di
oriente, e d'occidente hanno assi-
stito al concilio per se, e pei loro
deputati.
IV. sessione, i6 luglio. Il con-
cilio ricevette la supplica di s. Ci-
rillo, e di Memnone, colla quale
domandavano giustizia della sen-
tenza pronunziata contro di loro
yS EFE
da Giovanni d' Antiocliia, e dagli
orientali, e li fece citare. Ma i ve-
scovi spedili a questo (ine furono
insultati, e respinti dai soldati, e
non poterono, avvicinarsi alla sua
persona . Alla seconda citazione
Giovanni fece loro rispondere, che
ei non aveva nulla a dire a per-
sone deposte e scomunicate.
V. sessione, 17 luglio. Si deli-
berò di citare per la terza volta
Giovanni d' Antiochia. I deputati
riferirono, che l' arcidiacono di Ne-
.storio era venuto da essi, e aveva
voluto dar loro un foglio , ma
che non avevano giudicato be-
ne di riceverlo. La qual cosa ve-
dendo quegli , avea detto loro :
5» Voi non avete ricevuto il mio
»> foglio, ed io non bado a ciò
f* che dice il concilio; noi aspet-
9» tiamo una decisione dell' impe-
« ratore. " Udito il rapporto dei
deputati, il concilio pronunziò con-
tro Giovanni d'Antiochia, ed i
suoi complici, al novero di tren-
latre, tia i quali fu compreso Teo-
doreto, una sentenza che li recide-
va dalla comunione ecclesiastica, e
soggiungeva, che se non avessero
riconosciuto il loro errore, si tire-
lebbero sdosso 1' ultima condanna.
A questa sessione debbonsi riferire
i canoni contro gli orientali e Ne-
storio. Questi sono quelli, che ci
restano del concilio di Efeso, al-
meno secondo il Baronio. Del ri-
manente nulla contengono, che ris-
guardi la disciplina pubblica della
Chiesa. Il concilio informò l'impe-
ratore di quanto era seguito; egli
si querelò altamente, che trenta
vescovi avessero avuto ardiniento
di alzar tribunale contro più di
duecento ; e avessero preteso di
formare un secondo concilio. Il
concilio scrisse anche al Papa ciò.
EFE
ch'egli avea fatto contro i pela"
giani, imperciocché erano venuti a
Costantinopoli nel 4^9 j ^ V era-
no stati sostenuti dal credito di
Nestorio; ma Teodosio II gli fece
scacciare dalla città. Il concilio con-
fermò quanto era seguito al tempo
della loro condanna sotto s. Zosi»
mo. Papa nel 4 18.
VI. sessione, a'22 luglio. S. Ci-
rillo vi presedelte come vicario del
Papa. Il concilio condannò un sim-
bolo di Teodoro di Mopsueste, sen-
za nominar quel vescovo, e proibì
a chiunque di comporre o di fare
sottoscrivere, a chi avesse incon-
trato nella Chiesa verun' altra pro-
fessione di fede, che quella di ]\i-
cea, sotto pena di deposizione pe-
gli ecclesiastici, e di anatema pei
laici. Intorno a ciò il Tillemont
osserva, che Eutiche, nel concilia-
bolo di Efeso chiamato Latrocinio,
e i vescovi d' Egitto, in quello di
Calcedonia, abusarono di questo
mandato, il quale non si vuol
prendere a rigore ; e se ne ser-
virono per coprirsi sotto la gene"
raiità dei termini del concilio Ni-
ceno, e per non rigettare le ag-
giunte fattevi dal concilio Costanti-
nopolitano; che questa prescrizione
medesima venne opposta allo stes-
so s. Cirillo, per aver egli ricevu-
to delle altre professioni di fede
da alcuni vescovi sospetti di nesto-
nanismo; ma il santo rispose, che
quel decreto del concilio di Efeso,
bencliè fosse santissimo, non impe-
diva, che qualora certe persone
fossero sospette di non bene in-
tendei'e il simbolo INiceno, non do-
vessero dichiarare i loro sentimenti
con parole più precise, dal che era
facile conchiudere, come dice lo
stesso autore : « che quando la
» Cliiesa ha da combattere della
EFE EFE 79
« eresie non condannale formai- Cirillo, e Memnone furono guar*
»i mente dal simbolo Kiceno, ha dati molto strettamente : inoltre
» ella il diritto di aggiungerci tenne egli rinchiusi i vescovi in Efe-
« quelle espressioni che crede op- so, e fece loro patire molti disagi; to-
» portune, e necessarie a mettere gliendo ad essi qualunque commer-
« in chiaro la verità ". E tanto ciò con qualunque uomo. Intanto
avea fatto il concilio Costantino- l' imperatore lusingandosi di poter
politano, e lo stesso praticarono riunire i vescovi, obbligò gli orto-
parecchi altri in appresso. dossi a comunicare cogli orientali;
VII. sessione, ed ultima a'3i nia essi protestarono di nuovo che
luglio. Regio, vescovo di Costan- non acconsentirebbero mai a que-
za nell'isola di Cipro, presentò una sta riunione, se gli orientali non
istanza al concilio in nome suo, e annullassero ciò che avevano fatto
di due altri vescovi, lagnandosi che contro s. Cirillo e Memnone, e non
il clero di Antiochia offendesse la anatematizzassero in iscritto Nesto-
libertà, ond' erano in possesso, e rio, e i suoi dommi. Finalmente
pretendesse di attribuirsi il diritto gli orientali, essendo rientrati un
delle ordinazioni, contro i canoni, poco in se stessi, credettero di do-
ed il costume stabihto. Il concilio ver cooperare alla pace della Chie-
colla sua sentenza conservò i ve- sa, e dopo essersi a grandissimo
scovi di Cipro nel libero possesso stento accordati, ofTiirono una pro-
di fare da se slessi le ordinazioni fessione di fede sopra Tincarnazio-
a tenore dei canoni, e secondo il ne, e sopra la ss. Vergine Maria,
costume, se il vescovo di Antiochia Fu trovata cattolicissima questa
non fosse fondato nella consuetu- professione, e se ne fece uso in
dine. Ma siccome quest'ultimo non progresso per placare gli animi. Per
era presente al concilio, così non l' altra parte i padri del concilio
potè difendere il suo diritto che scrissero all'imperatore a favore
era ne più, ne meno fondato, non di s. Cirillo, e di Memnone, e lo
essendo stato interrotto questo pos- informarono della verità dei falli,
sesso, se non per occasione degli Bappresentarongli con quale ingiu-
arianij siccome appare da una let- stizia opprimevasi un' assemblea ,
tera di s. Innocenzo I Papa, ad quale era il concilio; e per distrug-
Alessandro di Alessandria, scritta gere le impressioni, che potesse aver
\ent'anni addietro. fatto sull'animo di Teodosio li la
Poco dopo questa sessione, Teo- relazione infedele del conte Gio-
dosio mandò il conte Giovanni ad vanni, scrissero una lettera dello
Efeso, e subito arrivato lesse ai pa- stesso tenore agli ortodossi di Co-
dri del concilio la lettera dell' im- stanlinopoli, i quali non dubitaro-
peratore, la quale comandava la no di altamente dichiararsi a fa-
deposizione di s. Cirillo, di Mem- vore di tanti vescovi perseguitati
none, e di Nestorio ; e siccome i a quel modo, e indirizzarono ai-
vescovi protestarono, ch'eglino non l'imperatore, a nome di tutto il
acconsentirebbero a quella dei due clero, una supplica piena di ener-
prirai, così gli fece arrestare tutti già, e di generosità. Dicono in
e tre, e diede in custodia Nestorio quella, che siccome la religione
al conte Candidiauo suo amico. Sv cristiana obbliga i sudditi ad ubbi-
8o EFE
dire i loro principi, così vuole che
quando non si può loro ubbidire
senza pregiudizio dell' anima sua,
parlisi loro con libertà, e con co-
raggio da figliuoli di Dio. Gli rap-
presentarono, che condannando Ci-
rillo e Meninone, sotto un falso
pretesto di pace, si mette la divi-
sione in tutta la Chiesa ; e che
deponendo Nestorio da una parte,
e tutti i vescovi cattolici dall'altra
nella persona di s. Cirillo, si la-
sciano gli ariani, e gli eunomiani
padroni di tutto ; protestarono in
fine di essere risoluti a soETEriacere
ad ogni male^ anche al martirio,
con quelli che hanno con loro la
stessa fede.
Tocco r imperatore da questa
supplica del clero di Costantino-
poli, permise ai padri del concilio
di mandargli otto deputati colle
opportune istruzioni; ed altrettanti
ne inviarono gli orientali per parte
loro. Tra i deputati cattolici era
il primo Arcadio,. vescovo legalo
della santa Sede, e Filippo prete,
uno dei tre legati del medesimo
s. Celestino I. Gli uni, e gli altri
recaronsi per ordine dell'imperato-
re a Calcedonia, ch'era di rimpet-
to a Costantinopoli, ma dall'altra
parte del Bosforo ; e qui fu dove
si terminarono finalmente gli afiari
di Efeso a vantaggio della Chiesa.
Essendosi l'imperatore condotto co-
là, diede udienza per cinque gior-
ni diversi ad ambe le parti, e do-
mandò che ognuna facesse una e-
sposizione di sua credenza. Non si
sa in particolare ciò che seguisse
in queste udienze, solamente ci è
noto che gli orientali si dolsero
molto di s. Cirillo, e che i catto-
lici non vollero mai entrare in
conferenza con essi. Vi è fonda-
mento di supporre, che l'iaipera-
EFE
tore, essendo meglio informato, ren-
desse giustizia alla verità, poiché
essendo di ritorno a Costantinopo-
li, ordinò con una lettera ai depu-
tati cattolici di condursi in quella
città per ordinarvi un nuovo ve-
scovo nella persona di Massimiano,
in vece di Nestorio, al quale avea
egli fatto già comandare di uscire
da Efeso, e di rinchiudersi nel suo
monisfero vicino ad Antiochia, il
che gettò in costernazione gli o-
rientali. Quindi prescrisse con una
lettera, che tutti i vescovi, e s.
Cirillo e Memnone eziandio, ritor-
nassero alle loro chiese, dovendo
fare altrettanto Giovanni d' Antio-
chia co' suoi vescovi ravveduti dal-
l' errore. Sì raccoglie da questa
lettera, eh' è come la conclusione
del concilio, che quantunque Teo-
dosio II fosse ancora in qualche
dubbio, e non volesse decidere ne
per gli uni, ne per gli altri) pre-
feriva con tuttociò quelli del con-
cilio ecumenico, perchè avevano
dal canto loro più contrassegni di
comunione cattolica. L'imperatore
e Massimiano, vescovo novello di
Costantinopoli, spedirono legati al
Pontefice s. Celestino I , Giovanni
prete, ed Epitetto diacono, e con-
gratularonsi col Papa del trionfo
riportato suH' eresia nestoriana ab-
battuta nel concilio Efesino, e nel
quale fu stabilito, contro l'eresiar-
ca, una persona essere in Cristo, e
due nature, e dover la b. Vergine
Maria chiamarsi madre di Dio. Tal
decreto si seppe in Roma nel gior-
no di Natale, e vi fu ricevuto con
tanta gioja, ed acclamazione, che
nel generale, e divoto clamore ad
onore della gran Madre di Dio, si
aggiunsero alla salutazione angeli-
ca dell' x/i'p Maria {Fedi) le pa-
role che tuttora recitiamo : Sanata
EFE
Maria Mater Dei ora prò nohis
peccatoribiis, mine et in hora mor-
tis nostrae Amen. A questa madre
di Dio r augusta s. Pulcheria, che
tanto avea cooperato alla buona
riuscita della parte cattolica, alzò
un sontuosissimo tempio in Costan-
tinopoli presso il mare, e fu da
altri imitata in diverse parti del
mondo per la divozione accresciu-
ta alla madre di Dio. E succeden-
do, nel 4^2 , a s. Celestino I, il
Papa s. Sisto III, questi a memoria
del trionfo riportato su Nestorio, e
a gloria di Maria, rinnovò in Ro-
ma la patriarcale Chiesa di s. Ma-
ria Maggiore (Vedi), al modo che
dicesi a quell' articolo, e con pit-
ture in mosaico, le quali celebra-
rono questo concilio.
Cosi ebbe fine il celebre conci-
lio di Efeso, ricevuto sempre, e
venerato dalla Chiesa come ecume-
nico, non ostante la opposizione
che per alcun tempo vi fecero gli
orientali. Secondo il Bergier, è una
prova, che il concilio di Efeso te-
meva giustamente le conseguenze
dell'eresia di Nestorio, l'aver egli
perseverato sino alla morte mal-
grado i patimenti di un rigoroso
esilio, e l'esempio de' suoi migliori
amici. Gli venne rosa dai vermi-
ni quella lingua, che avea osato
pronunciare esecrande bestemmie
contro la madre di Dio, e sono
passati più di quattordici secoli dac-
ché i nestoriani {Vedi) di lui set-
tatori perseverano in oriente nel-
l'errore. In quanto ai canoni fatti
in questo concilio, essi sono sei. Il
primo fu contro coloro, che la sen-
tivano con Celestio eresiarca, e coi
di lui fautori, nonché contro Pela-
gio; come contro quelli che non
■vollero condannar Nestorio. 11 se-
condo canone fu quello, che volle
VOI. XXI.
EFE 8r
privali del sacerdozio coloro, qui
deficientibus a synodo adhaeserunt.
li terzo riguarda sulla restituzione
alla dignità sacerdotale , di quelli
che n'erano stati privi da Nesto-
rio. Il quarto canone così diceva :
Si qui auttm clericorum defecerìnt
vel ausi fuerint vel privatinij vel
publice quae sunt Nestorii, ani Cc-
lestii, sapere, sanciluni est a sanala
synodo islos quoque depositos esse.
11 quinto canone non voleva che i
condannati dal medesimo concilio
potessero essere reintegrati a quei
gradi, da' quali erano stati rimossi
dai padri dell'assemblea. 11 sesto ed
ultimo canone fu fatto : Similiter
autem, si qui velini ea, quae de sin-
gidis per sanctam synodum gesta sunt
Ephesinam, quocumque modo mo-
verej sanala synodus ipsa dearevit^
si quidein episaopi aut clerici fue-
rint^ eos omnino a proprio cadere
gradu: sin vero laici , aut aliij si-
ne communione permaneant. V,
Baldassari Istoria conipen. de' con-
cini ecumenici, p. 3g e seg. ; Diz.
de' concini j Regia tom. V, Labbé
tom. Ili, Arduino tom. I, Baluzio,
Tillemont, Condì, tom. III. Nel
1791 si pubblicò in Venezia /' /-
storia dell' eresia di Nestorio, e
del concilio di Efeso, di Bercastel.
11 quinto concilio di Efeso, o con-
ciliabolo, é quello tenuto nel 4^ i
da Giovanni patriarca d'Antiochia,
partigiano di Nestorio, contro il con-
cilio generale di Efeso, di cui in
questo si è parlato. Regia t. V, Lab-
bé t. Ili, Arduino t. I, Baluzio.
11 sesto si tenne nell'anno 434>
44oj o 44^5 sopra Bassiano prete
di Efeso, ch'era stato ordinato ve-
scovo di una città della provincia
suo malgrado, ed al quale ne fu
sostituito un altro. Mansi tom. I,
p. 3i8, e Baluzio.
6
8^ EFO
Il settimo nel 44? sopra Bassia-
no vescovo di Efeso. Baluzio.
L' ottavo ebbe luogo Tanno 449»
chiamato il conciliabolo Ephesinum,
Lalrocinhim, Assassinio, Brigantag-
gio. Venne presieduto da Dioscoro
patriarca Alessandrino, che vi ap-
provò gli errori di Eutiche, e vili-
pese i legati pontifìcii. Vi fu con-
dannato s. Flaviano, vescovo catto-
lico di Costantinopoli, eh' essendovi
stato battuto crudelmente, morì
dopo tre giorni dalle ferite. Di que-
sto conciliabolo sì tratta anche nel
Voi. XV, pag. iS'j del Dizionario.
V. inoltre Dizion. de Conditi^ Re-
gia toni. VII, Labbé tom. Ili, Ar-
duino tom. I.
Il nono si riporta all'anno 4?^»
ma non è riconosciuto. Timoteo Elu-
ro, vescovo d'Alessandria, vi rista-
bilì Paolo, e depose Acacio di Co-
stantinopoli. Diz. de' Concila.
EFOD, o EPHOD. Ornamento
sacerdotale in uso presso gli ebrei.
Questo nome derivò dall' ebreo
fiphad^ vestire. L' efod consisteva
in una specie di cintura, che pen-
dendo dietro il collo, e al disopra
delle spalle, discendeva dinanzi, si
incrociava sul petto, e serviva quin-
di a cingere la tonaca, girando at-
torno al corpo; dopo di che le sue
eslremitti cadevano davanti fino a
terra. Altri descrivono l'efod, per
una specie di tonaca ristretta, con
manicbe, avente sul petto un'aper-
tura di quattro dita quadrate, che
era coperta dal razionale. Così lo
descrive Gioseffo; ma Filone lo
figura come una corazza. Dice s.
Girolamo, che l' efod era una spe-
cie di tonaca simile agli abiti chia-
mati Caracalla (Fedi)^ finalmente
altri pretendono che non avesse
^maniche, e che di dietro scendes-
se sino ai talloni.
EFO
Distinguonsi due sorte di efod;
r uno di semplice lino pei sacer-
doti , r altro pel sommo sacer-
dote, il quale era di drappo tes-
suto d'oro, di giacinto, di porpo-
ra, di cremesino, e di cotone ritor-
to. Al luogo dell' efod, che veniva
sulle due spalle del sommo sacer-
dote, stavano due grosse pietre pre-
ziose o sardoniche incassate nell'o-
ro, sulle quaU leggevasi il nome
delle dodici tribù d' Israele, cioè
su quello della spalla dritta il no-
me dei sei primogeniti, e quello
dei secondogeniti sulla sinistra. Nel-
la parte ove 1' efod s' incrociava sul
petto del sommo sacerdote, eravi
un ornamento quadrato, detto il
razionale 3 nel quale erano incassa-
te dodici pietre preziose, su cui si
trovavano scolpiti i nomi delle do-
dici tribù dello stesso Israele, cioè
uno per pietra. L' efod sovente fu
confuso col razionale y e con Yurim
e thumminif che vi ciano attacca-
ti, perchè tutto questo apparteneva
all' efod, e formava con lui una
sola cosa. Dio rese più volte ai re
d' Israele, e di Giuda i suoi oraco-
li a mezzo del sommo sacerdote, e
de]V urini e thummim^ quando fu
consultato sugli avvenimenti futuri
risguardanti il bene pubblico della
nazione. Alcuni pretesero, che nelle
solennità i detti re talvolta usas-
sero r efod ; certo è che David lo
portava nel solenne trasferimento
dell'arca. Il Formale (Fedì), che
si usa dal sommo Pontefice, si
chiama anche razionale, e petto-
ralc.
\J efod dei semplici sacerdoti era,
come si disse, di solo lino, avea la
medesima estensione di quello del
sommo sacerdote, ma meno prezio-
so, e meno lavorato. Samuele,
quantunque non fosse che levita,
EFR
e fanciullo, pure portava l'efocl nel
tabernacolo. Abbiamo ancora, che
Gedeone giudice d' Israele fece fare
un efod magnifico colle spoglie dei
Madianiti, e lo depositò in Efra
sua residenza, o per usarne nelle
assemblee, e solenni funzioni della
nazione^ e per consultar Dio per
mezzo del sommo sacerdote, lo che
non era proibito dalla legge. Anco
i pagani potevano avere abiti si-
mili ; secondo Isaia, sembra che i
pagani vestissero i falsi dei di un
efod, forse quando volevano avere
degli oracoli. Qualcuno pai'agonò
r efod al Fanone (Fedi) , orna-
mento sagro usato dai romani Pon-
tefici, quando celebrano solenne-
mente, ma vi è divario. F. Be-
ned. Dav. Caprovium, De Ponti-
ficum hebraeorum vestita sacro,
Jenae i656. Deli' efod tratta pu-
re il padre Bouanni , La gerarchia
ecclesiastica considerata nelle vesti
sagre, ove riporta diverse forme
di efod.
EFREM (s.). In Nisibi città del-
la Mesopotamia nacque Efrem. I
di lui genitori quanto ignobili per
natali, altrettanto illustri per copia
di martiri nei loro ascendenti, e-
ducarono il loro figlio nel santo
timore di Dio. Consecrato fino dal
suo nascere al Signore, e ricevuto
il battesimo soltanto nel diciotte-
simo anno di età, si fece monaco,
ed andò ad abitare in un romito-
jo lontano dalla comunità. Quivi
egli si diede alla vita contempla-
tiva, e lavorando in far vele da
navi, portava al fine della setti-
mana il lavoro alla comunità, e
ritraeva con ciò il proprio vitto. Di
natura collerico, egli seppe tanto
frenarsi, che alcuno noi vide mai
alterato, anzi era chiamato la dol-
cezza^ o il pacifico di Dio. Coi
EFR ^5
peccatori indurali &i valeva delle
lacrime per ridurli a penitenza, di-
sprezzava se stesso per esercitarsi
nella santa umiltà. Lasciò vari scritti,
tutti pieni di zelo apostolico. Passato
per celeste ispirazione in Edessa, si
recò ivi a venerare le reliquie del
santo apostolo Tommaso, ed ordi-
nato diacono, si mise a predicare
con molto zelo e gran frutto. Mol-
ti furono gì' idolatri da lui con-
vertiti, e molti ancora gli eretici,
che abbandonarono i loro errori.
S. Girolamo encomia anzi il libro
da s. Efrem composto contro i se-
guaci di Macedonio, provando in
quello a meraviglia la divinità del-
lo Spirito Santo. Apollinare nel 876
dommatizzò sacrilegamente sulla u-
manità di Gesù Cristo, ed il santo
anacoreta vigorosamente attacca-
tolo il conquise. Recatosi nell'anno
872 a Cesarea, vi giunse nel mo-
mento che il santo arcivescovo Ba-
silio predicava al suo popolo. Ter-
minata la predica , si senti chia-
mare dallo stesso arcivescovo, e
presentatosi lo interrogò , s' egli
era quell' JEfrem , servo di Gesti
Cristo. A tale ricerca rispose: « io
** sono queir Efrem , eh' è molto
» lontano dal cammino del cielo'*,
e piangendo gli disse : « O mio
« padre ! Pietà vi prenda di un
M miserabile peccatore, e degnatevi
« metterlo in sulla retta via". Ba-
silio, scoperta di subito la umiltà
di Efrem, lo trattenne seco, e lo
forni di norme per condurre una
santa vita, e concepì di lui parti»
colar venerazione. Ritornato in E-
dessa, si rinchiuse in una celletta,
e con nuovo fervore inspiratogli dal
santo arcivescovo si dispose al gran
passaggio dell'eternità. Scrisse in
quel tempo le sue settantasei Pa-
renesif ossia esortazioni molto ef-
84 EGA
ficaci alla penitenza, non poche
delle quali sono state inserite nel-
r uffizio della chiesa dai siri. Fece il
$uo testamento, nel quale oixlinò di
esser seppellito in una tomba comu-
ne, ed esortò i suoi di tenerlo rac-
comandato al Signore. Aggravato
sempre piti dalla febbre, ricevuto il
santo Viatico, e l' estrema unzione
con tutto il fervore proprio dell' uo-
mo assorto in Dio, placidamente
spirò in età molto avanzata l'an-
no 378. Dopo la sua morte si ce-
lebrò subito in Edessa la sua festa,
e nel vero martirologio di Beda è
ricordato il dì 9 luglio.
EFREM (santo), patriarca d'An-
tiochia, scrisse molte opere a dife-
sa del concilio di Calcedonia, di
s. Cirillo, e di s. Leone, i cui estrat-
ti si sono stampati da Fozio.
EGA (Aegae). Città vescovile
della seconda Cilicia , nel patriar-
cato d'Antiochia, sotto la metro-
poli di Anazarbo, la cui erezione
risale al quinto secolo. Vuoisi fab-
bricata da Egea regina delle Ama-
zoni, ovvero da Egeo figlio di Te-
seo. Fu celebre pel tempio di Escu-
Japio, e per essere stata così ben
munita^ che sembrava miracolo del-
l'arte. Nell'anno 285 quivi patì il
martirio s. Zenobio vescovo, e lo pa-
tirono pure i ss. Claudio, Aslerio, e
IVIeone, e le sante Donnina, e Teo-
nilla. Ivi inoltre furono martirizzati
a' 27 settembre i ss. Antimo, Leon-
zio, ed Euprepio. Al vescovo s. Ze-
nobio eresse una basilica il di lui
successore Tavodimonte, che inter-
venne al concilio Niceno. Anche
r imperatore Giustiniano I vi fece
edificare una chiesa in onore de' ss.
Cosma e Damiano, che dicesi ave-
re ivi sofferto il martirio a' 27 set-
tembre, o a'26 ottobre sotto il pre-
sidente Lisia, neh' impero di Dio-
EGB
cleziano per avere col loro patro-
cinio riacquistala la sanità. F. su di
ciò: Disqaisilio historica ss. Cosmae,
et Damiani martyris, ejusque ha-
sìlicaej Romae 1747- Al presente
Ega o Egea, è un vescovato in
partibus, che conferisce la santa Se-
de. F. il Terzi, Siria Sagra ^ pag.
117.
EGA, EGUGA, stwEgulga ed an-
che Iguiga. Sede episcopale nel-
r Africa occidentale, nella provin-
cia proconsolare di Cartagine, sotto
la metropoli di questo nome. Fi-
renze suo vescovo intervenne al ce-
lebre concilio tenuto dal Pontefice
s. Martino I nel Làterano.
EGARA. Città vescovile della Ca-
talogna nella Spagna, nel territo-
rio Laletani, di cui ora non rima-
ne vestigio. Era situata alla distan-
za di quattro leghe da Barcellona,
nel luogo ove presentemente tro-
vasi la città di Carraca, o borgata
di Taracca, o Tarassa. Rimane pe-
rò ancora la città antica, la quale
è alquanto al di sopra della città,
ma non è altro che una parrocchia
chiamata s. Pietro d'Egara. La se-
de vescovile fu eretta nel quinto
secolo, suffraganea della metropoli
di Tarragona. Nell'anno 6i5 in fi-
gara delta Exartaj si tenne un
concilio nazionale, nel quale si con-
fermarono le decisioni di quello di
Huesca, celebrato l'anno 589, e
riguardante il celibato degli eccle-
siastici. Nel concilio di Toledo del
589, in quello di Barcellona del
599 , ed in sei altri di Toledo del
settimo secolo, si vedono le sotto-
scrizioni de' vescovi di Egara. Ma
nell'anno 698, venendo la città
distrutta dai mori , il suo vesco-
vato fu riunito alla sede episcopale
di Barcellona.
EGBINO (s.). Di nobile famiglia,
EGE
bretone di nascita, passò in Fran-
cia Egbino assai giovine, sotto la
direzione del tcscovo di Dole s.
Sansone. Assistendo un giorno al
divin sacrifizio, udite quelle parole
del vangelo: Chi non rinunzia a
tutto ciò che possedè^ non pub es"
sere mio discepolo, Egbino, sempli-
ce diacono in allora, si sentì alta-
mente compreso dalla forza di quel-
le divine espressioni , e deliberò col-
Tassenso del s. suo vescovo di ri-
coverarsi nell'abbazia di Tauvac.
Ivi neir anno 554 fece la solenne
professione, e conducendo di conti-
nuo una vita eremitica, da di là
passò in Irlanda. Per venti e piìi
anni dimorò in una cella fabbrica-
tasi in mezzo ad un bosco. Visse
con tanta austerità sino agli anni
ottantatre, e mori verso la fine del
sesto secolo, il dì 19 ottobre, gior-
no in cui è ricordato nel martiro-
logio romano.
EGENESHAM. Luogo d'Inghil-
terra, nel quale nell'anno 1186 fu
celebrato un concilio nel mese di
maggio. Vi si fecero parecchie ele-
zioni di vescovi, ed abbati ec. An-
glia tom. I, Mansi tom. II.
EGESIPPO (s.). Egesippo nacque
giudeo, e divenne uno dei membri
della chiesa di Gerusalemme. Re-
catosi a Roma vi dimorò venti an-
ni, e nel 177 si restituì di nuovo
in oriente. Scrisse egli nella sua
prima età la storia della Cliiesa,
divisa in cinque volumi, ed in que-
sta fece egli chiaramente vedere,
che il deposito delle verità da Ge-
sù Cristo promulgate, era stato con
gelosia custodito sino a' suoi gior-
ni. Nell'anno 180 in Gerusalemme
santamente morì. San Girolamo
dalla semplicità del suo stile lo sta-
bilisce dotato di uno spirito apo-
stolico, e ripieno di profonda umii-
ÈGI 85
tà. La sua festa è ricordata li 7
aprile.
EGIDI Giovanili, Cardinale. Gio-
vanni Egidi, appellato il Cardinale
di Liegi, nativo della provincia di
Neustria in Francia, dottore in am-
be le leggi, fu dapprima cantore
nella chiesa di Parigi, e quindi pre-
vosto in quella di Liegi. Recatosi
a Roma, venne eletto uditore di
ruota e cappellano Pontificio. Ur-
bano VI lo spedì nunzio apostolico
nella diocesi di Treveri, di Colo-
nia e di Reims, dove rimase fino al
termine del pontificato di Bonifacio
IX, successore di Urbano V^I. Assun-
to alla cattedra pontificia Innocenzo
VII, questi presa in molta conside-
razione la illibatezza e i preclari
meriti dell' Egidi, agli 1 1 giugno
i4o5 lo creò diacono Cardinal as-
sente de' ss. Cosimo e Damiano.
Ma tornato a Roma, essendo mor-
to il Papa Innocenzo VII, concor-
se all' elezione di Gregorio XII,
che poscia abbandonò per non con-
travvenire a' decreti del pisano con-
cilio, di cui egli era stato uno dei
principali promotori. Narra il Ciac-
conio che Gregorio XII, veggendosi
da lui abbandonato, ardesse di tal
risentimento, da comandare in ogni
modo la cattura di quel Cardinale.
Poco dopo cessò di vivere, e le sue
spoglie ebbero sepolcro nella catte-
drale di Liegi.
EGIDIO (s.). Nel declinare del
secolo VII nacque Egidio da nobili
parenti, ed ebbe Atene per patria.
Cresciuto negli anni, e riuscito ne-
gli studi umani assai distinto, ce-
lebre vieppiù si rese nella pietà.
Schivo per naturale inclinazione
alle lodi, abbandonata la patria, e
i parenti, si rifugiò in un romi-
taggio della Francia. Non tardò egli
a farsi conoscere anche in Francia
se EGi
i>er un vero uomo di Dio, e la fa-
ina di lui arrivò sino al soglio rea-
le. Sollecitato da quel monarca ad
abbandonare la sua solitudine, nói
permise la sua umiltà, e soltan-
to si adattò di ricevere con se
alcuni discepoli, fondando un mo-
pistero sotto la regola di s. Bene-
fuetto. Visse molti anni, edifican-
do col suo esempio, ed ammae-
strando colla sua voce que' giovani
alunni. Finalmente pieno di meriti
ed acceso dello spirito del Signore,
spirò placidamente in odore di san-
tità. Tumulato il suo corpo, furono
molti anni appresso traslocate le
sue reliquie nella chiesa abbaziale
di s. Semino in Tolosa. Un gran
liumero di chiese della Francia,
Germania, Ungheria, e Polonia, lo
tengono per loro protettore, e la
sua festa si celebra il di i settem-
bre.
EGIDIO, Cardinale. Egidio, uo-
mo di specchiato candor di costu-
mi, e chiarissimo pel vasto sapere,
fu creato da Giovanni XIII del g65
vescovo Cardinale Tuscolano. Quel
Pontefice, giusto estimatore delle di-
Stinte doti dell'Egidio, Io spedi le-
gato apostolico in Polonia ad istan-
za del duca Miscislao, che a per-»
suasione della sua moglie Dubrava,
pssia Debbora, avea abbracciata la
religione cattolica, e ricevuto il bat-
tesimo. Il Cardinal Egidio, nella
sua legazione volle seco sette ca-
nonici regolari lateranensi , ed in-
sieme con essi diedesi a propagare
la fede, istruire i novelli convertiti,
e coltivare in ogni luogo la pu-
rità de* costumi. Il Signore bene-
dì le fatiche di lui per modo, che
due nuovi arcivescovati furono in
quel regno fondati. Mori in Polo-
nia verso Tanno 995.
EGIDIO GIL o DIONISIO, Ctìr-
EGI
cìinale. Egidio, o Dionisio, appel-
lato anche Gilo, professò nel mo-
nistero di Clugny, e si distinse, per
quanto lo permetteva il suo secolo,
in letteratura ed eloquenza. Nel
concilio generale lateranense I ce-
lebrato nel II 2 3, Calisto II lo no-
minò vescovo Cardinale Toscolano,
e quattro anni dopo, ebbe la com-
missione da Onorio II, come ap-
parisce dalle sue lettere, di recarsi
in Palestina in qualità di legato a-
postolico. Ivi tosto si condusse in
compagnia di Guglielmo arcivesco-
vo di Tiro, e diede suU' istante
principio all'aflìdalogli affare. Trat-
tavasi di pacificare alcune chiese di
quella provincia, nelle quali v'era-
no molle discordie per le dissen-
zioni insorte tra i vescovi di Scria;
di più bisognava intimare a Ber-
nardo patriarca di Antiochia di ri-
tirare nel tempo di cinquanta gior-
ni la giurisdizione usurpatasi sopra
i suffragane di Tiro, e del pari
obbligare in egual tempo que' suf-
fraga nei, sotto pena di sospensione
da ogni episcopal ministero, a ri-
conoscere per loro metropoli tane
l'arcivescovo Guglielmo. Il Ciacco-
nio scrive che, dopo questa legazio-
ne, si recò in Polonia per propa-
gare la fede; ma è chiaro ch'egli
lo confuse col sopra lodato Cardi-
nale Egidio, morto nel 995. Pri-
ma dell'anzidetta commissione, Ca-
listo II lo avea deputato insieme
col Cardinal Grisogono Malcondini
ed alcuni altri Cardinali, nella cit-
tà di Benevento per giudicare la
causa che verteva tra Betlemme, ab-
badessa di s. Maria, e Agnese ab-
badessa di s. Pietro, la quale pre-
tendea giurisdizione sul monistero
di s. Maria. Ritornato- in Roma,
favorì il partito dell'antipapa Ana-
cleto II; per la qual cosa Innocenzo
EGI
H Io spogliò della dignità, e gì* inflis-
se l'ecclesiastiche censure. Ma po-
scia tornato al buon sentiero per
opera di s. Bernardo, ricuperò i
perduti onori nel giorno dell' otta-
va di Pentecoste ii38. Dopo se-
dici anni di Cardinalato , cessò di
vivere sul principio del i i3g. Scris-
se il Cardinal Egidio alcune lette-
re a quei di Antiochia, nelle quali
si trova molta dottrina.
EGIRA. Fpoca dei maomettani.
F, Era.
EGITTO [Mgyptus). Contrada
vastissima dell'Africa antica o set-
tentrionale, e gran regno dell' im-
pero della Porta Ottomana, che sì
estende dal sessantesimo fino al
settantesimo settimo grado di lon-
gitudine, e dal vigesimo secondo al
trentesimo terzo grado di latitudine
meridionale, in guisa che dal mezzodì
al settentrione esso abbraccia alme-
no una estensione di duecento leghe
di lunghezza, e circa centodieci di
larghezza da ponente a levante. I
suoi confini a settentrione sono il
Mediterraneo; all'oriente l'istmo
di Suez che lo divide dalla Palesti-
na o Terra Santa, ed il mare ros-
so; al mezzodì la Nubia, e l'Abissi-
nia ; a ponente la Barbaria, ed il
deserto di Barca. I nativi del paese
chiamarono l'Egitto Cfiìbili, gli
aiabi Barduniasser, o Missir ed
anche Mlzr ; ì cofti Chemi\ e i
turchi El-Kbit. I geografi lo divi-
dono ordinariamente in alto, me-
dio, e basso Egitto per rispetto al
corso del Nilo, che lo attraversa da
mezzodì a settentrione. Alcuni ag-
giungono per una quarta parte,
la costa del mare rosso ; ma certo
si è ch'essa è compresa nell'alto,
e nel medio Egitto. L'alto Egitto
detto pure Tebaide, e che al pre-
seute dicesi Sayd , dividevasi uà
EGI Sj
tempo in prima, e seconda Te-
baide. Il medio trovasi tra l'alto
e il basso Egitto, e dicesi Arcadia,
ed Etanomo, dai sette nomi, e go-
verni ch'esso comprendeva, e fu
anche appellato Bechria, e Demesor.
Il basso Egitto detto Della a mo-
tivo della sua rassomiglianza con
la lettera greca A, viene suddiviso
ancora in primo, e secondo Egitto,
ed in Augustamnica prima, e se-
conda, che chiamasi propriamente
Egitto, e trovasi tra i fiumi Aga-
tomedon, e Bubastico.
A maggior intelligenza di que-
ti cenni compendiati, daremo una
altra breve divisione dell'Egitto,
come del suo stato presente. L'E-
gitto, fino ab antico, si è diviso ia
tre parti. i.° Basso-Egitto, in ara-
bo Bahari, e più notoriamente
Delta. 2.° Medio-Egitto , detto dai
greci Heptanomide, dagli arabi O-
K'eslanich. 3.° Alto-Egitto, o Sayd,
che risponde all'antica Tebaide,
Sotto i romani l' Egitto ebbe uni-
ta la Cirenaica, ed una parte del-
la Nubia, onde se ne composero
le sette provincie di Egitto proprio
o Delta, Augustamnica, o parte o-
rientale del Delta, Libia superiore,
Libia inferiore, Heptanomide, o Ar*-
cadia, Tebaide, ed Etiopia al di so-
pra dell'Egitto. Divisa questa re-
gione i.° nel basso Egitto ; a."
nel medio Egitto; 3.° nell' alto E-
gitto, novereremo le provincie e le
città principali d'ogni parte. Il bas-
so Egitto ha sette provincie Rely-
oubych, Menouf, Gharbych, Char-
kieli, Mansouah , Babyreh , e Gi-
seh, la cui parte meridionale tro-
vasi entro i limiti dell' alto -Egit-
to. Le città del basso-Egitto sono ;
Alessandria, Rosetta, e Damiata ,
11 medio-Egitto ha quattro provin-
de : Fayouiu, Benysouef, Atfeybycb,
88 EGI
e Minych. Le città del medio-E-
gitto sono: Cairo metropoli, vec-
chio Cairo, e Boulaq. L' alto-Egitto
lia tre provincie : Syouth, Girgeh,
ed Esnè o Tebe. Si possono in ar-
gomento consultare i seguenti au-
tori: Perizonii, Origines Aegyptia-
cae, Lugduni 1 7 1 1; Maserier , De-
ferì ption de VEgyple compiè sur
le méinoìres de Henr. de Maillet,
Paris lySSjSavary, Leltres surVE-
gypte, Amstelodami 1787.
Secondo le più recenti notizie,
sembra avere l'Egitto sei gran città,
tre mila quattrocento settantacin-
que villaggi o borghi, seicentomila
e settecento case, e due milioni
cinquecento quattordici mila abi-
tanti. Non si deve occultare, che
alcuni fecero ascendere la popola-
zione dell' Egitto sino a quattro mi-
lioni di abitanti, ma tale calcolo man-
ca di sicure basi. Gli arabi, secon-
do alcuni, si fanno ascendere a
.cento trentamila, de' quali più di
un terzo atti alle armi, ed i copti
o cofti vuoisi che non eccedano il
numero di centosessantamila, ma
sembra che questi ultimi possano
essere in egual numero degli ara-
bi, ovvero stando ad altri calcoli
non arriverebbero che a sessanta-
Hiila ; e gli arabi a ben cinque-
centomila. Dello stato de' cattolici
parleremo in fine, riportando lo
stato odierno delle missioni. Nel
1810 il Dubois pubblicò in Fuli-
gno, Jymej méinoires sur Ics tribus
arahes des deserls de VEgypte.
L'Egitto per le sue particolarità
naturali, per le sue antichissime,
ed alte reminiscenze importantissi-
me alla storia sagra, e profana,
non che per la tendenza rapida
ai più luminosi suoi destini, meri-
terebbe le più accurate investiga-
zioni. Siccome però la natura di que-
EGI
sto Dizionario il vieta, ci limiteremo
ad indicare le cose principali, e le
principali nozioni storiche, perchè
servano ai tanti articoli del Dizio-
nario stesso, risguardanti l' Egitto, e
gli egiziani. Qui noteremo, che la
maggior parte delle potenze euro-
pee ha dei consoli in Egitto, y.
il Brov<^ne Voyage dans le haute
et basse Egypte, Paris 1800.
Moltissimi canali dàlia natura
operati, e dall' arte, intersecano la
pianura egiziana in ogni senso.
Quando il fiume Nilo rigonfio per
le copiose pioggie, che dopo la metà
di maggio e per due mesi cadono
nelle etiopiche contrade, minaccia
alla metà di luglio il suo straripa-
mento, discendendo precipitoso per
le numerose, e dirupate cateratte,
i canali sono con diligenza ripur-
gati, e si aprono quindi metodica-
mente, perchè regolare, ed eguale
ne avvenga l' irrigazione, su di che
il provvido governo energicamente
vegHa. Il canale di Giuseppe è il
più esteso comunicando col lago
Meride, ed all' ingresso di uno dei
suoi rami nell' isola di Roddah av-
vi il Nilometro, donde si deduce
la maggiore, o minore fertilità del-
l' annata. Grandioso è il canale
Mahmoudyeh di 8 0,2 53 metri, cosi
detto dall' attuale vice-re, che il fece
costruire per aprire migliore comu-
nicazione eoa Alessandria, evitando
di rimontare il Nilo ne' perigliosi
sbocchi; e l'altro chiamato Scan-
der di 20,590 metri, scavato por-
tentosamente in soli cinque giorni
da venti mila contadini apposita-
mente radunati sotto la direzione
dell'architetto Coste francese. Cu-
rioso spettacolo otfre allo sguardo
r Egitto inondato, rassomigliando
ad un ampio lago di limacciose
acque ricoperto^ donde si veggono
EGI
emergere le spesse cirrie degli al-
beri, e di natanti villaggi, i quali
mantengono fra loro la comunica-
zione per mezzo delle dighe tras-
versali, che servono di separazione,
e chiusura a' canali. Nell'autunna-
le equinozio decrescono a poco a
poco le acque, ritornando al letto
primiero, e presentano i campi l'in-
grato aspetto di una terra nera e
fangosa» Ma quell'argilla ivi depo-
sta, e le abbondanti rugiade che
vi mantengono a lungo l'umidità,
alimentano la più vigorosa, e rapida
vegetazione. Quindi allorché il vigo-
re invernale spoglia delle fronde le
nostre piante, un quadro incante-
vole si apre dalla natura lussureg-
giante neir Egitto, che prende 1' a-
spetto di una continuata floridissi-
ma prateria, la quale fa colle roc-
eie ignude de' laterali monti il più
vivo, e brillante contrasto. Il cielo
costantemente sereno, e tendente ad
un colore biancastro, il crescente
calore del sole, l' abbandono delle
rui-ali faccende dopo il ricolto, non
lasciano più vedere che dense nubi
di polveri sollevate dai pestiferi
venti australi, e le fenditure del
suolo inaridito, su cui non ha più
vita germoglio alcuno. I due fiumi
Dander e Kahb, che separatamen-
te influiscono nel Nilo sulT alto E-
gitto, formano colla lingua di terra
ad essi intermedia l' isola Meroe,
che fu tanto famosa nei tempi an-
tichi.
Della religione, della lingua par-
lata dagli antichi egiziani, de' suoi
monumenti, come piramidi, edifizi,
ec. , parleremo in appresso. Ora
nell'Egitto l'islamismo è profes-
sato dai mori, e dai turchi. Sot-
to il regno dei Mamelucchi le tribù
arabe del deserto, eh' erravano per
l'Egitto, erano un vero flagello.
EGI 89
Mussulmani di solo nome, e con-
tenti di professale esteriormente
quella credenza, e di portarne il
segnale nella circoncisione, di nul-
r altro gli arabi si curavano. Era-
no distinti dal copioso novero delle
altre tribù col titolo di Beduini.
Diconsi Kheichi, o delle tende, quel-
li che esercitano l'agricoltura, o la
pastorizia, e chiamansi Kait, o del-
le mura^ quelli che stanziano nelle
città, e si occupano o nel lavorare
nelle miniere dell'allume, e del
sale, o nel raccogliere oggetti di
archeologia, che vendono allo stra-
niero, o nel servir di guida per la
visita de' monumenti celebri dell'E-
gitto. Le due razze si dispregiano
a vicenda, e molto meno fraterniz-
zano coi fdlahsj o contadini egizia-
ni. Non radono i beduini le loro
barbe, sono monogami, cioè hanno
una sola moglie che scelgono nella
propria tribù. La rapina era loro
familiare, e guai al passeggiero, che
vi si fosse imbattuto ne' decorsi
tempi! Ma grazie alla lodevole pro-
videnza, ed al fermo contegno del-
l'attuale vice-re d'Egitto, il saggio
Mohammed-Aly, le più rimote par-
ti del Nilo si possono percorrere
con sicurezza, e gli arabi custodi dei
numerosi armenti j danno mostra
di quell'ereditaria ospitalità, che
nella mutua conservazione li ha
sempre caratterizzati. Gli armeni
vi si sono in maggior numero in-
trodotti dopo la caduta de' Mame-
lucchi. I greci cattolici stabilitisi nel-
r Egitto vennero dalla Siria, e vi
formano un corpo di nazione cono-
sciuto sotto il nome di sirj . Gli
ebrei, sino dalla più ri mota età, vi
si trovano in gran numero, vi
hanno più di otto sinagoghe, ed
attendono alla negoziazione; come
molte altre razze europee si vanno
50 EGI EGI
in Egitto a' nostri dì stabilendo, secondo le circostanze. Non si i>
Tulte quelle razze si comprendono conosce alcuna legge fondamentale
nel nome generico di franchi. scritta, e consacrata dall'uso ; non
Al lodato odierno \ice-re d' E^ esiste organizzazione reale, che per
gitto si debbono innumerabili van- l'amministrazione civile, e giudizia-
taggi procacciati all'Egitto in più ria di finanza, e di agricoltura,
modi. Con gran dispendio fece egli Evvi uno stabilimento, ove si bat-
■venire dall' Europa parecchi arti- te moneta, e che viene aramioi-
8ti, per manifatture di diversi sta- strato per conto del vice-re; ma
biliinenti; stabilì per le frequenti le monete portano sempre l'im-
pestilenze regolamenti sanilarii a- pronta della cifra del gran si-
doperando l' ilLustre francese Clot- gnore.
bey ispettore generale del servizio L'amministrazione dell'Egitto è
di sanità, e benemerito per l'inci- confidata al Riaja-bey, che ha sog-
\ilimento degli egiziani nel ramo getti parecchi agà della polizia ,
delle scienze mediche, e per l'ini- dell'annona, e degli altri rami go-
ziamenlo dato ai mussulmani nel- vernativi. 11 cadì, o gran giudice,
r anatomizzare i cadaveri, malgra- viene annualmente spedito dalla
do gli ostacoli di loro religione, e Porta Ottomana. Ad esso appar-
nello stabilire il collegio medico di tengono le attribuzioni notarili ; e
Abu-Zabel, e V ospedale militare, da lui dipendono i seiki, e quelli
Clot-Bey è inoltre dotto autore del- ch'esercitano la professione legale,
l'opera intitolata: Apercu general Questi ed altri officiali, come il
sur r Egypte, stampata in Parigi kaznadar, o capo della contabilità,
nel 1840. Il vice-re non ha guari delle riscossioni e delle spese; il
ha fatto una significante piantagio- divan-effendi amministratore de'com'^
ne di gelsi, e con tutti i mezzi che mestibili destinati per l'estero; il
sono in suo potere cerca di rego- selihdar, capo della cassa milita-
lare l'amministrazione dell'Egitto, re; l'anaktar-agassi direttore della
incoraggire le arti, e le scienze, guardia -nobile; il comandante la
A tal uopo stabilì da qualche an- cittadella, incaricato della contabi-
no a Bulaq un liceo con bibliote- lità di tutte le merci, compongono
ca, in cui s'insegnano le materna- la magnifica corte del vice-re, il
liche, il disegno, V agrimensura, e quale ha una fastosa guardia di
le lingue francese e italiana; enei mille, e cinquecento armati, che
potere d' Ibrahim, posto tra il Cai- per una terza parte sono tuttora
ro, e il Nilo, instituì un collegio mamelucchi, schiavi tolti dalla Cir-
io cui nel 1825 eranvi settecento cassia, dalla Mingrelia, dall'Abasia,
allievi. Recentemente inviò a Pa.- non che da altre parti. La forza
rigi quaranta egiziani per ricevervi terrestre, e marittima dell' Egitto
una educazione , che li ponga in P molto aumentata dopo le politi-
istato di fare allievi nella loro pa- che vicende della Grecia, e nella
tria. maggior parte si compone di ara-
L'Egitto, considerato come una bi esercitati all'europea, che il
provincia dell' impero ottomano, è francese Seve, divenuto Solimano-
soggetto ad un pascià o vice-re; ed Bey, e l'italiano Mari sono riusciti
il governo varia nelle sue forme ad organizzare ed istruire.
EGI
Cenni storici sui principali avve*
nimenti dell' Egitto ^ e sulle diverse
dinastie che \'i regnarono, prima,
e dopo la Romana dominazione,
sino all'epoca in cui fu sotto-
posto a quella dell' impero otto-
manoy ed al suo stato presente.
Tutti riconoscono essere stato l'E-
gitto la culla delle scienze, delle ar-
ti, e della mitologica superstizione,
assegnando agli egiziani il luogo fra
le colte nazioni de' più antichi se-
coli. Senza ripetere le favolose nar-
razioni intorno alla cronologia dei
re annoverati tra gli dei, e senza
dire degli eroi di questo classico
paese divinizzati, diremo che cor-
risponde al Mezraim figliuolo di
Cam, nominato nella sagra Scrittu-
ra, il re Menete, i cui figli si dif-
fusero nella Libia, e nell' Etiopia.
Tebe, JVIenfì, Diospoli, This, Ele-
fantina, ed Eliopoli furono per lun-
go tempo le reggie di tre distinti
sovrani, che dominarono in diverse
parti di Egitto, ed altri piccoli re
vi ebbero eziandio precarie domi-
nazioni. I pastori fenici furono i
primi ad invadere il suolo egizia-
no, ed ìscacciati gli antichi signori
del paese, usurparono la sovranità,
della quale i loro capi assunsero
l'esercizio, e si dissero i Re-Pasto-
ri. Non andò guari però che i pri-
mitivi signori ricuperarono la loro
dignità, ciascuno de' quali prese il
nome onorifico di Faraone ^ cioè
sovrano possente , ed Amenofi I
fu quello, che verso l'anno 820
avanti l'era volgare, dal Delta am-
pliò a tutto intero l'Egitto i suoi
dominii. Più di un secolo dopo, gli
avvenimenti seguirono di Giuseppe
ebreo, figlio di Giacobbe, che i fra-
telli venderono ad un negoziante,
dal quale lo compi-ò Putifar. Noi?
EGI 91
è la storia di Giuseppe, che Dio in
premio della sua continenza dal
carcere sollevò al primo seggio do-
po quello di Faraone, e venne pei
suoi consigli denominato il Salva-
tore deir Egitto. Avendo appreso
Giacobbe, che il suo figlio non ei*a
altrimenti morto, e che risplendeva
in Egitto per autorità, e per vir-
tù, emigrò colla numerosa sua fa-
miglia dal proprio paese, e recossi
a stabilirsi in Egitto, all'ombra
della protezione del figlio, e di
quel Faraone allora regnante. Men-
tre la famiglia di Giacobbe, secon-
do le divine promesse, prodigiosa-
mente diveniva numerosa, in pro-
gresso di tempo gli altri re Farao-
ni, e gli egizi di ciò ingelositi, per
impedirne l'aumento, li condanna-
rono a duro servaggio, ed a cuo-
cere i mattoni. Dio suscitò Mosè
perchè liberasse il suo popolo, cui
voleva stabilire nella terra promes-
sa a' loro padri, e questo clamoro-
so avvenimento, con tutte le con-
seguenze che l'accompagnarono, di
cui sono piene le sagre carte, av-
venne sotto Faraone Amenofi III,
e circa 149^ ^o^i avanti l'era vol-
gare. Trapassato da Mosè, e dal
popolo ebreo il mare rosso a piedi
asciutti, per miracolo di Dio, vo-
lendo Amenofi III inseguirli, restò
punito ed ingoiato co* suoi da quel-
le acque, che ripresero il loro cor-
so mentre egli percorreva il suo
letto. In quanto agli anni che gli
Ebrei {^Vedi) dimorarono nell' E-
gitto, lo si dice a quell'articolo.
Faraone Amenofi IV, figlio del-
l' ostinato genitore, regnò in Egit-
to dopo il suo naufragio, ed ebbe
a successore Amenofi-Ramesse, il
quale regnò a lungo, e pacifica-
mente. Più glorioso fu il regno di
Sesostri, che gh successe^ dappoiché
9^ EGI
colle conquiste, e colle savie leggi
si procacciò l'amore de' popoli, e
fama immortale. L'Etiopia, l'Asia
intera, le isole dell' oceano india-
no, e dell'arcipelago egeo furono da
lui conquistate, e con leggiero tri-
buto signoreggiò sulle vinte nazio-
ni. Indi sotto il re Anisio, un prin-
cipe etiope compì l'invasione del-
l' Egitto, e lo tenne per la n^età
di un secolo. Baccoride^ il Saggio j
ebbe guerra nell'anno 780 coll'e-
liope Sabacone, e caduto in sue
mani perì tra le fiamme. Il vinci-
tore pose sul trono egiziano Seto-
ne, che non si fece molto onore
pel duro suo governa mento, e per
la guerra sostenuta coi re di Assi-
ria Sennacherib. Sì cambiò quindi
il reggimento in aristocratico, e do-
dici notabili del paese ebbero il po-
tere esecutivo.
Il nuovo re Psammetico favorì
il commercio marittimo, e sono co-
nosciuti per valorosi i di lui suc-
cessori sino ad Aprie, che nel 591
collegandosi col re di Giuda re-
cossi a soccorrere Gerusalemme.
Dovette subito retrocedere, perchè
il fratello Amasi avea occupato il
trono: dopo lunga guerra, e dopo
aver veduto invadere l'Egitto da
IVabucodonosor, cadde sotto il ser-
vaggio del proprio fratello. Il guer-
riero Cambise, figliuolo del gran
CirOj avendo vinto intanto Psam-
menite, ch'era succeduto al genito-
re Amasi, sottopose l'Egitto al per-
siano dominio. Ma gli egizi mal
soffrirono tal giogo, e spesso si ri-
bellarono, per cui Serse, e Dario
Nolo li repressero colle armi, sen-
za poter impedire, che prima Amir-
teo, e poi i due Nettanebi, impu-
gnassero il real scettro, e sostenes-
sero i propri diritti. Mentre Cam-
bise, e i di lui successori avevano
EGI
oppresso, e spogliato l'Egitto, le vitto-»
rie di Alessandro il Grande ne cam-
biarono i destini. Divenutone signo-
re fece pompa di moderazione, e
della greca civiltà formò coli' egizia
sapienza lo splendido innesto, alte-
rando però le forme primitive del
carattere nazionale. Alessandria sur-
se, o fu ingrandita per lui, divi-
sando di farne la sua reggia, e tut-
tora primeggia per lustro, e per la
sua celebrità in riva al mare.
Dopo la morte di Alessandro ,
l'Egitto diventò proprietà di To-
lomeo figlio di Lago, che diede
principio alla dinastia dei Lagidi.
Ne formò un florido regno, e vi
aggiunse la Libia, la Siria, la Fe-
nicia, e r Etiopia : Tolomeo colle
sue geste si procacciò l'amorevole
titolo di Solere cioè Salvatore, pd
modo paterno con cui resse i popoli,
e per la munificenza prodigata agli
scienziati, che alla sua corte accor-
revano da tutte le parti, onde sot-
to di lui ebbe principio la famige-
rata scuola Alessandrina. Nell'estre-
mo di sua vecchiezza, padre avven-
turoso, coronò colle proprie mani
il suo figlio, e successore Tolomeo
Filadelfo, il quale men distratto
dalla guerra della successione di
Alessandro , che avea occupato il
genitore, potè dare allo scientifico
edifizio l'ultima mano, ed arricchi-
re di letterarii monumenti, la già
famosa regia biblioteca. Fu sotto
di lui, che per la prima volta si
videro trasportati nel greco idioma
i sagri libri del vecchio testamen-
to, mercè la cura degli ebrei, a ca-
gione di traffico stabiliti nell'Egit-
to. Strabone, Teocrito, Callimaco ,
Licofrone, il critico Zoilo, ed altri
dotti, ornarono la corte di Filadel-
fo con gloria non peritura. Inoltre
questo re spinse a lontane scoperte
EGF
i suoi navigli, ristabifi il canale di
congiunzione fra il golfo arabico,
e il mediterraneo, fondò colonie
lungo l'eritreo, e le città innalzò,
che dal nome della madre, e della
sorella chiamò Berenice, ed Arsinoe,
avendo la pubblica riconoscenza in-
titolate a lui quelle di Tolemaide,
e di Filadelfia. Tolomeo Evergete
suo figliuolo, sebbene dotato di mi-
nore energia, e talento, in mezzo
alle guerre, che lo tennero impe-
gnato con Solerò re di Siria, man-
tenne il paterno splendore nel re-
gno, e soffocò i sediziosi germi di
malcontento: però fu l'ultimo di
sua stirpe che si mostrasse degno
d'impero, e che alla spirante li-
bertà della Grecia prestasse soste-
gno. Il giovine Tolomeo Filopato-
re a lui succeduto, fu allontanato
dagli affari per Y astuzia del pri-
mo ministro Sosibio, e fu immer-
so nella gozzoviglia^ e nei piaceri.
All'ambizione del ministro sagFifìcò
la propria madre, ed il fratello;
quindi si macchiò della più nera
taccia di crudele inospitalità, per-
chè chiam^ando ne' suoi slati Cleo-
mene re di Sparta, non solo gli
negò i promessi soccorsi, e l'ab-
bandonò alla disperazione per cui
si uccise, ma barbaramente ne in-
sultò il cadavere, e fece uccidere
la madre, la vedova, e gl'innocen-
ti figli di quel principe sventurato.
Tuttavolta fu fortunato in soste-
nersi contro l'armi di Antioco il
Grande, re di Siria, poco sopravvi-
vendo all'ultimo de' snaturati suoi
tratti, facendo perire la propria so-
rella Arsinoe, che giusta l'uso de-
pravato di que' tempi, gli era pure
sposa, e ciò per cogtipiacere l'im-
pudica Agatoclea, sorella di Agato-
cle suo favorito.
Tolomeo Epifane fu corrotto per
EGI 95
la sua giovanile età dagl' indegni
ministri ; e sebbene scampasse l'e-
stremo eccidio che minacciavagli il
re Antioco, nell'età di vent'otto an-
ni il veleno propinatogli da' suoi
troncò il corso alle sue crudeli a-
zioni. Il sesto Tolomeo, detto Filo-
metore, visse da principe sotto la
prudente tutela di Cleopatra sua
madre, e fatto quindi prigione dal
re di Siria, Antioco Epifane , vide
regnare nell'Egitto Tolomeo Ever-
gete suo minor fratello. Tornato
dalla cattività, divise con lui il tro-
no, e colla mediazione dei romani
liberò il suo paese dal giogo stra-
niero. Non andò guari che i due
fratelli si disputarono colle armi
l'assoluto dominio, e sebbene TE-
vergete si fosse recato al senato
romano per implorare protezione,
Filometore fu felice nelle impre-
se, e potè regnare solo , lasciando
al vinto fratello per ispontanea ge-
nerosità il possesso della Cirenai-
ca, ed una parte dell' isola di Ci-
pro. Cogli aiuti di Filometore, il
pretendente alla corona di Siria,
Alessandro Baia , detronizzò il re
Demetrio I, ma indi a poco disgu-
statosi Tolomeo del suo protetto,
gli tolse gran parte de' possedimen-
ti, e sebbene non accettasse il ti-
tolo di re di Siria, datogli dagli
antiocheni, pure s' impegnò a soste-
nere Demetrio Nicatore, figliuolo
del decaduto Demetrio I , e nella
decisiva battaglia in cui Baia fu
vinto , perì Filometore in conse-
guenza di gravi ferite. Tolomeo Eu-
patore suo figlio venne acclamatOj
ma lo zio, denominato Evergete II,
uscì di Cirene, e postosi a con-
trastare la tutela alla regina ma-
dre Cleopatra, terminò la querela
collo sposarla , e così la trasse in
inganno. 11 suo regno fu un corso
di onori : il pupillo Eiipatore fu
il primo ad essere assassinato, quin-
di invaghitosi di Cleopatra la gio-
vane, figliuola dell'altra Cleopatra,
da lui sposata , ripudiò questa , e
mediante violenza strinse con quel-
la il turpe legame. Sebbene avesse
in Gerace un ottimo ministro , le
intemperanze, e le atrocità di Ever-
gete li provocarono il popolo a ri-
bellione, dal cui furore si salvò fug-
gendo colla seconda Cleopatra in
Cipro. Allora fu posta alla testa
del geverno Cleopatra seniore; ma
quando il seppe Evergete II fece
strozzare V innocente figlio che ave-
va avuto da lei, acciò non eredi-
lasse il trono. Dipoi essendogli riu-
scito di ricuperarlo , regnò lunga-
mente tranquillo, coltivando le scien-
ze naturali, e scrivendo alcune me-
morie Illative ; quindi fondò sta-
bilimenti letterarii , ingrandì la
biblioteca di Alessandria, e fece
godere il suo favore agli uomini
dotti.
Alla morte di E vergete II , gli
successe Tolomeo Solere II primo-
genito, con dispiacere della madre
Cleopatra,cheavrebbegli preferito A-
lessandro secondogenito, cui ella ot-
tenne la corona di Cipro. Accrebbero
la discordia fra Tolomeo e la ma-
dre, le guerre civili di Siria , che
in diverso modo parteggiarono; ma
in seguito dovette Tolomeo ripa-
rarsi in Cipro, ed il nono de'To-
lomei, col nome di Alessandro I,
regnò sull'Egitto colla genitrice. In
progi-esso di tempo disgustatosi A-
lessandro I colla madre, questa con-
cepì l'orribile disegno di farlo uc-
cidere, ma egli la prevenne con un
detestabile matricidio, che gli atti-
rò l'indignazione universale; e spen-
to poi in battaglia navale aprì a
Solere la via di ricuperare il Iro-
ÉGI
no, che per sett'anni onorevolmen-
te occupò avendo peculiar cura di
formare un'imponente forza marit-
tima. I figliuoli di Alessandro I coi
loix) tesori si erano riparati nell'i-
sola di Coo, e Tolomeo X, cono-
sciuto meglio col nome di Alessan-
dro II, vi si trovava alla morte di
suo padre ; ed avendo Mitridate re
di Ponto occupata l'isola, seco tras-
se il giovane principe, che poi pas-
sò nel campo de' romani. Siila gli
accordò la sua protezione, e quan-
do venne a mancare Solere II , la
figlia di lui Berenice-Cleopatra pre-
se le redini del governo. Alessan-
dro II, riconosciuto per re dal se-
nato romano, mosse alla volta d'A-
lessandria, e sposando la regina, si
appianarono tutte le difficoltà, indi
la fece subito uccidere. Però egli
restò massacrato nel ginnasio ales-
sandrino dal popolo, e dai soldati
dopo diecinove giorni di regno. E-
ra superstite della dinastia dei La-
gidi, il solo figlio naturale di So-
tere li, chiamato Tolomeo Aulete.
A lui offiirono gli Alessandrini la
corona ad onta delle altrui preten-
sioni, cioè di quelle della repubbli-
ca romana, tratte da un testamen-
to che attribuì vasi ad Alessandro
II. Tolomeo Aulete, così detto per
la sua bravura nel suonare di flau-
to, seppe insinuarsi nella grazia del
romano senato, che già dettava la
legge a tutto il mondo, e fu di-
chiarato legittimo re nell'anno Sg
avanti l' era volgare. Sdegnati po-
scia i suoi sudditi della stretta al-
leanza che il re aveva coi romani,
i quali con alto arbitrario avevano
espulso da Cipro il fratello di Au-
lete, a lui rivoltaronsi, onde egli
ricorse a Roma per ajulo. Frattanto
neir interregno governarono l'Egitto
le principesse sue figliuole, Cleopa-
EGI
tra-Trifone die mori passato un
anno, e Berenice.
Gabinio, governatore della Siria,
e luogotenente di Pompeo, colla
forza delle armi ricondusse Aulete
nell'Egitto. Fece egli uccidere la
propria figlia Berenice, ed ordinò
la strage d'illustri proscritti, per
compensare co' loro tesori il servi-
gio resogli mercenariamente dal du-
ce romano, senza l' intelligenza del
senato. Aulete mori dopo tre anni,
allorché ardeva la guerra civile tra
Cesare e Pompeo. Tolomeo XII,
figlio impubere, viveva sotto la tute-
la della maggior sorella, l'avvenente
e famosa Cleopatra, eh' era alla testa
degli affari. Ricordevole la regina dei
servigi prestati al genitore Aulete da
Gabinio, prese le parti di Pompeo;
ma i tutori del fratello cospirarono
contro di lei. Intanto nella batta-
glia di Farsaglia periva Pompeo per
opera dell' ingrato Tolomeo, e Ce-
sare vincitore con animo di punire
il tradimento, benché tornato a van-
taggio di lui, si recò in Alessan-
dria. Nella sua qualità di dittatore
egli dichiarò di volere esercitare i
diritti del popolo romano, che mo-
rendo Aulete aveva nominato tuto-
re della sua prole, e si costituì giu-
dice delle fraterne contese, citando
Cleopatra, e Tolomeo a comparire
in sua presenza. Allora Cleopatra
si fece portare dal suo confidente
Apoilodoro nelle camere di Cesare,
sopra le spalle, avviluppata in un
tappeto per non essere da ninno
veduta. Ivi la principessa spiegò
tutte le grazie della seduzione, che
in grado eminente possedeva, e Ce-
sare si arrese all' eloquente suo lab-
bro. All' indomani decretò, che fra
essa, e il fratello fosse il trono di-
viso. Tolomeo alzò le sue lagnanze
per siffatto tradimento, provocò i
EGI g*»
suoi a rivolta, e Achille, generale
egizio, coir eunuco Patino, assediò
Cesare nella reggia stessa. I ro-
mani fecero prodigi dì valore, ed
avendo incendiato un quartiere del-
la città, quarantamila volumi delia
celebre biblioteca alessandrina furo-
no ridotti fatalmente in cenere. Co-
gli ajuti pervenuti dalla Siria, potè
Cesare dare una decisiva battaglia,
in cui Tolomeo peri annegato nei
Nilo, e cosi divenne Cleopatra as-
soluta regina, e sposa del minor
fratello Tolomeo XIII, che non toc-
cava ancora il duodecimo anno. Ce-
sare partì a disperdere gli avanzi
del partito di Pompeo, e nacque
indi a poco Cesarione frutto dei
suoi illegittimi amori con Cleopatra.
Questa regina partecipò in Roma
i trionfi di Cesare col giovine sposo,
ed onori divini furono profusi su
di lei da Cesare amante. Ritornata
r ambiziosa donna in Egitto, e va-
ga di regnar sola, le fu agevole dis-
farsi di Tolomeo pervenuto all'ado-
lescenza.
Dopo la morte di Cesare, nella
guerra che i romani impresero
contro i Parti, Marc' Antonio chia-
mò a se in Cilicia Cleopatra, per
rispondere alle accuse di aver som-
ministrato ajuto a Bruto nell' ulti-
ma guerra civile. E nota la pompa
singolare, e lussureggiante colla qua-
le la regina si recò per mare dal
romano duce, e il sontuoso ban-
chetto a lui imbandito, e la sedu-
zione con cui innamorò ciecamente
Antonio, il quale s'immerse cotan-
to ne' piaceri della mollezza, che
non pensò più a partire contro i
Parti. Né valse il successivo allon-
tanamento, la pacificazione dei trium-
viri, il matrimonio con Ottavia so-
rella di Augusto, e nipote di Ce-
sare, per cancellare nel cuoie di
96 EGI
Antonio 1' egizia regina. Questa lo
raggiunse in Fenicia dopo il disa-
stro della guerra, finalmente segui-
ta co* Parti, e seco nell'Egitto lo
ricondusse. Fu allora che Cesari one
col nome di Tolomeo XIV venne
solennemente acclamato re d'Egitto
e di Cipro in unione alla madre,
e che la hiblioteca alessandrina fu
arricchita da ventimila volumi tras-
portati da Pergamo. Indignato Au-
gusto della condotta del cognato
Antonio, gli dichiarò guerra. Seguì
Cleopatra in Grecia il suo Antonio,
colle egizie navi. Antonio fu vinto
ad Azio, ed all'onore pospose l'a-
more, ritornando precipitosamente
in Egitto. Augusto vi si condusse per
la Siria, Cleopatra si rinchiuse nel
sepolcrale monumento eh' erasi fab-
bricato, ma credendo Antonio alla
voce di sua morte, dal cordoglio si
uccise, e fu poitato a morire tra
le braccia di Cleopatra. Questa re-
se regi onori funebri ad Antonio,
e manifestò il suo profondo dolore
sino a far strazio delle avvenenti
sue forme. I soldati di Augusto im-
pedirono ch'ella si uccidesse, ed
inutilmente si presentò co' suoi vez-
zi al saggio nipote di Cesare, che
la riserbava per adornare il suo
trionfo. La regina però il prevenne,
e si uccise a mezzo di un aspide,
dividendo con Antonio la tomba,
ma i figli che da lui avea avuti,
Alessandro, Tolomeo, e Cleopatra
Selene servirono al trionfo di Au-
gusto. Cesarione riparò a Rodi col
suo protettore Teodoro, che lo tradì
col condurlo ad Augusto, il quale
il fece morire. In tal modo l'Egitto
divenne provincia romana, trenta
anni avanti la nascita di Gesù Cri-
sto, e fu la XII rn ordine a quelle
direttamente amministrate da Au-
gusto.
EGI
Nei primi del secondo secolo del-
l' era cristiana, e sotto Adriano fu
diviso in quattro provincie, cioè l'E-
gitto propriamente detto, la Tebai-
de, la Libia, e la Pentapoli. L'im-
peratore Diocleziano, verso la fine
del terzo secolo, comprese l'Egitto
nella gran divisione dell' oriente,
della quale Antiochia era la me-
tropoli. A' tempi di Costantino il
Grande nella prima delle quattro
parti dell'impero assoggettato al
pretorio d* oriente, formò l'Egitto
la seconda delle cinque diocesi, nel-
le quali veniva suddivisa, e vi si
comprendevano la Libia superiore,
la Libia inferiore, la Tebaide, l'E-
gitto proprio, e l' Augustamnica.
Venne nel 335 assegnato all' im-
perator Costanzo, ma dopo la mor-
te di Teodosio I, fece parte del-
l' impero orientale, che avea sede
in Costantinopoli. Nell'anno 4^9 i
feroci Vandali approdarono in A-
frica, ma l'Egitto non andò sog-
getto che a parziali escursioni, al-
lorché Genserico si propose di at-
terrire r imperato! e Leone nella
slessa sua reggia. Quindi sino alla
comparsa degli arabi non si sottras-
se mai questa provincia al dominio
degl'imperatori greci. Ma nel 64 r,
Amrou-Ben-El-Ass, celebre capitano
dell'islamismo, e luogotenente del
califfo Omar, il secondo tra i suc-
cessori di Maometto, conquistò l'E-
gitto con soli quattromila combat-
tenti, e dopo avere occupato Pelu-
sio, pose l'assedio a Mesr, e l'ebbe
dopo sette mesi in potere, non sen-
za connivenza del comandante gre-
co che la reggeva. Il luogotenente
Omar gittò allora le fondamenta
della prima città araba in Egitto,
che appellò Fostat, che corrisponde
oggi al Vecchio-Cairo. Dipoi Amrou
incominciò l'assedio d'Alessandria,
EGI
e con ardimentoso coraggio pene-
Ijò con pochi nella ciltadella, e di-
scacciandone i greci, all'improvviso
fu avviluppato, e fatto prigione. Ad
uno schiavo fedele dovette la vita,
che in presenza de' greci avendogli
dato uno schiaffo, ed in) postogli si-
lenzio, non fu riconosciuto, e perciò
lasciato facilmente in libertà. Dopo
aver perduto Amrou ventitremila
soldati saraceni, prese Alessandria,
e sebbene non avesse luogo strage
o saccheggio, pure la famosa bi-
blioteca Alessandrina perì colle fiam-
me, dopo che per sei secoli i greci
ne avevano curato l'incremento. Ne
aveva implorata la proprietà Gio-
vanni il Grammatico j ma Amrou
non si credette autorizzato a dispor-
ne senza il consenso del califfo O-
mar. Questi però barbaramente ri-
spose, che se i libri rinchiusi nella
biblioteca erano conformi all' Alco-
rano, divenivano inutili, se ali* Al-
corano si opponevano erano peri-
colosi, dunque si bruciassero. Am-
rou subito eseguì il comando, e i
dotti ancor ne deplorano l' esecu-
zione. In tal modo, nove anni do-
po la morte di Maometto, 1* Egitto
diventò una provincia del califfato,
e tal si rimase finché in Bagdad
gli Abassidi sostennero il loro po-
tere.
Frattanto incominciarono ad ap-
parire i turchi, e Motassem ottavo
califfo Abassida, comprò molti di
quegli schiavi, li coltivò, e li pre-
pose alle varie cariche del suo im-
pero, ma ben presto dovette pen-
tirsene. Ahmed, governatore di Egit-
to, neir868 alzò lo stendardo della
ribellione, si emancipò quasi total-
mente, e fondò la dinastia de' Tu-
hmidi, mantenendo soltanto al calif-
fo il diritto di fare eseguire la pub-
blica preghiera in suo nome, e di
VOL. XXI.
EGI 97
coniar monete con la sua effigie.
All'apparire del famoso Obeid-Al-
lah-Al Mahdy, che nell'Africa set-
tentrionale fondò la nuova dinastia
dei califfi fatimiti, l'Egitto si man-
tenne in una certa indipendenza;
e benché il nuovo conquistatole
giungesse ad impossessarsi più volte
d'Alessandria, non potè più oltre e-
stendere le sue armi, ed alla fine
dovè ritirarsi. Dopo la distruzione
de' Tulunidi, ubbidì l'Egitto alla
dinastia degli Ikhehiditi, fondata da
Abubekr-Mohammed-Al-Jkhchid, il
quale, morendo nel 94^} lasciò la
reggenza degli stati di Siria, e di
Egitto, durante la minorità de' fi-
gliuoli, all' eunuco nero Kafour da
lui comperato, il quale co' suoi ta-
lenti se n'era procacciato il favore^
I due legittimi discendenti, affidati
alla sua tutela, morirono un dopo
l'altro, il perchè Kafour divenne
re d' Egitto, e si mostrò degno del
trono, come lo era stato della reg-
genza, amando le scienze e proteg-
gendo i dotti ; ma godette per soli
due anni i favori della fortuna. La
sua morte divise l' Egitto in due
fazioni a favore de' nipoti d'ikhchid,
e si aprì per tal modo la strada al
celebre Moezz-Ledin-Allah, quarto
califfo fatimita, di aggiungere l' E-
gitto a' suoi africani dominii. Nel
969 entrò in questa regione il ge-
nerale Diewhar senza opposizione,
e gittò le fondamenta di Al-Rahi-
rah, cioè la Vittoriosa, città che
poi si appellò Cairo (^Fedi). Gli a-
bassidi perdettero ogni potere spiri-
tuale e temporale suU' Egitto, ed
uno scisma di due secoli separò i
mussulmani. Moezz entrò nella nuo-
va capitale colla sua famiglia, e
coir imponente corredo de' suoi te-
sori, degli equipaggi regii, e delle
ossa degli antenati nel 963, ossia
7
98 EGI
i'auno 362 deir Egira; e sterminò
i calmali, settari di Arabia, che al-
l'Egitto, ed alla Siria da lungo
tenipo erano assai molesti. Un ca-
nale per lui fabbricato nel Delta
ebbe il suo nome ; e della sua tem-
peranza, affabilità, e giustizia ne'so-
li tre anni del troppo breve suo
regno, rimase eterna rimembranza
tra gli egiziani.
Gli successe il figlio Azyz-]3illah,
che non minor fama si acquistò ,
estese le sue conquiste nella Siria ,
e fece pompa a un tempo di co-
raggio, di generosità, e di singoiar
clemenza. Disgraziatamente ebbe per
figlio r iniquo Alkem-Biamr-Allah,
la cui memoria è in abbomiuazione
per le grandi Crudeli stravaganze
operate nei venticinque anni che
regnò, a danno principalmente degli
ebrei, e dei cristiani, e di tutti quel-
li che non professavano l' islamismo.
Furono le sue sevizie che provoca-
rono le crociate, e nel 1021 un
zelante mussulmano liberò col pu-
gnale la terra di simile mostro,
sebbene Hamzaben-Aly giungesse a
farne l'apoteosi, credula dai settari
drusi della Siria. L'ozio, e la mol-
lezza tolsero ogni attività ai califfi
fa ti miti successori del tiranno, e la
autorità concentrata nei visiri, e di-
sputata dagh emiri, pose ben pre-
sto il paese in uno stato di anarchia
disordinata. Abed-Lidin-Allah soste-
neva la vacillante potenza del calif-
fato, quando il visir Chawer fu
costretto ad implorare contro gli
emiri insubordinati rajuto di Nu-
reddyn, principe di A leppo, il qua-
le inviò Chyrkouh con un'armata
a ristabilirlo, ma fu poi discacciato
dai franchi, acquali aveva Chawer
in seguito avuto ricorso. Intraprese
Chyrkouh una nuova spedizione, e
il gran Saladino suo nipote e fi-
EGI
gliuolo di Ajub di razza curda, in-
traprese con quella le luminose sue
geste. Comandò egli il centro della
armata nella battaglia di Babein, e
cooperò grandemente alla vittoria,
col dare prove d'intelligenza nel-
r assedio sostenuto di Alessandria. Il
re Almerico o Amauri di Gerusa-
lemme era prossimo ad invadere la
capitale dell'Egitto, quando Chyr-
kouh, e Saladino vi giunsero, e li-
berata la città fu Chawer decapi-
tato, ed allo zio (divenuto visir, e
morto in capo a due anni) succes-
se nella dignità col pieno consenso
del califfo, che al tutto fidava nel
suo valore per la restaurazione del
la monarchia. Ma l' ambizioso ca-
pitano maturava pii^i alti ed arditi
disegni, e venne a capo di usurpa-
re la suprema potestà dopo la mor-
te del califfo di Bagdad, senza pe-
rò sottrarsi dal nominale vassallag-
gio di Nureddyn, principe di A leppo,
sinché questi visse. Ma mentre quel
piincipe voleva frenar colle armi i
progressi di Saladino, mori lasciando
un figlio in età minore, il quale
dovè riconoscere l' indipendenza di
Saladino, e cedere a lui la maggior
parte della Siria per conservarne
la metropoli . Allora il califfo di
Bagdad, con solenne diploma del
1177, dichiarò Saladino, sultano di
Egitto, e di Siria, incominciando
così la dinastia degli Aiubiti.
L' ambizione di Saladino l' indus-
se ad ampliar colle armi i limiti
del reame, ed il fanatismo dell' Al-
corano gli fece durare eterna ini-
micizia alla cristianità, che soffri
pei* lui nella Palestina i maggiori
danni. Si giovò altresì del pretesto,
che alleati fossero coi franchi, per
togliere Aleppo ai discendenti di
Nureddyn, e rendere il principato
di Mpssul tributario. Alla notizia
EGI
che Rinaldo di Chatillon, signore
di Rarak, imprendeva una spedi-
zione contro la Mecca, e Medina
per abbattere T islamismo, indusse
una strage universale di quanti
mai cristiani fossero venuti in po-
tere de' mussulmani, e le più san-
guinose scene seguirono il crudele
editto. Tuttavolta ebbe luogo un'ap-
parente pace, che fu rotta coli' im-
provvisa rappresaglia di Rinaldo su
di una carovana turca, e la Pale-
stina fu invasa nel critico istante,
in che il re di Gerusalemme Bal-
dovino IV, ed il pupillo nipote
erano morti, rimanendo la coro-
na alla sorella sposatasi con Gui-
do di Lusìgnano , ed i numero-
si feudi rimasero in mano di
una moltitudine di piccoli principi
con pregiudizievole complicazione
d'interessi. Dopo un primo scontro
in Nazaret, ove gli ospitalieri, e i
templari vennero sconfitti, avvenne
la sanguinosa battaglia di Tiberia-
de, combattuta li 3 luglio 1187,
nella quale l'armata de'cnstiani,
forte di cinquantamila uomini, o
cadde sotto il brando de' nemici, o
soggiacque a dura schiavitù. Nelle
profiine mani degl' infedeh passò
il santo legno della vera croce, e
lo stesso Guido fu imprigionato.
Saladino uccise di propria mano
Rinaldo gran maestro de' templari,
e fece provare egual sorte a tutti
i cavalieri dell' Ordine, in vendetta
della spedizione già da essi fatta
sulla Mecca, che riguardava come
sacrilega. Tutte le città di Palesti-
na si sottomisero al vincitore, il
quale dopo un assedio di cinque
giorni entrò in Gerusalemme a' 2
ottobre dell'anno stesso i 187, po-
nendo termine al regno de' franchi,
che nel 1099 aveva avuto principio
pel pio, e valoroso GoflVcdo di
EGI 99
Buglione, per cui il Pontefice Urba-
no III morì di dolore.
In seguilo la bravura di Corra-
do di Monferrato frenò i progres-
si di Saladino a Tiro, ove intre-
pidamente si sostenne, e lasciò a-
perto un sicuro baluardo ai nuo-
vi crociati, che moveano dall' occi-
dente pel ricupero di Terra Santa.
Nel I 1 89 r esercito cristiano potè
riprendere l'offensiva, ed intrapre*
se il famoso assedio di san Gio-
vanni d'Acri, al quale nel 1190
avrebbe posto fine l'imperatore
Federico I sopraggiuntovi , senza
il disastro della sua morte per la
caduta nel fiume Salfet. Quindi i
re Filippo Augusto di Francia, e
Riccardo d' Inghilterra compirono
l'opera nel 1191, riprendendo la
città, e Gerusalemme fu sul pun-
to di essere ricuperata dai cristia-
ni, e fu stabiUta una tregua di
tre anni, permettendosi ai pelle-
grini cristiani la visita de' santi luo-
ghi, purché fossero disarmati. Nel-
r Armenia, e nella Persia incomin-
ciò in seguito Saladino altre impre-
se, che però furono troncate dalla
morte a' 4 ™arzo 1 193. Il suo
secondogenito Aziz regnò in Egitto,
ma dopo di lui in vece de'fralel-
li minori suoi legittimi eredi, Me-
lik-El-Adel ( che i crociati denomi-
narono Safadin, fratello del defun-
to Saladino, e compagno di lui
nella guerra), si dichiarò nel 1200
sultano di Egitto, e di Siria. I
franchi lo molestarono quasi ogni
anno con incursioni, ed ebbero da
lui le piazze di Jafià, Lidda, e Ra-
ma nel i2o5, in compenso della
tregua ottenuta dopo il saccheg-
gio, che avevano dato a Fkich, città
egiziana. Non andò guari che ne
pagarono la pena, perchè tre an-
ni dopo A del riconquistò Jaffa o
100 EGI
Giaffa coir eccìdio di ventimila cri-
stiani, sebbene il vescovo Wutzbur-
go sopraggiunto con altri crociati
vi entrasse vincitore. Intanto nel-
r Armenia, e neli* Arabia trionfa-
rono le armi di Adel; ma nel 12 i8,
il nuovo esercito de* franchi, con-
dotto dal re d'Ungheria Andrea
II, e dal re di Cipro Ugo I , non
che dai duchi d'Austria e di Ba-
viera, dopo un* incursione fino pres-
so Damasco^ salpò per Damiata, e
strinse d'assedio quella città, al
quale umiliante annunzio Adel morì
di rancore.
Melik-El-Kamel, o Meledino suo
primogenito, che già governava
l'Egitto, ebbe la piena sovranità del
paese, mentre quattrocentomila cro-
cesignati circondavano Damiata, ed
i curdi, che guereggiavano per lui,
venivano eccitati a ribellarsi. Da-
miata cadde in potere de' cristia-
ni, e gli abitanti restarono uccisi,
o schiavi. Intanto il sultano Ka-
mel gittò le fondamenta della cit-
tà di Mansura , e i suoi fratelli
con altri principi Aiubidi lo tras-
sero co' soccorsi dalla sua pericolo-
sa posizione, e procurarono trat-
tative pacifiche. Per ricuperare Da-
miata il sultano offriva la restitu-
zione di Gerusalemme, e delle al-
tre città di Palestina, di che i cri-
stiani non si contentavano, esigen-
do una gran somma d'oio per ri*
fabbricare le mura. Mentre ciò trat-
tavasi^ un' irruzione di mussulmani
tagliò ai crociati la ritirata, e per
la minacciante inondazione del Ni-
lo, furono costretti a desistere dal-
le pretensioni, domandando invece
salva la vita mediante la restituzio-
ne di Damiata, ciò che a stento
ottennero. Nel settembre 1221 fece
Kamel in Damiata il suo ingresso;
ma per le successive discordie coi
EGI
fratelli, ebbe l' imprudenza di trar-
re in Siria Federico II imperatore
con promettergli la restituzione di
Gerusalemme. Poco dopo, essendo
cambiate le circostanze, se ne pen-
tì, ma nel 1229 dovè segnare un
accordo , di porre Gerusalemme
nelle mani de* cristiani, senza però
poterne rialzar le mura, e di man-
tenervi i mussulmani con privilegi.
Inoltre vennero ceduti a Federico li
i luoghi situati tra Gerusalemme ed
Acri; e dopo aver Kamel eseguito
felici imprese nell' Asia , mentre
usurpava Damasco al suo nipote,
mori in marzo 12 38. Il suo regno
di quarant'anni fruttò all'Egitto
pace e prosperità, perchè le arti,
le scienze e le lettere furono da
lui coltivate, e munificamente pro-
tette ne' cultori, mostrandosi tolle-
rante cogl' individui delle differen-
ti religioni. Gli idraulici lavori da
Kamel intrapresi, giovarono all'agri-
coltura, come il commercio restò
incoraggiato per le sue leggi. Noi
somigliò il figlio, sultano Melik-
El-Adel II, che coli' infingardag-
gine, e col libertinaggio si attras-
se l'odio degli Emiri, che nel 1240
l'imprigionarono, e posero in trono
il maggior fratello Nedim-Eddyn,
dalla Mesopotamia passando a re-
gnare sull'Egitto. Lo zio Ismaele
alleato de' franchi gli disputò la
sovranità, ma egli seppe consoli-
darla colle vittorie di Acri e di
Gaza riportate da Bibars suo ge-
nerale colle armi degli egiziani ,
e de' Karizmiani ausiliari sopra i
cristiani, ed i mussulmani di Siria.
La crociata di s. Luigi IX re di
Francia arrestò i di lui progressi,
e lo fece volare alla difesa del-
l'Egitto; mentre i francesi nel i 249
presero Damiata. Nel novembre di
detto aono morì Nedim, che vie-
EGI
ne riguardalo come istitutore del-
la famigerata milizia degli schia-
TI, detti mamelucchi, divenuti po-
scia alla dinastia degli Aiubidi tan-
to fatali. Questi mamelucchi, che
si vogliono istituiti nel i23o in nu-
mero di dodicimila, formarono la
miglior cavalleria leggiera dell'im-
pero turco, ed in qualche modo la
principale forza militare dell'Egitto.
Dalla Mesopotamia mosse Melik-
El-Moadkani-Turan-Chah a pren-
der le redini del governo, facendo
per gelosia strozzare il proprio fra-
tello Adel-Chab dai mamelucchi, e
giungendo in tempo d' incoraggir
colla sua presenza l' armata egizia
di Mansurah, ove i crociati erano
penetrati, e poco dopo respinti.
Melik giunse ad avvilupparli nel cam-
po di Diedi leh tra i due rami del
Nilo, ed intercettando i convogli, e
tagliando ad essi la comunicazione
con Damiata. Il re s. Luigi IX fu
fatto prigioniero, e i crociati vennero
tagliati a pezzi. Avvinti con catene en-
trarono in Mansura il re, il suo fratel-
lo, e i grandi del regno, intanto che
per tutto si celebrò l'avvenimento.
Mentre trattavasi del riscatto del
monarca francese, i mamelucchi ba-
hariti, sdegnati della crudeltà del
sultano, congiurarono di uccider-
lo, mossi da Bibars loro capo. Nel
maggio 1 25o, coperto di ferite Me-
lik-Turan mori annegato nel Nilo,
e con lui terminò la discenden-
za del curdo Saladino, e dopo ot-
tant'anni gli Aiobidi cessarono di
regnare. Gli ultimi principi di que-
sta dinastia, diffidando de' loro uffi-
ziali, compravano un gran nume-
ro di schiavi nel Captehak tra i
tartari mogolli, che si dissero Mani-
loukj o Mamelucchi^ cioè sottomes-
si ; e siccome venivano educati nel-
l'Isola Rodhah, formata dal Nilo,
EGI 101
che gli arabi appellano Bàhar, o
mare per la sua vastità , s' inti-
tolarono Baharitij cioè marittimi.
Questi mamelucchi dopo il loro
affi'ancamento pervenivano ad occu-
pare le prime cariche dello stato,
e si valevano di nefande prostitu-
zioni, per meglio conseguire il so-
vrano favore. Dopo la morte di
Turan, la favorita Chedir-Eddour
fu acclamata regina d'Egitto, ed
il mamelucco Aibek, di origine tur-
ca, divenne Atabek, ossia generalis-
simo delle truppe. Fu questi che
impedì l'uccisione di s. Luigi IX,
avido del combinato riscatto. Cosi
potè il principe Care ritorno in
Plancia co' miseri avanzi delle
sue truppe. Passati tre mesi, la re-
gina sposò Aibek, e voleva coro-
narlo re, quando i mamelucchi pro-
clamarono sultano il fanciullo Me-
lik-Al-Achraf della schiatta di Sa-
ladino, affidandone la tutela allo
stesso Aibek, in un al supremo
comando degli eserciti. Ma Aibek,
dopo aver vinto il sultano di Da-
masco, prima si sbarazzò del ma-
melucco Fares-Eddyn suo emulo, e
poi usurpò il titolo, e il potere di
sultano , a danno del pupillo, e
ne godè tre anni, perchè a cagio-
ne di gelosia la moglie il fece tru-
cidare.
Melik-Al-Mansour-Afi, figlio di
Aibek, venne assunto al trono, ma
lo schiavo Rothouz il rinchiuse, in
un col fratello, nella fortezza di
Damiata, e s' impadronì del regno,
dimostrando gli emiri la necessità
di questa misura, per frenare l' ag-
gressióne dei tartari mongolli ; quin-
di riportò due vittorie su di essi,
e riconquistò la Siria. Ma quel Bi-
bars, che neir insurrezione contro
Turan, avea scagliato il primo col-
po, siccome defraudato del possesso
I03 EGI
di A leppo, al quale in premio ago-
gnava, giurò di vendicarsi, e nel
settembre 1260, uccise Kothouz,
mentre questi ritornava al Cairo.
Allora r esercito il dichiarò sultano,
ed egli se ne fece confermare il
titolo da Ahmed, preteso discenden-
te della casa degli Abassidi, di' era
stalo riconosciuto califfo, col nome
di Mostanser-Billak, ed essendo po-
scia perito nella spedizione di Bag-
dad, fu nominato altro califfo A-
bassida, ma colla sola autorità spi-
rituale. Bibars consolidò 1' impero
de* mamelucchi, e le sue imprese
contro i tatari, e crocesignati eb-
bero felice esito. Egli peri col ve-
leno, e tutti, col mezzo dell' assas-
sinio, o della corruzione montarono
sul trono i successori Babaritij dai
quah r Egitto dovè soffrire lunga-
mente la tirannia ; e quando nel
i323 tentarono di farla cessare i
cofti, ebbero severa punizione. Ha-
diy, ultimo de' mamelucchi barbariti,
regnava in età pupillare, quando
lo schiavo Barkok de' mamelucchi
di Circassia, detti Borghi, fattosi
dichiarar suo reggente, lo precipitò
dal sogho nel 1 382. Siccome il ca-
liffo avea legittimato l' usurpazione,
si unì cogli emiri Ilbogha, e Man-
tach a congiurare, e Barkok abban-
donato dalla fortuna fu imprigio-
nato a Rrac, ed Hadiy fu rimesso
sul soglio da Ilbogha, che venne
con jMantach a sanguinoso contra-
sto per l'esercizio del potere. Colla
caduta d' Ilbogha cessò la strage,
ma ricomparve Barkok fuggito di
prigione alla testa di un partito, ed
allora Mantach dovette soccombere.
In tal modo Barkok nel iSqo ritor-
nò a regnare. Hadiy venne restitui-
to al suo carcere, e la dinastia dei
mamelucchi Borgiti fu stabilita, ne
Tamerlauo, terrore dell'Asia, andò
EGI
di là dalle minacce per riguardo
all' Egitto.
Faradi, primogenito di Barkok,
ebbe, vivente il padre, giuramento
di fedeltà dalla milizia, e potè suc-
cedergli pacificamente. Ma le ribel-
lioni, le atrocità, e i tradimenti
macchiarono per tutto il secolo de-
cimoquinto l'Egitto. In principio del
secolo decimosesto i veneziani strin-
sero lega col sultano d' Egitto, ed
armarono un' imponente flotta nei
cantieri d' Alessandria con legnami
venuti da Venezia ; quindi partì la
flotta pel Cairo a mezzo del Nilo,
e poscia a forza di cammelli nel
porto di Suez, d' onde salpò nel
i5o8 per arrestare i progressi dei
portoghesi nell'oceano indiano. Ba-
jazet II, che fu l' ottavo tra gli
imperatori ottomani, rivolse le armi
contro il sultano Cait-Bey de' ma-
melucchi Borgiti, per la protezione
da lui accordata all' esule Zizimo
suo fratello, ma non giunse a com-
piere la micidiale lotta. Al di lui
figlio Sehm I era riserbata la glo-
ria di vincere Tuman-Bey, ultimo
soldano, in due ordinate battaglie,
di sterminare la milizia de' mame-
lucchi, e aggiungere la Siria, e l'E-
gitto a' suoi vasti domimi. Nell'anno
i5i7 , colla dinastia de' mame-
lucchi Borgiti cessò anche la serie
de'califfi Abassidi, che avevano man-
tenuto il diritto dell' imanato per
885 anni, mediante la cessione fat-
tane dal califfo Motachavel-Al-laà al
conquistatore ottomano, consegnan-
dogli Io stendardo di Maometto,
che dai quattro primi califfi era
passato negli Ommiadi di Damasco,
indi negli Abassidi di Bagdad, e fi-
nalmente in quelli del Cairo. Così
ancora l' Ilediaz di Arabia venne
sotto il dominio turco, e gli avanzi
de' mamelucchi furono iucoiporall
ECrI
nelle milizie cttomane, impolitica mi-
sura, che in progresso ebbe funeste
conseguenze. Il governo stabilito da
Selira I nell'Egitto ebbe la forma
aristocratica, sotto la sua suprema-
zia. Vi compose un senato o divano
di ventiquattro bey, scelti fra i più
notabili mamelucchi, ai quali pre-
siedeva un pascià come capo della
amministrazione, che corrispondeva
a Costantinopoli co' ministri del gran
signore. Tale reggimento si man-
tenne felicemente per due secoli, ne
altre guerre ebbero a sostenere gli
ottomani in Egitto, se non quella
marittima contro la preponderanza
portoghese nelle Indie orientali, a-
vendo perciò ottenuto dalla repub-
blica di Venezia, che ne aveva e-
guale interesse, rilevanti soccorsi.
Frattanto, verso l'anno 1721, in-
cominciò il disordine tra gli ambi-
ziosi bey, intenti tutti ad impadro-
nirsi del potere, privandone il pa-
scià ottomano. Dipoi Ibraim Riaja,
o capo de' giannizzeri, giunse nel
1746 ad impadronirsi del supremo
potere, sottraendo la nazione egizia
dalla dipendenza della sublime por-
ta ottomana. Alla sua morte Ro-
doan-Bey si mantenne nel dominio
sino al 1766, ed allora si vide u-
scir minaccioso dall'alto Egitto, do-
ve trovavasi confinato, Aly-Bey capo
de' mamelucchi, della stirpe degli
Abari presso il Caucaso, che era stato
neir età di anni dodici venduto schia-
vo ad Ibrahim, e dopo otto anni
emancipato. Egli si dichiarò sovra-
no dell'Egitto, scacciò il pascià ot-
tomano, e ricusò alla sublime por-
ta ogni tributo e soggezione. Col
mezzo di JNIohammed Bey, altro
schiavo suo favorito, e figlio adot-
tivo, che innalzò al grado di ge-
nerale, fece progressi nell' Arabia,
ed avendo stretta alleanza col ri-
EGi loS
belle Scheik-Daher nella Siria, potè
imporre al gran signore, frastorna-
to dalla guerra coi russi, e coltivò
il vantaggioso progetto di costruire
Diedda, porto della Mecca, un com-
merciale emporio, affine di ravvivare
il traffico delle Indie nel mare rosso.
Ma l'ingrato schiavo Mohammed lo
tradì nel meglio, e corrotto dal pa^
scià di Damasco, abbandonò V ar-
mata, e fece ritorno al Cairo, dove
incominciò ad esercitare assoluto
impero. Al comando dell* esercito
prepose V ardito giovane Mourad-
Bey, dandogli per moglie la bella
vedova di Ah, di cui erasi in vaghi-
lo, ed allora Mourad gli giurò di
condurre il rivale a' suoi piedi. In-
fatti, mentre Gaza- Ali attraversava
il deserto per tentare nuove impre-
se, avendolo Mourad assalito con
mille scelti cavalieri, e feritolo colla
propria scimitarra, quell'illustre ma-
melucco ne morì. Apparentemente
tornò la regione all' ubbidienza del-
la porta ottomana, ma i Bey mai
cessarono di tumultuare, ed erano
in aperta ribellione, quando nel
1798 si presentò in que'hdi il ge-
neral Bonaparte colla gran flotta,
per la maggior parte composta da
quella dell' allora cessata repubbli-
ca veneta ; conducendovi un eser-
cito francese bramoso di conquiste,
ed ivi spedito dalla repubblica fran-
cese, anche per porre un termine
all'assoluto potere che vi eserci-
tavano i Bey mamelucchi, giacché
i pascià non ne aveano che il no-
me ; per cui l'Egitto saccheggiato,
e devastato, languiva nella più or-
ribile schiavitù.
11 direttorio francese, gonfio al-
lora per le riportate vittorie, mi-
nacciando di uno sbarco l' Inghil-
terra, aveva affidato al generalissi-
mo Napoleone Bonaparte un eser-
io4 EGI
cito di trentamila veterani, ed una
flotta , che fu riputata una del-
le più poderose che avessero solca-
to il Mediterraneo, e che guidata
veniva dall' ammiraglio Brucys. Sal-
pò essa da Tolone a' 19 maggio
1798. Subito questa spedizione
riportò suli' Egitto brillanti succes-
si, e sbarcato Bonaparte a Marabou,
immediatamente prese di assalto
Alessandria, e di là mosse contro
ì mamelucchi, che sconfìsse nella
battaglia detta delle Piramidi il
di 2 1 luglio. Air impetuosa, e ri-
lucente cavalleria de' mamelucchi,
il prode generale oppose l' immo-
bilità de' battaglioni francesi serrati
in quadrato , con una grandine di
palle, e con un incessante fuoco,
che vomitavano le ben collocate
artiglierie. Questa vittoria sui ma-
Hielucchi, e sugli arabi aprì a Bo-
naparte le porte del Cairo, e pose
in fuga Murad-Bey, cogli avanzi
de'mamelucchi nell'alto Egitto. Di-
venuto il generalissimo francese pa-
drone del Cairo, volle dimostrarsi
protettore del maomettanismo^ così
vantandosi in un proclama che fe-
ce allora pubblicare : « I francesi
9) si dimostrano amici de' mussul-
» mani. Non ha molto che hanno
>} rovesciato in Roma il trono del
« Papa, che incitava i cristiani
M contro i maomettani, di là sì
» sono portati a Malta, e ne hanno
« scacciato i miscredenti, i quali
M vivevano nell' opinione di essere
>» chiamati da Dio a guerreggiare
» continuamente contro i seguaci
5> del profeta". Con sì fatte parole,
il cui commento è ad ognuno fa-
cile, sembra che mirasse Bonapar-
te ad illudere quella fanatica po-
polazione, alla quale il general Me-
nou dava lo spettacolo della ri-
provevole sua apostasia, trasforraan-
EGT
do&i sotto baracca in Abdallah-
Bey. Ma a rompere i vasti disegni
di Bonaparte, successe nella rada
di Aboukir a' 1 1 agosto la strepi-
tosa vittoria dell'inglese ammiraglio
Nelson, che, mercè i rinforzi della
flotta di lord Vincent, che incro-
ciava Cadice, in un sol colpo di-
strusse la flotta francese, e troncò
le sue comunicazioni colla Francia.
L' ammiraglio francese Brucys perì
combattendo nella maggior nave,
r oriente y che sbalzò in aria con
ispavento delle due flotte. Due sole
navi francesi furono salve, nonché
due veloci fregate ; tutto il rima-
nente o fu sommerso nelle onde,
o pieda divenne degl'inglesi. Ciò
accadde per essersi vivamente op-
posto r ammiraglio a Bonaparte, il
quale voleva che tutta la flotta
fosse entrata nei vasti porti di A-
lessandria.
Cotanta perdita fu riparata da
Bonaparte con altri successi, ma
alle sue mire opponevasi il fanati-
smo de'turchi, e degli arabi, i qua-
li abborrivano i francesi, perchè col
fatto non osservavano il maomet-
tanismo, né alcun' altra religione.
Si sollevò tutto il Cairo, e per i-
spegnere questa sollevazione non
bastò la strage di cinquemila di
que'rivoltosi trucidati dentro le mo-
schee. Fu allora che Bonaparte as-
sunse in suo discorso il linguaggio
di un inviato del profeta Maomet-
to, dicendo agli Sceiki, ed agli U-
lemi : »» Fate sapere al popolo, che
« sin dalla creazione del mondo
« comandato fu, che dopo aver
« distrutti i nemici dell' islamismo
w e abbattuta la croce, venire io
>i dovessi dalle rimote contrade
>» dell'occidente a compiere la gran-
» de impresa eh' erami imposta.
M Mettete sotto gli occhi del pò-
EGI
M polo, chs r Alcorano annuncia il
>» venir mio in venti luoghi". Co-
sì Walter Scott, Fila di Napoleo-
ne t. 8. Udivano queste parole i
copti, nati cristiani del paese, sic-
come poi si dirà , ma abbrutiti
nell'ignoranza, secondavano i fran-
cesi in vista del lucro, che ne ri-
cavavano, al quale ancor più, che
alla loro eresia sono proclivi. Ben-
sì narrasi che Bonaparte nella sua
corsa, cui fece all' istmo di Suez,
confermasse ai maroniti del monte
Sinai quel diploma de'loro privilegi,
che preteudevasi accordato loro da
Maometto stesso. Di là passò a vi-
sitare le fontane dette di Mosè, e
Je spiagge del mare rosso, con pe-
ricolo di esservi annegato, quando
dovette rapidamente ritornare al
Cairo, per difendersi contro le for-
ze poderose che si avanzavano da
tutte le parti per togliergli l'ancor
mal ferma sua conquista. Indi, con
molto sangue di turchi, e di arabi
represse la rivolta, concorrendo a
parteggiare per la Francia i cofti,
e i drusi: e Mourad-Bey fu incal-
zato dall' intrepido general Dessaix.
fino oltre le cataratte del IN ilo nei
deserti della Nubia. Ma sebbene nel
I 799, con una vittoria dell' arma-
ta di terra, ove fu fatto prigione
il pascià di Natòlia, si levasse in
Aboukir l' onta della navale scon-
fitta, e si meditasse la riapertura
del canal di Suez per unire i due
mari, la fortuna all' improvviso si
cambiò ; la scomparsa di Bonapar-
te, r assassinio di Rleber coman-
dante generale dell' armata, e la
poco guerriera attitudine di Menou
da un canto, e dall' altro V arrivo
di forze formidabili turche, e di
un' armata inglese, che dall' Indie
penetrò nel mare rosso, sotto il
comando di Abercromby, resero in-
EGI jo5
utili gli sforzi del valore fiancese,
e dopo la resa del Cairo eseguita
da Belliard, e di Alessandria da
Menou, seguì per patto in settem-
bre i8oi, r evacuazione totale del-
l'Egitto, che rimase presidiato dai
turchi, e dagl'inglesi, i quali s'in-,
caricarono di ricondurre in Francia
r esercito repubblicano.
Dopo questi clamorosi avveni-
menti, il gran signore Selim III
sostituì in Egitto all'antico regime
un governo di quattro pascià ; ed
i bey, sebbene autorizzati ad al-
lontanarsi, in gran parte furono uc-
cisi nelle navi stesse in cui facevano
il tragitto. Non per questo cessò
1' anarchia da' mamelucchi fomen-
tata, e quando gl'inglesi nel i8o3
consegnarono le piazze a Moham-
med-Alì, distinto militare elevato
allora da Selim III al grado di
Kaimakan, i bey amnistiati dovet-
tero ritirarsi nell' alto Egitto. Gli
inglesi sbarcati di nuovo in Egitto
a' 17 marzo 1807, s' imbarcarono
ai i4 settembre, dopo di avere
inutilmente tentato di soggiogare
questo paese. Da tal momento di
nuovo l'Egitto divenne il teatro
dell' anarchia, e di una quantità di
combattimenti fra i mamelucchi, e
i pascià inviativi dalla Porla, che se
ne disputarono il dominio. Final-
mente divenuto pascià Mohammed
Ali pervenne colla destrezza, e col
valore, nell' impero di Mahmud II,
a ripigliare l' autorità, e per evi-
tare che nell'avvenire venisse com-
promessa, dopo avere sperimentalo
inutile ogni rimedio, mise in ese-
cuzione il progetto da lungo tempo
concepito dalla stessa Porta di dis-
farsi della milizia torbida, e dispo-
tica de' mamelucchi. Nel primo
giorno di marzo 181 i, entro la
sola città del Cairo ne vennero uc-
io6 EGI
cisi circa seicento, e la strage non
cessò nelle provincia egiziane, fìn-
cliè quasi tutti non furono ster-
minati. Con questa terribile misura
politica in uso nell'oriente, T Egit-
to fu pacificato. Allora Mohammed-
Alì, che altri chiamano Meheniet-
Alì, già divenuto vice-re, portò la
guerra in Arabia contro i wecha-
biti, de' quali bramava indebolire
il potere ; e la distruzione loro
mise fine a questa guerra nel 1 8 1 9,
nella quale i di lui figli JussufiF, ed
Jbrahim ebbero campo di esercita-
re il loro militare coraggio. Il pa-
scià fece dipoi una spedizione nei
hmitrofi regni della Nubia, nel
Dongala, nel Sennaar e nel Kor-r
dosan, in alcuni luoghi de' quali,
massime in quello di Dongala, i
mamelucchi proscritti avevano ri-
parato, eccettuato poche ceiitinaja
di essi rimasti tra le sue guardie,
JVel 1824 salpò Ibrahim pascià dal
porto d' Alessandria con una flotta
egizia, in soccorso degli ottomani
per la Grecia. Le sue devastazioni
nella Morea afflissero lungamente
quelle popolazioni, e i combattimenti
seguiti per mare, e per terra con vari
successi presentarono d'ambe le parti
il maggior accanimento. Quindi più
flotte ed eserciti si succedettero, ma
dopo la gravissima perdita che toccò
ad Ibrahim, nella famosa battaglia
navale di Navarino, peggiorò la sua
condizione, e nel settembre 1828
evacuò del tutto la Morea colle
sue truppe. Nel i83o, la porta
ottomana nominò il vice-re Mo-
hammed-Ah governatore di Can-
diaj ed egU con un proclama an-
nunziò ai candiotti il governo con-
flsritogli dell'isola, afììdandolo nelle
mani del maggior generale Osman
Nureddm-Bey. Quindi d' Alessan-
dria fece salpare una squadra per
EOI
prendere possesso dell' isola di Can-
dia.
Vari poi sono gli allori mietuti
dalla bravura d'ibraim pascià, fi-
glio del vice-re nella Siria. Con
un'armata si recò nell'anno i83i,
contro Abdullah-pascià, e colla flot-
ta assalì s. Giovanni d' Acri. Es-
sendo poi respinto, prese Jaffà, e
nell'anno seguente Acri, mentre la
sublime Porta con un firmano pro-
scriveva il di lui genitore. Nel i833
Ibrahim fece il suo ingresso in A-
leppo -j quindi il vice-re spedì il ni-
pote Achmet-pascià, ministro della
guerra, a Suez, per prendere il co-
mando dell* armata destinata a sot-
tomettere Hedcha, e 1' Jemen. Nel
1834, Ibrahim pel reclutamento
ordinato, incontrò violenta opposi-
zione in Naplusa, e trovò scoppia-
ta un' insurrezione per tutta la Si-
ria ; indi nel mese di giugno s'im-
padronì di Gerusalemme. Nello
stesso mese il vice-re partì con una
flotta, e con truppe da Alessandria
alla volta della Siria; e nel tempo
stesso un firmano della Porta volle
moderare il sistema commerciale
stabilito nella Siria dal medesimo
principe. Proseguendo Ibrahim pa-
scià, nel 1834, la guerra, fece pro-
gressi nella Naplusia, e pacificata la
Siria, ritornò in Alessandria, ove
poco dopo scoppiò la peste. Ma
dei più^ recenti clamorosi avveni-
menti, è qui indispensabile una bre-
ve menzione.
Dopo che Mahmoud IT avea at-
tribuito al vice-re di Egitto il go-
verno della importante isola di Catn-
dia, per le insorte vertenze, contro
di questa voleva inviare la flotta
che stanziava ne' Dardanelli, sotto
gli ordini di Capudan-pascià. Ma
questi in vece sparì dai Dardanel-
\ìj si recò a Eodi nei 1839, da
E Gì
dove passò in Alessandria colla flot-
ta, che pose sotto la protezione del
vice-re, consistente in dodici fregate,
e tre corvette^ colla dichiarazione,
che non l' avrebbe restituita alla
Porta, se non quando essa avesse ri-
conosciuto in Mohammed-Alì la so-
vranità ereditaria dell'Egitto, e di
tutto il paese che governava, ed
allontanato dagli affari il gran vi-
sir Kosrew-pascià. Frattanto l'im-
peratore Mahmoud li morì, e suc-
cedendogli il figlio Abdul-Medjid-
Khan, fece egli sapere al vice-re il
suo esaltamento al trono, aggiun-
gendovi la promessa, che lo avreb-
be riconosciuto, come pascià eredi-
tario dell'Egitto. Per la gravità di
questa pendenza, le cinque grandi
potenze, a mezzo de' loro amba-
sciatori intervennero sulle differen-
ze in discorso, per tutelare l' inte-
grità dell'impero ottomano. ìNel-
r anno seguente i montanari del Li-
bano, i marroniti, e i naplusiani
insorsero contro l' egiziana domi-
nazione, a motivo delle imposte, e
delle oppressioni che soffrivano : il
perchè Mohammed-Alì inviò nella
Siria una flotta per domare i ri-
belli, ciocche ebbe pronta riuscita,
mentre in Londra nel mese di lu-
glio si fece una convenzione per
istabilir la pace tra la Porta, e il
vice-re, sottoscrivendola i plenipo-
tenziari ottomano, inglese, prussia-
no, russo, ed austriaco in nome
de' rispettivi sovrani. Alla Siria, ed
a Candia l'imperatore ottomano
diede nuovi governatori, pronunziò
la destinazione del vice -re, mentre
le forze unite d'Inghilterra, d'Au-
stria, di Prussia, e di Russia, in
esecuzione del trattato, sbarazza-
rono la Siria dagli egiziani, e da
Ibrahim richiamato dal padre; ma
la Francia, che non aveva segnato
E Gì 107
quel trattato, fece mettere la squa-
dra navale in ancora in faccia ai
Dardanelli, giacche non acconsen-
tiva alla destituzione di Mohammed-
Alì. A. questa veramente accedeva-
no le quattro potenze^ nel caso
che il vice-re non si sottomettesse
al sultano. Invitato nuovamente il
vice-re dai ministri delle potenze
intervenute, a restituire la flotta
turca, e ad evacuare interamente
la Siria, gli venne promessa la con-
servazione del pascialaggio di Egit-
to in eredità. Di fatti, essendo de-
cisa la Porta ottomana, e il vice-
re di pacificarsi sinceramente, que-
sti nel fine del i84o richiamò in
Egitto il figlio Ibrahim pascià col-
r esercito, e consegnò a Taverrpa-
scià la flotta turca, la quale parti
da Alessandria amichevolmente.
Conseguenza si fu di questo, che
nei primi dell'anno i84i le poten-
ze europee furono sollecite d' in-
vitare il sultano a revocare l'alto
di destituzione emesso contro Mo-
hammed-Alì, ed a promettergli le-
galmente, che i suoi discendenti in
linea retta sarebbero nominati al
pascialaggio dell'Egitto, ogni volta
che questo posto eminente venisse
a vacare per la morte del pascià
in funzione. Quindi ebbe luogo una
conferenza di vari dignitari della
Porta cogli ambasciatori delle po-
tenze alleate, riguardo ai diritti di
governo da accordarsi al pascià di
Egitto, i.° relativamente alle finan-
ze, 2." al servigio militare, 3." ri-
guardo alla eredità. Finalmente nel
mese di febbraio il gran signore
emanò un firmano, col quale con-
ferì a Mohammed-Alì, l'ammini-
strazione del pascialaggio di Egit-
to, colle seguenti condizioni: i." \i\
caso di morte la dignità del pa-
dre passerà a quel figlio che il sul-
io8 EGI
tauo avrà a scegliere. 2." L'Egitto
si conformerà all'attisceriff di Gul-
hane, ed alle altre leggi ammini-
strative della sublime Porla, non
che ai trattati ratificati fra essa, ed
i suoi alleati. 3.** Le imposte, la
quarta parte delle quali deve es-
sere versata nel tesoro delia por-
ta ottomana, senza contare il tri-
buto particolare da pagarsi dal go-
vernatore per cinque anni, saran-
no levate in nome del gran signo-
re. 4*" ^^ numero di truppe in
tempo di pace sarà di diciottomila
uomini, ingaggiati per cinque anni,
duemila de' quali staranno di guar-
nigione in Costantinopoli. 5." Il sul-
tano avrà il diritto di nominare a
suo piacei'e alle cariche militari, al
di sopra del grado di luogotenen-
te. 6.° Non sarà permesso al pa-
scià d'Egitto di far costruire va-
scelli di guerra, senza l'espressa au-
torizzazione del sovrano ottomano.
7." La non sommissione ad una di
queste condizioni porta la ritratta-
zione delle concessioni accordate.
Dipoi , essendo la flotta rientrata
nel Bosforo, si convenne di accor-
dare l'eredità del pascialaggio d'E-
gitto in primogenitura, e di assog-
gettarlo ad un tributo fisso, il cui
ammontare sarebbe regolalo di
tempo in tempo , e finalmen-
te di dare al vice-re pieni poteri
per l'avanzamento dell'armata, ac-
cordandosi inoltre a Mohammed-
Alì il diritto di successione in linea
diretta, e fissandosi il tributo ad
ottantamila borse, cioè quaranta mi-
lioni di piastre turche. Il vice-re
fece pubblicare nell'Egitto solenne-
mente l'attisceriff di sua investitu-
ra, ed in esecuzione del trattato di
commercio fatto nel 18 18 colla
Porta, lo stesso Mohammed-Alì nel
184^ si decise a non porre ulte-
EGI
riorì ostacoli, sui prodotti del suo-
lo Egizio.
Notizie sui donativi fatti da Me-
hemet-Aà vice- re d'Egitto al re-
gnante sommo Ponte/ice Grego-
rio XFI, e su quelli fatti dal
Pontefice al vice-re.
Pel complesso delle singolari cir-
costanze, che formeranno epoca per
Roma, non riuscirà discaro, che qui
riportiamo alcuni cenni delle rela-
zioni da ultimo contratte tra il re-
gnante sommo Pontefice, e il sul-
lodalo Mohammed-Ali, il cui nome
è divenuto rispettato, e celebre nel-
la storia. Prima che il regnante
Pontefice emanasse le. sue disposi-
zioni intorno l'altare della confes-
sione della basilica di s. Paolo, ove si
conservano le ceneri di questo san-
to apostolo, il cav. Luigi Poletti^
architetto direttore della nuova ba-
silica, immaginava un magnifico ta-
bernacolo da soprapporsi all'altare,
e considerava di non potere trova-
re quattro colonne di un marmo
prezioso per adattarvele, se non che
facendole togliere dalle cave. E sic-
come eragli a notizia che nell' E-
gitto il vice-re aveva riattivate le
cave del bellissimo alabastro, detto
dagli scalpellini Cotognino, così ne
tenne proposito con Silvestro Gui-
di pei replicati viaggi da lui fatti
in Egitto; e questi prese l'assunto
di ritornarvi per vedere sopra luo-
go, se ciò potevasi mandare ad ef-
fetto. Intanto che il Guidi in E-
gitto di tanto si occupava, in Ro-
ma il Pontefice, siccome zelatore di
conservare l'antica architettura, che
adornava il sepolcro del santo a-
postolo, disponeva che fosse restau-
rato il preesistente tabernacolo, e
fosse riposto quindi sul luogo, in
E Gì
modo però che la mensa deiralla-
le fosse come lo era prima dell'an-
no J 5oo , cioè rivolta alla nave
grande, perchè cosi il popolo di-
voto potesse di prospetto mirare,
e venerare il sommo Pontefice,
quando nella medesima avesse ce-
lebrato la messa. Non avendo poi
il Guidi nulla potuto operare nel-
rt^gitto, perchè il vice-re aveva
riaperte le dette cave per le sue
fabbriche, e non per farne commer-
cio, prima di partire ne tenne discor-
so in Alessandria col cav. Annibale
de Rossetti, il quale, bramoso di di-
mostrare la sua ossequiosa gratitu-
dine alla speciale benignità, che per
lui avea il Papa che regna, si esi-
bì di profittare, e cogliere questa
occasione favorevole, pei' riuscire
nell'intento, il quale ebbe pronto
e felice esito.
Seppe il vice-re dal cav. Annibale
de Rossetti, console generale di To-
scana nella città d'Alessandria, che
il nominato Silvestro Guidi da più
di vent'anni viaggiava nell'Egitto,
ed ivi era ritornato per fare 1' ac-
quisto di quattro colonne di alaba-
stro orientale per la risorgente chie-
sa patriarcale della basilica di s.
Paolo, nella via ostiense; quella ba-
silica, nella quale le belle arti fe-
cero a gara di renderla degna di
succedere alla precedente sontuosis-
sima, d'un tanto apostolo, e de-
gna del secolo XIX, e dell'odierno
pontificato di Gregorio XVI, sotto
di cui ha ricevuto energica prose-
cuzione, e tale incremento che si
avvicina al suo termine. Perla gra-
titudine che conservava Mohammed-
APi ai pontificii doni recatigli da
Clot-Bey, e pei sentimenti ed alta
stima che nutriva pel Papa che
regna, si offrì non solo di farglie-
ne UD presente; ma colla massima
EGI 109
compiacenza, diede immediatamente
a tale effetto gli ordini opportuni
a' suoi ministri. Fu allora, ed ai
16 novembre iSSg, che il cav. de
Rossetti ne scrisse in Roma al Car-
dinal Lambruschini segretario di
stato, il quale subito avendo tut-
to portato alla cognizione del Pon-
tefice, venne accettato il donativo
di otto massi di alabastro orienta-
le, perchè credeva il vice-re che le
colonne dovessero soprappoisi su di
altrettanti piedistalli di egual pie-
tra, ed a' quali poi aggiunse altri
cinque massi. Indi il Pontefice au-
torizzò di provvedere al trasporto
la commissione per la riedificazio-
ne della basilica ostiense , di cui
erano presidenti, e deputati i Car-
dinali Gamberini, e Tosti. Dalla
commissione medesima venne spe-
dila neir Egitto a prendere i mas-
si una divisione di tre bastimenti,
comandata dal capitano onorario
della marina pontificia Alessandro
Cialdi, e comandante in capo il
bastimento o mistico la Fedeltà j
mentre il bastimento denominato
s. Pietro veniva comandato dal te-
nente in seconda della marineria
pontificia Matteo Caraman; ed il
bastimento chiamato il s. Paolo era
comandato dall' aspirante di essa
marineria Raffaele Castagnola. In-
caricato poi del dettaglio di tutta la
spedizione, fu l'aspirante della mede-
sima marineria, Prospero Palomba.
Tale fu la spedizione destinata per ca-
ricare le colonne o massi per la de-
corazione dell'interno della basilica.
Profittarono dell'occasione per mag-
gior decoro del governo, e col fine
di visitare scientificamente ed arti-,
sticamente V Egitto, oltre ì detti
quattro individui della pontificia
marina militare, e dell'equipaggio,
tie individui del corpo del genio,
no EGI
«n officiale sanitario, e quattro col-
ti borghesi, cioè i sotto tenenti
del genio Mariano Volpato, e Do-
menico Frezzolini; il dottore Pao-
lo Ruga, e lo studente di scol-
tura Antonio Calvi, cui poi si as-
sociò il suddetto Silvestro Guidi.
La spedizione parti dal porto di
Ripagrande di Roma, e poscia da
quello di Civitavecchia h 21 set-
tembre 1 840.
La spedizione romana arrivò in
Alessandria a' 7 novembre , ed i
membri che la componevano, furo-
no accompagnati a sua altezza il
vice-re, dal commendatore Coche-
let, console generale di Francia, e
dal mentovato cav. de Rossetti.
Mohammed-Alì per mezz' ora gli
intrattenne ne'modi i più cortesi,
ed invitolli ad intraprendere la na-
vigazione del Nilo per caricare gli
alabastri orientali presso le cave, da
lui riattivate, nel i83?,, per la vasta
moschea,che senza risparmio di orna-
mento e di spesa stava edificando in
cittadella di Cairo, ed avente l'esterno
di calcarea, mentre di alabastro sono
i piedistalli, le basi, i fusti delle co-
lonne, i capitelli, i cunei degli archi
negli intercolunni, ed anche le pare-
ti. Lo stesso alabastro venne dal vi-
ce-re impiegato ancora nei pavimenti
dell'adiacente palazzo reale in citta-
della, ove si vedono alcune grandi
sale, e i bagni di sua altezza della
stessa sostanza. Munì il vice-re i
membri delia spedizione romana
di un suo firmano amplissimo per-
chè con sicurezza percorressero i
suoi stati. Corrispondenti ne furono
gli eflfelti, giacché i bey, i mudyr,
e gli altri personaggi, cui è affida-
to il governo delle provincie, tan-
to per adempiere alla volontà di sua
altezza, quanto per un certo amore
che gli egiziani cominciano ad ave-
EGI
re alle cose europee, tulli si pre-
starono ne'modi più obbliganti.
A' 9.9, novembre la spedizione pon-
tificia entrò nella foce del Nilo,
accompagnata dal legno egizio
chiamato Dahabic , e comandata
da un rais, cui piacque denominar-
lo Roma. Questo legno fu conces-
so dal vice-re alla spedizione ro-
mana perchè fosse accompagnata
nel viaggio dell'alto Egitto, ed a
Sannur cantone di Benisaef, o Be-
ny-Suef, luogo delle cave di ala-
bastro per caricarne i blocchi. Ai
21 gennaio 1841, la spedi/ione,
avendo verificato non essere anco-
ra pronti 1 blocchi, il capitano co-
mandante per non istare inopero-
so sul Nilo, valendosi della conse-
guita autorizzazione superiore; e la-
sciati i bastimenti uno s. Pietro,
l'altro s. Paolo ancorati a Rulaq,
scalo del Cairo, per renderli atti
a ricevere le colonne ed i massi,
intraprese co' suoi la continuazione
del viaggio, visitando i celebri mo-
numenti dell'antichità egiziana spar-
si su quelle sponde, e ritraendone
disegni e piante per mezzo degli
officiali del genio eh' eransi a lui
uniti, insieme ad osservazioni idrau-
liche ed astronomiche per mezzo
degli officiali di marina, che in que-
sta spedizione avevano voluto ac-
compagnare il capitano onorario
Cialdi. Quindi gl'individui men-
tovati arrivarono sul bordo del
mistico la Fedeltà, ad Assuan, l'an-
tica Syene, cioè alla prima cata-
ratta del Nilo. Gittata l'ancora,
ventun colpi di cannone resero o-
maggio al Pontefice, cui per sette
volte fece giulivo eco l'inlero equi-
paggio. Allora ai nostri si presen-
tò commovente spettacolo in vede-
re accorrere sulla spiaggia i neri
abitatori di quelle calde regioni,
EGI
meraviglia!! in vedere un legno
eujopeo, che pel primo giungeva
alla loro vista, fra i loro enormi
scogli nativi di granilo, ombreg-
giati da folti palmieri, e fiancheg-
giati dalle rovine dell'antica Seyne,
dell' isola elefantina, chiamata //
giardino del tropico^ e di Filae. Lo
stato maggiore animato da nobile
entusiasmo, tutto si pose allora in
azione. Il bravo, ed intelligente
capitano comandante Cialdi fece
caricare la lancia di un petriere, e
corredarla di vele e remi per gua-
EGI III
degnare l' isola di Filae fra le vor-
ticose onde della cateratta, e pe-
netrati nella IVubia giùngere al
tropico lontano poche leghe. Gli
officiali di marina subito ile scan-
dagliarono il difficile passo, quei
del genio, e l'officiale sanitario
inerpicandosi fra gli scogli di du-
ro granito, fra le zolle, e le arene,
esaminarono ogni erba, ogni sasso,
e ne presero la veduta, mentre su
uno di essi Antonio Calvi scolpiva
a grandi lettere l'iscrizione se-
guente.
GEEGOmo XVI . F . R
PEGLI . AVSPICII . DEGLI . EMINENTISSIMI . P P
GAMBERINI . E . TOSTI
FIX . QVI
SPEDIZIONE . ROMANA
BORDO . LA . FEDELTÀ*
TEVERE . A . QVESTl . SCOGLI
2 1 . GENxNAJO . 184I
APPRODAVA
CHE
LA
SVL
DAL .
IL
Certo è, che di lieta soddisfazio-
ne riuscì . ai romani, che il detto
Mistico la Fedeltà di cinquantaset-
te lonnellale, sia nei fasti della sto-
ria il primo legno europeo, che
partito da Europa abbia guadagna-
to questo punto, che dista dalla fo-
ce, seguendo la linea delle acque,
più di 825 miglia romane, dappoi-
ché è noto che il Li/gsor, partito
da Tolone nel 1882, non giunse
che a Tebe. La spedizione roma-
na, dopo aver salutato il luogo di
stazione delle antiche coorti, o le-
gioni romane, dopo aver lagri ma-
lo sulle esuli ceneri di Giovenale,
giunse ai magnifici avanzi del tem-
pio dedicato al parto d'Iside, ove
nell'attico interno del pronao scol-
pì il glorioso nome di Gregorio
XVI; indi proseguendo il suo viag-
gio visitò gli avanzi dei bei templi
dell'isola Elefantina, il pronao del
tempio di Kom-Ombus, gl'ipogei, o
sepolcri Faraonici, incavati nel masso,
il gigantesco tempio d'Apollo, e il
tempietto Mammisi. La spedizione
passò poi ad osservare gli avanzi del-
la distrutta Eliopoli, ed a contem-
plare alle falde del Mokatam le
maestose tombe de' califfi fatimiti,
ed agiubiti, di già dalla medesima
veduti nel primo soggiorno che fe-
ce al Cairo, quando visitò il bosco
petri ficaio a due leghe e mezzo dal
deserto. Dipoi passò a contemplare
l'obelisco di Osortasen I, che ad-
dita ancora il luogo ove sorgeva
la superba città del sole ; e con di-
vote reminiscenze il lu(ìgo , ed il
sicomero, ove una costante tradi-
zione afferma, essersi riposata la
beata Vergine nella fuga in E-
gitto. E qui noteremo che gì' in-
112 EGI
dividili componenti la pontificia spe-
dizione, visitarono pure nel vec-
chio Cairo un sotterraneo ', dai
copti ridotto a cappella, ove dice-
si che la sagra famiglia si tenne
celata dalle persecuzioni di Erode,
come visitarono nella Tebaide i
monumenti de' primitivi cristiani,
cioè gli avanzi de' monisteri , e
conventi, le spelonche, ed i luo-
ghi tutti già popolati da tanti santi
anacoreti. Ritornando dalle cate-
ratte, la spedizione visitò Tebe, ove
lasciò memoria di quelli, che la
componevano nella grande e mae-
stosa sala di Rarnac abbellita da
centoquaranta colonne , indi i co-
lossi di Memnone, e quanto diversi
Faraoni , Tolomei , ed imperatori
hanno costruito presso Medinet-Abu.
Successivamente la spedizione si
condusse a vedere le tombe de'rc, il
palazzo Memnonio, o tomba di O-
simandyas, quello di Ramses, //
Grande, i sepolcretti dell'antico E-
gitto; la grotta di Samun, immen-
so deposito di mummie, senza e-
numerare cento altri monumenti ,
come le piramidi di Dgizech, la più
alta delle quali, è la prima altez-
za artificiale del mondo, ed altri
monumenti che sono descritti dal
eh. Camillo Raviali del corpo del
genio , facente parte della spedi-
zione, per la redazione del gior-
nale scientifico. Quanto riguarda
dettagliatamente siffatto viaggio ,
tutto è riportato nell' Album di
Roma, cioè ai numeri 2, 18 e
25 àe\y anno FUI 1841 , ed ai
numeri 2, e 3 dell' anno IX 1842.
Di questo stesso argomento si leg-
gono eguali, e compendiate notizie
nel numero 36 delle Notizie del
giorno di Roma, del 1841 ; e nel
numero 83 del Diario di Roma
del medesimo anno. In tale im-
EGI
portante, e dòtta descrizione sono
pure rilevati con gratitudine l'ospi-
talità, le cortesie, e le attenzioni
prodigate alla spedizione dagli egi-
ziani, dai mudyr, dai bey, ed al-
tri ministri, non che dai membri
del corpo diplomatico di Alessan-
dria, e del Cairo, fra' quali pri-
meggiò il lodato cav. de Rossetti ,
che tanta parte ebbe nei donati a-
labastri per la basilica ostiense. So-
prattutto va rammentata quella ma-
gnanima generosità, che altamente
distingue Mehemet-Ah, per l'illimi-
tato ordine intorno alle bisogna
della spedizione, anche nel percor-
rere scientificamente il Nilo, e l'E-
gitto.
In quanto poi al riattivamento
della cava di alabastro di Sannur,
cantone di Benisaef, si crede che
sia la stessa dagli antichi operata,
ritenendosi, che altra cava di ala-
bastri possa essere dappresso ove
fioriva la città di Albastropoli. Men-
tre il vice-re di Egitto, ponendo
ogni cura in decorare le moschee,
e i suoi palazzi, si provvedeva dei
marmi di Costantinopoli, e da di-
verse parti di Europa, si persuase
che nel suo regno dovessero esser-
vi delle cave, ed a tal effetto in-
caricò delle analoghe ricerche pri-
ma un greco per nome Ousili-Kalfa,
e poi Mhurat-Kalfa. Intanto un eu-
ropeo a caso trovò un pezzo di
marmo di nuovo genere, che fat-
to esaminare da sua altezza e da
altro europeo, fu riconosciuto esse-
re esso il celebre alabastro orien-
tale usato dagli antichi ; quindi
venne nel vice- re vivo desiderio di
rinvenirne la cava, che con molte
ricerche da Mhurat, e suoi compa-
gni si discoprì nel maggio i832.
Per attivarla vi fu spedito un eu-
ropeo, ed in progresso il vice-re
EGI
ne fece Tuso sovraccennato. E da
notarsi, che la storia del rinveni-
niento della cava si racconta anche
diversamente. I nomadi della tribù
di Beny-Uassel trovarono lungo il
deserto un pezzo di questa sostan-
za, e conoscendo essi il gusto del
vice-re, a lui il recarono. Egli lo
diede ad esaminare al carrarese Del
Nero, il quale riconosciutolo pel per-
duto, e famoso alabastro orientale,
e rinvenutene le cave per ordine
dello stesso vice-re, ie mise in atti-
vità, avendone il titolo di diretto-
re , ma dopo qualtro mesi mori.
Laonde fu da questa cava che Mehe-
met-Alì generosamente a tutte sue
spese ordinò che si eslraessero quat-
tro blocchi per altrettante colonne
lunghi fra i 34- 06, e i Sy palmi
architettonici romani, e della gros-
sezza per ciascuno de' qualtro lati
fra i palmi 8-09, e 4-o8 ; altri
quattro della lunghezza fra i pal-
mi 1 i , e 12-06, della grossezza fra
i 6-07 ed 8 palmi, e della lar-
ghezza fra i palmi 5, e 5-00, af-
fine di farne dono al Pontefice
Gregorio XVI, per la magnifica
basilica di s. Paolo, ed accresce-
re ad essa ornamento, e ricchezza.
A sentimento del vice-re i secondi
quattro massi avrebbero dovuto ser-
vire per zoccoli. Agli otto blocchi o
massi ne furono aggiunti altri cin-
que trovati dalla spedizione nelle
cave, e chiesti alla generosità di
sua altezza serenissima, pel risor-
gente sagro edifizio. Questi cinque
massi di forme varie, sono della
lunghezza fra i palmi 7 ed 11-06,
della grossezza fra i palmi 3- 06 e
4*09, e della larghezza fra i 2-o3
e 4*o4 palmi. La bellezza , ed i
pregi di questi tredici massi o bloc-
chi non solo furono da me cele-
brali nella Descrizione istorica ed
EGI ii3
artistica della patriarcal basilica
di s. Paolo nella via ostiense, che
lessi nella cospicua, ed illustre ro-
mana accademia Tiberina a' di 24
febbraio 1842 alla presenza di scel-
tissima udienza, principalmente de-
corata dagli eminentissimi Cardi-
nali Bianchi, Mezzofanti, Ferretti,
e Belli ; ma eziandio in questo stes-
so Dizionario, all'articolo Chiesa o
patriarcale basilica di s. Paolo ec.
(Vedi), dissi pure ove saranno col-
locati.
Della tornata di tale accade-
mia, come di detta mia prosa ,
fece cortese menzione il eh. e be-
merito cav. Gaspare Servi, che ad
essa intervenne, nel suo applaudi-
to foglio periodico di Roma il
Tiberino, al num. 25 del 1842;
cioè nell'affettuosa necrologia, che
scrisse sul degno ed amatissimo mio
figlio Gregorio, di cui non potr^
cancellare dall'animo la memoria, e
le cui preclare doti e il mio ines-
primibile cordoglio, celebrato splen-
didamente da parecchie auree penne
in prosa e in versi, in parte ac-
cennai nel principio dell' articolo
Faenza (Vedi).
Caricati con singoiar perizia dei
nostri i tredici blocchi di alaba-
stro, sul naviglio pontificio, salpò
esso lietamente per Alessandria ai
12 maggio 1841; solo dolente l'e-
quipaggio di aver perduto il be-
nemerito dottore Paolo Ruga, of-
ficiale sanitario, e naturalista della
spedizione, e il sullodato Calvi, vit-
time del fatai morbo epidemico,
che in Egitto miete a migliaia le
vittime. Quel morbo rapì ancora
il sotto-pilota Jacono, e il Camil-
lieri, e queste quattro vittime fu-
rono deposte nel cimitero cattolico
di Rosetta in
viaggio.
s. Maria del buon
VOI. XXI.
A
ii4 BCxi
Incombeiitlo alla spedizione di
prendere congedo dal viceré d'E-
gitto , e di vivamente ringraziarlo
per le ospitalità usate ad essa nel
soggiorno in quella regione, come
il vietavano i riguardi sanitari , e
lo stato di quarantena, il capitano
comandante, anche a nome della
medesima, lo fece collo scritto, e
fu ricambiato a mezzo del mi-
nistro di stato Bogbos-Bey di gen-
tile, ed obbligante risposta. Quin-
di la spedizione dopo di avere re-
se le dovute grazie al cav. de P».os-
setti, che cotanto zelantemente eiasi
adoperato pel bene della medesima,
venendo da esso ricambiata di cor-
tesissima risposta, a'3 giugno i84i>
uscì dal porto nuovo d'Alessandria,
per la novella navigazione alla vol-
ta d'Italia, ed a' i6 agosto per la
bocca di Levante, la spedizione pon-
tificia felicemente entrò nel porto
di Civitavecchia fra il più sincero
giubilo della popolazione , e dei
congiunti di molti individui dell'e-
quipaggio accorsa sui rampari del
molo. Indi a' 23 agosto la spedi-
zione parti dal porto di Civitavec-
chia, e per Fiumicino, e pel Te-
vere gettò l'ancora a' 27 agosto
per r ultima volta allo scalo dei
marmi presso la basilica di s. Pao-
lo, con gran tripudio de' romani.
A' 29 agosto, epoca la più memo-
randa per la spedizione, il Pontefi-
ce Gregorio XVI si recò a bordo
del mistico la Fedeltà accompagna-
lo dal suo corteggio, e dal Cardi-
nale Tosti pro-tesoriere generale,
come deputato della commissione
di s. Paolo, non essendovi il Cardi-
nal Mario Ma t tei divenuto presidente
della medesima, dopo la morte del
suUodalo Cardinal Gamberini, per-
chè era partito da Roma , per
precedere il viaggio, che Sua San-
EGI
tità andava ad intraprendere per
alcune sue provincie. Il santo Pa-
dre fu ricevuto a bordo del mistico
tra le acclamazioni e le salve delle
piccole artiglierie del detto mistico
la Fedeltà. Allora il capitano co-
mandante additò a Sua Santità il
prezioso dono di sua altezza sere-
nissima il vice-re d'Egitto Moham-
med-Ah, negli alabastri orientali, co-
me anche negli oggetti di antichità,
di storia naturale, e negli animali vi-
venti in tributo di venerazione offer-
ti dai diversi preclari personaggi al
servigio del monarca di oriente, fra
i quali primeggiava quanto mandò
Clot-Bey, il quale era stato deco-
rato del grado, di commendatore
dell' Ordine di s. Gregorio dallo
stesso Papa quando fu in Roma, e
quanto il capitano stesso aveva rac-
colto sul celebrato suolo egiziano.
La soddisfazione, il gradimento, e
la compiacenza benignamente addi-
mostrata dal Papa, rese tal giorno
alla spedizione il più memorando,
e l'epoca la più onorevole di sua
missione.
Siccome poi le due tartane de»
nominate il s. Pietro, ed il s. Pao-
lo cariche dei blocchi delle colon-
ne di alabastro, e di alcuni altii
massi, erano allora ferme alla foce
di Fiumicino, aspettando il tempo
favorevole per rimontare il Tevere,
e giungere al canale della ripa si-
nistra di tal fiume, cioè allo scalo
presso la basilica Ostiense ; essen-
dosi ciò effettuato a' 25 del susse-
guente settembre, il medesimo Gre-
gorio XVI, dopo il suo felice ri-
torno in Roma, si recò ai 9 ot-
tobre a visitare la basihca, e po-
scia ad osservare gli alabastri no-
minati, ed altra parte de' succen-
nati donativi. Quindi il p. Lui^i
TJngarelli barnabita, dottissimo co-
I "f
..A
iCrfUr.-^O^'A^
EGI
m' è nell' ai-cheologia egiziana , eb-
be l'onore di fare apprezzare al
Pontefice il valore, e il merito di
quei preziosi doni, come le iscri-
zioni geroglifiche , uno scheletro ,
ed una pelle d' ippopotamo, un coc-
codrillo, ed una raccolta di minera-
logia, oltre altri monumenti, avan-
zi della possanza egiziana, delle qua-
li cose il Pontefice parte destinò
al museo egiziano da lui fondato
in Vaticano, e parte ai musei del-
l'università romana, come si legge
nel numero 98 del Diario di Ro-
ma del i84j- Anche in questa cir-
costanza il santo Padre fu corteg-
giato dal p. abbate Zelli, abbate
del monistero di s. Paolo , dal p.
abbate Tbeodoli, dal cav. Potetti
architetto direttore, e Luigi More-
schi segretario della commissione di
s. Paolo, non che dai capi d*arte
della fabbrica. Già i massi di ala-
bastro orientale sono stali ridotti a
forma regolare di fusti di colonne
d'ordine Corinto , della lunghezza
di palmi architettonici romani tren-
tadue, ed anche lustrati. IVon sono
bastevoli le parole a descrivere il
gradevole effetto prodotto dallo stra-
tificare delle diverse sostanze che
compongono questo marmo per con-
crezione, la vaghezza e varietà delle
sue macchie, il vivissimo colore co-
tognino, il bianco candido che gli
si contrappone , e la sorprendente
trasparenza o lucentezza, che si am-
mira, per cui rimane solo a desi-
derarsi, che presto facciano di loro
bella mostra nel sacro edifizio del-
l'apostolo delle genti.
Troppo lungo sarebbe il narra-
re i premi, le decorazioni, ed altri
segni di sovrana soddisfazione e
gradimento, largamente concessi dal
Pontefice Gregorio XVI ai membri
componenti la spedizione, ed a di-
EGI Ti5
versi di quelli, che in Egitto ad es-
sa prestarono assistenza, e furono
generosi di cortesia. Laonde ci li-
miteremo a dire, che il cav. de
Rossetti, oltre alcuni donativi, ebbe
la croce gioiellata, e il grado di
cavaliere dell'Ordine di Cristo, non-
ché la croce dell' Ordine di com-
mendatore di s. Gregorio Magno;
che il capitano comandante Ales-
sandro Cialdi fu fatto commenda-
tore dell'Ordine dello sperone d'o-
ro rinnovato, e nominato tenente
colonnello della Marina ponlificia
(Fedi), al quale articolo si ripor-
tano le sue benemerenze suU' intro-
duzione de' legni a vapore, pel com-
mercio interno di Roma; e chp
Silvestro Guidi fu decorato delU
croce di cavaliere del sopraddetto Or-
dine di s. Gregorio, quindi incari-
cato di portare al vice-re di Egitto
Mehemet-Alì i seguenti donativi
del sommo Pontefice, consistenti in
superbi mosaici , in medaglie d' o-
ro, e di argento, ed in bellissime
stampe incise dalla calcografia ca-
merale. '
Prima però diremo delle altre
dimostrazioni della pontificia mu-
nificenza. Fu annoverato tra i ca-
valieri dello sperone d'oro Matteo
Caraman, fu concessa una meda-
glia di oro ai due aspiranti Casta-
gnola, e Palomba, ai due sottote-
nenti del genio Volpato, e Frezza-
lini; ed il foriere del genio stesso
Ravioli fu promosso al grado di
sottotenente onorario, col privilegio
a tutti e cinque di poter fregiare
l'uniforme militare con essa me-
daglia, ridotta in forma piccola, e
furono date medaglie d' argento a
tutta la marineria pontificia a ti-
tolo di benemerenza de' suoi servi-
gi. Inoltre furono concesse decoi*a-
zioni di s. Gregorio, dello sperone
ii6 EGI
d'oro, e medaglie di oro, e di ar-
gento a tutte quelle distinte per-
sone, che direttamente, o indiretta-
mente giovarono alla commissio-
ne , o che le consegnarono og-
getti di antichità, e di storia na-
turale per rassegnarsi in dono a
Sua Santità.
I donativi per sua altezza si
composero di due tavolini con ta-
vole di mosaico, e piedi di metal-
lo patinato ; del primo è lodato au-
tore Giuseppe Dies romano, dei se-
condi Guglielmo Kopfgarten prus-
siano, celebrato scultore, e fondito-
re di metallo. Il tavolino più gran-
de ha il diametro di palmi sei, e
contiene le principali vedute anti-
che della città di Roma, unitamen-
te alla maestosa piazza di s. Pietro
che occupa il centro della tavola,
chiusa tal veduta da un ornato anti-
co. Le altre vedute che ad essa fanno
corona, rappresentano: i. L'anfitea-
tro Flavio, o Colosseo. 2. Il Campi-
doglio nello stato in cui trovasi. 3. Il
Pantheon. 4* H monumento di Ce-
cilia Metella. 5. 11 monumento od
arco di Giano quadrifronte. 6. Il
foro romano. 7. Il Foro di Ner-
va. 8. Il tempio di Pallade. 9. Il
tempio di Antonino, e Faustina.
10. 11 tempio di Vesta. 11. L'ar-
co di Tito. 12. Il tempio della Si-
billa in Tivoh. Circondano queste
dodici vedute un ornato, o mean-
dro greco. L'altra tavola di minor
dimensione, su fondo di pietra ne-
ra, ha un'elegante ghirlanda di
fiori diversi, con augelletti di varie
specie, e forme. Il tavolino grande
è sostenuto da un piede di bronzo
patinato, formato da tre leoni egi-
zii, e in mezzo da una palma che
si allarga per riempire il gran va-
no, decorato nel diametro del mo-
•aico da una cornice, il tutto ese-
EGI
guito in istile egiziano a seconda
del volere esternato dal Pontefice.
Ognuna delle suddette vedute di
mosàico, eccettuata quella più gran-
de del centro rappresentante la piaz-
za, il colonnato, la chiesa di s.
Pietro, e il palazzo vaticano, ha in
arabo idioma , e con lettere di
bronzo dorato, l' iscrizione corri-
spondente all'edifizio ed agli oggetti
rappresentati. Nel fregio poi di det-
ta cornice furono collocate tre tar-
ghe o placche d' argento dorato,
con fiori di papiro corrisponden-
ti sopra le teste di detti leoni ,
nel mezzo di una delle quali vi
è la lupa con Romolo e Remo
lattanti , simbolo di Roma , nel-
r altra un' aquila romana imperia-
le, che rammenta essere stato l'E-
gitto provincia dell' impero roma-
no ; nella terza vi fu collocata l'a-
raba cifra in brillanti di Meheniel-
Aù^ contornata di altri grossi bril-
lanti in forma ovale. Le dette tre
targhe, o placche, compresa la ci-
fra, sono opera del pontificio giojel-
liere cav. Filippo Borgognoni. Il
secondo tavolino è sostenuto da un
piede in forma di palma, egual-
mente di bronzo patinato.
Inoltre il Pontefice inviò in do-
no a sua altezza due astucci con
ventotto medaglie d'argento, ed
altro astuccio con quattordici me-
daglie d'oro coniate nel suo pon-
tificato, e celebranti i principali
fasti del medesimo, avente ognuna
nel rovescio la di lui venerata ef-
figie. I soggetti rappresentati nelle
medaglie sono: i. 11 Pantheon ri-
sguardante i premii del concorso
biennale Gregoriano, per 1' incre-
mento delle tre arti belle, pittura,
scultura ed architettura, istituito
dall' accademica corporazione dei
virtuosi al Pantheon. 2. La pub-
EGI
blicazione del nuovo codice delle
leggi sul sistema monetano. 3. La
beneficenza esercitata a vantaggio
de' poveri sia dalla commissione dei
sussidii che dall'agricoltura. 4- '^
tempio di Antonino, e Faustina
reso più visibile ed isolato. 5. La
antica basilica di s. Paolo in pro-
spettiva al punto del seguito orri-
bile incendio, mostrando tuttociò
che cadde, e tuttociò che si potè
salvare dall' incendio stesso seguito
nel mese di luglio i82 3. 6. L'in-
grandimento di Civitavecchia, e i
miglioramenti, e le fortificazioni del
porto. 7. L'istituzione nel Vatica-
no del museo Gregoriano-Etrusco.
8. I trafori del monte Cali Ilo in
Tivoli, pel corso del fiume Aniene.
9. Il Tevere personificato, e sdra-
jato, avendo dappresso la lupa che
allattò Romolo e Remo, alludendo
alla fondazione della celebre acca-
demia de' scienziati della Tiberina,
perchè istituita in Roma ove scor-
re il famoso fiume Tevere, alle cui
sponde furono gettati i due gemel-
li infanti, io. 11 nuovo edificio del-
le poste pontificie in Roma, deco-
rato nel portico colle colonne del-
l'antica Vejo. II. Il suddetto mu-
seo etrusco, ma di maggior dia-
metro. 12. La fabbrica nella stra-
da di Ripetta per abitazione dei
cittadini, ed ornamento della città.
i3. Isolamento del monumento del-
l'acqua Claudia a Porta maggiore,
ed erezione dei due attigui edifizii.
Allude questa medaglia alla distru-
zione di tutte le fabbriche de' bas-
si tempi addossate all'acquedotto
dell' imperatore Claudio, i cui bel-
lissimi due archi furono destinati a
due porte della città delta Labi-
cana perchè conduceva a Labico,
e detta Preneslina perché condu-
ceva all'antica Preneste. i4- H mu-
EGI 117
seo Gregoriano-Egizio istituito dal
medesimo Gregorio XVI nel 1839,
il quale, riputando la causa della
religione non estranea alla egiziana
archeologia, ordinò che, fatta giu-
diziosa scelta fra i monumenti egizi
che possedeva Roma, buona copia
di essi venisse collocata nel Vati-
cano, in apposito nobile locale, u-
neudovi quelli da ultimo acquista-
ti sia in pietra, sia in bronzo, sia
in terre cotte, comprensivamente a
mummie, ed altre celebri antichi-
tà egiziane. Di questo museo si
tratta all'articolo Musei Vaticani
[Vedi). Qui noteremo, che nel
1 824, il eh. Di s. Quintino pubbli-
cò in Torino, Lezioni archeologi-
che intorno ad alcuni monumenti
del regio museo egiziano di Tori-
no ; e che nell'anno 1827, il
Champollion pubblicò in Parigi:
Musée de Charles X monumens E-
gyptiens.
Finalmente il Pontefice unì ai
delti donativi per Mohammed-Alì
varie stampe incise dalla calcogfi*a-
fia della reverenda camera aposto-
lica, legate nobilmente, e colla ci-
fra dello stesso vice-re d' Egitto.
Esse consistevano : i . I« vedute e
paesaggi incisi da Gmelin, ed altri
celebri autori; due esemplari. 2.
Vedute generali del museo vatica-
no dei rinomati artisti Balzer, e
Feoli ; due esemplari. 3. La co-
lonna Antonina, con rami in fo-
glio, di Pietro Santi Bartoli, illu-
strata da Pietro Bellori, Roma
1704, dalla calcografia di Dome-
nico de Rossi; tre esemplari. 4*
La colonna Trajana con rami in
foglio, e con l' esposizione di Al-
fonso Ciacconio, non che colle al-
tre illustrazioni di Pietro Bellori, e
dell'avv. Carlo Fea, Roma per
Gio. Giacomo de' Rossi ; tre esem-
ii8 EGt
plari, opera egualmeule incisa da
Pietro Santi Bartoli.
Tutti i suddescritti donativi pel
vice-re di Egitto vennero dal Pon-
tefice consegnati per la presenta-
zione al cav. Silvestro Guidi, con
una lettera per sua altezza del se-
guente tenore, in tre esemplari,
cioè neir idioma latino, in arabo,
e in turco scritta in lettere d' oro.
» Celsissime Princeps.
« Impensas Celsitudini Tuae gra-
» tias acturi ancipites quidem hae-
« remus magis ne gratos nos pro-
y» fiteamur propterea quod ope, ac
>i patrocinio Tuo navibus onerari is
i) Nostris nuper ad Nilum flumen
» aditus patuerit, an ob magnifi-
» cum e pretioso alabastri te lapi-
di de donum, quo nos prosequen-
« dos putasti. Utrumque profecto
»» ita Nostrum devinxit animum,
»> ut ejusdem sensibus aeque ex-
*» plicandis nulla nobis suppetat
w ratio '*.
» Et sane dici nequit, quanta
» fuerit omnium admiralio quotquot
« moles adeo sumptuosas inspexe-
« runt : tanta illae eminent ma-
>» gnitudinCj adeo limpida pellu-
M cent clarilate, adeo ipsius origi-
« nis nobilitate praecellunt, quan-
« doquidem ex eadem lapicidina
M excisae sunt, unde admiranda ex-
*» titit tot nobilium monumentorum
M materia, quibus JEgyptus jure
« superbiit ".
« Praeclarissima ea mar mora
M ornatui destinata religiosi aedifi-
M cii nobilissimi, quod flammarum
*» impetu eversum nunc Romae
*' resurgit, in ilio vel maxime con-
« spicua enitebunt, oculos ad se
»* admiralionemque allicient adve-
»» nienlium ex universo lerrarum
EGI
orbe hominum, qui magno nu-
mero templum illud invisent ad
remotam quoque posteritatem
magnificentiae Tuae famam pro-
pagaturi '*.
« Ejusmodi muneris pretium id-
circo ex parte praedicavimus, ut
cum Celsitudo tua piane co-
gnoverit nos inde vehementer
affectos esse, illud una intelligat
temperare quidem nobismetipsis
non potuisse, quin gratiam ipsa
re aliquam Celsitudini tuae re-
ferre conaremur. Ut igitur gra-
tae voluntatis nostrae luculentum,
quoad per nos fieri potest, apud
te extet testimonium, equiti Sil-
vestro Guidi subdito nostro man-
davimuSjUt isthuc speciminaquae-
dam afferat operuni quae no-
strates artifices elaborare solent,
quibus nihjl ex bis regionibus
aestimabilius ofFerre possumus.
Ea spectanti occurrunt oculis
expressa monumenta praecipua
veteris Romae, medium autem
amplissimum ac magnificentissi-
mum Romae recentis, item dia-
grammata immani mole columna-
rum duorum romanorum im-
peratorum honori et memoriae
erectarum, quae nunc duabus
ex amplioribus plateis Urbis pul-
cherrimo sunt ornamento. Deni-
que ex bis aurea et argentea
sunt numismata varias res quae
in Pontificatu Nostro gestae sunt
referentia ".
*» Cumulus addetur maximus
laetitiae nostrae si audire nobis
contingat quascumque hasce vo-
luntatis nostrae significationes li-
bi non ingralas accidisse. Mini-
me autem dubium videtur quin
pretii aliquid iisdem muneribus
sit accessurum ex ejus ipsius
persona, cui ea Celsitudinis tuae
EGf
majeslati exhibenda comniisimus.
Idem is ille est per qnem omnia
peracta sunt nuper inter nos
tractata negotia : quique fides ut
fuit a pud te interpres judicii no-
stri de insignibus animi ingenii-
que Tui dotibus, ita a magna-
nimitate Tua multo plus est con-
seculus, quam vel ipse petere au-
sus esset, vel nos ipsi sperare ju-
re possemus. Non possumus au-
tem buie noslrae epistolae finem
imponeie,quin ea qua major nulla
est animi contentione Catholicos iu
islis regionibus comraorantes Cel-
situdini Tuae impensissime com-
mendemus, ut eos pergas gene-
roso favore tuo sustentare. Cer-
tam itaque animo spera haben-
tes, ut quod potissimum nobis in
votis est pio tua benignitate a-
bunde consequuturi siraus, nos
paratissimos profitemur omnia
praeslare quoties et quibusque
rebus possi mus consentanea vo-
luntati tuae, nihilque nos magis
optare, quam ut aliqua existat
occasio, qua nobis detur quam
propenso in Te gratoque animo
simus re factisque ipsis confìrma-
re ".
*) Datum Romae ex Palatio A-
postolico Vaticano die 2 1 no-
vembris 1841, Pontificatus No-
stri anno undecimo".
»J GREGORIVS TP. XYI.
Il cav. Guidi giunse felicemente
in Egitto coi donativi, ed in Cairo
ebbe l'onore di presentarli in un
alla riportata lettera, al vice-re
Moliatnmed-Ari, il quale rimase so-
prafìatto del tenore di essa, e delia
magnificenza e bellezza de'donativi,
che altamente lodò, come vivamen-
te aggradì, li vice-re donò al cav.
EGÌ 119
Guidi una elegante e ricca scatola
d' oro, ornata di brillanti, ed altre
preziose gemme ; ed in segno di
verace compiacenza pe' ricevuti do-
ni, stabilì che ì due tavolini di
musaico ornerebbero le sale dei
palazzi di Rassettin in Alessandria,
e che i due medaglieri, e tutte le
stampe verrebbero depositate nel
palazzo della Cittadella del Cairo.
Quindi consegnò al cavaliere Guidi
pel sommo Pontefice una lettera
scritta in lingua araba, e con istile
elevato, poetico, sparso di alcune
rime, nobile e gentile, che tradotta
nell'idioma italiano, qui riportia-
mo, portante la data del giorno
quinto della luna del mese Zillhag-
gi , cioè 26 dicembre. La lettera
porta questa soprascritta ; >» Col
« favore dell'Altissimo sia onorata
« questa lettera di giungere alla
>» sublime eminenza del successore
» del principe degli apostoli, luogo-
" tenente della successione dei Ce-
»> sari Romani, il sommo Pontefice
>* glorioso, augusto, magnifico, Papa
« di Roma la grande ".
>* Iddio conservi la sua eminen-
« za. Amen".
Seguiva questa cifra numerica
(864^) con altre lettere arabe, cioè
(badulih), espressione usata per si-
gnificare un buon augurio, secondo
il costume degli arabi.
Qui comincia la lettera.
« All'eminenza del successore del
« principe degli apostoli, luogote-
»> nente della successione de'Cesari
» Romani, il sommo Pontefice glo-
»» rioso, augusto, magnifico, Papa
fi di Roma la grande ".
» Le placide aure del zeflfiro
» trasportino dall'oriente all'occi-
'» dente il nostro ringraziamento,
» che vorremmo esprimere colle
Ì2Ó EOI
*• più splendide parole, che abbia-
» no mai potuto usare con verità
M gl'ingegni sottili, e colle più raa-
>* gnifiche frasi che uscirono dalle
»> penne dei sublimi scrittori, ac-
« conipagnato dai cantici di giu-
»» bilanti colombe , per indicare
« r accrescimento della" nostra ami-
» sta ".
« Ma se non ci e possibile Te-
» sprìftiere con adequati concetti il
>» nostro indicibile, e inenarrabile
>» ringraziamento, ciò stesso dimo-
*» slra l'immensità della nostra gra-
>* titudine, e del nostro sincero e
M costante affetto '*.
>» Vogliamo poi significare al-
M r augusto, e sublime dignitario,
» che dopo l'arrivo del magnifico
*» ed onorifico scritto, giunse a
» noi l'onorevole, l'esemplare, il
*» decorato con insigne decorazio-
M ne, eh' è stato il mediatore di
w tanta amicizia, il vostro discepo-
»» lo cavalier Silvestro scevro di
» ogni macchia ".
» In verità ci rallegrammo al-
M l'arrivo della vostra lettera, ed
» esultammo di gaudio, e di dol-
*» cissima (Contentezza ; indi ne com-
M prendemmo i sublimi concetti
** grati all' orecchio, e che ricreano
w r animo coli' eleganza de' suoi
» ritmi ".
» Parimenti ci giunse tuttociò
» che vi siete degnato di mandar-
>» ci, e con larga mano ci spedi-
» ste dal mare rigurgitante della
M benefica Pontificia beneficenza.
w Tah sono gl'insigni regali pre-
« gevoli, e i doni illustri, e ma-
« gnificì, alcuni de'quah sono la-
>» voro di peritissimo maestro ; al-
>• tri riguardano la pittura dei mo-
>» numenti celeberrimi, e i disegni
w di magnifici edificii ".
>» A questi si aggiungono le mo-
EGI
nete d'argento, e d'oro, a me-
raviglia coniate nella zecca della
vostra altissima eminenza. Per-
tanto abbiamo accettato questi
doni con soddisfazione tale, che
ninno può immaginare, e somma-
mente ce ne siamo compiaciuti ;
giacche in questo tempo non pos-
sono paragonarsi con altri simili
per la loro bellezza, e leggiadria.
E ci sono veramente carissimi
non solo per l' intrinseco loro
pregio, ma più ancora perchè ci
vengono dal vostro gloriosissimo
lato destro. Questi certamente
sono doni, che attirano a se gli
sguardi e gli affetti^ e sanno in-
namorare i cuori per modo, che
vien meno la lingua in enco-
miarli, e descriverne i pregi sia
di ciascuna parte, sia del loro
mirabile complesso ".
>» Laonde per non allungare di
troppo, la penna è insufficiente
ad esprimere i dovuti elogi ed i
ringraziamenti alla munificenza
di chi ce li ha inviati. Perciò
non dobbiamo far altro, che at-
tenerci alle regole di una buona
educazione , evitando ogn* altra
prolissità di parole ".
« Per riguardo poi a ciò che
avete benignamente espresso, in-
torno alta raccomandazione più
volte inculcata di proteggere le
nazioni cattoliche che vivono sot-
to l'ombra del nostro domìnio
custodito da Dio, sia noto alla
vostra eminenza, e si persuada
la vostra beatitudine, che noi sia-
mo per indole inclinati ad un
perfetto amore verso tutte le
specie de' figli di Adamo, sicché
la nostra protezione e tutela si
estende a tutti, e sempre, e co-
stantemente ".
» Ora essendo di ritorno il so-
EGI
» vraindicato cavaliere, ci affret-
« tiamo a scrivere questo foglio in
» conferma di quanto abbiamo
j> detto per soddisfare al nostro
» dovere ".
>y Finalmente speriamo, ed at-
» tendiamo con ansietà, e pregbia-
« mo caldamente di non venire ab-
« bandonati dal mare rigurgitante
« della vostra magnanimità, e di
»» non essere dimenticati dall' illu-
>» minata vostra mente nel darci
w cordiali incombenze, ed attestati
« della vostra atfezione ".
« Dio voglia, cbe si rinnovino
« in appresso la bontà, e degna-
« zione, che avete avuto di ma-
» nifestarci quanto v' occorre. Cer-
f> tamente noi siamo pronti di ap-
» pagare con esattezza le vostre
» brame ".
« E il ringraziamento coroni
>» l'opera".
M Mehemet-Ali
Pieno di ammirazione, e di a-
more per le belle arti sua altezza
serenissima deliberò di mandare in
Koma due giovani suoi sudditi, ac-
ciocché, dopo avere essi appreso in
quella splendida sede delle scienze
e delle arti, il buon gusto di que-
ste, e di esservisi ben perfezionati,
possano nel loro ritorno in Egitto,
utilmente adoperarsi in servigio del
medesimo principe, ed alla istru-
zione dei giovani principalmente
addetti alla scuola di arti nel Cai-
ro, chiamata Madrasa-ai- amalijat. I
delti due giovani sono arabi, e si chia-
mano , uno A hkmed - Moahmmed ;
l'altro Assan-Moahmmed, il primo
di anni diecinove, il secondo di anni
diciassette, ambedue nativi del Cai-
ro, e già appartenenti a detta scuola.
Questi giovani sono mantenuti in
Koma dal vice-re, ed affidati dal me-
EGI i2f
desimo in tulio e per lutto al cav.
Guidi. I medesimi al presente s'i-
struiscono nel disegno, nell'architet-
tura, nella prospettiva, non che nel-
le matematiche dal bravo Carlo
Piccoli romano, studiando contem-
poraneamente la lingua itahana.
Appena i giovani giunsero in Ro-
ma nel giugno del 1842, furono
presentati, e benignamente accolti
dal Pontefice, al quale da ultimo
umiliarono i loro saggi degli stu-
di, che poi inviarono in Egitto al
loro munifico principe, e benefat-
tore.
Mentre scriviamo sono per par-
tire per l'Egitto altri due magni-
fici doni, che il Pontefice invia al
vice-re, laonde pel complesso delle
circostanze, ci lusinghiamo non riu-
scirà discara la loro descrizione.
Descrizione artistica di due vasi
scolpiti suW alabastro orientale
deW istessa qualità donata da
Sua Altezza il vice-re di Egitto
alla Santità di N. S. Papa Gre-
gorio XVI a formar parte delle
decorazioni nella risorgente ba-
silica Ostiense^ che la Santità
Sua ordinava venissero inviati
al magnanimo donatore col pre-
gio del lavoro di scarpello ro-
mano.
Vaso di maggior grandezza con-
figurato suir insieme di quello che
esiste nel museo capitolino riporta-
to nell'opera di Piranesi al voi. 12
tav. 47-
Si è prescelta questa forma per-
chè delle più gradevoli, e di mag-
gior pregio nello stile , eliminando
però tutte le decorazioni in figura,
e quasi tutti gli ornamenti perchè,
oltre la difficoltà nell'esecuzione per
la durezza incostante dell'alabastro.
lai E Gì
ed in ispecie per le congelaziont
vetriole che contiene; le venature
pentite attraversando le figure, e
gii ornamenti, avrebbero fatto ri-
sultare un assieme confuso e dis-
gradevole.
Jl vaso ha il suo piede circola-
re sagomato con un zoccolo, un
listello da cui sorge una scozia le-
gata da un cordoncino ove più.
stringe il collo della medesima :
sporge poi un mezz' ovolo con so-
pra un listello, e quindi una gola
dritta supina, ed un cordone com-
piono il piede stesso. È diviso que-
sto dal resto del vaso, per poter-
lo girare colf uopo di un perno a
bilico, e godere delia eccellenza dei-
la materia nel pieno suo pulimen-
to, e del diafano che contiene. Po-
sa sul piede il corpo di una cai-
lotta rovesciata, e guarnita di bac-
celli, e da questa colla base di un
listello, una gola dritta supina, e
da altro listello prende origine la
campana del vaso aprendosi dolce-
mente sino al ciglio formato da un
mezz' ovolo con intaglio che serve
di labbro, un cordone sopra que-
sto, un piccolo pianetto, ed un gu-
scio compiono il vaso, e queste tre
sagome sono ripetute anche nell'in-
terno dei medesimo ove comincia
il vuoto. Si osservano due manichi
baccellati con intreccio sul corpo
della callotta, che si staccano poi,
e rimangono isolati ove comincia
la campana, venendo a rendere co-
me due maniglie. Tutta la massa
dell'alabastro viene a piantare so-
pra un controzoccolo circolare di
verde antico allo 18/60 di palmo
architettonico romano. L'altezza to-
tale del vaso, compreso lo zoccolo,
è di palmi quattro i8;6o; avendo
di larghezza palmi tre 1/60 nel
diameti'o maggiore.
EGI
Si presenta sopra un rocchio ra-
rissimo di porfido, e quei che è più
pregevole, avanzo di una colonna
della vecchia basilica ostiense. Que-
sto rocchio è alto palmi quattro
8/60 del diametro di palmi due
20/60, e pianta sopra una base at-
tica di marmo statuario di prima
qualità alta palmo uno i5/6o.
L' esecuzione di questo vaso è
dello scarpellino Giovanni Pietro
Farzetti.
Secondo vaso sulle forme nelVinsie-
me di quello in marmo nella gal-
leria del palazzo Farnese^ ripor^
tato parimenti dal Piranesi nel-
la sua opera al voi. 12 tav. 2 3.
Questo in gran parte si assomi-
glia al primo. Le sagome, che di-
stinguono il pieduccio, sono un plin-
to, o zoccolo, un toro, ed un li-
stello, da cui sorge una scozia le-
gata circa i due terzi, ossia dove
ristringe vieppiù il collo della me-
desima, da un cordone; siegue un
mezz' ovolo, ed un altro cordone a
terminare questo piede. E diviso
come l'altro dal rimanente per le
stesse ragioni. Comincia il corpo
del vaso con una figura parimenti
di callotta rovesciata adorna come
l'altra di baccellature. La sormon-
ta un listello, e da questo s'innal-
za la campana cominciando da un
guscio, e quindi curvandosi dolce-
mente fino al labbro estremo in
cui è un ovolo con un cordone
superiore, che compie ii vaso vuoto
nell'interno a somiglianza dell'al-
tro. Quattro serpenti intrecciati due
per parte con le code sul corpo
della callotta, e colle teste presso
il labbro superiore, servono come
di manichi e di decorazione all'in-
sieme.
EGI
Compreso il plinto il vaso tiene
l'altezza di palmi tre 4^/60 posan-
do sopra un controplinto di cipol-
lino mandolato allo 5/24-
Il rocchio che lo sostiene è di
porfido della stessa qualità dell'al-
tro come della pregiata provenien-
za, però dell'altezza di palmi quat-
tro 2 5/6o, e del diametro di pal-
mi uno i3/24.
La base attica sottoposta è alta
55/6o, pure di marmo bianco sta-
tuario di prima qualità.
Tommaso Della Moda è stato
r esecutore dello stesso vaso.
Jltre notizie sull'Egitto, e sugli
egiziani.
La spedizione francese del i 798,
di cui tenemmo superiormente pa-
rola, venne accompagnata in E-
gitto da una commissione di scien-
ziati, che ritornarono in Europa
ricchi d'importanti scoperte, e rav-
vivarono ivi la quasi perduta me-
moria della celebre scuola alessan-
drina, eccitando una successiva no-
bile gara d' istruzione. Quindi i
nomi chiarissimi di Monge, di Bar-
tholet, di Conte brillarono nell'ac-
cademia del Cairo, e se troppo bre-
ve non fosse stato il periodo dei
loro lavori, incalcolabile ne sarebbe
stato il vantaggio, anche pel carat-
tere sociale dell' attuale vice-re, e
pel trasporto che dimostra di fa-
vorire r istruzione, e di proteggere
i cultori delle scienze, e delle arti
liberali, siccome conoscitore della
molta attitudine, che mostrano gli
egiziani in apprenderle. Di già a
Parigi, e nel 1790 erasi pubblica-
ta r opera tradotta dall'idioma in-
glese, Foyage mix sources du Nil
en Nuhic et en Ahyssinie, par M.
James Bruce, e precedentemente
EGI \iZ
nel 1774 J** Londra dal Paw, Rt"
cherches sur tEgypliennes. V. il De-
non, Voyage dans la Basse et la
Haute Egyple pendant les campa-
gnes du general Bonaparle, Paris
i8oa; e la Description de l'Egyple^
OH recueil des ohservations et des
recJierches qui ont eté failes en Egy-
pie pendant l'expédition de Varmée
francaisj Paris 1809- 18 19. Inoltre
ad esplorare il suolo egizio, fecon-
do di preclari monumenti, hanno
adoperato con somma lode due ita-
liani valentissimi ; Giambattista Bel-
zoni, e Giambattista Brocchi. Si de-
ve inoltre altamente lodare il re-
gnante granduca di Toscana Leo-
poldo II, che per la maggior illu-
strazione dell'Egitto si fece emulo
della Francia, ed associò alla nuo-
va commissione scientifica di colà
spedita, sotto la direzione diCham-
pallion giuniore, un comitato italia-
no, e già dal chiaro dottor Ippoli-
to cav. Rossellini se ne sono otte-
nuti importanti risultamenti, come
si può vedere nell'opera celebrata,
che dal medesimo Rossellini si va
pubblicando in Pisa sino dal i832
con disegni in foglio stragrande, ed
intitolata: / monumenti deWEgittOj
e della Nuhia. Ma da ultimo il cav.
Rosellini fu tolto dalla morte alla
repubblica letteraria. Il suo viaggio
nell'alto Egitto, e le sue grandiose
illustrazioni sulla storia di que' luo-
ghi da lui visitati, gli hanno merita-
to una giusta celebi ita. Va pure con
encomi rammentata l'opera, che nel
1833 incominciò a pubblicare in
Padova con magnifica edizione ric-
ca di rami, il eh. ab. Ludovico
Menin, professore in quella celebre
università, intitolata: Il costume di
tutte le nazioni, e di tutti i tempi
dal medesimo dottamente descritto,
ed illustralo, ove nella paite anti-
124 EGI
ca a pag. 1 20 e seg. tratta del co-
stume degli egizi con moltiplice
erudizione, e pari critica. Non si
deve neppure tacere dell' opera im-
portante, la quale nell'anno i836,
incominciò a pubblicare in Firen-
ze, il chiarissimo professore Dome-
nico Valeriani, che porta il titolo:
JSiiova illustrazione istorico- monu-
mentale del bassOy ed alto Egillp
con atlante^ e coi disegni di vai^
artisti^ e scienziati, come di quelli
eseguiti sui luoghi dal diligente di-
segnatore bellunese Girolamo Se-
gato. In Parigi nel i83o da Ri-
fauld fu pubblicato : Tableau de
r Egypte, et de la Nubie. Fra gli
antichi monumenti sparsi in gran
numero in tutto l'Egitto, di molti
de' quali già feci menzione, quelli
che più sorprendono sono le famose
pi I amidi , destinate alla sepoltura
dei re, e delle quali il tempo dovet-
te rispettare la colossale struttura.
Le rovine più degne di osserva-
zione si trovano a Tebe, che tuttora
è sorprendente, a Menfi, a Dende-
ra, ad Esnè, ad Edfu, a Seyne, ad
Anlinoe, nell'isola di File, o Filae
€C. La così detta colonna di Pom-
peo, e gli obelischi appellati di
Cleopatra sono i soli monumenti
dell'antico splendore scampati allo
sterminio; ma essi stanno fra sab-
bie ardenti, ombreggiate da palmie-
ri, e fra sassi d' informi ruine. Da
per tutto però si trovano avanzi
di templi, e di altri edilìzi, la cui
architettura uniforme, e le dimen-
sioni colossali delle statue, che li
adornano, caratterizzano l'epoca che
li produsse. Le mura di questi
templi sono fornite di scolture di
un bel lavoro, e molte vedonsi co-
perte di geroglifici, non deciferati
ancora. Si possono consultare, Po-
vioulat, Lettere suWEgitlo, Milano
EGI
i835j Sethos, Histories tirée des
monumenta; anecdotes de V ancien-
ne Egypte, Amstelodarai 1732, e
il De-Chaolnes, Memoire sur la veri-
table entrée du monument Egyptien,
Rome 1783. Anche il Dubois
succitato, nel 18 18, pubblicò in Pa-
rigi, Catalogne d'antiquitès Egy-
ptiennes, grecques e te. Ed il faen-
tino Francesco Salvolini discepo-
l/ò di ChampoUion, non ha gua-
ri in giovanile età passato tra i
più, ci ha dato parecchi scritti
pubblicati colle stampe, ad illustra-
zione delle antichità egiziane.
Quasi tutte la antiche città del-
l'Egitto erano cinte da immensi
sotterranei destinati alle sepolture,
e nei quali si trovarono quei cada-
Teri imbalsamati, che noi conoscia-
mo sotto il nome di mummie.
Neil' alto Egitto, monticelli di rot-
tami polverosi ed informi più alti
che nel basso Egitto, indicano il
luogo occupato da antiche gran
città. Vetuste grotte, catacombe sen-
za numero, sono escavate da ogni
parte nella roccia, e le loro aper-
ture spesso decorate dallo scalpello
degli egiziani, sembrano da lungi co-
me gran macchie nere nei declivi del-
le prolungate montagne. Le piramidi
si notevoli pel loro volume, e for-
ma regolare; quelle immense petrie-
re, quegli antichi argini, quelle strade
lunghesso l'acqua, quegh avanzi di
antiche costruzioni idrauliche, le ve-
stigia moltiplicate di monumenti
in granito, colonne, obelischi co-
perti ancora di sculture preziose,
sfingi, statue colossali, rovine con-
siderabili , edifizi della più remo-
ta antichità, ancora interi e di una
vasta estensione, risvegliano peren-
nemente la curiosità, e diffondono
sulla contrada un interesse ognor
crescente. In Roma ancora si am-
EGI EGI 125
mirano gli Obelischi (Vedi), clie prende tutte tre le sopraddette spe-
ivi dagl'imperatori romani furo- eie, ed i gruppi fonetici occupano
no trasportati dall' Egitto , cele- per l'ordinario due delle tre par-
bri per la loro mole, e pei gero- ti. In essi venivano quasi sempre
glifici che contengono F. Rirche- omesse le vocali intermedie a so-
rii: Obelisci Aegyptiaci interpreta- miglianza deirodierno metodo ste-
tio hìe rogfyphica, B.omae 1666. Ivi nografico, ch'è quell'arte di scri-
il medesimo, e nel i636 aveva vere prestamente col mezzo di ab-
pubblicato; Prodromus coplus sive breviature di cifre. I geroglifici era-
aegyptiacus. no impiegati a ricoprire i pubbli-
I geroglifici dicesi che abbiano ci edifizi, le piramidi, gli obelischi,
avuto origine sotto A loti, figlio di La scrittura jeratica non differisce
Menete o Mezraim, il più antico dalla geroglifica nell'impiego dei
re egiziano che si conosca. Questi tre caratteri, ma solo ne' segni, che
caratteri geroglifici vuoisi che da- notevolmente, e con particolare
gli egizi non fossero impiegati sim- studio sono abbreviati. Servivano
bolicamente se non dopo moltissi- a tracciare le solenni cerimonie, gli
rao tempo. Era riserbato al cele- inni sagri, e gli encomi al sovrano
bre Charapollion juniore, il vanto tributati.
di svelare i misteri di tal sistema Nella scrittura demotica i segni
grafico, con cui gli antichi Egizi figurativi sono esclusi, e vi s'im-
espressero il loro linguaggio e sul piegano quasi sempre i fonetici, con
quale aveano inutilmente o con qualche simbolo dei piìi sempli-
poco successo sudalo i più profondi ci tratlo dalla jeratica per i dome-
archeologi. Ci è noto per lui, che tre stici affari, e per gli atti e contrat-
gcneri di scrittura s'impiegarono ti civili. Molti dotti si dedicarono
nell'Egitto, cioè la scrittura gerO' all'interpretazione de' geroglifici,
gli fica, o sagra; la ieratica^ osa- per cui fra le tante opere che di
cerdotale; e la demotica, o popò- loro abbiamo nomineremo le se-
lare. Tre specie di segni simulta- guenti: Caussini, Synibolica aegy-
neamente adoperavansi nella scrit- ptiorum sapientia, Parisiis 1641 ;
tura geroglifica; v'erano caratteri Pierii Valeriani, Hìeroglyphìra,
figurativi, che rappresentavano un Francofurti 1678; Hora polli ni s ///>-
oggetto per mezzo della sua figu- roglyphica gr. lat. cum integri^
ra ; vi erano caratteri simbolici, che observationibus, et notìs diversorum
esprimevano un'idea coli' immagi- curante de Paw. Traj. ad Rhen.
ne di un oggetto fisico, il quale vi 1727; Heooge, Hicroglyphica, km-
avesse un'analogia evidente, o con- stelodami l'j^^; De l^ elude desHic-
venzionale; v'erano finalmente ca- roglyphiques, Paris 1812; Champol-
ratteri fonetici, che presentando un lion, Lettre à M. Dacier relatif
oggetto fisico, ne ricordavano il no- à Valphabet des hieroglyphes Pho-
me coriispondente nell'articolazio- netìques Paris 1822; non che Pré-
ne, e nella voce al segno rappre- cis da sysième hieroglyphique des
sentato, e perciò rispondevano ad anciens Egyptiens, Parma 1828. Da
un alfabeto^ avente oggetti fisici Jannelli abbiamo tre opere: Ta-
rn luogo di lettere per esprimere bulae Rossetlanae hieroglyphicae ;
i suoni. Ogni testo geroglifico com- Neapoli i83o; Hieroglyphicae Ae-
faG E Gì
gyptì , Neapoli i83o; e Funda-
menta hevnieneutica hìeroglaphine
cripticae veteriim gentium. Citere-
jno inoltre il nominalo Hierapol-
linis Niloi hieroglfphica cimi Lee-
maiis^ Amstelodami i835. Fra le
opere più recenti, che illustrarono
e spiegarono i geroglifici egiziani, no-
mineremo pure quella stampata nel
1 839 a Lipsia da J. A. De-Goulianof,
Archeologie Egyptieiine, ou recher-
ches sur texpression des signcs liie-
roglyphiques, et sur Ics élemens de
la langue sacre des egypliens.
La lingua egiziana antica, usata
pel corso di dieci nove secoli in-
nanzi l'eia volgare, è del tutto mor-
ta. La lingua egiziana posteriore
o copta venne dipoi sostituita, e si
scrisse colle lettere del greco alfa-
beto, al quale si aggiunsero taluni
segni di articolazione desunti dal
carattere demotico. Si crede che i
persiani conquistatori operassero que-
sto mutamento. Nell'alto Egitto si
distinguono i dialetti menfitico, te-
baico, ed etiopico. Si adopera pu-
re il linguaggio mauro-arabo dai
mussulmani, e generalmente il fran-
cese tra' franchi, essendosi recente-
mente, come si accennò, di que-
sto idioma, e di quello italiano, i-
stituite due pubbliche scuole d'uti-
le insegnamento. Da ultimo ha pub-
blicato l'encomiato Ippolito Ros-
selli ni: Elementa lìnguae Egyptìa-
cae vulgo copticae^ Romae 1837
ex typographia Coilegii Urbani ,
sumptibus Francisci Archini. Non
deve tacersi che monsignor Angelo
Mai, ora degnissimo Cardinale, nel
1825, pubblicò in Roma, Catalogo
de^ papiri egiziani della biblioteca
Vaticana^ e notizie più estese di
un dì essi con breve previo discor-
so e susseguenti riflessioni.
La religione finalmente degli an-
EGI
tichi egiziani consisteva nel polite-
ismo o sistema che ammette la
pluralità degli dei, congiunto a va-
rie mistiche superstizioni. Tutta-
volta vi sono validi argomenti per
giudicare, che l'unità dell'Ente su-
premo, regolatore dell'universo, fos-
se professata da quei savi, e che il
culto prestato alle divinità secon-
darie fosse allegorico. Quindi si ri-
conosce il sole in Osiri, e la lu-
na in Iside sua sorella, o sposa;
lumeggiati erano gii usi, ed i la-
vori agrari ne' famosi misteri isiaci
e nel culto renduto al bue Api, ad
Anubi, ed a Giove Ammone. Dal
Casali abbiamo. De veteribus Jcgy-
pliorum ritibuSj Romae i644; ^^^
Jablonski , Pantheon Jegyptiorum
sive de diis eorum. Francofurti
lySo; e dallo Schmidt, De sa^er-
dotibus et sacrificiis Egyptioruni ,
Tubingae 1768. Che sagri poi fos-
sero a Giove Ammone i porri, e
le cipolle, ciò non vuol dire che
tali piante nemmeno dal basso vol-
go si adorassero, come sognò il sa-
tirico Giovenale. Lo stesso dicasi dei
sagri coccodrilli, de'buoi, de' cani,
che i sacerdoti di Egitto nutriva-
no. Spinsero però gli egiziani il
ridicolo, e la licenza, fino a pre-
slare un ossequio agli organi della
propagazione, raffigurati sotto i no-
mi di Phallus, e di Priapus. Dice
Eliano, che il sommo sacerdote pres-
so gli Egizi era pure il supremo
giudice, e che dal collo portava ap-
pesa un'immagine impressa nel zaf-
firo, che chiamavasi Inerita.
Oltre la tradizione costante del
diluvio, molti fatti remoti della sto-
ria egizia a quelli si collegano della
storia ebraica, e fanno acquistare ai
libri santi ulteriore prova di cre-
dibilità. Della sterminata antichità,
onde gli Egiziani andavano fastosi
E Gì
risalendo r.d era ignorata, ed atile-
riore alla creazione del mondo nar-
rata da Mosè, hanno i dotti chia-
rito l'incongruenza, e ridotte al ve-
ro valore le genealogie, sulle quali
era fondato l'assurdo, onde ne ri-
sulla una perfetta concordanza della
egizia colla nostra cronologia, su
di che tra gli altri può vedersi il
Bergier all' articolo Egitto. I per-
siani sotto Cambise, ed i Macedo-
ni sotto Alessandro, distrussero una
gran parte degli idoli egizi, che sot-
to vari nomi arricchirono anche
la greca mitologia, ma sotto i To-
lomei regnò il paganesimo assai
men grossolano. Sembra poi certo
che la primitiva, e più antica re-
ligione dell'Egitto, come si è ac-
cennato, sia stato il culto del vero
Dio, come si ha da molti passi
della sagra Scrittura, essendone il
più antico quello della dimora, che
in questa regione fece Abramo:
quindi gli Egiziani divennero po-
liteisti. Circa poi il vangelo degli
egiziani, questo è uno degli evan-
geli apocrifi che correvano tra gli
eretici del secondo secolo della
Chiesa. San Epifanio ci dice, che
di esso si sono serviti gli eretici
valentiniani, ed i sabelliani. Inol-
tre pensarono alcuni , che questo
evangelo fosse stato scritto prima
di quello di s. Luca; però non
v'ha di ciò alcuna prova.
Notìzie compendiate riguardanti la
storia ecclesiastica dell' Egitto ,
del suo patriarcato, e de^copti,
o cofti.
L'Egitto si convertì al cristiane-
simo al tempo degli apostoli, ed
alcuni dicono per opera dell' apo-
stolo s. Simone. Avvi però tradi-
zione costante che l'evangelista s.
EGf T!>.7
Marco, mandato da s. Pietro prin-
cipe degli apostoli in questa regione,
ebbe fondala la chiesa di Alessan-
dria [Vedi) nell'anno 49 dell'era
cristiana, e predicato il vangelo non
solamente nel restante dell'Egitto,
ma eziandio nella Libia, nella Nu-
mldia, e nella Mauritiana, avendo^
a tal uopo spedito a proclamare
la fede di Gesù Cristo in quelle
parti, alcuni anche de'suoi discepo-
li. Rapida ne fu la propagazione.
I santi padri furono persuasi che
tali progressi ubertosi, e straordi-
nari della diffu.sione del vangelo
in Egitto, fossero effetto delle be-
nedizioni, che il Salvatore vi aveva
sparso quando fu colà trasporta-
to nella sua infanzia dulia beala
Vergine Maria, e da s. Giuseppe.
Diversi autori hanno scritto su que-
sto punto, come 1' Agricola, Itine-
rarium B. Mariae Firginis quan-
do cum puero Jesu, et Josepìio
fugit in Aegyptunij Ingolstadii i56o;
Za morra. La fuga di Maria iti
Egitto j Venezia 1 6 1 3 ; Strauchius,
De aegyptiaco Servatoris nostri e-
xilio, \itemb. 1669; Habichor-
slius. De fdio Dei ex Aegypto va-
cato, Rostochii, 1698; ed il Sar-
nelli, Del mistero della fuga di s.
Giuseppe con Gesù e Maria al-
l'Egitto, nel t. VII delle Lett. eccL
pag. 100.
I medesimi santi padri non solo
citano r analoga profezia d' Isaia,
che il Signore entrerà in Egitto, ed
alla sua presenza si conturberan-
no i simulacri egiziani, ma no-
tano il gran numero di martiri,
di vergini, di solitari, che resero
celebre la chiesa di Egitto, e i de-
serti, come dicesi in parecchi articoli
di questo Dizionario. Il Rinaldi, al-
l'anno I, num. 475 osserva tra le al-
tre cose, che non solo fu illustrato
128 EGI
l'Egitto con la presenza dell'incar-
nato Verbo, ma fu nobilitata la
solitudine per dove passò . Riceven-
do essa in certo modo il seme del-
la divina benedizione, produsse po-
scia i sacri innumerabili germo-
gli di tanti monaci, ed anacore-
ti, che per ogni parte in santi-
tà fiorirono, e furono di esempio
agli altri. Non deve quindi recare
maraviglia, che l'illustre, e vene-
randa sede di Alessandria divenis-
se la prima dei quattro patriarca-
ti dell'oriente, la seconda dopo la
Romana, e che la sua giurisdizione
fosse estesissima. Essa comprende-
va, oltre l'Egitto, e V Etiopia (Ve-
di), una gran parte delle coste di
Africa. Nel primo concilio Nice-
no le chiese di Etiopia, e di Abis-
sinia furono assoggettate al pa-
triarca Alessandrino, la cui giurisdi-
zione estendevasi altresì sulla Li-
bia e sulla Pentapoli.
Il patriarcato d'Alessandria fu
diviso I.** nella provincia di Egit-
to, composta di due provincie, con
Alessandria per metropoli; 2." nel-
la provincia Augustamnica divisa
in due provincie, con Damiata, e
Leopontopoli per metropoli; 3.° nel-
la provincie di Arcadia con Ben-
nef per metropoli; 4" "ella pro-
vincia di Tebaide divisa in due
Provincie, con Antinoe, e Tolemai-
de per metropoli; 5.° nella provin-
cia della Libia Marmarica con Ber-
ne per metropoli ; 6.° nella provin-
cia della Libia Pentapoli, con Cire-
ne per metropoli, e con la provincia
della Libia tripolitana composta di
tre sedi vescovili. Inoltre Comman-
ville, Histoire de toiis les arch. et
évéch. a pag. 368 e seg., ripor-
ta il novero delle antiche, e nu-
merose sedi vescovili de'Copti sog-
gette al patriarca d'Alessandria. La
EGI
suddetta provincia d'Egitto, compop-
sta di due provincie, aveva le seguen-
ti sedi per sufFraganee. La prima pro-
vincia, noverava i vescovati di Er-
raopoli, Meteliso, Morteli s, Copriso,
Captiris, Sais_, Naucratis, Latopolis,
Andron, Nicium, Onuphis, Tava,
Cleopatra, Marcotis, Menelais, Scia-
this, Nitria, Costus, Psanis, Zenopoli,
Paphna, Tarane, Sondra, tutte suffra-
ganee immediate di Alessandria. La
seconda provincia d'Egitto, con Ca-
bassa per metropoli, aveva per sedi
suffraganee Phragonis, Pachnemu-
nis, Diospoli, Semennut, Cinopoli,
Busiris, Elearchia, Cima, Vieux Cai-
re, Xoes, Butus, Pariane, e Rhico-
merium. Al presente essendo il pa-
triarcato di Alessandria un titolo
in panibus infidelium che confe-
risce la santa Sede, ha cinque ti-
toli vescovili suffraganei, cioè Bou-
gerie^ Cassia, Gene, Munia, ed Elio-
poli. Sull'autorità e diritti, ch'eser-
citava in tutto l'Egitto, e in tut-
te le provincie del suo patriarca-
to, il patriarca di Alessandria, va
letto il capitolo V del Supplemen-
to al giornale ecclesiastico di Ro-
ma quin. II pei mesi di marzo
ed aprile 179*2.
Il cristianesimo ha fiorito, e sus-
sistito nella sua purezza nell^ Egit-
to sino alla metà del quinto se-
colo, giacche non sembra che l'a-
rianesimo, sebbene nato in Alessan-
dria, abbia fatto in questa re-
gione grandi progressi. Ma nel 449
Dioscoro patriarca Alessandrino, pre-
lato ambizioso, e violento, che però
godeva di molto credito nel suo
esteso patriarcato, fatalmente cadde
negli errori di Eutiche, prese quel-
r eretico sotto la sua protezione, e
benché condannato nel concilio cal-
cedonese persistette ostinato ne'suoi
errori, e morì in esilio. Per disgra-
EGI
zia dell* Egitto quasi tutti i vescovi
di esso restarono attaccati all' inde-
gno Dioscoro, ed elessero un pa-
triarca a successore, ed i copti, e gli
abissini ne seguirono lo scisma se-
parandosi dall'unità cattolica. Da
questa memorabile epoca l'Egitto
restò separato dalla Chiesa cattoli-
ca, e perseverò nell' eresia eutichia-
na , i cui partigiani vennero ap-
pellati Giacobiti. Essendo questo un
punto importante per la storia ec-
clesiastica dell'Egitto, per le sue
funestissime conseguenze, oltre quan-
to dicesi ad Abissinia , Alessan-
dria ^ Copti, ed altri analoghi
articoli^ è indispensabile tesserne
qui le principali circostanze, e suc-
cessi.
Dioscoro, patriarca d'Alessandria,
divenne fautore d' una nuova setta,
insorta per travagliare la Chiesa,
per gli errori di Eutiche archi-
mandrita di Costantinopoli, che Dio-
scoro volle sostenere nel famoso
conciliabolo di Efeso, chiamato il
latrocinio Efesino, Quindi i loro se-
guaci furono chiamati Monofìsti,
perchè affermavano in Gesù Cristo
una sola natura composta della u-
manità e divinità. Ed è perciò che
il Pontefice s. Leone I, nel ^5i,
fece celebrare il concilio generale
di Calcedonia, cui assistettero l'im-
peratore Marciano, e l'imperatrice
Pulcheria. In quel concilio furono
condannati e deposti Dioscoro ed
Eutiche, e contro dei loro errori
fu definito, essere in Cristo due
nature, 1' una divina, 1' altra uma-
na. Tuttavolta i monofisti alessan-
drini trovarono un nuovo appoggio
nel furbo Timoteo Eluro, che si
intruse nella sede patriarcale, ma
fu cacciato dal zelante s. Leone L
Non ostante gli riuscì poi ritornar-
vi. Sono indescrivibili le successive
VOL. XXI.
EGI 129
agitazioni della chiesa d' Alessan-
dria, e perciò della maggior parte
delle chiese d' Egitto, anche pel ca-
none calcedonese, nel quale, a pre-
giudizio della sede Alessandrina, da-
vasi il primo luogo, dopo la Romana,
a quella di Costantinopoli, ciò che al-
tamente riprovarono s. Leone I, e i
suoi successori. Dopo il concilio di
Calcedonia^ i copti, gli abissini, e
gli etiopi si separarono dalla Chie-
sa cattolica pei loro errori. Ne'pri-
mi tempi gli egiziani si chiamaro-
no copti, cophti, o cofli^ perchè l'E-
gitto prima chiamossi Coplos o A-
gophlia, nome eh' è rimasto ai su-
perstiti cristiani egizi. Inoltre il no-
me dei Copti si fa da alcuni de-
rivare dalla città di Copto nell'E-
gitto superiore, posta presso il ma-
re rosso. Ciò non sembra verosi»
mile per diverse ragioni riportate
dagli storici. Certo è, che il nome
di Copto non si trova dato a' cri-
stiani di Egitto, se non che nei
secoli bassi; e gli scrittori mao-
mettani sino dal secolo ottavo non
diedero a que' cristiani altro nome,
che l'antico preso dalla sagra Scrit-
tura di Mesraìm, chiamando il Co-
pto Mesrij ed i Copti Mesriin. Al-
tri dissero chiamarsi Copti da ta-
gliare, privare, incidere, perchè do-
po il battesimo usano la circonci-
sione. Pertanto vuoisi che la vera
etimologia dei Copti, o Cofti derivi
corrottamente dalla voce jieguptii
o Aegophti: furono pure chiamati
Cobtìy Ghiptij e Gupti. I detti copti,
o cristiani soggetti al patriarcato
Alessandrino, non solo abitavano
neir Egitto, massime nella Tebaide,
ma anche nell'Etiopia, o Abissinia,
alla quale, come soggetta alla sede
patriarcale di Alessandria, poscia il
loro patriarca Alessandrino destinò
un metropolitano alla nazione co-
9
i3o
EGI
pta, della stessa nazione, e rito; e
siccome dagli antichi autori, co-
me da qualche moderno, l'Etiopia
Tiene chiamata anche India, così
Indiani furono chiamali gli abissi-
ni, e i copti cioè gli egizii.
Collocato poscia nella sede di
Alessandria il santo patriarca Pro-
terio, ^li egiziani, seguaci dello sci-
sma del loro deposto patriarca, non
vollero con lui comunicare, anzi,
promosso un grave tumulto in A-
lessandria, barbaramente l'uccisero ;
e da queir infausta epoca crescendo
ognor più il numero degli eretici,
e diminuendosi quello de' cattolici,
non cessarono di eleggersi un pa-
triarca distinto da quello cattolico;
il qual patriarca scismatico per la
moltitudine de' suoi settari, e par-
ticolarmente col favore de' maomet-
tani, verso r anno 65o, cacciati i
contrari di rito, e comunione gre-
ca, s' impadronì dell' Egitto , e ri-
mase con piena autorità su quella
cristianità, come sopra gli abissini,
e gli etiopi infetti de' medesimi er-
rori per mezzo di metropolitani man-
dati a que' due regni. Presso Gio.
Michele Wanslebio, autore di di-
verse opere riguardanti l'Egitto, la
chiesa d* Alessandria, i giacobiti co-
pti, gli abissini ec. ; si legge il ca-
talogo dei patriarchi copti Alessan-
drini, che nel 1677 pubblicò egli in
Parigi, come dal Cronico orientale
stampato in Venezia nel 1730. Qui
noteremo che, oltre l'errore fonda-
mentale de' Copti , di credere in Gesù
Cristo una natura composta dalla
divinità ed umanità (per cui, come
dicemmo, si chiamano pure Mono-
fisti), essi detestano s. Leone 1, e
il concilio generale IV di Calcedo-
nia, tenendo, e venerando per san-
ti gli eretici Dioscoro, Timoteo E-
\i\YOy Teodosio ed altri patriarchi
EGI
Alessandrini ; Pietro Fullone, e Se-
vero patriarchi antiocheni; Acazio
di Costantinopoli ; Zenone, ed A-
nastasio imperatori, e sopraltulti
Barsuma archimandrita soriano se-
guace di Dioscoro, e difensore di
Eutiche; ed inoltre Giacomo Ba-
rateo dello dai greci Zanzalo, pa-
rimenti di Soria, discepolo di Se-
vero, e gran promotore della set-
la, dal quale principalmente tutti i
Monofisti si soriani, che egizii ed
abissini presero il nome di Giaco-
bili, come attesta Ludolfo nell'/-
sloria dell' Etiopia.
Il mentovato Severo, patriarca
antiocheno seguace dell'eresia degli
ariani, fu cagione nel sesto secolo
di altra lagrimevole divisione tra
i cristiani di oriente, e che tuttora
disgraziatamente esiste. Verso l'an-
no 519, mentre era patriarca di
Alessandria Timoteo III, ivi si recò
Severo, insegnando che il corpo di
Cristo era corruttibile^ e Giuliano
vescovo di Alicarnasso in vece si
pose a sostenere eh' era incorrutti-
bile e fantastico, onde nelf Egitto
si formarono due nuove sette, e
due patriarchi Severità uno, Giu-
lianisla l' altro, che si scomunica-
rono a vicenda. Questo duplice pa-
triarcato sotto altro nome è conti-
nualo sino a' nostri giorni, mentre
la chiesa di Alessandria ha tuttora
un capo Giacchila, ed uno Mel-
chila. Qui va avvertilo, che origine
e causa di quest'ultima divisione fu
eziandio l'eresia di Eutiche, dap-
poiché i cattolici che si assoggetta-
rono all'imperiale editto dell'impe-
rator Marciano, ed al concilio di
Calcedonia cui egli era intervenu-
to, furono dagli avversari appellali
Melchìli, cioè imperiali, e gli eu-
tìchiani si chiamarono Giacobiti dwX
medesimo Giacomo Barate© o Zaii-
EGI
zalo. Degno di onorevole ricordan-
za tra i patriarchi melchiti fu Gio-
vanni II, che per le preclare sue
virtù e pietà meritassi il titolo di
elemosinano ; come pe' suoi errori
è famoso Ciro, capo, e caldo soste-
nitore degli eretici monotelili, che
egli adottò procurando cos'i di con-
ciliare le differenti dottrine d'una,
o di due nature in Gesù Cristo,
riunendo i giacobiti, e i teodosiani,
onde nel 663 in Alessandria fu
adunato un concilio contro Io stes-
so Ciro, il quale fu pur condan-
nato nel concilio romano celebra-
to al Laterano dal Papa s. Marti-
no I.
Dopo avere i primitivi cristiani
d' Egitto sofferte le persecuzioni de-
gl'imperatori pagani, e sotto l'im-
pero degli augusti greci provalo i
funesti effetti degli scismi ed eresie,
nel secolo settimo, quando i mao-
mettani si presentarono per conqui-
stare l'Egitto, gli scismatici preferi-
rono di essere soggetti ai mussul-
mani, piuttosto che agi' imperatori
cristiani di Costantinopoli. Favori-
rono perciò i conquistatori, ed in
compenso ottennero il libero eser-
cizio della loro religione ; però lun-
gamente espiarono quella colpa col-
le vessazioni, che dovettero soffrire
per parte dei conquistatori, mas-
sime nelle vicende politiche che
precedettero, accompagnarono e se-
guirono i cambiamenti delle dina-
stie dei diversi dominatori ; ridotti
poscia in proporzione ad un minor
numero, vennero sempre conosciuti
col nome di copti o cofti. Penetra-
ti adunque nel 635 i saraceni nel-
l'Egitto, ed assediata Alessandria,
gli abitanti obbligarono il patriar-
ca Ciro a trattare con Omar, il
quale si ritirò mediante una con-
siderabile somma di denaro, e la
EGI r3i
promessa di pagargli ogni anno
duecento mila scudi di tributo, ciò
che disapprovò l'imperatore Era-
clio. Quindi nell'anno seguente i
saraceni domandarono la contribu-
zione pattuita al patriarca Ciro, ma
ricusandola il governatore dell'Egit-
to Mannello, i saraceni s' impadro-
nirono dell'Egitto. Per la morte
di Eraclio, e pei successivi avve-
nimenti di Costantinopoli, non man-
carono i maomettani di trarne pro-
fitto, ed Amrou luogotenente di
Omar, nel 641, s'impadronì d'A-
lessandria al modo che dicemmo di
sopra, sebbene altri dicano, che in
tal anno incominciasse l'assedio del-
la città, che poi prese nel 643^.
Cosma, patriarca giacobita, non
potendo soffrire la persecuzione dei
maomettani, si rifugiò a Demmira
ove fissò la sede del patriarcato;
mentre il patriarca melchita-greco-
scismatico restò nel Cairo, reggendo
le chiese di Africa, e di Arabia ;
ed il patriarca giacobita, o copto,
stabilì la propria dimora nel mo-
nistero di s. Macario nella Tebai-
de, vicino ad Alessandria, cioè in
uno dei diversi monisteri de'copti,
in uno de' quali evvi tradizione, che
fosse il luogo ove fuggendo la per-
secuzione di Erode, si ritirasse la
b. Vergine col divino suo figlio, e
s. Giuseppe. Dacché i copti o egi-
zii si separarono dalla Chiesa cat-
tolica, per opera degf intrusi pa-
triarchi alessandrini, seguaci, e di-
fensori dell'empio Dioscoro, s'inter-
ruppe ogni comunicazione non solo
colla chiesa latina occidentale, ma
anche colla chiesa greca orientale.
E perchè i giacobHi f^oriani, e gli
armeni nell'Armenia, e nella Si-
ria, sotto particolari patriarchi con-
servarono i' istessa eresia, di crede-
re una natura in Cristo, ed avver-
i32 EGI
sione al concìlio calcedonese, si
mantenne tra queste sette e nazio-
ni il nodo della scambievole amici-
zia, e particolarmente fra i giaco-
bili soriani ed egizii, i patriarchi
de' quali furono soliti mandar gli
uni agli altri le lettere sinodiche
per dichiarare la loro comune par-
tecipazione del domma, come ri-
porta Eusebio Renaudot neW Isto-
ria de' patriarchi di Alessandria.
Da questo dotto scrittore nell' o-
pera Liturgìarum Orientalium^ ab-
biamo lilurgiae copticorum coni-
mentarius in liturgiam copticam ,
e le dissertazioni de liturgiis ale-
xandrinisj et de lìngua copti ca. Fu
Eugenio IV il primo Pontefice, che
tentò col maggior zelo V unione dei
Copti, invitando amorevolmente il
loro patriarca Giovanni ad interve-
nire al concilio generale di Firenze,
mentre cogli etiopi, e cogli abissi-
ni vi sono anteriori memorie di
corrispondenze tra diversi romani
Pontefici. Il patriarca Giovanni vi
inviò la sua professione di fede, per
mezzo di Andrea abbate del mo-
nistero di s. Antonio neh' Egitto,
come si ha dal Labbè, Concilior.
t. XIII, che riporta la lettera di
tal Giovanni patriarca copto, nella
quale egli s'intitola Johannes humi-
lis servus servorum Chrìsli, mini-
ster sedis s. Marcì , magnae scilicet
Alexandriae, et totius Aegypti, Li-
biaCi Aethiopiae^ Pentapoleos occi-
dentalisj Africae, totinsque praedi-
cationis apostoli Marci. Quindi Eu-
genio IV nel 1442, provò la con-
solazione di riunire alla cattolica
Chiesa i giacobiti, col decreto Can-
tate Domino.
In progresso i copti col loro pa-
triarca si separarono nuovamente
dalla comunione della Chiesa cat-
tohca, e bramoso il Pontefice Pio
EGI
IV di riunirli alla vera fede, e
d' illuminarli sui loro errori, spe-
di a Gabriele, patriarca XCV, il
p. Cristoforo gesuita; ma senza frut-
to, benché tal patriarca in prin-
cipio si fosse diniostrato desideroso
di rinnovare V unione colla santa
Sede. Stando pure grandemente a
cuore al Pontefice Gregorio XIII
la nazione coptica, inviò lettere a-
postoliche a Giovanni patriarca
XCVI , successore del precedente,
pel p. Giambattista romano della
compagnia di Gesù. Indi nel Cairo
si celebrò un concilio, che durò dal
dicembre i582, sino al primo feb-
braio i583, dal medesimo patriar-
ca, e dallo stesso padre Giambatti-
sta come nunzio del Papa. Dopo
varie dispute, il patriarca Giovanni
acconsentì coi copti intervenuti al
sinodo di abbracciare la dottrina
cattolica intorno all'incarnazione del
divin Verbo. Ma seguita poco dopo
la morte del patriarca, ed impri-
gionati dal pascià turco i padri
della compagnia di Gesù, si fra-
stornò r affare dell' unione, cosicché
tutte le cure, che con molto di-
spendio, e poco o niun successo a-
vea impiegato Gregorio XIII per
la conversione dei giacobiti egizii,
e soriani, avendo ai primi manda-
to il detto p. Giambattista, ed ai
secondi Leonardo Abel vescovo di
Sidone, le rivolse poi a coltivare
la nazione dei maroniti. L'istesso
p. Giambattista fu rimandato po-
scia in Egitto da Sisto V a Ga-
briele patriarca XCVII de' copti. A
lui inoltre fu spedito Girolamo Vec-
chietti da Clemente Vili del 1592.
Laonde il patriarca fatta la pro-
fessione di fede, lo mandò a Roma
per mezzo di Giuseppe, ed Abdel-
mesia, sacerdoti e monaci del mo-
nistero di s. Macario di J^itria,
EGI
dell'Ordine di s. Antonio. Nel iSg5
arrivarono in Roma i due oratori
egiziani spediti dal nominato patiiar-
ca alessandrino, i quali furono te-
neramente accolti da Clemente Vili,
ai cui piedi emisero la professione del-
la fede cattolica, abjurando gli errori
dei greci sulla processione dello Spiri-
to Santo, la reiterazione del battesimo
e di altri sagramwiti, che confessa-
rono essere sette ; riceverono il pri-
mo concilio generale Niceno, il pri-
mo, e secondo di Costantinopoli,
quelli di Efeso, e di Calcedonia,
riprovarono V eresia eutichiana, e
in nome del loro patriarca Gabrie-
le riconobbero il primate della Chie-
sa Romana : ricevettero eziandio i
concilii di Firenze, e di Trento, e
pregarono istantemente che fossero
unite le chiese dell'Egitto, alla
apostolica romana, per cui il Pon-
tefice Clemente YIII, penetrato di
santa gioja, li trattò paternamente
alla presenza del sagro Collegio dei
Cardinahj e poi li rimandò nel-
l'Egitto colmi di contentezza, e di
sagri doni. Il Baronio disse, che
con detti deputati vi fu ancora Bar-
suma, arcidiacono^ della chiesa a-
lessandrina, con lettera allo stesso
Pontefice dello zio Giovanni arci-
prete di detta chiesa, e che anche
Barsuma fece in di lui nome la
professione di fede.
Quanto fosse sincera ed utile
questa solenne conversione, ed u-
nione del patriaica Gabriele, lo di-
mostrò r effetto , perchè in lui si
estinse di nuovo la fede cattolica ,
che non si legge più interamente
professata da veruno de' suoi suc-
cessori. Istituita nel 1622 da Gre-
gorio XV la Congregazione di Pro-
paganda fide {Vedi) , per dilatare
e propagare la fede, a tre Cardi-
nali diede ispezione di ciò che ri-
EGI i33
guardava gli egiziani, e i copti. Ur-
bano VIII, che gli successe, dopo
aver fondato il Collegio Urbano di
Propaganda fide (Vedi) , per la
propagazione del vangelo, provò la
consolazione religiosa di ricevere una
lettera da Matteo patriarca C dei
copti. Qualche unione, come si dis-
se all'articolo Etiopia, sembrò in-
tavolarsi nel pontificato di Alessan-
dro VII, ma non ebbe compimen-
to. Sotto Innocenzo XII la detta
sagra congregazione, a seconda del
suo istituto, inviò missionari al Cai-
ro, ed il Pontefice scrisse lettere
zelanti, ma con poco successo. JVel
1700 per sua morte fu creato Cle-
mente XI, e come quello che sep-
pe procacciarsi l'estimazione del pa-
scià del Cairo, del pascià d'Egitto,
e del governatore della Bitinia, tutti
maomettani, provò altresì il con-
forto di ricevere una lettera di Gio-
vanni patriarca CHI de' copti, il
quale riconoscendo la primazia pon-
tificia, fu confessata per lui senza
difficoltà dai copti , come dagli a-
bissini, e ciò in virtù de' sagri ca-
noni e concili. Osserva però lo sto-
rico Ludolfo, che ninna parola dal
patriarca si fece sugli errori di Dio-
scoro, ne di ammettere il concilio
di Calcedonia, che sono i punti es-
senziali per essere i copti annove-
rati tra i cattolici. Indi nel 1703
Clemente XI, agli 1 1 aprile, scrisse
un breve apostolico, che si legge
nel tom. I, pag. 1 64 della sua rac-
colta Epist. et Brevia Select. a quel
patriarca Alessandrino, per animar-
lo a venire, senza dimora all'unità
della Chiesa romana, superando gli
ostacoli che ne lo impedivano; ma
il patriarca si limitò a favorire i
cattolici, e molti copti abiurarono
quindi lo scisma : ed in questa con-
discendenza il detto patriarca fu
i34 EGI
imitato dal successore Pietro Pa-
triarca CIV.
Nel 1 7 1 3 Clemente XI, con som-
ma tenerezza e soddisfazione, rice-
vette air ubbidienza Samuele Ca-
pasule patriarca d'Alessandria di
rito greco , il quale , abiurato lo
scisma, ebbe poi a soffl'ire dai suoi
popoli molti travagli, a sollievo dei
quali il Papa vivamente lo racco-
mandò a Luigi XVI re di Fran-
cia, ed alla repubblica di Venezia
nel dogado di Giovanni Cornaro ,
come risulta dal breve apostolico
che si legge a pag. 3o3 della ci-
tata raccolta. Il patriarca erasi u-
nito alla Chiesa romana per l' in-
dustria del p. Lorenzo di s. Loren-
zo minore osservante, e per mezzo
del p. Mazzet dell' istesso Ordine
supplicò il Papa di confermarlo
nella sua dignità colle insegne pa-
triarcali, ciò che Clemente XI be-
nignamente gli accordò in un con-
cistoro pubblico, come rilevasi dal
breve, riportato nel tomo II, pag.
3i6 della raccolta. Dopo il conci-
storo il Papa ricevette a privata
udienza i due religiosi inviati dal
patriarca Samuele , a' quali com-
partì molte grazie, e denaro per le
spese del viaggio, come descrive il La-
fiteau, Vie de Clement XI, t. II, p.
83. Per meglio stabilire la fede tra
i copti, i Cardinali parenti di Ur-
bano VIII nel suddetto collegio da
lui fondato avevano istituito alcuni
alunnati pegli abissini, e pei copti ;
quindi Clemente XI , pieno di pia
brama per la salute eterna di quelle
nazioni , designò dare ad esse la
Chiesa di s. Stefano de* Morì (Fé-
di), col contiguo ospizio, presso la
basilica vaticana, che già Eugenio IV,
ovvero Clemente VII o Paolo IV,
avevano concessa ai monaci abissi-
ni, e copti, ed ove nel i55o sotto
EOI
Giulio III fu sepolto Tesfa-Sion mo-
naco abissino, e nel pontificato di
Gregorio XIII, l'anno i58i, vi fu
tumulato Marco priore de* nriedesi-
mi monaci, chiamati anche frati
indiani, come si legge nei ruoli del
palazzo apostolico, dal quale era-
no sussidiati. Tuttora il rettore di
detta chiesa ed ospizio fruisce dal
palazzo apostolico mensili scudi quat-
tordici. I monaci abissini vi abi-
tarono sino al pontificato d' Inno-
cenzo XI, ma essendo morti i su-
perstiti, fu da lui afifidata la chiesa
ad un sacerdote maronita chiama-
to Matteo Naironi, dopo del quale
Clemente XI, col titolo di priore,
o rettore, l'affidò al sacerdote Sil-
vestro Campana, restaurando l'ospi-
zio, che fu sotto di lui abitato da
alcuni abissini, mentre vi aveva pur
chiamato ad abitarlo i copti, es-
sendo i loro riti molto somiglianti
a quelli degli abissini. I copti giun-
sero in Roma nel pontificato d'In-
nocenzo XIII, ma la chiesa, e l'o-
spizio che loro voleva concede-
re Clemente XI non fu dato ad
essi , sì bene il modo per vi-
vere.
Dal Campana essendo passata la
Chiesa sotto la cura di monsignor
Ansidei poi Cardinale, e venuto
questi a morte a' 4 febbraio i73o,
Benedetto XIII, cedendo alle istan-
ze de' copti, ed abissini che osser-
vano l'istesso rito, li reintegrò della
chiesa, e dell'ospizio, ciò che con-
fermò Clemente XII con breve dei
i5 gennaio i73i , sottoponendo
quelli che vi avrebbono risieduto
alla congregazione di Propaganda
fide. Subito presero possesso della
chiesa, ed ospizio, a nome dei copti,
ed abissini, il p. MaciU'io Asmalla
monaco antoniano , e il sacerdote
Giovanni Teodoro Chiat, ambedue
EGI
copti , gli unici di lai nazione
che allora si trovassero in Roma.
Bensì poi vi si recarono i dia-
coni Antonio del Cairo, e Macario
della Tebaide, poscia dispensati ed
assoluti degli ordini, die avevano
ricevuto dai vescovi copti eretici.
Nella biblioteca vaticana abbiamo
due codici manoscritti antichissimi,
che contengono le ordinazioni dei
copti in lingua coptica o egizia,
colla propria interpretazione ara-
bica. Due altri codici manoscritti
moderni da ultimo furono portati
dall'Egitto per ordine della congre-
gazione di Propaganda, e collocati
nella detta biblioteca, il cui conte-
nuto è descritto nella Biblioteca o-
rientale, tom. Ili, part. Ijpag. 641-
642. Il primo contiene le ordina-
zioni del lettore, del suddiacono,
del diacono, del prete, dell' hegu-
mento o arciprete, e dell'arcidiaco-
no: il secondo le ordinazioni del
"Vescovo, del metropolitano, del let-
tore, del suddiacono, del diacono,
del prete, e dell'arciprete. E qui
noteremo, che dai pontificali copti-
ci si raccoglie, che le ordinazioni ,
consagrazioni, e benedizioni presso
i copti si contano sino al numero
di dieci, cioè : i. Psalmista o can-
tore. 2. Anagnoste o lettore. 3. Hy-
podiacono, o suddiacono. 4- •Dia-
cono. 5. Arcidiacono. 6. Prete.
7. Hegumeno o arciprete. 8. Ve-
scovo. 9. Metropolita o arcivesco-
vo. IO. Patriarca. Per le ordina-
zioni degli egizi o copti veggasi il
p. Morino nel suo Trattato delie
ordinazioni sagre delle chiese.
Zelando Clemente XII la con-
versione degli scismatici , donò a
detta congregazione la somma di
sessantamila scudi a vantaggio del-
le missioni orientali. Fu adunque
per le fatiche apostoliche della me-
EGI i35
desima, che vennero convertiti alle
verità cattoliche diecimila copti,
compreso il loro patriarca alessan-
drino, sempre resistente agi' inviti
de' precedenti Papi. I successivi ro-
mani Pontefici, a mezzo della sud-
detta sagra congregazione, col mag-
gior impegno hanno curata la con-
versione dei scismatici, e il mante-
nimento della fede fra quegli egi-
ziani, e copti che la professano.
Prima di parlare dello stato pre-
sente delle missioni di Egitto, fa-
remo cenno di quello dell' Abissi-
nia, cioè del suo lato orientale, o
regno del Tigre, ch'è una delle tre
grandi divisioni dell'Abissinia, del-
la quale qui abbiamo dovuto fare
più volte menzione. Questo paese
abbracciò la fede cattolica nel se-
colo quarto, e fu trascinato da'pa-
triarchi di Alessandria nell' eresia.
Vi furono di tempo in tempo spe-
diti dai Pontefici zelanti missiona-
ri, e floridissimo era lo stato delle
missioni del secolo XVI, dappoiché
sappiamo che ricondussero al seno
della Chiesa dodicimila di quegli
abitanti. In progresso tali missioni
furono quasi annientate dalle per-
secuzioni suscitate dall'eresia. Sì so-
no fatti nei tempi susseguenti con-
tinui sforzi per ristabilirle. Ultima-
mente il signor Giustino de Jaco-
bis, prete della congregazione della
missione, ha tentato con qualche
successo questa così difficile impre-
sa. Di ritorno a Roma nel 1841 3
con una deputazione di abissini, di-
retta al regnante Gregorio XVI
( di che trattammo al volume
XIII, pag. 4^ del Dizionario) j ne
lasciò alcuni nel collegio urbano di
Propagandacele. Ivi in altri tem-
pi eranvi stati alcuni abissini, etio-
pi, copti, ed egiziani. In questa cir-
costanza Valda Kiros, monaco abis-
36
EGI
tino abiurò lo scisma, ricevette la
jsagra ordinazione, e ritornò col sa-
cerdote de Jacobis alla sua patria,
dove si sperano ulteriori successi
religiosi. Il medesimo de Jacobis è
prefetto apostolico della missióne
di Abissinia, ove sonovi tre sacer-
doti missionari della medesima con-
gregazione della missione, e cento
cattolici. Gli abitanti ascendono a
circa un milione, ed ottocento mila.
Missioni attuali nell'Egitto.
L' Egitto ha una delegazione , e
vicariato apostolico per le missioni
dei latini, ed un vicariato aposto-
lico pei copti, cinquanta sacerdoti,
tredici chiese , due mila seicento
quaranta cattolici copti, quattro
mila greci-melchiti, tredici mila la-
tini e di altri riti, per cui nell'E-
gitto i cattolici si fanno ascendere,
secondo le presenti notizie, al nu-
mero di venti mila circa. Delegato
e vicario apostolico dell'Egitto pei
latini è monsignor Perpetuo Gua-
sco dell'Ordine de' minori osser-
vanti, vescovo di Fesse in partibnsj
fatto dal Papa Gregorio XVI a* 28
maggio 1839. Vicario apostolico
dell'Egitto pei copti è monsignor
Teodoro Abucarim, già alunno del
collegio urbano, vescovo di Halia
in partibus , fatto dal medesimo
Pontefice a' 11 giugno i832.
La delegazione e vicariato apo-
stolico dell'Egitto pei latini , com-
prende tutto l'Egitto inferiore, e
superiore, non che l'Arabia. In que-
sta regione s'ignora il vero stato
della religione. Avvi la prefettura
apostolica di Gedda, diretta dal p.
Antonio Buonagiunta Foguet, del-
1 Ordine de' servi di Maria; in A^
den vi è un missionario dell'islesso
EGI
Ordine, contando molti cattolici la
guarnigione inglese. In Moka poi
vi era un ospizio de* pp. riforma-
ti. Il delegato e vicario apostolico
pei latini risiede in Alessandria.
Segue lo stato delle missioni pei
latini nelU EgiUo.
Cairo. Vi sono due chiese, due
preti soriani, cinque minori osser-
vanti che hanno un convento, ed
una scuola. Sono nel Cairo dei cat-
tolici soriani, armeni, maroniti, e
greci che vengono assistiti da preti,
e monaci del loro rito mandati dai
loro rispettivi patriarchi.
Alessandria. Wì sono due chie-
se , cinque sacerdoti , un convento
de' minori osservanti, ed una scuo-
la. Al presente in Alessandria ad
onore di s. Caterina si sta termi-
nando l'edificazione di una chiesa,
di cui daremo in ultimo la de-
scrizione. Qui però noteremo che
la consorte del commendatore Ros-
setti signora Antonietta ottenne
nella sua dimora in Roma un ge-
neroso soccorso per detta chiesa
dal regnante Pontefice, non che
altri pii soccorsi per lo stesso edi-
fizio da molti Cardinali, ed altri
personaggi. Inoltre la medesima si-
gnora implorò ed ottenne per mez-
zo del Cardinal Mario Mattei dal-
lo stesso Gregorio XVI, per la
nuova chiesa, il corpo di s. Eria Sa-
bina martire di nome proprio, estrat-
to a* 23 marzo 1842 dal cimitero
di Priscilla, nella via Salaria nuo-
va, con iscrizione, ed ampolla, o
vaso col sangue. Questo corpo ven-
ne riccamente vestito alla guerrie-
ra, giusta il costume , e collocato
entro bellissima urna di legno in-
tagliato, e dorato. L'iscrizione in^
EGI
cisa in pietra è del seguente te-
nore :
AVRELIVS SECVNDVS
MARITVS ET AVRELIA
ROMANA FILIA
UERIAE SABINAE
MATRI
Del cimitero di Priscilla si dà
qualche cenno al volume XIII,
pag. 149, i5o e i5i del Dizio-
nario.
Rossetta. Avvi una chiesa, ed un
sacerdote minore osservante.
Fajum. Vi è una chiesa, ed un
sacerdote minore osservante.
Damiala. Vi è una chiesa, ed un
ospizio, ch'è stato ceduto ai greci-
melchiti.
\\ vicariato apostolico dell'Egitto
pei copti risiede nel Cairo, ed il
vicario apostolico officia col suo cle-
ro nella chiesa de' pp. riformati
minori. Questi hanno quivi un ospi-
zio ed una prefettura apostolica,
ed assistono il clero copto. L'attua-
le prefetto apostolico è il p. Re-
migio da Chieti. Dipendono ed ap-
partengono a questo vicariato tren-
tasei sacerdoti, de' quali ventisei
sono copti. Vi sono sei chiese, ed
altrettanti conventi ed ospizi degli
slessi pp. minori riformati. De' sud-
delti cattolici copti esistenti in tutto
r Egilto, quelli che sono al Cairo
sono seicentocinquanta.
Segue lo slato delle missioni pei
copti j però secondo le notizie del
i832, essendo le precedenti quel-
le dello stato attuale,
Cairo. Vi è una chiesa non par-
rocchiale dei minori riformati con
ospizio, ed in questa chiesa uffizia-
no, secondo il loro rito, i copti, e i
EOI 137
greci-melchiti. Vi è anche una chie-
sa parrocchiale dei pp. minori osser-
vanti di Terra santa. Vi sono inol-
tre parrochi per gli altri cattolici
di diverse nazioni e riti. I copti,
i greci, ed i soriani officiano nel-
la chiesa detta di Propaganda;
i maroniti, e gli armeni in quel-
la dei latini di Terra santa in
Cairo. In Alessandria ed in Damia-
ta non hanno i copti chiesa propria.
Le loro parrocchie sono sei, cioè
in Cairo, in Girge, in Tahata, in
Akmin, in Farsciut, e in Nagade.
iVei mentovati luoghi vi sono scuo-
le. Vivono i sacerdoti delle limo-
sine delle messe lette, e di qual-
che piccola elemosina proveniente
dai battesimi, dai matrimoni, e dai
funerali, non che da oblazioni spon-
tanee per l'aspersione dell'acqua be-
nedetta nell'Epifania, per la distri-
buzione delle candele nella festa
delia Purificazione ec. Nel Cairo non
vi è seminario formale, ma alcu-
ni giovani bramosi di abbracciare
lo stato ecclesiastico, in casa del
vescovo vicario apostolico, da lui
alimentati, attendono allo studio
della morale in un ai sacerdoti no-
velli di rito copto. Tali sono le
notizie del i832, alla qual' epoca
pure appartengono le seguenti. Al-
lora nel collegio Urbano di Roma
eranvi due chierici copti, ed un
abissino convertito del rito mede-
simo. Si legge inoltre nell'accen-
nata relazione delle missioni di
Egitto del i832, che grande era il
numero dei copti, i quali misera-
mente giacevano nello scisma, e
nell'eresia. Gli errori di Dioscoro,
di Eutiche, e di Severo erano tut-
tora predominanti tra essi. Vivono
sotto la obbedienza del proprio
patriarca, residente in Cairo, e di
otto vescovi, compreso Tarcivescovo
i38 EGI
di Etiopia ; ma essi dovrebbero es-
sere dodici. Hanno chiese, e sacer-
doti in tutti i paesi e villaggi del-
l' Egitto tanto superiore che infe-
riore.
Alessandria. Evvi ospizio e chie-
sa dei pp. di Terra santa.
Damiala. Qui pure vi è chiesa,
ed ospizio de' pp. di Terra santa.
Gìrge. Vi è un ospizio con chie-
sa parrocchiale dei pp. minori ri-
formati. Va avvertito, che in Gir-
ge, Tahata, Akmin, Farsciut, e Na-
gade i sacerdoti cattolici di rito co-
pto non hanno chiesa pubblica ove
uflìziare, ed amministrare i sagra*
menti, siccome V hanno gli eretici
copti. Si servono pertanto di quel-
le dei riformati.
Tahata. Vi è un ospizio con chie-
sa parrocchiale dei pp. minori ri-
formati.
Akmin. Avvi l'ospizio, e la chie-
sa de' medesimi reHgiosi riformati.
Farsciut. Qui pure vi è un ospi-
zio, e chiesa come sopra.
Nagade. Vi è l'ospizio, con la
chiesa de'pp. minori riformati da
ultimo restaurata.
Breve relazione della chiesa di s.
Caterina vergine e martire e-
retta in Alessandria d' Egitto
nel secolo Xf^^ per dimostrare il
motivo f per cui neW anno 1 84^
s^ incominciò l* edificio di una
nuova chiesa nella medesima
città.
La chiesa romano-cattolica di A-
lessandria d'Egitto conta quasi se-
coli quattro dalla sua fondazione, che
si deve ripetere dalla pietà, e devozio-
ne della già possente repubblica ve-
neziana. Questa nel secolo XV do-
po le varie vicende della guerra
impossessatasi quasi di tutto il coui-
EGI
mercìo dell'oriente, fondò in Ales-
sandria il centro del suo esteso
commercio colle Indie. Per la con-
veniente assistenza spirituale vi e-
resse una cappella dedicata alla
gloriosa vergine martire s. Caterina.
Questa piccola chiesa fu data ad
ufficiare ai pp. minori osservanti,
già missionari in Siria e Palestina.
Un piccolo convento, ovvero un
ospizio, vi fu annesso per comodo
dei medesimi religiosi francescani.
Alla decadenza del commercio del-
la repubblica suddetta colle Indie,
anche la città d' Alessandria per-
dette la sua considerazione; ma la
piccola casa del Signore si continuò
ad ufficiare per comodo di quei
pochi latini indigeni, che non par-
tirono coi veneziani. JYeir anno
1798, come si è detto. Napoleone
s'impossessò dell'Egitto, ed in tal
epoca Alessandria incominciò nuo-
vamente a risorgere, quantunque
la repubblica francese dovesse ab-
bandonare tutto l'Egitto nel 1802.
Neil' anno 1 806 Mehemet-AIi at-
tuale vice-re fu eletto governatore
generale dell'Egitto. Questo gran-
ri' uomo impiegò subito tutti i suoi
talenti, e tutta V attività per veder
non solamente rigenerato il deca-
duto Egitto; ma anche per ricon-
centrare tutto il commercio dei
suoi paesi in Alessandria. Quindi
per giungere al suo desiderato in-
tento, trovò essere espediente il pro-
teggere ogni nazione europea con
accordarle privilegi , ed esenzioni
nel commercio. Adescati gli Euro-
pei dalla libe'là civile, e morale con-
cessa ad essi dal medesimo Mehemet
Ali, cominciarono a stabi li rvisi col-
le loro famiglie, onde la popolazio-
ne euiopea tanto crebbe in sì bre-
ve tempo, che nel 1882 si nume-
ravano già circa tre mille cattolici.
EOI
I medesimi missionari francescani
di Terra santa, osservando un au-
mento sì notabile nella popolazione
cattolica, conobbero l'imperiosa ne-
cessità di erigere un tempio nuovo,
il quale per la sua maggior grandez-
za fosse proporzionato a contenere
la numerosa cristianità cattolica.
D'altronde il vecchio ospizio crolla-
va da ogni parte. Tutto concorre-
va ad eccitare anche l'attenzione
del padre custode di Terra san-
ta , sotto il cui regime spirituale
dipendeva la missione dei pp.
francescani. Era in allora presiden-
te e parroco di Alessandria il p.
Vincenzo di s. Anastasia, religioso
egualmente pio, che intraprenden-
te. Questi si propose di ergere un
nuovo convento e chiesa; ma come
riuscire nell'esecuzione de' suoi pro-
getti senza un convenevole spazio
di terreno? Senza consultar l'altrui
parere, cominciò a spianare un gran-
de spazio contiguo al medesimo ca-
dente ospizio, sperando, che S. A.
Mehemet-Alì gliene concedesse qual-
che estensione. Di fatto volle la
Provvidenza, che un giorno vi pas-
sasse S. A. a caso, e vedendo sì
fatta spianata, domandò chi avesse
fatta sì beli' opera di spianare a
forma di giardino tanto terreno. Il
signor Mimaut console generale di
Francia gli rispose, che i religiosi
del convento aveano fallo simile
lavoro, sulla certa speranza, che S.
A. si sarebbe degnata di conceder-
gliene un gran pezzo.
Il buon vice-re rispose subito,
che ben volentieri condiscendeva ai
desideri dei religiosi per migliorare
la loro angusta abitazione. Il me-
desimo console qual protettore del-
la chiesa, approfittando dell' otti-
ma disposizione di S. A., si pre-
se a cuore di ottenere i requi-
EGI i39
siti documenti per il legale pos-
sesso del terreno concesso a bene-
ficio del convento consistente in un
quadrato di piedi francesi 2 1 59.
Avanti i documenti, per evitare
qualunque sinistro avvenimento fu-
turo, il zelante p. presidente prese
subito a cingere di mura il con-
cesso terreno, e per accorrere alle
gravi spese aprì una soscrizione fra
gli abitanti di Alessandria. Non è
da passarsi sotto silenzio, che i re-
ligiosi godevano sì favorevole opi-
nione, che non i cattolici solamen-
te , ma gli eretici, scismatici, israe-
liti, e persino i mussulmani vollero
contribuire all' impresa con la loro
generosità. Fra gli ultimi merita
special menzione Moharram Bey, ge-
nero di S. A.
I materiali però mancavano, e
per comprarli si avrebbe dovu-
to pagarli a caro prezzo; ma sic-
come il terreno concesso era per
l'appunto nel cuore dell'antica A-
lessandria, giudiziosamente pensò il
p. presidente, che facendosi dei
profondi scavi si sarebbero forse
trovati i necessari materiali. In fatti
cominciaronsi questi scavi con esito
tale, che si poteva augurare una
copia sufficiente di pielre per compire
tutta l'opera. Con queste pietre si
gettarono prima i fondamenti del
convento, ed il lavoro proseguì as-
sai bene tutto l'anno i834, e por-
zione del i835. Quando un colpo
inaspettato fece sospendere ogni la-
voro. Questo colpo fatale fu la pe-
ste del i835, che avendo quasi
dimezzata la popolazione Alessan-
drina, compì la sua strage con
involarne anche il p. presidente
nel più bel fiore de'suoi anni. D'al-
lora in poi, sia per mancanza di
mezzi pecuniari, sia pur anche di
persona attiva, V opera restò sospe-
i4o EGI
sa fino al i838. In quest'epoca
prese le redini del governo di Ter-
ra santa, il padre l^erpetuo Guasco
di Solerò, e questi venuto nello
stess'anno in sagra visita, e rico-
nosciuta personalmente V estrema
necessità e di convento, e di chiesa
convenevoli ai religiosi, ed alla po-
polazione di Alessandria, diede or-
dine, che si proseguisse il lavoro
interrotto. Avuta però considera-
zione alle critiche circostanze, in
cui si trovava la città, sia per ca-
gione della peste, che continuava
a fare strage sulla misera uma-
nità , sia per V interruzione del
commercio , necessaria conseguen-
za del contagio , si compiacque
egli di supplire alla maggior parte
delle spese colle limosine di Terra
santa.
Eletto quindi il medesimo p.
Guasco dalia santa Sede con bolla
in data i8 maggio 1839 vescovo
di Fez, e vicario apostolico dell'E-
gitto ed Arabia, e fissata nel 1841
la sua residenza in Alessandria,
nulla ebbe più a cuore, che acce-
lerare il compimento del convento,
e porre mano in pari tempo alla
erezione della già da gran tempo
disegnata casa di Dio. La nazione
europea aumentata almeno del tri-
plo dal 1882, esigeva imperiosa-
mente un santuario proporzionato
al suo numero. È vero, che gli
scavi nel giardino continuavano ad
essere abbondanti di pietre, e che
quindi i materiali non mancavano;
ma i mezzi pecuniarii erano scarsi.
Il nuovo vicario apostolico coltiva-
tosi in primo luogo V affetto, e la
stima del suo nuovo gregge, non
dubitò di accingersi ad un'opera
così dispendiosa, confidando sem-
pre, che quel Dio, all' onor del
quale dedicavasi l'opera, non l'a-
EGI
vrebbe abbandonato. I rispettabili
signori consoli generali non eccet-
tuati quelU di diversa comunione,
applaudirono al pio, ed ottimo di-
segno, e promisero di concorrere
alle spese con tutti i mezzi loro
possibili. Si apri per tanto una
nuova colletta fra gli abitanti del-
la città; ed in questa sopra tutti
si distinse la generosità dei signori
commendatore A. De Rossetti, A-
bogosc Bey, A. Laurin, Rohan de
Ghabous, Pastrè, Zizinia, D'Ana-
stasy, Tossizza, Paolo Cerruti ec,
non che dello stesso regnante som-
mo Pontefice, di parecchi Cardi-
nali, e di altri personaggi. Il vi-
cario apostolico diede in quest'oc-
casione nuove prove del suo ze-
lo per la gloria di Dio, ed an-
che del suo apostolico disinteresse;
imperocché vìvendo egli mai sem-
pre qual povero francescano, e glo-
riandosi di osservare la povertà del
suo instituto, consagrò tutto il suo
onorario all' erezione del nuovo
tempio.
Quindi il dì 2 gennaio 1842
con pubbliche dimostrazioni di gio-
ja si posero i fondamenti della
nuova chiesa di s. Caterina vergine
e martire. Il disegno della mede-
sima è semplice sì, ma bello e
maestoso. Essa è in forma di croce
greca a tre navate con 9 altari,
lunga piedi francesi i56, larga alla
croce traversale 1 1 5. I pilastri sa-
ranno d' ordine jonico, e questo re-
gnerà tanto neir interno della chie-
sa, che neir esterno della facciata.
La somma raccolta venne ben-
presto esaurita, ma la divina Prov-
videnza aprì un' altra più copiosa
sorgente, e questa si è il consiglio
centrale della propagazione della
fede di Lione. Questo ha già som-
ministrato qualche somma, ed ha
EGN
passalo positiva promessa di con-
correre anche in seguito.
Oltre i citali autori delle cose
egiziane, nella celebre tipografia del
collegio Urbano, ossia della congre-
gazione di Propaganda furono stam-
pate, e si trovano le seguenti ope-
re : Dhirnum Alexandrinum copto-
arahicum lySo. Fragmentum s.
Joannis graec-copt-thebaicum saec.
IV, Addilamentum ex vetitstìssimis
membranis lectionum evangelicanim
divinae missae cod. diaconici reli-
quiae, et liturgica alia fragmcnta
veteris Thebaldensium ecclesìae an-
te Dioscorum ex Veliterno mu-
seo JBorgiano, cum versione la-
tina^ notis illuslrataj di August.
Ant. Georgius 1789. Del medesi-
mo abbiamo de miraculis s. Co-
luthi etc. cum dissertatione Card.
Borgia de cultu s. Coluthi ec. 1793.
Psalterium Alexandrinuni copto- a-
rabicum, i749' Da Raffaele Tuki
poi si hanno queste opere pure esi-
stenti nella lodata tipografìa, Mis-
sale copto-arabicum, ex codicibus
Vatìcanìs et Aegyptiacìs, 1736.
Pontificale et Euchologium ale-
xandrinum-copto- arabi cum j 1761.
Rituale copto-arabicum, 1 763. Ru-
dimenta lìnguae copticae sive Aegy-
ptiacae 1778. Theotochia copto-a-
rabica 1 764.
EGN AZI A. Sede episcopale della
provincia Bizacena, nell' Africa oc-
cidentale, sotto la metropoli di A-
dramilo.
EGUILLTNO, Cardinale. Eguil-
lino del titolo di s. Pietro in Vin-
coli. Trovasi questo nome soscritto
in una bolla di Alessandro III, spe-
dila nel 1164 in Montpellier a fa-
vore di Pietro abbate di Bonifonte;
ma è cosa troppo chiara, che per
un errore degli amanuensi sia stato
scritto Eguillino piuttostochè Gu-
EGW i4i
gllelmo. Cardinale di quel lilolo,
vìssuto appunto nel pontificato di
Alessandro III, il cui nome si tro-
va in molte delle sue bolle. Eguil-
lino infatti non viene mai men-
zionato dagli autori, che hanno
scritto de* Cardinali. V. Matteo
Guglielmo, Cardinale.
EGUMENO (ffegumenus). Ar-
chimandrita, abbate, o superiore
del monistero dei monaci, fra i
greci, russi, e nestoriani,^ dalla vo-
ce greca che significa condottiero.
Presso Anastasio Bibliotecario si leff-
gè Hegumenarchium in significato
di abitazione, ed ospizio del superio-
re, Eugumenarchium. Altri dicono,
che gli Eugumeni sono subordina-
ti non solo agli archimandriti, ma
pure agli esarchi loro capi; e che
le loro funzioni sono analoghe a
quelle dei provinciali regolari.
EGWINO (s). Egwino nacque
di sangue reale, perchè figlio del
re di Mercia. Egli di buon'ora si
consacrò al Signore, e cresciuto co-
gli anni in virtù e meriti , nel
592, fu innalzato alla dignità di
vescovo di Worcester. Libero, co-
me conviensi ad un pastore zelan-
te, nel reprimere il vizio, si pro-
curò la persecuzione degli ostinati
peccatori, per sottrarsi dalla qua-
le pensò di condursi, pellegrinando,
in Roma. Nel 702, ritornato alla
sua sede, e trovata più docilità nei
diocesani, fondò la famosa badia
di Evesham , cui dedicò alla san-
tissima Vergine. Resse da buon pa-
store la sua diocesi, soccorse con
liberalità i poveri, mantenne in tut-
to il vigore la ecclesiastica discipli-
na, e morto santamente il dì 3o
dicembre dell'anno 717, fu sepolto
ad Evesham. Agli 1 1 gennaio del-
l'anno II 83, seguì la sua traslazio-
ne a pili onorevole luogo, ed in
j42 Eie
tal giorno è segnata la sua festa
dai martirologi inglesi.
EIBERTO, Cardinale. Eiberto
del titolo di s. Clemente. Il suo
nome si trova sottoscritto nel de-
cimosettimo luogo in una bolla spe-
dita da Onorio II, nel 1 129, a fa-
Tore del monistero di Vendosme
nelle Gallie. Mancano però notizie
più estese di questo Cardinale.
EICHSTETT, o AICHSTADT
(Eysletten.). Città con residenza ve-
scovile nel regno di Baviera, cir-
condario della Regen , capoluo-
go del principato del suo nome,
il quale è una giurisdizione signo-
rile, ed immediata della Baviera.
11 re Massimiliano Giuseppe, aven-
do acquistato questo paese nel i8o5,
colla pace di Presburgo, lo ripartì
fra i circondari della Regen, della
Rezat, e del Danubio superiore.
Quindi, nel 18 15, lo staccò da
questi stati, e lo eresse in princi-
pato a favore del principe Eugenio
Beaucharnais suo genero, il figlio
del quale, Massimiliano Giuseppe
duca di Leucbtenberg, principe im-
periale di Russia, n' è 1' attua-
le principe. Eichstett giace in u-
na bella vallata sull'Altmùlh, ed
è Tordinaria residenza del princi-
pe di Eichstaedt, di un tribunale
civile^ e di una camera fiscale. Ha
quattro sobborghi, tre piazze pub-
bliche, tre strade principali, un bel-
lissimo castello, una cattedrale, ed
altre chiese cattoliche , fra le qua-
li è degna di osservazione quella
di s. Walburga. Avvi pure una
biblioteca, ed un deposito di og-
getti d'arte. In vicinanza si vede
il castello di Wilibaldsburg, e sopra
una altura presso Altmùlh, quel-
lo di Pfiinz. Alcuni pretendono,
che Eichsett o Aichstadt, Aicìista-
diiim et Qucrcelum, sia VJuica-
EIG
tum degli antichi ; altri credono,
che questo nome sia dovuto al
borgo di Nassenfels a tre leghe
da Ingoldsladt, nella diocesi me-
desima d'Eistett; ma soggiungono,
che essendo stata distrulla la cit-
tà di Aiireatum dai barbari, ven-
ne pure spento il vescovato, di
cui era sede. Commanville dice,
che ciò segui nel quinto secolo,
per le irruzioni degli unni feroci.
Il vescovato d'Eichstelt fu isti-
tuito verso Tanno ySg da s. Boni-
facio arcivescovo di Magonza, che
venne ajutato in ciò da Suigero
conte di Hirchsbert, e poi conseguì
dal Pontefice Gregorio III, che il
proprio parente s. Willibaldo mo-
naco in Monte Cassino lo seguisse
in Germania per le missioni evan-
geliche. In appresso lo ordinò prete,
e poscia primo vescovo d' Aich-
stadt in Franconia, dichiarandolo
sulfraganeo della metropoli di Ma-
gonza. S. Willibaldo fondò in Eich-
stett un monistero di monaci, cui
diede la regola da lui professata
a Monte Cassino, ed ove spesso si
ritirava. Dopo quarantacinque an-
ni di episcopato, morì in questa
città, e, nel 1270, dal vescovo Il-
debrando, fu eretta in suo onore
una chiesa, ove si trasportarono le
sue reliquie. Nel io52 s. Leone
IX fece vescovo d'Aichstadt Ge-
beardo d'Innspruck, già monaco be-
nedettino, parente, e consigliere del-
l'imperatore Enrico IH, e conte
Calbense; ed alla morte del Papa,
nel io55 gli fu dato in successo-
re lo stesso Gebeardo, col nome di
Vittore II. Visse nel pontificato due
anni, tre mesi, ed alcuni giorni,
nel qual tempo governò pure la
chiesa d'Eichstelt, ch'egli avea rite-»
nula.
Verso l'anno i3oo, Gerardo,
Eie
conte di Hirchsbert, ullimo di sua
famiglia, aggiunse a questo vescova-
to la contea, e la città di Ber-
chingen ; e parecchi altri signori
arricchirono con pie donazioni que-
sta illustre chiesa. Il vescovo di-
venne principe sovrano deirimpe-
rOj e prelese avere la precedenza
sui vescovi suffraganei di Magonza.
Ebbe a vescovi vari principi di
sangue sovrano, ed anticamente le
sue rendite ascendevano a circa
quarantamila scudi. Nel 1462, Pio
II creò Cardinale Giovanni d'Ay-
ch, nobile alemanno, e vescovo di
Eichstett; ma vuoisi che virtuosa-
mente non volesse accettare, di che
il Cardella, Mem. Stor. t. Ili, p. iSj,
riporta testimonianze prò e cen-
tra. Restauratore della disciplina
del clero, padre de'poveri, fabbri-
cò un ospedale, e la, cappella di
s. Agnese nella chiesa di s. Wal-
burga, ove volle essere sepolto. Il
Pontefice Benedetto XIV, con bol-
la Ad Pastoralis, data a' 3 lu-
glio 1745, Bull, Bened. XIV, tom.
I, pag. 533, concesse ai vescovi di
Eichstett il privilegio di portare
innanzi la croce fuorché in pre-
senza dell* arcivescovo metroplita-
no, quando questo non glielo per-
mettesse. Ma il sommo Pontefice
Pio Ylf, in virtù del concordato
à^ ^ giugno '817» eresse la chie-
sa di Baraberga in metropolitana,
tolse Eichstett dalla giurisdiziojie
di Magon/a, ed alla nuova metro-
poli la sottopose. Il regnante Pon-
tefice Gregorio XVI, nel concisto-
ro degli II luglio i836, dichiarò
vescovo Carlo dei conti di Reisa-
ch, ed a' 17 del medesimo il con-
sagrò nella patriarcale basilica di
s. Maria Maggiore.
La chiesa cattedrale è dedicala
alla b. Vergine Maria, ed a s. Wil-
EIG 143
libaldo vescovo, il cui corpo ivi è
tenuto in gran venerazione, essen-
do anche patrono della città. Essa
è un antico, e buon edifizio. Il ca-
pitolo si compone di due dignità,
cioè del prevosto, e del decano, di
dieci canonici, comprese le due pre-
bende di penitenziere, e teologo, di
sei vicari, non che di altri pre-
ti e chierici addetti al servigio del-
la chiesa. Nella cattedrale evvi il
battisterio colla cura d'anime, e fa da
parroco un canonico. L'episcopio,
ottimo edificio, non è molto di-
stante dalla cattedrale; ed il ve-
scovo novello è tassato nei libri
della camera apostolica in fiorini
cinquecento. Nella città vi sono due
altre chiese parrocchiali munite di
sacro fonte, un convento di reli-
giosi, due monisteri di monache,
due ospedali ed il seminario. Me-
rita speciale menzione la celebre
chiesa di Walburga presso il mo-
nistero del suo nome^ già dedicata
alla santa Croce, come si legge
nella vita, che di questa santa ver-
gine scrisse Filippo vescovo di Ai-
chstat, e nel Gretsero de Sanctis
Eystettensibus.
Santa Walburga sorella dei ss.
Guillebaldo o Willibaldo suddetto^
e Gombaldo, che travagliarono con
s. Bonifacio per propagar la fe-
de in Alemagna, fu eletta abbadessa
del monistero fondato dai fratelli
ad Heiderheim nella diocesi di
Aichstadt. Ivi moiì nel 779, e di
poi neir870 le sue reliquie furono
portate in Aichstadt nella detta
chiesa, che da lei prese il nome,
per la celebrità dei miracoli da Dio
operati ad intercessione di lei, mas-
sime coir olio prodigioso, che tut-
tora in tempo determinato scatu-
risce dalle sue ossa senza che mai
s'intorbidi, o corrompa, quantun-
i44 ELA
que sieno passati molti anni. Gran
lìumero di prodigi racconta il ve-
scovo Filippo summentovato, che
scrisse la vita della santa sul fini-
re del secolo XIII , comprensiva-
mente a quello da lui provato. Al-
trettanto narra Enrico Rebdorfifen-
se negli Annali all'anno i358. Ce-
lebre è questo sagro olio per tutta
la Germania, e le monache di s.
Walburga Io dispensano ai fede-
li devoti. Il culto della santa è
diffuso, e ad essa vennero dedicate
chiese tanto in Germania, che nel
Brabante, nella Fiandra, nella Fran-
cia, ed altrove. V, il Raderò, Ba-
variae Sanctae, tom. Ili, p. 4«
EIDELBERGA. V, Heidelberga.
EINARDO ( s. ). Nella famosa
badia di Fonlenelle in Normandia
fondata da s. Vandregesilo , oltre
ad altri santi , risplendette anche
Einardo. Educato prima alla corte
di Carlo Magno, fu poscia da Lo-
dovico il Bonario promosso all'in-
tendenza di Aquisgrana. Inclinato
però il suo spirito agli esercizi del-
l'evangelica mortificazione, temen-
do col vivere in mezzo al secolo ,
di perderlo, abbandonò il mondo,
e si consacrò del tutto al Signore.
Sostenne egli il carico di abbate in
quella cospicua badia , e prima di
morire, ne lasciò ad altri il governo,
per vivere da semplice monaco nel-
l'umiltà del suo spirito. Mori nel-
l'anno 829, ed è onorato li 18
maggio.
ELAEA , o ELiEA. Città epi-
scopale della prima provincia del-
l'Asia, neir esarcato del suo nome
appartenente all'Eolide, situata sul
mare. Scorre tra Elaea, e Pitane
la riviera chiamala Caica , dalla
quale si forma il golfo Elaitico. In
questa città era vi il porto dei Per-
gameni, di cui si fa menzione da
ELC
molti degli antichi geografi. Vuoi-
si, che sia l'odierna Alea nella Na-
tòlia. Gommanville dice, che la se-
de vescovile venne fondata nel V
secolo sotto la metropoli di Efeso.
11 p. Le Quien, nell' Oriens Chrisl.
tom. I, pag. 700, registra tre vesco-
vi, cioè Isaia, Olbiano, e Teodolo,
i quali vi ebbero sede.
ELASSAN. Sede vescovile di Tes-
saglia, nella diocesi dell' lUiria o-
rientale, sotto la metropoli di La-
rissa. Vuoisi essere Oloosson, o
sia Leuca, cosi detta dalla bian-
chezza del suo terreno argilloso. Fu
pure chiamata Elissum , e venne
poscia unita a Demonica, o Dome-
nica, che Commanville chiama Do-
moci, facendo risalire la fondazione
di sua sede al nono secolo. Cinque
vescovi vi fecero residenza, e sono
Simeone, Gregorio, Damasceno, Ar-
senio, ed Atanasio. Oriens Christ.
tom. Il, pag. 127.
ELATE A, o ELATIA. Sede ve-
scovile della prima Achea, o Elia-
de neir esarcato di Macedonia, dio-
cesi dell' Illiria orientale , sotto la
metropoli di Cerinto. Commanvil-
le la pone sotto la metropoli di A-
tene, e la dice fondata nel V secolo,
presso il villaggio, che i greci chia-
marono Tuchocori. In questo luo-
go da Pausania ed Aristide fu
disfatto Mardonio, coli' esercito di
Serse re di Persia. Anlenodoro, ed
Alessandro suoi vescovi vi ebbero
sede. Oriens Christ. tom. II, pag.
2o5.
ELGA, o ELCHE (llUcis). Città
vescovile di Spagna, nella provin-
cia di Valenza, poco distante dalla
riva sinistra dell'Elda, che si rende
nel lago di Elche, in una pianura
amenissima quasi interamente co-
perla di palme. Vi sono molte stra-
de assai belle, qualche casa ben fab-
ELE
bricala, un castello, ed alcune al-
tre gran piazze pubbliche ornate
di fontane. Vi hanno pure diverse
chiese , e pii stabilimenti. Fu pa-
tria di alcuni uomini illustri, tra i
quali Giorgio Juau, autore di mol-
te opere di navigazione, geometria,
ed astronomia. Il piccolo lago, che
ne porta il nome, per un canale
comunica col Mediterraneo. Com-
juanville dice, che nel sesto secolo
vi fu fondata la sede vescovile, la
quale verso il i5i3 venne trasfe-
rita ed unita ad Orihuela (Vedi).
ELEAZARO (s.). Eleazaro, di
un'illustre famiglia, nacque nell'an-
no 1285 a Robiano nella diocesi
di Apt. Ai Signore venne dalla
propria madre consagrato sin dal
suo nascere, e tal si mantenne egli
cresciuto negli anni. Compassionevo-
le verso i poveri, li soccorreva fin da
fanciullo, dividendo con loro il pro-
prio alimento. L'abbate di s. Vitto-
re di Marsiglia, di lui zio, il volle
seco nel monistero per istituirlo nel-
le scienze divine ed umane. Rigido
contro se stesso, di buon' ora si cin-
se di aspro cilicio, e quantunque
in età di soli quattordici anni, Car-
lo II re di Sicilia lo avesse fatto
sposo a Delfina di Glandeves, con
essa di reciproco consenso si ob-
bligò a vivere continente. Orbato
Eleazaro, nell'età di ventitré anni,
de' propri genitori, e divenuto quin-
di erede di ricca sostanza, sovven-
ne più largamente sino d' allora i
poveri. Quotidiana era per lui la
recita del divino offizio, e frequen-
temente si accostava alla santissima
comunione. Con gran diligenza ed
esattezza adempiva agli obblighi del
suo slato, governando la sua fami-
glia, e i suoi domestici, con quella
saviezza, che di rado si osserva pra-
ticata nelle case dei grandi. Le re-
VOI,. XXI.
ELE 145
gole ch'egli prescrisse furono del
seguente tenore: i. Tutti queUi,
che compongono la mia famiglia ,
ogni giorno ascolteranno la s. Messa.
2. Se alcuno de' domestici giura ,
o bestemmia, sarà scacciato di ca-
sa. 3. Tutti abbiano a rispettare il
pudore. 4* Sì i maschi, che le fem-
mine dovranno confessarsi ogni set-
timana. 5. L' ozio sia bandito in
mia casa. 6. Sieno proibiti i giuo-
chi di rischio. 7. La pace non sia
turbata da alcuno, perchè Iddio
abita dove essa regna. 8. Nascen-
do qualche contesa, prima che il
sole tramonti abbia a succedere la
pace. 9. Ogni sera si raduni la fa-
miglia in santa meditazione, io. Sia
proibito a qualunque di portar no-
cumento veruno a chicchessia, e sie-
no tenuti lutti di trattare con ca-
rità e dolcezza i poveri, che abbi-
sognassero di soccorso. Col proprio
esempio Eleazaro perfettamente cor-
rispondeva a quanto avea prescritto.
La moglie poi, perchè dotata di
un' indole la più tranquilla, e per-
chè da un sì santo marito ammae-
strata, esattamente adempiva anche
ella le sue parti. Tutti gli addetti
al servigio di lei onoravanla come
lor madre , ed ella teneali come
suoi figli. Il voto privato di conti-
nenza fu reso pubblico e solenne,
e nel giorno medesimo che il fe-
cero, ambedue separandosi si rico-
verarono nel terz' Ordine di s.
Francesco. Nell'anno i323 Eleaza-
ro spedito in Francia ambasciato-
re, cadde malato a Parigi , e si
preparò alla morte. Col suo testa-
mento provvide alla moglie, ai do-
mestici, e soprattutto ai monisteri,
ed agli spedali. Volle con una con-
fessione generale purificare l'anima
sua, che sempre monda avea te-
nuta da colpa mortale. Meditando
10
i46 ELE
di continuo la passione e morte del
nostro Redentore, trovava un dol-
ce conforto alle sue arabascie: fi-
nalmente ricevuto il santissimo Via-
tico con la più tenera commozio-
ne, e COSI pure l'estrema unzione,
caduto in una agonia assai peno-
sa, volò al cielo il giorno 27 set-
tembre dell'anno i323, contando
soli trentotto anni di età. Le di
lui spoglie furono trasportate nella
chiesa dei francescani di Apt, in
Provenza, ove ancora esistono. Ur-
bano V segnò la bolla di sua cano-
nizzazione, e Gregorio XI la pub-
blicò.
La santa delfina sua sposa vi-
veva ancora quando il marito suo
Eleazaro fu dichiarato santo. Ella
sempre costante nella pratica delle
virtù visse al mondo, come al mon-
do non appartenesse^ e mori san-
tamente in Apt, in età di settan-
tasei anni. La sua morte successe
a' 26 seltembi^. Le sue reliquie
furono riposte nella stessa tomba
di s. Eleazaro, e la sua festa dal
martirologio francescano è assegna-
ta nel giorno stesso della sua morte.
ELEFANTARIA. Sede episcopa-
le dell'Africa occidentale, nella Mau-
riliana Cesariana, sotto la metro-
poli di Giulia Cesarea. Altri dico-
no, che "vi sia stata pur anche una
città vescovile dello stesso nome
presso litica nella provincia pro-
consolare, di cui Cartagine era la
metropoli.
ELEFANTE. Ordine equestre di
cavalieri, istituito nel i474> ^ nel
1478, da Cristiano I re di Dani-
marca, in Lunden, o Lund, allora
capitale di questo regno, per fe-
steggiare la solennità delle nozze
di Giovanni suo figliuolo con Cri-
stina di Sassonia. Dicesi, che l'Or-
dine danese del Braccio armalo
ELE
fosse concentrato in questo dell'e-
lefante, indicandosi negli stemmi
di chi è insignito, con uno scudo
accanto dell'elefante. Siccome que-
st' Ordine fu posto sotto la prole-
zione della beata Vergine, per cui
fu pur detto di s. Maria, così i ca-
valieri di esso portavano una col-
lana d'oro, composta di due croci
patriarcali, da cui pendeva un ele-
fante formato di smalto bianco,
con un castello di argento lavora-
to a grana sul dorso, premente coi
piedi un piano verde, smaltato di
fiori. Ma sotto il re Cristiano 111,
figliuolo di Federico 1, che si di-
vise dalla comunione cattolica, ab-
bracciando la riforma luterana, fu-
rono tolle dalla collana le due cro-
ci, e r immagine della beata Ver-
gine, pendente al di sotto, circon-
data da un sole, e venne conser-
vato il solo elefante.
I cavalieri di quest* Ordine por-
tano l'insegna della collana nei gior-
ni solenni dell'Ordine, e negli altri
usano una medaglia appesa ad un
cordone celeste. Vuoisi, che la col-
lana variasse più volte, e fosse pure
formata da parecchi elefanti, in-
trecciati di torri, avendo ogni ele-
fante sulla schiena una gualdrappa
tm'china, ed inferiormente alla col-
Jana un elefante d' oro , sovrappo-
sto a cinque grossi diamanti, in
memoria delle cinque piaghe di Ge-
sù Cristo, perchè vuoisi istituito lo
stesso Ordine anche ad onore della
sna passione. L'abito di cerimonia
de' cavalieri si compone di un gran
mantello di velluto cremisino, fo-
derato di raso bianco , e sul lato
sinistro del mantello portano una
croce ricamala, circondata di rag-
gi, come si vede nella figura, che
il p. Bonanni riporta a pag. xxxvi
del suo Catalogo degli Ordini e-
ELE
questrì, trattando del cavaliere del-
l'Ordine di s. Maria dell'Elefante.
Aggiunge pur egli : che sotto l'im-
magine dell' elefante eranvi punte
di speroni, e che nella medaglia si
vedeva l'immagine della beata Ver-
gine con tre chiodi , in memoria
della passione del suo divino Fi-
glio. In sostanza, dopo tutte le de-
scritte insegne, non rimase che l'e-
lefante per decorazione cavallere-
sca. Su tuttociò, che riguarda que-
sto Ordine, si possono consultare i
seguenti autori : Leonardo Lodo-
vico Voigt , Regius ordo elephan-
tinus, Barulhi 1673; Valeriane Er-
nesto Loescherus , De ordine ele-
phantìno, Wittebergae 1697; Fe-
derico Enrico Jacobs, De ordine
equestri elephaiitino , Jenae 1705.
Abbiamo inoltre, Brevinriuni eque-
stre, seu de illustrissimo equestri
ordine elephantino, ejusque origine ^
et progressu, collectuni ex mss. co-
dicibus Ivari Hertzolmij in epito-
men redactum a Jano Birchero-
dio, Hauniae ex regio typographeo
1705.
ELEMOSINA, o LLAIOSINA.
Soccorso temporale che si dà ai
poveri per carità, sia in denaro,
sia in vesti, sia in commestibili, od
altro donativo. Dassi per motivo di
carità ai bisognosi ; e dicesi elimo-
sinario , ed elimosiniere chi fa la
limosina. Slipis distributor è que-
gli, che ne fa in abbondanza:
laonde alcuni ebbero il glorioso ti-
tolo di elimosinario. 11 nome di
Elimosiniere (Vedi) è anche uffizio
di un cappellano, od altro indivi-
duo nelle corti principesche, che
ha per incumbenza la distribuzione
delle limosine. Tale è il cospicuo
uffizio di un cappellano, od altro
individuo nelle corti principesche,
il cui uffizio consiste nel distribui-
ELE i47
re le limosine. Tale pure è il co-
spicuo incarico, che nella famiglia
del sommo Pontefice funge il pre-
lato Elimosiniere del Papa (Vedi).
L' elemosina è di precetto per
quelli, che sono in istato di farla,
e questo precetto è fondato sulla
Scrittura, sui padri, sull'amore na-
turale, che noi dobbiamo al pros-
simo nostro. Gesù Cristo protesta
neir evangelo, che condannerà i re-
probi al fuoco eterno per non a-
vere fatto l' elemosina, come si leg-
ge in s. Matteo e. 25, v. 4i« S.
Giovanni, e. 3, v. 17, ci avverte
che quelli, i quali mancano di as-
sistere i proprii fratelli nei loro
bisogni, quando lo possono, non
hanno punto in se stessi 1' amore di
Dio. I padri hanno una sola sen-
tenza su quest' articolo : » Super-
** flua divitum, necessaria sunt pau-
>9 perum. Res alienae possidentur,
» cum superflua possidentur^^, co-
me disse s. Agostino in psalm.
i47» num. 12. San Girolamo^ in
Reg. monacli. e. de Paupert., si e-
sprime: » Aliena rapere convinci-
»» tur, qui ultra necessaria sibi re-
»> ti nere proba tur". Ed aggiunge-
remo con s. Ambrogio, I de qffic.
in can. pas. 21 distint: >* Pasce
« tamen morientem ; si non pavi-
M sti, occidisti '"'. Fate limosina se-
condo il vostro potere, secondo le
vostre facoltà, diceva il vecchio To-
bia a suo figlio. Inoltre santo
Agostino stima, che per limosi*
na s' intenda ancora ogni sorte
di misericordia e carità. Teofiiat*
to dice, che chi dà l'elemosina,
se la dà per carità, e per amor
di Dio, facendo atto di virtù, vie-
ne ad ottenere la remissione dei
suoi peccati, e monda l'anima dal-
le sue colpe; perchè, come dice
il principe degli apostoli s. Pie-
i48 ELE
tro, nella sua I epist. e. 4» ^> ^^'
rilas operit miiltitudinem peccato^
rum. La più comune, e più vera
interpretazione del passo di Teofi-
latto si è, che la limosina ci monda
dai peccati perchè ci dispone alla
purga delle nostre colpe, il che si
fonda nella sagra Scrittura.
Di frequente è comandata nella
Scrittura sagra l'elemosina, giacché
era ingiunto specialmente ai giudei
di assistere i poveri, le vedove, gli
orfanelli, e i forestieri, come si leg-
ge nel Deuteronomio e. 1 5, v. 1 1 ,
e neir Ecclesiastico j e. 4) v. i . Ab-
biamo dagli Atti apostolici, Act. e.
6, che l' ordine dei Diaconi (Ve-
di) fu istituito per aver cura dei
poveri ; dappoiché nel loro fervore
i cristiani della primitiva Chiesa,
furono indotti a vendere i loro be-
ni, e depositarne il prezzo ricavato
a' piedi degli apostoli, per sovveni-
re ai bisogni degl' indigenti. S. Giu-
stino ci dice neir Apol. 2, che
tutti i fedeli della città e della
campagna si congregavano la do-
menica per assistere alla celebra-
zione dei santi misteri, che dopo
r orazione ciascuno faceva la sua
hmosina a misura del proprio ze-
lo e facoltà, come praticasi tuttora
in molte chiese. Si mandava il di-
naro al vescovo, oppure a chi pre-
siedeva perché lo distribuisse a'po-
veri, alle vedove ec. Il Tillemont,
appoggiato sopra un passo del co-
dice Teodosiano, osserva che nel
quarto secolo alcune donne religio-
se occupavansi a raccogliere le li-
mosine pei prigionieri, congetturan-
dosi con qualche fondamento che
fossero le Diaconesse [Vedi). Nei
primordii della Chiesa, i ministri
<li essa sussistevano di sole limosi-
ne. Le Oblazioni (Vedi) si divi-
devano in tre parli ; ima pei po-
ELE
veri; la seconda pel mantenimento
della chiesa, e pel servigio divino;
la terza pel clero. S. Crodegando,
vescovo di Metz fiorito nell'ottavo
secolo, nella regola che prescrive ai
canonici regolari vuole, che un pre-
te cui si dà qualche cosa per ce-
lebrare la messa, per amministrare
i sagramenti, per cantare i salmi, e
gl'inni, la riceva a solo titolo di
limosina. Tuttavolta si deve met-
tere differenza tra uno stipendio, una
sussistenza accordata a titolo di ser-
vizio, ed una pura limosina.
Del premio promesso a quelli,
che danno per limosina persino un
bicchiere d' acqua fredda, e della
industria de' poveri per cavare li-
mosine, tratta il p. Menochio nel
tomo III, pag. 176, e 180 del-
le sue Stuore. La carità verso gli
infelici non ispirò tanta industria,
né suggerì tanti diversi stabi h men-
ti per sollevare i poveri bisognosi,
quanto nella sola cattolica religione.
Per la pratica del precetto dell'e-
lemosina, dicono i trattatisti che
bisogna distinguere tre sorte di ne-
cessità nei poveri; la necessità co-
mune, la necessità pressante, e la
necessità estrema. La necessità co-
mune é quella, che soffrono or-
dinariamente tutti i poveri . La
necessità pressante é quella dei po-
veri, che non possono procurarsi il
necessario, senza correre rischio del-
la loro salvezza, del loro onore, e
della loro salute. La necessità estre-
ma è quella, in cui trovasi un po-
vero, che è in un pericolo eviden-
te di morire, se non viene soccorso
prontamente. Nelle necessità comu-
ni siamo obbligati a dare tutto il
superfluo, dello stato, conservando
tuttavia quello che fa d' uopo pel
mantenimento, e per lo stabilimen-
to onesto de'proprii fìgh, e pei ca-
ELE
«i fortuiti, purché essi debbano pro-
babilmente avvenire, locchè fa parte
del necessario dello stato. Ma non
siamo obbligati a dar tutto ad un
tratto il proprio superfluo, ne ai pri-
mi poveri che si presentano. Sì posso-
no, e si debbono anzi esaminare con
prudenza le necessità de' poveri, co-
minciando sempre da quelli, che sono
nel maggior bisogno. Quando i biso-
gni sono eguali, si debbono preferire
i parenti agli estranei, quelli del luo-
go dove si dimora, a quelli che
non sono del luogo, quelli che so-
no pii a quelli che non lo sono, ec.
ec. P^. il bellissimo sermone del
santo vescovo Ceciiio Cipriano so-
pra r elemosina; il trattato di Dre-
xelio, De eleemosyna, Lugduni Ba-
tav. 1641 ; e quello che pubblicò
il De Angelis in Roma nel i644 =
Della limosina che ci assicura nel
giorno del finale giudizio. Aureo è
poi il sermone del p. Mabillon sul-
r elemosina, per non citare tanti
altri trattati, anche recenti, che ab-
biamo su questo argomento. Du-
chatel nel 1829 pubblicò in Parigi
il trattato de la Charìté.
L* apostolo delle genti s. Paolo
inculcò ai Corinti, che nel far la
elemosina non fossero inconsiderati,
e raccomandò loro, che ogni dome-
nica facessero collette per assistere
i poveri, come avea prescritto alle
chiese di Galazia. Le vedove pian-
gendo mostrarono a s. Pietro le
vesti loro fatte da Tabita già mor-
ta, ed egli in virtù di Dio la ri-
suscitò. Copiosa era la limosina fat-
ta dai primitivi cristiani, a segno
che alcuni senza bisogno mendica-
vano, il perchè vennero repressi con
leggi. Grandi furono le limosine di-
stribuite dall' imperatore Costantino
Magno. Santa Nonna, madre dei
ss. Gregorio Nazianzeno, e Cesario
ELE 149
medico, soleva dire, che se fosse
stato lecito, avrebbe venduto sé ed
i fìgHuoli per darne il ricavato ai
poveri ; e l' istesso s. Gregorio ven-
dette quanto aveva insieme ai li-
bri per fare limosina. La carità
veiso gì' infelici essendo stato il ca-
rattere distintivo de' primi fedeli,
molti si venderono schiavi per nu-
trire i poveri col prezzo della loro
libertà. A confessione dello stesso
Giuliano 1' apostata, assistevano essi
egualmente i cristiani, che i pagani.
Immense furono le hmosine date
da s. Fabiola ; e s. Esuperio pativa
la fame per alimentare gli altri,
ne bastando le Gallie alla sua li-
beralità, mandava molti denari ai
monaci di oriente. Della liberalità
esercitata costantemente sino dai
primi tempi del cristianesimo dalla
Chiesa Romana, e dai Papi, fino
alle più remote regioni, si tratta a
Collette y a Poveri (Fedi), e ad altri
molti articoli di questo Dizionario.
Sulle elemosine presero sautissi-
me provvidenze anche i concilii.
Quello nazionale d'Inghilterra te-
nuto a Cleveshou l'anno 747? do-
po avere esortato all' elemosina,
biasimò 1' abuso che cominciava ad
introdursi, di pretendere di poter
con l'elemosina diminuire, o com-
mutare le pene canoniche imposte
dal sacerdote in soddisfazione dei
peccati. La elemosina, dice il con-
cilio, deve piuttosto accrescere la
penitenza, ma non dispensa dal pre-
gare, e dal digiunare, principalmen-
te quelli, che hanno bisogno di
mortificare la carne per rimediare
a' loro peccati. Condannò altresì co-
loro, i quali pretendevano supplire
alla penitenza per mezzo di altre
persone che digiunassero, e cantas-
sero salmi per essi. La stessa car-
ne, dice il concilio, che portò il
ì5o
ELE
peccalo, dere essere punita ; e se fos-
se permesso soddisfare per altri, i
ricchi si salverebbero più facilmente
de* poveri, contro la parola espressa
del vangelo. Nessun concilio ha mai
asserito, che la limosina rimetta di
sua virtù i peccati di qualunque
genere. Adunque l'elemosina non
è meno vantaggiosa che necessaria,
allorquando si fa colle condizioni
volute, vale a dire spontaneamente,
o di buona volontà, e con gioja,
prudenza, umiltà, carità, giustizia,
non dando che i propri beni, e dei
quali si abbia la libera disposizio-
ne, eccettuati i casi di autorizzazio-
ne ce. Finalmente ricorderemo, che
s. Tommaso definisce V elemosina :
opusj quo datur aliquid indigenli
ex commiseratione propter Deiim.
V. Poveri.
Qui ci sembra opportuno nota-
re, che sugli accattoni dei tempi
antichi in un'adunanza della ce-
lebre pontificia accademia romana
di Archeologia, trattò il dotto e
chiarissimo professore Giuseppe de
Mattheis, socio ordinario della me-
desima, con profonda e variata e-
rudizione. Dimostrò 1* abbondanza
degli accattoni anteriormente alla
propagazione del cristianesimo, pre-
cipuamente presso gli antichi greci
e romani, tutto provando colie più
luminose testimonianze, tratte dai
greci, e dai latini scrittori, cioè
da Omero, da Plauto, da Giovena-
le, da Persio, da Marziale, e da
altri. Ne mostrò anche gli usi e le
maniere, e ne fece conoscere la
molta somiglianza cogli accattoni dei
tempi nostri. Erano pur essi poveri,
infelici, ciechi, storpi, che mal vestiti,
appoggiati al bastone, collocati so-
pra i ponti, ne' trivii, nelle vie più
frequentate, sopra i muricciuoli, o
^»e' casolari, colla rappresentazione
ELE
delle loro disgrazie in tavolozze di-
pinte e pendenti loro dal collo,
cantavano, pregavano, «tendevano
la mano ai passeggeri, e gettavano
ad essi de' baci per ottenere soc-
corso a' propri bisogni, che però
qualche volta fingevano.
ELEMOSINERIA APOSTOLI-
CA. V. Elemosiniere del Papa.
ELEMOSINIERE, o LIMOSI-
NIERE. Oflizio ecclesiastico, che si
funge da quell'individuo, il quale ser-
ve i principi le principesse sovrane
ed i prelati nelle funzioni del ser-
vizio divino, nella distribuzione del-
le limosine e in altre incumbenze,
secondo i luoghi. Dice il Macì'i, che
il limosiniere nella corte imperiale
di Costantinopoli chiamavasi Co-
mes sacranim latgilionum. Aggiun-
ge essersi chiamato l'elemosiniere
Phagolidorus^ perchè dona la li-
mosina della borsa, vocabolo com-
posto dalle parole greche borsa, e
dono : Hortamiir in Domino^ ne
nostra spernantur a phagolidoris di'
da; sed potiuSj sed praeopimas
regi coelorum gralias reddant. £-
telwerdo in prol. lib. 2, Chron.,
parla dei limosinieri ministri dei
principi^ i quali colla borsa del lo-
ro signore sovvengono alle necessi-
tà de' poveri e bisognosi. Da tal
greco vocabolo Isidoro compose cor-
rottamente quello di Pliuculla in
significato di borsa. Oltre a ciò, non
si deve tacere che l' Eranarca pres-
so i greci era l' amministratore del-
le limosine de' poveri. Questo era
un pubblico ufficio relativo ad una
specie di magistrato, che riuniva una
assemblea di amici, e si tassava
ciascuno secondo le proprie facoltà,
quando abbisognava sovvenire alle
necessità di qualcuno, come d' uno
schiavo, d' un uomo ridotto alla
indigenza ce.
i:le
1 primi liiijosìnierì furono i Dia-
coni (P^edi)j istituiti dagli apostoli,
i quali tra gli altri ministeri ed
incumbenze, addossarono loro que-
sto ministero ed uffizio pietoso. 11
Galletti, noverando tra gli uffiziali
maggiori della santa Sede aposto-
lica, e del sagro palazzo lateranen-
se, abitazione de'JPapi, il Sacellario
{Vedi), dice che era un pagatore
immediato delie milizie^ de' salaria-
ti della famiglia pontificia, e delle
limosine. Così nel suo trattato del
Priniicero ec. pag. i25; in quello
poi del Vestarario della S. R.
Chiesa^ dice a pag. 8, che custodi-
va eziandio il denaro pei bisogni
urgenti straordinari, per riscattale
gli schiavi, e per sollevare il popo-
lo dalla fame in tempo di carestia.
Quindi aggiunge che per le spese
ordinarie eravi deputato V officiale
sacellario o saccolaro da Sacello,
cioè da un piccolo sacco. Tra le
altre sue ingerenze spettava a lui
di dare le limosine, e dispensare il
presbiterio ne' dovuti tempi al clero
e popolo romano. Di poi il mini-
stro incaricato dal Pontefice per la
distribuzione delle limosine, fu chia-
malo r Elemosiniere del Papa {Ve-
di), il quale è uno de' primari pre-
lati della famiglia pontificia, insi-
gnito del grado episcopale. Anche i
vescovi ebbeio il loro elimosiniere.
Di quello de' Cardinali tratta il pa-
die Gattico, ydcta selecla caereni.
pag. 277, XI, Officium eleemosy-
narii.
ideile corti sovrane evvi l' elemo-
siniere maggiore, ed il grande ele-
mosiniere, il quale talvolta è anche
il confessore dei principi. In Fran-
cia il grande elemosiniere era il
primo uffiziale ecclesiastico presso
al re. Ordinariamente era rivestito
della subhme dignità cardinalizia, e
ELE t5t
sembrava rappresentare, ed essere
succeduto air antico arcicappellano,
o cancelliere, che aveva in passato
tanti privilegi, diritti, ed autorità
nella corte de' re francesi. Una del-
le principali prerogative, che hanno
goduto i grandi elimosinieri di
Francia, erano quelle estese giuris-
dizioni, che i re avevano loro con-
servato sulle limosine, sugli ospe-
dali, sulle infermerie, ed altri pii
luoghi. Il grande elemosiniere ave-
va sopra questi ospedali il diritto
di nominare e provvedere a tutte
le piazze e borse annesse ; ma il re
aveva però il diritto di prevenzio-
ne, ed il primo da lui nominato
era preferibile al nominato poste-
riormente dal grande elemosiniere.
V'erano per altro in Francia pa-
recchi ospedali esenti dalla giuris-
dizione del gran limosiniere. Tra
le singolari prerogative del grande
elemosiniere di Francia, e che per-
ciò lo distinguevano tra i prelati
del regno, eravi quella di offiziare
in tutte le diocesi della corte dì
Francia dinanzi al re, perchè egli
era il vescovo della corte, ed il ca-
po della cappella reale, ed in ogni
luogo ove il re assisteva ai divini
uffizi. Abbiamo molti autori , che
scrissero sull'autorità, e sui privilegi
dei grandi elemosinieri di Francia,
non che sulla loro serie.
Chiamaronsi pure elemosinieri
que'sacerdoti, che seguivano un reg-
gimento sopra un vascello, nelle
piazze forti, o presso signori par-
ticolari, per eseguire le sagre fun-
zioni del loro grado e stato, secon-
do i bisogni spirituali di quelli cui
erano addetti. Questi elemosinieri
furono detti cappellani. Gli elemo-
sinieri dei vascelli, od altri basti-
menti, dovevano essere approvati
dal loro vescovo diocesano, o dal
i5i ELE
loro superiore regolare se religiosi.
Eranvi regolamenti perchè fossero
rispettati tanto gli elemosinieri del-
la marineria, che dei reggimenti,
e delle guarnigioni di militari. Si
obhligarono i negozianti, che faces-
sero equipaggiare nei porti del re-
gno di Francia vascelli per viaggi
di lungo corso, il cui equipaggio
fosse di quaranta uomini e più, ad
imbarcarvi elemosinieri, sotto pena
di ammenda.
ELEMOSINIERE del Papa. È
un prelato palatino, ed uno dei
prelati primarii della famiglia Pon-
tificia, insignito del grado arcive-
scovile, con titolo in pardhiis, ed
il primo tra i camerieri segreti par-
tecipanti ecclesiastici, intimi fami-
gliari del sommo Pontefice, del
quale è l' elemosiniere segreto. Egli
è sempre annoverato tra i vescovi
assistenti al soglio pontificio : ordi-
nariamente è canonico d' una delle
basiliche patriarcali di Roma, ed
ha residenza conveniente tanto nel
palazzo vaticano che nel palazzo
quirinale, ove tiene segreteria, ar-
chivio, e computisteria. Il suo uffi-
zio chiamasi l' tlenwsineria aposto-
lica, di cui è il prefetto. Quando
il Papa abita al Vaticano, l'elemo-
siniere abita un appartamento del
contiguo torrione; quando risiede al
Quirinale abita un appartamento
del braccio edificato da Clemente
XllI, ed ivi ha contiguo l' ufBzio
della elemosineria. Dell antica abi-
tazione dell' elemosiniere al Vatica-
no, tratta il Chattard, Del Fatica-
no, tom. Ili, pag. 72, e 827. Di-
pendono da monsignor elemosinie-
re segreto del Papa che n' è supe-
riore, il Conservatorio de' ss. Cle-
mente, e Crescentino detto delle
Zoccollelte ( Fedi) , V ospedale di
5. Rocco (Fedi) j di cui è presi-
ELE
dente ; e le Maestre pie delle scuo»
le pontificie (Fedi), di cui è supe-
riore, come lo è dei maestri regio-
nari, cui è commessa la gratuita
istruzione de' poveri fanciulli. Sino
al pontificato di Leone XII, mon-
signor elemosiniere era il superiore
di tutte le maestre pie dello slato
pontificio. Per disposizione del me-
desimo Leone XII, istitutore della
commissione de'sussidii, è sempre
deputato di essa, come ordinaria-
mente lo è di qualche altro luogo
pio. Egualmente da monsignor ele-
mosiniere dipendono i medici, i
chirurghi, e le spezierie dei quat-
tordici rioni di Roma, ed i primi
sono deputati a curare i poveri
infermi, le seconde a somministra-
re loro i medicinali. Se 1' elemosi-
niere non è promosso, la sua ca-
rica viene esercitata tanto nell'in-
tero pontificato del Papa, che lo
ha fatto, quanto nella sede vacante
per la di lui morte. Il nuovo Pon-
tefice suole confermarlo.
Il prelato elemosiniere ha l'or-
dinaria udienza del Papa ogni mar-
tedì mattina, per riferirgli qualche
affare relativo alle diverse sue at-
tribuzioni, e per rendergli ragione
delle istanze, o suppliche a lui ri-
messe dal Pontefice, ovvero per re-
cargli istanze e suppliche dei po-
veri che domandano soccorso. Tali
istanze in gran parte sono provve-
dute con benigno rescritto pontifi-
cio con somma determinata o in-
determinata, e rimesse per l'ese-
cuzione a monsignor elemosiniere,
il quale è inoltre facoltizzato di far
rescritti per l' elemosineria aposto-
lica, secondo il beneplacito de' Pon-
tefici. Ha luogo l'elemosiniere in
tutte le sagre funzioni, e cappelle
cui assiste, o celebra il Papa, e lo
segue nei Fiaggi, nelle Filleggia-
ELE
tura (Predi'), e quando il Papa con
servizio di treno, detto di città, o
pubblico si reca alle sagre fun-
zioni, ed alle cappelle che si cele-
brano nelle basiliche, e chiese di
Boma ; e quando si reca a visi-
tare alcuna chiesa, monistero, col-
legio, o sovrani ec. Nei treni di
viaggio, e villeggiature, l'elemosi-
niere prende il primo luogo nella
carrozza, che segue il Papa, ma
nei treni di città o pubblici pren-
de il primo luogo in quella che lo
precede, avendo seco il fattore del-
l'elemosineria per ajutarlo a distri-
buire le limosine a' poveri ove si
conduce il Pontefice. Nei viaggi, o
villeggiature^ in assenza o impoten-
za dell'elemosiniere, i Papi soglio-
no deputare un prelato cameriere
segreto partecipante a farne le veci.
Altrettanto dicasi dei treni di città
o pubblici, mediante l' ajulo del
menzionato addetto all' elemosineria.
Nelle trottate poi, in cui il Papa
incede con due sole mute, si in
Roma, che altrove, vengono l' ele-
mosine dispensate dal primo aju-
tante di camera del Pontefice. Nel-
le solenni cavalcate de' Pontefici, se
r elemosiniere era soltanto came-
riere segreto partecipante, coli' abi-
to di questo ceto, e con quello
prelatizio, secondo il grado che a-
veva, cavalcava coi camerieri segre-
ti, e cogli altri prelati palatini, co-
me r uditore, il segretario de' me-
moriali ec. Se poi r elemosiniere
era insignito del carattere episco-
pale, incedeva tra i vescovi assistenti
al soglio.
Trattando il p. Gattico a pag.
260, Act. ec. de modo obviandi et
recipiendi Romanum Pontificem ,
primo ad aliquam civitalem venien-
teni, dice che : >» Item post Papam
»* immediate sequitur camerarius
ELE 153
M Papae, eques cura baculo in ma-
« nu, et cum eo omnes alii do'
M mini patriarchae, praelati, abba-
M tes, socii capparum, et ceteri de
»» clero. Ultimo sequitur eleemosy-
« narius Papae, qui projicit mis-
» salia (idest instruendus) per car-
" rerias". Talvolta gli elimosinieii
fecero le veci dei prelati maestri
di camera, sia nel servizio dell'an-
ticamera segreta per le ordinarie
udienze, sia per incedere col Papa
nel treno di città, sia per ascolta-
re dentro la bussola la predica, che
il predicatore apostolico fa nell'av-
vento, e nella quaresima nelle pon-
tificie stanze; e disimpegnarono an-
cora altri uflizii. Nel 1754, per
volere di Benedetto XIV, monsi-
gnor Teodoro Boccapaduli elemo-
siniere, venne dichiarato prò mae-
stro di camera (J^edi), cogli emo-
lumenti ed onori d' ambedue le ca-
riche, continuando ad esercitare
r elemosineriato, come si legge nel
numero 5679 del Diario di Roma.
di detto anno, e come si legge in
Marco Ubaldo Bicci, Notizia della
famiglia Boccapaduli. Nel darci e-
gli, a p. 548, le notizie di questo
illustre prelato, e gì' incarichi ed
onorificenze conferitegli da Benedet-
to XIV, riporta il biglietto del
Cardinal segretario di stato della
nomina di prò- maestro di camera.
Funse ambedue gli uftìzii sino al
1759, in cui regnava Clemente
XIII, che poi fece maestro di ca-
mera, monsignor Erba Odescalchi.
Qui noteremo, che monsignor Ni-
colò Saverio Albini vescovo di Leu-
ca, poi arcivescovo di Atene in par-
tibuSj canonico di s. .Pietro, fu e-
lemosiniere segreto, e guardaroba
di Benedetto XIII. Questo secondo
uffizio è proprio di un cameriere
segreto partecipante. Tuttavolta ab-
i54 ELE
biaino altri esempi di elimosinieri
segreti, che furono pure guardaroba.
Fra Je altre cose spetta ai guarda-
roba presentare a* novelli Cardinali
€oa formalità il cappello rosso. In-
nocenzo XII, appena eletto nel
1691 5 dichiarò monsignor Alessan-
dro Bonaventura guardaroba ed
elemosiniere segreto, le quali cari-
che gli furono confermate da Cle-
mente XI. Nel numero 842 • del
Diario di Roma, del 1722, si leg-
ge la descrizione del funerale fatto
B monsignor Ignazio Errante, ele-
mosiniere segreto d'Innocenzo XIII,
beneficiato della basilica vaticana,
già conclavista del medesimo Papa
nel conclave, in cui venne eletto agli
8 maggio 172 I, ed allora dichiarato
elemosiniere. Fu trasportato il ca-
davere nella chiesa de' ss. Vincenzo
ed Anastasio a Trevi, vestito col-
r abito di mantellone, cioè man-
tellone, e sottana. Cantò la messa
monsignor Scaglioni segretario dei
brevi assistito dai ministri della
cappella pontifìcia, coli' intervento
de' cantori della medesima. Siccome
r elemosiniere fa parte della Ca-
mera segreta [Kedi), cosi assistono
alle esequie i prelati maggiordomo,
sagrista, uditore, e tutti gì' indivi-
dui della stessa camera segreta tan-
to di abito paonazzo, che di spada,
e cappa. Innocenzo XIII fece ele-
mosiniere monsignor Tasca ch'era
allora canonico vaticano, e came-
liere segreto guardaroba , la qual
carica ritenne. Per morte d' Inno-
cenzo XIII, nel 1724, fu creato
•Benedetto XIII, il quale confermò
neir elemosineriato il Tasca, ma la
<:arica di guardaroba la conferì al
suddetto monsignor Albini, cui poi
aggiunse anche quella di elemosi-
niere segreto. Nel numero 228 del
Diario di Roma del 1777, si ha la
ELE
descrizione delle esequie celebrate
nella chiesa di s. Maria d'Araceli,
per monsignor Teodoro Boccapa-
duli, protonotario apostolico parte-
cipante ed elemosiniere di Pio VI;
ove cantò la messa monsignor Stay,
segretario de' brevi a' principi, col-
r assistenza de' ministri e cantori
della cappella pontifìcia, cioè di
monsignor maggiordomo e degl'in-
dividui della camera segreta, com-
prese le guardie Jancie spezzate. Nel
numero [062, del Diario di Ro-
ma del 1785^ si descrivono l'ese-
quie celebrate nella mentovata chie-
sa de' ss. Vincenzo ed Anastasio,
con messa cantata da monsignor
Cristiani, vescovo di Porfìrio, e sa-
grista, per monsignor Giuseppe Ma-
ria Contessini arcivescovo d' Atene,
ed elemosiniere di Pio VI. Vi as-
sisterono i soliti ministri, ed indi-
vidui della camera segreta.
Anticamente gli elemosinieri dei
Pontefìci non erano insigniti del ca-
rattere episcopale, né la loro carica
era a vita loro durante, ma cam-
biavasi per lo più in ogni pontifi-
cato, seppure non fossero promossi
a cariche maggiori. Nel ruolo di
Nicolò 111 del 1277, l'elemosiniere
è fra i famigliari del Papa. Nel
ruolo di Pio II dell'anno 1460,
abbiamo : Falastus et Nicolaus
cleemosynarìi. Leggo ne* ruoli del
palazzo apostolico, che monsignor
Francesco Vannuzzi, canonico di
s. Pietro, fu elemosiniere di Pao-
lo III, non però di Giulio III,
e Marcello li di lui successori, ma
nell'elezione di. Paolo IV concorse
a conseguire l' elemosineriato, ed il
conseguì, laonde si vede nei ruoli
registrato tra gli officiali maggiori
detti extra ordines del i555, e
dopo il p. maestro del sagro pa-
lazzo apostolico. 11 Cardella, nelle
ELE
'Aleni, islor de* Cardinali tom. IV,
p. 3i3, dice che Giulio III nel
i55i creò Cardinale Giovanni Ric-
ci di Montepulciano, già suo teso-
riere segreto e particolare, che for-
se si direbbe elemosiniere. Tra i ca-
merieri segreti di Paolo V nel ruo-
lo del i6i5 si legge il nome di mon-
signor Enea Castelli elemosiniere se-
greto. Anche Paolo Morelli fu elemo-
siniere di Paolo V. Tanto sotto Pao-
lo V, che sotto Urbano Vili, Inno-
cenzo X, ed altri Pontefici, nei ruo-
li dell' archivio palatino eranvì re-
gistrati due elemosinieri, uno chia-
mato elemosiniere segreto^ o elemo-
siniere maggiore registrato tra gli
ufficiali maggiori, e i camerieri se-
greti partecipanti, con parte di pa-
ne, vino, e tutt' altro proprio degli
intimi della Famiglia Pontificia ^ e
per companatico mensili scudi tren-
taquattro, e bajocchi ottantacinque;
r altro chiamato elemosiniere apo-
sto lieo od elemosiniere ordinario j
con parte del solo pane e vino dal
palazzo apostolico, mentre pel com-
panatico g^li venivano contribuiti ogni
mese, scudi nove, e bajocchi ven-
tidue e mezzo. Tanto pur si legge
ne' ruoli di Clemente XI. Dipoi
restò un sojo elemosiniere col nome
di Elemosiniere segreto, o del Pa-
pa. Ne' ruoU di detto Papa, cioè
in uno di quelU avanti il 1708,
trovai registrato monsignor Agosti-
no, elemosiniere segreto, tra i came-
rieri segreti, e Filippo Bardi, ele-
mosiniere apostolico, nel novero del-
le limosine che si davano dal pa-
lazzo apostolico, le quali sono re-
gistrate in tutti i ruoli del mede-
simo. Nel pontificato di Pio VI l'e-
lemosiniere aveva scudi quaranta-
cinque al mese, oltre le accennate
distribuzioni di pane, vino, ed altro
che dava la dispensa palatina. Al
ELE i55
presente l'elemosiniere ha mensili
scudi cinquanta, oltre le propine e
gli emolumenti proprii del suo no-
bile ed importante uffizio. JVella ri-
correnza della festa dei principi de-
gli apostoli, e pel solenne possesso
del Papa, aveva la distribuzione di
due medaglie d'oro. Ora ne riceve
altrettante di argento.
Gregorio XV, nel 1 621, dichia-
rò suo elemosiniere segreto, Ma-
rio Bovio.
Urbano Vili fece consultore del
s. offizio, canonico di s. Pietro, ed
elemosiniere segreto Agostino Greg-
gi di s. Sofìa in Romagna. Nel
i633 lo creò Cardinale, ed arci-
vescovo di Benevento. Indi fece suo
elemosiniere, e cameriere segreto
Bartolommeo Greggi, parente del-
Tanteriore. Innocenzo X nel i644
fece Elemosiniere maggiore del pa-
lazzo apostolico (così lo chiama l'Al-
veri, Roma in ogni stato, tom. H,
pag. 266), Virgilio Spada di Bri-
seghella, prete della congregazione
dell'Oratorio, il quale fu poi da
Alessandro VII promosso alla ca-
rica di commendatore di s. Spirito.
Nei ruoli del 1659 è registrato
tra i camerieri segreti non parte-
cipanti, monsignor Francesco Fer-
rini suo elemosiniere segreto ; in
quelli di Clemente XI, oltre il no-
minato monsignor Bonaventura, fu
puie elemosiniere monsignor Ago-
stini. Federico Caccia milanese, da
uditore di rota da Innocenzo XI fu
fatto suo elemosiniere : indi nel
i6g3 da Innocenzo XII venne in-
viato nunzio in Ispagna, e nel me-
desimo anno fu fatto arcivescovo di
Milano , creandolo Cardinale nel
1695 a' 12 dicembre. Gregorio
Bandi di Cesena, canonico di s.
Maria Maggiore , e cameriere se-
greto, da Pio VI fu fatto arcive-
i56 ELE
scovo di Eclessa, e suo elemosinie-
re segreto, ufficio che esercitò con
Pio VII finche visse. Alla sua mor-
te il medesimo Pio VII fece ele-
mosiniere, ed arcivescovo di Edes-
sa Francesco Bertazzoli, canonico di
s. Maria Maggiore, che nel 1823
creò Cardinale, nominando in sua
vece elemosiniere ed arcivescovo di
Atene, monsignor Filippo Filonar-
di romano, che in oltre fece cano-
nico della patriarcale basilica di s.
Pietro in Vaticano. Quindi nel con-
cistoro de' 3 luglio 1826 fu pro-
mosso alla sede arcivescovile di
Ferrara da Leone XII, che avea-
lo confermato nella carica di ele-
mosiniere. E se il Papa non mo-
riva, probabilmente l'avrebbe crea-
to Cardinale; dignità che meritava
per la sua pietà , generosa carità ,
ed altre belle ed ecclesiastiche vir-
tù. Leone XII alla detta epoca no-
minò il suo cameriere segreto e
coppiere, monsignor Giovanni So-
glia di Casola Valsenio, elemosinie-
ro segreto, arcivescovo di Efeso, e
canonico di s. Maria Maggiore, con-
servandogli la carica di segretario
della sagra congregazione degli stu-
dii, carica che gli conservarono suc-
cessivamente Pio Vili, e il regnan-
te Gregorio XVI. Questo Papa lo
trasferì tra i canonici della basilica
vaticana, lo dichiarò segretario del-
la sagra congregazione de' vescovi,
e regolari, patriarca di Costantino-
poli, ed ai .12 febbraio 1 838 il
fé' Cardinale e vescovo di Osimo,
e Cingoli.
Quando il Pontefice regnante pro-
mosse monsignor Soglia alla detta
segretaria, cioè nel giugno i834,
nominò elemosiniere l' arcivescovo
di Atene, cioè l'attuale monsignor
Lodovico Tevoli romano , eh' era
canonico della patriarcale basilica
ELE
di s. Maria Maggiore, donde poscia
Io trasferì nella basilica vaticana. E
da notarsi, che nel secolo passato
monsignor Boccapaduli fu elemosi-
niere di quattro Pontefici, cioè Be-
nedetto XIV, Clemente XIII, Cle-
mente XIV, e Pio VI, vale a dire
dall'anno 1740 al 1777, ^ "^^ ^^^''
rente secolo monsignor Soglia fu
elemosiniere di tre Pontefici, Leo-
ne XII, Pio Vili, e Gregorio XVI,
cioè dal 1826 al 1834.
Notìzie sulV elemosineria apostoli-
ca, e sulla carica delVekmosi*
niere del Papa.
L'origine della elemosineria apo-
stolica è antichissima, come quella
del suo principale ministro, il prela-
to elemosiniere. La Chiesa ebbe sino
dalla sua origine stabilite limosine
pe' poveri, come dicesi all'articolo
Elemosina [Vedi), e agli articoli
Poveri {Vedi), Diaconi e Diaconie
cardinalizie [Vedi). I primi elemo-
sinieri furono i diaconi, massime ia
Roma cui fu affidata la cura, e il
sovvenimento de' poveri, delle vedo-
ve, dei pupilli, ed altri bisognosi di
umano, e pietoso soccorso, e per-
chè meglio esercitassero il ministe-
ro, furono dai zelanti Pontefici, ve-
ri padri de' poveri, stabiliti regolar-
mente nelle regioni e rioni della
città. S. Lorenzo fu uno dei primi
elemosinieri apostolici, e si legge
negli atti del suo martirio, che es-
sendo diacono della Chiesa roma-
na, aveva dispensati prima e lar-
gamente a' poverelli, i tesori della
chiesa per loro a lui affidati. In-
signe pertanto fu la carità dei Pa-
pi in ogni tempo, e ne' primi se-
coli si distinsero in peculiar modo
i santi Pontefici Ilario, Gelasio I,
e Gregorio I. Il succintorio, che è
ELE
uno degl* indumenti sagri del Pa-
pa, anticamente serviva per soste-
nere la borsa detta saccone^ della
quale parla il Moretti, de pres-
byterio pag. 80^ che portava per
fare limosine. Dagli antichi riti coi
quali i Papi prendevano possesso
della basilica lateranense, abbiamo
che sedendo nella prima sedia pren-
deva il Pontefice dal grembo del
suo camerlengo un pugno di mo-
nete, tra le quali non vi fosse ar-
gento, ne oro, e le spargeva al po-
polo dicendo : Auriim et argentum
non est mìhij quod autem habeo,
hoc tibi do. Indi sedendo nella se-
conda sedia, prendeva altro pugno
di monete di ogni sorte, e spar-
gevale al popolo, dicendo: Dìsper-
sii, dedit pauperibus ^ justitia ejus
manet in saeculuni saecidi. Inoltre
nella prima sedia, sedendo il Pon-
tefice, veniva cinto dal priore della
basilica di s. Lorenzo di un cin-
golo rosso, da cui pendeva una bor-
sa di seta dello stesso colore, con
che intendevasi ricordargli ch'era
il padre de' poveri, e il provvedi-
tore delle vedove, e de' pupilli, co-
me supremo amministratore del pa-
trimonio di Gesù Cristo.
Il sabbato di passione, ossia del-
la penultima domenica di quaresi-
ma, fu detto Sabbatiim vacansj e
dagli antichi rituali: Quando da-
tur eleemosyna sive fermentum in
consistono lateranensi . In questo
sabbato era la stazione a s. Pietro^
dove il Papa con pubblica cerimo-
nia dava r elemosina al popolo, e
faceva la solita lavanda de' piedi
a' poveri, non potendola anticamen-
te fare nel giovedì santo per l'oc-
cupazione delle lunghe funzioni. Per-
ciò dai greci fu chiamato ancora
il sabbato di Lazzaro, il che tro-
vasi scritto in un graduale di s.
ELE 157
Gregorio I con queste parole : Sab-
batunt vacansj quando dominus Pa-
pa eleemosynam dai. Si disse per-
ciò Sabbatum vacanSj perchè il Pa-
pa non andava alla visita della sta-
zione. In questo medesimo sabbato
nel Laterano si distribuiva ai sa-
cerdoti delle parrocchie e titolo di
Roma il fermento, ch'era il pane
benedetto, che si soleva distribuire
al popolo, e ciò si faceva in que-
sto giorno, perchè dovendo i detti
sacerdoti nella domenica seguente
celebrare le loro funzioni nelle pro-
prie chiese, non potevano assistere
al Pontefice. Questo fermento, al
dire del Baronio, vuoisi che fosse
di lievito benedetto dal Papa, e
di vide vasi alle parrocchie per far-
ne il pane fermentato da distri-
buirsi al popolo in segno di co-
municazione delle membra col loro
capo; cerimonia praticata da pa-
recchi vescovi nelle loro diocesi. A
questa antica pratica religiosa si
attribuisce l'origine della periodica
e giornaliera distribuzione del pa-
ne e del vino, che sino agli ultimi
anni del secolo decorso si praticò
costantemente nel palazzo apostoli-
co, nella distribuzione di pane e
vino , detta volgarmente parte di
palazzOj a' Cardinali, ed ai vescovi
assistenti al romano Pontefice, in
segno di comune fratellanza, e co-
municazione. Tale uso dalla beni-
gnità de' Pontefici fu esteso in be-
neficio dei loro intimi famigliari
eziandio, appellati palatini, cubicu-
lari ec, e di altri considerati quali
domestici del Papa. Ma il Ciampi-
ni, nel suo libro de perpetuo azy-
morum usu, parlando della limo-
sina, che dava il Pontefice nel pub-
blico concistoro lateranense, ovve-
ro in uno degli oratorii di quel
sagro palazzo, o anche nella sala
1^8 E LE
della pubblica udienza, dice, che era
la ss. Eucaristia , nel pane azzimo
consagrato, e per simbolo* di co-
munione ecclesiastica, chiamalo col
nome di fermento. Questo davasi
foise agli accoliti dai vescovi sub-
urbicari , acciocché nel giorno di
Pasqua, e nel tempo della messa
solenne lo ponessero nel calice, nel
proferirsi le parole : Haec com-
mixtio corporis , et sanguini^ Do-
mini, etc.y ed essi con i fedeli pre-
senti ne ricevessero parte, e si di-
stribuisse in segno della comunio-
ne col romano Pontefice, della qua-
le partecipavano.
11 nominato Pontefice s. Grego-
rio I, in memoria dei dodici apo-
stoli, ogni giorno serviva nel pro-
prio palazzo a pranzo dodici po-
verelli, e questa sua pietosa umil-
tà , e carità gli meritò , che un
angelo una volta fosse veduto assi-
so fra essi per decimoterzo. Donde
nacque il pio e lodevole costume,
praticato da molti Pontefici, d'im-
bandire ogni giorno il pranzo a
tredici pellegrini , come dicemmo
altrove, per lo più sacerdoti, sotto
la direzione del prelato elemosi-
niere. Di questo pranzo riparlere-
mo in seguito, per non interrom-
pere la narrativa dei Pontefici che
si distinsero nel fare limosine, di-
chiarando a quali si attribuisce
l'istituzione dell' eli mosineria apo-
stolica. Anche il Rinaldi all'anno
593 num. 60, celebra l'animo ca-
ritatevole di s. Gregorio I. Al-
cuni dissero che il Pontefice Co-
none, eletto l'anno 686, avesse un
suo particolare tesoriere o sacel-
lario , del quale uffizio parlammo
all'articolo Elenìosiniere (Vedi). Co-
Mone governò la Chiesa undici me-
si, e Pasquale arcidiacono, eh' è il
personaggio cui si attribuisce l'in-
ELE
carico di tesoriere, non solo insorse
contro di lui, per cui è noverato
tra gli antipapi, ma procurò anco-
ra di occupare simoniacamente la
cattedra apostolica in sua morte, e
nell'elezione di s. Sergio I, per lo
che sembra difficile, che avesse e-
sercitato in certo modo il pio uffi-
zio di limosiniere. V. Lodovico A-
gnello Anastasio, Istoria degli an-
tipapi, tom. I, p. i35 e seg.
Anastasio Bibliotecario celebra l'a-
nimo caritatevole de' Romani Pon-
tefici, padri universali de'poveri di
tutte le nazioni, dicendoci di san
Zaccaria creato l'anno 'J^i- " Hic
« beatissimus Papa statuii, ut cre-
« bris diebus alimentorum sum-
*» ptus, qui et usque nunc eleemo-
« syna appellatur, de venerabili
« patriarchio a paracellariìs (cioè
M dispensieri, che avevano la cu-
»» ra di distribuire ai poveri tut-
« tociò che rimaneva dalla mensa
« del Papa) pauperibus, et pere-
« grinis, qui ad b. Petrum moran-
« tur, deportetur, eisque erogetur.
>» Nec non et omnibus inopibus et
y> infirmis per universas regiones
» istius romanae Urbis constitutis,
» eandem similiter distribuì ipsam
« ahmentorum eleemosynam ". E
di Adriano l del 772 dice » Do-
» mucultam (cioè podere, tenuta, o
« colonia ) Capracorum cum mas-
« sis, fundis, casal ibus, vineis, oli-
« vetis, et aquimolis, et omnibus
« ei perii nentibus statuii per apo-
« stolicum privilegium sub magnis
» analhematis obligalionibus, ut
M omni die centum fraties nostri
M Christi pauperes, et etiam si plu-
»j res fiierint, aggregentur in pa-
» ti'iarchio Lateianensi , et con-
», slituantur in portico, quae est
>y jiixta stolam , qua ascendit in
» palriarchium, ubi et ipsi pau-
ELE
'» pcres depicli sunt, et erogen-
'» tur omni die per nianus u-
M nius fìdelissimì paracellarii eis-
^ dem pauperibus ; accipiens unus-
« quisque eoi um portionem panis,
»» atque portionem vini, etc. ". Os-
serva il Piazza, Opere pie di Roma,
p. 2 I, che la distribuzione del pane
la quale, siccome diremo, facevasi
due volte la settimana dall'elemo-
siniere comune nel palazzo vatica-
no, ebbe origine da s. Zaccaria,
che faceva dar da mangiare a tut-
ti i poveri, i quali concorrevano al-
la sua residenza, ovvero da Adria-
no I, il quale ordinò che ogni gior-
no si desse il pranzo a cento pove-
ri nel palazzo Lateranense.
I Pontefici s. Paolo I, e s. Grego-
rio ITI non furono meno caritate-
voli. Di s, Nicolò I narra il Rinal-
di, air anno 863, num. 90, che
sapendo egli secondo la sentenza
di s. Ambrogio, essere i poveri sol-
dati della Chiesa, si fece un pode-
roso esercito di essi, e riportando le
parole del citato Anastasio Biblio-
tecario, aggiunge : « Questo amico
*' di Cristo tenendosi scritto appres-
*' so di sé i nomi di tutti gli
*' zoppi, ciechi, e affatto deboli, e
»> in Roma dimoranti, con dili-
?' genza e studio somministrava
« loro il vitto quotidiano". S. Ni-
colò I provvedeva ancora gli altri
poveri, che avevano forze, dando a
ciascuno da desinare con tal ordi-
ne, che in capo della settimana
tutti venivano ad avere partecipa-
to delle sue sante limosine. Il Car-
dinal Adriano romano, il quale suc-
cesse neir 867 a Nicolò I col no-
me di Adriano II, nel di lui pon-
tificato ne imitava l'esempio nel
modo il più mirabile. Laonde il
medesimo Rinaldi, all'anno 867,
num. i4o, c'istruisce come avendo
ELE 1^9
un giorno ricevuto quaranta dena-
ri, ritornando a casa non potè en-
trarvi per la moltitudine de' pelle-
grini accorsivi come a granaio co-
mune. Allora, mosso di essi a pie-
tà, disse al suo palafreniere, che
nulla volendo di què' denari, bra-
mava che li dispensasse tutti. Ma
avendogli risposto che dandone uno
per ciascuno appena si contentava
un terzo, Adriano pieno di cari-
tà e di fede, soggiunse, che in vir-
tìi dì Cristo sperava si moltipli-
cassero a modo di dare tre denari
a ciascuno. E cosi fu, che anzi en-
trato in casa ne diede pure alla sua
famiglia, e gliene rimasero sei, che
divise col palafreniere ringraziando
Dio del prodigio. Egli era il padre
de' poveri, e il consolatore delle ve-
dove e de' pupilli, e la sua casa
era sempre aperta a' viandanti.
Della segnalata virtìi, e carità mu-
nifica di Adriano li, tratta anche
il p. Menochio al tom. Ili, pag.
100 delle sue Stiiore.
Il Papa Gregorio V del 996,
per le sue grandi virth e limosi-
ne, fu chiamato Gregorio il Mino-
re. In ogni sabba to egli soleva ve-
stire dodici poveri, come si ricava
dall'epitaffio del suo sepolcro: Pau-
peribus di\>es per singnla sahbata
vesfes divisit numero cautus apo-
stolico. Dice il mentovato Piazza,
che le vesti bianche, cui i Ponte-
fici fanno dare a quelli, ai quali nel
giovedì santo lavano i piedi, in me-
moria di quanto fece Cristo cogli
apostoli, ripetono la origine da
Gregorio V. S. Leone IX fu così
caritatevole, che fece mettere nel
proprio letto un lebbroso perchè
fosse pietosamente curato, e sicco-
me disparve da tutti, fu credulo
essere stato Gesù Cristo medesimo:
tanto si apprende dal Rinaldi al-
i6o E LE
Tanno io54, num. 47- Mirabili
pure furono la carità, e le limo-
si ne di s. Gregorio VII. Neil' Or-
dine romano XII, scritto da Cen-
cio Camerario sotto Celestino II,
eletto nel 1 143, si parla delle li-
jDOsine distribuite dal Papa, quan-
do dalla basilica vaticana si reca-
va alla lateranense per prendervi il
possesso, e come nella seconda fe-
sta di Pasqua cavalcando, in cin-
que luoghi facevasi il gettito, o la
dispensa delle monete, per allon-
tanare la moltitudine dalla sagra
sua persona. Siccome poi ciò face-
vasi dai curiali del Papa, se ne
fa parola all'articolo Curia Ro-
mana (Vedi). Il primo gettito di
denari si faceva neil' atto di par-
tire, il secondo in Parione, il ter-
zo in Pigna, il quarto presso san
Marco, il quinto vicino alla chiesa
di s. Adriano nel foro romano.
Per detti curiali si debbono inten-
dere gli antichi giudici, difensori,
ed avvocati della curia romana.
Nelle posteriori descrizioni de' pos-
sessi si legge, che il maresciallo del-
la curia, chiamato Saldano, caval-
cava dopo il magistrato romano,
e prima del decano della rota, a-
vente ai lati della sella due sacchi
di monete, come carlini, baiocchi,
e quattrini, e ne faceva dispensa,
e gettito a monte Giordano, pres-
so s. Marco, vicino a s. Adriano,
e in altri luoghi, cioè ove incon-
tra vasi molto popolo, acciocché
occupandosi nel raccogliere il de-
naro, facesse largo alla processione
o cavalcata, altrimenti la folla l'a-
vrebbe impedita, o rilardata. Qui
vogliamo avvertire, che parleremo
pur in fine del gettito del denaro,
il quale facevasi nella coronazione,
e nel possesso, e che in quello pre-
so da Leone X lungo la cavalcata
ELE
volle gettare il denaro d. Ferran-
do Porre Iti chierico di camera, di-
cendo che apparteneva a'chieiici di
camera, ma ciò non era vero, poi-
che tale uffizio spettava al sol-
dano, o maresciallo, ovvero al da-
tario del Papa , come afferma il
cerimoniere de Grassi presso il p.
Gallico, Ada Caereni.
Neil' Ordine romano XII sud-
detto, parlandosi della solenne men-
sa, che aveva luogo nel triclinio
lateranense, dopo avere il Papa ce-
lebrate le tre messe, si trova e-
spressamente nominalo il di lui
elemosiniere, perchè si legge: »» Eo-
M dem die omnes poenitentiarii
« cum eorum famulis, et eleemo-
» synarius hebdomadarius, et vice-
M cancellarius, cum tota cancelle-
w ria veniunt videre Papam, et
» Papa dat omnibus species et vi-
» num ".
Innocenzo III stabilì una rego-
lare limosina ai poveri di Roma,
nonché ai pellegrini, che in gran
numero ad essa accorrevano. Da
lui pure abbiamo menzione dell'e-
lemosiniere, leggendosi nella sua
bolla al rettore, ed ai frati del-
l'ospedale di s. Spirito: « Jube-
»3 mus, ut prò mille pauperibus
M extrinsecus advenantibus, et tre-
*' centis personis intus degentibus,
» decemseptem librae usualis mo-
M netae (ut singuli accipiant tres
» danarios, unum prò pane, alte-
« rum prò vino, aliuraque prò car-
>ì ne) ab eleemosynario summi
M Pontificis annuatim vobis in per-
>» petuum tribuantur ".
Vogliono alcuni , che il beato
Gregorio X, creato Pontefice nel
127 1, regolasse e sistemasse l'ele-
mosineria apostolica, e dichiarasse
alquanto le attribuzioni dell'elemo-
siniere, od elemosinieri del Ponte-
ELE
fìce. Certo è, eh' egli era assai
compassionevole verso i poveri, ed
a tale effetto nel suo libro de' ri-
cordi teneva registrati di propi'io
pugno i nomi delle persone biso-
gnose di soccorso, aftine di far lo-
ro giungere con piìi frequenza, e
sicurezza l'opportuno aiuto. Al
medesimo Gregorio X atlribuisco-
lìo la solenne limosina, che si fa-
ceva presso la chiesa di s. Maria
in Campo santo, che però Tolo-
meo da Lucca, vescovo di Torcel-
lo , il quale visse al suo tem-
po , negli annali scrisse, all'an-
no 12 74) ^i Gregorio X: » Fuit
>» enim in vita mirae honestalis,
3> uec intendebat pecuniaium lu-
>' cris, sed pauperum eleemosynis.
» Unde primus fuit, qui solemnem
*> ordinaviteleemosynam in Romana
»» Curia". Nell'Ordine XIII, eh' è
il cerimoniale romano pubblicato
dal medesimo Gregorio X, si pre-
scrivono nelle solenni cavalcate del
Pontefice pressoché i medesimi riti,
e le consuetudini descritte negli Or-
dini del canonico Benedetto, e da
Cencio Camerario. Per ciò, che ri-
guarda alla distribuzione delle mo-
nete o limosine al popolo, si legge
come segue: « Dopo che il Papa
}> sarà coronato sulle scale della
3> basilica di s. Pietro, et redit ad
*' lateranum per viam Papae, et
»i postquam equilaverit, fit ibi in
» eodem loco jactus pecuniae per
« senescalcum ( soldano, o mare-
»» sciallo della Curia Romana ), vel
» per alium ter, et post Papam
j» projicit. Iteni quum pervenit ad
« Turrim Stepliani Petrì, qui est
*' Parionis, et hodie dici tur Tiirris
f> de CampOj unus de familia Pa-
» pae facit ibi ulium jactum, stan-
« do in aliquo loco eminenti ....
« Similiter dum pervenerit ad pa-
VOL. XXI.
ELE i6i
« lalìum Cenci Muscae in Pugna^
>* nnus de familia Papae de dicto
>t palatio facit unum jactum, quum
« pervenerit ad s. Marciim. Simi-
» liter quum pervenerit ad s. A-
» drianum, facit alium jactum,
« stando in fenestra palati i s. Mar-
*i linae; et sic venit ad plateam
>y lateranensem . . . .". Ecco adun-
que un altro monumento dell' an-
tichità del pio uso tuttora in vi-
gorCj della distribuzione delle li-
mosine, che, come superiormente
si è accennato, fa l'elemosiniere, o
altri in sua vece, ne' luoghi ove si
reca il Papa, e per sino lungo la
strada per dove cammina a piedi,
lasciando ovunque traccie di bene*
ficenza, e di animo caritatevole.
Nella lettera d' Innocenzo VI ,
Papa residente in Avignone, dell'an-
no i36i , che si legge presso il
Martene, nel tomo II degli Aned-
doti col. 9o5, si fa menzione del
suo ospizio sagro ( V. Maestro del
SAGRO Ospizio ), e dell' ospizio di
Pagnotta j e dice di questo, che es-
sendovi in quell'anno maggior con-
corso di poveri tanto della curia
romana (cioè di Roma), quanto
delle vicine parti o paesi, attesa la
carestia delle biade, ordinò che si
dessero prima seimila moggi di fru-
mento per uso della città, e di più
altri seimila moggi. Questa voce
Pagnotta è latina, ed è usala a si-
gnificare la casa di elemosina. Ne-
gli antichi cerimoniali, e diari, si
fa frequente menzione àe frati del*
la Pignotta, de Pignotta fratres,
come dal Mabillon, Mus, Italie,
tom. Il, p. 257, 4^6, e dal Gaje-
tano presso lo stesso Mabillon a
pag. 358. Questi frati della Pa-
gnotta, chiamati pure de Prognata ^
e de Pignola y si legge eh' erano
persone incaricate di preparare, u-
1 1
iGa ELE
nitamenle al tesoriere, gli oggetti
occorrenti al Pontefice per la la-
vanda del giovedì santo. Il Mura-
tori, nella dissert. XXVIII, p. 6o5,
parlando dei fratres de Pagnolta^
dice eh' erano fratres de Pagnotta
Ordinis s.Benedicti^ ecclesiam s. Bla-
sii in via Jidia incolehant ; cura-
hant etiam corpus Ponti flcis defun-
cti. Hodie hujusmodi curani liahet
sacrista Papae Ordinis s. Augasti-
ni. Anche Pietro Amelio, il quale
fu sagrista di Gregorio XI, di ciò
parla nell'Ordine XV presso il Ma-
billon citato, descrivendo minuta-
mente le incumbenze dei frati del-
la Pagnotta, o della bolla (de' quali
si tratta all'articolo Cancelleria a-
postolica (Vedì)j e dice che doveva-
no provvedere e preparare le cose,
le quali servivano per lavare il ca-
davere del Pontefice , facendo uso
di erbe odorose, ed aromi, con cui
condizionavano il corpo. V. il Plet-
temberg, Notitia congregationnm, p.
72 : Eleemosynarii Papae y et poe-
nitentiarii s. Petri lavant cadaver
defuncti Pontijicis. In altre simili
memorie si legge, che tutti i pe-
nitenzieri si radunavano presso il
cadavere del Papa, e con divozio-
ne, diligenza, e decenza, insieme ai
Cubiculari (Vedi), ed all'elemosi-
niere, lavavano su d' una tavola il
corpo del Papa, acciò non esalasse
cattivo odore, e gli baciavano i pie-
di, incombendo airelemosiniere la-
vare le parti più nobili. In ultimo
si aggiunge, che facendo talvolta la
lavanda i frati della Pagnotta col-
l'elemosiniere, ad esso appartenes-
sero nella distribuzione delle limo-
sine, e del pane, donde forse pre-
sero la loro denominazione. Quin-
di si deduce esservi stata una casa
d'elemosina presso il palazzo apo-
stolico, ove Telemosinieie co' detti.
ELE
frati distribuiva pane, e limosine ai
poveri, per cui si è qui voluto in-
dicare chi fossero tali fiati addetti
air antica elemosineria apostolica.
Vuoisi ancora, che le medaglie, le
quali ora si danno dal Papa a quelli
cui lava il piede, ricevendole dalle
mani del tesoriere, abbiano avuto
origine dalle limosine di due soldi
e dodici denari, che si davano ad
ogni suddiacono, cui il Pontefice
aveva lavato i piedi ; la qual limo-
sina era pur somministrata dal te-
soriere alla limosineria apostolica.
Adunque, per quanto si è ripor-
tato, e per quanto andiamo a di-
re, già nel secolo XIV esisteva l'e-
lemosiniere del Papa, con elemosi-
neria, ed individui ad essa addetti,
siccome pur sembra potersi ritene-
re, che ai secoli precedenti XII, o
XIll l'uffizio dell'elemosiniere fosse
tra i cubiculari, e i domestici del
Pontefi'ce. Da un codice Vaticano,
riprodotto dal p. Galtico, Acta ec.
pag. 263, si rileva qual fosse la
famiglia pontifìcia al tempo di A-
lessandro V del 14^9» il cui §
XVII, Eleemosynarius, è del tenore
seguente.
M Item summus Pontifex con-
« suevithabere eleemosyiiarium ec-
» clesiasticum, idoneum, piuin, de-
« votum, et caritativum, ad cujus
>i officiuin spectat miserias paupe-
« rum, et alioruni desolatoruni
>i curiam sequentium saepe ad me-
« moriam Domini nostri reducere,
« et prò eis intercedeie. Itein de-
« bet sellici tare de eleemosynis
» fiendis pauperibus, praelatis vi-
» delicet mendicanlibus, religiosis,
>* et aliis locis piis , et quod per-
« sonis necessitatis eleemosyna lar-
« giatur, et signanter in solemnio-
« ribus festivitatibus. Item debet
« prò pauperibus in curia oppres-
ELE
sìs intercedere, et semper, et con-
tinue opera pietatis , et miseri-
cordiae diete Domino nostro per-
suadere. Item quando summus
Pontifex equitat, consuevit post
eumdem in habitu decenti super
mula de palafrenaria equitare ,
et missalia (forte leg. missilia)
projicere, prout congruit officio.
Item ipse non consuevit commu-
ni ter habere cameram in pala-
tio apostolico, sed tamea eidem
prò se, et uno servitore provi-
sio dari debet, nisi alias suffi-
cienter abundaret. Item moris
est, et fuit, quod prior s. Anto-
nii curiae romanae intrat pala-
tium quando prò prandio cam-
pana pulsatur, et in tinello, vel
camera, in qua prandere debet,
vel alio loco propinquo ponit va-
sa sua ordinata prò eieemosyna
recìpienda , et stat ibidem, dum
Papa prandet, et quidquid pa-
nis, vini, et cibi levatur de men-
sa Domini Nostri Papae, et alio-
rum coram eo comedentium, de-
bet recipere de manu levantis,
et ponere in dictis vasis. Post
prandium vero statini debet re-
cedere, et pauperibus in hospi-
tali jacentibus eleemosynam per
ipsum receptam fideliter distri-
buere; et iste non habet slipen-
dium, nec cameram in palatio,
nec etiam victum, nec prò vieto
suo aliquam portionem ; sed vi-
vit de emolumentis sui priora-
tus, quae magna solent esse. Iste
etiam debet sequi Dominum iVo-
slrum Papam, quocumque vadit,
prò suo officio faciendo. Iste e-
tiam debet habere curam ani-
marum omnium (quid hoc vo-
cabulo designetur , non omnino
constat, de extraneis forte expo-
ni potest. Edita aliud vocabu-
ELE i63
>» lum usurpnnt festarioriim ) fo-
»» resanorum, et eisdem solet sa-
»» cramenta ministrare ".
Se nel secolo XIV si distinse
nella carità vei-so i poveri il vene-
rando Pontefice Urbano V, nel XV
meritano speciale lode Nicolò V, e
il successore Calisto III grandi li-
mosinieri. Sotto il pontificato di
Sisto IV, ed alla regina di Cipro
Carlotta alcuni attribuiscono l'ori-
gine della limosina, che facevasi
due volte la settimana, cioè il lu-
nedì, e il venerdì in campo santo
presso la chiesa di s. Maria, colla
distribuzione di pane e vino a tutti
i poveri dei rioni di Roma. Ciò
non è vero, per quanto riporta il
Torrigio nell' opera, le sagre grotte
vaticane a pag. 288 e seg. Ma sic-
come dobbiamo dire di questa li-
mosina, fatta solo per paterna dis-
posizione de' Pontefici , e non per
testamentaria disposizione della re-
gina, prima daremo un cenno di
detto luogo e chiesa dove facevasi,
siccome rammentati dagli scrittori.
La chiesa di s. Maria della pie-
tà in campo santo , esistente presso
la basilica Valicarla, fu cosi chia-
mata perchè congiunta ad un ci-
miterio, dove l' imperatrice s. Elena
lasciò parte d'una quantità di ter-
ra del monte Calvario, che seco
portato avea da Gerusalemme , da
dove vuoisi che pure ne portasse-
ro i pellegrini, i quali dopo avere
visitato i santuari di Terra santa,
recavansi a Roma, come luogo sta-
bilito alla sepoltura dei pellegrini
che in Roma morivano, laonde ivi
si raccolse una gran quantità di
ossa, da cui prese nome la conti-
gua chiesa. Questa venne eretta dal
Papa s. Leone IV dell' 847, quan-
do edificò la città Leonina, e venne
dedicala al ss. Salvatore, per cui fu
i64 ELE
detta de ossibus^ ma poi prese il
nome che porta ancora, dopo che
vi fu eretta verso il i46o la con-
fraternita detta della Pietà di cam-
po santo, dagli alemanni, fiammin-
ghi, e svizzeri, massime della guar-
dia del Papa, sotto il titolo dell'Im-
macolata Concezione della Vergine
Maria, che arricchita venne di gra-
zie, e privilegi da Leone X, come
abbiamo dal Piazza, Opere pie p.
5 io; e come pure osserva il Pan-
ciroli, Tesori nascosti di Roma, p.
487. Dice questo ultimo, che ivi
era prima l' ippodromo dei cavalli
di Nerone, e che tre buone opere
furono presso la chiesa stabilite ,
cioè la prima nel mentovato soda-
lizio, il quale per carità dava l'a-
bitazione ad alcune povere donne
inferme; la seconda del pranzo, che
ogni giorno facevano quivi imban-
dire i Pontefici a dodici poveri ;
la terza del pane e vino , che di-
stribuivansi a' poveri nei lunedi ,
e venerdì, mentre negfi altri gior-
ni dell'anno distribuivasi sale , ed
altro. II sodalizio tuttora fiorisce,
n'è protettore il Cardinal Federi-
co Giuseppe Schvrartzenberg arci-
yescovo di Salisburgo, ma la limo-
sina delta di Camposanto^ e i pran-
zi ai poveri ora più non si fanno.
Che la limosina di Camposanto
fosse di antica istituzione pontifi-
cia, oltre diversi scrittori , chiara-
mente lo affeima Teodoro Amide-
nio, de pietate Romana, par. I^ e.
8. con queste parole: » Summo-
>» rum Pontifìcum liberalitate sin-
» gulis dìebus veneris in honorem
« dominicae passionis , et diebus
*' lunae distribuitur panis et vinum,
» et quidem satis abundanter fere
M duobus pauperum millibus ". Al-
, trettanto confermano e il citato Tor-
rigio parlando della regina Carlot-
ELE
ta, ed il Piazza al cap. V, Della
limosina di Camposanto , ed altri,
che hanno registrato le azioni se-
gnalate di carità in ogni tempo
esercitate dai sommi Pontefici , i
quali quanto più abbondarono di
rendite ecclesiastiche, tanto più fu-
rono generosamente liberali verso i
poveri. Tale limosina distribuivasi
appunto presso la chiesa di s. Ma-
ria in Campo santo, come si rile-
va dai libri dell'archivio del palaz-
zo apostolico, cioè in quelli da Pao-
lo III in poi, perchè quelli delle
epoche precedenti furono bruciati
nel famoso sacco di Roma dell'an-
no 1527. Tale libro porta la data
del 1549, ^^ altrettanto si legge
ne' successivi, anche del tempo del-
la sede vacante. Vero è però, che
il numero de'poveri, a' quali dal
Pontefice si dava tale limosina, non
era così copioso come al presente,
giacché in un ruolo del i566, in
cui regnava s. Pio V, Papa som-
mamente limosiniero, si legge che
l'elemosina del venerdì in Campo
santo fu ridotta per bocche cm-
quantasei al dì, mentre poi arrivò
al numero di centinaia, e migliaia.
Nei medesitni registri palatini si fa
memoria dei pranzi, che ogni gior-
no si facevano a tredici poveri nel-
la casa contigua al campo santo ,
dicendoci il citato Amidenio; « Po-
>» ne temphim s. Mariae Campi
-V sanati est ampia domus, in qua
>i Pontificum instituto quotidie éx-
>» cipiuntur in prandio tredecim
« pauperes a duobus sacerdotibus
» illi officio praefectis ". Questi e-
rano gli elemosinieri comuni , co-
me comuni erano quelli , che dis-
pensavano la suddetta settimanale
limosina, tutti però sottoposti al-
l' elemosiniere maggiore. Narra il
sopraddetto Torrigio a pag. 295,
ELE
che Papa Urbano Vili, per mag-
gior decoro, fece trasferire la dispen-
sa di tali limosine nel palazzo va-
ticano, dove s' incominciò a dispen-
sarle nel 1629 a' 3 settembre in
lunedì, essendo allora lo stesso Tor-
rigio deputalo dal Pontefice a que-
sta distribuzione , cioè di pane e
vino nel lunedì e venerdì, non che
alla benedizione della tavola di det-
ti tredici poveri forestieri, e parti-
colarmente oltramontani trattati lau-
tamente, i quali portavano via gli
avanzi ne' loro paesi per divozione,
magnificando la carità del Ponte-
fice romano. 11 Piazza dice, che ai
suoi tempi ancora sì vedeva il luo-
go dove si dava da mangiare ai
detti poveri in Campo santo: e
quello, in cui venne trasferito, era
in una delle sale dove prima stava
la libreria vaticana, già abitazione
del celebre Platina. 11 Chattard ,
Descrizione del Faticano, p. 3 io,
e seg., parlando del forno dei po-
veri, e di tali pranzi, dice che ad
ognuno de' tredici commensali da-
vansi poi due Agnus Dei benedet-
ti ; e che in vece del vino a' po-
deri Tennero dispensati paoli quat-
tro a testa per ogni mese, avver-
tendo che tale officio di presidenza
passò da monsignor maestro di ca-
sa, a monsignore elemosiniere di
Sua Santità. Tali pranzi durarono
sino a Pio VI , e dopo di lui ai
nostri giorni, sotto la direzione di
monsignor limosiniere, furono ri-
stabiliti da Leone XII , e si face-
vano nella credenza segreta di lui,
assistendovi talvolta il Papa. Dopo
la tavola davasi ad ogni commen-
sale una medaglia di argento be-
nedetta dal Pontefice.
Sotto Urbano Vili, la limosina
si fece nel palazzo apostolico in
luogo preparato, presiedendovi tal-
ELE 165
volta il maggiordomo del Papa,
allora pur chiamato maestro dì ca-
sa. Egli regolava la distribuzione
del pane, e del vino in modo, che
al terna vansi ogni quattro mesi i
rioni della città, e si rilasciava per
conseguirla ai poveri di essi, una ce-
dola stampata collo stemma ponlìfi-
cio.e sottoscritta di mano del prelato.
Clemente IX costantemente as-
sistette alla quotidiana mensa dei
poveri ; ed Innocenzo XI regolò
meglio la distribuzione del pane e
del vino, ed in modo, che in ogni
quadrimestre dell' anno venisse frui-
to da tutti i poveri di Roma, pur-
ché onesti, timorati di Dio, e pur-
ché frequentassero la dottrina cri-
stiana quelli, che fossero in giova-
nile età. Siccome il Pontefice In-
nocenzo Xll, per le grandi opere
in vantaggio della misera umanità,
ebbe il glorioso titolo di Padre dei
po\'eriy e diede migliore regolamen-
to alla elimosineria pontificia, così
coir autorità del Piazza, che nel suo
pontificato, e nel 1698 pubblicò in
Roma V Eusevologio, ovvero delle
opere pie di Roma, prima di par-
lare dello stato di quel Pontefice,
è indispensabile che qui si dia un
cenno di quanto praticavasi allora,
secondo che da quel dotto scritto-
re viene desciitto nel trattato primo,
cap. II, Della limosina del Papa.
Non solo il Pontefice distribuiva
a mezzo del suo limosiniere, le li-
mosine quando recavasi in qualche
luogo, e in altre circostanze, ma
per le mani di detto elemosiniere
maggiore, capo allora di molti altri
secreti a beneplacito del Papa, fa-
ceva distribuire mensilmente scudi
diecimila. Questi erano divisi tra i
poveri vergognosi, ospedali, moni-
steri, conventi, conservatorii, e luo-
ghi pii di Roma, come risultava da
itìS ELE
regolnri registri. Eravi la limosina
del pane, che due volte la settima-
na distribuì vasi da un sacerdote,
con titolo di elemosiniere comune^
nel palazzo apostolico vaticano a
tutte le famiglie bisognose della
città, il cui importo ascendeva ad
annui scudi seimila. Eravi la limo-
sina, detta comune, dispensata a
nobili famiglie povere, ed altre ci-
vili, e bisognose, da un altro eie-
mosiniere apostolico, che pure a-
scendevano a circa annui scudi sei
mila. Se ne teneva registro da un
segretario deputato, perchè cessan-
do in alcuni il bisogno, ed altri
morendo, altri potessero venir so-
stituiti. Nelle feste principali del-
l' anno, ed erano ventisei, nel ser-
raglio, o cortile incontro al palazzo
apostolico Quirinale, si distribuiva
da un limosiniero a ciò deputato
ad ogni povero di qualunque ses-
so, età e condizione, mezzo grosso
per testa, ciò che importava più
di altri sei mila scudi all'anno. Si
davano caritativi soccorsi per faci-
litare le vocazioni di quelli, che si
volevano fare religiosi, o monache.
11 mantenimento e le limosine, che
davansi a ventisei maestre, per inse-
gnare alle zitelle i lavori donneschi, e
le faccende domestiche, calcolandosi
paoli quarantacinque mensili per ogni
maestra avente l'obbligo d'insegnare
a trenta zitelle, comprese le dieci
pagnotte, che per ogni mese davansi
a cadauna maestra, importavano da
mille, e duecento scudi 1' anno.
Altre limosine, che il Papa, a
mezzo del suo elemosiniere segreto,
faceva passare a diversi poveri, e
famiglie vergognose note al solo
Pontefice, ascendevano a tre mila
scudi al mese. Avendo s. Pio V
assegnati due mila scudi al mese
per altre limosine, queste a mezzo
ELE
dell' elemosiniere maggiore, distri-
buivansi nelle quattro feste prin-
cipali, cioè Natale, Pasqua di Ri-
surrezione, ss. Pietro e Paolo, ed
anniversario della coronazione del
regnante Pontefice. llFanucci, Trat-
tato di tutte le opere pie dell'al-
ma città di Roma, ivi pubblicato
nel 160 r, a p. 11 , dice ch'erano
due mila scudi d'oro, i quali, se-
condo la disposizione del santo Pon-
tefice, distribuivansi dai visitatori
dell' elemosiueria nelle solenni ri-
correnze dell'anno in sussidii di
paoli tre, perciò chiamata la limO'
sina del testone. Il Piazza, parte
li, cap. XV, p. 1 36, racconta, che
per togliere ogni confusione e dis-
ordine, nella distribuzione delle e-
lemosine, le quali si davano nel
palazzo apostolico, nel 1602, ordi-
nò Clemente VI IT, che per infor-
mazione de' memoriali, che si da-
vano, si destinassero in ogni par-
rocchia due gentiluomini, i quali
bene informati delle qualità, e dei
bisogni dei supplicanti, dicessero
chi meritasse soccorso, acciò non
fosse lor tolto da quelli cui non
competeva. Dai libri dei tesorieri
segreti dei Papi, al dire del me-
desimo Piazza, si rilevò, che dispen-
savano nella loro immensa carità
cento mila scudi, in limosine stra-
ordinarie a povere zitelle, a per-
sone di nobile e civile condizione
tanto romane che straniere, senza
eccezione di persone. A' religiosi
mendicanti dalla pontifìcia dispen-
sa davasi pane, vino, sale, legumi,
paglia pei letti, carne, polli, ed al-
tre provvisioni pegl' infermi.
Stato presente delV eleniosineria a-
postolica, e del prelato eleniO'
siniere segreto.
Oltre quanto si è detto in print
ELE
clpio di quest'articolo sulle prero-
f^ntive, e giurisdizioni del rispetta-
bile, e pietoso uffizio dell' elemosi-
niere pontifìcio, organo, e mezzo
delle private beneficenze del Papa,
qui appiesso riporteremo l'odierno
suo stato, ed altro che lo riguarda.
Tra gli stabilimenti pubblici di o-
pere pie, in Roma ha il secondo
luogo la eliraosineria apostolica,
presieduta da monsignor elimosi-
niere segreto del Papa. Siccome la
elemosineria divide la città in un-
dici sezioni, che chiamansi visite^
cosi ciascuna visita abbraccia due,
tre, quattro, e cinque parrocchie,
per cui undici ecclesiastici sono
dall'elemosiniere preposti a presie-
dere alle vi.?zfó, onde prendono il
nome di Visitatori. Tale riparto,
come principalmente riguarda le
spezierie, i medici, e i chirurghi
pagati dall' elemosineria a vantag-
gio dei poveri infermi, vi ha un
medico ispettore generale di tutte
le visite. Inoltre la elemosineria
apostolica ha un segretario eccle-
siastico, un computista laico, con
altri addetti alla segreteria, e com-
putisteria.
La elemosineria apostolica, prima
dell'invasione straniera del 1798,
aveva annui scudi cinquantaquat-
tro mila, e dopo il ripristinamento
del pontifìcio governo sino al 1826,
epoca in cui Leone XII istituì la
commissione dei Sussidj (P^edi),
aveva annui scudi trenta tremila-
trecento venti. Questi fondi in an-
nui pagamenti provenivano 1° dal-
la dateria apostolica in scudi ven-
tiqualtromila e seicento, più scudi
tre mila per la distribuzione del
lesione per Pasqua, e Natale; 2.°
dall' impresa generale de' lotti, in
scudi quattromila ottocento; 3,° dal-
la reverenda camera apostolica per
ELE 167
compenso della partita Camerarìus,
scudi ottocento ; 4.° dall'amministra-
zione degli spogli nel due per cen-
to suir avanzo netto dell' incamera-
zione de'medesimi, valutandosi un
anno per l'akro scudi centoventi.
Con tali somme la elemosineria sos-
teneva tutti i pesi fìssi dell'azienda,
e la distribuzione mensile delle li-
mosine straordinarie, compresi i
paoli quindici che si dispensavano
qualunque volta usciva il Pontefice,
nella sola prima chiesa, o luogo
ove smontava. Anzi Pio VII ne-
gli ultimi anni del Pontificato, non
volendo confusione di poveri, quan-
do andava in qualche chiesa, ordi-
nò che i paoli quindici si distri-
buissero nel cortile della panette-
ria, ch'è contiguo all' uffizio della
elemosineria apostolica, ai soli po-
veri vecchi, e veramente bisogno-
si. Ogni martedì l'elemosiniere ri-
feriva a Pio VII i memoriali, che
avea rimessi col rescritto : A mon-
signor Elemosiniere che ne parli,
e la maggior somma che si dava
ad ogni supplicante di tali memo-
riali, era di otto o dieci paoli, e
qualche rara volta giungeva a pao-
li quindici. Le suppliche, colla det-
ta particolare remissione, si ridu-
cevano a dieci, o dodici in circa
per ogni settimana. A tutte le al-
tre poi ricevute dall'elemosiniere si
assegnavano due, o tre paoli per
ciascheduna, in maniera che non si
distribuivano più di scudi cinquan-
ta per settimana, se non fosse man-
cato il denaro pel resto del mese.
A Natale però ed a Pasqua pres-
so l'elemosineria apostolica si te-
nevano le cassette aperte per quin-
dici giorni, ed in ciascuna di det-
te solennità si davano cinquemila
testoni a cinque mila suppliche,
che si sceglievano fra quelle, le
i68 ELE
quali erano state presentate, dis-
pensandosi poi i testoni dai rispet-
tivi visitatori deirelemosineria, ognu-
no ne'limiti delle loro sezioni. Co-
si procederono le cose a tutto il
Pontificalo di Pio VII.
Nel gennaio 1824 Leone XII
assegnò all'elemosineria sulla cas-
sa de' lotti scudi quattrocento al
mese , che uniti agli scudi due-
centocinquanta formavano la som-
ma di scudi seiceiitocinquanta al
mese per la suddetta distribuzio-
ne di limosine. Questo aumento
produsse nei falsi poveri una spe-
cie di speculazione, portando in fol-
la all'elemosineria i memoriali. Vo-
lendo Leone XII porre rimedio
al disordine, istituì la commissione
de' sussidi, e deputò una congrega-
zione di varie persone a quest'og-
getto sotto la presidenza di un
Cardinale, fra le quali l'elemosinie-
re prò tempore. Tale commissione,
decretata nel 1 826, incominciò ad a-
gìre col primo gennaio 1827 ; quin-
di tutte le Casse, che davano sus-
sidi furono chiuse: ciascuna però
ebbe ordine di dover contribuire
alla commissione de'sussidi una de-
terminata somma annuale. Ogni
rione ebbe un prefetto, ogni par-
rocchia un deputato , ed una de-
putata i quali, in unione al par-
roco, dovevano riferire, se chi do-
mandava sussidio n'era veramen-
te degno, facendo perciò anche
le visite domiciliari. Al prefetto
regionario venne concessa la facol-
tà di provvedere ai casi di urgen-
za. Allora Leone XII, avendo in-
corporati i suddetti scudi trenta-
tremila trecentoventi, che incassa-
va l'elemosineria nella commissio-
ne de' sussidi , obbligò questa a
somministrare in vece alla elemo-
sineria annui scudi quindicimila
ELE
seicento per gli antichi pesi fissi,
ed annui scudi seimila a libera dis-
posizione del Papa, formando in
tutto la somma di scudi ventun-
mila seicento, che divisi in rate
mensili vennero dall' elemosineria
introitati per tutto il pontificato
di Leone XII. Successo Pio Vili
a Leone XII, egli non volle che- le
casse di dateria, e dei brevi corris-
pondessero più alla commissione
de'sussidi l'annua quota stabilitn, né
volle che la dateria in rate men-
sili somministrasse all'elemosineria
annui scudi ventidue mila ottocen-
to; indi dispose pure, e per mez-
zo del Cardinal segretario de' me-
moriali incominciò a fare rimette-
re all'elemosineria le suppliche dei
sussidi, senza però accrescerle alcuna
somma, limitandosi coi soli scudi
cinquecento mensili, che Leone XI [
avea riservato alla disposizione dei
Pontefici per scerete limosine, ed
avendo anzi fatto su di essa alcu-
ni assegnamenti vitalizi per circa
scudi cento mensili.
Assunto, nel i83r, al pontifi-
cato il regnante Gregorio XVI^ se-
condando gì' impulsi dell'animo suo
caritativo e generoso, e prendendo
in saggia considerazione le circo-
stanze de'tempi, ordinò che si des-
se dall'elemosineria più che si po-
tesse, e che, detratti i pesi fissi, ed
i mensili assegnamenti, i residuali
scudi cinquemila circa si erogassero
in limosine, cioè nelle sue sortite, ed
in limosine settimanali ai rescritti
che settimanalmente fa, non meno
di uno scudo; ed inoltre, che l'elemo-
siniere distribuisse il residuo più o
meno secondo la qualità delle perso-
ne, e de' loro bisogni. Bramoso poi,
che i sussidi fossero goduti dai veri
e meritevoli poveri, fece scrivere dal
Cardinal vic^irio di Roma una let-
KLE
tera circolare, a tutti i parrochi
della città perchè, siccome dall'at-
lestato, cli'essi avessero fatto sulle
suppliche si sarebbe regolata la li-
mosina, così tuli attestati dovesse-
ro indicare se fosse vero l'esposto,
se i su|)plicanli fossero di buoni,
ed onesti costumi, ed altre circo-
stanze relative; quindi, a mezzo del
prelato tesoriere, fece aggiungere
alla limosineria, e dalia cassa dei
lotti, annui scudi mille duecento,
ed in caso di bisogno non ha man-
calo farle somministrare altre som-
me straordinarie, massime nei viag-
gi, e nelle villeggiature.
Ora passiamo ad indicare i prin-
cipali pesi fìssi dell' elemosineria;
I." la distribuzione delle limosine
per l'anniversario della coronazio-
ne del Papa regnante; i° i me-
dicinali, che fa somministrare ai
poveri infermi da alcune spezierie;
3." le page ai medici ed a' chirur-
ghi, non che i litotomi pei- curar-
li, mentre prima pur stipendiava
le ostetrici; 4-° '^ stipendio mensi-
le ai maestri regionari, ed alle mae-
stre pie pontifìcie, che in numero
di venti sono divise pei quattordici
rioni della città di Roma ; 5." il
pagamento dei trasporti dei pove-
ri malati agli ospedali di Roma in
ragione di baiocchi venticinque per
ogni trasporto di malato dimoran-
te in Roma, e di baiocchi sessanta
pegl'infermi dell'agro romano; G.**
la limosina di scudi cinque ad ogni
israelita , e paoli venticinque ad
ogni maomettano, che viene alla
santa fede, oltre circa annui scudi
mille trecento, cui impiega per la
solenne esposizione del ss. Sacra-
mento, che si fa nella aippella
Paolina del Vaticano, la prima do-
menica dell'avvento, come dicesi nel
volume IX, p. 94 eseg. del Diziona-
ELE 169
no, e per la funzione sagra del sepol-
cro, che nella detta cappella ha luo-
go nel giovedì, e venerdì santo, come
si descrive nel voi. Vili di questo
medesimo Dizionario, a pag. 298,
294, 295, e 3 r r. Fra le altre spe-
se poi vi sono le mediigfie di ar-
gento, che si coniano per la festa
de' ss. Pietro e Paolo, da dislii-
buirsi ai visitatori, e ministri del-
la limosineria. In sede vacante
poi, secondo la costituzione di Cle-
mente XI J, J postola tus offìcium,
de' 4 ottobre 1732, monsignor
elemosiniere del Papa defunto con-
tinua a distribuire le solite limosi-
ne, restando soggetto al sagro Col-
legio, ad quem effectuni consueta
mandata a trihus Cardinalibiis in
ordine priorihiis seu deputatis eX'
pendianlur j come dice la bolla.
Inoltre lo stesso Clemente XII, col
chirografo Avendo Noi ec. dei
24 dicembre 1732, avendo attri-
buito il denaro, che prima si dava
nelle sede vacante a' conservatori,
e a' caporioni di Roma per distri-
buire in limosine, all' elemosuiiere
del Papa defonto, per farne lo stes-
so uso, così fece ch'ei continuasse
nella sede vacante l'esercizio della
carica, leggendosi perciò al num.
9 del chirografo : » E siccome
>i avanti le tre prossime passate
» sedi vacanti (del 172 1, del 1724,
« e del 1730), attesoché cessa va-
*> no, e r ullìzio di elemosiniere
« e quell'elemosine, che da lui di-
»> stribuivansi in tempo di sede
»» piena, pareva molto conveniente
»» l'assegnamento che da vasi a eia-
» scheduno de' caporioni per dislri-
« buirlo in tante porzioni di scudi
« cinque l'una, a povere famiglie
M ne' loro rioni, e l'altro ad ogni
« conservatore per lo stesso eftet-
« to, coufornjc si è anche pratica-
lyo ELÉ
M to nelle delle tre ultime sedi
» vacanti; cosi avendo Noi colla
» nostra costituzione Apostolatuni
« ec. stabilmente provvisto al mag-
« gior sollievo dell'indigenza dei
« poveri, col fare continuare la ca-
» rica di elemosiniere (il primo
« fu monsignor Nicolò Saverio Al-
*> bini di Benevento, arcivescovo
w di Atene, ed elemosiniere segre-
>» to di Benedetto XllI, e del suc-
« cessore Clemente XII ), per le
« mani del quale debbono distri-
« buirsi r elemosine in tutta la
« stessa considerabile quantità, che
« sogliono somministrarsi vivente
« il Pontefice, ed a cui potranno
« ricorrere le povere famiglie per
»> quelle particolari contingenze an-
» Cora, per le quali da principio
M fu introdotta la suddetta distri-
ci buzione , che doveva farsi dai
M conservatori, e caporioni , proi-
» biamo che in avvenire si diano
»> a' suddetti conservatori, e capo-
ni rioni i mentovati denari ". Se-
guono i quattro suindicati titoli ,
pertinenti alla elemosineria aposto-
lica, ed a monsignor elemosiniere.
1. La limosina di un paolo, che
per ogni testa si dà nel gran cor-
tile di Belvedere del palazzo Va-
ticano, da monsignor elemosiniere,
dal segretario dell' elemosineria, e
dagli undici ecclesiastici visitatori
di essa per la solenne coronazione
del nuovo Pontefice, di un grosso
per testa per l' anniversario della
medesima coronazione, ha la se-
guente origine. Oltre quanto si di-
ce air articolo Annwersario della
coronazione del Papa {l'aedi), ed
oltre quanto superiormente si è par-
lato dello spargimento delle mo-
nete, e denari dal Vaticano al La-
terano, nel di della coronazione ,
che anticamente era pure del pos-
ELE
sesso, si può consultare il Cancel-
lieri, che riporta nella Storia del
Possessi i diversi modi , co' quali
ciò venne praticato. Il più antico
esempio, che si trova di regalale
il popolo nella coronazione, risale
a Valentino, eletto l'anno 827, ciò
che si vide confermato sotto s. Leone
JV, eletto l'anno 84?, il quale fu
il primo a far distribuire moneta
elettiva di argento nell'ottava del-
la festa dell' Assunzione. Per Inno-
cenzo Vili non si potè spargerne
attesa la calca : e nel possesso di
Leone X, preso dopo seguita la co-
ronazione, si legge che il camer-
lengo al Laterano prese sempre il
danaro dal tesoriere, il qual dana-
ro dal Papa era somministrato dal
primo sino all'ultimo per essere
gittato, quanto pel consueto pres-
biterio , e che r istesso camerlengo
del presbiterio solo ebbe due por-
zioni.
Racconta il Panvinio, nella vita
di Pio IV, del 1559, che nella
sera precedente alla sua coronazio-
ne, fu gettato del danaro al popolo
sulla scalinata di s. Pietro, la qua-
le essendo bagnata dalla pioggia,
diede occasione, che nel raccoglier-
lo restassero morti diciotto uomini,
e pili di quaranta malconci. Quin-
di il successore s. Pio V, nel i566,
non permise nella sua coronazione,
che tal gettito fosse fatto secondo
il costume, per ovviare alle fune-
ste conseguenze delle disgrazie, che
sempre succedevano per l'avidità
di raccogliere il denaro, e soprat-
tutto alle morti, ed agli affogamenti
che accadevano nella folla , altri
rompendosi gambe, e braccia, altri
restando feriti, e contusi; la qual
cosa funestava un giorno di tanta le-
tizia. Dispose pertanto s. Pio V,
che si abolisse tale uso^ e che il
ELE
denaro, destinato a spargersi in tal
giorno, si distribuisse a mano, in
parte a* poveri, e in parte alle fa-
miglie bisognose di sollievo. Altret-
tanto ordinarono Gregorio XIII, nel
1572, e il successore Sisto V nel
1 5S5, riflettendo alle disgrazie che
vi accadevano, e perchè ne resta-
vano provvisti i più robusti, non
già i più bisognosi. Ed ecco come
ebbe origine la suddetta distribu-
zione nella coronazione^ e suo an-
niversario.
Sì deve però notare, che sebbe-
ne la funzione della coronazione
fosse divisa da quella del possesso,
in questo per molto tempo si con-
tinuò il gettito delle monete, che
per lo più facevasi dalla loggia prin-
cipale del Laterano, dopo la bene-
dizione, la quale veniva data so-
lennemente dal Papa. Nella vita di
Gregorio XIII si legge^ che assegnò
ad alcuni luoghi pii i tredici mila
scudi, i quali nel possesso si gettava-
no al popolo. Dice lo Scilla, delle
Monete pontificie^ p. 94, esyi, che
da Clemente X in poi si coniò ap-
positamente il giulio o paolo, il
grosso, e mezzo grosso di argento.
Fu fatto il gettito del danaro pure
per Innocenzo XI ; ma le monete
battute avevano un conio diverso
da quello del Presbiterio (Fedi).
Per evitare il tumulto, nel 1689,
Alessandro Vili non fece gettare
dalla loggia al popolo le monete,
ed in vece volle, che per tutte le
parrocchie si distribuissero abbon-
dantissime limosine a'poveri. 11 Can-
cellieri citato, a pag. 3 11, aggiun-
ge, che il decano de' parafrenieri
dispensò grandissima quantità di
denaro a' poveri per lutto il viag-
gio della cavalcata. Anche Inno-
cenzo Xll nel 1691 pel possesso
non fece gettar monete dalla iog-
ELE 171
già al popolo, ma praticò quanlo
avea fatto Alessandro Vili, oltre
la quantità di denaro, che il suo
decano avea dispensato lungo il .
viaggio della cavalcata. Da que-
ste distribuzioni di danaro nelle
strade per ove passava la cavalca-
ta, e da quelle che facevansi nel
gettito alla loggia lateranense, ebbe
origine il pio uso, che i Papi in
occasione del possesso fanno distri-
buire copiosi soccorsi, e dotazioni,
di cui parlasi al volume YIII pag.
171 e seg. , non che a pag. 179
del Dizionario. Adunque la limo-
sina, la quale si fa in Belvedere
dal prelato elemosiniere e da' suoi
dipendenti, vuoisi che ascenda ogni
anno a circa due mila quattrocen-
to scudi ; somma, che raddoppiasi
il primo anno di ogni pontificato.
Gli uomini sono separati dalle don-
ne, e gli uni e gli altri sono pre-
ventivamente avvisati pel giorno
della distribuzione, a mezzo d' una
notificazione emanata dall'elemosi-
niere medesimo. Questi fa in oltre
distribuire contemporaneamente un
paolo a testa ai carcerati delle car-
ceri innocenziane, ai giovani della
casa di correzione, alle donne che
sono nella casa penitenziaria a s.
Michele, ed ai prigionieri, che so-
no detenuti per debiti nelle carce-
ri di Campidoglio: eguale elargi-
zione viene data a tutti i nomina-
ti detenuti dall'elemosiniere del Pa-
pa nelle ricorrenze eziandio di Pa-
squa, e Natale,
2. In Roma solto Pio IV fu i-
stituita r arciconjralernìta de ss,
apostoli (Fedi)j nella chiesa sagra
a tali santi, particolarmente in van-
taggio de' poveri di tutti i rioni
della città, con ispezieria a loro
benefìzio posta a s. Eustachio, e
medici per curarli, siccome descri-
rys ELE ELE
ve i! Piazza tieìV Eusevologio Ro- da monsignor elemosiniere è inca-
mano^y nel trattato sesto, capo XV, ricato di vegliare sull' operato dei
Dei poveri a ss. Apostoli. Di que- medici e chirurghi addetti all' ele-
sto medesimo argomento egli tratta mosineiia, e sulla qualità de* me-
con quelle cognizioni, che lo resero dicamenti, che danno le spezierie.
tanto benemerito della storia delle Di queste, e dei medici e chirurghi,
opere pie di Roma, nel capo I, del si parlerà al seguente numero. Quan-
trattato terzo: Della spezieria dei do un infermo vuole profittare
ss. apostoli a s. Eustachio, ove delle medicine, dei medici, e dei
giustamente celebra la magnanima chirurghi, che sono pagati dalla
carità del Cardinal Francesco Bar- clemosineria apostolica, invoca un
berini, restauratore di sì utile, ed biglietto <ial proprio parroco, il
eccellente istituzione. La spezieria quale attesta che il detto infermo
era fornitissima di tutti i farmachi è degno di tali soccorsi. Il bigliet-
necessari, e nella contigua casa del to, coli' indicazione del domicilio,
sodalizio abitavano altrettanti me- si lascia nella spezieria della sezio-
dici, quanti sono i XIV rioni di ne, cui appartiene l'infermo. E
Roma. Ma delle spezierie regiona- siccome ogni mattina il medico, e
rie dipendenti dall'elemosineria apo- il chirurgo aderenti ad ogni sezio-
stolica, sembra istitutore il Cardinal ne, devono recarsi alla spezieria
Pietro Aldobrandini nipote di Cle- loro assegnata, e secondo l' invito
mente VII, e pare che la sud- condursi a visitare l'infermo, se la
detta spezieria sia stata sospesa malattia è tale, che non possa age-
quando r istituzione dell' Aldobran- volmente curarsi in casa, o se l'in-
dini venne concentrata nella limo- fermo ivi non possa avere la ne-
sineria pontificia. Di lui si legge cessarla assistenza, con altro biglietto
nel CardeWa, Mem. storiche de/ Car- del parroco, ed a spese dell' ele-
dinali, tom. VI, pag. io: » Fu il mosineria viene portato ad uno dei
» Cardinal Aldobrandini il primo tanti pubblici ospedali. Ordinaria-
» a introdurre in Roma il lode- mente sono curati nelle proprie
>» vole costume delle spezierie, per case que' malati, che appartengono
« ajuto e sovvenimento della pò- a civili ma povere famiglie. Per
M vera gente, alla quale si distri- questi trasporti l' elomosineria paga
*» buiscono gratuitamente le medi- parecchie centinaja di scudi all'an-
w cine, tenendo stipendiati medici no, giacché gì' infermi de' luoghi
" per cadauno de' quattordici rioni circostanti a Roma a di lei spese
»♦ di Roma, affinchè accorressero sono portati in città ai detti ospe-
w alla cura de'poveri infermi". Al- dali, quegl'infermi cioè, i quali non
trettanto dice il Novaes, tom. IX, possono essere curati né nelle pro-
pag. i8, File de* Pontefici. Al pve- prie case, né nel luogo, cui appar-
sente le spezierie sono dieci, una tengono, per mancanza o piccolez-
delle quali abbraccia due visite, za degli ospedali.
I XIV rioni di Roma sono divisi 3. Oltre quanto si è detto di
in undici sezioni, ognuna delle qua- sopra, e al precedente numero, sui
li abbraccia tre, quattro, e cinque medici, e chirurghi addetti alla eie-
parrocchie. Havvi il medico ispet- mosineria, aggiugneremo, che i me-
tare generale di tutte le visite, che dici, compreso l'ispetlore generale,
ELE
ed il sotto ispettore, sono tredici;
ed i chirurghi dieci, oltre tre chi-
i-urghi lilotomi ; e parte di questi
sono numerari, e parte soprannu-
meri fuori di esercizio, che dall'e-
lemosiniere sono ammessi mediante
concorso pubblico, ed esame che si fa
dai più antichi medici delia stessa e-
lemosineria. Quantunque, sino dal
1698, Innocenzo XII abbia fatto
pubblicare, forse nell'elemosineriato
di monsig. Bonaventura, una istru-
zione diretta al regolamento dei
medici e chirurghi deputati alla
cura de' poveri, poi confermata nel
1719 da Clemente XI, nel 174^
da Benedetto XIV, e rinnovata ai
3 febbraio 1778 da Pio VI, ed
a' 6 settembre i8i4 àa Pio VII;
da ultimo il regnante Pontefice
Gregorio XVI, a' io maggio 184*2,
la volle nuovamente pubblicata a
mezzo dell' odierno suo prelato ele-
mosiniere segreto monsig. Lodovico
Tevoli, arcivescovo diAtene, che fun-
ge il delicato uffizio con somma retti-
tudine, pari zelo, e regolarità. Que-
sta rinnovazione di provvidenza in
vantaggio de' poveri, è divisa in
tredici articoli, e porta il titolo;
f> Istruzioni, ed avvertimenti per
»> li signori medici deputati a cu-
i» rare i poveri infermi de' rioni
« di Roma, da servire eziandio di
j> norma tanto alli R. R.. signori
M parrochi, quanto ai chirurghi, e
« speziali della limosineria aposto-
>» lica, rinnovali per ordine della
» santità di Nostro Signore Papa
*> Gregorio XVI". In sostanza in
tali istruzioni si vieta ai medici,
ed ai chirurghi dell' elemosineiia,
di ricevere dagl'infermi rimunera-
zioni, s' invitano a visitarli con ca-
rità, e quante volte al giorno fac-
cia d' uopo. Ancora si obbligano a
recarsi ogni mattina alle spezierie
ELE 173
per le chiamate di essi ; si esclu-
dono i malati di godere il benefì-
cio dell* elemosineria quando chia-
mano altro medico non ad essa
addetto, e si escludono quelli in-
dicati agli articoli 5, 9, e io, es-
sendo lo stabilimento della limosi-
neria istituito specialmente per le
famiglie civili decadute ; si dà nor-
ma ai medici sulle ordinazioni dei
medicamenti da dover farsi alle
sole spezierie dell' elemosineria, e
s' inculca ad essi di vegliare sulla
loro bontà e sulla prontezza, e ca-
pacità degli speziali nel sommini-
strare le medicine. L' articolo 8
enumera i mali, eh' escludono l'in-
fermo dal fruire il beneficio della
limosineria; e finalmente rammen-
ta ad ognuno de' medici, o chirur-
ghi, o in paga, o soprannumeri,
che debbono di persona, e non per
altri esercitare l' uffizio ec. ec.
4. Oltre quanto si è detto di
sopra sulle maestre pie regionarie
dette pontificie, e sulla elemosine-
ria apostolica, passiamo ad accen-
nare la origine, e lo stato presen-
te di queste utilissime scuole per le
donzelle, istituto benefico, ch'ebbe
origine sotto Alessandro VII. Il eh.
Rena zzi, Not. storich. de Maggior-
domi, scrisse a pag. i32 di Giro-
lamo Farnese romano , che A-
lessandro VII da governatore di
Roma aveva fatto maggiordomo :
« Ad esso devesi l' istituzione delle
« maestre pontificie, dette maestre
» pie, sparse nei diversi rioni di
» Roma per ammaestrare, ed edu-
« care le fanciulle negli esercizi di
w pietà, e nei lavori convenienti
» al loro sesso, cui dal sagro pa-
w lazzo, e dall' elemosineria apo-
»> stolica si dà opportuno sosten-
M lamento". Altrettanto dice il Car-
della nel tom. VII, p. i33, delle
'1^4 E LE
■Memorie citate^ anzi vi aggiunge
qualche cosa piti onorevole pel Far-
nese, dicendo, die a tale istituzio-
ne molto contribuì il Farnese del
proprio. Anche il Novaes inento-
■vato, nel tom. X, p. 126, parla di
questa benemerenza del Farnese,
che poi da Alessandro VII, nel
i658, fu creato meritamente Car-
dinale. Queste maestre pie sono le
pili antiche di Roma; e le prime
maestre uscirono dal Conservatorio
delle Mendicanti (J^edi). A\ pre-
sente sono diciassette, e vi soprain-
tendono monsignor elemosiniere, ed
i visitatori della limosineria. Esse
furono aumentate, e meglio stabi-
lite sotto Clemente XII nell'elomo-
sinerìato di monsignor Albini. La
scuola e casa maggiore è nell'an-
tico Collegio degC Irlandesi (Fedi),
presso s. Lucia de' Ginnasi, nella
quale risiede la superiora, che si
elegge dalle maestre, e dura tre
anni, potendo essere confermata
per un altro triennio. Regola essa
il governo della comunità col con-
sigho di tre consultrici. Prima la
scuola e casa maggiore era presso
la Chiesa di s. Agata alla Subur-
ra (Fedi). Fu neir odierno ponti-
ficato, che le fu data la presente
casa, come dicesi ai citati articoli.
Del nuovo locale è benemerito
r attuale prelato elimosiniere. Da
questa scuola maggiore si spedisco-
no due, o tre maestre per le scuo-
le, che sono in vari opportuni, e
centrali luoghi di Roma, e dove le
maestre restano sino al venerdì,
nelle ore pomeridiane del qual gior-
no ritornano tutte alla stessa scuo-
la maggiore per trattenersi sino al
lunedi mattina, e dove inoltre ri-
mangono in tutti gli altri giorni
di vacanza, i quali corrono fra l'an-
no. Queste maestre ricevono alle
ELE
loro scuole senza alcun pagamento
le fanciulle, che abitano ne' din-
torni, potendone tenere anche co-
me educande, con discreta mensile
corrisposta. Nelle scuole s' insegna
il catechismo, il leggere, lo scrive-
re, e i principali lavori proprii del-
le donne, e si esercitano in varie
opere di pietà cristiana, tutto es-
sendo diretto ad una buona, mo-
ralcj civile, e cristiana educazione.
Le maestre pie vestono modesta-
mente un semplice abito nero, e
la limosineria somministra loro il
modo di vivere.
Da ultimo avvertiremo, che le
scuole regionarie dipendenti dalla
elemosineria apostolica, dette anche
pontificie, sono in numero di ven-
ti, delle quali diciassette sono per
le fanciulle, e tre per i fanciulli.
Le scuole pei fanciulli sono situate,
due nella visita prima de'Monti,
ed una nella visita seconda di Subur-
ra. Delle diciassette scuole per le
fanciulle, ve ne sono sette, com-
presa la scuola primaria in s. Lu-
cia de' Ginnasi, nella visita Monti.
Oltre le dette scuole, anche i mae-
stri de' fratelli delle scuole cristia-
ne presso la chiesa della ss. Tri-
nità de' Montij ricevono un mensile
compenso dalla limosineria.
ELENA (s.). Da Coilo, signore
della Bretagna, nacque s. Elena, la
quale da Costanzo mandato a go-
vernare queir isola, fu scelta in
isposa. Costantino , divenuto poi
imperatore, ne fu il frutto. Pare,
secondo che riferisce lo stesso Eu-
sebio, non abbia Elena abbracciato
il cristianesimo, se non dopo la
miracolosa vittoria ottenuta dal fi-
glio suo. Virtuosa sempre e com-
passionevole verso i poveri, seppe
riparare al tempo perduto nelle te-
nebre dell' ignoranza. Costanliuo,
ELE
clìe le era obbedientissimo, la fece
arbitra dei tesori dell' impero, ed
ella ne usava per edificar chiese,
ed arricchirle di preziosi arredi.
Nell'anno 826, coniando l'ottante-
simo di sua età, scrisse a s. Maca-
rio vescovo di Gerusalemme, di
voler sul monte Calvario innalzare
un tempio, per onorare cosi quel
luogo, ove il Redentore divino ope-
rò il nostro riscatto. Desiderosa di
ritrovare su quel monte il sacro
vessillo della croce, si recò ella
stessa sul luogo, e ritrovatolo, ne
spedi tosto una ragguardevole por-
zione all' imperatore suo figlio, de-
ponendo il restante in una gran
cassa d* argento, aftinché fosse con-
servato in una magnifica basilica.
V. Invenzioiv della Croce. Ritor-
nata a Roma, si accorse che si av-
vicinava al suo fine, e perciò diede
affettuosi e salutari consigli al suo
figlio, che dovea governare l' im-
pero. Di poi, raccoltasi tutta in
Dio, benedicendo il figlio, ed i nipo-
ti presenti, volò collo spirito al
cielo, per godere eternamente del
fruito, e gloria della croce da lei
cercata con tanta ansietà, e vene-
rata qui in terra cotanto. La sua
morte segui il giorno j 8, nel qua-
le la Chiesa ne celebra la festa. Il
suo corpo fu rinchiuso in un'urna
di porfido, per ordine dell'impe-
ratore Costantino. Molli furono i
miracoli operati da Dio per inter-
cessione di lei.
ELENA o OLGA regina (s.).
Prima dello scisma abbracciato dai
Moscoviti, fra i santi annoverati nel
loio calendario, si trova descritto
anche il nome di s. Elena o Olga
regina, e la sua festa era fissata il
giorno 1 1 di luglio,
ELENA Enselmina (b.). Non mol-
to luogi da Padova nel convento
ELE 175
di Arcelle si ricoverò la b. Elena
sino dall'età di anni 12, abbrac-
ciando la regola di s. Chiara. E-
semplarissima nell' esercizio di tutte
le cristiane virtù, maggiormente in
quella della pazienza ella risplen-
dette, per aver tollerato un' aspra
infermità, pel corso di sedici anni,
che la rese immobile, senza mai
mettere un lamento. Morì nell'anno
1242, in odore di santità. Li 3
novembre è assegnato al culto di
lei.
ELENA DI Skofda (s.). Poche
notizie si hanno di questa san la.
Quello che si sa di certo si è, che
nacque in Isvezia da una illustre
famiglia, e che per divozione si
recò a Roma a venerare la tomba
del principe degli apostoli. Ritor-
nata in patria, i suoi parenti, per-
chè idolatri, la sacriiicarono, ed
ella sostenne il martirio nell' anno-
1 160. Il Papa Alessandro III, quat-
tro anni dopo la canonizzò, ed as-
segnò la sua festa li 3i luglio.
ELENOPOLI, Hclenopolis seu
Hellenopolis. Città vescovile del-
l'Asia minore, provincia di Ri-
tinia , nella diocesi del Ponto ,
sotto la metropoli di Nicome-
dia, eretta nel quarto secolo, se-
condo Commanville. Anticamente
si chiamò Drepanum^ o Drepaiw,
ed ebbe tal nome dall' imperatore
Costantino // gronde, perchè vuoi-
si che ivi nascesse, e poi morisse
s. Elena sua madre. Questa città
marittima si pone sul golfo Alfa-
ceno presso al Rosforo, tra Nico-
media e Nicea. 1 nove suoi vesco-
vi sono Macrino, Palladio, Alessan-
dro, Leonzio I, Teodoro, Leonzio
II, Giovanni, David, e Leone, dei
quali ci dà le notizie il p. Le-Quien,
Oriens Chris t. pag. 624, tomo 1.
Ora però, essendo Elenopoli un
176 ELE
titolo vescovile in partibus ^ che
conferisce la santa Sede, sottopo-
sto alla medesima metropolitana
di Nicomedia (oggidì egualmente
in jjartibus), ne portarono ullima-
menle il titolo episcopale, monsi-
gnor Bonaventura Zamberroni, e
monsignor Giovanni Nepomuceno
Jschiderer de Gleifheim della dio-
cesi di Trento. Questo secondo Io
ebbe dal regnante Gregorio XVI,
nel concistoro de"24 febbraio i832,
in cui fu pur dichiarato suffraga-
neo del vescovo di Bressanone,
coli' esercizio de' pontificali, ed altre
funzioni episcopali. Ma avendolo poi
lo stesso Papa trasferito alla chiesa
residenziale di Trento, a' 19 de-
cembre i834, gli diede in succes-
sore nei titolo in partìbus di Ele-
nopoli, nel concistoro de' 16 apri-
le del i836, monsignor Antonio
Buchmayr della diocesi di s. Ippo-
lito, che in pari tempo dichiarò
ausiliare dell'arcivescovo di Vienna
in Austria. Finalmente, venendo
dal medesimo Pontefice promosso
alla chiesa di s. Ippolito il prela-
to Buchmayr, nel concistoro de' 19
giugno 1843, fu fatto vescovo di
Eleuopoli monsignor Giovanni Da-
browki di Plosko, deputato in suf-
fraganeo all'arcivescovo di Posnania.
ELEINOPOLI. Sede episcopale
della seconda Palestina, nel patriar-
cato di Gerusalemme, sotto la me-
tropoli di Scitopoli, la cui erezione
si riporta al nono secolo da Com-
man ville, il quale la chiama Ele-
nopoii.fj seu Populus. Prese il nome
di Elenopoli da Elena, madre di
Costantino. Di Procopio, suo ve-
scovo, fiorito l'anno 536, fa men-
zione V Oriens Christ. nel t. 712,
per cui la sede sarebbe piìi antica
dall'epoca assegnata da Comman-
ville.
ELE
ELENOPOLI. Città vescovile
della Lidia, nella diocesi d' Asia,
sottoposta alla metropoli di Sardi.
Numenio vescovo fu uno di quelli,
che si opposero alla celebra/ione
del concilio generale di Efeso, sino
all'arrivo di Giovanni patriarca di
Antiochia. Oriens Christ. tom. 1,
p. 897.
ELENOPONTO. Una delle due
Provincie del Ponto. Amasia n' era
la metropoli, che prima lo era di
tutto il Ponto. Dipoi Giustiniano
di queste due provincie ne fece una
sola, conservandole il nome di E-
lenopoli, e l'ordine ecclesiastico.
ELEVJO (s.). Questo santo con-
vertito alla fede da s. Marculfo,
per vieppiù perfezionarsi, si ritirò
nell'isola di Gersey. Quivi scelta
una caverna posta nell' alto della
roccia, e fattala sua abitazione, con-
dusse una vita da vero romito,
praticando aspre e severe discipli-
ne. Da una masnada di barbari fu
trucidato. La badia di Beaubec, nel-
la diocesi di Boven, pretende pos-
sedere le reliquie di questo santa
martire. La sua festa è segnata il
di 1 2 luglio.
ELESBAAN (s.). Poche sono le
notizie intorno a questo santo.
Quelle, che ci furono tramandate^
ce lo annunziano re degli Etiopi
Assiuniti, e che da idolatra si con-
vertì al cristianesimo. Per ordine
dell' imperatore Giustino il vecchio,
prese le armi contro Dunaan giu-
deo, e persecutore de' cristiani. E-
le>baan fugò il tiranno , ed usò
della vittoria con cristiana mode-
razione. Bistabilì il cristianesimo
nelle terre conquistate al giudeo, e
liberò dall'esilio il santo arcivesco-
vo di Tafar Gregenzio. Binunziata
di poi la corona a suo figlio, si
rinchiuse in un mouislero, e <^ato&i
ELE
alla più aspra penitenza, morì san-
tamente. 11 martirologio romano
nel giorno 27 ottobre assegna la
sua festi villi.
ELETTORATO, Electomtus. Di-
gnità di Elettore [Fedi). Elettora-
rato si chiamò Io stato, o dominio
degli Elettori del sagro Romano
Impero (Vedi). La voce Elettorale
si usa per aggiunto della dignità
di essi.
ELETTORE, Elector. Quegli,
che ha il diritto di eleggere a qua-
lunque carica, officio, dignità, be-
neficio ecclesiastico ec. ( V. Ele-
ziojve). Gli elettori eleggibili del
Papa, sono i Cardinali di santa
romana Chiesa ; quelli degl' impe-
ratori germanici, erano gli elettori
del sagro romano impero, principi,
sovrani, tre de' quali ecclesiastici.
ELETTORI DEL SAGRO Romano
IMPERO, Collegio. Questo celebre,
autorevole, e principesco corpo po-
litico consisteva in una grande e
potente confederazione, la quale,
comprensivamente al collegio, com-
ponevasi di tutti gli stati sovrani
sì ecclesiastici, che secolari di Ger-
mania, i quali insieme ad altri
principi costituivano il sagro ro-
mano impero, di cui V imperatore
era augusto capo. Aveano essi il
diritto di eleggere Y imperatore, la
cui elezione si doveva approvare
con autorità apostolica dal sommo
Pontefice. Gli elettori in origine
furono sette, tre ecclesiastici e quat-
tro secolari. Gli ecclesiastici erano
gli arcivescovi di Magonza, di Tre-
veri, e di Colonia. I secolari erano
il duca di Sassonia, il conte pala-
tino, il marchese di Brandembur-
go, ed il re di Boemia, il quale
però vuoisi, che non avesse voto
se non in caso di discordia fra gli
altri sei. Kella pace di Munster
VOL. XXI.
ELE 177
venne creato V ottavo elettore, per-
chè avendo nel 1623 l'imperatore
Ferdinando II trasferita la dignità
elettorale del conte palatino del
Reno nella persona di Massimilia-
no duca di Baviera, si accese una
ostinata guerra, la quale cessò poi
con detta pace, dove si concesse a
Massimiliano il primo elettorato, e
se ne istituì un ottavo a favore
del palatino, con condizione però,
che venendo a mancare la linea
di Baviera, il palatino entrasse nel-
r antico suo elettorato, e restasse
annullato il nuovo. Sotto Leopol-
do I, nel 1692, fu istituito il nono
elettorato, e conferito al duca di
Annover, che pur dicevasi elettore
di Brunswich Luneburgo. Indi, nel
^777> gli elettorati del palatino del
Reno, e quello del duca di Bavie-
ra, per l'estinzione del ramo du-
cale, si consoHdarono in una sola
persona. I due elettori protestanti
erano il marchese di Brandembur-
go, e il duca di Brunswick-Lune-
burgo, ossia di Annover. Di più il
margravio di Baden, che per le
guerre, conseguenza della rivoluzio-
ne francese, aveva perduto molti
possedimenti, nel 1802, ricevette
delle indennizzazioni, ed il titolo di
elettore. Allorché si formò la confe-
derazione Renana, questo titolo can-
giossi in quello di gran-duca. Fi-
nalmente il landgravio di Assia, nel
1 8o3, ascese, col recesso della depu-
tazione imperiale, alla dignità e-
lettorale, ma nel 1806, avendo egli
seguito le bandiere p^^issiane con-
tro la Francia, venne privato da
Napoleone di tutti i suoi possedi-
menti, i quali rimasero incorporati
al nuovo regno di Westfalia sino
al 181 3. Ma, coi negoziati diplo-
matici di Vienna, ricuperò i suoi
dominii, e conservò eziandio il ti-
12
17^ ELE
tolo di elettore, ed il suo stato
chiamasi Assia-Elettorale, e dalla
capitale Assia-Cassel.
Ecco come questi dieci eleUorati
si formarono, si rinnovarono, ed
in parte si confermarono. Nel i8or,
col trattato di Luneville, la repub-
blica francese divenne padrona di
tutta la sinistra riva del Reno, e
molti principi perdettero i loro
stati. Coir atto poi di recesso della
deputazione imperiale, ch'ebbe luo*
go nel i8o3, si provvide all'in-
dennità a spese delle sovranità ec-
clesiastiche secolarizza te j compren-
sivamente ai Ire elettorati ecclesia-
stici, e delle città imperiali, che si
ridussero a sei. Molti stati furono
inoltre in tale occasione soggettati,
e divennero dipendenti. Si stabili-
rono in fine dieci elettori, cinque
de' quali cattolici, cioè l'arcivescovo
di Ratisbona, elettore arcicancellie-
re dell'impero, il duca di Sassonia,
il re di Boemia, il re di Baviera,
il principe di Salzburgo , e cinque
protestanti , cioè il marchese di
Brandemburgo, il duca di Bruris-
•wich-Luneburgo, il re di Wur-
temberg, il margravio di Baden, e
il langravio di Assia-Cassel. Fermi
rimasero i tre collegi dell' assem-
blea generale o dieta, vale^ a dire
degli elettori de' principi, e delle
città libere, o imperiali ; ma si
ridussero a centoquarantasette voli,
de' quali n' ebbero dieci gli eletto-
ri, centoventisette furono inegual-
mente divisi fra la Prussia, la Ba-
viera, l'Austria, e le case di Brun-
swich, di Sassonia, d'Assia, di Nas-
sau, di Meclembuigo , di Wur-
temberg, ed altri minori; quattro
si diedero ai collegi de' conti di
Weteravia, di Svevia, di Franconia, e
di Westfalia; e gli altri sei alle ri-
maste città libere di Amburgo,
ELE
Lubecca, Brema, Francfort sul Me«
no, Augusta, e Norimbeiga. Tali
atti non furono che preliminari
dell* intera dissoluzione dell' impero
germanico; e del collegio degli e-
leltori, dopo la battaglia di Au-
sterlitz, e la pace di Presburgo,
che si conchiuse nel 1806. Così
ebbe fine il collegio degli elettori
del sagro romano impero, non ri-
manendo che ài sovrano di Assia
Cassel il titolo di elettore. Nella
istituzione dell' impero francese Na-
poleone imperatore diede il titolo
di grand' elettore al re di Spagna,
e di vice grand' elettore al principe
di Benevento.
Origine degli Elettori del sagro Ro-
mano impero j loro dignità, e pre-
rogative.
È opinione quasi comune degli
storici, che il diritto di eleggere
1* imperatore sia stato concesso ai
soli principi di Germania sotto il
Pontefice Gregorio V del 996, ed
Ottone III imperatore. Altri vo-
gliono però, che il Papa, ed altri
pretendono che l' impeiatore per
concessione pontificia ne abbia fat-
to il decreto. Riporteremo alcune
opinioni sulle diverse sentenze di
questa istituzione. 11 Lenglet dice
nelle sue Tavolette cronologiche^
che a' 22 gennaio dell'anno 912,
mori Lodovico IV re di Germania,
1' ultimo della stirpe di Carlo Ma-
gno, che abbia governato l'impero,
e che in suo luogo sia stato eletto
Corrado 1. SÌ4io a questo tempo
r impero era slato successivo, ma
divenne poi elettivo per mezzo del-
le assemblee de' principi, e signori
tanto ecclesiastici, che secolari, e
per mezzo dei deputati delle prin-
cipali città, le quali iappresenlava-
ELE
no il popolo. Ciò durò sino al se-
colo XIII. in cui furono istituiti
gli elettori, al dire del Lenglel.
Nell'anno 996, aggiunge egli. Ot-
tone III venne coronato inoperato-
re in Roma dal Papa Gregorio
V, e perchè non aveva figli, e ve-
dendo che molti aspiravano all'im-
pero, fu stabilito che per l'avve-
nire gì' imperatori sarebbero eletti
dai soli principi deli* Alemagna tan-
to ecclesiastici quanto secolari, sen-
za determinazione di numero. Al-
tri attribuiscono l'istituzione dei
sette elettori dell'impero, con Gior-
dano nel suo Cronico, a Carlo
Magno, e questa opinione sembra
appoggiata all'autorità d'Innocen-
zo III, al cap. Venerahilem de c-
lection. et electi potest. Altri ne
fanno autori i principi della Ger-
mania ; altri l' ascrivono a Grego-
rio X, come r Aventino, Annal.
Bojor., lib. 5, ed il Panvinio nel
libro de^ Comitiìs imper. Il Novaes,
nella vita di Gregorio V, dice che
in un concilio^ cui celebrò in pre-
senza di Ottone III, al dire di al-
cuni, istituì il collegio degli eletto-
ri del sagro romano impero. Il
Platina, nella vita dello stesso Gre-
gorio V, racconta, che vedendo vo-
lubilità in Ottone III, e conside-
rando alla varietà delle cose del
mondo, sì perchè presso i germa-
ni, alla cui nazione apparteneva,
più a lungo la dignità dell' impero
restasse, e sì ancora, perchè que-
sta dignità al più degno si confe-
risse, fece, con volontà di Ottone
III, decreto, che solo i germani
dovessero eleggere colui, che Cesa-
re, e re de^ Romani prima chia-
mandosi, fosse poi imperatore, ed
augusto se il Pontefice Romano
lo confermasse. Questo decreto fu
attivato nell'anno MII. Quindi sog-
ELE r79
giunge, citando Tolomeo da Lucca;
che quelli, i quali pei primi ebbera
la dignità di elettori, furono l' ar-
civescovo di Magonza in nome del-
la Germania; l'arcivescovo di Tre-
veri in nome della Francia; e l'ar-
civescovo di Colonia in nome del-
l' Italia, tutti colle qualifiche di arci-
cancellieri. A questi si aggiunsero
quattro principi secolari, che furono
il marchese di Brandemburgo,il qua*
le è cameriere o camerlengo dell'elet-
to imperatore; il conte palatino del
Reno della casa Baviera, scalco per-
chè porla le vivande in tavola ; il
duca di Sassonia, che porta la spa-
da col titolo di cavallerizzo perpe-
tuo dell'impero; ed il duca poi re
di Boemia, il quale venne aggiunto
agli altri, perchè ritrovandoli dis-
cordi nelle elezioni , associandosi
ad una delle parti venisse decisa.
11 suo ufficio era di coppiere, con-
sisteva cioè nel dare a bere all'im-
peratore. Aggiunge pure il Platina^
che di tal decreto assai si risentis-
sero i francesi ; ma perchè la pro-
sapia di Carlo Magno era finita
in Lodovico IV, figlio di Lotario
I, ed il regno era passato in Ugo
Capeto, cessarono i francesi di ri-
petere le loro ragioni del trasferi-
to impero ne' germani, anche per-
chè il nuovo re volendo consolir
darsi sul trono, non curò il ces-
sato impero. Il Catelani, nel Rì^
stretto dell' origine e progresso delr-
t impero Romano , parlando di que-
sta Gregoriana istituzione, dice che
furono dichiarati sette elettori (tre
dei quali ecclesiastici) deputati in ispe-
cie per l'impero, che allora in tre
regni era diviso, Germania, Frant-
ela, e Italia, cioè i.° l'arcivescovo
di Magonza, arcicancelliere per la
Germania 2." quello di Treveri>
arcicapcellicre per la Francia, e
i8o E LE
pel regno d' Arles ; 3.° quello di
Colonia per l'Italia, come più in-
formati delle cose dell' imperio, e
zelantissimi della cattolica religione.
Che il collegio degli elettori ve-
nisse istituito da Gregorio V, lo
afferma pure il Bellarmino, de
Rom. Pont. lib. 5, cap. 8, et de
Transl. imper. ^ lib. 3, cap. I. Il
Pupin, de ani. eccles. discìplin.
diss. 7, cap. 3 § 3, dice che par-
te a Gregorio V, parte ad Ottone
HI, e parte a' principi della Ger-
mania si attribuisce 1' istituzione,
giacché toccando a tutti questi in
diverso modo l' istituzione, da tutti
dovea essere approvata.
Natale Alessandro, Diss, 17, in
Hist. Eccles. saec. IX, et X, fa
osservare, che sotto l' impero di
Federico II, i principi di Germa-
nia diedero a sette elettori il di-
ritto di eleggere V imperatore, i
quali sino d' allora da molti sto-
rici si dicono soli elettori. Della
stessa opinione è il Pagi all' anno
996, num. i3. Comunque sia per
altro il modo, e il numero , in
cui furono istituiti gli elettori, cer-
to è, che il diritto di eleggere l'im-
peratore deriva dal romano Pon-
tefice, come si rileverà da vari
tratti storici, che riporteremo, e co-
me dimostra il Sandini nella vita di
Gregorio V, dove ancora parla del
numero, e dell' uffizio di questi elet-
tori. Il Mabillon, facendo menzione
del suddetto concilio tenuto da Gre-
gorio V, in notis ad vilam s. A-
dalherùy num. 33, tom. 7 saec.
Bened. , è di avviso che quel Papa
abbia istituiti gli elettori. Su que-
sto punto, e in favore della sen-
tenza, che alla santa Sede si debba
siffatta istituzione, va letto il Ri-
stretto dell' origine^ e progresso del-
l'impero Romano, e della potestà
ELE
degli elettori del medesimo, compii
lato da d. Anacleto Catelani, sulla
Dissertatio de S. R. 1. Electorum
origine, et potestate ec. , per Jo.
Georgium Kuffer. In siffatto opu-
scolo con critica ed erudizione ei
trattò questo importante argomen-
to, massime al capo III, Dell' ori-
gine del Collegio elettorale. Così ai
capo IV dice qual fosse il Ponte-
fice (convenendo su Gregorio V),
che attribuì al collegio elettorale la
prerogativa di eleggere il re dei
romani j al capo V, se questa or-
dinazione Pontificia sia stata subito
ricevuta ed abbracciata ; ed al ca-
po XI tratta quali sieno que' prin-
cipi, ai quali per l'ordinazione di
Gregorio V, e di Ottone HI ap-
partiene il diritto di eleggere. Nel-
la Relazione degli elettori dell' im-
pero, si legge a pag. 16, che in
progresso tutti i principi della Ger-
mania, senza scelta incominciarono
a concorrere all' elezione dell' im-
peratore, e per le confusioni, e pe-
gli scismij che nascevano, Innocen-
zo IV nel concilio generale, cele-
brato in Lione nel 1245, ove fu
deposto dall' impero Federico II,
ridusse, come narra il Baronio sul-
r autorità di Matteo Parisiense, gli
elettori al numero di sette, e deter-
minò, che fossero i tre arcivescovi
di Magonza, di Colonia, e di Sa-
lisburgo; ed i quattro duchi d'Au-
stria, di Baviera, di Sassonia, e di
Brabante, parte de' quali perdette-
ro poi il privilegio, che restò tras-
ferito in quelli, i quali si leggono
nella bolla d* oro di Carlo IV,
pubblicata nel i356, nella quale
queir imperatore concesse varie pre-
rogative, e distinzioni agli elettori,
che sono quelli nominati di sopra.
Ma, nel citato libro. Ristretto a p.
18, si dice dell' operato d'Innocen-
ELE
zo IV, avvertendosi con Paolo Win-
deck, che ninno degli storici fa pa-
rola di tale costituzione conciliare,
e che s. Tommaso d' Aquino, vi-
vente in quel tempo, dice il colle-
gio elettorale essere già stato in uso
270 anni prima, ed in conseguen-
za non poter essere incominciato
nel suddetto anno 12 45, onde dato
e non concesso, che Innocenzo IV
avesse definito a favore de' principi
nominati, il re di Boemia, l'arci-
vescovo di Treveri, il principe Pa-
latino, ed il Brandemburgo non
avrebbono sofferto questo torto,
come scrive il Goldasto in Repub.
prò Imp. e. 38 , riconoscendone il
possesso da Gregorio V, e da Ot-
tone III. L' annahsta Rinaldi, al-
l' anno 996, tratta sulle diverse
opinioni dell' istituzione del colle-
gio elettorale, e dal numero 55 al
63 inclusive, riporta i nomi dei
principi, e de' vescovi, ed altri te-
deschi, che elessero Ottone IV, e
Filippo di Svevia, dopo la morte
di Enrico VI.
La dignità degli elettori del isa-
gro romano impero fu sì grande,
che non mancava loro per essere
re, fuorché il nome e la corona,
essendo, come disse Rodolfo II, in
un suo diploma, o decreto de' 17
luglio 1 590, r eminenza elettorale
talmente inseparabile dall'eminenza
imperiale, che l'una non potea sus-
sistere senza l' altra. Perciò vole-
vano andare del pari coi re, e se
non erano trattati ordinariamente
col titolo di maestà, esigevano trat-
tamento regio. Nelle pubbliche so-
lennità dell'impero non cedevano
la precedenza a verun principe, di
qualunque grado, pei* cui si narra,
che il marchese di Brandemburgo
non volle cedere la mano al detto
Rodolfo II, quando era re di Un-
ELE i8r
ghcria. Tutti gli elettori erano
principi sovrani de' loro stati ; ma
le guerre ed alleanze che facevano
non dovevano essere a pregiudizio
dell'impero, e dell'imperatore. La
principale prerogativa degli elettori
era di eleggere Y Imperatore (Vc'
dijy con quelle solennità che dire-
mo a quell'articolo, e di deporlo
quando la necessità ed il pubblico
bene lo richiedeva. Non tutti poi
gli elettori dell' impero in un me-
desimo modo acquistavano, o per-
devano la dignità elettorale : gli
ecclesiastici succedevano per elezio-
ne, i secolari per eredità. Questa
gran dignità si perdeva, quando
per gravi mancanze veniva trasfe-
rito l'elettorato da una persona, o
da una famiglia in un'altra, o vo-
lontariamente per libera rassegna-
zione degli stati, e della dignità e-
lettorale all'imperio; e per dono,
o vendita a qualche altro principe
di consenso dell' imperatore, e della
dieta: e ciò si deve intendere tan-
to degli elettori ecclesiastici, che
dei secolari. Inoltre i secolari ne
potevano andar privi in più altri
modi, come se il primogenito, che
doveva esserne il successore, ne a-
vesse fatta rinunzia al secondogeni-
to, o ad altro agnato, secondo i
gradi stabiliti nella bolla d'oro.
Così quando il primogenito non
fosse stato legittimo, e quando non
fosse laico, oppure se fosse stato
non sano di mente, o avesse avuto
altro notabile difetto che il ren-
desse inabile alla successione ; in
questi casi era devoluto l' elettora-
to al più prossimo agnato, discen-
dente legittimo per linea mascolina
dal primo investito. Che se per to-
tale mancanza di successione, o per
bando imperiale, o per altri casi
straordinarii vacava l' elettorato, si
i83 ELE
devolveva al fìsco e al solo impe-
ratore, o al re de' Romani, a* qua-
li vuoisi spettasse la nomina del
nuovo elettore , e deli' investi-
tura.
L* elettore arcivescovo di Magon-
za non solo era il primo degli ec-
clesiastici elettori, ma era come il
decano di tutto il collegio elettora-
le. Per questo, e per essere gran
cancelliere dell' impero nella Ger-
mania, nelle solennità incedeva a
dritta dell'imperatore, e precedeva
tutti gli altri elettori suoi colleghi.
Come tale, avea diritto di convoca-
re la dieta elettorale per l'elezione
del nuovo imperatore, di far pre-
stare ai convocati il giuramento, di
raccogliere i voti loro, e di essere
r ultimo a dare il suo. A lui toc-
cava coronar l' imperatore, quando
la coronazione si faceva fuori della
metropolitana dell' arcivescovo di
Colonia, ciocche poi si praticò al-
ternativamente con questo secondo.
L'elettore di Magonza, come ar-
cicancelliere di Alemagna, teneva
in sua custodia la matricola, i si-
gilli, e l'archivio dell' impero, con
tutti gli atti delle diete, assemblee,
e congregazioni imperiali. A lui
egualmente incombeva contrasse-
gnar tutte le risoluzioni, e gii atti,
che si pubblicavano a nome del-
l'impero; quindi non potendosi
trovar sempre nella corte imperia-
le_, sostituiva per suo vicario in
questo ufficio il cancelliere dell'im-
peratore. Nelle diete ed assemblee
generali al magunlino erano indi-
rizzati gli ambasciatori e deputati
degli elettori, ed altri principi ; a
lui mostravano le loro lettere cre-
denziali, e da lui nel partire pi-
gliavano congedo. Nella cancelleria
di Magonza facevansi le proteste, e
tutti gli altri atti appai tenenti all'im-
ELE
pero : a questo solo elettore si do-
mandavano le revisioni delle liti
giudicate dalla camera di Spira,
ma se in esse vi aveva interesse,
&i ricorreva all' arcivescovo ed elet-
tore di Tre veri. Aveva pure il ma-
guntino una volta il diritto di co-
ronare il re di Boemia, ma lo ce-
dette all'arcivescovo di Praga. Enri-
co Virnemburgo, succeduto nell'arci-
vescovato di Magonza l'anno 1 328,
Avea altresì la prerogativa di giu-
dicare senza appellazione in vigore
della bolla d' oro, ma poi la per-
dette, come gli altri tre elettori
suoi vicini, per cui i sudditi di lui
passarono ad appellare alla camera
di Spira, quando la somma, di cui
tratlavasi, eccedeva i quattrocento
fiorini. V. Magoivza.
L'elettore arcivescovo di Treve-
ri precedeva quello di Colonia per
l'antichità della sua chiesa; s'inti-
tolava arcicancelliere dell'impero
nella Francia, e nel regno Arela-
tense, ma non godeva altro che il
titolo, dacché tali régni vennero
smembrati dall' impero. A questo
elettore toccava votare pel primo
nell'elezione dell'imperatore, e ri-
cevere l'ultimo voto dal magunti-
no. Nel suo stalo giudicava senza
appellazione le cause, che non su-
peravano cinquecento scudi d'oro
renani: poteva di sua autorità met-
tere nel bando imperiale quelli che
avea scomunicato, quando dopo un
anno non si fossero riconciliati.
Tra gli altri privilegi, che godeva,
vuoisi rammentar la tutela nobile
eh' egli aveva su tutti i minori del-
la sua metropolitana, lo che né gli
altri elettori, ne il medesimo im-
peratore potevano pretendere sui
loro sudditi. In tutte le assemblee,
tanto elettorali che generali, siede-
va fuori d' ordine dirimpetto al-
ELE
r imperatore, e in marciando il
precedeva. V^. Treveri.
L' elettore arcivescovo dì Colonia
intitolavasi arcicanceliiere dell' im-
pero in Italia, ed a lui si appar-
t<in€va r archivio degli atti italiani.
Sedeva a sinistra dell'imperatore,
e cedeva la mano al maguntino,
fuorché nella sua metropolitana ,
nell'Italia, e nella Francia. Dava il
voto in secondo luogo nel collegio
elettorale, ed aveva il diritto di co-
ronare il re de' Romani, quando
la coronazione facevasi nella sua
metropolitana. I sudditi di lui era-
no privilegiati contio la camera di
Rotweil in azioni tanto reali, che
personali ; e potevano appellare dal
giudizio di lui, quaudo la somma
contesa passava cinquecento fiorini.
Manteneva in Colonia ministri per
la giustizia criminale, benché fosse
città libera, ed egli non potesse fer-
marvisi, se non pochi giorni^ e
con mediocre treno. V. Colonia.
Passando a dire degli elettori
secolari, intendiamo parlare dei cin-
que antichi, cioè del re di Boemia,
del duca di Baviera, del duca di
Sassonia, del marchese di Bran-
demburgo, e del conte palatino ;
il secondo, il terzo, e il quarto poi
divennero re, come lo divenne quel-
lo di Annover (Vedi). I principati
de* nominati cinque elettori anda-
vano inseparabilmente congiunti col-
la dignità elettorale, come si é det-
to degli arcivescovi, né si poteva-
no in modo alcuno smembrare per
particolare inibizione della Bolla
d'oro [f^edi). Laonde il successore
nello slato elettorale immediata-
mente appella vasi elettore, ed era
tale in vigore dell'investitura data
al suo ascendente. Tuttavolta egli
rinnovavai l'investitura con pren-
derne la confei'ma, e ripeteva il
ELE iB3
giuramento air imperatore, non pe^
rò in persona, come erano tenuti
a fare i nuovi eletti, ma per pro-
curatore. Va avvertito, che per Te-
sercizio dell' elettorato bisognava a-
ver compito l'età d'anni diciotto
secondo la sopraddetta bolla di Car-
lo IV. Che se per avventura alcu-
no succedeva alla dignità elettorale
in età minore della stabilita, finché
ad essa fosse arrivato, eragli dato
un tutore od amministratore, che
era il più prossimo parente pater-
no secondo l'ordine di successione;
tutela, eh' era proficua , ed assai
onorevole, avvegnaché l'amministra-
tore teneva il posto di elettore, e-
sercitando i diritti, e le funzioni
elettorali a spese del pupillo. Dopo
gli elettori ecclesiastici, succedeva-
no con questa precedenza gli altri,
vale a dire Boemia, Baviera, Sas-
sonia, Brandemburgo e Palatino. £
principi, che dovevano succedere
all'elettorato, arrivati all'età di set-
te anni, dovevano istruirsi nelle
lingue latina, italiana, e schiavona,
oltre alla tedesca loro naturale, cosi
preseli vendo la bolla d' oro.
L' elettore re di Boemia occupa-
va il primo luogo per la sua regia
dignità, che lo distingueva sugli
altri, e così nell' elezione dell'impe-
ratore era il primo a votare dopo
l'arcivescovo di Colonia. Anticamen-
te votava in caso discorde tra gli
elettori. Nelle solennità dell'impero
sedeva dopo il maguntino, ch'era
a destra dell'imperatore, e nella
processione incedeva subito dopo di
lui. Era gran coppiere dell'impe-
ratore, e ne' solenni conviti gli ver-
sava la prima bevanda colla coro-
na in capo, o senza, a suo piace-
re. Giudicava nel suo regno defi-
nitivamente, e inappellabilmente,
benché alcuni scrittori vogliano, che
^84 £LE
sì potessero trattar le materie feu-
dali avanti l' imperatore, ed in al-
cuni casi alla camera di Rotweil.
A questo elettore venne annesso
l'obbligo di accompagnare l'impe-
ratore a Roma per la sua consa-
grazione con trecento lance. Non
era obbligato ad intervenire alle
assemblee ordinarie dell' imperio,
ed alcuno aggiunge, che essendo
citato, non era tenuto a comparire
alla imperiai corte, se questa non
si teneva a Norimberga, o in Bam-
berga ; anzi l' investitura stessa del
suo leame era così privilegiata , che
egli non era tenuto a riceverla, se
l'imperatore non si avanzava a det-
te due città, o qualche altra vicina
alle sue frontiere. In questo caso
riceveva dall'imperatore scorta, e
salva condotto. Èra poi degno di
osservazione, che mentre nelle in-
vestiture degli altri principi si squar-
ciavano, e gettavano in mezzo al
popolo gli stendardi di omaggio,
quei del re di Boemia si conser-
vavano, e gli si restituivano interi.
Alcuni opinarono, essere il regno
boemo membro dell'impero, ed al-
tri no, quindi non Io tenevano ob-
bligato a pesi, e contribuzioni. V.
Boemia.
L'elettore duca di Baviera, suc-
ceduto per investitura di Ferdinan-
do II nel secondo elettorato seco-
lare al palatino, aveva il quarto
voto neir elezione, cioè dopo il re
di Boemia, e dopo di esso sedeva
al destro lato dell' imperatore. Nel-
le solennità portava il pomo, o
globo imperiale, ossia piccolo mon-
do, incedendo in mezzo agli elet-
tori di Brandemburgo, e Palatino,
avente Treviri innanzi, e Sassonia
addietro. Era arcidapifero dell'im-
pero, e ne' solenni conviti portava
il primo alla mensa dell' impera-
ELE
tore quattro scodelle d' argento coi
cibi. Vacando il soglio imperiale,
pretendeva di essere vicario nelle
parti del Reno, della Svevia, e del-
la Franconia, ciocche gli veniva
conteso dal Palatino. Tuttociò che
r impei*atore avea venduto o im-
pegnato, egli poteva acquistarlo pel
medesimo prezzo. Avanti di lui,
come successore delle prerogative
del Palatino, si poteva convenire
l'imperatore, giusta il tenore del
capo 3 della bolla, e facendosi il
processo all' imperatore per cattiva
amministrazione, toccava a questo
elettore esserne il direttore, e non
al maguntino. I sudditi di lui era-
no privilegiati contro i tribunali
di Westfcilia, di Rotweil, ed altri;
e potevano appellare da lui stesso
quando la somma passasse mille
fiorini d' oro. V. Baviera.
L' elettore duca di Sassonia si
intitolava arci-maresciallo dell' im-
pero, e come tale nelle processioni
marciava immediatamente avanti
l'imperatore, portando la spada
nuda. Neil' elezione dell' imperatore
dava il suo voto in quinto luogo,
cioè dopo Baviera, presso il quale
immediatamente sedeva. Nelle so-
lenni curie imperiali distribuiva la
biada, che stava dinanzi al trono
dell'imperatore con lo stajuolo di
argento, nel modo che si descrive
al capo 25 della bolla d'oro. Co-
me gran maresciallo aveva il co-
mando della guarnigione del luogo,
ove si faceva la dieta. Vacando
r imperio, egli era vicario non solo
della Sassonia, ma anche di tutte
le altre provincie che fanno parte
dell' impero, a riserva di quelle, le
quali sono soggette al vicariato del-
l' elettore Palatino, o del Bavaro,
successore in luogo del Palatino,
li conte Gualdo Priorato, nel suo
ELE
trattato universale delle notìzie del-
V impero^ dice che all' elettore di
Sassonia spettava il titolo e 1* au-
torità di vicaiio dell' imperio, va-
cando la sede. L'elettore di Sas-
sonia soltanto, e quello di Bran-
demburgo avevano conservato il
diritto di giudicare inappellabilmen-
te i loro sudditi in tutte le cause
civili, e criminali. V^. Sassonia.
L' elettore marchese di Brandem-
burgo era arcicameriere dell' im-
peratore, e come tale portava lo
scettro innanzi l'imperatore nelle
processioni, stando alla destra del
duca di Baviera. Per questa stessa
ragione, ne'solenni conviti imperia-
li, porgeva da lavare le mani al-
l' imperatole ; aveva il sesto voto
neir elezione cesarea, e dove prima
era l' ultimo degli elettori, ed in
ultimo luogo sedeva, divenne poi
il penultimo per l'introduzione del-
l' ottavo elettorato . Aveva nella
giudicatura i medesimi privilegi del
duca di Sassonia, e quindi i suoi
sudditi non potevano appellare da
lui in veruna sentenza, sia interlo-
cutoria, sia definitiva. J^'. Brandem-
BURGO, e Prussia.
L' elettore conte Palatino occu-
pava l'ottavo elettorato istituito
nella suddetta pace di Munster, o
Westfalia. Carlo Luigi, conte pa-
latino del Reno della casa di Sim-
meren, cercò di ricuperare colle
armi gli stati perduti da suo pa-
dre Federico V, per l'inconsiderata
sua ambizione; ma le truppe di
Carlo essendo state disfatte a Lem-
govr, venne obbligato ad attendere
una miglior sorte sino al nominato
trattato, articolo I, § 4- Allora il
basso palalinato gli fu restituito,
ed un ottavo elettorato venne crea-
to in suo favore con la carica di
gran tesoriere, o arci tesoriere del-
ELE i85
V impero, mentre prima era sinr-
scalco, o arcidapifero. Ma siccome
in avanti 1' elettore palatino pren-
deva il secondo luogo tra gli elet-
tori, nella reintegrazione gli fu at-
tribuito l'ultimo. L'impero appro-
vò tali determinazioni nel i654,
con quelle condizioni sulla succes-
sione già dette. Come Palatino pre-
tendeva il vicariato dell' impero in
caso di vacanza nelle parti del Re-
no, deHa Svevia, e della Franconia,
e senza contrasto anticamente ne
era in possesso ; ma poi gli fu con-
teso dal Bavaro, il quale sosteneva
essere questo un privilegio annesso
all' elettorato , e non al palatinato.
L' imperatore doveva una volta ri-
conoscere il palatino per suo giu-
dice, giusta ciò, che si ha nel capo
5 della bolla d'oro; e vi è chi
dubita, se questo diritto possa es-
sere stato trasferito nella casa di
Baviera insieme coli' elettorato, o
se vada annesso al titolo di conte
palatino. Dava il suo voto in set-
timo luogo, cioè innanzi a Magonza,
eh' era l' ultimo a votare. Nelle pro-
cessioni marciava a sinistra dell'e-
lettore di Baviera senza portare
nulla, e sedendo cogli altri eletto-
ri, si metteva nell' ultimo luogo. Il
conte Palatino del Reno, cioè il
capo di questa famiglia, era gene-
rale delle armate imperiali. V. Pa-
latino DEL Reno.
Volendo poi dire qualche cosa
dei vicari eredi tari i, e de' procura-
tori degli elettori, è a sapersi, che
gli elettori secolari, come uffiziali
ereditarii dell' impero, avevano i
loro vicarii perpetui, ed ereditarii,
i quali nelle solennità imperiali fa-
cevano le funzioni del titolo elet-
torale, quando non era presente
l'elettore. Cosi all'uffizio di gran
coppiere dell' impero suppliva come
i86 ELE
vicario il baione di Limburgo, in
luogo del re di Boemia. 11 vica-
riato dell' elettore di Baviera, come
arcidapifero dell' impero, da ultimo
appartenne alla famiglia di Walt-
bourgo, oTnichses, Il conte di Pap-
penheim era vicario del duca di
Sassonia, come gran maresciallo
dell'imperio. Il marchese di Bran-
demburgo, come gran cancelliere,
aveva per vicario il conte di Ho-
henzollern. Il conte palatino del
Reno, come gran tesoriere dell'im-
peratore, non faceva veruna fun-
zione nelle solennità, e però non
aveva bisogno di vicario. Veramen-
te, .nel capo 25 della bolla d'oro,
si fa menzione degli uffìzi, che e-
sercitavano gli elettori nelle solen-
nità, dicendosi che uno, due, o tre
di loro prendono i sigilli imperiali,
li presentano all' imperatore, e da
lui di nuovo li ricevono. Anzi nelle
processioni, uno di loro, cioè que-
gli, che è arcicancelliere del luogo
ove si faceva la solennità, era te-
nuto a portare i sigilli imperiali.
Questi vicari essendo obbligati a
portare gli onori, o sia ornamenti
imperiali, nelle funzioni solenni de-
gl' imperatori, tenevano il luogo dei
loro principali, e marciavano col
medesimo ordine, come se fossero
gli elettori stessi. Fuori di questo
uffizio non avevano più luogo i vi-
cari, ma bensì i procuratori, o am-
basciatori, i quali in assenza degli
elettori venivano mandati alle diete
con autorità plenipotenziaria, e se-
devano secondo l' ordine e prece-
denza de' loro padroni. Essendo pe-
rò presenti gli elettori, questi pre-
cedevano gli ambasciatori di quelli
assenti, e ciò in modo, che se il
Palatino ch'era l'ultimo, si trova-
va solo di persona alla dieta, pre-
cedeva senza contraddizione gli am-
ELE
basciatori degli assenti, e marciava
immediatamente dopo gli elettori
ecclesiastici, i quali vuoisi che fos-
sero obbligati ad intervenirvi in
persona, perchè le loro funzioni e-
rano personali. Però dice la bolla,
che tutti gli elettori, senza esclusio-
ne di alcuno, debbano avere i pro-
curatori: tuttavolta nell'elezione, che
si fece di Ferdinando III in Ratis-
bona, a' -22 dicembre i636, la se-
dia dell'arcivescovo di Treveri fu
vuota perchè era assente, e niuno
votò per lui.
Del modo poi, onde gli elettori
siedono, o marciano coli' imperato-
re, oltie quanto si è detto, aggiun-
geremo, che nelle generali assemblee
ov'era presente l'imperatore, dopo
l'istituzione dell'ottavo elettorato
poca alterazione si fece a quanto
prescriveva la bolla d' oro, contan-
dosi l'elettore di Baviera nel luogo
del Palatino, e questo per ultimo.
Piuttosto si notò variazione nell'or-
dine delle marcie, in confionto del
prescritto della bolla. E primiera-
mente portandosi in processione gli
ornamenti imperiali, andava innan-
zi l'imperatore tra gli elettori di
Magonza, e di Colonia, e dietro se-
guiva il solo re di Boemia. Avanti
immediatamente all'imperatore pro-
cedeva il duca di Sassonia solo,
portando la spada imperiale sfode-
rata. Innanzi al sassone incedeva
l'elettore bavaro col globo d'oro
in mani, avente a destra 1' elettore
di Brandemburgo con lo scettro im-
periale, ed a sinistra quello Pala-
tino; finalmente a capo di tutti
camminava l'arcivescovo di Treve-
ri. Queir arcivescovo poi, nel cui
distretto facevasi la solennità, come
arcicancelliere, portava tutti i sigilli
imperiali , e reali appesi ad un
bastoncino di argento: poca era la
ELE
dllTerenza delle marcie, senza che
gli elettori portassero gli ornamenti
imperiali.
Della cavalcata, colla quale gli
elettori si recavano alla chiesa di
s. Bartolommeo la mattina che do-
vea seguir l'elezione, dell'intimazio-
ne, del tempo, e del luogo di questa,
e come gli elettori erano ricevuti in
Francfort, ed altro riguardante gli
elettori suIT elezione, e coronazione
del nuovo Imperatore^ si tratta a
quell'articolo. Qui noteremo, che
le assemblee dei principi del sagro
romano impero si riducevano a tre
specie; la piima quando gli eletto-
ri si univano senza l'imperatore per
consultare sugli affari proprii, e del-
l'impero; la seconda quando con-
venivano coir imperatore, per trat-
tare de' pubblici interessi; la terza
quando prima, o dopo la morte
dell' imperatore si adunavano ad
eleggere il re de' romani, il quale,
se interveniva nelle processioni, cui
era presente l' imperatore, lo pre-
cedeva. Nello scrivere agli elettori
ecclesiastici , l' imperatore dava ad
essi il titolo di nipoti ed elettori ;
ed a quelli secolari, concedeva il
titolo di cugini, ed elettori. Urbano
Vili, nel decretare l'anno i63o
i titoli di Eminenza, e di Eminen'
tinsi mo (Fedi), ai Cardinali di san-
ta Romana Chiesa, lo conferì pure
ai tre elettori ecclesiastici dell'im-
pero, agli arcivescovi di Magonza,
Colonia, e Treveri, non che al gran
maestro dell* Ordine gerosolimita-
no. Quindi i Cardinali, scrivendo
agli elettori ecclesiastici, usarono i
titoli di Eminentissimo, e Reveren^
dissimo Signor mio Osservandissi-
mo, cui nella soprascritta aggiun-
gevano monsignor arcivescovo di
JV. Eiettore del sagro Romano Im-
pero. Agli elettori secolari poi i
Cardinali davano questo trattamen-
to : Serenissimo signor mh osser-
vandissimo, Fostra altezza eletto-
rale, e nella soprascritta aggiun-
gevano : il Signor duca, marchese,
o conte ec. , Elettore del sagro
Romano Impero. Alcuni elettori ec-
clesiastici di case sovrane pretesero
dai Cardinali il titolo di Serenissi-
mo in luogo óeW Eminenti ssimo ;■
ma avendo il sagro collegio dei
Cardinali consultato intorno a ciò
la sagra congregazione cerimoniale,
fu risposto negativamente. Tutta-
volta il Parisi, nelle sue Istruzioni
per la Segreteria, parlando del ti-
tolarlo usato dai Cardinali cogli
elettori dell'impero, nel tomo H,
p. g8 e seg. e 112, porta l'esem-
pio seguito da molti Cardinali, che
diedero il Serenissimo, e V Altezza,
ed il Signor mio osservandissimo
a Clemente Wenceslao de' duchi di
Sassonia, figlio del re di Polonia,
come elettore di Treveri.
Notizie riguardanti i romani Pon-
tefici, e il collegio degli Eletto-
ri del S. R. Impero.
Avendo gli elettori dell' impero
eletto nel 1077 per re de' romani
Rodolfo duca di Svevia , in luogo
di Enrico IV, il Papa s. Gregorio
VII ne approvò l'elezione con au-
torità apostolica. Per tale elezione
il Pontefice avea scritto a tutti i
vescovi, duchi, e conti di Germa-
nia, giacché Enrico IV era stato
scomunicato e deposto, come abbia-
mo dal Rinaldi all'anno 996, num.
55. Nel II 63, Alessandro III creò
Cardinale Corrado W^itellespac, dei
palatini del Reno, arcivescovo ed
elettore di Magonza, divenendo cosi
vm ELE
anche elettore del sommo Pontefi-
ce. Quindi Urbano III, nel 1186,
fece Cardinale Folmaro, arcivesco-
vo ed elettore di Treveri , poi le-
gato apostolico nella Sciampagna.
Nel concilio generale di Lione, In-
nocenzo IV, nel 1 245 , scomunicò
e depose l' imperatore Federico II,
e con lettera data in quella città
a' 21 aprile 1246, presso il Rinal-
di al detto anno, promosse T ele-
zione del re de' romani, esortando
i principi elettori ad eleggere En-
rico landgravio di Turingia, nella
speranza, che dovesse zelare la di-
fesa della Chiesa, e dell'impero. E-
gli è perciò, che la maggior parte
degli elettori lo elessero a' 1 7 mag-
gio, per cui Innocenzo IV, con let-
tera de' 9 giugno, espresse all'elet-
tore maguntino il suo sommo con-
tento. Morto poi Enrico nel 1247,
Innocenzo IV procurò, che gli fos-
se sostituito Guglielmo conte di O-
landa, il quale, ai 29 settembre,
fu eletto re de' romani, come nar-
ra a detto anno il citato Rinaldi.
Morendo poi Guglielmo nel 12 55,
Alessandro IV, con lettera scritta
in Anagni a' 28 luglio dell' anno
1256, intimò agli elettori dell'im-
pero la scomunica, nel caso che gli
dessero in successore Corradino fi-
glio di Corrado, e nipote di Fede-
rico I.
Nel 1275, il re de' romani Ri-
dolfo d'Ausburgo giurò a Grego-
rio X di difendere l' esarcato di
Ravenna, e le altre terre della Chie-
sa, e dipoi nel 1278, con un di-
ploma diretto al Papa Nicolò III,
approvò le concessioni ed i privile-
gi tatti dai suoi predecessori alla
Chiesa romana. Volendo quindi Ni-
colò III provvedere alle controver-
sie, che potessero in seguito insor-
gere, mandò a Ridolfo i diplomi
ELE
di Lodovico 1, di Ottone I , e di
Enrico II, acciò li confermasse, lo
che fece ben volentieri con altro
imperiai diploma; e perchè 'non ac-
cadesse in progresso di tempo dub-
bio alcuno su tali diplomi, il Pon-
tefice li volle confermati da tutti
gli elettori del sagro romano im-
pero. Questo diploma degli eletto-
ri si riporta dal Rinaldi all'anno
1279, nu"'- 6, e dal Bellarmino,
de translat. imperli lib. 3, cap. 3.
P^. Sovranità' de' Romani Ponte-
fici.
Per morte di Enrico VII, nel
i3r5, alcuni elettori dell'impero
elessero Lodovico V di Baviera, ed
altri nominarono Federico, figlio di
Alberto di Austria. Ambedue vol-
lero sostenere colle armi le loro ra-
gioni, e vedendo il Papa Giovanni
XXII, che il bavaro, senza aspet-
tare la consueta conferma pontifi-
cia, si trattava come imperatore, lo
pregò caldamente di permettere, che
la causa di sua elezione fosse trat-
tata dalla santa Sede, citando am-
bedue i pretendenti a comparire
avanti di se in Avignone, per de-
cidere a chi dei due appartenesse
l'imperiale dignità. Che questa con-
ferma pontificia fosse necessaria nel-
l'eletto imperatore, si dimostra dal-
la lettera degli elettori a Nicolò III,
riferita dal citato Bellarmino nel
lib. 3, cap. 3; dal giuramento, col
quale obbligossi l' imperatore Al-
berto con Bonifacio Vili, appresso
il Rinaldi , Aanal. Eccl. all' anno
1 3o3 num. 9 ; dalla Clementina
Romani Principe^ de Jurejurand.,
e dalla lettera d' Innocenzo III al
duca di Turingia, registrata al cap.
Fenerabileni 34, de clectione et e-
lecd poteslate. Ma Lodovico non
volendo assoggettarsi al giudizio
pontifìcio, anzi prendendo la difesa
ELE
dei fraticelli ed altri eretici, indus-
se Giovanni XXII a fulminare, nel-
l'anno i3i3j le censure a chi pre-
stasse aiuto od ubbidisse a lui ; indi
lo privò dì ogni diritto all'impero, e
scomunicollo come ribelle alla san-
ta Sede. Air articolo Baviera , ed
altrove, abbiamo dette le conseguen-
ze di questa famosa vertenza. Suc-
cesse nel pontificato Benedetto XII,
il quale spedì nunzi a Lodovico
per indurlo a ritornar all'ubbidien-
za della Chiesa, indi rinnovò con-
tro di lui le censure come usur-
patore dell'impero, ed appartenen-
dogli a cagione di sua vacanza l'am-
ministrazione, costituì alcuni vicari.
Elevato alla cattedra apostolica,
nel 1342, Clemente VI, nell'anno
seguente a' 12 aprile, alla presen-
za di numeroso popolo, in Avigno-
ne confermò e rinnovò le se»tenze
e censure fulminate contro il ba-
varo, lo dichiarò privato d'ogni di-
gnità ed onore, ordinando ai ve-
scovi di pubblicare tali censure in
ogni domenica ed ogni festa. Com-
mosso Lodovico dallo zelo spiegato
da Clemente VI , gì' inviò amba-
sciatori per invocar l'assoluzione a
qualunque patto , ma poi ricusò
quelli stabiliti dai medesimi suoi
ambasciatori, e in un'assemblea di
elettori, e di principi da lui radu-
nata in Francfort, le condizioni fu-
rono apertamente riprovate, lo che
fece partecipare al Papa, e al sa-
gro Collegio. Allora Clemente VI,
vedendo oltraggiata la maestà pon-
tificia, nell'aprile del i345, rinno-
vò gli anatemi, ed ordinò agli e-
lettori di privatamente provvedere
all'elezione del nuovo re de' roma-
ni. Nel giovedì santo del 1846, il
Papa confermò le censure contro il
bavaro, indi per nunzi, e per let-
tere si protestò cogli elettori , che
ELE 189
se nel tempo prescritto non proce-
devano all'elezione, vi provvedereb-
be la Sede apostolica , dalla quale
era stata ad essi comunicata la fa-
coltà di eleggere, come nana il p.
Fantoni, Istoria d'Avignone p. 2o3.
Indi Clemente VI depose dall'ar-
civescovato di Magonza Arrigo, già
scomunicato, e contumace, e vi pro-
mosse in suo luogo Geriaco di Nas-
sau, nipote di Adolfo già re de* ro-
mani. JPerò, nel mese di luglio del
medesimo anno, avendo il Papa ri-
volte le sue premure per altro pio
principe, fu eletto Carlo IV di Lu-
cemburgo marchese di Moravia, fi-
glio di Giovanni re di Boemia, seb-
bene due elettori aderenti al ba-
varo non intervenissero all'elezione.
Alla fine di detto mese, gli amba-
sciatori dell'eletto prestarono in A-
vignone al Papa i soliti giuramenti
in nome di Carlo IV, al quale Cle-
mente VI inviò Isimbardo proto-
notario apostolico , acciò dalla sua
bocca, e mano ricevesse la confer-
ma di quanto avevano promesso
gli ambasciatori. Carlo IV ubbidì,
anzi inviò ad Avignone altri pro-
curatori a rinnovare i giuramenti;
ed allora il Papa, a' 6 dicembre,
emanò il formale decreto , con cui
confermò l'elezione. Carlo IV rice-
vette la prima corona in Bonna,
essendogli stato impedito l' ingresso
m Àcqiiisgrana (Vedi), che, in uno
ad altre città e principi, seguiva
le parli del bavaro. Morto questo
alla caccia agli 1 1 ottobre del
1347, *^ deposto Arrigo di Magon-
za, e gli altri elettori che seguirono
le parti del defonto, elessero in re
de' romani Odoardo IH re d'In-
ghilterra, già alleato del bavaro, e
fatto da lui vicario dell' impero.
Ricusata dal re la dignità, i me-
desimi elettori, nel giugno i348,
1 90 E L E
convennero nell'elezione di Federi-
co di Misnia, dal quale fu pure ri-
cusata ; il perchè elessero Guntero
conte di Schwarzenberg in Turin-
gia, che dopo pochi mesi rinunziò
i suoi diritti in favore di Carlo IV,
per opera di Lodovico , marchese
di Brandemburgo, il quale perciò
fu da tulli pacificamente riconosciu-
to ; laonde pubblicò poscia la bolla
d' oro suir impero, sugli elettori, e
suir elezione dell' imperatore , che
dicesi formata dal famoso Bartolo,
e perciò sommamente lodata.
Urbano VI, nel i38i, creò Car-
dinali Adolfo de' conti di Nassau,
vescovo di Spira, arcivescovo ed e-
lettore di Magonza; Federico dei
conti di Saverdun, arcivescovo ed
elettore di Colonia; e Coione di
Falkestein, arcivescovo eletcore di
Tre veri ; ma questi tre ottimi prin-
cìpi ricusarono la dignità , pel la-
grimevole scisma, che sosteneva in
Avignone l'antipapa Clemente VII.
Nel i4oi dagli elettori venne de-
posto dall' impero Wenceslao re
de' romani, ed in vece eletto Ro-
berto duca di Baviera, la cui ele-
zione nel 1 4o3 fu confermata da
Bonifacio IX. Lo scisma, terminato
coU'elezione di Martino V, si rin-
novò sotto il successore Eugenio IV
pel concilio di Basilea, cui erano
aderenti gli arcivescovi elettori di
Colonia, e di Treveri però dal Pa-
pa deposti : ma riuscì ad Enea Sil-
vio Piccolomini, poscia Pio II, qua-
le ambasciatore di Federico 111, di
ottener loro l'assoluzione da Eugenio
IV dalle censure , e la reintegra-
zione nelle loro eminenti dignità.
Nel i5i 8, d'ordine di Massimilia-
>^'o I, i principi di Germania si ra-
dunarono nella dieta di Augusta ,
mentre Federico, duca di Sassonia
ed elettore del sagro romano im-
ELE
pero, favoriva Lutero, che combat-
teva co* suoi perniciosi errori la ro-
mana Chiesa. Leone X invitò Fe-
derico a porre un argine alla li-
cenza dell'eresiarca, e gli donò la
rosa d'oro benedetta , e creò Car-
dinale Alberto di Brandemburgo
arcivescovo di Magdeburgo, e di
Magonza, che perciò fu il primo tra
i tedeschi, che per indulto pontifi-
cio avesse in Germania due arci-
vescovati, secondo che notano alcu-
ni scrittori.
Gran rammarico provò Gregorio
XIII per la riprovevole condotta
di Gebeardo Truchses , arcivescovo
ed elettore di Colonia. Questi, ed
il predecessore Ermanno di W^ei-
den, sotto Paolo III, apostatarono
dalla religione cattolica, indi furo-
no puniti colle censure, e colla de-
posizione, al modo che descrivem-
mo al volume XIV pag. 263 e se^.
del Dizionario, ove abbiamo fatto
parola anche della istituzione della
nunziatura apostolica di Colonia al
Tratto del Beno, stabilita pei tre
elettori ecclesiastici dell' impero, la
quale fiorì sino al declinare del se-
colo decorso. Nel secolo XVII, nel
1686, Innocenzo XI creò Cardina-
le Guglielmo Egone di Fustemberg.-
Siccome poi questo porporato fu
eletto arcivescovo ed elettore di Co-
lonia, il Papa ricusò di confermar-
lo, per la qual cosa venne sostitui-
to Giuseppe Clemente di Baviera ,
sebbene avesse avuto quattro voli
di meno. Per ricompensare i ser-
vigi prestati da Ernesto duca di'
Brunswick-Annover all' imperatore
Leopoldo I, questi, nel 1692, lo
elevò al grado di elettore del sa-
gro romano impero, costituendo co-
si un nono elettorato. Il Catelani,
a pag. 26 del suo Rislrelto, dice
che di questo elettorato della casa*
ELE
di Annover non poleva dare d»
stinta relazione, dappoiché quando
nel 171 1 pubblicò il suo libro, in
Germania tale innovazione era mol-
to controversa, e poco autentica. In
fatti ci narrano le storie , che il
Papa Innocenzo XII, con apostoli-
ca costanza riprovò questa eiezione
fatta nella persona di un principe
accattolico. Ebbe però quel Ponte-
fice la consolazione di vedére de-
gnamente eletto re di Polonia, il
duca Federico di Sassonia elettore
deir impero, il quale aveva abiu-
rato il luteranismo, e professata la
cattolica credenza.
Col favore dello stesso Leopol-
do I, nell'anno 170 1 , Federi-
co I, sovrano di Prussia , elettore
e marchese di Brandemburgo, pre-
se il titolo, e le insegne reali. Cle-
mente XI riprovò siffatta novità,
non avendone domandato l'assenso
alla santa Sede, e se ne dolse con
brevi apostolici diretti a molti prin-
cipi, che l'avevano riconosciuto per
tale. Con un breve de' 1 2 febbraio
1 707, rimproverò l' elettore di Ma-
gonza, perchè in qualità di can-
celliere deir impero, non solo non
erasi opposto come doveva, e co-
me avea fatto quando era vescovo
di Bamberga, al decreto con cui
nella dieta di Ratisbona erasi ac-
cordata la dignità elettorale del
duca di Annover accattolico , ma
anzi vi aveva acconsentito , sebbe-
ne anch'esso accattolico. Dichiarò
pertanto Clemente XI nullo ed ir-
rito quel decreto , ordinando al
Maguutino , di registrar questa
pontificia dichiarazione negli alti
della cancelleria dell'impero.
Nel medesimo anno Clemente
XI manifestò all'elettore di Colonia
la sua paterna allegrezza, per la
conversione alla fede cattolica deU
ELE i^i
l'elettrice Elisabetta Cristina, du-
chessa di Brunswick-Lunebui'g, lo-
dandolo per la parte, che ne avea
avuta. In questo tempo si voleva
sottoporre all' editto imperiale il du-
cato di Mantova: laonde mosso
Clemente XI a compassione del
duca Ferdinando, scrisse premu-
rose lettere agli elettori ecclesiasti-
ci di Magonza, e di Treveri, non
che all'elettore palatino del Reno,
perchè caldamente lo raccoman-
dassero all'imperatore Giuseppe I.
Nel 1708, questo Papa si dolse col
detto elettore palatino del Reno
per aver commesso alcuni attenta-
ti nella città di Dusseldorf contro
la immunità ecclesiastica, lo pregò
a risarcire gli offesi diritti della
Chiesa, e ad astenersi per l'avve-
nire d'immischiarsi nelle cose ec-
clesiastiche. Nel 1 7 I I , Clemente
XI colla costituzione Exponi, che
si legge nel Bull. Rom. lom. IX,
p. 322, riprese gravemente l'elet-
tore di Magonza perchè avea ne-
gata la precedenza, ed i consueti
atti d'onore, al suo nipote Anni-
bale Albani, come nunzio apostoli-
co straordinario alla dieta di Franc-
fort. Gli ordinò inoltre, che subito
glieli prestasse, come da'suoi pre-
decessori elettori si avea usato co-
gli altri nunzi, principalmente col-»
r arcivescovo di Cosenza monsignor
San-Felice, allorché da Alessandro
VII venne spedito nunzio all'ele-
zione dellMmperatore Leopoldo I,
giusta il costante stile della santa
Sede. Da ultimo lo minacciò delle
prescrizioni dei sagri canoni. Scosso
l'elettore dalle giuste rimostranze del
Pontefice, si conformò all'antico uso,
ma Clemente XI, ad evitare somi^
glianti future differenze e contesta-
zioni, ricusò all'elettore le bolle,
quando gli domandò il eoadiutore^
.192 ELE
finche stabilmente non si fosse ri-
pristinato l'antico cerimoniale nel
suo intero vigore.
Morto, nel 1711, Giuseppe I,
il Papa s'impegnò che venisse elet-
to a successore il fratello Carlo VI,
come si elTettuò a' 1 2 ottobre, a
condizione, che desistesse dalle pre-
tensioni sulla monarchia di Spagna,
per la pace europea. A tal effetto
Clemente X[ diresse i suoi più cal-
di uffizi agli elettori imperiali^ ol-
tre le istruzioni, che pel medesimo
scopo comunicò al detto suo nipo-
te Albani, cui spedi nunzio slraor-
diuario alla dieta di Francfort.
Vedendo poi Carlo VI, che il Pa-
pa, colla costituzione Acceptisj data
nel mese di dicembre, Bull. Roni.
tom. X, pai". I, p. 277, avea di-
chiarato, che per tutti gli atti di
ossequio, e per le funzioni solite
praticarsi dalla santa Sede dopo
l'elezione del re de' romani in fu-
turo imperatore, non si approvava
questa elezione, né dalla Sede apo-
stolica si riconosceva quando pri-
ma l'eletto non ne richiedeva la
conferma, e non l'otteneva con bol-
la concistoiiale; fece perciò avan-
zare a Clemente XI per mezzo
del marchese di Prie suo amba-
sciatore in Roma, la supplica di
questa conferma, la quale poscia
venne accordata dal Pontefice col-
la bolla Romani Ponti ficis de' 26
febbraio 1714» sottoscritta da tren-
tatre Cardinali. F. il tom. XI del
citato bollario a pag. 8. Quindi,
per le preghiere dello stesso im-
peratore, Clemente XI gli accor-
dò le Preci Primarie ( Vedi) , col-
le condizioni apposte nella rela-
tiva bolla. Nel seguente anno Cle-
mente XI encomiò l'università di
Dovay per la diligenza, con cui
si opponeva ai giansenisti, come si
ELE
condolse che la potestà secolare vi
ponesse non pochi ostacoli; il per-
chè invocò la protezione degli elet-
tori di Treveri, di Magonza, e del-
l'elettore palatino del Reno.
Questo Palatino, a' 2 1 novembre
1705, aveva pubblicato una san-
zione, la quale avea per titolo Rc-
cessus religionis prò inferiori pa-
latinalu, e molto danno cagionava
alla fede cattolica, alla salute del-
le anime, ed ai diritti della Chiesa.
Per rimediare a tanti mali, ed in-
convenienti , il Papa Clemente XI
non solo la riprovò, e dichiarò nulla,
ma ammonì ancora vivamente T e-
lettore ad abrogarla. Quel principe
prontamente eseguì quanto gli era
stato insinuato, e ne diede parte al
zelante Pontefice con rispettosissima
lettera. Essendo giunto a notizia
di Clemente XI nel 171 3, che il
principe Guglielmo di Nassau-Si-
ghen, oppresso dalla sua indigenza,
trattava di cedere ad un principe
eretico suo cugino i propri stali,
tosto scrisse all' elettore di Magon-
za pregandolo a far desistere quel
principe dal conseguito progetto;
come fece eguali premure all'elet-
tore di Treveri, perchè si oppo-
nesse ai tentativi degh eretici ,
i quali nel principato Ademarien-
se macchinavano annientare l'au-
torità arcivescovile, ed il culto cat-
tolico. Inoltre con paterno impe-
gno Clemente XI eccitò l' impera-
tore, ed il pio elettore palatino,
che impedissero 1' esercizio della
setta luterana in Porceto, luogo
presso Acquisgrana ; come ancora
liprese gravemente il vescovo di
Leitmeritz , che avea osato cele-
bi'are solennemente la messa nella
cattedrale elettorale di Colonia, di
cui era decano. Se il lungo ponti-
ficalo di Clemente XI, che fu di
ELE
anni ventuno, ci ha dato materia
di riportare le xelazioni tra gli
elettori del sagro romano impero,
e la Sede apostolica, quello anche
più lungo di Pio VI, e la gravità
della materia, ce ne porge copiose
notizie, che compendiosamente nar-
reremo, essendo ad esse legati il
discioglimento di questo collegio
elettorale, e la perdita dei dominii
temporali, nei tre elettori ecclesia-
stici. Qui però noteremo, che sotto
il Pontificalo delio stesso Pio VI,
e nel 1787 per la prima volta ven-
ne dato, nell'almanacco. Notizie di
Roma, il titolo regio all'elettore
di Brandemburgo.
Pio VI istituì la nunziatura di
Monaco , capitale della Baviera ,
formandola in parte di quella di
Lucerna; nunziatura, che l'eletto-
re duca palatino Carlo Teodoro,
il quale in se avea riuniti gli eletto-
rati palatini, e bavaro, avea pre-
murosamente domandato nel 1783
al Papa, quando si recò in Roma.
V'erano in Germania due soli nun-
zi pontificii ordinari, oltre quello di
Elvezia, ossia di Lucerna, nella Sviz-
zera ; uno presso all'imperiai corte di
Vienna, l'altro alla elettorale corte
di Colonia pei tre elettori eccle-
siastici. Laonde la nuova nunzia-
tura venne subito contestata prin-
cipalmente dall' elettore di Magon-
za monsignor Erthal, dall'elettore
di Colonia IVlassimiliano d'Austria
fratello di Giuseppe 11^ e dall'ar-
civescovo di Salisburgo CoUoredo,
i quali stendevano la loro ecclesia-
stica giurisdizione nei dominii ba-
varo-palatini. Ora questi, ed altri
prelati, ricorsero all' imperatore Giu-
seppe II, per essere sostenuti nella
giurisdizione che pretendevano lesa,
per cui l'imperatore, non solo nel
1785 soppresse la giui'isdizione del
VOL, XXI.
ELE 193
sopraddetto nunzio di Monaco, ma
inoltre scrisse ai tre elettori eccle-
siastici una lettera, che viene ri-
portata dal Ta vanti, ne Fasti di
Pio VI tom. I, p. 217, ai tre e-
lettori ecclesiastici per animarli a
conservar le loro prerogative; ed
all' elettore palatino significò, che
riconoscesse il prelato nunzio di
Monaco come semplice inviato del
Papa, se non voleva, che come ca-
po dell'impero vi si opponesse a
difesa de' privilegi de' vescovi ger-
manici. Indi, nel 1786, i tre elet-
tori ecclesiastici, coU'arcivescovo di
Salisburgo, per avvalorar maggior-
mente le loro pretensioni, si adu-
narono con altri vescovi ad Ascìiaf-
fenihurgo {Vedi)^ dominio dell'elet-
tore Maguntino, per formare una
lega ben stravagante contro la su-
prema autorità pontificia, in virtù
della quale spedirono quattro de-
putati ad Ems [Vedi) per tenervi
un conciliabolo. Ma dipoi, i tor-
bidi del Brabante, la morte di
Giuseppe II, e soprattutto la rivo-
luzione di Francia, distrussero la
lega di Eras, ed i quattro arcive-
scovi, che l'avevano conchiusa, es-
piarono col depredamento dei loro
stati temporali, e con la perdita
della loro potenza, e sovranità, co-
me ancora delle loro sedie episco-
pali soppresse dalle armi vittoriose
francesi. Ebbero così termine le
ambiziose pretensioni, ch'eransi for-
mate a danno della pace della Chie-
sa, e dei diritti del venerabile suo
capo. Spogliati gli elettori eccle-
siastici di tutto, in uno all'arcive-
scovo di Salisburgo, impararono
neir esilio da loro sofferto, a com-
piangere quanto avevano fatto a dan-
no della nunziatura di Monaco, e di
quella eziandio di Colonia (/^.Nun-
zi ArosTOLici, e Germama). Nel 164©
j3
194 ELE ELE
Bernardo Mallinckrot pubblicò: De marzo 1807, insieme a sufTraganeo
archicancellariis I. R. imperìi, qui- delle diocesi siiburbicarie di Ostia
bus accesserunt summi Pontifices^ e Vellelri, nelle quali restò con tal
et Cardìiiales Germanici: un'altra dignità sino al iSSy, epoca di sua
edizione venne pubblicata in Gine- morte. Questi avea meritato la fidu-
vra nel 1689 accresciuta con an- eia, e la stima dei Cardinali de Yorck,
notazioni. Nel i665 , Giovanni Antonelli, Mattei, della Somaglia, e
Freinschenio in Argentorato diede Pacca, che successivamente furono
alla luce : De S. Roni. imperli decani del sagro Collegio, e vesco-
electorum, et S. R. Ecclesiae Car- vi di Ostia e Velletri, ritenendolo
dinalium praecedentia _, Diatribae tutti con piena soddisfazione per
quinque. Nel 1790 in Roma si loro suffraganeo.
stampò : Nuova esposizione del mo- ELEUSI. Sede episcopale della
do che tengono gli elettori del S. provincia d'Eliade, nella diocesi del-
R. Impero neW eleggere il re dei l'Uliria orientale, sotto la metropoli
Romani, successivo imperatore se- di Corinto, secondo il p. Le Quien,
condo le costituzioni Pontifìcie, e che nel tom. II, p. 2 25 deWOriens
quella di Carlo IV, imperatore, Christ, registra tre vescovi di E-
delta la Bolla d! oro. Degli elet- leusi, Giorgio, Michele , e il terzo
tori ecclesiastici il Rolb ci ha da- anonimo. Altri confondono questa
to Series episcoporum etc. Magmi- sede con Elis, sufFraganea di Pa-
tinorum, Trevirensium, et ColO' trasso, eretta nel secolo V. Questa
niensium etc. Rattovillae 1725. Eleusi vuoisi che sia l'antica E-
ELEUSA {Eleus). Città vescovi- leusina città dell'Attica poco lungi
le dell'Asia minore nella Palestina, da Atene, nella quale eravi un no-
sotto il patriarcato di Gerusalem- bile tempio dedicato a Cerere, chia-
me, dipendente dalla metropoli di mata perciò la madre Eleusina. In
Petra. Commanville weW Histoire de questa città furono la prima volta
tous les aiThév. et év., la chiama istituite le famose feste Eleusine, di
Elusa, e la dice fondata nel nono cui parla Cicerone contro Vene,
secolo. 11 Terzi, nella Siria sagra, ELEUSIPPO (s.). F. Speusippo.
avverte che il Ziricense pose que- ELEUTERA. Sede vescovile dei-
sta sede ai confini dell'Arabia, cour l'esarcato di Macedonia, nell'isola
fondendola con Elat e che il ve- di Creta nella diocesi dell'I lliria o-
scovo di Elusa, od Eluza, chiama- rientale, sotto la metropoli di Gor-
to A reta, intervenne al concilio di tina o Candia, ed eretta nel secolo
Galcedonia celebrato nell'anno 4^^} qninto. Si vuole che prendesse il
e perciò la sua esistenza sarebbe nome di Eleutera, o di Eleuterna,
anteriore a quella delta secondo da Elenter, uno dei Cureti. Stefa-
Commanville. Al presente è un ti- no di Bisanzio dice, eh' era altresì
tolo vescovile in partibus infidelium, chiamata Saorus, od Aony, dalla
dipendente dalla metropolitana di ninfa di tal nome. Si conoscono due
Petra, pure in partibus. L'ultimo vescovi che vi ebbero sede, Eufra-
« portare il titolo episcopale di E- ta, ed Epifanio. Oriens Cliristianus,
leusa, o di Eleusi, fu monsignore tom. II, p. 270.
Geraldo Macioti di Velletri, fatto ELEUTEtllO (s. ). Nacque in
da Pio VII nel concistoro de' 2 3 Tournay, in un tempo in cui la fé-
ELE
de erasi assai illanguidita. Egli pe-
rò seppe preservarsi dalla corru-
zione, e dedicatosi al Signore, di-
venne sacerdote. Per le sue virtìl
consecralo vescovo di Tournay l'an-
no 4^6, incominciò con zelo apo-
stolico a perseguitare il vizio, a to-
gliere le superstizioni del paganesi-
mo, e difendere dagli eretici il mi-
stero dell' incarnazione. Per qua-
rantasei anni governò la sua chie-
sa con paterna sollecitudine, e mo-
rì martire da un colpo nella testa
scagliatogli dagli eretici suoi fieri
nemici. Nel dì primo luglio del-
l'anno 532, questo santo uomo vo-
lò al cielo, e la sua festa è ricor-
data a' 20 febbraio.
ELEUTERIO (s.). Al s. vesco-
vo di Auxerre Droctualdo successe
nel 532 Eleuterio, il quale assistet-
te a quattro concilii in Orleans, e
cooperò collo zelo, e colla scienza
per conservare la disciplina nella
chiesa di Francia. Morì nell'anno
562, dopo aver governata la sua
diocesi per anni ventinove. La fe-
sta di lui si celebra il giorno 16
agosto, nel qual giorno seguì la sua
morte.
ELEUTERIO (s.). Nell'abbazia
di s. Marco presso Spoleto fu elet-
to a superiore Eleuterio, che fecesi
ammirare perchè fregiato di molta
semplicità di cuore, e di ardente
amore verso Iddio. Coll'orazione, e
col digiuno liberò un ossesso fra'suoi
novizi. Recatosi in Roma nel mo-
nislero di s. Andrea, fu dal Pon-
tefice s. Gregorio I fatto avvertire
di un vivo rammarico, che prova-
va , di non poter cioè digiunare
nella ricorrenza del sabbato santo,
atteso un estremo languore., da cui
era afflitto. Eleuterio pregò calda-
mente il Signore, ed il s. Pontefi-
ce potè soddisfare alla sua divo-
ELE 195
zione. Lascialo di poi dal nostro
santo il governo di Spoleto , fece
ritorno in Roma, e si recò di nuo-
vo nel monistero di s. Andrea, ove
visse caro a tutti, e morì santa-
mente. Il suo corpo fu portato a
Spoleto, e la sua festa ricorre a' 6
settembre.
ELEUTERO (s.). Papa XIV.
Eleutero , denominato anche dal
nome del proprio padre Abbondio,
fu greco di nazione della città di
Nicopoli, chiamata oggi Prevesa
nell'Albania, ossia, come credono
alcuni, napolitano, nato nella Cala-
bria, che si dice anche Magna Gre-
cia. V'ha questione, s'egli sia stato
canonico regolare, o piuttosto mo-
naco, come anche se fosse diacono,
o prete Cardinale fatto dai san-
ti Pontefici Aniceto , o Pio J,
quando a' dì 3 maggio dell' anno
1 79 fu creato Papa. Dietro le istan-
ze di Lucio re d'Inghilterra, man-
dò Fugazio e Damiano in quell'i-
sola, che da essi poi fu convertita
alla fede. A questo Pontefice si at-
tribuisce un decreto, con cui proi-
bivasi di deporre chi si sia dal pro-
piio uffizio, senza che prima fosse
convinto reo. E di opinione il San-
dini, che Eleutero prescrivesse ai
cristiani di non rifiutare come ille-
cito il vitto quotidiano, e special-
mente V uso delle carni , appunto
per ribattere 1' errore dei cala frigi
o montanisti, i quali, non per tem-
peranza, ma per affettato timore ,
si astenevano dalla carne degli ani-
mali {F. Sandini F^ita di s. Eleut).
In tre ordinazioni creò sedici ve-
scovi, dodici preti j ed otto diaco-
ni. Dopo quindici anni e ventitre
giorni di governo morì a' d'i 26
maggio del 194, e fu sepolto nel
Valicano. La santa »Sede vacò cin-
que giorni.
196 ELE
ELEUTEROPOLI. Città vesco-
vile della prima Palestina, nel pa-
triarcato di Gerusalemme , dipen-
dente dalla metropoli di Cesarea.
Commanville dice, che nel quinto
secolo fu eretta in sede episcopale,
e nel decimosecondo divenne arci-
vescovato onorario. Questa città era
celebre ai tempi di Eusebio , e di
s. Girolamo, poiché da essa fu pre-
sa la maggior parte delle distanze
delle città meridionali della tribù
di Giuda cui apparteneva. Venne
riguardata come la patria di s. E-
pifanio, quantunque sia nato in un
villaggio, in cui suo padre lavorava
la terra. Si vuole edificata dagl'im-
peratori pagani, e poscia venne di-
strutta dai saraceni nell'anno 796.
Questa città ebbe i seguenti nove
vescovi : Giusto, Macrino, Aezìo ,
Teofilo, Eutiche, Turbo, Zebenno,
Gregorio, ed Anastasio, che nel 536
intervenne al concilio di Gerusa-
lemme tenuto sotto il patriarca Pie-
tro, Ori'ens Christ. tom. Ili, p. 632.
Al pjesenle Eleuteropoli [Eleuthe-
ropolitan.) è un titolo vescovile m
partibus. Lo portò monsignor Già-
comò Murphy, che nel i8or, da
Pio VII fu trasferito al vescovato
residenziale di Clogher nell' Irlan-
da ; quindi Leone XII nel conci-
storo de* 3 luglio 1828 lo conferì
a monsignor Francesco Lewinski
della diocesi di Uladislavia, cui in
pari tempo fece suffraganeo del ve-
scovo di Podlachia in Polonia, e
del quale lo è tuttora.
ELEVAZIONE (Elevatio). Parte
della messa, in cui il sacerdote al-
za pi ima l'ostia consagrata, e poi
il calice, aftinché si adorino dal
popolo, il Corpo, e Sangue del no-
stro Signore Gesù Cristo, dopo ch'e-
gli stesso gli adorò con una pro-
fonda genuflessione. Questa ceri-
ELE
monia fu introdotta nella Chiesa
latina soltanto sul principio del se-
colo duodecimo, e dopo l'eresia di
Berengario, ad oggetto di professa-
re in un modo solenne la fede della
presenza reale e della transustan-
ziazione. Suir origine del suono del-
le Campane (Fedi), e del Campa-
nello (Vedi) all'elevazione dell'ostia,
e del calice, si parla a quegli ar-
ticoli. Il concilio di Ausburgo del
1 548 , col regol. 1 4 , prescrisse :
« Alla elevazione dell'ostia non si
canteranno che delle antifone, le
quali abbiano rapporto al sagrifi-
zio, quantunque sarebbe meglio
starsene allora in profondo silen-
zio ". Ciò si osserva nella cappella
pontificia, in cui, come in altre
chiese, all'elevazione dell'ostia, e del
calice, un maestro di cerimonie col
turibolo dà varii tiri d' incensazio-
ne. Solo quando il Papa celebra
solennemente, i suonatori del con-
certo musicale delle trombe delle
guardie nobili, al punto della ele-
vazione, suonano un grave e me-
lodioso concerto, che muove a di-
vozione, ed a religioso raccogli-
mento. In alcune chiese all' eleva-
zione si suole suonare l'organo, ma
con suonate atte a produrre pii
sentimenti negli astanti. Va pure
notato che, celebrando solennemen-
te il Papa, neir elevazione dell' o-
stia, e del calice fa 1' ostensione al
popolo prima dell'una, poi dell'al-
tro, nel mezzo, alla sua destra, ed
alla sinistra. K Messa.
ELEZIONE (Electio). Scelta, no-
mina, eleggimento. Delle differenti
specie di elezione, e delle condi-
zioni necessarie all'elezione per qual-
che dignità, uffizio, o benefizio ec-
clesiastico, ec, si tratta ai rispettivi
articoli. Così per l'elezione del som-
mo Pontefice, si può vedere l'arti-
ELE
colo Elezione de' sommi Pontefici;
per reiezione dell' imperatore, Im-
peratore £D Eiettori del sagro ro-
mano IMPERO ; per l'elezione dei ve-
scovi, Vescovi ; per 1' elezione dei
gran maestri dell'Ordine gerosolimi-
tano, Gerosolimitano Ordine ec. ec.
La facoltà di eleggere chiamasi jus
eligendi. V. Hallier, De sacris eie-
ctionibus ex anliquOf et novo Ec-
clesiae wni : opera che in tre tomi
in foglio si pubblicò in Roma nel
1789; e La Combe Raccolta dì
giurisprudenza canonica.
ELEZIONE de' SOMMI Pontefici
Romani. L'atto il più sublime, il
più augusto, e il più venerando
che si faccia nel mondo, è quello
col quale il sagro collegio dei Car-
dinali della santa romana Chiesa
elegge il Papa, la qual cosa dicesi
creazione, ed elezione: Eligiie me-
liorem, et eunt ponite super solium,
IV Eeg. cap. X , ver. 3. Queni
Deus jussitj elegimusj epist. Cleri
Rom. ad Honor. iniper. La gran-
d' opera pertanto dell'elezione del
sommo Pontefice romano è l'affare
di maggiore importanza, che si ma-
neggi nel mondo cattolico, dappoi-
ché con essa si tratta di dare in
terra un vicario a Gesù Cristo, un
successore al principe degli apostoli
s. Pietro, un vescovo all'alma cit-
tà di Roma, già capitale dell'im-
pero romano, ed ora del cristiane-
simo, un metropolitano alla pro-
vincia romana, un primate alla no-
bile regione d'Italia, un patriarca
air occidente, un padre comune al-
la numerosissima greggia de' fedeli,
un giudice infallibile a tutti i cat-
tolici, ed un sovrano agli stati tem-
porali della santa Sede. La subli-
me, e venerabile dignità Pontificia,
la più eccelsa di quante ricono-
sce il mondo cattolico, venne sem-
ELE 197
pre conferita per via di elezione.
Gesù Cristo, capo invisibile della
Chiesa da lui fondata, elesse per
suo vicario, e capo visibile della
medesima Simone pescatore, da lui
cognominato Cefas, cioè Pietra, e
perciò chiamato Pietro. Quindi fon-
dò s. Pietro la sede apostolica nel-
l'anno 38 di Cristo, in Antiochia,
città la più famosa dell'oriente, e
la terza del romano impero, dopo
Roma ed Alessandria. Governò s.
Pietro sette anni in Antiochia, in-
di partito per Roma, vi giunse Del-
l'anno 44> 6 nel seguente ^5 di
detta era vi stabilì la santa Sede,
che trasferì da Antiochia , ed ove
da diciannove secoli risplende, e fio-
risce all'ombra del divin fondatore
della Chiesa. Nell'anno 69, gli suc-
cesse s. Lino, fatto coadiutore dallo
stesso s. Pietro per le sagre fun-
zioni della Chiesa di Roma , ossia
suo vicarlb nel tempo dei viaggi
fatti dal santo apostolo, ed eletto
a' 3o giugno, subito dopo il glo-
rioso martirio del primo sommo
Pontefice romano. Indi, senza va-
car la sede, dopo la morte di s.
Lino, a' 24 settembre dell'anno 80,
fu eletto Papa contro sua voglia
s. Cleto, già vescovo coadiutore di
s. Pietro ne' sobborghi di Roma.
Avendo patito nella seconda perse-
cuzione delia Chiesa, dopo venti
giorni di sede, a' 17 maggio del-
l' anno 98 , venne creato Papa s.
Clemente I, il quale da diacono
avea assistito fedelmente s. Pietro,
che inoltre avealo insignito della
dignità di prete e vescovo. Pro-
gressivamente, e senza interruzione
sino al regnante Gregorio XVI, la
veneranda cattedra apostolica della
santa romana Chiesa fu occupata
dai Papi, che registrammo all'arti-
colo Cronologia de* romani Ponte^
r98 ELE
fici {Vedi), ove tra i punti riguar-
danti la loro cronologia, notammo
l'epoche della elezione, e quella
della morte de' medesimi. Agli ar-
ticoli poi delle rispettive biografie
de' Papi, ed anche degli antipapi ,
si dicono le principali circostanze ,
che accompagnarono l'elezione dei
primi , e la intrusione dei secondi.
Diverse maniere, onde furono eletU
i romani Pontefici né* primi se»
coli della Chiesa. Abusiva inter-
venzione de' princìpi secolari tan-
to nell'elezione, che nella consa-
^razione. Leggi pontificie sulla
elezione del Papa, attribuita poi
ai soli Cardinalij e se dalVele-
: zione , dalla consagrazione , od
■ ordinazione del Pontefice, abbia
incominciamento la di lui supre-
ma autorità.
Nei primi secoli della Chiesa ,
l'elezione de* sommi Pontefici si fe-
ce dal clero romano, alla presenza
del popolo di Roma, il quale sol-
tanto vi prestava il consenso, sen-
za suffragio, lo che si praticò circa
sino all'undecimo secolo, come os-
serva il Tomassino, Veter. et nov.
dìsciplin. tom. II, par. 2, lib. II,
cap. i5. Èra allora il clero diviso
in tre classi ; cioè, in sacerdoti, in
principali del clero, e nel restante
del medesimo. I sacerdoti erano i
sette Cardinali Vescovi suburbica-
ri (Vedi), ed i vento tto Preti Car-
dinali [Vedi). I principali del cle-
ro, o primati della chiesa , erano
V Arcidiacono [Vedi), capo di tutti
i Giudici Palatini [ Vedi), cioè il pri-
micerio de'notari, eh' era il capo di
queste dignità, il secondicerio, l'arca-
rio, il sacellario, il protoscrinario,
il primicerio de' difensori, ed il no-
itìcnclatore, cogli altri, se mai vi
ELE
fossero, tutti ufFiziali cospicui deììa
Chiesa romana, de* quali abbiamo
distinta notizia dal Galletti , e dal
Mabillon, Mus. Ital. tom. II, pag.
570, e dei quali noi parliamo a'ris-
pettivi articoli. Il restante del clero
erano i suddiaconi, gli accoliti, e quei
notari, che non avevano uffizio alcu-
no palatino. Il popolo era parimen-
ti diviso in tre classi ; cioè, in cit-
tadini, in soldati, e nel rimanente
del popolo, come si può vedere nel
Cenni, Condì. Laleran. Stephani
IH in praef. pag. XIX. Questo
Papa, il quale viene chiamato an-
che Stefano IV, nel detto concilio,
tenuto nel 769, ordinò che nessu-
no fosse promosso alla sede ponti-
ficia, se prima non era ordinato
Cardinale diacono, o prete a ca-
gione dell'antipapa Costantino, in-
truso senza ordine alcuno. Del mo-
do, e del luogo, come e dove nei
primi tempi si eleggesse il Papa ,
lo dicemmo al volume XV, pag.
258 del Dizionario. Aggiungeremo,
che a' tempi di s. Gregorio 1 del
590, dopo la morte del Papa , e
un digiuno di tre giorni , si radu-
navano il clero, il Senato romano
[Vedi), i nobili, i soldati, il popo-
lo, ed eleggevano il successore. S.
Gregorio I, e nel 640 Severino fu-
rono eletti in tal modo coi voti
concordi del clero, senato, e popo-
lo romano. Nel 1073, mentre cele-
bravansi nella basilica lateranense
l'esequie ad Alessandro li, con una-
nime consenso del popolo e del
clero fu proclamato in successore
s. Gregorio VII, e tosto i Cardi-
nali lo elessero Papa , ripugnando-
vi egli solo. Il Platina nella sua
vita racconta, che s. Gregorio VII
fu ad una voce di tutti i buoni
creato Pontefice, e le parole forma-
te neir elezione , furono queste :
i:le
*» Noi Cardinali della santa roma-
*-> na Chiesa, e chierici, accoliti,
» suddiaconi, e preti in presenza
w de' vescovi , degli abbati , e di
*• molte altre persone ecclesiastiche,
« e laiche, eleggiamo nella chiesa
*» di s. Pietro in Vincola oggi ai
» 21 d'aprile 1072 (il Novaes t.
II, p. 269 dice , 22 aprile 1073,
citando il decreto di sua elezio-
ne presso il Baronio , ad an.
1074 iium. 24; il Labbé, Con-
dì, tom. X, col. 6; e la episto-
la del medesimo s. Gregorio VII
nel citato Labbé p. 7 ), » in vero
» vicario di Cristo Ildebrando ar-
»* cidiacono, persona di molta dot-
« trina , di gran pietà , prudenza ,
M giustizia, e costanza, modesto,
« sobrio, continente, che ben go-
» verna la sua casa , e caritativo
» co' poveri, dai suoi primi anni
« fino a questa età allevato, e cre-
« sciulo nel grembo di santa Chie-
w sa. Vogliamo, ch'egli sia con
« quella autorità nella Chiesa di
« Dio, con la quale già Pietro,
« per ordine e voler di Dio la me-
M desima Chiesa governò ". In pro-
gresso di tempo essendosi notabil-
mente accresciuto il numero del
clero, fu d'uopo per ischivare le
turbolenze , eh' erano troppo facili
ad insorgere, confidare nel medesi-
mo secolo XI, a' primari preti sol-
tanto, ed a' vescovi più vicini a
Roma, il gran diritto dell'elezione,
come in seguito si dirà meglio in-
dicando le diciotto diverse manieie
usate in vari tempi per eleggere il
Papa.
Premurosi sempre i sommi Pon-
tefici della miglior forma della pon-
tificia elezione, non omisero di sta-
bilirne successivamente i più op-
portuni regolamenti. E primiera-
mente abbiamo di s. Bonifacio I,
E LE 199
esaltato alla sede pontifìcia l'anno
4iB, che, essendo travagliato da
Eulalio (Fedi) ^ antipapa, il quale
da pochi preti, e diaconi, spalleg-
giati da Simmaco prefetto di Roma,
con perverso scisma era stato esaU
lato al trono papale, temendo che
Eulalio, allora esiliato co' suoi se-
guaci ad Anzo, dopo la sua morte,
a cagione della sua grande età, e
debole salute, non molto lontana ,
avrebbe di nuovo inquietata la s.
Sede, scrisse la lettera Ecclesiae
meae, data il primo luglio 4^9 >
che si legge presso il Baronio, a
tale anno num. Sg. Questa lettei-a
venne indirizzata all' imperatore di
occidente Onorio , dal quale ebbe
il rescritto, che si legge nel Labbe,
Concil. t. II, col. i582 , con cui
stabilì : che ninno fosse eletto Pon-
tefice con brighe j ma fosse soltanto
riconosciuto per legittimo Papa, te-
letto col di\'ino giudizio, e col con-
senso di tutti. Così l'abbiamo per
regola nel diritto canonico, nel ca-
po Si duo 8 disi. 79: M Si duo
*» forte contra fas temeritate cer-
« tantes fuerint ordinati , nullum
« ex his futurum penitus sacerdo-
»» tem ; sed illum solum in sede
M apostolica permansurum , quem
w ex numero clericorum nova or-
» dinatione divinum judicium, et u-
» niversitatis consensus elegerit etc.'\
L'imperatore Onorio colla sua ri-
sposta assicurò s. Bonifacio I, ch'e-
gli per secondare il lodevolissimo
zelo, cui il Pontefice dimostrava per
la pace della Chiesa, avrebbe pre-
stato l'aiuto suo imperiale, ben
lontano sempre di favorire i sedi-
ziosi. Osserva qui il Pagi, Critica
in jinnal. Baron. tom. Il, an. 4 '9»
che la differenza tra s. Bonifacio I
vero Pontefice, e l'antipapa Eula-
lio, fu il motivo, per cui Onorio
aop ELE
dapprima, e poi i re d'Italia, ed
altri si frammischiarono nell'elezio-
ne de' romani Pontefici, di che si
riparlerà.
Nell'anno 4^1, s. Ilaro comin-
ciò il suo pontificato , quindi , per
non dare occasione a' vescovi di de-
stinarsi il successore , sull' esempio
di s. Clemente I, il quale, come,
nota il Cenni, Dissert. eccl. dissert.
II, pag. 88, ricusò di succedere
immediatamente al suo maestro s.
Pietro, che alcuni dicono lo avesse
nominato a succedergli, in un con-
cilio romano di quarantotto vesco-
vi, ordinò con decreto (V. il Lab-
bé Condì, tomo IV, col. 1060),
che niun Pontefice potesse eleggersi
il successore. Malgrado però questo
decreto, col quale si garantisce, che
la sede pontificia non diventi mai
ereditaria, il Pontefice s. Bonifacio
II, pensando eh' egli colla elezione
del suo successore, avrebbe impe-
dito la prepotenza dei re de' goti ,
i quali si studiavano di fare i Pon-
tefici a loro arbitrio, nel concilio
tenuto in Roma l'anno 53 1, come
leggesi nel Labbé tom. IV, e nel-
l'Arduino tom. II Cktncil., dichia-
rò per suo successore nel pontifi-
cato il diacono Vigilio, al quale si
aggiunse il consenso ed il giura-
mento del clero; ma ravvedutosi
di questo passo, contrario alla prov-
vida legge di s. Ilaro, in un altro
concilio che raccolse, alla presenza
dello stesso clero, e del senato ro-
mano, ne fece una solenne ritrat-
tazione, per avere egli violati i ca-
noni colla suddetta elezione, e nel-
lo slesso tempo fece abbruciare il
decreto, che prima avea sottoscrit-
to. 1^. Successore.
San Simmaco, Papa nell' anno
499, celebrò in Roma un concilio,
cui intervennero settanladue vesco-
ELE
vi, come dice il Pagi nella sua vi-
ta, e ciò per togliere alcuni abusi,
che potevano insorgere nella ele-
zione de' Pontefici. In esso, col cap.
Si transitus Papae, io dist. 79 pres-
so Labbé Condì, t. IV, col. i3i3,
ordinò : » che fosse venerato per
»i vero Papa quegli, in cui cospiras-
« sero tutti i sullragi del clero, op-
« pure la maggior parte di essi,
« e che vivente il Papa non si trnt-
>* tasse dell' elezione del successore
»» sotto pena di scomunica , e pri-
>y vazione di tutte le dignità ". Fu
di poi ampliata questa pena da
Paolo IV nel i558, mediante la
costituzione Cam sccundum Aposto-
luni, Bull. Rom. tom. IV, par. I,
p. 347- I refrattari, e disubbidien-
ti furono dichiarati rei di lesa mae-
stà di prima classe. Ecco come il
Bernini, Storia delle eresie, p. 1 60,
narra l' operato di Simmaco. Il se-
natore Festo , nel suo ritorno a
Roma, trovando morto s. Anastasio
II, multis pecunia corruptis, sollevò
uno scisma contro il successore s.
Simmaco, e v'intruse Lorenzo ar-
ciprete, per cui commettendosi nel-
la città caedes, rapinae, et alia
mala, i cattolici Simmachiani, e gli
scismatici Laurenziani ricorsero a
Teodorico re d' Italia, il quale ben-
ché rescrivesse, ut qui primo ordi-
natus fuisset, sederei in sede apo-
stolica; quod aequi tas in Sym ma-
cho invenit, per sedare lo scisma ,
fu d'uopo si recasse in persona a
Roma. Volendo quindi s. Simmaco
rimediare agli scandali, ed alle con-
seguenze che derivavano dagli sci-
smi, col dare miglior regolamento
air elezione dei Papi , decretò nel
concilio da lui a tal effetto adu-
nato nella basilica vaticana, che vi-
vente il Pontefice, eo inconsulto,
non si dovesse trattare di eleggergli
ELE
il successore, ed essere scomunicati
quelli, che quomodocumque pacisce-
rentur, aut ddiberarent^ vcl Pon-
tificatimi amhirentj e che tale ele-
zione spetti solamente al clero ro-
mano, senza intervento di alcuna
persona laica benché regia; e quel-
lo che dalla maggior parte venisse
eletto, sia il vero Papa. Furono a
questo concilio, prosiegue il Berni-
ni, settantadue vescovi con molti
Cardinali, ed altri del clero mino-
re della Chiesa romana , che tra
questi e gli altri arrivarono pure
al numero di settanladue. Essendo
stato richiesto Teodorico del suo
parere, rispose : ad se nihil de ec-
clesiasticis negotìis pertìnerej per la
qual degna risposta, forse fu chia-
mato dagli scrittori, santo, e piis-
simo, titoli per altra dati in quei
tempi anco ad idolatri , e nemici
del cristianesimo. Nel medesimo con-
cilio venne anche stabilito : Roina-
nae sedis antistiteni niinorum non
suhjacere jiidicio , non essendo il
Papa sottoposto ad alcun giudice.
In tal modo ì Pontefici ne' primi
secoli andavano formando santissi-
me leggi per la provvida elezione
de' loro successori, ma tutta questa
diligenza per gl'interessi di santa
Chiesa non fu bastante ad ottene-
re quella pace, che in questo im-
portantissimo affare si bramava ,
siccome andiamo a dire.
Era la elezione pontificia, al di-
re del Borgia , Jpolog. del pont.
di Bened. Xy par. II, cap. II, num,
1 , ne' primi quattro secoli della
Chiesa, del tutto libera appresso il
clero, coir assistenza del popolo ro^
mano, perchè il Papato cessate le
persecuzioni cominciò a risplendere,
e per l'autorità, e per le dovizie
divenne in seguito oggetto de' mon-
dani desideiii, lo che fu cagione di
ELE 20 1
molti scismi, e discordie con grave
danno della Chiesa. Considerando
poi i principi i vantaggi, che il sa-
cerdozio divenuto cotanto rispetta-
bile, poteva all'impero arrecare,
non fiu'ono pig^i a prenderne par-
te , e vivo interesse , usando della
loro potenza, e della loro prepo-
tenza. E primieramente Odoacre, re
degli eruli, entrato nell' Italia l'an-
no 47^? dopo aver costretto Mo-
millo a rinunziar l' impero roma-
no, benché ricusasse la porpora, le
insegne ed il titolo d' imperatore ,
contento solo di quello di re d' I-
talia, per lui istituito, pretese non-
dimeno d'ingerirsi nell'elezione dei
Pontefici. Richiesto forse da Papa
s. Simplicio (su di che è a vedersi
il Tomassino, tom. II, par. II, lib.
II, cap. 16), a star pronto a seda-
re qualunque briga, che nella fu-
tura elezione potesse accadere, egli
oltrepassando i limiti di tal pruden-
ziale richiesta, pubblicò una legge,
che riporta il Labbé all' anno 502, t,
IV Concil. col. i334, colla quale
vietava di farsi l'elezione pontificia
senza la deliberazione di lui, o del
prefetto del pretorio per lui. Ad
usurparsi questo diritto, finse Odoa-
cre essergli stato ciò commesso
da Papa s. Simplicio morto nel
483. Quando dunque si dovette
procedere a dare il successore a
quel Pontefice, racconta il Murato-
ri, Annali d'Italia, tom. Ili, par.
I, an. 4^3, che col clero radunato
v' intervenne un ministro del re O-
doacre. Intorno a questo si può
leggere nel can. 1 1 del concilio di
Simmaco : « sublimis et eminentis-
« simus vir praefectus praelorio
» alque patricius, agens etiam vi-
>j ces praeexcel lentissimi regis Odoa»
>s cris, Basilius". Intimò questi al-
l'adunanza, che, secondo il ricordo
202 E LE
e comandameuto lasciato dal Bea-
tissimo Papa nostro Simplicio, e
per ischivare gli scandali, che na-
scere potevano, non si potesse fare
l'elezione del nuovo Pontefice, sen-
za consultar prima esso prefetto.
Il Baronio, negli Annali eccle-
siasiici, all' anno 5o2 , pensa che
l'addotta scrittura fosse supposta a
Papa Simplicio, e fìnta dagli scis-
matici in occasione dello scisma ,
che insorse dopo la memorata ele-
zione di Papa Simmaco ; ma non
tì è neppur bisogno di supporla
falsa. I vescovi del mentovato con-
cilio romano, senza curarsi di ri-
correre alla falsità di siffatta scrit-
tura, sostennero bensì, e con tutta
ragione, che fosse affatto nulla, ed
invalida ; sì perchè era contro i sa-
gri canoni, non potendo dipendete
1' elezione dei sommi Pontefici dal-
le persone laiche, come ancora per-
itile detta scrittura non era solto-
.scritta dal romano Pontefice, lo che
bastò per iscredi tarla, e condannar-
la. V. il decreto del concilio nel p.
Amort, Elem. far. can, pag. 295,
da un codice bavaro del secolo set-
timo. A gloria del vero è a riflet-
tersi che, se il Pontefice Simplicio
avesse voluto ordinare , quanto fu
esposto dal prefetto Basilio, avreb-
be egli saputo formarne il decreto,
e non avrebbe certamente lasciato
in balia ad un laico di significare
al clero i suoi sentimenti. Perciò
nel sopraddetto concilio di Simma-
co fu giudicata di niun valore quel-
la scrittura, e deciso che non do-
vesse essa aver luogo, e vigore fra
gli statuti ecclesiastici, ne' quali non
potevano i laici, per quanto reli-
giosi e potenti fossero, aver parte
alcuna, ma i soli sacerdoti, a cui
Dio commise la cura di disporne,
(vosì decise i! concilio, benché te-
ELE
nnto sotto un re ariano qual si fu
Teodoiico. Or dunque, sebbene s.
Simmaco, eletto nel 49^> come ri-
porta il Rinaldi Ann. eccl. an. 5o2,
avesse ordinato, » che tutti i laici,
•» compresi anche i re, non potes-
» sero ingerirsi nell' elezione pon-
'» tificia " che libera al clero onni-
namente esser doveva, e Io era sta-
la sempre in addietro anche sotto
gl'imperatori pagani; pur non per-
tanto il re Teodorico, che già nel
499 avea decretato nello scisma
dell'antipapa Lorenzo, e lo stesso
Simmaco legittimo Pontefice, che
l'eletto da più voti, e prima con-
sagrato, si avesse da tenere per ve-
ro Papa, come pur testifica il Mu-
ratori all'anno 499 > sembrandogli
tutta volta di aver talento, per da-
re alla Chiesa cattolica un capo ,
tutto dalle sue mani, usurpossi in-
teramente il diritto di eleggerlo, e
nominò Pontefice nel 526 s. Feli*
ce HI detto IV. Fortemente si op-
posero il clero, ed il senato roma-
no, non per la degna persona elet-
ta, ma per l'elezione fatta contro
le leggi ecclesiastiche. Questa con-
tesa non fu allora pienamente ag-
giustata, finche non venne stabili-
to, che in avvenire il clero col vo-
to, ed il popolo romano col con-
senso, eleggessero secondo l'antico
costume il romano Pontefice , il
quale fosse poi confermato dal re,
col suo mero consenso, come scris-
se il re Atalarico al Papa Giovan-
ni II nel 533, e come abbiamo da
Cassiodoro nel lib. IX epist. i5, e
dal Muratori, Annali ec. a detto
anno.
Questa maniera di eleggere il
Papa durò sinché l'Italia soggiac-
que al regno de' goti. Al mancare
di questi, e del loro regno, si usur-
parono la medesima pretesa auto-
ELE
rità gì' imperatori di oriente, come
si può vedere nel Baronie all'anno
526, nura. 24; e nel Pagi allo stes-
so anno num. 8. Laonde trovossi
la santa Chiesa sottoposta a lagri-
mevoli scismi, ne' tempi ancora po-
steriori, ne' quali sulle orme dei
primi, non mancò chi pretendesse
di arrogarsi tal abusiva giurisdizio-
ne sui sagri comizi, siccome osser-
vano gli scrittori ecclesiastici, e co-
me noi andremo accennando. Av-
verte il Baronio all'anno 607, num.
I, nascer da questa imperiale usur-
pazione, che il clero si studiava di
eleggere i Papi, che fossero agl'im-
peratori graditi, come, per non dire
di altri, furono Vigilio, Sabiniano,
Bonifacio III, e s. Pasquale I, i qua-
li erano stati nella corte di Costan-
tinopoli apocrisari della santa Sede,
cioè agenti o nunzi, e perciò cre-
duti di soddisfazione degl'impei-a-
ratori, oltre all'essere più infor-
mati de' pubblici affari, come notò
il Muratori all' anno 604. Vinti
dunque i goti nell' Italia, e finito
in Teja il loro regno nell' anno
553 ; r imperatore Giustiniano I
continuò ad arrogarsi il preteso di-
ritto, che s' erano colla prepotenza
e colla forza usurpato i goti, di con-
fermar cioè r elezione de'Pontefici,
! quali per pubblica quiete tollera-
rono per centotrenta anni questa
riprovevole usurpazione, comincian-
do da Pelagio I, eletto nel 555, e
confermato da Giustiniano I. I suc-
cessori di questo proseguirono a
voler confermare gli eletti Papi,
costringendoli ancora a sborsare cer-
ta somma di danaro per ottenere
la conferma della loro elezione,
l'esercizio della dignità, e la con-
sagrazione, al modo che si dice
al volume XVI, pag. 3o6, e 3 14
del Dizionario. Questo fu il terzo
ELÉ 2o3
modo di eleggere il Pontefice, co-
me lo chiama il Mabillon, Coni'
ment. in ord. Rom. cap. 17, pag.
192; e che durò sino all'impera-
tore Costantino Pogonato, all' anno
681. Per quanto tempo precisa-
mente fosse durato questo violento
tributo, non è facile il fissarlo. L'Al-
tasserra, in net. ad Anas. bibl.
in Jgathone pag. 75; et in not,
epist. s. Gregor. M. lib. I, epist,
Ij p. 4) "e assegna il principio al-
la barbarie de' goti, a'quali poi suc-
cedendo gì' imperatori greci,, lascia-
rono in vigore si indegno costume,
laonde sembra durato circa due
secoli. 11 Tomassino, t. II, lib. 11,
cap. 16, num. 11, Io dice in-
cominciato un secolo innanzi alla
soppressione. Ma perciò non fu tol-
ta la conferma imperiale, che anzi
fu aggiunto neir imperiai decreto
còme si legge nel citato Anastasio
a p. i4o: « Quod non debeat or-
>i dinari, qui electus fuerit, nisi
» prius decretum generale intro-
« ducatur in regiam urbem, seclm-
« dumantiquam consuetudinem^ ut
>» cum eorum conscientia, et jus-
M sione debeat ordinatio proveni-
« re". All'articolo Consa graziane,
ed ordinazione del sommo Ponte-
flce i^Vedi), si parla dell'abuso sud-
detto, dell'approvazione imperiale,
dopo la quale avea luogo la con-
sagrazione.
Nondimeno accadde qualche vol-
ta, che il Pontefice eletto fosse or-
dinato, senza aspettare il consenso
degl' imperatori, o degli esarchi di
Ravenna luogotenenti loro, ai qua-
li gli augusti diedero (nell'elezione
di Onorio I nel 62 5) la facoltà di
ratificar per essi l'elezione pontifi-
cia, come vogliono i due Pagi, ovve-
ro nell' elezione di Giovanni IV nel
640, al dire di Papebrcchio, e del
.3o4 E LE
Cenni, secondo il disposto dell' im-
peratore Eraclio. Non aspettò l'im-
periai consenso Pelagio li, il quale
■venne ordinato nel 578, perchè
assediando i longobardi Roma, niu-
no poteva uscùne; ne lo aspettò
Martino I nel 649. Il medesimo
Costantino Pogonato, per la gran
riverenza cui avea a Benedetto II,
gli permise che, nel 684, si consa-
grasse, senza attendere la sua con-
ferma, e dopo di lui, nel 685, Gio-
vanni V pel primo si fece consa-
grare senza l' imperiai assenso, dap-
poiché troppo gravoso riusciva al
clero romano, il dover aspettare
da Costantinopoli la licenza di con-
sagrare il nuovo Papa, restando
cosi per più mesi vacante la cat-
tedra romana, sebbene l' eletto e-
sercitasse ancora in quel tempo non
lieve autorità nel governo della
Chiesa. Ed è perciò, che il lodato
principe spedi una bella patente
al venerabile clero, al popolo, e al
felicissimo esercito romano, con cui
concedeva, che il nuovo Papa si
potesse immediatamente consagrare,
senza dover aspettare l'imperiale
conferma. 11 Novaes, nella vita di
Benedetto II, dice che Costantino,
in grazia del Papa Agatone, aveva
tolto agli esarchi di Ravenna il
preteso diritto di confermare l'ele-
zione, riserbandolo tuttavia a se
stesso; e che ancor questa riserva
condonò a Benedetto li, lasciando
in piena libertà il clero della Chie-
sa romana di procedere all'elezione
pontificia, ciocché da gran tempo
da' Papi medesimi erasi con somma
sollecitudine ricercato, e non mai
ottenuto. Ma all'imperatore Co-
stantino succeduto essendo Giusti-
niano II, rivocò questi la concessio-
ne paterna, ristabih non senza con-
trasto la pregiudizievole costuman-
ELE
za, di non consagrarsi Telelto Pon-
tefice senza il consenso dell' impe-
ratore, o almeno, per non aspettar
tanto tempo, senza quello dell'esarca
di Ravenna, il quale fiancheggiato
dalle sue truppe, tentava di porre
sul trono quel Papa che più gli
era a grado, per cui nascevano
non pochi sconcerti, ai quali tutta-
via resisteva il clero romano.
Il medesimo JXovaes narra, nella
elezione di Conone, che dovette a-
spettare la conferma dell'esarca Teo-
doro, secondo il prescritto da Giu-
stiniano II, il quale, al dire di que-
sto autore, sebbene lasciasse libera la
chiesa Romana di sborsare il tributo
dei tre mila soldi d'oro (soliti pa-
garsi dalla santa Sede agl'impera-
tori in tal circostanza , per l'abuso
introdotto sotto Giovanni II dal
re Atalarico , e continuato sotto
gl'imperatori eziandio d'occidente,
con grave discapito dell'ecclesiastica
autorità) come anche dall' obbligo
di trasmettere a Costantinopoli il
decreto dell'elezione de' Pontefici;
per altro annullò in parte l'editto
del padre, ed assoggettò di nuovo
il clero romano all'esarca di Ra-
venna, senza il cui consenso non
poteva essere consagrato. Di fatti
s. Gregorio IH, attendendo tal con-
ferma, si consagrò un mese dopo
dacché era stato eletto. Sì osserva,
che gli esarchi procuravano di far
esaltare al trono pontificio i greci,
i quali però divenuti Pontefici, e-
reditarono lo spirito apostolico, e
giammai acconsentirono alle trame
degl' imperatori, e vescovi orientali
contrarie alla costante illibatezza
della Chiesa Romana. I Pontefici
ancora non lasciarono di protestare
contro r intrusione de' sovrani nel-
la loro canonica elezione ; ma le
turbolenze eccitate nelle loro con-
ELE
sngrazioni, li costrinsero a ricorrere
air autorità degli stessi principi, col-
la forza de' quali veniva ratFrenato
l'orgoglio de' sediziosi. Trovasi in
Graziano^ nel cap. Quia Sancta,
iSj dist. 63, un decreto col nome
di Stefano, in cui viene ordinalo,
che l'eletto Papa sia consagialo
alla presenza degl'imperiali legati,
o Ambasciatori (Vedi); ma gli
eruditi non poterono stabilirne l'au-
tore. Solo alcuni lo attribuiscono
a Giovanni IX, e fatto nel concilio
da lui tenuto in Roma neU'898, se
pure non fu la conferma di quel
decreto prima promulgato da altri.
Certo è, che dall'autorità impe-
riale, ed a richiesta de' Papi, ven-
ne stabilita l'assistenza degli am-
basciatori, ed avendo Lodovico I,
secondo imperatore del rinnovalo
impero d'occidente, inviato neir824
a Roma 1' augusto suo figlio Loia-
rio I, per r elezione di Eugenio li,
contro il quale era insorto il pseu-
do Pontefice Zizinio, il principe a-
vanti di partire dalla città, rese
pubblica una costituzione sul!' ele-
zione de' Ponlefìci, parte della qua-
le si legge in Baronio, a detto an-
no num. 4> e tutta intera, e divi-
sa in nove capi nel Cointe ad egual
anno num. 12, come nel Pagi al n.
3. Il Sigonio, parlandone de re-
gno ital. lib. IV, an. 825, pag.
179, dice che, affine di scansare
tutti i tumulti de' tempi passati per
le dissensioni de' sagri comizi, si
prese la provvidenza, che l' amba-
sciatore del re, e i4 re slesso, se vi
fosse in Roma, assistesse alla con-
sagrazione del nuovo Pontefice ;
aggiungendo il Pagi, annal. eccl. j
an. 825, num. 29, avere Eugenio
II decretato, mentre Lotario I si
trovava in Roma, che gli amba-
sciatori di Cesare assistessero alla
ELE 2o5
consagrazione del romano Pontefice,
per evitare nell' avvenire i tumulti
de'sagiù comizii, e le fazioni di
quelli, i quali quanto più erano
potenti, tanto più si credevano di
poter essere gli arbitri assoluti del-
l' elezione de' Papi. Ne per questo
solo motivo si mosse Eugenio II a
ricorrere all' assistenza degli amba-
sciatori imperiali; Io fece ancora,
come osserva il Pagi giuniore, nel
Brevìar. RR. PP. in vita Eugenil
llf num. 6, per timore, che Lo-
tario I si arrogasse l'autorità, cui
prima avevansi usurpalo gì' impe-
ratori greci^ gli onori de' quali egli
cercava di affettare. Qui va notato,
che sotto r imperatore d' oriente
Leone, V Jsaurico, Roma e il suo
ducato, essendosi sottratti dal suo
dominio, spontaneamente eransi da-
ti al sovrano dominio de' Papi, nel
pontificato di s. Gregorio 11, e do-
po l'anno 726. Laonde era termi-
nata del tutto la soggezione all'im-
pero orientale. Si trovava ancora
in vigore nella Chiesa romana la
consuetudine, che il popolo suppli-
casse, ed il clero romano eleggesse
il Pontefice, come dimostra il Ba-
ronio all'anno 827, num. 11^ ed
in tal guisa venne eletto in quel-
l'anno Gregorio IV. Ma la sua
consagrazione fu prorogata , finché
gli ambasciatori non esaminarono,
se fosse stato eletto canonicamente.
S. Leone IV fu consagrato nel-
r 847, dopo due mesij e quindici
giorni dacché era slato eletto, ma
senza attendere gli ambasciatori,
temendosi un' invasione de' sarace-
ni. Tuttavia l'annalista Pagi crede,
che confermasse il decreto di Eu-
genio IL Gli successe, nell' 855, Be-
nedetto 111, che pel primo mandò
il decreto di sua elezione agli au-
gusti di occidente, com' erasi pia-
ao6 ELE
ticato con quelli d' oriente, o cogli
esarchi, forse per provare la sua
legittimità contro l'antipapa Ana-
stasio. Dipoi, nell'Sgy, Stefano VI,
detto VII, al dire de) Pagi, ratifi-
cò il decreto di Eugenio II, seb-
bene Stefano V, detto VI, neir885,
si fece consagrare senza il consenso
di Carlo // Grasso, e ciò forse per-
chè Adriano III nell' anno prece-
dente avea decretato: « ut Ponti-
i> fex designatus consecrari sine
5' praesentia regis aut legatoruin
" ejus possit,'* rivocando cosi la
concessione di Eugenio II. Tutta-
volta Giovanni IX, come dicemmo,
nel concilio celebrato nell' 898,
considerando quanto necessaria fos-
se questa assistenza, contro gli sci-
smi, e le differenze, che nell'ele-
zione insorgevano tra i giudici, i
primati dell'esercito, ed il popolo
seguaci d' un partito, mentre il cle-
ro ne seguiva un altro, e talvolta
era diviso anche in due parti ; ed
eziandio per far eseguire la proi-
bizione da lui fatta, che nella mor-
te de' Pontefici fossero rubati i lo-
ro palazzi, prese tale misura, come
la più valevole difesa contro le sol-
levazioni , benché tollerata sempre
di mala voglia dalla santa Sede,
siccome ripugnante agli antichi ca-
noni. Annullato quindi il decreto
di Adriano III, col summentovato
decreto Quia sancla Romana Ec-
clesìa etc, ristabilì quello di Euge-
nio II per evitarle brighe, con som-
mo discapito della santa Chiesa. Sui
decreti di Eugenio II, e di Giovan-
ni IX, molti sono i commenti de-
gli scrittori. Osserva il Ga rampi,
ile nummo argenteo Benedici. lìl^
p- 22, e scg. , che questa disposi-
zione era il privilegio Advocatiae,
dai Pontefici dato soltanto a' Ca-
rolingi, ed era in sostanza a la-
ELE
vore della chiesa romana per e-
vitare gli scismi, comechè da par-
te dell'eletto Pontefice si dovesse-
ro confermare i privilegi agl'impe-
ratori. Si osserva inoltre, che l'e-
spressione del decreto di Gregorio
IX, canonico rìlu, et consuetudine,
nata senza dubbio dall' ignoranza
del secolo decimo, non solo non
sembrò giusta nel seguente, ma fu
anzi emendata nel concilio romano
di Nicolò II, nel quale questi lo
dichiarò privilegio apostolico, e pri-
vilegio personale, secondo che ve-
ramente era stato in Lodovico I,
ed in Lotario I un tal consenso
imperiale, che non fu esercitato da
altri imperatori d' occidente, fuor-
ché da que' due nello spazio di
treni' anni, e nel confermar solo
cinque Papi, comprendendovi anche
s. Leone IV. Toltine dunque i cin-
que Pontefici, che furono il medesi-
mo s. Leone IV, Benedetto III, s.
Nicolò I, Adriano II, e Giovanni
Vili, non si trova in tutto il ri-
manente del secolo IX altro Papa,
pel quale dopo l'elezione siasi a-
speltato l'imperiai consenso j assen-
so, che non poteva essere diritto
dell' imperatore, come in seguito si
dirà, ma solo usurpazione, com'era
stato nei goti, negli imperatori di
oriente, o privilegio apostolico per-
sonale, come lo fu ne' mentovati
augusti Carolini.
Non deve recar meraviglia, se in
quei tempi, nei quali i sagri comizi
non potendo goder la libertà di
cui i sagri canoni doveano garan-
tirli, si abbiano i romani Ponte-
fici, tratti dalla necessità, procac-
ciata dai sovrani la sicurezza del-
le loro elezioni , senza compro-
mettere la loro autorità, né c|uella
degli elettori, mentre 1' elezione
pontificia non può mai appartenere
ELE
per veriin diritto ai laici, di qua-
lunque grado eglino siansi, come di-
cemmo, e come dimostrano i dottis-
simi domenicani, Camarda,rfe elect.
Pontif. dìssert. II, p. 99, e Passeri-
ni de elect. Ponti/, qu. V, p. 18. E
perciò dall' accennato decreto di
Giovanni IX quattro importanti e
gravi riflessioni ricava in difesa del-
la pontifìcia elezione, e sua indi-
pendenza da qualunque laica influen-
za, ilTomassinOj^cveA etnov.eccles.
discipl. par. II, lib. II, cap. 26, §.
6; riflessioni che noi riportammo
al volume I, p. 299 del Diziona-
rio. Ma gì' imperatori tedeschi non
furono contenti della sola assisten-
za degli ambasciatori ai sagri co-
luizii, anzi prima gli Ottoni, po-
scia gli Arrighi o Enrici non so-
lo si usurparono ancora l' inter-
venzione nella stessa elezione, o
la deposizione dell'eletto Ponte-
fice , come narra il Baronio al-
l' anno 900, num. 4 '» ^^ bisognò,
che i romani, al dire del medesi-
mo anaalisla all'anno 964, num.
17, e 18, e del suo critico Pagi, al-
l' anno 964, num. 3, e seg. , col
giuramento si obbligassero di at-
tendere l'imperiale assenso, prima
di venire alla consagrazione del
novello Papa. Ottone I, il primo
tedesco fregiato cogli ornamenti
imperiali, essendo chiamato in Ita-
lia da Giovanni Xll, per ribattere
r orgoglio di Berengario, fattosi re
d' Italia, e di suo figlio Adalberto,
i quali molto aveano travaglialo
quel Pontefice, dopo avere represso
i due tiranni, entrò in Roma, e
dal Papa venne incoronato impe-
ratore nell'anno 962. In quest'oc-
casione non solo Ottone I restituì
con decreto le terre, che dai li-
ranni erano state tolte alla Chie-
sa romana , ratificò le douazio^
ELE 207
ni fatte alla stessa da Carlo Ma-
gno, e da Pipino, ma volle ezian-
dio, come riportano a detto anno
gli stessi Baronio, e Pagi »> ut om-
*» nis clerus, et universa populi
» multitudo .... sacramento se
>i obligent, quatenus futura Ponti-
»i ficum electio canonice et juste
j» fiat, ut et ille, qui ad hoc san-
>i ctum , atque apostolicum regi-
w men eligitur , nemine consen-
« tiente consecratus sit Ponti fex
w priusquam lalem in praesentia
« missorum nostrorum , vel filli
« nostri, seu universae generalita-
>i tis faciat promissionem (ecco la
» ragione per cui solo richiedevasi
>» dagli imperatori, che alla con-
» sagrazione dovessero intervenir i
>i loro legati) prò omnium satisfa-
« ctione, atque futura conserva tio-
>i ne qualera (viene la concessio-
ni ne di Leone IV di cui sopra
« parlammo) Dominus, et vene-
y> randus spiritualis Pater noster
>' Leo sponte fecisse dignoscitur ".
Non andò guari però che, ab-
bandonato l'imperatore da Giovan-
ni XII, il quale si appigliò al cou^
trarlo partito di Berengario, Otto-
ne I ritornando a Roma con 1' e-
sercito, il Papa ne uscì, ed i ro-
mani impauriti furono costretti dal-
l'imperatore a giurare di non e-
leggere per 1' avvenire il Pontefice,
senza il consenso imperiale. Anzi
egli stesso fece raunare in Roma
un conciliabolo, in cui fatto depor-
re dal pontificato Giovanni XII,
gli sostituì l'antipapa Leone Ylll.
Partito poscia Ottone I da Roma,
Giovanni XII vi ritornò, e per
sua morte i romani, che lo ave-
vano richiamato, nel 964, elessero
il Pontefice Benedetto V, senza dar-
ne veruna conte/za all' imperatore,
e senza avere avuto riguardo al-
ao8 ELE
cuno al giuramento, datogli poco
prima, che anzi fecero nuovo giu-
ramento di non abbandonare il
nuovo Papa Benedetto V, e di sos-
tenerlo contro la potenza imperia-
le. Sdegnato sommamente Ottone
1 per tuttociò, che i Romani ave-
vano opera tOj e presa la città col-
la fame, vi rientrò vittorioso^ ed
obbligò gli stessi romani a ristabi-
lire nella usurpata sede Leone
Vili, da essi prima cacciato. Leone
in un conciliabolo depose il legit-
timo Benedetto V, che venne rile-
gato in Amburgo. In Graziano si
legge un decreto, cap. In synodo
2 3, dist. 63, in cui si dice che
Leone Vili, ad esempio di Adria-
no I, in cap. liadrìanus 11, dist.
63, abbia conceduto allo stesso
Ottone I la facoltà di eleggere il
Papa. Di questo sentimento era
stato il Bellarmino nella prima
edizione delle sue opere, sedotto da
Graziano; ma nella ristampa di
queste, In Recognit. t. I, de Summ,
Pont. t. II, lib. I, de clevicis cap.
9, confessò di aver poi osservato,
non essere veri questi due canoni
dal Graziano addotti. Il Baronio,
agli anni ^n^^ 555y 774, 964? ^^-
mostra, che quello di Leone VIII
sia supposto e finto, nulla meno
che l'altro in cui si dice aver A-
driano I conceduto all' imperatore
Carlo Magno il diritto di eleggere
il Pontefice. Né basta a crederlo
Tero che alcuni, presso il Barbosa,
in cap. Hadrianus num. 3, affer-
mino, essere stata la bolla di A-
driano I conservata in Parigi fra
i principali tesori del regno di
Francia. Il Tomassino, loc. cit. cap.
26; il Gretsero Oper. t. VI, in
j^polog. Baron. cap. I, et 2 ; e
molti altri presso il Ferrari, Bì-
llioth. Canon., toni. VI, verb. Pa^
ELE
pa num. 17, che dimostrano la
falsità di detti canoni, stimano che
Sigiberto monaco scismatico, fauto-
re dell' imperatore Enrico, ne sia
stato r autore, e da lui lo abbia
ricopiato il Graziano. 11 Sandini
sopra sì gravissimo argomento scris-
se una parlicolar dissertazione Di-^
sput. XIX ad vit. PP. RR. De
falsa synodo sub. Hadr. I, pag.
2 2 5.
L'esempio di Ottone I fu tosto
seguilo da' suoi successori Ottone
li, ed Ottone III. Non cos'i fece
però Enrico I, che anzi, ad imita-
zione de' buoni imperatori franchi,
ridonò alla Chiesa una piena li-
bertà nell' elezione pontifìcia, man-
tenuta eziandio dal successore Cor-
rado II il Salico. A lui segui En-
rico II, detto il I, il quale tornò
a mettere mano nell' elezione dei
Papi, oltrepassando ancora i con-
fini da' predecessori osservati, dopo
che avea restituito a Roma Bene-
detto Vili, dacché n'era fuggito per
la potenza dell' antipapa Gregorio
insorto nel io 12, che Enrico l pose
in fuga nell'avvicinarsi alla città. Es-
sendo egli coronato imperatore da
Benedetto Vili nel ioi4jCon diplo-
ma presso il Labbé, Condì, tom. IX
81 3, e Baronio, all'anno ioi4,
num. 7, ratificò alla Chiesa roma-
na i diritti, che le concedettero Pi-
pino, Carlo Magno, Lodovico I,
Ottone 1 ed Ottone II, ma volle
che il Papa fosse consagralo colla
assistenza dell' ambasciatore impe-
riale, secondo i decreti di Eugenio
li, e di s. Leone IV, sebbene al
clero, e popolo romano ne lasciasse
libera 1' elezione, giacché dal clero,
colla presenza del popolo romano
(secondo V uso praticato sino a tal
tempo) fu eletto il Papa inclusi-
vamenle a Nicolò li nel io58. Anzi
ELE
quando Enrico III nel 1049, de-
stinò al pontificato s. Leone IX,
questi vi acconsentì col patto, che
venisse dal clero e popolo romano
confermato, ne l'elezione dell'im-
peratore fosse stimata più che una
semplice raccomandazione. Laonde,
entrato in Roma, fu eletto con ge-
neral consenso di tutti, e solamen-
te benedetto, per essere già vesco-
vo, fu quindi intronizzato. Su tal
benedizione si possono leggere i
volumi V, p. 62^ Vili p. 169,6
XVI, p. 3i3 del Dizionario. Sulla
elezione di Vittore II, di Stefano
X, e di Nicolò II, nel io58, van-
no consultate le loro biografie. Ma
dopo un anno questo Papa Nicolò
II, nel concilio lateranense, privò
il clero ed il popolo romano del-
la sopraddetta prerogativa, e ne
investi i soli Cardinali di santa
Romana Chiesa (P'edi), al quale
articolo, massime al §. Ili, si trat-
ta dei Cardinali come elettori del
Papa. F. il Pagi, Breviar. t. I,
praef. n. i4) e in Fit. Nicol. II,
n. 7. Si legge il decreto, cap. In
nomine Domini , I, dist. 2 3, presso
il Labbé loc. cit. col. ioi3, come
ancora presso il Lunig. Cod. Diplom.
Jtid. tom. IV, p. 4j ed il Baroiiio
all'anno loSg, num. 25. Ecco il
decreto :
« Spetterà il diritto di eleggere
« il Pontefice in primo luogo ai
M Cardinali vescovi, che godono le
M prerogative de' metropolitani, poi
« a' Cardinali preti e diaconi, indi
« il clero ed il popolo ne daranno
» il consenso, in tal guisa che i
« Cardinali ne saranno i promo-
« tori, ed il clero, ed il popolo ne
« saranno seguaci ". Tanto si ha
pure dal contemporaneo san Pier
Damiani, lib. I, epist. 20, pag. ^5
edit. Romae 1606, scrivendo egli di
VOL. XXI.
ELE 209
Alessandro II, successore nel io6i
di Nicolò II : » Cum electio illa
«» per episcoporum Cardinalium
w fieri debeat principale judicium,
•» secundo loco jure praebeat clerus
M assensura, tertio popularis favor
« attoUat applausum ; sicque su-
M spendenda est causa usque dum
« regiae celsitudinis consulatur au-
» ctoritas, nisi, sicut nuper contigit,
*» periculum fortassisimmineat,quod
« rem quantocius accelerare com-
« pellai." Nello stesso decreto sta-
bilì Nicolò II, M che il Papa si
y» dovesse eleggere nel grembo del-
>» la Chiesa romana, vale a dire
» dal sagro Collegio (su di che va
M letto il voi. XV del Dizionario^
« a p. 264), trovandosene idoneo,
w e quando tale non fosse trova-
** to, da qualunque altra chiesa :
w che se mai non potesse eleg-
» gersi in Roma per qualche im-
»j pedimento, si potrebbe fare al-
« trove r elezione da'Cardinali, an-
« corchè pochi (di ciò e del luogo
fi dell' elezione del Papa, si tratta
w al medesimo voi. ed alle pag.
» 259, e seg. e 274 e §eg.), ed
») in tal caso : Si bellica tempestas,
»t vel qualiscumque hominum co-
»» natus malignitalis studio reslite-
» rit, ut is, qui electus esset ia
« apostolica sede juxta consuetudi-
M nem intronizari non valeat, ele-
>i ctus tamen , sicut verus Papa
« obtineat auctoritatem regendi ro-
» manam Ecclesiam, et disponendi
»> omnes facultates illius". Dell' in-
tronizzazione del Pontefice, si di-
scorre al voi. XVI, pag. 3o6, e
se^. del Dizionario , dichiarando
che l'eletto contro la prescritta
forma in questo decreto dovesse
soggiacere co' suoi seguaci alla sco-
munica, e privazione di tutte le
dignità. Dicendosi da molti, che
>4
aro ELE
JNicolò II in questo decreto abbia
concesso ad Enrico IV re de' ro-
mani, la stessa autorità suH* elezio-
ne pontifìcia che godeva il suo pa-
dre Enrico III, a precisar meglio
il vigore di questo supposto pri-
vilegio, riporteremo le stesse se-
guenti parole, che si leggono negli
Annal. eccl. del Baronio, all'anno
io59 n. 24.
M Ut ipsius privilegi! concessio-
*» nem factam in hoc concilio a
*i Nicolao summo Pontifice Henri-
a» co regi exactissime disquiramus;
>» haec accipe. Non ita quidem ap-
j» paret concessisse illi Ponti ficem,
» atque concilium jus eligendi Ro-
K> manum Pontificem, ut eo priva-
ci ri voluerit romanum clerum
« imo ad S. E.. E, Cardinales epi-
*i scopos voluit id potissimum per-
5j tinere, inde ad caeteros, quos
M si ve jura, si ve consuetudo hacte-
** nus admisissent, nec cuicquam
>y judicium inferretur. Nec quidem
»» quis dixerit, plura modo esse
»i Henrico regi concessa, quam ejus
n patri Henrico imperatori data
M fuerant a praedecessoribus Ro-
** manis Pontificibus, nimirum qiiod
*» hactenus factum vidimus, ut il-
» lum eligeret imperator, in quem
*> primo, si per pacem licuisset, su&
M fragia romanorum concurrerent;
*> sicque primum clerus eligeref, et
w cleri electioni imperator ipse fa-
» veret; si minus di clero facere
*• licuisset , ipsemet clerus refun-
» deret tunc liberam in imperato-
« rem eletionem ut quem vellet,
« eligeret, nomine tamen romani
»» cleri. In hoc autem concilio de
•> romanorum Pontifìcum electìone
*> constitutio edita est pernecessa-
>» ria temporibus islis, quibus vis
•* tyrannica vigeret". Non conces-
ìie dunque Nicolò li al re Enrico
ELE
IV il diritto di eleggere di propria
autorità il Pontefice, perchè, come
si è detto, essendo l'elezione pon-
tifìcia una facoltà spirituale, ed ec-
clesiastica, di questa non potrebbe
essere capace un principe secolare ;
ma bensì gli permise di conferma-
re l'elezione fatta dal clero roma-
no, ovvero di nominare il Ponte-
fice, a richiesta però ed a nome
soltanto dello stesso clero, a cui
apparteneva la medesima elezione.
Nondimeno s. Anselmo di Lucca,
scrivendo contro l'antipapa Guiber-
to, o Clemente III, Biblioth. pp.
tom. XVIII, pag. 609, ed. Lug-
duni 1677, ^'ce: »' che il mento-
« vato decreto non era di momen-
« to alcuno, ne in verun tempo
*» ebbe origine. Conciossiachè uo-
»> mo fu Nicolò li, e come tale
« poteva essere sorpreso a deter-
M minare ciò che non era lecito ".
Anzi s. Pier Damiani, Discep. Synod.
inter regis advoc. et rom. eccl. de-
fens. p. 29, ci assicura che lo stesso
Enrico IV, ed i giandi del regno,
lo resero di ni un valore. Era esso
sì conti-ario alla ragione, che De-
siderio Cardinale abbate di Mon-
tecassino, poscia Vittore III, par-
lando all' imperatore Enrico IV, al
quale fu inviato per comporre le
differenze tra lui, e s. Gregorio VII,
gli disse con apostolica franche/za
sul sopraddetto preteso diritto :
fi Ne il Papa, ne vescovo alcuno,
» ne Cardinale, uè uomo veruno
*» poteva dare questo diritto; im-
»» perocché la Sede apostolica è no-
»j stia padrona, non già ancella ;
« non è soggetta ad alcuno, ma
w SI a tutti superiore. Se ciò fa
« fatto da Papa Nicolò II, fu sen-
f> za dubbio fatto ingiustamente,
» e stoltamente; né per la sloltez-
« za umana può, e dee la Chiesa
E LE
« pèrdere la sua dignità. Non mai
>5 da noi si dovrà acconsentire, ne
»» in tenripo veruno per la Dio
« mercè succederà, che il re degli
V alemanni elegga il Papa de' ro-
» mani ". Quindi argomenta il p.
della Noce, AdnoL iitChron. Cassiti.
p. 34 r, edit. Paris. 1608, che se
gl'imperatori hanno avuto qualche
concessione, o privilegio sull'elezio-
ne de' Papi, ciò fu o per rintuzzare
gli scismi, o per difendere la san-
ta Chiesa. Nascendo dunque nuove
vicende, e cessando le antiche, ben
poteva annullaisi quella concessione
o privilegio , come appunto fece-
ro s. Gregorio VII nel concilio
di Laterano, e Vittore III in quel
di Benevento.
Successe a Nicolò II nel 1061
il Pontefice Alessandro II, il qua-
le, come scrive Leone ostiense in
Chron. Cass. lib. Ili, presso il
Muratori Script, rer. itali e. tom.
IV, p. 4^1, venne dichiarato Papa,
senza che ne fosse data contez-
za ad Enrico IV, che perciò sde-
gnato fece eleggere l' antipapa Ca-
daloo vescovo di Parma, col nome
di Onorio li. Quindi, col consenso
del clero, e del popolo, a norma
del decreto di Nicolò II, ed al
modo che si disse in principio di
questo articolo, da' soli Cardinali
Tenne surrogato nel 107 3 ad Ales-
sandro li, il Pontefice s. Gregorio
VII, il quale, per evitare i passati
disordini e scismi, diede tosto l'av-
tìso della sua elezione ad Enrico
IV, che prontamente l' approvò, e
spedì a Roma Gregorio vescovo di
Vercelli per assistere alla di lui
consagrazione. Questi però fu l'ul-
timo, che diede l'avviso all'im-
peratore di sua elezione, come as-
sicura il Pagi, Critic. in annal.
all'anno T073 num. 6.
ELE 5IT
Fu dunque dopo s. Gregorio
VII, che ricuperarono i romani la
intera loro libertà di non aspettare
l'assenso abusivo dagli augusti per
la consagrazione ; indipendenza man-
tenuta sino a' nostri giorni, quandi
per tanti secoli addietro sotto i re
d' Italia, e degl' imperatori greci,
franchi, e tedeschi era durato l'a-
buso, che l'elezione restasse libera
al clero, coll'assistenza del popolo
romano, non divenendosi alla con-
sagrazione, senza la loro approva-
zione. Anzi riflette il Novaes, nelle
vite di Alessandro II, e di s. Gre-
gorio VII, che nell'elezione del pri-
mo terminò onninamente l'abuso di
aspettar l'imperiale consenso, e che
l'avviso cui diede il secondo di sua
esaltazione ad Enrico IV, noi fa-
ceva per attenderne conferma, ma
piuttosto perchè si adoperasse di
farlo esimere da tanto peso, di che
Io pregò caldamente. Laonde con-
chiude, che s. Gregorio VII fu l'ul-
timo Papa, alla cui consagrazione
prestarono assistenza ì legati, od
ambasciatori cesarei. Resta bensì
oggi la connivenza della pacifica
avvertenza dell' Esclusiva (Vedi)^
che godono tre sovrani, e al mo-
do che dicesi a quell' articolo, ed
originata da quegli abusi sin qui
descritti. La Chiesa tuttavolta, che,
a seconda delle sue leggi, avrebbe
dovuto essere al coperto d'ogni per-
turbazione nell'eleggere il venerabile
ed augusto suo capo, da Alessan-
dro li, eletto nel 1061, sino a
Celestino II eletto pacificamente nel
I 143, non potè godere, a cagione
principalmente delle fazioni, in quel
corso di tempo una stabile tran-
quillità. Di fatti volendosi il ven.
Pietro di Clugny rallegrare con
Celestino II, per essere in lui co-
minciata la calma, nel lib. IV
412 TLE
Epist. X, Bìhlìoth. pp. tom. XXII,
p. 921 gli disse: » Quis hoc non
f» miietur, a tempore Alexandri li
» Papae, per Gregoriura VII, Ur-
M banum II, Paschalem II, Gela-
w sium li, Callixtum II, Honorium
w II, Innocentium II summos ec-
w clesiae Dei, ac praeclaros Ponti-
» fices, quanto ad eorum promo-
» tionem pertinet , ecclesiastica m
« pacem perti'ansisse, sed in nullo
M eorum piaeter vos quievisse " ?
Schiari dunque la pace tanto bra-
mata, e venne eletto concordemen-
te da' Cardinali, coli' acclamazione
del popolo romano, ch'era il suffra-
gio solito, che dava nell' elezione, il
Pontefice Celestino II, come pur
dice egli stesso YieW epist. ad Clu-
niac.y presso il Labbé Condì, t. X,
col. io3i.
Celestino II fu dunque il primo
Papa eletto senza l' intervento del
popolo, come osserva anche il Pan-
\inio, Adiwt. ad Plalinani, p. i5i,
giacche, com' egli scrive, e lo dice
pure il Sigonio de regno Ital. lib.
X, an. 1143, Innocenzo II, ante-
cessore « Populum Pontificiorum
*» jure comitiorum, cujus a primis
*» temporibus ad eam usque diem
M particeps fuerat, spoliaverat." Il
Pagi, Brtviar. t. I, p. 669, n. 43
vuole, che il medesimo Innocenzo
lì fosse già stato eletto da' Cardi-
nali soltanto, senza l'assistenza del
clero, e popolo romano ; ma il p.
della Noce citato, lib. IV, cap. 2,
p. 4^0, seguendo il sentimento di
Panvinio, crede che essendo stato
il popolo ribelle ad Innocenzo II,
prendessero motivo i Cardinali per
non ammetterlo ad assistere per te-
stimonio all'elezione di Celestino
li. Comunque sia, dopo la morte
d'Innocenzo 11, dice il Pagi, che
il popolo riprose le armi, perchè
ELE
gli fos.<e restituito Y antico diritto
di assistere all' elezione de' Pontefi-
ci, onde fu duopo rimetterlo per
allora nel passato possesso, come
ricavasi da Ottone di Frisigna, il
quale attesta nel suo Cronico, che
Eugenio HI nel 11 45 fu « com-
» muni voto cleri , et populi ele-
« ctus ; e che 1 1 54 clerici et laici
» pariter conclamantes introniza-
« runt Hadrianum IV." Non passò
per altro molto tempo, che il clero,
e il popolo romano si trovassero in-
teramente spogliati del diritto, il
che per forza si voleva mantenere,
come dice il Mabillon, Mus. Ital.
t. II, cap. 17, p. ii5; dappoiché
il Cardinal Gualtiero, nell' elezione
di Alessandro III, procurò che né
il clero, né il popolo v'intervenissero,
ma i soli Cardinali vi contribuisse-
ro col loro suffragio, onde nacque
che alcuni Cardinali malcontenti,
uniti al clero, ed al popolo, elessero
l'antipapa Vittore IV, ed uniti
ai giudici, agli scrinarii, ai sena-
tori, condussero 1' eletto al palazzo,
acclamando secondo il solito: Papa
Vittore s. Pietro V elegge. Questo
scisma venne sostenuto da quattro
antipapi ; ma estinto che fu, Ales-
sandro III, nel 1179, celebrò il
concilio generale lateranense 111, in
cui tra le altre santissime leggi,
stabili col cap. Licet. 6 de eie et.
» che essendo discordia tra' Cardi-
M nali nella elezione pontificia, fos-
" se riconosciuto per legittimo Pon*
" tefice quegli, nel quale concor-
« ressero i suffragi delle due parli
» di essi Cardinali elettori, e sot-
» toposto alla scomunica, e priva-
ci zione dell' esercizio degli ordini,
» chiunque si trattasse per Ponte-
» fice con minor numero delle due
» parti de* Cardinali". Così con
legge ferma ed invariabile venne
ELE
«labillto nel concilio, che V elezione
de' Pontefici appartenesse solamente
a' Cardinali, rimossi affatto dalla
medesima il clero, e popolo roma-
no, per ischivare l'occasione degli
scismi, essendo questa la maniera
fra tutte la migliore, come dimo-
stra il Bellarmino, de clerìcis^ tom.
II, lib. I, cap. 9.
All'articolo Costanza {Fedì), nel
cui celebre concilio fu eletto Mar-
tino V nel i4'7> si dice che per
r estinzione dello scisma, oltre i
Cardinali dei tre collegi cardinalizii
di Gregorio Xll, Giovanni XXIII,
e Benedetto XIII antipapa, con-
corsero neir elezione altri trenta
prelati, cioè sei per ciascuna delle
cinque nazioni, che formavano quel-
r augusta assemblea.
Cancellieri dice, nelle Notizie isto-
riclie de' Conclavi y p. i4, che il p.
Daniele Papebrochio nel PropylaeOj
p. 2 58, descrive la contesa pro-
mossa da alcuni baroni romani,
i quali nel i447 pi'etendevano di
essere ammessi nel conclave per
morte di Eugenio IV, per aver
luogo nell'elezione del nuovo Pon-
tefice, e la ripulsa avutane dal sa-
gro Collegio, che si oppose, parti-
colarmente a Gio. Battista Savelli,
benché di provetta età, il quale
più di tutti insisteva a tale ogget-
to, per r antico diritto, che vanta-
va essere slato concesso alla sua
famiglia da Innocenzo VI nell'anno
io35, e da Martino V a' 3 giu-
gno del i33o. Ognuno però cono-
sce, che Innocenzo VI venne eletto
nel i352, e Martino V fu creato
Papa nel i^ij. Laonde tali ana-
cronismi sono troppo manifesti di
errore. Riscontrato il Papebrochio,
in Propylaeuni ad acta sanctoriini
Mail, parte secunda, non a p. 2^8,
ma a p. 121, racconta le preten-
ELE ai3
sioni dei baroni romani, e quel-
le dei Savelli, ma non fa veruna
parola d* Innocenzo VI, e di Mar-
tino Y. Il Burcardo racconta al-
trettanto a pag. 49 de conclavi dei
Pontefici, testimonio oculare come
chierico della cerimonie pontificie,
dicendo pure delle pretensioni del
Savelli, il quale con grande ani-
mosità diceva, che pel jus antico
gli toccava e competeva quell'ono-
re, e ch'era obbligato a ponervi
la vita. Inoltre aggiunge, che in
tale occasione i romani furono li-
berati di molti carichi, che da tem-
po antico sopportavano.
Essendo la dignità pontificia la
suprema tra quante riconosce il
mondo cattolico, giusto dovere era
perciò, che conferita fosse soltanto
da un ceto di personaggi, che nella
dignità ecclesiastica non riconosces-
sero l'eguale. Per conferire la dignità
imperiale, fu stabilito il collegio
degli Elettori del sagro romano im-
pero (Fedi), che nell' impero furo-
no i più cospicui principi. Così an-
cora per conferire la dignità pon-
tifìcia, conveniva che questa auto-
rità fosse ristretta ad un collegio,
che nella gerarchia ecclesiastica go-
desse il primo posto. Questo col-
legio si forma di elettori eleggibili,
come sono i Cardinali, ne' quali si
sostiene, regge e gira lo stato uni-
versale della Chiesa, e però dalla
voce cardine, al dire di molti,
prendono il nome. Chi dunque più
giustamente di loro doveva elegge-
re il Papa, che appunto è la porta
della casa di Dfo, cioè della Chie-
sa santa, la quale si sostiene nei
consigli principalmente de' Cardina-
li, che di cardini fanno l'uffizio?
A Mosè assistevano settanta anzia-
ni del^ popolo israelitico, secondo il
comando divino, riportato nel lib.
1,4 KLE
CiQ Numeri, cap. II, v. 16. A que-
sto esempio stabiri Sisto V a get-
lanta il numero de' Cardinali, i
quali dovessero assistere al Papa
nel governo della Chiesa universa-
le. Dovendo adunque i Cardinali
assistere co' consigli il romano Pon-
tefice, tanto più conveniva loro il
diritto di eleggerlo. Sulla disciplina
osservata su questo grave argomen-
to; sugli ammessi alla elezione e sugli
esclusi dalla medesima ; sugli eletti
Pontefici, sebbene assenti dal luogo
ove si faceva l'elezione; su quelli che
furono creati Papi senza essere fregia-
ti della dignità cardinalizia, e se sia
lecito eleggere chi non è di tal
grado, si tratta con qualche diffu-
sione agli articoli Cardinali, Cojv^
CLAVE, e Porpora Cardinalizia. Che
la patria, 1' età, la bassa origine, e
r oscura condizione non sieno im-
pedimenti alla elezione pontificia,
«ono punti sviluppati agli articoli,
Patria, e Pontificato. Oltre poi
quanto dicemmo all'articolo Con-
sacrazione, ED ORDINAZIONE DEL SOM-
MO Pontefice, cioè se dall' elezione,
ovvero dalla consagrazione, ed or-
dinazione abbia incominciamento la
suprema autorità del Papa, o dalla
sua intronizzazione, che facevasi pri-
ma della consagrazione, aggiunge-
remo la seguente breve digressione.
- Il Marangoni, Clironol RR. PP.
€c., contro la regola del Pagi, di-
mostra, che la pontifìcia podestà
non dall' ordinazione e consagra-
zione dipende, ma da Dio solo, il
quale, come egli dice, al Papa la
comparte immediatamente dopo se-
guita la elezione. In oltre confer-
ma ed illustra 1* argomento con
due sentenze del ven. Cardinal
Bellarmino, de Rom. Pont, lib. II,
cap. 22, e 17, il quale sostiene:
i^t qui eligitur Roinanus Pontifea:,
E LE
eo ìpao sit Ponti f ex sununus Ec-
desiati todus, etsi forte id non ex*
priniant dectores, e poi lo ralfernia
ancora con alcuni esempi de' Papi
soltanto eletti, che esercitarono la
loro potestà, come appunto da al-
tro questa non dipendesse, se non
che dalla loro elezione. Secondo
però il Zaccaria, Storia Letter. di
Italia, t. V, lib. II, cap. 8, n. 3,
ed il JXovaes, Dissert. storico-crit.
diss. IV, §. XXXI, non sembra do-
versi in simile modo parlare delle
elezioni dei Papi sino a s. Grego-
rio II, eletto nel 71 5, e di quelle
seguite poi, cioè dopo che ai latini
d' occidente passò l' impero. Le ele-
zioni, che facevansi prima sotto gli
imperatori greci, non erano perfet-
te, e compite senza l' approvazione
imperiale, di cui tanto si disse, ma
veramente condizionate, osia dipen-
denti per essere vere e compite,
da detta imperiai conferma, che
sebbene abusiva entrava in quei
tempi a parte delle cose richieste
per r elezione ; o questo uso sia
nato per connivenza del clero, o
per usurpazione, o per altro qual-
sivoglia titolo. Di tal sentenza era
s. Gregorio I, il quale, già eletto
nel 590, validamente si adoperò
presso la corte di Costantinopoli,
a cui era stato mandato il decreto
dell' elezione da Germano prefetto
di Roma, perchè non fosse appro-
vata la sua elezione. In sostanza,
col clero, col popolo, co' primati
dell' esercito, l' imperatore anch'egli
sebbene lontano, eleggeva allora il
Pontefice, ed il suo voto era la
conferma dell'elezione fatta a Ro-
ma. Quindi avveniva, che non con-
siderandosi ancora l'elezione del tutto
compita, ed assicurata, l'eletto noa
riguardavasi dai romani come Pa-
pa. Che se alcuno fece in que'tempi'
ELE
qualclie alto di giurisdizione asso-
luta, come Benedetto II, il quale
creato Pontefice nel 684, alcuni
negozi commise ancor non consa-
grato a Pietro notaro regionario,
che Leone li suo predecessore ave-
va mandato nella Spagna co' decreti
del VI concilio, intitolandosi: Bene-
dìctus presbyter et in Dei nomine ele-
ctuSj sanctae sedis apostolicae, Pelro
notarlo regionario, presso il Labbè,
Condì, t. Vljcol. 1278 ; come fecero
altresì s. Sergio I, ed altri dal Ma-
rangoni citati, e dal Garampi nella
dissert. de nummo argenteo Benedicci
III, p. 20, 80, e seg.; è da dirsi
col Garnier IVot. ad lib. Diurn.
RR. PP. cap. XI, tit. I, che a taU
fatti avesse 1' eletto speciale facoltà
dal clero romano, che talvolta con-
cesse eguali autorizzazioni, prima
che i novelli Pontefici fossero ordina-
ti. Dall'operato di Benedetto II alcuni
argomentano, che nella sua elezione,
o poco prima, abbia cessato 1* an-
tico costume della Chiesa Romana,
il quale nella Sede Vacante (Vedi),
o neir assenza del Pontefice, e nella
elezione di questo prima della con-
sagrazione, risiedeva presso V Ar-
ciprete, V Arcidiacono, ed il Pri'
micerio (Vedi), capo delle dignità
palatine. Si osserva ancora, che
nel 752 venne eletto Stefano li,
e siccome morì dopo due giorni
senza essere consagrato, da quelli che
nei primi XI l secoli della Chiesa
facevano derivare dalla consagra-
zione la pienezza dell'autorità pon-
tificia , non fu enumerato , cioc-
ché produsse nella cronologia una
differenza nei Papi di tal nome.
V. Giovatìui Garnier Disserlatio de
ordinatone Romani Pontificis, ncl-
r Append. ad libr. Diurn.
Per conferma di ciò che riguar-
da all' autorità pontificia, dopo la
ELE ii5
elezione ne' secoli posteriori, dac-
ché r impero de' greci passò nel-
r occidente, è indubitato che dal
tempo di Adriano V, eletto Pon»
tefice nel 1276, già l'elezione, co*
me avverte il Papebrochio in con-
st. ad Hadrian. Vy num. I, pag«
38 1, costituiva pienamente il Pon-
tefice nella sua autorità, tostochè
r elezione era terminata, e dall' e-
letto accettata. Così aftermò Ni-
colò IV scrivendo da Rieti ad un
abbate de' cistcrciensi in Inghilterra
a' 2 r agosto 1289, nell'anno se-
condo del suo pontificato, presso il
Bull. Magn. tora. IX, const. 4*
Anzi Clemente V, nel i3o6, fui*
minò la scomunica contro coloro,
i quali non avevano stimate di
valore le lettere eh' egli aveva spe-
dite prima della sua coronazione,
extrav. ult. commun. cap. 4- " Quia
» non nulli asserere non ve-
w rentur, quod Sumraus PontifeX
M ante suae coronationis insignia
>y se non debet intromittere de
» provisionibus, reservationibu», di-
M spensationibus, et aliis gratiis fa-
« ciendis, nec se in litteris episco-
» pum simpliciter, sed electum e-
M piscopum scribere , nec etiam uti
« bulla, in qua nomen exprima-
« tur ipsius; JVos talium temerita-
»» tes coropescere cupientes, singu-
» los, qui occasione hujusmodi a-
» liquas litteras nostras super ne-
>» gotiis quibuscumque confectas,
« quae a nobis ante coronationi*
« ncjtrae insignia emanarunt, ausi
« fuerint impugnare, excommunica-
»> tionis sententia inodaraus." V»
il Rinaldi Annal. eccles. all' anno
io36 num. 27^ dove riporta que-
sto pontificio diploma. Noteremo
ancor qui, che eletto nel i522 A-
driano VI mentre era in Ispagna,
nella lettera responsiva cui di ressa
2i6 ELE
a' Cardinali, ti sottoscrisse : reven-
dissimorum doni, veslrarum amiciis,
et confrater , et electus Ponlìfex
Roniamis. Finalmente fra le leggi
risguardanti l'elezione Pontificia,
vanno qui rammentate quelle fatte
nel 1274 da Gregorio X, che fissò
in modo stabile il conclave, nel
quale i Cardinali si rinchiudono,
per compiere la grand' opera della
elezione : le quali leggi, insieme a
quelle emanate da altri Pontefici, ed
a tuttociò che precede, accompagna,
e segue l'elezione del Papa, si ripor-
tano all'articolo Conclave [Vedi).
Qui però noteremo, che al termine
delle esequie novendiali, cioè nell'ul-
timo giorno, viene pronunziata l'ora-
zione funebre a| defonto Pontefice, e
nel seguente, ch'è il giorno dell' in-
gresso de' Cardinali in conclave, do-
po la messa dello Spirito Santo ce-
lebrata dal Cardinal decano, viene
pronunziata l' orazione de eligendo
per r ottima, e pronta elezione del
nuovo Pontefice. All' articolo Ora-
zioni per V elezione de* Pontefici
(Vedi), si tratta di tale argomento.
Nel detto tempo delle esequie no-
vendiali, come si avverti altrove, i
maestri delle cerimonie dispensano
ad ogni Cardinale il libro Caerenio-
niale coutinens ritas electionis Roma-
ni Ponti ficis Grcgorii PapaeXVjus-
su editnni, cui praefiguntur constitu-
tiones Pontificiae, et conciliorum de-
creta ad cum non perii nentia, Romae
ec. Si ristampa in ogni sede vacan-
te dalla tipografia camerale.
Modo col quale al presente dai
Cardinali si elegge il Papa j ed
esempii di quelli eletti per ispi-
razioue^ acclamazione, adorazio-
ne, e compromesso.
Oltre quanto di sopra si è detta
sulla pontificia elezione, aggiunge-
ELE
remo, che diciotto maniere, usate
in vari tempi per eleggere il som-
mo Pontefice, ci ricorda il Panvi-
nio ne' dieci libri, cui dedicò ai
Cardinal Borromei, come si legge
nel p. Mabillon, il quale tuttavia
le restringe a sei solamente nel
Commentar, in Ordin. Rom. Mus.
Ital. tora. II, cap. 17, p. 119;
cioè : la prima maniera praticata
da s. Pietro a Costantino magno,
che diede pace alla Chiesa nell'an-
no 3 1 3 ; la seconda da Costantino
a Giustiniano I, che incominciò a
regnare nel 527 ; la terza da Giu-
stiniano I a Carlo Magno, su di
cui s. Leone 111 nell' 800 rinnovò
l'impero di occidente; la quarta
da Carlo Magno alla creazione di
Formoso assunto al pontificato l'an-
no 891 ; la quinta da Papa For-
moso ad Ottone I, che divenne im-
peratore nel 936 ; la sesta da Ot-
tone I a Federico I Barbarossa
imperatore del ii52, ovvero al
Pontefice Alessandro III eletto nel
II 59, da cui vetme devoluta sta-
bilmente, ed esclusivamente a'Car-
dinali r elezione Pontificia. 11 Ca-
talani, nel Commentar, ad can. I
concil. lateran. Ili, dice, che un
numero maggiore di queste ma-
niere di eleggere i Pontefici si rin-
viene negli scrittori delle loro vite.
Cosi ancora il gesuita Plettemberg,
Notitia congregalionum et tribuna-
lium Curiae Romanae, cap. 11, de
conclavi et electìone summi Ponti-
ficiSj pag. 60 e seg. , appoggiato
all'autorità di molti autori, scrive,
che fra lo spazio di ir 59 anni,
sino all'elezione di Alessandro III,
furono usate diciassette mutazio-
ni nella elezione de' Pontefici. In
queste però, riflette eruditamente
il Borgia, poi Cardinale, la polizia
tenuta dal secolo terzo (della quale
ELE
fa menzione il vescovo Cipriano)
fino al principio del secolo XI, fu
presso a poco la medesima. Il cle-
ro, ed il popolo romano, come ab-
biamo detto di sopra, vi avevano
parte, e da questi dovevasi per
segreto scrutinio fare V elezione, co-
me in fatti leggiamo essere quasi
sempre avvenuto, se alcun caso
particolare si eccettui, nel quale a
maggior vantaggio della Chiesa, de-
viossi dalla solita economia nella
elezione medesima. Oggi però è
questa elezione ridotta a tre ma-
niere soltanto, che andiamo a ri-
ferire.
I tre modi in uso, con cui i
Cardinali di santa romana Chiesa
eleggono nel conclave il sommo
Pontefice, sono : primo per ^iiasi
ispirazione j o acclamazione, che
pur dicesi adorazione; secondo per
compromesso; terzo per iscrutinìo
ed accesso j eh' è il modo ordina-
rio Queste tre maniere furono già
prescritte da Innocenzo IH, eietto
nel I 1 98 , col cap. Quia propler
de electìone, ma più strettamente
stabilite da Gregorio XV a' 19 no-
vembre 1621, mediante il conte-
nuto della bolla Acterni Patn's Fi-
lius etc, che si legge nel Bidl. Roni.
tom. V, par. IV, pag. 4oo ; e da
Urbano YIII, a' 28 gennaio 1625,
coir autorità della bolla Ad Roma-
ni etc, che riportasi loc. cit., tom.
V, par. V, pag. 897. La prima
forma di eleggere il Pontefice è per
quasi ispirazione, o acclamazione,
allorché i Cardinali, ispirati dallo
Spirito Santo, acclamano concorde-
mente , e con viva voce qualcuno
per sommo Pontefice. Le storie an-
coja de' gentili riferiscono questa
maniera di elezione, per istinto dei
loro falsi dei, nella persona dell'im-
peratore Probo , perchè nell' anno
ELE 217
276 della nostra era, mentre i ca-
pi dell'esercito esortavano i soldati
quod eligercnt viruni prudentem ^
sanctum, justum, prohum, questi
non considerando, che l'esortazione
de' loro capi fosse per la scella di
un uomo di probità, anzi creden-
do, che volessero intendere Probo^
il quale era uno de' comandanti,
lo acclamarono imperatore, e fu
creduto per ispirazione de' numi ,
come osserva d. Andrea Catalani,
Ristretto dell'origine dell'impero ro-
mano, cap. 2 3, pag. 63. Su que-
sta forma d' ispirazione, prescrisse
Gregorio XV tre cautele : i . Che
possa praticarsi soltanto nel con-
clave chiuso ; 2. Per tutti e cia-
scuno de' Cardinali presenti nel con-
clave ; 3. Non esservi preceduto
particolar trattato sopra (jualcuno
per la parola Ellgo , pronunciata
con voce intelligibile, o pure espres-
sa in iscritto, quando non si po-
tesse proferire. Per esempio : se
qualcuno de' sagri elettori, racchiu-
so nel conclave , senza precedere
trattato veruno speciale, dicesse:
Reverendissimi Domini; Perspecla
singulari i>irtute et probitate Rev,
D. N. judicarem illuni eligenduui
esse in summum Pontificem, et ex
nunc ego ipsum eligo in Papani, e
poi gli altri, senza eccezione di ve-
runo, seguitando il parere del pri-
mo, concordemente cospirassero nel
medesimo, e sul quale non fosse
stato preceduto particolar trattato
colla parola Elìgo, palesata in vo-
ce percettibile, o in iscritto, questo
tale sarebbe canonicamente eletto
in vero Pontefice, secondo la ma-
niera di eleggere per ispirazione.
Su questo argomento monsignor
Camarda, de elect. Pontif. dissert.
XIII, pag. 147, spiana varie dilli-
coltà teologiche. E pure a consul-
^i8 ELE
tarsi Girolamo Ghetto, che sì degli
«Itri modi dell'elezione, come au-
che di questo, tratta diffusamente
ili un suo manoscritto esistente in
Roma nella biblioteca Angelica, sub
formis divers. ellg. Ponti/.
Nei tempi antichi più volte si
faceva l' elezione de' Pontefici per
ispirazione j o acclamazione. Sì leg-
ge in Leone Ostiense, Chron. Cas-
sia, lib. li, cap. 79, p. 497> che
i romani uno omnes Consilio ac vo-
luntale concordi Federicuni violen-
ter a Pallaria ( cioè dal moni stero
de' ss. Sebastiano , e Zotico situato
nel luogo dell'antico tempio di Ve-
sta, fra l'arco di Tito, e quello di
Costantino, detto Pallariuni, o Pal-
ladiani dal simulacro di Minerva
0 Pallade, tolto da Ulisse, e Dio-
mede nella guerra di Troja, e por-
lato in Calabria, poscia in Roma
dove dalle vestali si custodiva, in-
torno a che è a leggersi il volume
XIII, pag. 37 del Dizionario) ex-
trahentes ad electionem faciendam^
ad beati Pelri, quae ad F incula
nuncupatur , basiUcam perducunt ,
ubi ejus vocationem de consuetudi-
ne facienteSj Stephanuni IX ( anno
1 o57 ), quoniani festuni s. Steplia-
ni Papae eo die celebrabatur, ap-
pellari decernunt. Dove il Sandini,
l^it. Pont. i. II, p. 4^93 spiegando
le parole vocationem de consuetu-
dine facientes , dice in prova di
ciò che si è detto : Tunc electio
Pontìjicis fieri consueverat per vo-
cationem, et acclamationem non per
secretum scrutiniuni. Fra i Ponte-
fici eletti per acclamazione, ci li-
miteremo a nominare i seguenti.
Nell'anno 288 a s. Fabiano si fer-
mò sul capo una colomba, la qua-
le, essendo simbolo dello Spirilo
Sf^nto, il clero col popolo romano,
in un a sedici vescovi, come atle^
ELE
stano Eusebio, histor. eccl. lib. VI,
cap. 29, e Baroni© a tale annonum.
6 , immantinente lo acclamò Pon-
tefice. Ildebrando, arcidiacono Car-
dinale, trovandosi tutto intento a
celebrare nella basilica lateranense
le esequie del defonto Alessandro
II , col nome di Gregorio VII ne
venne eletto per successore, in gra-
zia della generale acclamazione, con
cui il clero e popolo romano gri-
dava : San Pietro elegge Ildebran-
do, onde i Cardinali , e i chierici
romani in un tratto prestarono il
loro consentimento , e lo afferma
Raronio all'anno 1073 num. 10.
Pasquale II, nel 1099, vedendo che
si trattava di eleggerlo, fuggi a na-
scondersi, ma ritrovatosi per divi-
na disposizione, venne ricondotto ai
sagri comizi, dove fu acclamato su-
premo pastore, gridando tutti : San
Pietro lo vuole suo successore.
Colla medesima forma di accla-
mazione furono eletti nel i55o
Giulio III alle tre ore di notte;
nel I S5S Marcello II ; e nel me-
desimo anno Paolo IV, al dire di
Panvinio in Adnot. ad Platinani,
nella vita di Gregorio X, e di Cle-
mente V. Il p. Catalani in Coni-
inent. caereni. S. R. E. pag. 63
num. 6, vi aggiunge Clemente VII
nel i523; Paolo III nel i534;
Pio IV nel 1559; e s. Pio V nel
1 566. Veramente dalle vite de' Pon-
tefici rilevo, che tali elezioni nou
tutte si possono dire fatte per ac-
clamazionCj ma piuttosto per ado-
razione. Per conto di quelle di Cle-
mente VII, e Paolo HI, oltre quan-
to poi diremo, si può leggere ciò
che analogamente si disse al voi.
XV, pag. 286 del Dizionario. Di
Marcello II abbiamo , eh' essendo
giunto a notizia del Cardinal Ca-
jafa, decano, che si maneggiava h
E LE E LE 219
di lui esaltazione, sulle ore 24 dei ranense V, confermò il decretalo
9 aprile si recò dal medesimo, e dal predecessore Giulio II, col di-
postosi in ginocchio Io venerò Pon- chiarare irrita, e nulla la simonia-
tefice, esortando il sagro Collegio ca elezione del Papa. Della proibi-
a fare lo stesso ; indi passando i zione delle scommesse sull'elezione,
Cardinali alla cappella Paolina del e di alcune di esse, può leggersi la
VaticcHio, dove celebra vasi il con- pag. 265, e la pag. 288 del me-
clave, tulli i voti concorsero su desimo volume; dove a pag. 170
Marcello II , che nel dì seguente si riporta la costituzione di Pio IV,
venne pubblicato. Racconta il La- Prudends, colla quale dichiarò, che
tini, che a' 9 aprile dopo le ore i soli Cardinali dovessero eleggere
undici si era creato Papa Marcel- il Pontefice, escluso ogni altro, co-
lo li con voti non occulti, ma col- me rinnovò pure il divieto, che il
la voce degli elettori : che in quel- Papa si elegga il successore, o Coa-
l'ora non si soleva fare lo scruti- diiitore [Fedi).
nio, ma che più volte a benepla- Questo Pio IV , nella notte di
cito de' Cardinali si era proceduto Natale iSog, ad ore sette non per
in tal forma nelle elezioni, com'è- iscrutinio, ma per acclamazione u-
rasi praticato per Paolo III, e con riversale nella cappella Paolina ,
Giulio III. venne assunto al Pontificalo ; quin-
Di Paolo IV si legge , che riu- di nella seguente mattina i Cardi-
niti gli animi de' Cardinali in suo nali si recarono al luogo dello scru-
favore, corsero alla sua Ctlla [Fé- tinio, e sebbene dichiarassero nulla
di)j e portatolo alla cappella Pao- mancare all'elezione già fatta per
lina, vedine posto su di una sedia acclamazione, tuttavolta la confbr-
per adorarlo; ma il Papa volendo marono colle schedule sottoscritte,
alzarsi perchè anteponeva a se il Nel i585 entrali i Cardinali in
Cardinal Nobili , fu ivi per forza cappella, andarono ad abbracciare,
tenuto fermo dai Cardinali, e restò e ad adorare il Cardinal Montalto,
eletto per adorazione a' 28 maggio dicendo : Papa Papa. Ma tornati
i555. Paolo IV emanò la bolla tutti ai rispettivi luoghi per invito
Cum secundanij contro coloro che del Cardinal Farnese decano , la-
ambiscono il pontificato, la quale sciato lo scrutinio segreto , con a-
fu in tanta stima presso il s. Car- perii voti, tutti in numero di qua-
dinal Carlo Borromeo, che doven- rantuno lo elessero Papa coucorde-
do per la malattia dello zio Pio IV mente, mancando il solo suo voto,
recarsi in Pioma, non volle parlare che non potendo dare a sé stesso,
dell'elezione del futuro Pontefice, Io diede al Cardinal decano, e pre-
nè col duca di Firenze, né con se il nome di Sisto V.
Marc' Antonio Colonna, che a ciò Nella succitata storia de' Concia-
lo sollecitavano, come narra il Vii- vi de' Pontefici Romani, descriveu-
torelli, in Ciacconio t. Ili, col. 818. dosi l'elezione seguita per adora-
Della bolla contro la simoniaca e- zione di Sisto V, a pag. 3oo si
lezione, si parla al citato volume legge: « Questo modo di eleggere
p. 266. Soltanto qui aggiungeremo, ^^ il Papa per via d' improvvisa
che Leone X nel compire la cele- »> adorazione, sebbene da molti an-
hi:AÙouG del concilio generale late- « ni in qua è chiamata da alcuni.
Qfio ELE
»» la vera via della ispirazione di-
>» vina, è tenuto nondimeno per
»» violento, e pericoloso, perchè tre
>, o quattro Cardinali soli , spesse
» volte i più giovani , sono quelli
*> che per potenza, o per aderenza
« facendo li capi degli altri , gui-
» dano, e reggono il conclave se-
>» condo la volontà, e l' ambizione
» loro. Però i Papi provvidero già
w per santissime leggi , che l' ele-
« zìone del Papa si facesse per so-
9» lo scrutinio, acciocché ciascun
»> Cardinale fosse libero nel dare il
M voto secondo la coscienza pro-
M pria, e non secondo l'altrui pas-
M sione. Fatta dunque la detta a-
» dorazione si chiuse la cappella,
M e il maestro di cerimonie, ed il
M sagrista vestirono il Papa con le
y» vesti pontificali già preparate, e
» dopo si fece lo scrutinio pubbli-
« co, senza pregiudizio dell' adora-
^» zione, e così fu da ciascun Car-
» dinaie eletto sommo Pontefice ,
« ed annunziato al popolo alla so-
p> lita loggia , e colle consuete ce-
M rimonie ad ore quindici dei i4
« aprile ".
Urbano VII, nel 1^90 a' i5
settembre, venne eletto a viva voce
Papa, e poi nello scrutinio circa le
ore quindici. Dopo la sua morte ,
a' 5 dicembre dello stesso anno,
tutti i Cardinali cospirarono nello
scrutìnio con voti aperti nella per-
sona del Cardinal Sfondrati, il qua-
le all'improvviso, vedendosi eletto
Papa, proruppe in dirotto pianto.
Sì diede poi il nome di Gregorio
XIV. Sul principio del conclave
del iS^i, poco mancò che non re-
stasse eletto per adorazione il Car-
dinale Sanlorio detto Santa Seve-
rina , se alcuni Cardinali non si
fossero opposti, costringendo i fauto-
ri a fare io scrutinio; laonde il San-
ELE
torio non ebbe più di trenta voti,
venendo anche escluso dal pontifi-
cato, per interno impulso del Car-
dinal Marc'Antonio Colonna, che ad
alta voce disse: Ascanio Colonna
(suo fratello) non vuol S. Severi-
na Papa, perchè non e dato da
Dio, come pur dicesi al voi. XI,
pag. 68 del Dizionario^ per cui con
general consenso venne in vece crea-
to Clemente VIII. Nel 1621, e nel
primo giorno di conclave , in cui
era intervenuto il Cardinal Ludo-
visi, questi venne creato Pontefice
per adorazione, nella sala regia del
Vaticano , e poi nella cappella fu
vestito cogli abiti pontificii, e pre-
se il nome di Gregorio XV. Nella
notte dormì nella bella del Cardi-
nal Borghese, e nella seguente mat-
tina , avendo celebrato prima la
messa , venne portato colle solite
cerimonie nella basilica di s. Pie-
tro. Durando pertanto sino a Gre-
gorio XV l' uso di creare i Papi
per acclamazione, ispirazione, o a^
dorazione, come si nota nel discor-
so preliminare A^W Histoire des con'
claves, questo Pontefice consideran-
do , ch'esso qualche volta potes-
se diventar tumultuario, provvide
agli abusi con due costituzioni; e
d'allora in poi non si è più pra-
ticata la forma di eleggere il Pa-
pa per ispirazione. Non va taciu-
to, che, raccontando il Novaes l'e-
lezione d' Innocenzo XI, dice che
nelle ore pomeridiane del 20 set-
tembre 1676, i Cardinali si reca-
rono in cappella a baciargli la ma-
no, ciò che basta, al dire del No-
vaes, per compiere la legittima ele-
zione del capo della Chiesa. Nello
scrutinio del giorno seguente ebbe
diciannove voti , e nell'accesso gli
ebbe tutti. Il bacio della mano, che
in cappella fanno i Cardinali at
ELE
Papa, vestiti colla cappa, o co' pa-
ramenti sagri, chiamasi pure Ub-
bidienza (Fedi).
La seconda maniera di fare l'e-
lezione del romano Pontefice , la
quale però di rado fu posta in ope-
ra , è per compromesso^ \ale a di-
re, allorché i Cardinali fra loro
discordi, o divergenti nella scelta
de' soggetti per esaltarli ài pontifi-
cato , di comune accordo si rimet-
tono ad uno o più soggetti di gra-
ve senno e di piena loro fiducia,
ad arbitrio de' quali sia devoluta
l'elezione canonica, obbligandosi tut-
ti, per la costituzione ^eterni Pa-
tris di Gregorio XV, a riconoscere
per legittimo , e vero Pontefice ,
chiunque venisse nominato da essi
deputati ed autorizzali. Per que-
sta foima di compromesso, prescris-
se Gregorio XV, che tutti i Car-
dinali racchiusi nel conclave, senza
discordanza di veruno, e di pieno
consenso, debbansi compromettere
in alcuno degli elettori, con questo
metodo, e formola: >3 In nomine
9y Domini amen. Anno ab ejusdem
M mense die Nos
« episcopi , presbyteri , et diaconi
« S. R. E. Cardinales , omnes et
*♦ singuli in conclave existentes, vi-
>> delicet N. W. (e qui si nomina-
w no tutti), eligimus per viam pro-
« cedere compromissi, et unanimi-
« ter et concordi ter nemine discre-
« pante, eligimus compromissarios
« N. N., et N. ( qui si nominano i
» Cardinali, ne' quali si sono com-
« promessi ) Cardinales etc. quibus
w damus plenariam facultatem pro-
« videndi S. R. E. de Pastore, sub
» hac forma etc. ". Qui debbono
i Cardinali compromittenti esprime-
re la maniera, e forma onde i com-
promissari debbono eleggere, e l'e-
letto dee essere riconosciuto legit-
ELE 221
timo Pontefice. Per esempio : se gli
eletti compromissari sono tre, si de-
ve dichiarare, se per essere valida
r elezione, debbano prima propor-
re al sagro Collegio il soggetto od
i soggetti, che da essi verranno no-
minati al pontificato ; oppure se ba-
sterà, che due dei tre compromis-
sari concordino in un soggetto, per
essere con due soli voti legittima-
mente eletto ; come ancora se deb-
bano eleggere uno del sagro Col-
legio, o fuori di esso , ed altre si-
mili cose, le quali espresse e pale-
sate, sogliono i compromittenti pre-
scrivere il tempo che concedono
di facoltà ai compromissari per con-
chiudere dentro di esso 1' addossa-
ta, e commessa elezione, e poi sog-
giungono : >y et promittimus nos
>» illum prò Romano Pontifice ha-
s# bituros, quem Domini compro-
M missarii secundum form-om prae-
« diclam duxerint eligendum ".
Tale appunto è la formola di
compromesso stabilita da Gregorio
XV, e tale ancora ritrovasi già da
lungo tempo innanzi prescritta nel-
l'Ordine Romano del Cardinal Gia-
como Gaetani Stefaneschi , die dal
Mnbillon fu pubblicato nel Miiss.
lìalìc. tom. II, pag. i^^. Termi-
nato questo compromesso , i com-
promissari si ritirano in disparte
per trattare della pontificia elezio-
ne ad essi soli affidata, e fra di
loro sogliono protestare , che non
intendono punto di dare il loro con-
senso per veruna pronunziazione di
parole, se queste non sieno espres-
se in iscritto; essendo necessaria
una sì fatta protesta fra essi , per
meglio potere usare fra loro stessi
di parole riverenziali , ed urbane ,
senza verun discapito, o nocumen-
to. Stabilita finalmente l'elezione
de' compromissari, sulla forma pre-
scritta da Gregorio XV, reietto per
tal compromesso è vero e legitti-
mo Pontefice. Su questa forma di
elezione molte cose esamina mon-
signor Camarda, per ciò che spelta
alla materia teologica, de elect. Rorn.
Pont, dissert t. XIV, p. 1 34- Ri-
porteremo qui appresso i Pontefici
eletti per compromesso.
Per \ia di compromesso fu elet-
to Pontefice Clemente IV in Peru-
gia, a* 5 febbraio 1265, dopo cin-
que mesi e sei giorni di sede va-
ca n fé, sebbene assente dal luogo
dell'elezione. Tanto asseriscono il
Barbosa, jur. eccl. iinìv. lib. i, cap.
I, num. 96; il Lavorio, Variar,
liicubrat. tract. IV, cap. i, num.
96, ed altri. Ma scrivendo di lui
il Sandini, Fit. Pont. tom. II, in
vit. Clem. IF, pag. 5 17, concordi
suffragatìone ahsens subrogatur, se
ciò è vero, sembrerebbe eh' egli,
non per compromesso, ma per
iscrutinio, con unanime consenso
del sagro Collegio fosse asceso al
pontificato, di cui era ben degno.
In sua morte la sede vacò due an-
ni, nove mesi, e due giorni, a ca-
gione della discordia de' Cardinali,
i quali rinchiusi in Viterbo ebbero
discoperto il tetto da Raniero Gat-
ti, perchè si determinassero su di
ìin soggetto. Laonde costretti dal-
l' inclemenza dell'aria, a persuasio-
ne principalmente di s. Bonaventu-
ra non ancora Cardinale, si com-
promisero i quindici Cardinali da
cui formavasi il sagro Collegio, in
sei di loro, e questi prontamente
il primo settembre i-xy! elessero
Teobaldo Visconti di Piacenza non
Cardinale, ma solo arcidiacono di
Liegi, e legato della Sede aposto-
lica in Soria, terminando così la
più lunga delle sedi vacanti. In So-
ria gH fu mandato il decreto di
ELE
elezione, prese il nome di Ciego-
rio X, e ai a febbraio si recò in
Viterbo, facendosi in Roma ordi-
nare prete, consagrare, e coronare.
Ad evitare la lunghezza delle sedi
vacanti, ed a regolare la sollecita
e canonica elezione pontificia, Gre-
gorio X diede forma stabile al con-
clave, ed emanò quelle leggi, che
portiamo al volume XV, p. 259,
e seg. del Dizionario, ed ivi pur
dicesi ove precedentemente, e co-
me eransi per l'elezione rinchiusi i
Cardinali. Delle preghiere, che si
fanno a Dio in sede vacante per
r ottima e pronta elezione del Pa-
pa, si tratta a p. 266; delle leggi
riguardanti la medesima di Pio IV,
di Gregorio XV col cerimoniale,
di Urbano Vili, e di Clemente XII,
si fa parola a pag. 267, e seg.,
mentre a p. 278 sono narrate le
disposizioni di Benedetto XIII, e
di Pio VI sul luogo di far l'ele-
zione, nel caso ch'essi fossero mor-
ti fuori di Roma.
Altri due esempi di elezioni fat-
te per compromesso, sono quelle
di Clemente V, e del successore
Giovanni XXII. Ecco il modo co-
me seguì l'elezione del primo, del-
la quale pure discorre il Pagi,
Breviar. gcst. PP. RR. in vota
Clem. F, num. i. Dopo la morte
di Benedetto XI vacò la sede ro-
mana dieci mesi e ventotto giorni,
perchè i Cardinali rinchiusi nel
conclave di Perugia erano divisi
in due parti; di una erano capi
i Cardinali Napoleone Orsini, e
Nicolò Albertini o Martini di Pra-
to, dell'altra i Cardinali Matteo
Orsini, e Francesco Gaetani nipo-
ti di Bonifacio Vili, la cui memo-
ria volevano onorare con un Papa,
che fosse loro favorevole, come rac-
conta il Villani, lib. Vili, cap. 80,
ELE
mentre gli altri bramavano un
Pontefice contrario, il quale stabi-
lisse i Colonnesi umiliati da Bo-
nifacio Vili, e si mostrasse favo-
revole al re di Francia Filippo IV.
Quindi seguì un congresso tra il
Cardinal Gaetani, ed il Cardinal
di Prato, sui quali il sagro Colle-
gio erasi compromesso. Il primo
propose di creare Papa uno dei
Ire arcivescovi creati da Bonifacio
Vili, tra'quali quello di Bordeaux
de Got, ed il secondo, come saga-
cissimo, accettò, domandando una
proroga di tempo per pubblicar
l'elezione; ed intanto assicurandosi
del favore del de Got, conchiuse
in lui l'elezione a' 5 giugno i3o5.
11 nuovo Papa prese il nome di
Clemente V, e chiamando i Car-
dinali in Francia, stabilì la sua re-
sidenza in Avignone per compiace-
re Filippo IV. Dal suddetto Car-
dinal Albertini di Prato abbiamo
De ratìone Ponliftcalìiim comitio-
riim hahendoriim. Dopo la morte
di Clemente V, la santa Chiesa
vacò due anni, cinque mesi, e di-
ciassette giorni, interregno che ven-
ne prodotto dalle discordie de' Car-
dinali, massime dei guascogni, e
dei parenti del Papa defonto, per
cui si adunarono in due conclavi,
cioè in Carpentrasso, ed in Lione;
ove, a' 7 agosto 1 3 1 6, concorde-
mente venne eletto, col nome di
Giovanni XXII, il Cardinal Jaco-
po d' Euse. Siccome alcuni credo-
no, ch'essendo i Cardinali conve-
nuti in compromettersi nel Cardi-
nal d'Euse, di riconoscere per le-
gittimo Papa quello, il quale da
lui venisse nominato, e eh' egli dices-
se: Ego siim Papa^ così raccontere-
mo quanto narrano gli storici. Par-
lando di Giovanni XXII Enrico Reb-
dorf, e Giovanni Villani, presso il
ELE 5^5
Pagi, loc. cit. tom. II, p. 44» <^''"
cono ch'essendo convenuti i Car-
dinali, dopo tanto indugio, nel com-
promettersi di riconoscere per veio
e legittimo Pontefice quello, cui il
Cardinale d'Euse vescovo di Porlo
dotato di vasta scienza, e di acuto
e profondo ingegno, avesse nomi-
nato per Papa, aggiungono ch'egli
nominò se stesso, per compiacere
il Cardinal Napoleone Orsini, pri-
mo dell'ordine de'diaconi, che glie-
lo aveva suggerito. Il Novaes nelle
sue dissertazioni storico-critiche ,
dissert. Ili, § XLVII non ci con-
viene per tre ragioni : i.** Perchè
ne Lodovico di Baviera^ acerrimo
nemico di Giovanni XXII ( pei
motivi che dicemmo agli articoli
Bavieraj Elettori del sagro romano
imperOj ed altrove), né gli aderen-
ti di quel principe, niente meno
nemici dello stesso Pontefice, non
mai gli rinfacciarono un' ambizione
sì straordinaria di essersi eletto
Papa da per sé m edesi moj^^jò che
sarebbe stato per loro un trionfo;
2.° Perchè lo stesso Giovanni XXII
non avrebbe avuto coraggio di scri-
vere al re Roberto di Sicilia, chia-
mato il Saggio^ con lettera presso
il Rinaldi all'anno i3i6, nnm. 8,
Se concorditer nemine discrepante
in summuni Pontificein electum^ su
di che avrebbero potuto smentirlo
i Cardinali stessi ; e di soggiugnere:
che bilanciando le sue forze col
peso del pontificato, timore , ac tre-
more concussuni vehementer haesi-
tasse, se per avventura dovesse, o
no sottomettere le sue spalle a sì
pesante carico; 3.° Perchè monsi-
gnor Alvaro Pelagio, vescovo di
Silves in Portogallo, scrivendo di
questo Pontefice suo coetaneo, de
planctu ecclesiae, lib. i, cap. i, di-
ce: Certum et notorìum tali mundo
11^ ELE
est, quod dictus Joannes Dominus
Papa electus fuil concordiler a
Cardlnalibus Oìimibus.
Qui però noteremo, che il Ber-
goinense lib. i4, ed il Lenglet,
loco. VII, par. i, dei principii del-
la Storia, narrando l'elezione di
Giovanni XXIII fatta in Bologna
a* 17 maggio i4io> dicono essersi
egli stesso dichiarato Pontefice , e
che i quindici Cardinali elettori,
essendo gli altri sette assenti dal
conclave, per paura non osarono di
opporvisi. Ma non avendolo di ciò
accusato Teodorico Niemo suo ne-
mico nella sua Storia, nella quale
solo disse, ch'egli venne eletto ad
istanza di Lodovico d' Angiò pre-
tendente al regno di Napoli, e non
essendo questa fra le gravissime
accuse, che di lui si fecero nel con-
cilio di Costanza ove fu deposto,
viene stimata favola la opinione,
ch'egli da se medesimo siasi elet-
to. Suir elezione però nel concilio
gli fu rimproverato di avere gene-
ricamente brogliato in maniera, che
venisse eletto Pontefice, come pure
si legge nello Spondano a detto
anno num. 2, procacciandosi il tri-
regno a forza di preghiere, sebbe-
ne fosse disposto con gente armata
a farsi eleggere, se a tanto non
valessero le sue istanze. /^. Gio-
vanni XXllI.
Si legge poi nelle Notizie bio-
grajìclie del Cardinale Stefano Bor-
già, del eh. Costantino Borgia, e
stampate nel i843, a pag. i5, che
nel conclave di Venezia, in cui
venne eletto Pio VII, già volgeva
il lei'zo mese di conclave, e pone-
vasi ancora indugio alla elezione
del Papa. Cadde quindi in pensie-
ro a' Cardinali di scegliere dieci
tra loro, dal cui numero trar si
dovesse il nuovo successore di san
ELE
Pietro, e di questi dieci uno fu il
Cardinal Borgia; ma per un mi-
rabile ed improvviso consentimento
d'animi e di sufrragi_, fu innalzato
al pontificato il detto Pio VII. Da
tal racconto sembra, che il sacro
Collegio volesse in questa elezione
servirsi del compromesso. Il lodato
biografo nota inoltre, che tra le
opere dell' eruditissimo Cardinal
Borgia, va ricordata quella mss.
intitolata : Monita eligendo suninio
Pontifici exhihenda ad spiritualem
totias Ecclesiae adniinistrationeni re-
cte etfeliciter obeitndani. Con que-
sta operetta, scritta nel 1799, il
detto Cardinale per lo zelo arden-
te da cui era animato per la glo-
ria della santa Sede, volle dettare
alcuni rispettosi avvertimenti , con
cui indicava al Pontefice, che do-
vevasi eleggere, la maniera onde
governar dovesse la navicella di
Pietro allora sbattuta da fiera tem-
pesta. Le notizie sui piìi celebri
conclavi,' ed altre leggi sul medesi-
mo, si possono leggere a pag. 278
e seg. del citato voi. XV.
La terza ed ordinaria maniera
finalmente di eleggere il sommo
Pontefice, anzi la sola, che a' tem-
pi nostri sia in uso, è per iscru-
linio, ed accesso, cioè per mezzo
di una raccolta di voti, o voci, e
d' un esame di suffragi che si dan-
no nei viglielti chiamati cedole, e
più comunemente schedole, o sche-
dule. Questa si pratica in conclave
due volte al giorno, cioè la mat-
tina dopo la messa, e nelle ore
pomeridiane, dopo la recita del-
l'inno F^eni creator Spirìtus, non
eccettuato qualunque giorno, ne le
feste di Natale, e Pasqua ; essendo
obbligati tutti i Cardinali, per bol-
la di Gregorio XV, e sotto pena
di scomunica, a concorrervi, se non
ELE
sono leglltimamenle impediti. In-
nanzi allo scrutinio della mattina,
monsignor sagrista alla presenza
de' Cardinali celebra la messa vo-
tiva dello Spirito Santo nella cap-
pella ove si fa lo scrutinio, assistito
dai maestri delle cerimonie, che
portano a baciar la pace ai tre
Cardinali capi degli ordini de' ve-
scovi, de'preti e de' diaconi, cbe la
passano a quelli del proprio ordi-
ne. Finita la messa, e recitalo dal-
lo stesso celebrante l'inno suddetto,
cominciano i sagri elettori a por-
te cbiuse lo scrutinio. A comodo
de' lettori qui aggiungeremo, che al
sopraddetto voi. XV, ossia all'ar-
ticolo Conclave, alle pagine che
diremo, si trattano i punti risguar-
danti l'elezione. A pag. agS, si fa
la descrizione del conclave ; a pag.
298, si parla del modo col quale si
celebra l' ingresso nel medesimo,
e del discorso, che pronunzia a'suoi
colleghi il Cardinal decano sulla
ottima e sollecita elezione del nuo-
vo Pontefice; a pag. 3o2, si de-
scrive la cappella degli scrutinii con
tutlociò che vi liguarda, come an-
che la sfumata^ prodotta dal brucia-
mento delle schedole, dalla quale
il popolo rileva non essere compita
la bramata elezione ; a pag. 3o3,
si riportano le notizie risguardanli
la durata del conclave; a p. Bog,
si descrive r ingresso de' Cardinali
forestieri in conclave ; a p. 3 1 o ,
si racconta il modo onde i Cardi-
nali infermieri si recano a pren-
dere i voti nelle celle de'Cardinali
infermi; ed a pag. 3 io, si dice
degli ambasciatori, che si recano al
conclave.
Descrizione di ciò che riguarda gli
scrutinii, ed accessi, non che le
schedole, con altre erudizioni re-
voi-. XXI.
ELE a5k5
lative alla definitiva elezione del
Papa.
Lo scrutinio, a tenore della bol-
la di Gregorio XV, dev'essere se-
greto, e contiene tre atti, od azioni,
cioè a mise ri Iti ni Oj scrutinio, e post'
scrutinio. Gli alti dciranliscrulinio,
sono: i.° preparazione delle sche-
dole dello scrutinio, e dell' acces-
so ; 2." estrazione a sorte dei tre
Cardinali scrutatori (dei tre Cardi-
nali ricognitori poi T estrazione si
fa dopo lo scrutinio, se in esso è
conchiusa l' elezione, e dopo 1' ac-
cesso, come meglio si dichiarerà),
e dei tre Cardinali detti infermieri
deputati a ricevere nelle rispettive
celle i voti de' Cardinali malati,
quando ve ne sono, altrimenti gli
infermieri non si deputano; 3.*
scrittura delle schedole dello scru-
tinio; 4-*' piegatura, e sigillatura
delle medesime. Le schedole, i fo-
gli per segnare i voti, quelli per i
ricognitori afiìne di notare i sigilli,
e i segni delle schedole, sì delio
scrutinio che dell' accesso, e tutto
l'occorrente per siniili alti, trovansi
nel tavolino grande, che sta nella
cappella dello scrutinio, come si
descrisse alla pag. 3o2 citata. A
pag. II del voi. XVI si dice del
voto, che scrivono gli ecclesiastici
conclavisti ai Cardinali impolenti.
A cagione degli sbagli di alcune
schedole nell'elezione di Pio Vili,
^ venne rinnovato, come diremo, lo
scrutinio, e siccome il Cardinal
Naro facevasi segnare il voto dal
proprio conclavista, questi perciò fu
latto entrare dai Cardinali ne!|a
cappella degli scrutinii, per rinno-
var la schedola pel secondo scru-
tinio. I sigilli, che adoperano i Car-
dinali per porre i quattro sigilli
con cera lacca alla schedola, sono
i5
^^6 TILE
del diametro d' uu mezzo grosso
d'argento, con piccolo manico. Essi
esprimono un animale, un frutto,
un fregio, od altro, e si debbono
custodire con gelosia, acciò non
.vengano riconosciuti dagli scruta-
tori, e ricognitori delle schedole, è
così rimanga incognito il nome
-dell'elettore. La forma della sche-
dola dello scrutinio è come quella
dell'accesso, meno quelle diversità
di cose, che noteremo.
La schedola è lunga circa otto
pollici, e larga sei. Nella faccia an-
teriore da capo alla lunghezza ha
queste parole stampate: Ego
Card con tanta distanza fra
loro, che in mezzo, e dopo 1' Ego
si possa scrivere dall'elettore il no-
me proprio, e dopo Card, scriver-
vi il cognome. Poco sotto ai due
Iati della schedola sono due fre»i
o
o piccoli cerchi per indicare il luo-
go, ove si debbono apporre i due
sigilli, allorché sono ripiegate le
due estremità della schedola. In
mezzo alla schedola sono stampate
queste parole : Eligo in Summuni
Poiitificeiii R. D. meiim D. Card...
restando luogo all' elettore per i-
scri vervi il cognome del Cardinale,
a cui dà il voto. Tal cognome
dev' essere scritto con carattere al-
terato, e per quanto è possibile in
modo, che non si conosca la mano
che lo scrisse, perchè dicono i teo-
logi, che il voto non deve manife-
starsi, e mostrarsi agli altri Car-
dinali, secondo la costituzione di
Urbano VIIL Al di sotto sono due
altri piccoli fregi o cerchi, i quali
parimenti indicano il luogo degli
altri due sigilli da apporsi come i
precedenti (juando si chiude la sche-
dola. In fine poi della schedola
r elettore deve scrivere un numero
dn^bo, ed un motto sagro, come:
ELE
20: Salvum me Jac,Deiis. In tut-
to è eguale la schedola per T ac-
cesso, fuorché ove è stampato nel-
l'altra Eligo in Summwn ec, in
questa è stampato Accedo Reveren*
diss. D. meo D. Card e
qui l'elettore scrive il cognome di
quello a cui vuole accedere. Se poi
non vuole accedere a niuno d^
nominati, allora nel sito ove dove-
va scrivere il cognome, scrive Ne-
mini. Così ancora il numero ed il
motto scritturale, che si pongono
nella schedola dello scrutinio, de-
vono essere scritti in quella dell'ac-
cesso. Nella parte opposta, o sia a
tergo delle schedole sì dello scru-
tinio, che dell* accesso, dal lato cor-
rispondente al nome dell' elettore,
tra alcuni fregi è stampalo Nomen,
che appunto accenna a quello che
vi è di dietro, ossia di dentro, ri-
piegandosi la carta nel suggellarla.
Dal lato poi corrispondente al se-
gno, ossia numero e motto scrit-
turale, tra alcuni fregi è stampato
Signa, che appunto denota ciò, che
vi è scritto di dietro, ovvero al di
dentro, piegandosi l'estremità della
carta nell'apporvi i sigilli. I fregi, che
sono ai lati delle parole Nomen,
e Signa furono stabiliti per impe-
dire che, trasparendosi al lume la
schedola sigillata, non si possano
riconoscere, e leggere i nomi, i nu-
meri, e i motti degli elettori, tan-
to nello scrutinio, che nell'accesso,
perchè non debbono affatto cono-
scersi da veruno, secondo il saggio
rigore delle leggi pontificie.
A maggiore intelligenza qui ri-
porteremo due fac-simili delle sche-
dole, tanto per lo scrutinio, eh©
per l'accesso al modo come si di-
spensano dai maestri di cerimonie
ai sagri elettori, ovvero si prepa-
rano nel luogo dello scrutinio, la-
ELE
di, perchè si conosca meglio il
modo di piegare le schedole per
ambedue gli atti, ed il modo come
debbono rimanere dopo che sono
sigillate, acciò si veda soltanto il
cognome di chi si elegge nelle
schedole dello scrutinio, ed il solo
cognome di quello, che tuoI no-
minarsi neir accesso, ovvero il Ne-
mini, riporteremo anche altro fac-
simile d' una schedola cioè piegata,
ma della sola schedola dello scru-
ELE 227
tinio, essendo V altra ad essa egua-
le. Questi tre facsimili sono eguali
alle schedole, le quali si usano og-
gidì, e tali e quali in tutto sono
riportate nella bolla di Urbano
Vili, Ad Romani Vonlificis prò-
i'identianij data quinto kal. februa-
rii 1625. In forma più piccola del-
le vere, riporta tali schede anche
il citalo p. Plettemberg nella sua
Notiliay a pag. io5, e seguenti.
!2a8
Ego Card.
o
0
Eligo in Summum Pontificem R." D.
meum D. Card.
o
0
^^9
Ego Card.
o
0
Accedo Reverendiss. D. meo
D. Card.
o
o
^3è
vffi- 4 «jS* v^
^s^^
♦cr '®' liT '0»
••••••••••
Nomen.
'tir '^ '^
Eligo in Summum Pontificem R.™ D.
meum D. Card.
i(SA
^^^^^>i«^^
Signa,
^#^^#S--J#^<l#f-
ELI-:
Quest'ultima è la forma delia
scbedola già sigillata, avanti di
mettersi nel calice, e deve ripiegar-
si in due punti, cioè nei due spazi
ove sono i fregi, ed ove è scritto
Nomen^ e Signay i quali vanno ri-
piegati in modo, che ambedue in
doppia maniera cuopiano lo spazio
ov'è V Eligo ec, e resti la sche-
dola alta circa un pollice e mezzo.
Il primo atto dell' anti-scrutinio, è
la preparazione delle schedole, al
modo detto, sebbene molti Cardi-
nali facciano questa preparazione
nelle proprie celle avanti di recar-
si al luogo dello scrutinio, massime
quei Cardinali impotenti, che deb-
bono ciò fare a mezzo del con-
clavista. Solo il cognome per la
scbedola dell' accesso, o il Nemini,
sogliono scriverlo nel luogo dello
scrutinio, benché si possa fare an-
che prima. Queste schedole, ed il
foglio dove registrano i voti, di cui
si parlerà, e i sigilli sono dai Car-
dinali tenuti gelosamente racchiusi
con chiavetta in un portafoglio o
cassetta, che aprono nel luogo del-
lo scrutinio, ove non può stare ve-
runa persona, all' infuori dei Car-
dinali elettori, ancorché non pos-
sano votare. Quelli, che non pos-
sono votare, sono quei Cardinali
a cui è spirato l' indulto di pro-
crastinare l'ordinazione al diaco-
nato, concesso loro dal Pontefice
defunto. Laonde per votare deb-
bono farsi ordinare , tanto prescri-
vendo le bolle apostoliche sulla pon-
tificia elezione. Nel conclave per
l'elezione del regnante Pontefice, il
Cardinal de Simone, dell' ordine
de' diaconi, non essendo ancora or-
dinato, incominciò a votare soltan-
to nella mattina del quarto giorno
del conclave, in cui avea ricevuto
il sagro ordine del diaconato. Qui
ELE a3f
noteremo^ che l'atto dello scruti-
nio prese tal nome dallo sci'utina-
re, e con diligenza cercare gli al-
trui sentimenti suU' importante ne-
gozio della elezione pontificia; ed
il luogo, ove ciò si fa, prese quello
di scrutinio, Scrulinium.
Il secondo atto dell'anti-scrutinio
è r estrazione a sorte dei Cardinali
scrutatori, e dei Cardinali infer-
mieri o deputati a prendere i voti
dai colleghi malati, la quale estra-
zione si fa prima di cominciare lo
scrutinio. Dentro ad una borsa di
damasco paonazzo, i Cardinali met-
tono alla vista di tutto il sagro
Collegio tante palle di legno, quanti
sono i Cardinali presenti in con-
clave, e nello scrutinio, co' loro
nomi scritti sulle palle. Dall'ultimo
Cardinale diacono si estraggono pri-
mieramente i tre Cardinali scruta-
tori dello scrutinio, ed in appresso,
se vi sono Cardinali infermi, i tre
Cardinali deputati vanno a pren-
dere da essi i voti. Se nell' estra-
zione degli scrutatori, o degl' infer-
mieri uscissero alcuni Cardinali, che
per malattia, o qualche altro im-
pedimento non potessero adempiere
r incarico a cui erano stati eletti,
in vece loro si estraggono altri che
non sieno impediti. Terminata la
estrazione, si ripongono le palle
nella stessa borsa donde eransi ca-
vatC;, ed i Cardinali estratti co-
minciano ad esercitare la deputa-
zione ed ufBzio, che loro toccò in
sorte. Noteremo qui appresso al-
cune differenze su tali estrazioni,
negli antichi tempi.
ì^eW Ordine Romano del Cardinal
Giacomo Gaetani, eh' è il XIV pub-
blicato da Mabillon, Mus. Ital. t. H,
p. 247, ecco come veniva prescrit-
ta r elezione degli scrutatori, e re-
visori di questi: •» Si in electioue
33a ELE
>» Romani Pontifìcis velini Cardi-
>» nales per viam scrutinii proce-
« dere, solent eligi (non estrazione
« a sorte come al presente) tres
» scrutatores collegii, et alii tres
» scrutalores scrutatorum. Modus
» autem scrii ti nandi, et deponendi
» votuin in scrutinio in porta ta-
)» lis est. Nos eligimus tres scru-
y> tatores Collegii , prout Cardina-
w les concorda verint, puta : Fr.
*» ISicolaus Osliensis episcopus: Fr.
» N. titilli s. Eusebii ])resbyter; et
« Neapoleo s. Adriani diaconus,
» Cardiuales: et eligimtiu' imme-
M diate tres alii scrutatores scru-
» tatorum, puta: Dominus Beren-
» gjirius 1 usculanus episcopus; Ar-
tt naldus ti tuli s. Priscae presby-
» ter, et N. s. Nicolai in carcere
» Tulliana diaconus, Cardinales ".
Intorno poi ai revisori degli seni»
latori f che ora si chiamano ricogni-
tori, ecco come prosegue lo stesso
Cardinal Gaetani: *» Primo praedi-
M eli scrutatores scrutatorum re-
w manent in consistono, et sedentes
»> scrutanlur secreto, et singillatim
w votum scrutatorum Collegii, et in
»» scriptis redigunt : primo videlicet
w episcopi, secundo presbyleri, ter-
») tio diaconi scrutatorum, quae
w vota diaconus scribere consuevit.
« Scruta tis volis scrutatorum Col-
w legii. ut praedictum est, recedunt
f> de consistorio scrutatores scru-
M tatorum, porlanles secum scerete
w deposi ti<;nes scrutatorum Collegii
» praediclas, et remanent in con-
» sislorio soli scrutatores Collegii,
« V. gr. Ostiensis Nicolaus, et Nea-
*» poleo supradicli : et consequun-
»» tur celeri Cardiuales in ordine
*» anlif|uilalis, quantum ad statum
« cardinalatus : primo episcopi, se-
» cundo presbyteri, tertio diaconi
« scerete, et singillatim sua vota
ELE
M deponunl; et ipsi etiam scruta-
»* tores scrutatorum, ut alii suo
« ordine et loco deponunt : quae
M nota Cardinalium, diaconus Car-
*> dinalis unus ex scrutatoribus Col-
« legii, puta dominus Neapoleo, scri-
» bere consuevit. Notandum quod
M scrutatores tam Collegii, quam
X» scrutatorum, et Cardinales sua
M vota deponunt, cum sedent, et
» tenent biretum si volimi, uisi
>» forte ex devotione, vel reverentia
« aliqnis Cardinalis stare vellet bi-
» reto deposito dum deponit". Co-
me però i Cardinali depongano al
presente i loro voti, lo diremo in
appresso.
Diversamente ancora era scrìtta
la scheclola dello scrutinio nel se-
colo XIV, come si legge nel men-
tovato Ordine Romano del Cardinal
Gaetani, ed eccone l'esemplare: Ego
Jacobus s. Georgii ad veluni au-
re.uni diac. Cardinalis nomino et
elìgo venerabileni patrem doniinuni
Malthaeum s. Mariae in Porticu
dia conimi Cardinaleni in summurn
Pontificeni. Dopo ciò segue a dire
lo stesso Cardinal Gaetani : »» Et
» notandum, quod cautelae est, et
w decentiae , quod scrutntor o-
>♦ mnem dat depositionem scriptam
» ipsi deponenti, ne per incuriam
« in aliquo sit erratum. Et quia
f» unusquisque potest in scrutinio
« nominare unum vel plures, po-
« test sic dicere :" Ego Jacobus s.
Georgii ad velimi aureuni diac,
Cardinalis nomino et eligo domi-
mini Matlhaeum etc. et dominimi
Nicolauni Oslienseni episcopiini in
siunmiim Poniificem. Vel sic: Elgo
Jacobus sancii Georgii ad velimi
aureimi diac. eligo dominimi Mat-
thaeuni etc. et do minuta Ostienseni
de intusj de extra venerabileni
patrem dominuni Pampiniarum e^
ELE
ptscopum Parmensem. » Et sic unum
w vel plures si ve de intus (sacri
M Collegiij, sive de extra, sive par-
y> lem deinluSjSive parfem de extra,
fi prout et quot voluerit, deponens
« poterit nominare. Decentiae tamen
» est, et fortassis expedientiae, quod
f* non multi ab uno in scrutinio no-
» minentur, licet hodie ab aliquibus
« conlrarium observetur; cuni in
« scrutinio nominent valde mul-
M los". Ciò che a' giorni nostri non
si può fare, come si dirà.
Qui però ricorderemo, che al-
l' articolo Conclave, parlando delle
schedole ove dai Cardinali si segna-
rono più soggetti, notammo che in
quello per l'elezione di Pio li, in
alcune schedole furono nominati
due o tre soggetti colla tacita con-
dizione che fosse preferito il primo
nominato, e non avendo voti ba-
stanti alla elezione, succedesse l'al-
tro, acciocché più facilmente i Car-
dinali si accordassero per alcuno.
Un Cardinale nella sua schedola ne
nominò sette. Nell'elezione di Adriano
VI poi si trovò una cedola o sche-
dola che nominava tredici soggetti,
per cui si sdegnarono molti Car-
dinali, e volevano aprirla ma non
fu fatto ; nelle altre schedole erano
notate le nomine da uno sino a
cinque.
Il terzo atto dell' antiscrutinio è
la scrittura delle schedole per lo
scrutinio, che si fa in quella ma-
niera, che descrivemmo di sopra
parlando delie schedole. Tutti i
Cardinali debbono dare il proprio
voto ad un solo soggetto determi-
nato, dappoiché per la costituzione
di Gregcjrio XV, il voto sarebbe di
niun valore, quando nella schedola
venisse nominato più di uno. Lo
sbagliare le schedole importa ritar-
do a terminare lo scrutinio, per
ELE 333
riconoscere gli errori : se poi tali
sbagli sono gravi non si estraggo-
no i ricognitori, perchè bisogna
rinnovare lo scrutinio. A darne una
chiara idea, racconteremo quanto
avvenne nello scrutinio della mat-
tina, in cui fu eletto Pio Vili. A-
vendo questi, allora Cardinal Ca-
stiglioni, avuto ventotlo voti nello
scrutinio, e sette nell'accesso, men-
tre il Cardinal de Gregorio ne avea
avuti venti, ed il Cardinal Cap-
pella ri dodici ; ed essendovi perciò
l' inclusiva pel Castiglioni per l'ele-
zione, per essersi superato le due
terze parti de' voti volute dalle co-
stituzioni apostoliche per la canonica
elezione del Pontefice, furono nume-
rate, ed aperte le schedole coni' è
di regola. Si trovarono due sche-
dule sbagliate, una dello scrutinio,
col motto diverso da quella deirac-
cesso, r altra colla parola eligo,
mentre era per l' accesso, e si cre-
dettero appartenenti ai Cardinali
Naro, e Bussi. Essendo questi pre-
senti nello scrutinio, si sarebbe po-
tuto a voce far valere l'emenda-
zione dell' errore, tanto più che i
sigilli e i numeri delle schedole del-
lo scrutinio, e dell'accesso si con-
frontavano giusta il prescritto dal
cerimoniale. Oltre a ciò la schedola
per l'accesso del Cardinal Clermont
infermo, era interamente in bianco.
Allora si alzò in piedi il Cardinal
Marco, e disse, che a tenore delle
costituzioni de'Pontefici quando era-
vi sbaglio nelle schedole, si dove-
va annullare lo scrutinio,^ e rinno-
varlo. Il virtuoso Cardinal Casti-
glioni, ed altri Cardinali, approva-
rono il sentimento del Cardinal
Marco. Quindi insorse il dubbio se lo
scrutinio dovesse farsi subilo, o nel-
le ore pomeridiane alla solita ora.
I Cardinali più zelanti della pionla
334 ^LE
elezione del degno Cardinal Casti -
glioni, opinarono doversi tosto rin-
novare, e la titubanza fu vinta dalle
persuasioni del Cardinal de Gregorio,
assicurando che coU'assistenza di Dio
avrebbe avuto il rinnovamento dello
scrutinio felice riuscita. Tutto il sagro
Collegio annuì con pieno consenso,
fu annullato l'anteriore scrutinio, e
Tenne deciso di far V altro inaraedia-
tamente. Numerati i voti si trovò
che il Cardinal Castiglioni ne a-
vea avuti quarantasette, ed in tal
modo si vide manifesta la volon-
tà di Dio, nel destinare a suo vi-
cario SI ottimo personaggio. Con
questo pieno, ed esuberante nume-
ro di voti, non si aprirono le sche-
dule, perchè non ve n' era bisogno,
e ciò si pratica soltanto quando vi
è qualche sbaglio, o vi è appena
r inclusiva delle due terze parti dei
voti che si richiedono. Si aprì bensì
la schedula del Cardinal Castiglioni
per vedere se aveva dato il voto a
se medesimo, ed inoltre a seconda
delle pontificie prescrizioni, dovette
dare il numero, e il motto che a-
veva scritto nella schedula dello
scrutinio, e trovatisi tali, restò in
lui conchiusa la canonica elezione,
e prese il nome di Pio Vili.
Il quarto atto dell' anti-scrutinio
è la piegatura delle schedole, se
pure non è già stata fatta, la quale
per divenir più facile a'sagri eletto-
ri, si sogliono prima porre dai ceri-
monieri le schedole piegale sul ta-
volino grande del luogo dello scruli-
ELE
nio. Di ciascuna parte della schedo»
la si fanno due pieghe in maniera^
che il nome dell'elettore, i numeri,
e i motti restino coperti dall' una
e dall'altra parte, e nascosti coi
fregi, restando piegata la schedola
in guisa da rimanere alta circa un
pollice e mezzo, ed in tutto al mo-
do suddesciitto.
Il quinto ed ultimo atto dell'an-
tiscrutinio, è il sigillare le schedole,
qualora ciò non siasi fatto in cella,
e che si fa da ciascun Cardinale
nel luogo dei piccoli cerchi o fregi
ovali , con quattro sigilli mentiti ,
rappresentanti un animale, un fiore
ec. , ovvero con cifre di tre lettere,
o di tre numeri, o di una figura,
affinchè si possano registrare quan-
do abbia luogo il confronto, per
vedere se accordano i numeri, i
motti, e i sigilli d'un elettore nelle
due schedole dello scrutinio, e dello
accesso, nel foglio di cui diamo qui
un esemplare. Quando i Cardinali si
solevano chiamare dal titolo, o dal-
la diaconia, che avevano, o dal ve-
scovato suburbicario che governa-
vano, nelle schedole dello scrutinio,
e dell' accesso, in vece del cognome
che pongono ora gli elettori, nel
nominare chi volevano eleggere, scri-
vevano : Card. s. Easehii, Card. s.
Angeli, Card. ep. Tusculanus. Ed
è perciò, che tali erano i nomi, i
quali si registravano nella terza co-
lonna, appresso a Cardinales no-
minati in scriU.nio.
235^
Sigilla, et signa
Accessuum.
Sigilla, et signa
Scrulinii Accessi bus
respondentia.
Cardinales nominati
in Scrutinio.
Ape. 20. Salvum me
fac Deus.
BRE. 3a. Bonitas.
MDX, ii.Fiatvolun-
ias Deu
Ape. 20. Salvum me
fac Deus.
BRE. Zi. Bonitas.
MDX. 22. Fìat voluti-
tas Dei.
Card. Maurus Cap-
pellari.
Card. F. X. Casti-
glioni.
Questi sono gli atti dell'anliscru-
tinio, allo scrutinio cioè precedenti,
sui quali il Camarda de elect. Pont.
dissert. XX, p. i25; il Passerino,
de elect. Papae^ quaest. XXVIII, p.
1 22; ed il Bonaccina de legit. Sumni.
Pont., elect., punct. I, pag. i33,
sciolgono in rigore teologico molle
difficoltà, che da essi potrebbero
nascere.
La seconda azione dello scruti-
nio per l'elezione del Papa, è lo
scrutinio slesso, che contiene otto
alti: i." portare la schedola ; 2."
dare il giuramento; 3.° mettere la
schedola nel calice ; 4'" mischiare
tutte le schedole dentro di questo;
5.° numerare le schedole; 6.** pub-
blicare io scrutinio a tutti i Car-
dinali presenti nel sito ove si fa;
7,° infilzare le schedole; 8.° ri-
porle separatamente; ed il tutto
come andiamo brevemente a spie-
gare.
Il primo atto dello scrutinio è
il portare la schedola. Ogni Cardi-
nale vestito colla Croccia (Vedi),
cominciando dal Cardinal decano,
dopo aver scritto, piegato, e sigilla-
to e liipiegato la propria schedola
nella forma che si è detto, la pren-
de col pollice e coli' indice, e par-
tendo dal suo stallo a mano alzata
la porta all' altare, sulla mensa del
quale sta preparato un gran calice
di argento, per riporvi dentro le
schedole, essendo coperto con pate-
na corrispondente. Arrivato il sagro
elettore allo scalino dell' altare, fa
genuflesso breve orazione, indi si
alza, e con sonora ed intelligibile
voce presta il seguente giuramento
scritto su di una tavoletta, che tro-
vasi sulla mensa dell'aliare, e che
è di questo tenore : Testor Chri-
stum Doniìnum, qui me judicaturus
est, me eligere, quem secundum
Deum judico eligi debere , et quod
in accessu praestabo. Indi mette la
schedola sulla patena, e con questa
la manda dentro al calice; dopo
di che fa un inchino alla croce del-
l' altare, e ritorna al suo luogo. Con
questo che abbiamo narrato, hanno
avuto luogo tre alti, della seconda
azione dello scrulinio.
Se uno, o più Cardinali di quelli
presenti nella cappella dello scruti-
nio, non potessero per qualche mo-
tivo andare all' altare, l'ultimo dei
Cardinali scrutatori gli presenta al
suo stallo il bacile colle schedule,
3 36 E LE
qualora non l' avesse preparata in
ceìla, dal quale V impedito ne pren-
de una, vi scrive ciò che di sopra
si è detto, indi fatto nello stesso
suo luogo il mentovato giuramen-
to, consegna la schedola piegata,
sigillata e ripiegata al detto terzo
scrutatore, il quale palesemente la
poita all'altare, la pone sulla pa-
tena, e con essa la tramanda den-
tro il calice. Coi Cardinali poi, che
si trovano infermi nelle loro celle,
si fa diversamente. I tre Cardinali
infermieri, che a questo effetto si
sono estratti, subito dopo il Cardi-
nal decano sogliono scrivere le loro
schedule, e dopo di lui portarle
nel calice, acciocché mentre vanno
a prendere quelle degP infermi, si
prosegua lo scrutinio senza incomo-
do dei Cardinali ivi presenti, il
quale non si può pubblicare finché
gì' infermieri non abbiano portati i
voti dei maiali. Poste dagl' infer-
mieri le loro schedola nel calice,
prendono una cassetta con sua a-
pertura nella parte superiore, la cui
grandezza sia capace di ricevere le
schedoie piegale ; indi l'aprono pub-
blicamente, acciò tutti i Cardinali
veggano eh' è vuota, e poi la chiu-
dono con una chiave, eh' è da essi
posta suir altare. Con questa cas-
setta, e con un bacile, che contie-
ne tante schedoie, quanti sono i
Cardinali malati^ i tre CardinaH
infeimieri si recano alle loro celle
aprendo altro Cardinale la porta
della cappella degli scrutimi, e par-
titi che sieno, la chiude di nuovo
con catenaccio. Gl'infermi prendo-
no dal bacile le schedoie, le scri-
vono segretamente, le piegano, le
sigillano, e prestando il giuramento
le pongono nell' apertura della cas-
setta. Se i malati non possono scri-
vere, eleggono un altro a loro ar-
ELE
bitrio per supplirvi, il quale far'
nelle mani degl* infermieri il giu-
ramento di osservare il segreto sot-
to pena di scomunica latae seti'
tentìae. Ciò fatto, ritornano gl'in-
fermieri alla cappella, ed ivi i Car-
dinali scrutatori pubblicamente a-
prono le cassette, e trovate in essa
le schedoie del numero quanti sono
gì' infermi, le mettono una per vol-
ta sulla patena, e con questa tutte
insieme nel calice. Qui va avverti-
to, che il deputato dai Cardinali
inferrai a scrivere le schedoie, è
uno de' loro conclavisti, cioè l' ec-
clesiastico. Ed è perciò necessario
che i Conclavisti (Vedi) sieno ido-
nei soggetti, che debbono approva-
re tutti i Cardinali a mezzo di
quelh a ciò deputati. Nel conclave
del 1823, ne furono scartati due
dai Cardinali deputati all'appro-
vazione dei medesimi. Siccome i
Cardinali non possono portare in
conclave i loro parenti per con-
clavisti, talvolta a qualche Cardi-
nale cagionevole per essere meglio
assistito, si é ciò tacitamente permes-
so, con questo però, che altio Car-
dinale nominò a suo conclavista il
parente del collega, e questo quello
dell'altro: in conclave poi ognuno
si fa assistere dal proprio. Ciò pu-
re dai Cardinali si pratica coi ba-
juli, ossia scopatori, od inservienti
del conclave, che sogliono essere
tutti loro servi. Anticamente per
non ledere il divieto delle costitu-
zioni apostoliche, che proibiscono ai
Cardinali di condurre in conclave
un terzo famigliare, licenziavano dal
servizio quello, che poi nominavano
per bajulo. Ma di ciò, come del
terzo conclavista che dal sagro Col-
legio si accorda ai Cardinali infer-
mi, si tratta al citato articolo.
Solo qui ancora aggiungeremo, cl>e
ELE
quando diversi Cardinali erano mi-
nistri o ambasciatori presso la san-
ta Sede di qualche sovrano, si con-
cedeva loro il terzo conclavista per
ajuto nei loro affari, ed ancorché
godessero perfetta salute, lo do-
mandavano per motivi d'infermità,
a seconda del prescritto dalle costi-
tuzioni.
Il quarto allo dello scrutinio è
il mescolare dentro il calice coper-
to colla patena, ciò che si fa dal
primo Cardinale scrutatore. L'alto
quinto è il numerare le schedole,
per vedere se corrispondano al nu-
mero de' Cardinali racchiusi in
conclave. Questo lo fa il terzo Car-
dinale scrutatore , cavandole una
per volta dal calice, e rimettendo-
le nella stessa maniera in un al-
tro calice. Se il numero delle sche-
dole non corrisponde a quello dei
Cardinali , che sono in conclave,
tutte si abbruciano, e si torna di
bel nuovo a replicare 1' atto di
dare il voto. L'atto sesto dello
scrutinio è la pubblicazione dello
scrutinio medesimo, la quale si fa
dagli scrutatori , posti a sedere
avanti il tavolino grande, colle
spalle rivolte all'altare, acciò sieno
in vista di tutti, e nella seguente
maniera. Jl primo scrutatore pren-
de una schedola, e lasciando in-
tatti i sigilli, apre le due ripiega-
ture per leggere il nome dell'elet-
to che sta nel mezzo, indi la con-
segna al secondo scrutatore, che
avendo anch' esso osservalo il no-
me dell' eletto, la passa al terzo
scrutatore, il quale la pubblica in
ciò che riguarda l'eletto in essa,
con sonora voce pronunciandone il
nome, affinchè tutti i Cardinali
presenti possano notare il voto nel
grande foglio stampato, che ognu-
no tiene innanzi, col nome di tut-
ELE 237
ti i Cardinali viventi, benché as-
senti dal conclave. Il qual voto
segnano subito accanto al nome
del Cardinale nominato con una
lineetta attraverso della riga che
corre lungo il nome, dalla parte
cioè dove è stampato vota sera-
tiniì , giacché dovendo lo stesso
fòglio servire per segnare i voli
dell' accesso, dalla parte ov'é slam-
palo accessusj si fanno nello stesso
modo le linee. Questi fogli, che di-
spensano i cerimonieri, o preparano
nei tavolini di cadaun Cardinale,
sono colla data in bianco del gior-
no, nel quale si fa lo scrutinio, che
si deve porre colla penna. Neil' e-
stremità vi sono cinque spazi : nel
primo è stampato scnilatores, e qui
vanno scritti i nomi di quelli che vi
uscirono eletti: altrettanto dicasi ne-
gli spazii secondo, e terzo, ove è
stampato Itifirmarii e Recognilores.
Nel quarto spazio è stampato :
Praesenlesin conclavi nuni., e qui
si deve scrivere il numero de'Car-
dinali che vi sono; Aegroli absen-
tes a scrutinio num. : ivi si segna il
numero dei malati ; Absentes a
curia num. , dove si scrive il nu-
mero de' Cardinali assenti : Omnes
sunt num., dove si appone il nu-
mero di tutti i Cardinali viventi.
Nel quinto ed ultimo spazio, ap-
presso lo stampato ISemini, vi sono
due righe per segnare ad ogni
Neniìni che si legge una linea. Il
foglio della mattina ha T intesta-
zione Mane die, ed appresso si
scrive il giorno corrente, quello
delle ore pomeridiane ha l'intesta-
zione Vespere die, ed appresso si
pone il giorno corrente; non aven-
do tra di loro altra differenza. A
migliore intelligenza ne riporteremo
qui un esempio, e precisamente ri-
produrremo un foglio de' voli del
i38 ELE
conclave del 1800, eguale in tutto
a quelli degli anteriori, e posteriori
conclavi. Siccome tali fogli sono
stampati con inchiostro rosso, e ne-
ELE
ro, indicheremo col carattere cor*
sivo ciò che andrebbe in inchiostro
rosso, del quale sono pure le righe
per segnare le linee.
Mane die . . . mensis januarti
Accessus Vota Scrutinii Accessus
Anno 1800
Vota Scrutinii
Episcopi IV.
R. Albanus -
R. Dux Eboracensis.
R. Antonellus
R. Valenti :
Presbyteri XXXV.
R. Migazzi
R, Cara fa
R. Zelada—
R. Calcagniniis
R. Honoratus
R. Joanneltus
R. Gerdil
R. Ruperfucaldius —
R. Francheberg
R. Martiniana
R. Rohan
— _;-» R. Matthejus-
R. Herzan
R. Zurlo
R. Archettus —
R. Joseph Doria-
R. Ranutius
R. Bellisomius- —
R. Chiaramonti-
R. Gallo
R. Livizzani
R. Mendoza
R. Sentmanat —
R. Lorenzana.—
R. Busca
R. Montmorency-
R. Borgia-
R. Caprara
R. Dugnanì
R. Vincenti —
R. Maury-
R. De Pretis.—
R. Pignatellus—
R. Roverella
R. de Somaha-
DiAcojri VI.
R. Antonius Doria-
R. Braschius
R. Carandini-
R. Flangini
R. Ruffus-
R. Rinuccinus
Scrutatores
ludrmarii
Recognitores
Praesentes in conclavi
num.
Aegroti absentes a
scrutinio num.
Absentes a Curia num.
Omnes sunt num.
XLV.
Nemici
ELK
Se dopo la pubblicazione dello
SCI uliiiio, che si fa dagli sciulalori
nel modo detto, essi trovaDo due
schedole in tal guisa piegate, che
sembrino poste nel calice per una
soltanto, nelle quali venga nomi-
nalo un medesimo soggetto, que-
ste si stimano per un sol voto; se
però sono diversi nominati, ninno
di questi voti ha valore alcuno ;
come altresì quando nella stessa
schedola verranno due nominati;
ma lo scrutinio in nessuno di questi
casi lascia di avere il suo vigore. Ter-
minata la pubblicazione dello scru-
tinio, i voti segnati nel riportato
foglio si riducono da ciascuno che
li notò ad una precisa somma. Or-
dinariamente ogni tre linee, equi-
valenti ognuna ad un voto, si di-
vidono con una virgola, affine di
agevolare il calcolo. Ma gli scruta-
tori in foglio a parte sommano il
numero dei voli, specificandoli in
questo modo: Revei endìssimus Car-
dinalis N. N. habuit siffragia 12.
Reverendissimus Cardinalis N. N.
habuit suffragìa 8.
II settimo atto dello scrutinio è
]' infilzamento delle schedole in un
filo, che fa 1' ultimo scrutatore, do-
po che sono pubblicate, infilzando
ciascuna dov' è la parola Eligo.
L'ottavo, ed ultimo atto dello scru-
tinio, è riporre le schedole separa-
tamente, ciò che far deve Io stesso
ultimo scrutatore, il quale dopo
legati insieme i due capi del filo,
in cui le ha infilzate, le ripone di-
vise nel tavolino grande^ che gli
sta innanzi.
La terza, ed ultima azione dello
scrutinio chiamasi post-scrutinio ,
ed ha tre atti qualora sia conchiu-
sa l'elezione del sommo Pontefice,
cioè I." numerare le schedole; 2."
riconoscere i voti ; 3.° abbrucia-
ELE otSg
re le schedole: ma se nello scru»-
tinio non fu conchiusa 1' elezione,
allora il post-scrutinio ha sette at-
ti, che sono. i.° accesso; 2." apri-
re i sigilli ; 3." aprire la schedola
ove sono i segni, cioè il numero,
ed il motto; 4° notare i medesi-
mi nel foglio, che abbiamo prodot-
to di sopra con tre divisioni ; 5.*
esaminare i voti; 6." riconoscerli ;
7." ed abbruciare le schedole.
L' atto primo del post-scrutinio
è r accesso, il quale si fa imme-
diatamente dopo lo scrutinio, cioè
dopo aver messe separate le sche-
dole, nel caso, che in esso non fosse
conchiusa l'elezione del Papa, per-
chè essendo conchiusa non si fa più
r accesso. In questo si opera tutto
quello che fu fatto nello scrutinio,
fuorché le seguenti cose. 1.° I Car-
dinali,, se non hanno pronte le sche-
dole per r accesso, prendono da al-
tro bacile le schedole proprie del-
l' accesso, che sono, come superior-
mente dimostrammo, nella descri-
zione, e nell'esemplare. 2.° Se qual-
che Cardinale non vuole accedere
col suo voto a verun altro de' no-
minati nello scrutinio, deve scrive-
re nel luogo, dove si scrive il no-
me dell'eletto, la parola Nemini.
Noteremo qui che la schedula del-
l' accesso deve essere scritta col-
lo stesso numero e motto, e sigil-
lata cogli stessi sigilli, che quella
dello scrutinio, dappoiché altrimen-
ti sarebbe nullo il voto dell'acces-
so; e che deve ripiegarsi come di-
cemmo della schedola dello scruti-
nio. 3." Che non si può dare il
voto dell'accesso a chi non abbia
ricevuto almeno un voto nello scru-
tinio ; né a colui, che dal medesi-
mo votante fu nominato nel pre-
cedente scrutinio, altrimenti sareb-
bero due voti. 4'" Benché neli'ae-
24o ELE
cesso non possa T elettore nominar
.più d' uno, come non lo può fare
nello scrutinio, può tuttavia accede-
re ad uno di quelli, che invalida-
< mente avesse nominato nello scru-
tinio stesso, purché esso abbia avu-
to almeno un voto di valore. 5."
JNeir accesso non si presta il giu-
ramento, poiché, come si è detto,
fu già prestalo nello scrutinio, cioè
neir atto di porre Ja schedola nel
calice, colle parole : et quod idem
in accessit praestabo . 6° Final-
mente, che gì' infermieri debbono
portare agl'infermi le schedole del-
l' accesso, ed un foglio stampato in
cui furono, come si narrò, notati
i voti, che ciascuno ebbe nello scru-
tinio, il qual foglio sarà prima ri-
conosciuto pubblicamente dai Car-
dinali.
Il nome di Accesso è derivalo
dall' accostarsi al sentimento degli
altri, e dare il suo voto ad alcuno
già nominalo, per supplire nell'ac-
cesso ai voti, che gli mancarono
nello scrutinio. Questo si praticava
nel senato romano, in cui il sena-
tore, eh' era del medesimo voto di
altri nell'affire da deliberarsi, si al-
zava dal suo luogo per avvicinarsi
agli altri del suo sentimento, e non
volendo lasciare il luogo ove sede-
va, da questo ad alta voce diceva:
Jcce'do od idem. La prima volta
che fu adottato tal sistema nell'e-
lezione pontificia, coi voti dell'ac-
cesso, sembra essere slato nel 1 4^5
nell'elezione di Calisto HI, secondo
la Storia de' conclavi de\Pontefici
Boniani. Ivi a pag. 6o si legge,
clic avendo il Cardinal Gelivo stor-
nata l'elezione del Cardinal Bessa-
rione, perchè neofito, tuttavolta » la
" parte dei Cardinali aderenti , e
*' di lui amici, desiderandone l' e-
»» lezione, tentarono la via di eleg-
ELE
>* gerlo per accesso, che fino allo-
>» ra non era stato in uso ; ma fì-
»» nalmente le due parti de' Car-
M dinali elessero quello, del qua-
>i le manco si pensava , e questo
M fu ... . Calisto III in età di set-
y* tantasette anni ". A pag. poi 63,
ove narrasi l'elezione di Pio li se-
guita nel i4^8, si legge: « Sono so-
« liti i Cardinali presenti, fatto e
« pubblicato lo scrutinio, di met-
« tersi a sedere insieme, e parlare
« tra di loro , se per avventura
« fosse alcuno, che si volesse mu-
>i tare di proposito, e la voce che
« già aveva dato a uno, darla ad
« un altro, il qual modo di eleg-
« gere si chiamava per accesso, e
« così poi facilmente si accorda-
»> vano"; ma essendo il primo scru-
tinio si lasciò di praticare l'acces-
so. Che con questo fosse poi eletto
Pio II, lo si dice al più volte ci-
tato voi. XV del Dizionario, a
pag. 284, ove si riporta pur an-
che la formola per ciò usata da
alcuni Cardinali.
Il secondo, terzo, e quarto at-
to del post-scrutinio, è l'aprire i
sigilli, ed i segni del numero, e
motto ; la numerazione ossia regi-
stro d'essi ; e l'esame de* voti , ciò
che però si fa solamente quando si
conchiude l' elezione per iscrutinio
ed accesso.
Il quinto atto del post-scrutinio,
è la numerazione de' voti, e dello
scrutinio soltanto , o di questo , o
dell'accesso, la quale sempre si dee
fare dagli scrutatori, o sia conchiu-
sa, o non lo sia, la bramata elezio-
ne. Se non fu conchiusa , per sa-
persi, che in quello scrutinio non
restò eletto il Pontefice; se poi fu
conchiusa, per mostrare che sia
canonica l'elezione. Questa numera-
zione ecco come si fa.. Gli scruta-
ELE
tori riducono ad una somma totale
i voti, che ciascuno ebbe nello scru-
tinio, o nell'accesso. Se niuno ar-
rivò ad avere il numero de' due
terzi di tutti i sagri elettori, la
elezione non fu conchiusa; ma se
taluno n' ebbe almeno i due ter-
zi de' voti f allora scuopresi la
schedola dell'eletto in quella parte
ov' è il nome dell'elettore , e tro-
vandosi in essa, eh' egli diede il
suo voto ad un altro, l'elezione è ca-
nonica ; s' egli poi nominava se stes-
so, l'elezione, per la bolla di Gre-
gorio XV, è di niun vigore, per
la mancanza di un voto, per se
nullo, a compire i due terzi neces-
sari. Se finalmente alcuni giunsero
ad avere i due terzi de' voti, o an-
che più, allora nell'eguaglianza dei
voti niuno resta eletto ; nella ine-
guaglianza de' voti, resta eletto co-
lui, il quale vinse e superò l'altro
di un voto. Se coi voti dello scru-
tinio, ed accesso vi avesse l' intero
numero necessario per l'elezione,
allora il primo scrutatore, alla vi-
sta degli altri due, esamina la va-
lidità delle schedole dell'accesso,
prende la filza di quella dello scru-
tinio, confronta il sigillo, il motto,
e numero delle schedole, con quel-
le dell' accesso, e se concordano in-
sieme le mostra al secondo, e ter-
zo scrutatore. Quand'essi abbiano
bene considerata l' identità de' si-
gilli e de' segni d'ambedue le sche-
dole, cioè dell'accesso, e dello scru-
tinio, allora il terzo scrutatore pub-
blica con voce alta il nome dell'e-
letto, i sigilli ed i segni della sche-
dola.
Prima di narrare del sesto, e set-
timo atto del postscrutinio, ripor-
teremo alcuni aneddoti di scruti-
nii rifatti dopo seguila l' elezione.
E primieramente, Clemente VII re-
ELE 1^1
sto eletto Papa per adorazione ai
i8 novembre iSaS, nella quale ac-
cettando la dignità pontificia, volle
tuttavia che si facesse lo scrutinio,
per la cui libertà protestò di ce-
dere a qualunque ragione, che per
la seguita adorazione avesse acqui-
stato. Fattosi adunque lo scrutinio,
nel quale correva rischio di non es-
sere eletto, fu concordemente con-
fermato. Gli successe nel i534 Pao-
lo III, eletto nel primo giorno di
conclave per ispirazione, ma fattosi
Io scrutinio, con nuovo esempio, le
schedole messe nel calice si rinven-
nero non sigillate ma aperte , vo-
lendo così gli elettori dimostrargli
la costanza nell' approvar co' voti
l'elezione già fatta per adorazione.
Indi nel i55o nel conclave tenuto
per di lui morte, in uno scrutinio
mancavano due voti al celebre Car-
dinal Reginaldo Polo per divenire
Pontefice, allorché volendo i Car-
dinali eleggerlo per adorazione, men-
tre già era entrata la notte, egli
immobile in volto, opponendo la
forza della sua virtti alla sua ele-
zione, li pregò, ch'essendo Dio l'au-
tore della luce, si contentassero di
dififerire pel giorno seguente la scel-
ta, che di lui volevano fare, ma i
contrari ne stornarono l'effetto, e
nella mattina appresso ebbe soltan-
to ventisei suffragi tra lo scrutinio,
e l'accesso dei trentatre eh' erano
necessari, come raccontasi nella sto-
ria de' Conclavi^ a pag. 174, ove
si dicono i motivi di tal fatto. Fi-
nalmente va rammentato, che a' 6
agosto 1623, il Cardinal Barberini,
da cinquanta voti dei cinquanta-
cinque elettori fu eletto Papa, cioè
ventisei di scrutinio, e il resto del-
l'accesso. Il Cardinal Berghese in-
fermo, in udire i voti dello scni-
tinio, si alzò dal letto, e si recò
16
242 E LE
in cappella al suo posto presso il
Barberini , clic voleva adorare, se
egli non glielo impediva. Però, esa-
minate le schedole dello accesso,
come prescrisse il defonto Gregorio
XV, se ne trovò una smarrita. In
■virtù del gran numero de' voti, il
Barberini era slato eletto Papa, ma
egli ricusò di accettare, se prima
non si rinnovava l'atto a norma
della legge gregoriana, la quale co-
manda, che in simile caso si fac-
cia di nuovo l'accesso. Il Cardinale
restò costante nel suo virtuoso pro-
ponimento quantunque si volesse
persuaderlo che il numero de' voti
era esuberante, sebbene lo smarrito
fosse calcolato come contrario, e del
rischio in cui ponevasi, che gli elet-
tori cangiassero di sentimento. Al-
lora il Cardinal Farnese non riu-
scendo a persuadere l'eletto, accon-
sentì cogli altri alla rinnovazione
deiraccesso, e ad alta voce disse :
ripigliamo l'accesso, che reiezione
si farà con tanto maggior gloria.
Sì presero quindi provvedimenti ad
impedire il precedente disordine ,
essendo stato incolpato un Cardi-
nale scrutatore di avere involato la
schedola smarrita , e riposta nella
manica della sottana, per impedire
per quella mattina l'elezione. R.in-
novato l'atto dell'accesso, ebbe ven-
tiquattro voti, che aggiunti ai ven-
tisei avuti nello scrutinio, forma-
rono il numero di cinquanta, coi
quali restò confermato Pontefice ,
e prese il nome di Urbano Vili.
Tanto abbiamo dal Novaes, nella
di lui vita, e nella Storia de' con-
clavi a pag. 669 e seg.
Il sesto atto del post-scrutinio ,
e la revisione che fanno i revisori,
o ricognitori dei voti, sia o no se-
guita l'elezione. Questi Cardinali
ricognitori rivedono le schedole del-
ELE
lo scrutìnio , e dell' accesso, come
ancora la nota dei voti fatta dai
Cardinali scrutatori, acciocché con
tal revisione venga a constare, che
essi osservano fedelmente il loro
dovere. Sono i Cardinali revisori, o
ricognitori dall' ultimo Cardinale
diacono cavati per sorte dopo lo
scrutinio, se in questo è fatta l'e-
lezione, perchè non essendo con-
chiusa in queir azione , allora si
estraggono dopo l'accesso, e questa
estrazione sempre viene eseguita, o
l'elezione sia conchiusa, o no nello
scrutinio, ed accesso.
Finalmente il settimo, ed ultimo
atto del post-scrutinio è l' abbru-
ciare tutte le schedole, ciò che si
fa sempre pubblicamente dagli scru-
tatori subito dopo la revisione dei
ricognitori, sia o no conchiusa l'e-
lezione del sommo Pontefice. Sic-
come sino alla elezione di Pio VI
i conclavi si celebrarono nel palazzo
vaticano, e gli scrutini nella cappella
Sistina, le pitluie celebri di questa,
sia pel fumo delle candele che in
essa ardevano nelle pontificie fun-
zioni, sia pel grande fumo cagio-
nato dall'abbruciamento delle sche-
dole, restavano annerite; perciò af-
finchè non si accrescesse questo dan-
no, negli ultimi del secolo passato
si riparò conducendo il fumo delle
schedole che si abbruciano , den-
tro un tubo di latta , che lo con-
duce fuori in modo che il popolo
si avveda dal fumo, non essere com-
pita l'elezione. Questa è la maniera
colla quale, sulla scorta delle leggi
pontificie , si conchiude dentro il
conclave l'elezione del sommo Pon-
tefice.
Conchiusa e terminata nella siid-
detta maniera la canonica elezione
del Papa, si domanda all'eletto il
consenso, il quale è onninamente
ELE
necessario, e poserà prende il nome
con cui gli piace chiamarsi. Agli arti-
coli Rinunzia al Pontificato, e Pa-
pi RENITENTI AD ACCETTABLO, e No-
ME de'Pontefici, vì soho le analoghe
notizie. Al voi. XV del Dizionario
vengono riportate quelle che sono
spettanti alla seguita elezione, cioè
a pag. 3 1 5 del consenso, a p. 3 1 6
della pubblicazione al popolo , ed
Jdorazione del Papa (Vedi), ed a
pag. 3i8 della partecipazione, che
fa di sua esaltazione 1' eletto ai
Cardinali che non intervennero al
conclave, e delle lettere ubbiden-
ziali eh' essi gli scrivono in rispo-
sta, confermando anco col loro pie-
no piacimento la determinazione del
sagro Collegio, nella canonica ele-
zione fatta, per la quale poi il nuo-
vo Pontefice lo ringrazia nel primo
concistoro. Daremo per ultimo al-
cuni opinamenti d' un teologo sulla
durata del conclave, ed esperimenti
sulla elezione, che si fanno sopra
vafi soggetti.
Siccome accade in conclave che
si facciano per giorni, e taloi'a per
mesi degli scrutini di mero tenta-
tivo, i quali né giovano, né nuoco-
no a quello a cui si dà il voto in
questi scrutini previi, inefficaci, e
preparatori alla vera elezione , na-
sce il dubbio se in questi, quando
è certo che non concluderanno l'e-
lezione, sia lecito dare il voto a
persona, che non si giudica seciin-
dum Deuni eligi debere. Vi sono
autori, che stimano essere lecito. Il
nostro teologo stima falsa questa
opinione perchè il giuramento di
eleggere quello il quale si giudica
secundum Deiim elìgi debere, ri-
guarda l'atto, lo scrutinio, e l'ele-
zione presente, non la futura. Quin-
di, soggiunge il nostro teologo, nep-
pure ardirei di passare per proba-
bile tale opinione. Che dovrà dun-
que farsi, poiché dando in <juesti
primi scrutini il voto a quello,
che si pensa ó'i eleggere, si viene
a pregiudicargli, e impedirne l'ele-
zione ? Nello sceltissimo numero dei
Cardinali, ve ne sono sempre molti
egualmente degni, attese tutte le ra-
gioni, e circostanze. Fra questi è
lecito dar il voto a chi si vuole.
Pertanto negli scrutini previi si dia
il voto ad alcuno di questi egual-
mente degni, riserbandosi di darlo
nell'elezione concludente a quello
che si ha in animo di eleggere.
Che se un solo tra tutti si stimasse
secundum Deum elìgi debere, sareb-
be meglio dare a quello il voto in
tutti gli scrutinii ; ma il caso è im-
possibile. Quando poi concorresse
numero di voti bastante per l'ele-
zione in persona che non si stimas-
se secundum Deum elìgi debere^
tuttavia in tale circostanza è leci-
to dargli il voto, sì perchè in que-
sto caso gli altri non sono eleggibili,
sì perchè appartiene alla buona e-
lezione, e giova al buon governo,
che l'elezione si faccia con pace e
concordia, e il persistere a negare
il voto a chi ha l' inclusiva , par-
torirebbe discordie e scismi. Sin
qui il nostro teologo. Riguardo al
voto, che suol dare il Cardinale ,
che si vede nella probabilità di re-
stare eletto, si è osservato, che alcuno
lo diede in segno di onore al decano
del sagro Collegio, o al capo di quei
Cardinali che promossero la pro-
pria esaltazione, o ad uno de' Car-
dinali che papeggiò pel copioso nu-
mero de' voti cui ricevette, o al
più anziano de' Cardinali di quel
Papa, che lo promosse alla porpo-
ra, ovvero senza verun riguardo di
consuetudine a chi crede degno
secundum Deum elìgi debere.
544 ^LE
Il Cardinal Valerio nel suo li-
ìsro Cardinalis, ecco come si espres-
se nella grande opera della elezio-
ne del Papa: « l'elezione del som-
» mo Pontefice è il massimo di
M tutti i trattali, imperocché si trat-
M ta di un uomo da innalzarsi al
M pili alto grado, d'un uomo divi-
M no da scegliersi tra molti, e trat-
« tasi insieme di procurare la glo-
M ria di Dio, e la salute del po-
» polo cristiano. Nel che qual'im-
w portanza siavi, lo attestano le sto-
« rie, avendo di mollo avvantag-
9} giato la Chiesa di Dio coU'esem»
» pio, e coir opera di Pontefici
5> santissimi, ed essendo nati non
» pochi scandali nel popolo di Dio
5# a cagione di alcuni Papi non
» ottimi, e troppo indulgenti , in
f) guisa che con tutta ragione un
» buon Pontefice si può chiamare
s>» la salvezza del popolo cristiano ".
Lungo finalmente sarebbe il nove-
ro degli scrittori sulla Pontificia
elezione, laonde ci limiteremo a
notare i seguenti. Pegli altri, e pei
decreti , e costituzioni fatte dagli
stessi Papi per questo importante
argomento, si possono leggere il
dottissimo can. Giuseppe de Novaes
neir Introduzione alle vite de" som-
mi Pontefici, ossìano Dissertazioni
storico-crìtiche 3 ec. Roma 1822, se-
conda edizione , opera che princi-
palmente ci servai alla compilazione
di quest'articolo. In essa sono nel
volume I alla pag. 121 , e i33,
due appendici òe' Pontefici scrittori
sulla pontificia eiezione, e degli
scrittori sulla medesima.
Alberico Cardinale monaco di
Monte Cassino, fiorito verso l'anno
io5o: De electione Romani Pon-
tificis liber; Martino Bonacina, Tra-
ctatus de legitima summi Pontificis
electione^ juxta sunimorum Ponti-
ELE
Jicunij praeserlini Gregorìi XV j et
Urbani FUI constit. , et de
censuris occasione ipsius electionìs
a summis Pontificibus ad hanc
usque dieni impositisy Lugduni
1637, eccellente trattato; Giovanni
Cabassuzio, Dissertatio de electione
summorum Pontificum, et de Car-
dinalibusy nell' applaudita sua ope-
ra : Not. Eccl. hist. condì, et ca-
nonum, della quale abbiamo mol-
te edizioni di Lione, e di altrove;
Antonio Serafino Camarda, già con-
fessore del conclave, in cui fu elet-
to Benedetto XIII: Constilutionum
Apostolicarum, una cum caeremo-
niali Gregoriano, de pertinentibus
ad electionem Papae Synopsis ac-
curata, et plana, nec non elucida'^
tio omnium fere difflcultatum^ quae
evenire possunt circa pertinentìa ad
electionem Romani Pontificis, Reati
1732 ad 1737. Quest'opera cas-
sai utile, massime pei sagri elettori,
dappoiché può ad essi sciogliere
qualunque dubbio, che possono a-
vere sulla materia dell'elezione pon-
tifìcia. Martino de Ebulo, vicecan-
celliere di Gregorio X, De electio-
ne Romani Pontificis, presso il p.
Giacobbe Bìblioth. Pont. p. SgS;
Giovanni Garnier, Liber diurnus
Romanorum Ponlificum ex anti-
quissimo codice mss. nunc prinium
in lucem editus, cum notis ac dis-
sertationibus. Parisi is, 1680; Idem
liber cum supplemento , presso il
Mabillon; Idem liber presso l'Hoff-
mann , Nova scriptor. ac Monu-
mentor. Collectio t. II, pag. i ad
268, Lipsiae i733; Ottaviano Gen-
tili, Istoria del conclave, cioè la
maniera con cui debbesi dai Car-
dinali eleggere il Papa, cavata
dalla storia ecclesiastica, e dalle
bolle pontificie; Girolamo Ghetti,
autoie del succitato mss. e dell' al-
ELE
tro intitolalo: Considerazioni sopra
il modo che si è tenuto in diversi
tempi neW elezione de* sommi Pon-
tefici. Questo mss. dalla libreria
Capponi, passò alla biblioteca vati-
cana; Giulio Lavorio, Lucubratio-
nes . , . de conclavi^ conclavisti s ^
et eorum privilegiis^ et de his, quae
fiunt sede vacante^ Romae 1628.
In questa opera si contengono
quattro trattati : De comitiis prò-
phanis antiquis et ecclesiasticis re-
cenlibus in novendiali parentadone
Romanorum Pontificum. De prisco
et recenti funerandi more. De con-
clavij et conclavistis. De electione
Romani Pontìficis; Giovanni Mabil-
lon, Antiqui libri rituales ecclesiae
cum Commentario praevìo in or-
dinem Romanum ^ nel tom. II del
suo Mus. Jtalicum, seu collectio
veterum scrìptorum ex bibliothecis
Ilalicis erutunij Parisiis 1687; Idem
Libri Diurni ec.'j Marcello Cristofo-
ro maestro di cerimonie di Leone
X, arciv. eletto di Corfìi, Rituuni
ecclesiastico rum, sive sacrarum cae-
remoniarum S. R. E. libri tres non
ante impressi, Venetiis Gregorii de
Gregoriis excusere Leonardo Lau-
redano principe optimo die 21 no-
vembr. i5i6; Idem Caeremoniale
Romanum, sive libri tres de sacris
caeremoniis S. R. E. in eligendo et
colendo Pontifice, in excipiendis Car-
dinalibus y et externis principibusj
eorumque legatis ec. , Romae 1 5 1 6.
Questo cerimoniale non solo in
Roma, ma in Venezia, Colonia,
Firenze ed altrove, fu più volte
ristampato. Dal medesimo Marcel-
lo abbiamo : De electione et coro-
natione Ponti ficis Romani excer-
pta .... libro sacrarum caeremo-
niarum edito, Venetiis i5i6, nel
libro Inauguratio, coronatìo, et eie-
ctio aliquot imperaiorum, Hanove-
ELE 245
rae 161 3; Gio. Federico Mayer,
Commentarium de Pontificis Roma»
ni electione, Lipsiae 1670; ne ab-
biamo di diverse edizioni; Eadeni
commentatio auctior. Nel Candida-
tus Papalis dignitatis ejusdemque
promotor probe instructus, fioc est
eminentiss. Cardinalis AzzoUni A-
phorismi politici, quae in conclavi
observanda habeat Cardinalis Pon»
tificìuni axioma ambiens, hujusque
desideriis favens. Opus ex Italico
in latino translatum, Osnabrugi
1691; Gio. Gerardo Menschenio:
Caeremonialia electionis, et corona»
tionis Pontificis Romani, et caere-
monialia episcoporum, juxta pri-
ma genuina, ac rarissima exem-
plaria romana, veneta ac tauri-
nentia, cum figuris necessariis, una
cum curioso anecdota de creatione
Papae Pii II, et Leonis Aretini
perraro exque mss. codice emen-
dato opusculo de temporibus suis,
nec non Augustini Oldoini catalo-
go auctorum, qui de Romanis Pon-
tificibus scripserunt, collecta, edita
et praefationibus illustrata. Franco-
furti 1782; Onofrio Panvinio, Quin-
que libri de creationibus summo-
rum Pontificum, Deque morte ipso-
runi, interregno, legìbus ea de re
sanctìs a D. Petro usque ad Pium
IF: Rimasto mss.; Pietro Maria
Passerini, Tractatus de electione
summi Ponti fi,cis, Romae 1670.
Quest' opera, che tutta si restrin-
ge al gius dell' elezione Pontificia,
è molto dotta, e in questo argo-
mento compita, e meritò di essere
ristampata; Francesco Gusta, Della
condotta della Chiesa cattolica nel-
V elezione del suo capo visibile il
Romano Pontefice, Venezia 1799.
ELFEAGO (s.). Da illustre pro-
sapia nacque Elfeago, e corrispose
assai bene alle cure de* suoi geni-
246 ELK
tori, che lo educarono nella pietà.
Ancor giovanetto si consacrò vo-
lontario al servizio del Signore, si
ritirò in un monistero, e dopo al-
quanti anni si nascose in un deser-
to per sempre più perfezionarsi
nello spirito di penitenza. Quanto
più egli cercava occultarsi per u-
miltà agli occhi del mondo, tanto
maggiore era la fama, che di lui
si formava, a grado che diven-
ne superiore della grande ab-
bazia di Bath. Morto neil' anno
984 s. Etelwolfo, vescovo di Yin-
chester, Elfeago fu chiamato in sua
vece a reggere quella diocesi. Le
cure dell'episcopato non lo distol-
sero punto dai soliti esercizii di
fervorosa preghiera, e di lunghe
contemplazioni. Dedito alla pietà,
divideva coi poverelli il prodotto
della sua mensa vescovile. Governò
per ventidue anni Winchester, e
contando il cinquantesimo secondo
di età, fu da quella sede trasferito
alla cattedra arcivescovile di Can-
torbery. Recatosi a Pvoma per rice-
vere il sacro pallio, si diresse tosto
alla sua nuova residenza affine di
attendere ai bisogni spirituali di
quella chiesa. Convocò subito un
concilio ad Oenham, per regolare
e ristabilire la disciplina nel clero,
e correggere gli abusi, ed errori ivi
introdotti. Turbata da li a non
molto la pace dell' Inghilterra da
una scorreria danese, vide porta-
to l'assedio dinanzi a Cantorbery.
Egli da buon pastore cercò di ani-
mare gli abitanti ad armarsi di co-
raggio, ed a mantenere ferma in essi
la fede, da' loro maggiori traman-
data, e tutto confidare nella Prov-
videnza divina. Resi vani gli sforzi
dei cittadini, la città divenne preda
dell' inimico, e messi a fil di spada
gli abitanti, il santo arcivescovo
ELG
pieno di zelo si recò in mezzo ai
nemici, e cosi loro parlò : ^ Sal-
>» vate la vita a questi innocenti,
» e se avete sete di sangue, spar-
*» gete il mio. Se siete contro loro
i> indignati per avervi stancato nel-
" l'assedio, io ne sono slato l'au-
M tore." Irritati da un sì franco
parlare i Danesi, presero il santo
prelato, e per sette mesi il tenne-
ro prigione. Esigevano intanto quei
barbari pel suo riscatto tre mila
marchi d' oro, e non potendoli con-
seguire, si vendicarono col santo
arcivescovo, coprendolo di sassate,
e per ultimo mozzandogli il capo.
La sua morte avvenne il di 19
aprile io 12, ed in questo giorno
è ricordato nel maitirologio ro-
mano.
ELGIN. Città vescovile della
Scozia settentrionale, capo luogo
della contea di Murray, e sede di
presbiterio. Sorge in una pianura
presso la riva destra della Lossia.
Nella parte occidentale di Elgin si
vedono gli avanzi di un antico ca-
stello, nel quale Edoardo Bruce
sorprese una guarnigione inglese,
al principio del XIV secolo. Elgin,
unitamente a Banff, Cuilen, Rin-
tore, ed Iniverary, manda un mem-
bro al parlamento. Questa città,
che conta circa sei mila abitanti, è
antichissima, e la sua origine si fa
risalire all'anno 927. Al dire di
Commanville, nell'anno 1086, fu
eretta in seggio episcopale, detto
anche di Murray, Moravia, e resa
suffraganea del metropolitano di s.
Andrea. La sua grande, e bella
chiesa, che cedeva appena alle più
vaste, e magninche d'Europa, ven-
ne distrutta nel i3oo, quindi fu
riedificata nel i4'4j uia, dal 171 1,
più non oflre che rovine.
ELIA (s.). Questo santo, unita-
ELI
niente ad allri quattro suoi com-
pagni, nel ritorno che fece dal-
l'aver visitati dei valorosi confesso-
ri della fede condannati al lavoro
delle miniere in Cilicia, presentato-
si in Cesarea di Palestina, fu im-
niedialamente arrestato. Condotto
dinanzi a quel governatore, per
nome Firmiano, fu interrogato chi
egli fosse, di qual patria, e di qual
culto. Il santo uomo francamente
rispose, che Elia era il suo nome,
la sua patria Gerusalemme, e che
era cristiano di religione. A tale
concisa risposta fremette Firmiano,
ed ordinò, che tosto fosse tormen-
tato con verghe. Non si turbò per
questo il magnanimo atleta di Ge-
sù Cristo, a grado, che persistendo
nella sua credenza, e lodando ad
alta voce il Signore, che gli dava
motivo di soffrire per lui, ebbe da
quel tiraimo la condanna di essere
decapitato, il che avvenne l'anno
809. La sua festa ricorre ai 16
febbraio.
ELIA. Città vescovile della pro-
vincia Bizacena, sotto la metropoli
di Adramito. Costantino, uno dei
suoi vescovi, si trova sottoscritto
alla lettera dei vescovi della no-
minata provincia, ad un altro Co-
stantino, il quale era intervenuto
V anno 649 al concilio celebrato
nel Laterano dal Papa s. Marti-
no I.
ELIA od AELIA. F. Gerusa-
LEMME. Commanville parla di Ae-
lia, Jelaso, AUdy città vescovile
della terza provincia di Palestina,
o prima di Arabia, nel patriarcato
di Gerusalemme; la dice eretta nel
sesto secolo, sotto la metropoli di
Petra, ed asserisce che divenne ar-
civescovato onorario nel decimo se-
condo secolo. Si crede, che ora sia
il villaggio El-Tor, abitalo dai cri-
ELI 247
stiani, dagli ebrei, e dagli arabi,
sulla riva del mare rosso, il quale
serve di scalo alle carovane, che
si recano alla Mecca. 11 Terzi, nel-
la Siria Sa^ra, pag. 276, dice, che
questa città probabilmente fu edi-
ficata dal re Ozia, che Erode la
cinse di mura e di torri, e che
al sinodo gerosolimitano del 5i3,
intervenne Teotisso diacono.
ELIFIO (s.). Nacque in Lorena
nel quarto secolo da una famiglia
di santi. Elifio, pieno anch' egli di
zelo per la religione di Gesù Cri-
sto, si tirò addosso il furore dei
giudei e de'pagani. Messo in pri-
gione a Toul, sofferse vari tormen-
ti, ma il suo coraggio non venne
mai meno, e quindi si rese vittima
della persecuzione, e fu condannato
al martirio, circa l'anno 262. Mol-
li furono i miracoli operati alla
sua tomba. La sua festa ricorre
il (\i 16 ottobre.
ELIGIO (s.). Circa l' anno 588,
discendente da ricca e religiosa fa-
miglia, nacque a Chatelac presso
Limoges. Quanto più cresceva ne-
gli anni, tanto più si distingueva
per la sua religione e pietà. Mo-
strando egli grande attitudine nei
lavori di arte, fu da' suoi collocato
presso il direttore della zecca di
Limoges. Corrispose ivi assai bene,
e fattosi in breve conoscere eccellen-
te in quello stabilimento, ebbe con
ciò agio di procacciarsi la stima dei
re Dagoberto I, e Clodoveo li. La
fama acquistatasi presso que' prin-
cipi, lo chiamava spesso alla corte,
ed in mezzo a quella, non mai
invanendo, si mantenne sempre pu-
ro nel suo cuore, e con tutti u-
mile, e sommesso. La sua carità
verso i poveri era sì ardente, che
il più delle volte restava persino
senza il necessario alimento. Dimes*
248 ELI
sosi in progresso di tempo dal pri-
mitivo suo impiego, si consacrò in-
lieiamente al Signore, per sempre
più perfezionarsi nell' esercizio delle
cristiane virtù. Morto s. Acario
nell'anno 689, fu chiamato Eligio
a succedergli nell'episcopato, e l'an-
no susseguente venne consacrato
vescovo di Noyon. Appena ebbe egli
prese le redini di quella diocesi,
con zelo instancabile si diede a
pascere il suo gregge, e condurlo
nelle vie di salute. Dove eravi dis-
ordine pronto accorreva, e lo to-
glieva sul fatto; facea udire giornal-
mente la sua voce dal pergamo, e
guadagnò molte anime al Signore.
Coi poveri liberale , cogl' infermi
consolatore, compassionevole coi pec-
catori, era di tutti il padre, l'ami-
co, il consigliere. Pel corso di qua-
si vent'anni governò la sua chiesa,
quando il Signore gli fece conosce-
re, che si avvicinava 1' ora di
sua morte, ed egli pieno di santo
tripudio vi si preparò. Colpito da
febbre, visse sei giorni ammalato,
e reficiato dal santo viatico, spirò
placidamente recitando il cantico
Nane dimittis^ il d\ primo dicembre
689, nel settantesimo anno di età.
La sua morte fu seguita da molti
miracoli, e la sua festa ricorre al
primo dicembre.
ELlGIO(s.) Monache. Verso Tan-
no 65o, s. Aurea, o Aura, di na-
zione sira, di stirpe nobile ed illu-
stre, bramosa di vivere celibe, fug-
gV dalla patria, e si recò in Fran-
cia. Fu accolta paternamente da s.
Eligio, vescovo di JVoyon e di Tour-
nay, che per contentare la santa,
desiderosa di menare vita romita,
e lontana da ogni umano com-
mercio, le fabbricò un monistero
nella propria casa. Questa casa le
era stata donata dal re Dagoberto
ELI
I, il quale la fece supciiora delle
trecento vergini, ivi a poco a poco
adunate dall' esempio, e dalle virtù
di lei, che avea adottata la rego-
la di san Colombano {Vedi). La
santa visse sette anni rinchiusa in
una piccola cella, ove si cibava di
pane, e di acqua fatta prima pas-
sare per la cenere. Nella Francia
si fondarono diversi monisteri par-
te per opera di s. Eligio, e parte
da altri con l'istituto da lui pre-
scritto, per cui le monache ne pre-
sero il nome. La memoria di s.
Aurea si legge nel martirologio
gallicano a* 4 ottobre; ma il vesco-
vo Andrea Saussay la riferisce al
primo dicembre. Queste monache
vestivano di nero, e sulla veste
ponevano il mantello bianco, co-
me riporta il padre Bonanni a
pag. XLIX, Monache di s. Eli-
gio in Francia, nella parte secon-
da delle veigini a Dio dedica-
te, del suo Catalogo degli Ordì'
ni religiosi. Il monistero di Parigi
fu poscia occupato dai chierici re-
golari Barnabiti.
ELIOPOLL Città vescovile nella
Siria secondo Tolomeo, ovvero nel-
la Celisiria, fra Laodicea ed Abila,
all' oriente del monte Libano, in
vicinanza alla città di Biblos, ed
alla sorgente del fiume Leonles.
Credesi, che corrisponda all'odierna
città di Balbek nella Turchia asiati-
ca, la quale è pascialatico, e capo-
luogo del paese dei mutuali. Essa è
piccola, difesa da muraglie rovino-
se, e fiancheggiata da torri qua-
drate. Siccome in Eliopoli eravi
un celebre tempio consagrato al
sole, divinità protettrice della cit-
tà, che perciò si chiama Helìopolis
o città del sole , Balbek dir si può
interessante pegli avanzi de' monu-
menti di Hcliopolis^ dappoiché vi
ELI
si vedono le rovine del magnifico
tempio, il quale si pretende costrut-
to sotto r impero di Antonino Pio.
Si vede pur anco una porzione
del bel colonnato di questo tempio,
e si osservano in oltre altri orna-
menti di architettura, e di scultu-
ra. Sotto Costantino se ne fece una
chiesa cristiana, la quale sussistette
sino alla irruzione degli arabi, e
poscia cadde rapidamente in rovi-
na. Ancora si scorgono le vestigia
di due altri templi, l'uno dedicato
a Giove, e l' altro di forma circo-
lare. Balbek fu presa da Abou-
Obeidah, capitano generale del ca-
littb Omar. JVel i^oi^ Tamerlano
se ne impadronì, e, nel 17^9, sog-
giacque ad un terremoto, che quasi
interamente la distrusse.
Dopo che Costantino fece abbat-
tere il tempio del .sole, e quello di
Venere, esortò gli abitanti ad ab-
bracciare al pili presto il culto del
vero Dio. Vi fu eretta la chiesa,
venne istituito il vescovo, e si sagri-
fìcò al solo Dio del cielo, e della ter-
ra. Coloro, che non vollero lasciare
il culto de'falsi dei, se ne vendicaro-
no sotto Giuliano l'apostata, vio-
lando le vergini consagrate a Gesù
Cristo, ed esponendole nude sulla
pubblica piazza, in vendetta che
non si prostituivano più nel tempio
di Venere. Comma n ville dice, che
la sede vescovile venne eretta nel
quinto secolo, nella seconda provincia
di Fenicia, sotto il patriarcato d'An-
tiochia, e che nel secolo XII divenne
arcivescovato. Il p. Le Quien, nel-
r Orìens Chnst. t. II, p. 84^, ne
riporta le notizie insieme a quelle
di sei suoi vescovi, cioè Teodato,
Giuseppe, Pietro, Antonino, essendo
gli altri due innominati. Al pre-
sente Eliopoli è un titolo arcive-
scovile in jjurtibus infidelium^ seu-
ELI 249
za sufFraganeì, che conferisce la
santa Sede. Rimasto vacante per
morte di monsignor Francesco Pal-
lu, il regnante Pontefice, nel con-
cistoro del 17 dicembre 1840, io
conferì a monsignor Francesco dei
conti Pichi , già vescovo di Ti-
voli.
ELIOPOLI. Città vescovile d'E-
gitto situata sulla destra del Nilo,
chiamata On nella Scrittura, e se-
condo lo storico Giuseppe, luogo
del primo stabilimento degli ebrei.
Si pretende da alcuni, che presso
questa città dimorasse la b. Ver-
gine col divin Figlio, e s. Giuseppe
quando si recò in Egitto. E pre-
sentemente una città in rovina a
due leghe e mezzo dal Cairo, pres-
so il villaggio di Matarieh, o Ma-
tarea, così detto dal pozzo, che ser-
ve a coltivarvi la menta. I francesi,
sotto il comando del general Rle-
ber, vi riportarono una brillante
vittoria sui turchi, il giorno 19
mai-zo 1800.
Va avvertito, che in Egitto vi
furono due altre città di Eliopoli,
una fuori del Delta, ed in vicinan-
za di Babilonia, l'altra, secondo E-
rodoto, situata fra il canale Seben-
nytico, ed il canale Canopico, in
vicinanza della punta del Delta,
che però al tempo di Strabone era
già deserta. Anzi, secondo la noti-
zia di Leone il Saggio, vi fu altra
Eliopoli, città episcopale della Ga-
lazia. Ma la nostra Eliopoli, o cit-
tà del Sole, appartenne alla secon-
da provincia Augustamuica, al pa-
triarcato Alessandrino, e sotto la
metropoli di Leontopoli. Dice Com-
manville, che Eliopoli venne eretta
nel quinto secolo in sede vescovile,
e che altra volta ebbe un vescovo
copto, ed un vescovo latino, cioè
al tempo delle crociale. Neil' O-
230 ELI ELI
t'iens Christ. t. Il, pag. ^62, so- eretta nel quinto secolo, e che ora
no registrati quattro vescovi, Eie- chiamasi Belvedere, essendo soltan-
no, Melas meleziano, Marino, ed to un villaggio sulla costa occiden-
altro fatto vescovo da Apollinare tale della Morea. Vuoisi, che poi
arcivescovo Alessandrino. Attuai- divenisse arcivescovato onorario, e
mente Eliopoli è un titolo vesco che Dionisio suo vescovo siasi re-
vile in partibuSy il quale si con- cato al concilio Sardicense. Sotto il
ferisce dai sommi Pontefici, sotto medesimo esarcato, nella quinta
il patriarcato di Alessandria egual- provincia Achea, e sotto la metro-
mente in pariibus. 11 Papa che re- poli di Napoli di Malvasia, avvi
gna, Gregorio XVI, a' i5 marzo altra setle episcopale chiamata Elis
1839, lo diede a monsignor En- seu Elos, la cui erezione rimonta
rico Hughes de' minori riformati di al duodecimo secolo,
san Francesco, in pari tempo a ELISABETTA d'Ungheria (s.).
mezzo della congregazione di prò- Nel 1207 nacque Elisabetta da
paganda fide, nominato in vicario Andrea II re di Ungheria. Sin dal-
apostolico di Gibilterra. la sua infanzia diede a divedere
ELI P ANDO, spagnuolo di nazio- quanta pietà nudrisse in cuore, e
ne, ed arcivescovo di Toledo, uni- quanto dispregio ella sentisse per
tamente a Felice vescovo di Urgel, le cose terrene. Educata religiosa-
sosteneva, che Gesù Cristo secondo mente, s' infiammò tanto di amor
la natura umana non fu figliuolo divino, che ad altro non attendeva,
naturale di Dio, ma solamente a- se non ad attuarsi in Dio colla pre-
doltivo, o nuncupativo, cioè di solo ghiera, ed a sovvenire ai bisogni
nome. Questo errore insorse circa dei poveri, coi mezzi che la Prov-
l'anno 78G. Elipando sparse questa videnza aveale posti in mano. Di-
eretica dottrina nelle Asturie, e nel- venula in progresso sposa di Lo-
la Galizia, e trasse al suo partito do vico, langravio di Turingia , fu
Ascarico arcivescovo di Braga, ed da questo buon principe secondata
alcuni altri di Cordova. I suoi er- in tutto quello che apparteneva alla
rori vennero condannati più volte pietà , e diretta nello spirito da un
ed in Darbona nell'anno 788, in dotto e virtuoso sacerdote, chiama -
Ratisbona, in Francfort, e fìnalmen- to Corrado di Marpurgo. Questo
te due volte in Roma sotto Adria- valente ecclesiastico, conoscendo le
no I, e sotto s. Leone III. Sembra felici disposizioni di Elisabetta, ten-
che, dopo avere lungamente resisti- denti alla perfezione cristiana, si ve-
to alla verità, siasi sottomesso alla deva obbligato di spesso a mode-
definizione della Chiesa romana, e rarle, affinchè le austerità da lei
morto quindi nella comunione del- praticate non avessero a recar no-
ia stessa Chiesa (Nat. Alex. t. 12, cumento alla sua salute. La pietà
sec. 8, e. 2, a. 3, § I ). di questa santa verso i poveri non
ELIS. Sede episcopale della quar- avea limite. Rimasta vedova, diven-
ta provincia Achea od Eliade, nel- ne subito il bersaglio dell' invidia,
la diocesi dell' llliria orientale od e dell'odio dei grandi. Fu calun-
esarcato di Macedonia, sotto la me- niata presso il popolo di avere colle
tropoli di Patrasso, al dire di Com- sue limosine rovinato 1* erario ; e
manvillc, il quale aggiunge, che fu quindi scacciata dalla reggia, le fu
ELI
d' uopo rifui'larsi anche fuori del-
ia città. Sostenne con eroica pa-
zienza i mali trattanienli a lei pra-
ticati, e quantuncjue in progresso
fosse slata richiamata, volle riiinn-
ziare a tutto, e vestì l'abito fran-
cescano, obbligandosi con voto di
osservare le regole del terzo Ordi-
ne. Tre anni ella visse ancora tutti
impiegati negli esercizi di pietà, e
quando si avvide esser già prossi-
mo il suo fine, raddoppiò il fer-
vore, e premesssa una confessione
generale, e ricevuto il ss. Viatico,
spirò nel bacio del Signore il di
19 novembre dell'anno 1 23 i, nel-
la fresca età di ventiquattro anni.
I molli miracoli operati per inter-
cessione di lei, determinarono il Pon-
tefice Gregorio IX a canonizzarla
il giorno della Pentecoste nell'anno
J235. La sua festa però fu asse-
gnata pel giorno 19 novembre, an-
niversario della sua morte.
ELISABETTA (s.). Elisabetta an-
cor giovanetta si consacrò in un
monistero di monache cistcrciensi,
le quali seguivano la regola di s.
Benedetto. Esisteva ad un tempo
questo sacro ritiro nella diocesi di
Tre veri, e la regolarità che vi fio-
riva , perfezionò talmente questa
santa, che dell'età di soli ventitre
anni ebbe il dono di celesti visio-
ni. Fu dalla comunità chiamata ad
essere badessa, e mori santamente
in età d'anni trentasei li 18 giugno
I i65. In tal giorno il martirologio
romano ne celebra la memoria.
ELISABETTA (s.). Da Pietro
III re di Aragona, e da Costanza
figlia di Manfredi re di Sicilia, E-
lisabetta sortì i natali nell' anno
1271. Fu educata con religiosa cu-
ra, ed in età di soli anni otto pra-
ticava la mortificazione , e si eser-
citava nella umiltà, e nella pre-
ELI
23
ghiera così, che seppe con l'acqui-
sto di queste viriti rintuzzare e del
tutto estinguere in se le carnali di-
lettazioni. Di dodici anni fu impal-
mata a Dionigi re di Portogallo, ed
il suo sposo, ammirando la esimia
pietà di lei, non la volle minima-
mente distogliere dall' esercitarla in
progresso. I regali suoi apparta-
menti non presentavano altra idea da
quella in fuori di un sacro recinto.
Ogni giorno recitava l'officio della
B. Vergine, e quello de' morti ; col
lavoro delle sue mani provvedeva le
chiese di sagri arredi, ed i poveri
di vestimento . I domestici suoi
ammaestrati da sì religiosa princi-
pessa, si esercitavano anch' essi in
opere di pietà , e quindi in tutti
spirava la vera angelica perfeziojie.
Morto il re Dionigi, si ritirò Eli-
sabetta nel convento delle Clarisse,
da lei fatto fabbricare vivente an-
cora il marito, ed avrebbe anche
professato, se non l'avesse distolta
la sua carità verso i poveri. In-
dossò però l'abito del terzo Ordi-
ne di s. Francesco, e visse con quel-
le religiose in perfetta tranquillità
di spirilo. Colla da grave febbre,
sentì avvicinarsi il suo fine, e re-
ficiata col divino Viatico, e ricevuto
con grande divozione l'olio san-
to, spirò placidamente il dì 4 ^^^'
glio i336, contando l'età di ses-
santacinque anni. Molli furono i
miracoli operati alla sua tomba, ed
il Pontefice Urbano Vili nel 1625
la canonizzò, assegnando la sua fe-
sta li 8 luglio.
ELISABETTA la Buona (b.).
Nella diocesi di Costanza in un
borgo chiamato VValdsech , 1' anno
i366, nacque Elisabetta. Da'saggi
genitori allevata nella cristiana re-
ligione, corrispose ella perfettamen-
te con docilità e purità. Il suo
252 ELI
confessore, scorgendo in questa san-
ta fanciulla un'anima angelica , la
consigliò a ricoverarsi nel terzo Or-
dine di s. Francesco, ed ella si consa-
crò nel monistero diLeuthe. Rimasta
vedova, la madre sua si unì a lei, e
morì seguendo gli esempi di santi-
tà, che riceveva dalla figlia. Ador-
na di tutte le virtù, che costitui-
scono il perfetto cristiano, si man-
tenne tale in tutto il corso di sua
vita. Fervorosa nella preghiera, me-
ditava di spesso i tormenti e la
morte del divino nostro Riparato-
re, e si cruciava temendo di non
avervi abbastanza pensato nella sua
gioventù. Giunta agli anni cinquan-
taqualtro, sentì la voce del Signo-
re , che la chiamava , ed assistita
dal suo confessore^ munita dei ss.
sacramenti, facendosi nelle sue ago-
nie leggere la passione di nostro
Signore , alle parole : Ei rese lo
spirito^ salì al cielo li 5 dicembre
1420. Appena morta fu onorata di
culto pubblico, che di poi venne
approvato dal Pontefice Clemente
XIII.
ELISABETTA (s.) Ordine eque-
stre. L'origine di quest' Ordine si
deve alla vedova dell' imperatore
Carlo VI, Elisabetta Cristina di
Brunswich-Wolfenbiittel, per venti
ufliziali distinti, dal grado di colon-
nello a quello di generale inclusive,
che avessero servito fedelmente per
lo spazio di trenta anni la casa
d'Austria. Rinnovò poscia 1' Ordine
Maria Teresa, figlia de' mentovati
imperiali coniugi, per premiare quei
valorosi, che Taveano sostenuta nel
trono, da molte parti preso di mira,
nel che si erano distinti principal-
mente gli ungheresi. Ciò ebbe ef-
fetto a' 16 novembre 1771. L'im-
peratrice regina fissò il numero dei
cavalieri a ventuno, di cui sei go-
ELI
drebbono l'annua pensione di mille
fiorini, otto di fiorini ottocento, e
sette di fiorini cinquecento. Da Ma-
ria Teresa l'Ordine prese il nome
di Elisah ellino-Tere siano ^ ovvero di
Elisabetta- Teresa. Il consiglio auli-
co di guerra suole proporre i can-
didati al cavalierato, facendone la
scelta r imperatore. La decorazione
consiste in una stella d'oro ad otto
punte smaltate di rosso e bianco:
nel centro sono le lettere E. G. M. T.,
vale a dire Elisabetta Cristina, e
Maria Teresa. D'intorno avvi l'epi-
grafe : M. THERESIA PARENTIS GRAHAM
PERENNEM voLviT. La detta stella
dai cavaUeri di questo Ordine è
portata con un nodo di nastro di
seta nera appesa al petto.
ELISABETTA (s.) Ordine eque-
stre di cavalieresse. Nell'anno 1776,
l'elettrice di Baviera Elisabetta Au-
gusta, sposa di Carlo Teodoro, sic-
come d'animo compassionevole ver-
so r^^overi, ad aiuto e sollievo di
questi istituì un Ordine equestre.
Il suo scopo era, che le cavalie-
resse accorressero in vantaggio dei.
poveri, al qual fine diede ad esse
per patrona s. Elisabetta figlia del
re d'Ungheria Andrea II, e moglie
del langravio di Turingia , come
quella che tanto caritatevole era
stata co' poverelli. L'Ordine venne
composto di una gran maestra , e
di dodici dame appartenenti a fa-
miglie principesche regnanti , oltre
ad altre trentadue nobili dame.
Consiste la decorazione in un na-
stro, o fascia di seta di colore bian-
co ondato, con hste negli orli nere
e bianche.
ELISSUS, o LISSUS. Sede epi-
scopale del nuovo Epiro, nell'esar-
cato di Macedonia in Albania , e-
retta nel nono secolo, lo stesso che
Alessio (P^edi).
ELL
ELLADE (Ilellas). Questo nome
qualche volta si piglia per tutta la
Grecia, della quale è soltanto una
parte detta Acaja, che comprende
l'Attica, la Megaride, la Beozia, la
Focide, la Locride, l'Etolia, e la
Doride. Essa aveva per confine al
settentrione la Macedonia, e la Tes-
saglia ; all' oriente il mare Egeo ;
air occidente il mare Ionio; ed al
mezzodì i golfi di Corinto, e di
Saron. Eliade si chiamò ancora Li-
vadia. Corinto ne fu la sola me-
tropoli, anche dappoiché le fu ag-
giunto il Peloponneso. Oltre di que-
sto successivamente le vennero ag-
gregate altre metropoli , cioè Ate-
ne nel secolo nono, cui furono at-
tribuite alcune chiese suffraganee, e
Tebe senza sedi suffraganee nel Pe-
loponneso, oltre alcune altre nei
secoli nono, decimoprimo, e deci-
moterzo.
ELLADIO (s.) Da quanto sta
scritto nella vita di s. Amatro, El-
ladio fu successore di s. Valeriano
nella sede vescovile di Auxerre.
Prima di passare allo stato eccle-
siastico era egli legato in matrimo-
nio, con voto però di continenza.
Di consenso colla moglie, si fece
chierico, e con la sua condotta, e
dottrina ben presto venne da tutti
stimato e venerato. Colla morte del
santo vescovo Valeriano fatta ve-
dova la sede di Auxerre, fu Ella-
dio chiamato ad occuparla, ed egli
governò quella diocesi con zelo ve-
ramente apostolico, istruendo il po-
polo co' suoi sermoni, ed edificando
il suo gregge nell'esercizio delle
cristiane virtù. S'ignora precisa-
mente l'epoca di sua morte, ma la
più comune opinione è, che sia
avvenuta circa l'anno 385. Egli è
sepolto nel cimitero di Mont-Atre,
unito ai suoi predecessori, e la sua
ELL 2^3
festa in Auxerre viene celebrala li
8 maggio.
ELLENISTI. Cosi furono chia-
mati gli ebrei greci, che gbitavano
l'Egitto, e gli altri luoghi ove si
parlava la lingua greca, a differen-
za degli altri ebrei, i quali usava-
no la lingua ebraica. Dagli elleni-
sti venne la versione greca dell'an-
tico testamento chiamata la versio-
ne o Bibbia dei settanta interpre-
ti. Il p. Calmet dice, che talvolta
gli ellenisti sono appellati elleno-
greci. V. Egitto, ed Ebrei. Elle-
nico, ossia greco, fu anco sinonimo
di gentile^ ossia di persona ignara
della religione cristiana, e addetta
al culto de' simulacri, quali furono
un tempo i greci. Ellenico è pur
sinonimo di educazione, erudizione
etnica, secolare, ed erronea, ossia
di lettere profane, cui si oppone
l'evangelio, e dicesi pur anco elle-
nizzare.
ELLESPONTO ( Hellespontus ).
Provincia dell'Asia minore, nella
divisione dell'impero, e forse la
Misia nella Proponlide, una delle
dieci Provincie della diocesi del-
l'Asia. La notizia di Jerocle asse-
gna l'Ellesponto alla ventunesima
provincia dell'impero di oriente; di-
ce eh' era governata da un conso-
le, e ne annovera trentaquattro cit-
tà; altri ne assegnano soltanto tre-
dici. Col nome di Ellesponto ab-
biamo il famoso canale, o stretto,
che separa l'Asia dall'Europa, o,
per meglio dire, stabiliva la comu-
nicazione del mare Egeo o del-
l'Arcipelago colla Propontide, o
mare di Marmara. Successivamen-
te fu chiamato braccio s. Giorgio,
bocche di Costantinopoli, stretto
di Gallipoli, o stretto o canale dei
Dardanelli, di che si tratta all' ar-
ticolo Costantinopoli (Vedi).
L'Ellesponto , come provincia
ecclesiastica, ha le seguenti noti-
zie. Essendo caduto il vescovo di
Efeso nell'eresia di Ario, e perciò
deposto dal concilio sardicense, la
città di Cizico fu allora assegnata
per metropoli alle provincie d'Asia_,
di Caria, e di Lidia. Nel concilio
detto di Trullo fu ordinato , clie
Cizico, e tutto l'Ellesponto ricono-
scessero per patriarca il vescovo di
Costanza nell' isola di Cipro ; ciò
però non venne eseguito, od alme-
no per poco tempo. Verso l'anno
869 in questa provincia si eresse-
ro in arcivescovati le città di Pre-
eonnesa, di Marmora, e di Para;
anzi quest'ultima fu elevata al gra-
do metropolitico, come Abido, la
quale però ritornò al primiero stato.
ELMO (s.) F. Pietro Gonza-
LEZ (s.).
ELNA, ELNE, o ELENA. Città
vescovile di Francia, del Rossiglio-
ne, nel dipartimento de' Pirenei o-
rientali, situata sulla riva sinistra
del Tech, sopra un'altura. Era una
città assai bene fabbricata prima
che fosse rovinata da Filippo X Ar-
dito nel 1285, poi sotto il regno
di Luigi XI nel i474> ^ quindi
nel i64r dal principe di Condè.
E pur celebre pegli assedii, che sos-
tenne in diverse epoche. Vi si ve-
de un' antica cattedrale. Di questa
antica città della Gallia Narbonese,
in cui accampò Annibale, s' ignora
l'epoca precisa della fondazione. Fu
chiamata lUihcrìSj o Eliheris allor-
ché, secondo alcuni, l'imperatrice s.
Elena madre di Costantino, o se-
condo altri quest' imperatore stesso
la fece rifabbricare, v'innalzò un
castello, e la chiamò Helena dal
nome di sua madre. Costante I,
terzo figlio di Costantino, essendovisi
lifiigiato, fu quivi assassinalo l'an-
ELN
no 330 per ordine del tiranno JVTa-
genzio.
I re goti procurarono a questa
città r onore di una sede episcopa-
le nel quarto secolo. Com man ville
dice, che il vescovato fu prima isti-
tuito a Caucoliheris, che si crede
sia Colioure, e che nel detto secolo
venne trasferito a lUiberis, ch'è lo
stesso di Elna. In principio fu sot-
to la metropoli di Narbona, ma il
re di Spagna, alla quale apparten-
ne, la fece sottomettere a quella di
Tarragona, donde poi ritornò alla
prima metropoli. Il primo vescovo
di Elna fu Donno, illustre per la
santità della sua vita, per la sua
dottrina, e per lo zelo nell' estirpare
le eresie. Governò egli questa chiesa
verso il 568. Furono suoi succes-
sori ; Benedetto che assistette, e sot-
toscrisse il terzo concilio di Tole-
do, agli 8 maggio 589; Acutolo,
che si ti*ovò al quarto concilio di
Toledo, incominciato a' 5 dicembre
633, ed al sesto degli 8 gennaio
638 ec. Giulio II nel i5ii esentò
Elna dalla dipendenza di Narbona,
e la soggettò alla santa Sede; ma
Leone X nel i5i7 derogò a tal
disposizione. Fu nell'anno 1602, e
nel vescovato di Onofrio Reart, che
il Papa Clemente Vili, cedendo
alle istanze del re di Spagna Fi-
lippo III, trasferì la sede episcopa-
le di Elna, nella collegiata di s.
Giovanni di Perpìgnano (Fedi), i
di cui canonici formarono un solo
capitolo con quelli di Elna. Dipoi
il Pontefice Clemente IX ne conferì
la nomina al re di Fi*ancia.
Concila di Elna.
II primo fu adunato nell' anno
9445 sopra i vescovi di Girona, e
di Urgel. Aguirre toni. IH.
ELP
Il secondo ebbe luogo nell'anno
1027, per alcune provvidenze sulla
disciplina ecclesiastica. Labbé tom.
IX, Arduino tom. VI.
Il terzo si celebrò nel io65 per
la confermazione della pace. Labbé
tom. IX, Arduino t. VI.
Il quarto adunossi l'anno iii4
sopra la differenza che passava tra
le due abbazie di s. Michele di Cu-
xa, e di Arles. Marlene in The-
salir, tom. IV.
ELPHIN (Elpìùnen.). Città con
residenza vescovile nel!' Irlanda, pro-
vincia di Connaught, contea, e ba-
ronia, ad undici leghe da Roscom-
mon. La cattedrale serve oggi di
chiesa parrocchiale. Vi si tengono
fiere nei giorni 3 maggio, e io
dicembre. Fu patria di alcuni uo-
mini illustri, fra' quali nomineremo
Goldsmith. Nell'anno 4^5, allor-
quando s. Patrizio apostolo dell'Ir-
landa fondò i vescovati di questo
regno, eresse anche la sede di El-
phin, Elfiniunij che fu sottoposta
all' arcivescovo di Tuam, di cui è
tuttora suffraganea. Il vescovo, sic-
come risiede a Sligo, città d'Irlan-
da, nella medesima provincia di
Connaught, ne daremo qui un cen-
no. Va però avvertito, che il ve-
scovo ha* risieduto pure a Roscom-
mon.
Sligo è capoluogo della contea
del suo nome, baronia di Carbury,
alla foce del Garwoag nella baja
di Sligo. E assai ben fabbricata,
ed ha varii stabilimenti benefici,
e manda un membro al parlamen-
te. Deve Sligo la sua origine ad
un castello, e ad un' abbazia che
nel 1262 vi eresse Maurizio Filz-
Gerald, capo della giustizia del-
l'Irlanda. Il castello fu distrutto
nel 1277,6 fu ricostruito nel i 3 f o :
le sue rovine dimostrano l' antico
ELU 255
suo splendore. Sligo è stata spes-
so nelle guerre civili distrutta, e
saccheggiata.
Elphin appartiene alla delta pro-
vincia, che nelle notizie ecclesiasti-
che chiamasi Connacia. Il vescovo
attuale é monsignor Patiizio Durk,
da Pio VII creato vescovo di Au-
gustopoli in partibus li 12 gennaio
1819; ^ "^^ '8^75 succeduto per
coadjutoria a monsignor Plunchet.
11 clero vive delle pie oblazioni
nonché dei proventi parrocchiali ;
ed è composto dei parrochi, e di
cinquantacinque vicari. I preti in
lutto sono più di cento, e le par-
rocchie quarantatre, oltre molte
cappelle. Gli agostiniani hanno una
casa : i cattolici ascendono nella
diocesi a duecento novanta mila.
ELUSA. Città vescovile della ter-
za provincia di Palestina, nella dio-
cesi di Gerusalemme, sotto la me-
tropoli di Petra, la cui erezione
da Commanville si fa rimontare al
secolo nono. Tolomeo la enumera
tra le città dell' Idumea all'occi-
dente del Giordano. Ne furono
vescovi Teodolo sive Abdellas, A-
reta, Pietro, e Zenobio, non cono-
scendosi il nome del predecessore
del primo. Secondo l'OnV/i? Clirist.
tom. Ili, p. 736, sembra che questa
sede già esistesse nel quarto secolo,
ELUSA, ELUSAE. Città della
Gallia, che teneva il -grado di me-
tropoli nella Novempopudonia, e che
essa conservò sino all' ottavo seco-
lo ; ma essendo stata distrutta dai
normanni, il vescovo d'Auch salì
alla dignità di metropolitano. Si
crede che corrisponda ad Eauzo
nell'Armagnac, capitale del piccolo
paese chiamato V Ausan, che dai
romani passò sotto il dominio dei
goti, e che fu indi conquistata da
Clodoveo, e rovinata dai norman-
45i6 ELV
ni, e dai saraceni. Fu patria del
fòmoso Rufino, che fu console, pa-
trizio, prefetto del pretorio, e che
aspirò air imperio. Elusa fu capi-
tale del paese degli Elusati, nella
Novempopulonia, o terza parte del-
l' Aquitania, e poscia di tutta la
Novempopulonia. Tal paese corri-
sponde alla maggior parte della
Guascogna , ed alla parte occi-
dentale della contea di Armagnac.
Commanville dice, che Elusa ebbe
dei vescovi dall' anno 3i4 sino
verso l'anno SyS; e che la dignità
metropolitica fu trasferita ad Auch,
probabilmente nel pontificato di
Giovanni YIII.
ELVAS {Elven). Città con resi-
denza vescovile nel regno di Por-
togallo, nella provincia di Alentejo,
capoluogo di comarca, poco distan-
te dalle frontiere occidentali di
Spagna. E situata sopra una col-
lina scoscesa, presso la riva destra
della Guadiana, ed è considerata
per una delle piazze più munite
del Portogallo, perchè, oltre le for-
tificazioni che la cingono, ha ancora
per difesa due forti importanti.
Elvas o Elva, Heh'a^ è città anti-
ca, i cui edifizi più notabili sono
la cattedrale, l' arsenale, e il ma-
gnifico acquedotto che conduce l'ac-
qua per lo spazio d' una lega cir-
ca dalle vicine montagne, acque-
dotto, che in vicinanza alla città
sta eretto sopra tre archi, sormon-
tati l'uno dall'altro. Sonovi chie-
se, conventi, collegio, ospedale, ca-
sa di carità , fonderia di cannoni,
vasto lazzaretto, teatro, caserme ec,
per la numerosa guarnigione. I
dintorni irrigati dalla Caya sono
deliziosi, e fertilissimi. Qualche sto-
rico ha creduto autori di questa
città i gaulesi elvii, popoli della
Gallia narbonese, abitanti presso il
ELV
Rodano, la cui capitale essendo
Alba, imposero a questo il nome
di Elva 0 Alba. I mori la forti-
ficarono, e v' innalzarono una bella
moschea, che credesi essere la chie-
sa cattedrale. Invano gli spagnuoli
assediarono Elvas nel 1659, anzi
presso di essa furono battuti dai
portoghesi. Nel 1666 fu pure eoa
poco successo bombardata dai gal-
lo-ispani.
La sede vescovile fu eretta nel
i555, sotto il Pontefice Paolo IV,
ovvero nel 1570 da s. Pio V, suf-
fraganea della metropoli di Evora,
di cui lo è tuttora. La chiesa cat-
tedrale è dedicata ali' Assunzione
di Maria Vergine in cielo , ed è
un buon edificio, con l' episcopio
vicino. 11 capitolo si compone di
cinque dignità, la prima delle qua-
li è il decano, di tredici canonici,
comprese le prebende del teologo,
e del penitenziere, di sei porzio-
narii, di dodici beneficiati, e di al-
tri chierici addetti alla sagra uffi-
ziatura. Nella cattedrale, munita di
battisterio, si esercitano le funzioni
parrocchiali per la cura delle ani-
me, da un canonico rettore deputa-
to, insieme a due preti nominati dal
vescovo. Vi sono molte insigni re-
liquie, che si custodiscono in un
decoroso sacrario. Nella città vi han-
no tre altre chiese parrocchiali, con
il fonte battesimale, e con benefiziati
che ufficiano regolarmente nel coro.
Eziandio sonovi tre conventi di re-
ligiosi, e due monisteri di mona-
che, due ospedali, cioè uno pei mi-
litari, l'altro pubblico pegli indi-
genti ec. Ogni nuovo vescovo, in
proporzione delle rendite della men-
sa episcopale, è tassato ne' libri
della camera apostolica in fiorini
mille.
ELVIDIO. Elvidio fu discepolo
ELV ELV 25:7
di Auscenzio Ariano, il quale da provincia Betica, assai antica, e un
Costanzo imperatore fu intruso tempo considerabile. Il p. Arduino
nel vescovado di Milano. San Gi- dice, che fosse situata sopra un
rolamo chiama Elvidio, homo tur- monte, la quale prese il nome di
biilentus sibi laicus et sacerdos . Sierra d' Elvira, due o tre leghe
Sembra per altro che non fosse sa- distante da Granata al dire di Com-
cerdote, mentre, come parla Natale manville, il quale inoltre dice, che
Alessandro, fu un povero villano alcuni opinarono essere la medesima
ignorante, appena istruito nelle pri- Granata, dicendola eretta in sede
me lettere. Neil' anno 882, comin- vescovile nel quarto secolo, indi u-
ciò a spargere la sua eresia ; soste- nila a Granata, che nel decimo-
neva che Maria santissima dopo quinto divenne metropoli. Questa
Gesù Cristo ebbe con s. Giuseppe celebre città, ora rovinata, va di-
altri figli (Nat. Aless. tom. 8, e. stinta da quella pur chiamala II-
3, art. 18). Citava Tertulliano liberis, od Elna nella provincia
quale autore di tale empietà ; ma Tarragonese. Essendo tra gli sto-
s. Girolamo lo difese. A sostenere rici differenti opinioni sulle due
la sua eresia adduceva vari passi città del medesimo nome, e relali-
della Scrittura, e fra gli altri quello ve all' epoca del rinomato concilio
di s. Matteo (i. 18), ove dice: an- Eliberitanum, ó.' Illiberis, o d'jEZ-
tequam convenirenty inventa est in vira (eh' ebbe luogo in questa cit-
ntero habens de Spiritu Sanato: tà, ed il primo che si conosca es-
quindi argomentava: si antequam sersi adunato nella Spagna), quella
convenirent, ergo postea convene- che asserisce l'anno 3oo, o 3oi per
runt. Alla quale falsa argomenta- epoca della celebrazione del conci-
sione egregiamente rispose il d. lio, sembra la più probabile. Si
s. Girolamo dicendo : qiiod autem riporta per ragione, non potersi
dìcilur, antequam convenirent, non risalire più indietro, dappoiché s.
sequilur, ut postea convenerint, sed Valerio vescovo di Saragozza, che
Scripiura quod non factum sit o- vi assistette, non occupava più la
stendìt. Cosi dall' altre parole di s. sua sede nell' anno 3o3, o 3o4 ,
Matteo (r. 7.5): peperit filium suum essendone stato espulso in tal tem-
primogenitum\òy\w(\ue, dicea, Maria pò da Baciano, quindi martirizzato
ha generati altri figli. Ma il mede- nel 3o5, nella persecuzione, forse
Simo s. dottore appoggiato alla T ultima della Spagna. Va notato
stessa sacra Scrittura (Num. 18, v. che il Lenglet, seguitando il Car-
i5, 16) riflette, che per primoge- dinal d* Aguirre, ed il p. Ardui-
nilo intendesi anche Unigenito^ os- no, registra il concilio di Elvira
sia quidquid prinnim erumpit e all' anno 3 1 3 ; anzi aggiunge che
vulva, Elvidio metteva ancora di questo concilio è un compendio
più a parità la verginità ed il ma- o raccolta di canoni penitenzia-
trimonio, dicendo ejusdem esse glo- li delle chiese di Spagna, e d'Afri-
riae virgines, ac maritatae (Hier. ca, non che tratti da molti autori,
contr. Helvid.), contra la dottrina piuttosto che un concilio, e che la
di s. Paolo (1. Corint. 7). di lui disciplina è rigida contro
ELVIRA, Eliberis seu Illiberis. quelli ch'erano caduti nelle perse-
Città vescovile di Spagna , nella cuzioni. Contiene ottantuno cano-
vor,. XXI. 17
258 ELV ELV
ni, e sì trova con molli commenti, le offeite agi* idoli , ed accordar
ed annotazioni nell'edizione del p. loro la comunione in punto di
.Labbé t. I, Regia, ed Arduino t. morie, purché si sieno dati alla
I, Aguirre in Concil. Hisp. Tutta- penitenza. La parola Jlamine, che
volta questo concilio è celebralissi- questo canone usa, si deve inten-
mo e pei diversi giudizii, che si dere di coloro che offrivano dei
sono fatti della severità e rigore doni agl'idoli, da cui 4 flamini, o
di sua disciplina, e pel tempo in sacrificatori non erano esenti, e
cui è stalo tenuto. non di quelli che facevano rappre-
11 concilio fu composto di die- sentare spettacoli profani, come lo
cinove vescovi, dei quali si trova- inlesero vari commentatori,
no i nomi al testo del concilio H seslo, ed il settimo privano
stesso presso i suoi scrittori. 11 fa- dell' assoluzione, anche in punto di
migerato Osio di Cordova vi tenne morte, coloro che fanno morire
il secondo luogo, ventisei preti vi altri per malefizìo, e gli adulteri,
sedettero insieme coi vescovi, stan- che ricadono dopo di aver fatto
do i diaconi in piedi, e il popolo penitenza. Ma il dottissimo Cardi-
presente, che assistette alla pubbli- nal Orsi vittoriosamente dimostrò
cazione dei decreti. Altri attribui- contro tali, sesto, e settimo canoni,
rono al concilio novantuno cano- e contro i francesi Marlene, Pela-
ni dei penitenziali, che cominciano vio, Aubespine ed altri, che per
dall'idolatria, come il più enorme nulla €ssi si accordano colla uni-
di tutti i delitti; i canoni sono versale disciplina della Chiesa, e
tutti degnissimi dell'antichità, im- molto meno coli' indole tutta pie-
portantissimi per la disciplina ec- tosa, e benigna della medesima,
clesiastica, e nulla non contengono, Il decimo permette di batlezza-
che non sia utile, e santo. Sono re i mariti, che hanno abbandona-
stati spiegati anche dal Menc^oza to le loro mogli, e le mogli che
vescovo spagnuolo, e da monsignor hanno abbandonato i mariti, nel
d' Aubespine , vescovo d' Oi Jeans, tempo del loro catecumenato, quan-
nella collezione del citato p. Labbé. tuiique siansi poscia maritati con
Sebbene ai relativi articoli del Di- allii.
zionario si parli dei canoni di que- Il decimo secondo, e decimoter-
sto concilio, tuttavia in riflesso del- zo privano della comunione in
la sua notorietà, qui riporteremo i punto di morte le donne, che pro-
più importanti. F. Canoni Peni- stituiscono le figlie, e le vergini,
TENZiAir. che dopo essersi dedicate a Dio,
Il primo canone priva della co- passano la loro vita nel liberti-
munione, cioè dell'assoluzione, an- naggio.
che nel punto di morte, coloro , Il ventesimo fulmina la degra-
i quali dopo di avere ricevuto il dazione contro gli ecclesiastici u-
battesimo, volontariamente hanno surai.
sagrificato agl'idoli: e questo chia- Il ventesimo terzo ordina che
masi peccato capitale. ni ogni mese si osservino i digiuni
Il terzo vuole però che si miti- doppii, eccettuali i due mesi di
ghi questa pena per riguardo a luglio, e di agosto. Questi doppii
quellij che hanno fatto soltanto del- digiuni, o straordinari, erano di due
ELY
giorni (li seguito, dimodoché non
si mangiaTa nulla nel primo di
questi due giorni.
11 ventesimo quarto proibisce
l'accendere torcie in pieno giorno
nei cimiterii, al modo dei pagani.
Il ventesimo sesto comanda che
si osservi il doppio digiuno tutti i
sabbati.
11 cinquantesimo secondo pronun-
cia anatema contro quelli, che pub-
blicano de' libelli di^amatorii.
Il cinquantesimo settimo prescri-
ve che le donne od i loro mariti
che prestano i loro abiti per una
pompa profana, per tre anni si a-
sleugano dall'entrare in chiesa.
Il settantesimo terzo, ed il set-
tantesimo quarto privano della co-
munione anche in punto di morte
le donne adultere, che Fanno morire
i loro figli, o che perseverano nel
peccato fino all' ultima malattìa.
il settantesimo quinto priva del-
la comunione, anche in punto di
morte, quelli che hanno accusato
di falsi delitti un vescovo, un pre-
te, od un diacono.
Il settantesimo nono ordina, che
si separino dalla comunione quei
fedeli che fanno professione dei gi-
uochi d' azzardo.
L' ottantesimo proibisce alle mo-
gli fedeli di scrivere ai laici in loro
nome, ne di ricevere lettere pure
in loro nome, senza quello dei loro
mariti.
ELY od ELIS, seu ELIA. Città
vescovile d' Inghilterra^ contea esi-
stente in un luogo paludoso sul-
r Ouse, formato dai molti riga-
gnoli eh' escono da quel fiume. Vi
si osserva la cattedrale, la cui ar-
chitettura offre un miscuglio dello
stile anglo-normanno, e dell'inglese,
da un lato della quale è una tor-
^re. alla 2^0 piedi. Questa città,
E ME 259
unitamente a Cambridge, manda
due membri al parlamento. In que-
sto luogOj nel settimo secolo, fu
eretta un' abbazia di benedettini,
che nel 1 1 09 il Papa Pasquale II
eresse in vescovato, distaccandolo
da Licolne, e facendolo suffraganeo
di Cantorbery, e ciò ad istanza
del re Enrico I. Il vescovo diven-
ne uno de' più ricchi d'Inghilterra,
aveva il titolo di conte palatino, e
giurisdizione civile dell'isola del
suo nome, per cui nominava un
giudice pegli afifari sì civili, che cri-
minali.
EMARD Carlo, Cardinale. Car-
lo Emard, nobile francese, de' si-
gnori di Denoville, nacque Tanno
1493 inBeausse. Nel i53i fu elet-
to a vescovo di Magon, ed amba-
sciatore di Francesco I a Paolo III.
Ad istanza di questo principe, il
Papa, nel concistoro de'22 dicembre
1 536, lo creò prete Cardinale di s.
Matteo in Merulana; ma poco as-
sai visse alle comuni speranze, che
prematura morte Io tolse al bene
de' prossimi nell'anno i54o. Allo-
ra egli era vescovo in Amiens, do-
ve era stato trasferito dalla sede di
Ma^on. Egli era degno di lunga
vita.
EMBRONIACO Giovanni, Car-
dinale. V. Armet.
EMERENZIANA (s.). Dagli atti
di questa santa rilevasi, ch'ella sos-
tenne il martirio nell'anno 3o4,
che ancora catecumena, visitava di
spesso- e pregava con fervore sulla
tomba di s. Agnese, e che lasciò
la vita per Gesù Cristo sotto ai
colpi delle sassate. La sua festa è
ricordata il dì 2 3 gennaio.
EMESA o EMESSA. Città me-
tropolitana onoraria della seconda
Fenicia, della diocesi di Antiochia,
iiulto la metropoli di Damasco.
a6o EME
Questa città della Turchia Asiatica,
pascialatico, ora si chiama Hems
o Homs, ed è capoluogo del saii-
giacato di Tadmor. E in una val-
le sopra un terreno elevato, ad
una lega dalla riva destra dell' O-
ronte, le cui acque, col mezzo di
canali, vanno a fertilizzare i giar-
dini che la cingono. Questa cit-
tà è grande, murata, e difesa da
una vasta fortezza assai antica ,
e mezzo rovinosa, nella quale si
conserva un Alcorano, che i mus-
sulmani pretendono scritto dalla
mano di Omar. Vi si contano
molte moschee, con altri minareti,
chiese greche, e siriache, ed altri
edifizi. Ne] dintorni si osserva un
cimiterio vasto, che rinchiude i se-
polcri di trenta profeti mussulma-
ni. L' antica Emesa, di cui la nuo-
va occupa il luogo, era considera-
bilissima sotto r impero romano,
e vide nascere Eliogabalo. Si vedo-
no ancora alcuni avanzi di an-
tichi monumenti, uno de'quali vuoi-
si eretto a Cajo Cesare, mentre da
alcune medaglie si apprende, che
i romani vi stabilirono una colo-
nia. Dai vari avanzi poi di colonne,
di torri, e di muraglie, si rileva che
fu pure soggiorno dei greci. A'tem-
pi dell' imperatore Costanzo vi ven-
ne edificata una magnifica chiesa
in onore di Gesù Cristo. Ebbe an-
che il nome di Hemisends, ed Eme-
senos.
La sede vescovile, al dire di Com-
manville, fu eretta nel quinto se-
colo, indi nel nono divenne arci-
vescovile. Aggiunge, che i greci vi
ebbero un arcivescovato onorario,
che la cattedrale era dedicata ai
ss. Quaranta martiri di Sebaste, e
che qualche notizia ecclesiastica dei
latini le diede tre o quattro suf-
fraganei. Nella Siria Sagra^ a p.
EMI
i38, si leggono importanti notizie
di questa città, e di alcuni suoi re,
e si celebra per primo vescovo s. Sil-
vano martire, non che si fa menzione
di altri campioni della fede, che spar-
sero per essa il sangue. Eliodoro suo
vescovo, per eretiche dottrine fu de-
posto, e gli successe Epifanio, che
intervenne al concilio di Calcedo-
nia, ed Uranio, che scrisse la ri-
nomata epistola. Nella stessa Siria
Sagra si dice che Argeti, Marco-
poli, Benchali, ed Ermenia, già
città del Libano, furono suffraga-
nee di Emessa, e che cinque sa-
gri templi decorarono questa illu-
stre ed antica città, cui si dà re-
motissima origine. Altre notizie si
possono leggere nel p. Le Quien,
Oriens Chrislianus, nel tom. II,
alla pag. 887, e 1 424- Al presen-
te Eniesen. è un arcivescovato iti
partibus, che conferisce la santa
Sede, senza chiese suffraganee.
EMETERO (s.)F. CHELrooNio(s.).
EMILIANA (s.). Nipote dal lato
paterno al s. Pontefice Gregorio
Magno. Consecratasi di buon' ora
ad una vita ascetica, e con voto
di virginità, si mantenne ella sem-
pre fedele al suo Signore, perfezio-
nandosi ogni dì più nella vita spi-
rituale. La perseveranza ne' suoi
santi propositi le meritò da Dio la
corona di gloria. Emiliana segui
fedelmente l'evangelico precetto, e
santamente spirò il di 5 gennaio,
nel qual giorno il martirologio ro-
mano assegna la di lei festività.
EMILIANO DALLA Cocolla (s.).
Da poveri genitori a Vergeja nel-
l'Aragonese nacque Emiliano, e sino
ai vent'anni si esercitò nell'umile uffi-
cio di pastore. Inclinato il suo spirito
alla vita contemplativa, si pose sotto
la direzione di un santo romito, e da
questo molto beae ammaestrato, si
EMI
ritirb di poi nelle montagne di Di-
fterces, e auivi si mise a praticare
le più acerbe austerità. Intesa dal
vescovo di Tarragona la buona fa-
ma, che di se dava questo novello
anacoreta, lo chiamò a sé, l'ordi-
nò sacerdote, e gli affidò la cura
parrocchiale della sua patria. Ob-
bedì contro voglia all' episcopale
volontà, ma vi corrispose però con
quel calore eh' è proprio di un
vero ministro del Signore. La sua
carità verso i poveri, e l'esattezza,
eh* egli usava nell' adempiere a tut-
ti i doveri del suo pastorale mini-
stero, indussero non pochi de'suoi per
invidia a calunniarlo presso il vesco-
vo, il quale tratto in inganno Io al-
lontanò dalla cura. Sofferse egli con
evangelica rassegnazione il torto
fattogli^ e si recò di nuovo al suo
romitaggio, lieto di riprendere la
primitiva sua maniera di vivere.
Visse una lunga età nel suo ere-
mo, beneficando, come più poteva,
i poveri, ed accogliendo con soavi-
tà tutti quelli, che a lui facevano
ricorso per consigli. Favorito an-
cor vivente del dono dei miracoli,
celebre in quei dintorni si fece il
suo nome. Giunto finalmente il
tempo, in cui Iddio a sé il chia-
mava, si dispose alla morte con
ardentissimo desiderio dì congiun-
gersi al suo Creatore, e soavemen-
te spirò il giorno 12 novembre del
574. I suoi discepoli lo riposero
nel tumulo nella cappella del suo
romitaggio. Neil' undecimo secolo le
sue reliquie furono trasportate nel-
la valle, ove era l' infermeria dei
religiosi, nella quale si fabbricò un
altro monistero, e dove tuttora ri-
posa il suo corpo. I Benedettini
annoverano Emiliano fra i santi
del loro Ordine, e celebrano la sua
festa il giorno 12 novembre.
EMI i6t
EMILIANO (s). Nell'anno 484,
banditi i cristiani in Africa da Une-
rico re dei Vandah, anche Emilia-
no ebbe a sentire gli effetti di que-
sta persecuzione. Non atterritosi
però il vero seguace di Gesù Cri-
sto, resistette a tutte le torture, a
cui la barbarie il volle esposto,
stancando persino i carnefici, che
Io perseguitavano. Condannato quin-
di a morte, egli la incontrò con
tutta placidezza, e volò al cielo il
dì 6 dicembre, giorno in cui dal
martirologio romano é segnata la
di lui festa.
EMILIO (s.). r. Casto (s.). .
EMILY (Lnilìcen.) . Città, già
con residenza vescovile in Irlanda
nella provincia di Munster, contea
di Tipperary, baronia di Clanwil-
lian, sei leghe e mezzo lungi da
Cashel. Vi si tengono fiere nei
giorni 22 maggio, e 22 settembre.
Fu chiamata anche Emly ed Em-
mely, Emelia. Le si dà s. Albana
per primo vescovo, verso l'anno
540, nella provincia ecclesiastica di
Momoniaj ma è noto che s. Pa-
trizio, dopo l'anno 435, fondò tut-
te le sedi episcopali d' Irlanda. Que-
sta sede venne sottoposta alla me-
tropolitana di Cashel, a cui fu riu-
nita nel secolo XIII. Al presente
r arcivescovo di Cashel è ammini-
stratore perpetuo della diocesi di
Emily. Alle notizie, che riportam-
mo a Cashel [Vedi)^ di questa ar-
cidiocesi, qui aggiungeremo, secon-
do le più recenti notizie: Che il
clero si compone di cento preti ; e
che il capitolo con cinque dignità,
ed altrettanti canonici, non ha ren-
dite. In Thurles, residenza dell'ar-
civescovo, avvi il seminario, ed una
casa pei fratelli delle scuole cri-
stiane. Inoltre nella diocesi vi so-
no quattro case di monache, gli
262 EMI
agostiniani hanno due conventi, ed
i francescani uno. Al presente le
diocesi di Casliel, e di Emily sono
governate da monsignor Michele
Stattery, fatto arcivescovo dal Pa-
pa che regna a'22 dicembre i833.
EMIMONTE. Provincia di Tra-
cia, così chiamata dal monte Emo,
il quale la termina a settentrione.
Emimonte è la parte settentriona-
le della Tracia verso la Mesia in-
feriore. Essa ha il Ponto Eussino
a levante, e TEbro a mezzodì.
Questa provincia aveva Adrianopo-
li per metropoli sino dal quinto
secolo, la quale nel decimo quinto
divenne esarcato d' Emimonte con
le seguenti sedi per sufFraganee, le
prime tre delle quali in progresso
di tempo furono erette in arcive-
scovati: Sisopoli, o Sozopoli, Mesem-
bria, Anchialo, Agatopoli, Brysis
che nel IX secolo divenne arcive-
scovato onorario, Zagoria, Platino-
poli, Tsoida, Scopelus, Anastasiopo-
li, Trabysia, Carabi, Bucelli, Pro-
bati, e Bulgaropighi.
EMINENTISSIMO, ed EMINEN-
ZA (Eminentìssinms, Eminentia). F.
Eminenza.
EMINENZA. Titolo onorifico dei
Cardinali di santa Romana Chiesa,
dei tre arcivescovi elettori del sagro
romano impero, e del gran maestro
del sagro militare Ordine gerosoli-
mitano, detto di Malta. Questo vo-
cabolo di eminenza, e/ninentiaj è un
astratto di eminente, etnìnens, che
apparisce sopra gli altri, come chi
direbbe sopravvanzantCjeccelso, gran-
dissimo. Da eminenza, o eminente,
provenne il superlativo di Enii/ien-
tissìmOy ancor esso perciò titolo dei
Cardinali ed altri principi suddetti.
Prima di parlare dell' origine del
titolo di Eminenza^ e di Eniiiien-
ùssinio, dato da Urbano Vili ai
EMI
Cardinali e agli altri nominali, di-
remo in quali epoche, e con chi
fu usato il titolo, cui non dubitò
di chiamare sinonimo di Altezza
(Fedi), il p. Tamagna, Origini e
prerogative dei Cardinali della S.
R. C. t. I, p. 225, F. l'articolo
Cardinali dì santa Romana Chie-
sa. Rilevasi da un decreto della
congregazione cerimoniale dell'anno
iji5, approvato da Clemente XI,
che il titolo di Eniinentissimo è
più dignitoso del Serenissimo [Fe-
di).
Abbiamo dal Macri , Not. dei
vocab. eccles. p. 108, e 299, che
questo titolo fu usato dal Papa s.
Gregorio I nel suo Registro, dan-
dolo al Prefetto dì Roma (Fedi),
ed ai proconsoli delle provincie,
laonde usava cogli uni e coli' altro
r Eminentia Pestra. Il Zaccaria,
nella Storia letteraria d' Italia, t.
Ili, p. 443» parlando dell' illustra-
zione d' un antico calendario della
chiesa napolitana, opera .del cano-
nico Mazzocchi, dice, che questi a
p. 319 spiega la lapida del Gru-
tero su li. Petronio Tauro Volu-
siano, prefetto del pretorio Em. F.
in questo modo: praefecto praeto-
rio Eniinentissimo Firo. Qiuimque
ea inscriptio salleni tertium seculum
spire t; ex eo Eminentissiniatiis an-
tiquitateni facile intelliges. Soggiun-
ge il medesimo Zaccaria, che sul-
V EminentissiniatOj oltre gli autori
citati dal canonico Mazzocchi, può
vedersi il tom. II de' supplementi
al Giornale de' letterati //' Italia,
a p. 4^7- Dall'epistole ^9, 60, e
67 del codice Carolino, ricavasi che
Teodoro, nipote di Adriano I Papa
nel secolo Vili, avea il titolo di
Eminentissimo Console j e sotto
Martino Papa, si trova un breve
di ricordanza fatto dentro la casa
EMI
ileir Eniinentissimo uomo, e glorio-
so duca Benedetto^ avanti di esso,
e suoi sudditi ordinari. Il Galletti,
del Primicero, pag. i8, nel parla-
re di questa dignità, e di altri uf-
fizi primari palatini, che il Baronio
intese per primates i Cardinali pre-
ti, e diaconi, dice che vi erano
oltre i mentovati anche i primati
laici, com' erano i duchi, ed i con-
soli, i quali aveano il titolo di e-
mìnentissimij i maestri de' militi ec.
Il libro pontificale di s. Leone IV
dell' 855 fa menzione di Grazia-
no eniinentissimo maestro de'niilili,
e del romano palagio egregio sii-
perista, e consigliere. Il superista,
secondo il continuatore di Luitpran-
do, era il primo tra' magnati se-
colari. 11 Garampi nell' illustrazio-
ne del sigillo della Garfagnana a
Pj 69 dice, che il titolo di eminen-
tissimo fu adoperato nei più rinio-
li tempi, massimamente in Roma,
dove nel secolo decimo, come nel
seguente, lo si vede ancora in ispe-
cial modo attribuito ai consoli, e
duchi, dappoiché in uno strumento
dell'anno 938, presso il Giorgi,
nelle note al citato Baronio t. XVI,
p. 9, leggesi: Boso eininentissinius
consul et dux ; in altro del 962,
ivi a p. 88: Theophilactus eminen-
tissinius consul j e in altro del-
l'anno ioi3, presso il mentovato
Galletti, nell'altro suo libro del
Veslerario di s. Chiesa, p. i^: Al-
bericus eniinentissinius consul et dux.
Che il titolo di Eniinentissimo si
desse al prefetto del pretorio, lo
abbiamo pure dal Salmasio, de
Priniatu Papae p. i55, e dal Sel-
deno detitulis honorum, II, p. 668.
Il Baluzio, nelle note ad Lupum
Ferrariensem p. 46^5 ^80' ^"8^ ^^'^
il titolo di Eniinentia dignitatis si
dava ai vescovi. F. Beemanum in
EMI 263
notit. dignìldt. illuslrium, dissert.
VII, e. I.
Si legge nel Parisi, Istruzioni
per la Segretaria, t. Ili, §. XVI,
dell' Eniinentissimo titolo onorifico,
che r Eniinentissimo y e Magnificen.'
tissinio era il prefetto del pretorio,
ed il questore del sagro palazzo. Tale
titolo si trova ancora in più luoghi
del Codice, e delle Novelle di Giu-
stiniano I, imperatore del sesto se-
colo. Inoltre osserva, che il JMabil-
lon dice come s. Gregorio I trattò
di Eminenza i vescovi d' Italia, ma
i suoi confratelli maurìnì, editori
delle opere di questo santo dottore,
vi hanno che opporre, annot. alla
lettera 12 alias 20 del lib. io.
Però è certo, che lo diede ai con-
soli, esarchi, e duchi. Aggiunge
trovarsi nel 987 Joannes eminen-
tissimus consul, et dux, presso il
Muratori, Antich. Ital. t. I, dissert.
quinta, tomo IV, dissert. 4^5 e
presso Giovanni Vincenzo Gravina,
nel lib. mss. del governo civile di
Roma, in bibl. Frangip., citati dal
Neiiui de tempio et coenoh. s. Ale-
xii etc, pag. 878. In oltre leggesi
Vir Eminentissime nelle lettere di
s. Pier Damiani al duca, e mar-
chese di Toscana, chiamato anche
Eccellentissimo (Fedi), e ad Ade-
laide duchessa, e marchesa delle
Alpi Cozie. All'articolo Curia Ro-
mana (Fedi), riportammo il ceri-
moniale e la formola, colla quale
a' tempi di Gregorio IX quei della
curia trattavano i Cardinali, cioè
di venerande pater domine. In ap-
presso si comunicò loro anche quel-
lo di Reverendi (Fedi), che prima
non aveano difficoltà di ricevere gli
stessi Papi, laonde ne' libri de'conli
del sagro Collegio, dal pontificato
di Bonifacio Vili a quello di Gre-
gorio XI, i Cardinali vengono ap-
!i64 EMI
pellati Reverendi patres et Domini.
Indi venne stabilito il Reverendis-
simus pater, et dominus, che si
continuò ne' seguenti secoli XV, e
XVI. Ma siccome ai principi, e
gran signori laici si dava il titolo
d'Illustri, e d' Illustrissimi (Pedi)^
cosi a poco a poco si attribuì il
medesimo titolo anche ai Cardinali,
ed il citato Garampi ne vide esempi
fino dal principio del secolo XV J,
nel cui decorso per Illustrissimi e
reverendissimi monsignori, s'inten-
devano, senz'altro aggiunto, i Car-
dinali di s. Chiesa. Ma finalmente
Urbano Vili tolse loro questo ti-
tolo d' Illustrissimi, e sostituì quel-
lo nuovo di Eminentìssimi.
Diciamo col Garampi titolo nuo-
vo questo di Eminentissimi, poiché
ne' secoli a quello di Urbano Vili
vicini fu pressoché inaudito, o al-
meno dato a capriccio, per espres-
sione di merito, e di virtù, non
già per titolo proprio ed annesso
a dignità, o condizione. Poggio, in-
signe letterato fiorentino, in uno
strumento del i45i3, viene detto
probus^ et eminentis simus vir d.
Poggius olìm Gutii de Terranova
civis florentìnus ; istrumento che
trovasi inserito nel tom. XLIV del
registro delle bolle di Nicolò V a
p. 4o. Onde causale reputar con-
viene r espressione di F. Leandro
Alberti, che al Cardinal Giulio de
Medici diede il titolo di preside
reverendissimo i ed eminentissinio an-
tistite, come si legge nel Lami^
Bibl. Riccardiana, p. 12. Silvio
Antoniano, poi Cardinale, diede il
titolo di EminentissimOj e di vostra
Eminenza al principe dell'accade-
mia vaticana, nelle Nòtti Faticane
stampate in un volume, che si rap-
presentavano, come dicesi all' arti-
cqlo Accademia (Fedi), nel Vatj-
EMI
cano presso il Cardinal s. Carlo
Borromeo, nipote e segretario di
«tato di Pio IV. Altri dicono, che
in quelle adunanze si dava agli
accademici il titolo di Eminenza,
e di Eminentissimo, fra' quali era
Silvio Antoniano. 1 soggetti della
accademia erano prima profani, poi
divennero sagri, ed ecclesiastici. Nel
tom. I, pag. 373 della Menagiana,
si legge, che avendo Luca Olstenio
dato il titolo di Emìnentissinio in
una pubblica occasione al Cardinal
Barberini nipote di Urbano Vili,
piacque a tutti i Cardinali, per cui
Urbano Vili lo attribuì a loro, come
leggesi nel Parisi, t. Ili, p. 27. Sog-
giunge egli però, esser piuttosto cre-
dibile, che essendosi reso comune a
molti prelati il titolo d'illustrissimo,
e reverendissimo, fosse il vero moti-
vo di contraddistinguere da questi
i Cardinali con aggiunto particolare,
giacché sino dai tempi di Clemente
Vili, i monsignori Pietro A Idobran-
dini, ed Ippolito Aldobrandini nipoti
di quel Pontefice, molti anni dopo, co-
me prelati di casa principesca, e pon-
tificia, avevano il titolo d' Illustris-
simo, e Reverendissimo.
Avendo adunque Urbano Vili in
gran cale il maggior decoro della
sublime dignità cardinalizia, nel con-
cistoro secreto de' io giugno i63o,
pubblicò un decreto, col quale ac-
crescendo le preeminenze de' Car-
dinali, dei tre arcivescovi ed eletto-
ri ecclesiastici del sagro romano
impero, cioè di Magonza, di Colo-
nia, e di Treveri, non che del gran
maestro del sagro militare Ordi-
ne gerosolimitano, li condecorò col
titolo perpetuo di Eminenza, e di
EminentissimOjìn luogo di quello che
prima avevano i Cardinali di SignO'
ria Illustrissima. Nello stesso tem-
po Urbano Vili vietò agli altri
EMI
ecclesiastici di qualunque grndo e
dignità l'u30 del titolo di Einintii-
za, e di Eminentissiino, proibendo ai
Cardinali di non ricevere altro titolo,
se non che dalle teste coronate. Questo
pontifìcio decreto è registrato negli
atti concistoriali, e riferito anche
da Paolo Alaleona^ celebre mae-
stro di cerimonie ne' suoi Diari.
Narra il contemporaneo diarista
Giacinto GigU : » I Cardinali alla
» loro antica pompa aggiunsero un
*> altro segno di nuovo, ponendo
« alla testa de' cavalli della car-
>» rozza li fiocchi rossi, dove che
« prima li usavano negri, ed il
« primo che ciò abbia incomincia-
>» to, fu il Cardinal Magalotto, fra-
» tello della cognata del Papa Ur-
« bano Vili, ai io giugno del
« i63o. Lunedi mattina nel con-
» cistoro il Papa ordinò, che ai
M Cardinali si desse il titolo di E-
>» minentissimi, dove che prima era-
» no chiamati Illustrissimi ^ e ciò
M fece, perchè questo titolo d' II-
>y lustrissimo era venuto a tale,
»> che ogni prelato minore lo vo-
*» leva, ed anco ogni signore, e se-
»> colare, e gentiluomo un poco
M nobile". Però i Pontefici conti-
nuarono a chiamare i Cardinali col
titolo di signor Cardinale, e scriven-
do ad alcuno di loro, gli danno il ti-
tolo di Reverendissimo signor Cardi-
nale. L'autore delle Ménioires poiir
V histoire universel de l'Europe, an.
i63o, osserva che il signor Clerc
nella vita del Cardinal de Hiche-
heu, pretende che questo Cardinale
primo ministro di Francia, avesse
avuto gran parte nell'invenzione
di questo titolo di Eminentissimo
reso ora privativo ai Cardinali, non
essendovi più gli elettori del sagro
romano impero. Essendo ora va-
cante la dignità di gran maestro
EMI 265
dell'Ordine gerosolimitano, ne fa
le veci un bali luogotenente del
magistero.
11 titolo di Eminenza non fu
gradito dai principi sovrani, spe-
cialmente d' Italia, quindi ne na-
cquero diverse pretensioni, e con-
troversie tra di loro, che tennero
occupali i lettori delle gazzette, ciò
che può vedersi nelle Memorie del
Siri, e nella Storia del Nani all'an-
no 1637. L'Amelot, nelle note al-
le Lettere di d' Ossat t. I, p. 1 6,
ediz. d' Amsterdam, riferisce un
passo di una lettera scritta da li-
berto Lanquet, il quale deride gli
italiani, che intraprendono nugacis-
sima certamina, et ainhiunt reguni
titulosj cioè i titoli di Serenissimo ,
e di Altezza, mentre prima altri
non ne avevano, che quelli d* Illu-
strissimo j e di Eccellenza (^Fe-
di). Di fatti si legge nella vita di
Urbano Vili, scritta da JXovaes,
che mentre sembrava il suo de-
creto non dover fare cambiamento
che nella qualità e titolo de' prin-
cipi della Chiesa Romana, lo fece
tuttavia nel doge di Venezia, e nel
duca di Savoja, i quali pretesero
essere trattati a guisa dei re in
vigore delle loro pretensioni sopra
il regno di Cipro, per mantenerci
nel possesso dell'anteriore cerimo-
niale, di non dare ai Cardinali al-
tro titolo che r antico di Signoria
Illustrissima, come da Urbano Vili
era slato stabilito, e di procedere
con ciò al pari di tulli gli altri
sovrani. Quindi il successore di lui
Innocenzo X decretò, che i Cardi-
nali di qualunque dignità, e lignag-
gio, non potessero usare altri titoli
che di Cardinale, e di Eminentis-
simo, né ornare i loro stemmi che
col cappello cardinalizio. Osserva
perciò il Palisi, che nella lettela
i66 EMI
ottava di Gian Vittorio Rossi ad
Tynhennmj fu molto commenda-
ta la modestia del Cardinal de Me-
dici dei gran duchi di Toscana, il
quale, avendo intesa la prescrizione
d' Innocenzo X, lasciò il titolo di
y4ltezza^ e comando ai suoi famigliari
di non chiamarlo con altri titoli,
che con quelli comuni a tutti gli
altri Cardinali, e fece cassare dalle
sue arme la corona ducale. Tutta-
volta in seguito il titolo di Altezza^
con la giunta di rcale^ si diede a tutti
i fratelli e figliuoli di re, ancorché
ecclesiastici. Nel presente secolo al
Cardinal di Yorch si davano i ti-
toli di duca, e serenissimo, non che
quelli di altezza reale eininenlis si-
ma j ed all' ultimo Cardinal arcive-
scovo di Olmiitz, si davano i titoli di
arciduca d Austria, e di altezza im-
periale, reale eminentissima, anche
da tutto il sagro Collegio. Sul trat-
tamento degli Elettori del S. R.
Impero, cioè degli ecclesiastici, f^.
queir articolo, come si può fare
cogli articoli Osservandissimo, e
Colendissimo, che in uno a questo
di Eminenza, e di Eniinentissimo,
sono titoli, i quali si danno tra loro
i Cardinali. Gli altri danno ai Car-
dinali i titoli di Eminenza Reve-
rendissima, o di Eniinentissimo e
Reverendissimo Principe.
Su questo argomento, oltre i ci-
tali autori, si possono consultare i
seguenti: Andrea Barbatia, de prae-
stantia Cardinaliuni ad Cardina-
Icm Bessarioncni ; Cardi nalis Vale-
rii, de Cardia. ; il padre Santinelli,
della dignità del cardinalato, so-
pra alcune parole della costituzio-
ne d' Innocenzo X, Pileo de pretio-
so dir isti Sanguine ruhente insigni-
ti, et decorati, nel t. 26 degli o-
puscoli del Calogeri p. SqS ; Jo.
Fi-, Budaeus de Origine Cardina-
EMM
litìae dignitatis schedi asma hist. ^
Jenae iGgS; Muratori, Dissert.-
LXI (\e\V origine, e istituzione dei
Cardinali; Dom. Giorgi de Liturg.
Rom. Pontifici sj Tomassino, de be-
ne/, p. 1, lib, 2, pag. ii4; il ci-
tato Tamagna, nel tom. 1, pag.
216, e 2 1 7 ; ed il trattato del p.
Girolamo Plato, ristampato in Ro-
ma nel i836, de Cardi nalis digni-
tate, et officio, ove a pag. i, e. 2
si tratta della concessione di Ur-
bano Vili, ed a pag. 260 delle
disposizioni d' Innocenzo X, ed ana-
loga costituzione, Militantis Eccle-
siae regimini. Finalmente abbiamo
da M. Ricaut nelle Remarques lib.
I de r empire Ottoman , Rouen
1677, ove dice che ivi ancora
questo titolo era in tanta venera-
zione, che non avendone sapulo
trovare uno più grande, si usava
per onorare i discendenti del gran
profeta.
EMMA (s.). Fu Emma stretta-
mente congiunta in parentela coi-
r imperatore s. Enrico. Coli' esem-
pio delle proprie virtù santificò la
famiglia in cui entrò come sposa.
Rimasta vedova piantò subito un
doppio monistero in Gurk, nella
Carinlia, e preso il velo di religio-
sa in quello, rese l' anima al Si-
gnore con una morte preziosa l'an-
no 1045. Nel di 29 giugno se ne
celebra la memoria.
EMMAUS. Città episcopale della
prima provincia di Paleslrina, sotto
il patriarcato di Gerusalemme, ses-
santa stadi, o due leghe, distante
da tale città. Fu chiamata anche
Animaus, o Ammaum, secondo s.
Girolamo, ed era posta nella tri-
bù di Giuda, sull' eminenza d' un
colle. Venne appellata Amniaus dal
nome di Aqua calida, che prese
da uua sorgcutc minerale di acqua •
MEM EMS ^^67
calda , ma venendo dislrutla da dal titolo episcopale di Emausn, fu
Qiiintilio Varo, prese (jiicllo di Ni- trasferito a quello di Acanto,
cupoii dopo la sua riedifìcay.ione. EMMERANO (s.). Trasse i na-
Un terremoto la distrusse, ma nel- tali da nobile casato nel Poitou. Si-
r impero d'Antonino, e per le sol- no dalla sua giovinezza disprezzan-
lecitudini di Giulio Africano, veii- do le lusinghe e gli allettamenti,
ne rifabbricata , sinché le vicende che presenta il mondo a chi lo se-
de' tempi fecero sparire la sua im- gue, consacrò a Dio il suo spirilo
portanza. La visita, che meritò da nel ministero degli altari. Dotato
Gesìi Cristo, e il mistero ivi cele- di un profondo sapere, e di spec-
brato da lui dopo la risurrezione, chiata purità di costumi, ben pre-
manifestandosi ai due discepoli Cleo- sto fu insignito dell'episcopale di-
fa, ed Emmaus, come lo chiama s. gnilà. Con zelo veramente aposlo-
Ambrogio, nel dividere il pane, la lieo predicava la divina parola al
resero degna della sede episcopale suo popolo, e con ardente carità
che vi fu eretta, suifraganea alla traeva dal vizio, e dal disordine i
metropoli di Cesarea di Palestina, più indurati peccatori, guadagnan-
al dire di Commanville, nel quinto doli al Signore, e spendendo coi
secolo. Ma nella Siria sagra si leg- poveri quanto avea di proprio. Do-
ge, che la sua fondazione risale ad pò molti anni di cos'i incessante sol-
epoca anteriore, giacche Longino lecitudine, Emmerano si recò in
suo vescovo intervenne al concilio Baviera, in allora infetta da un
di Nicea, Rufo altro vescovo assi- gran numero d'infedeli ed idolatri,
slè al concilio primo di Costanti- e per le sue cure apostoliche riportò
nopoli, e Zenobio fu a quello di innumerevoli conversioni. Dopo tre
Gerusalemme tenuto sotto il pa- anni si condusse a Roma a venerare
triarca Pietro. La pia tradizione as- le reliquie dei santi apostoli, ed a
serisce, che il luogo, ove il Reden- consultare il supremo Gerarca sopra
tore apparve ai due discepoli , già alcune difficoltà. Nel ritorno eh' ei
atrio della casa di Cleofa, da s. E- fece dalla santa città , giunto ai
lena venne convertito in chiesa, la confini della diocesi di Frisinga,
quale fu assai frequentata, massime una infame donna, che avea giu-
nel lunedì di Pasqua. Ivi eravi un rato la sua perdita, lo fece assalire
fonte prodigioso, che per virtù di- da una masnada di ribaldi, i quali
vina operava guarigioni, perchè, a lo trucidarono, e il lasciarono estin-
testimonianza di Sozomeno lib. 3, to sul terreno, nuotante nel pro-
c. 20 , il R.edentore ivi si lavò i prio sangue. Il suo corpo fu se-
piedi. Al presente è un titolo epi- pollo ad Aschaim presso Monaco,
scopale in parlibits, che conferisce La festa di lui è ricordata il dì
la santa Sede, chiamato EmaOy E- 11 settembre, nel qual giorno nel-
niausen.3 sotto la metropoli di Ce- l'anno 652 fu martirizzato. In R.a-
sarea pure in parlibiis. Da ultimo tisbona egli è onorato qual marti-
ne fu insignito monsignor Pietro re patrono.
R.etord, alunno del seminario delle EMS. Città del ducato di Nas-
missioni straniere di Parigi, prima sau, nella Germania, appartenente
coadiutore, ed ora vicario aposto- all' Austria superiore presso Co-
hco del Tuuckiuo occidentale, che bleutza, sulla riva destra della Lahn:
268 EMS
Ha molte sorgenti termali, i cui
bagni sono assai frequentati ; le
grotte però d' onde scaturiscono le
acque, emanano tali esalazioni, che
rendono asfisiaci gli uomini e gli
animali. Vuoisi, che Ems fosse già
feudo della nobile famiglia romana
dei duchi d'Alteraps, ed il celebre
Cardinal Sittico Altemps, nipote di
Papa Pio IV, per canto materno,
de' baroni di Hohenembs , nacque
in questo suo feudo di Ems , o
Emps. Divenne celebre nel secolo
passato pel congresso, o conciliabo-
lo ivi tenuto, come a luogo, in cui
ogni esercizio della religione catto-
lica era proscritto, ed in uso solo
la luterana, dai deputati dei tre e-
lettori, ed arcivescovi di Magonza,
Colonia , e Treveri , non che dal-
l'arcivescovo di Salisburgo, assem-
blea che i vescovi della Germania
riguardarono come direttamente op-
posta non solo alla consuetudine
della Chiesa, ma a tutte le leggi
canoniche, siccome più atta a for-
mare lo scisma , che a rendere la
pace alla Chiesa per le differenze
insorte, pei motivi che andiamo a
narrare, fra i loro committenti, ed
il sommo Pontefice Pio VI.
A cagione del gravissimo argo-
mento, è indispensabile una digres-
sione sulle circostanze, e sugli av-
venimenti che precedettero, ed ac-
compagnarono questo conciliabolo,
non che le sue conseguenze; di-
gressione, che risparmiandoci di ri-
petere altrove , ed ai vari relativi
articoli del Dizionario, non riusci-
rà forse discaro, che qui da noi si
riporti. Di questo congresso parla
il Bercaslel, Storia del cristianesi-
mo, t. XXXV, pag, 1 44 e seg. del-
l'edizione veneta deirAntonelli. Os-
serva il Cardinal Pacca nelle sue
importanti, e dotte Memorie sto-
EMS
riche, sul suo soggiorno in Germa-
nia, come nunzio apostolico al trat-
to del Reno dimorante in Colo-
nia, che molte opere confutarono
magistralmente le calunnie, le fal-
sità, e gli assurdi dell'indigesta
compilazione di quanto fu conchiu-
so al congresso di Ems, ed a pag.
33 e seg. ne riporta i brani di al-
cune sulle determinazioni prese nel
congresso tanto screditato nella sto-
ria della chiesa Germanica.
Congresso dì Ems.
Nella Germania eranvi nel pon-
tificato di Pio VI due nunziature
ordinarie, una presso l'imperiai cor-
te di Vienna, che stendeva la sua
giurisdizione anche in parte della
Baviera ; l'altra in Colonia pei tre
elettori ecclesiastici del sagro ro-
mano impero, ed arcivescovi di
Magonza, di Treveri, e di Colonia.
I diritti, che il nunzio di Colonia
esercitava nella sua giurisdizione,
cioè nel resto delia Germania com-
presi il Palatinato, e i ducati di
Berg e Giuliers ( mentre alla nun-
ziatura di Lucerna presso gli sviz-
zeri era parimenti assegnata una
porzione del territorio ba varo), erano
uniformi alla disciplina della Chie-
sa, ed ai decreti del sagro concilio
di Trento, essendo in possesso di
accordare le dispense de' matrimo-
ni, che in altri luoghi si domanda-
vano immediatamente alla santa Se-
de. Mentre che il nunzio pacifica-
mente godeva di questo privilegio,
senza verun contrasto de' rispettivi
vescovi, la manìa delle riforme, che
pure in Germania a quel tempo
teneva agitati gli animi , fece im-
maginare che questa giurisdizione
fosse una usurpazione sui primitivi
diritti dei vescovi dell' Alemagna.
EMS
À quest' epoca il duca palatino Car-
lo Teodoro duca di Baviera, il qua-
le avea in sé riunito i due eletto-
rati del Palatinato , e di Baviera ,
domandò a Pio VI un nunzio apo-
stolico residente in Monaco, capitale
de' suoi stati. Il Papa secondò i suoi
desiderii, e formò la nunziatura con
parte di quella di Vienna , con
parte di quella di Lucerna , e
con parte di quella di Colonia,
cioè di que* luoghi, che sottoposti
al dominio bavaro-palalini di detto
principe, per mancanza di proprio
nunzio erano stali prima assegnati
alle due nunziature. Subito la nuo-
va nunziatura fu contestata da al-
cuni vescovi di Germania, e prin-
cipalmente dall'arcivescovo ed elet-
tore di Magonza Erthal, da Massi-
miliano d'Austria fratello dell'impe-
ratore Giuseppe II, dell'elettore ed
arcivescovo di Colonia, e da Col-
loredo arcivescovo di Salisburgo, i
quali stendevano la loro episcopale
giurisdizione nei dominii bavaro-
palatini. Or questi fecero ricorso
all' imperatore per essere sostenuti
nelle lor pretensioni di lesa giu-
risdizione , ed egli non solo sop-
presse la giurisdizione de' suddetti
nunzi , con editto de' 1 2 ottobre
1785, ma scrisse ai tre elettori ec-
clesiastici una lettera, che si legge
nel Ta vanti, Fasti di Pio FI, t. I,
pag. 217,6 nel Bercastel citato a
pag. i45>> per animarli a conser-
varsi nelle loro prerogative, ch'egli
pure avrebbe difese, avvisando in
pari tempo l' elettore palatino di
Baviera, che se voleva tener nella
sua corte un nunzio quale inviato
del Papa, non avea che ridire, ma
se tal prelato si arrogasse alcuna
facoltà contraria ai privilegi de' ve-
scovi di Germania , si sarebbe op-
posto con tutto il potere, per la
EMS 269
qualità di capo dell' impero. Lo
stesso fece sapere al Pontefice, per
mezzo del Cardinal Herzan suo
ministro in Boma. Allora Pio VI
prudentemente sospese per qualche
mese la partenza da Boma di mon-
signor Giulio Cesare Zolio di Bi-
mini arcivescovo d'Atene, per Mo-
naco, come nunzio di Baviera, fin-
che avesse informato l'imperatore
delle sue rette intenzioni , e non
l'avesse persuaso, ch'egli non po-
teva rinunziare con pregiudizio dei
suoi successori all' autorità fin ora
esercitata dalla santa Sede, di spe-
dire nunzi apostolici ove credeva a
proposito , pel bene spirituale dei
cattolici; il perchè Pio VI trasmi-
se a Giuseppe II le opportune ri-
mostranze, appoggiate ai più au-
tentici , ed incontrastabili docu-
menti.
Tutta volta le ragioni del Papa non
convinsero l'animo dell'imperatore,
per quelle disposizioni, ch'emanò ver-
so lo stesso nunzio di Vienna. Dall'al-
tra parte i tre elettori ecclesiastici,
e particolarmente quel di Colonia,
risolvettero di non riconoscere i
nunzi pontificii, che puramente qua-
li semplici ministri delle corte di
Boma , eguali nelle prerogative ai
ministri de' sovrani secolari. L'elet-
tore però di Magonza, che seguiva
presso a poco le pedate di quel
di Colonia, creò ne* suoi stati un
tribunale, composto di sette eccle-
siastici, disponendo che ad essi sol-
tanto si dovrebbono portare le cau-
se di appellazione , le quali prima
di questi dispiacevoli avvenimenti,
si portavano al prelato nunzio di
Colonia, venendo in tal modo a
sopprimere il tribunale della nun-
ziatura. A fronte però della disap-
provazione di Cesare, e de' tre elet-
tori ecclesiastici, l' elettore di Ba-
a7o EMS
viera raddoppiò le sue istanze al
santo Padre, perchè gli fosse man-
dato il nuovo nunzio, che infatti
gli spedì, e da lui venne accolto a
Monaco con somma distinzione. A
ciò seguì un editto pubblico di quel-
l'elettore , nel quale si notificava ,
che avendo sua Santità inviato pres-
so quella corte monsignor Zolio
per risiedervi in qualità di nunzio
ordinario, e di legato apostolico,
ne rendeva inteso il pubblico , af-
finchè tutti i sudditi di sua altez-
za serenissima elettorale, ed abitanti
ne' suoi stati, potessero indirizzarsi
per l'avvenire alla nunziatura apo-
stolica, stabilita in Monaco, per tut-
ti gli affari, che per V innanzi pas-
savano alle nunziature di Vienna ,
di Colonia , e di Lucerna.
Nel tempo, che cresceva il fer-
mento nella Germania, a cagione
del nuovo nunzio di Baviera , un
nuovo accidente accrebbe in quelle
parti il disgusto colla corte di Ro-
ma. Monsignor Bartolommeo Pacca,
arcivescovo di Damiata, allora nun-
zio di Colonia, ed oggi amplissimo
Cardinale decano del sagro Colle-
gio, diresse per ordine del Papa
una sua circolare in data dei 3o
novembre 1786 ai curati, e prelati
subalterni delle diocesi de' tre elet-
tori, nelle quali soleva esercitare la
sua giurisdizione. In quella circola-
re si chiamavano nulle le dispense
accordate da alcuni arcivescovi in
differenti gradi di parentela, come
che non comprese nelle facoltà ot-
tenute dalla santa Sede, alla quale
da tempo immemorabile solevano
i tre elettori domandar ogni cin-
que anni la facoltà di dispensare i
loro diocesani in (juesti impedimenti
del matrimonio, che per ciò si chia-
mavano IndulU Quinquennali. La
circolare di monsignor Pacca si leg-
EMS
gè presso il lodalo Tavanti a pag.
212, e da essa si conosce bene,
che non meritava per cosa alcuna
di essere chiamala dagli elettori uno
scritto sedizioso, ed allarmante, né
di essere con tante ingiurie attacca-
ta da loro stessi, che certamente
non avevano l'autorità di concede-
re quelle dispense senza ottenerle
dalla santa Sede ogni cinque anni, a
norma de' concordati, e dell'uso me-
desimo, per cui finora le domanda-
vano, spirati i cin(|ue anni dell'in-
dulto ottenuto, come con diversi
esempi dimostrava lo stesso nunzio
nella sua circolare.
In seguito di detta circolare, si
videro le proteste de' tre elettori
di Colonia in data de' 19 dicem-
bre 1786, e nuovamente un'altra
de' 4 febbraio 1787, dell'elettore
di Magonza a' 1 1 dicembre, e del-
l'elettore di Tre veri Clemente Wen-
ceslao a' 20 di detto mese ed an-
no 1787. Tutte queste proteste
degli elettori si leggono nel Tavan-
ti, loc. cit. pag. 209. E qui da no-
tarsi la contraddizione in cui erano
fra sé medesimi i tre elettori nel-
l'anteriore loro condotta. Quello di
Colonia, con lettera de' 28 dicem-
bre 1785 diretta a monsignor nun-
zio Bellisomi , presso il Tavanti t.
Il, pag. 27, protesta di sé stesso,
che uh io, ne V elettore di Tre veri,
non volemmo entrare neW opposi-
zione alla nunziatura di Monaco,
ed egli fu invece il primo a pre-
sentare al trono imperiale le sue
doglianze per la circolare di mon-
signor Pacca. L'elettore di Treve-
ri, con lettera de' 18 gennaio 1786
al medesimo nunzio Bellisomi di
Colonia, e poi di Lisbona , gli at-
tcsta, cìi egli per la singoiar sua
divozione alla santa Sede 3 non a-
vova voluto accedere alle richiesLe
EMS
degli arcivescovi di 3Iagonza, e di
Salisburgo^ e degli altri coepìseopi
della Germania, contro la nunzia-
tura di Monaco, ed ora invece si
vedeva unito ad essi nella citata
protesta de* 20 dicembre 1787. L'e-
lettore di Magonza in una sua cir-
colare aveva detto, che fjuclli i
quali implorano la foì^za secolare,
si servono di un mezzo illecito, e
non canonico; indi non molto do-
po, abbracciando il partito degli al-
tri contro la santa Sede, implorò
egli pure il braccio cesareo.
Fra gli elettori, che protestaro-
no, fece maggior meraviglia questo
di Treveri, principe di Sassonia,
essendo egli quel desso che nel
1778 avea tanto consolato Pio VI,
coir avviso datogli delia ritrattazio-
ne del Febronio, e che nel 1782
avea scritto una lettera pastorale al
suo gregge, che edificò tutto il mon-
do cattolico, la quale tradotta in
lingua italiana, ed arricchita di
annotazioni da Francesco Serra,
comparve in Roma, colle stampe
del Cannetti nel 1791. In questa
pastorale dell'elettore di Treveri,
che fu ancora tradotta dal tedesco
in francese, e pubbhcata a Parigi,
cosi si esprime: »* I nemici della
« Chiesa, coperti della pelle di a-
w gnello, si riuniscono per depii-
« mere i loro pastori, e per sor-
si prendere la semplicità de' fedeli
w sotto il pretesto di riforma e di
« zelo. Fingendo di voler correg-
« gere gli abusi, essi fanno delle
M mine a' fondamenti della santa
>» Sede, eh' è il centro dell'unità".
Ma ciò, che i buoni e zelanti ve-
scovi non sapevano bastantemente
compiangere, era il vedere quelli^
i quali si vantavano figli della Chie-
sa, unirsi a' suoi nemici, per far
rivivere le loro invettive contro il
EMS .271
sovrano Pontefice, e ripetere del-
le calunnie tante volte confutate.
Gli stessi elettori ecclesiastici,
coU'arci vescovo di Salisburgo Col-
loredo, già nolo pel suo male u-
more contro la santa Sede, e pel
suo spirito d' innovazione dimostra-
to nella sua pastorale de' 29 giu-
gno 1782, come rilevasi dalle Me-
moires pour servir a Vhist. eccl.
de siecl. XVIII, lom. II, p. 246,
per maggiormente avvalorare le lo-
ro pretensioni, contrarie all'imme-
morabile possesso della santa Sede,
fin dall'agosto di detto anno 1786,
si adunarono con altri vescovi in
jiscliaffemhurgo (Fedi)^ per forma-
re una lega ben stravagante contro
l'autorità pontificia, in virtù della
quale spedirono i loro quattro de-
putati Heimes , Reck , Tautfer, e
Kenick, ad Ems, per tenere sul
proposito un conciliabolo, che molli
vescovi della Germania riguarda-
rono, come dicemmo, affatto e di-
rettamente opposto non solo alla
consuetudine, ma a tutte le leggi
canoniche. Il Bercastel citato, a
pag. i47 dice, che i detti quattro
deputati, e commissari furono mu-
niti di poteri della più strana esten-
sione dagli arcivescovi, che si cre-
devano in potere di sciogliere i
dubbi, i quali agitavano le coscien-
ze, e definire i limiti dentro i qua-
li volevano circoscritta l' autorità
pontificia. Questi li costituirono
giudici assoluti delle attuali con-
troversie, e quel eh' è più singola-
re, giudici dei loro stessi commit-
tenti : « Persuasi che la libertà del
» suolo dovesse infiuire sulla libertà
»> delle teologiche, e politiche loro
}> discussioni, non solo scelsero un
» terreno dove fu proibito ogni
:> esercizio della cattolica religione,
« ma si radunarono in una taver-
272 EMS
M na. Colà col bicchiere alla roano,
« con Febronio ed Eybel sul desco
*> censorio legislativo, erigendosi in
*> arbitri supremi, e riformatori
»> plenipotenziari della Chiesa, e del
M SUO capo, della disciplina, e del
« domma, contando per nulla i
» canoni, ed i concilii, si studiaro-
« no di rovesciare da imo a som-
>* mo tutta la divina economia del-
w la religione, formando un mo-
» stro orribile di costituzione ec-
» clesiastica ".
Sì conosce bene qual fosse l'a-
ni mositìi de' prelati congregati a
mezzo dei loro commissari! a Ems
ne' XXI II articoli, che formarono
nel loro conciliabolo, e negli altri
X^XI, che il vescovo di Salisburgo,
il pili accanito di tutti, presentò
-all'imperatore, per essere da lui
Jegalmente sanzionati, co'quali pre-
tesero di rovesciare interamente il
celebre concordalo della nazione
germanica, firmato dall'imperatore
Federico III nel i44^ nella die-
ta di Aschaffemburgo , combinato
col Pontefice Nicolò V, il quale
concordato, oltre a riguardare spe-
cialmente la collazione de' benefizi,
restringeva l'autorità vescovile , e
stabiliva la primazia de' romani
Pontefici, sopra tutte le chiese, ciò
che allora non volevano più i con-
gregati di Ems. Ma per essere
chiunque pienamente informato di
questo punto, oltre alle molte ope-
re, che su di esso accenna il Ta-
\anli ne Fasti dì Pio VI, al tom.
II , pag. 23 , sebbene avverta a
pag. 26, che per la maggior parte
sieno piene di menzogne, può ve-
dersi particolarmente quella, che
porta il titolo : /storiche osserva-
zioni sopra il così detto risultato
del congresso di Ems, con una ve-
ra dichiarazione, Francfbrt, e Li-
EMS
psia 1787. Lo slesso punto è an-
cora benissimo trattalo nelle citale
Memoires pour servir a V Histoirr.
ecclesiastique du siede XVIII, Pa-
ris 1806. F. Concordato Germa-
mco.
Adunque, ai 2 5 di agosto del
1786, i suddetti quattro deputati
dei mentovati quattro prelati riuniti
ad Ems sottoscrissero, e stabilirono
in XXIII arlicoli un piano, più at-
to a formare lo scisma, che a ren-
dere la pace alla Chiesa. In questi
si diceva che Gesù Cristo avea da-
to agli apostoli, ed ai vescovi loro
successori, un potere illimitato di
legare, e di sciogliere tutte le per-
sone, ed in tutti i casi, e che per
conseguenza non si doveva piìc ri-
correre a Roma, non avendo biso-
gno de' suoi capi immediati. Aunulla-
vansi le esenzioni de' religiosi, ad ec-
cezione di quelle che fossero confer-
male dall' impero : decisione assai
strana, di negare al Papa sopra una
materia ecclesiastica, un'autorità, che
si accordava alla podestà civile. Si de-
cretava che i religiosi non dipende-
rebbero più dai loro superiori stra-
nieri; che ogni vescovo potrebbe dis-
pensare ne' casi riservati alla santa
Sede, e ne' matrimoni; che potreb-
be assolvere i religiosi da' loro voti
solenni ; che questi non si potes-
sero fare ne' conventi degli uomi-
ni, se non dopo l'età di venticin-
que anni, ed in quelli delle mona-
che se non dopo i quarant'anni ;
che non si domanderebbero più a
Roma gì' Indulti Quinquennali ,
cioè la facoltà per cinque anni di
dispensare nei matrimoni; che tutte
le dispense domandale ad altri
fuori del vescovo sarebbero nulle;
che le bolle de' Papi non obbli-
gherebbero se non fossero accetta-
te dal vescovo; che le nunziature
EMS
apostoliche cesserebbero interamen-
te. Indi si decideva l'abolizione del
giuramento de' vescovi al Papa; e
se questo ricusasse di confermare i
vescovi, essi trainerebbero nella anti-
ca disciplina i mezzi di conservare
il loro uffizio^ sotto la protezione
deW imperatore, la cui autorità spes-
so imploravano gli arcivescovi elet-
tori, e quello di Salisburgo, in que-
sti articoli, senza pensare alla loro
stravagante contraddizione, di ricu-
sare la loro sommissione al proprio
capo legittimo. Simili a questi era-
no gli altri articoli del congresso
di Ems, che ratificarono i quattro
^ircivescovi, i quali ogni sforzo ado-
perarono per tirare alla loro lega
gli altri vescovi della Germania:
ma questi conoscendo il laccio, a
cui li volevano condurre, resistet-
tei'o con petto forte, a tali solleci-
tazioni co' loro scritti, ed opposta
condotta da tutti i zelanti cattoli-
ci grandemente, ed altamente lo-
data, siccome fanno fede le storie.
11 risultato del congresso, narra il
Cardinal Pacca a pag. 33, che nei
primi di settembre fu inviato al-
l'imperatore, con una lettera co-
mune dei quattro arcivescovi piena
di accuse calunniose contro la san-
ta Sede, ed i romani Pontefici, e
scritte con penna intinta nel fiele di
Paolo Sarpi, della quale gli stessi
arcivescovi che la sottoscrissero ne
ebbero appresso rossore e vergo-
gna.
Or persistendo i quattro prelati
nel piano, cominciarono a metter
in pratica i regolamenti formati ad
Ems nelle loro diocesi, non doman-
dando più gì' Indulti Quinquenna-
lij ma concedendo da loro mede-
simi le dispense, ch'essi, ed i loro
predecessori avevano da si lungo
tempo domandate alla santa Sede.
VOL. ixi.
EMS 273
Ma eglino non potevano ignorare,
che avendo il sagro concilio di
Trento dichiarati nulli i matrimo-
ni contratti in certi gradi di pa-
rentela, ed avendo esso lasciato il
Papa, come conservatore de' cano-
ni, la cura di dispensare ne' casi
opportuni, a' soli sovrani Pontefici
apparteneva esclusivamente il diritto
di accordare le dispense necessarie,
onde gli arcivescovi non potevano
arrogarsi questo diritto, senza con-
traddire alla decisione di un con-
cilio generale, e senza turbare la
sicurezza de' matrimoni, e per con-
seguenza il riposo, e la tranquilli-
tà della società.
Trattandosi pertanto della validi-
tà de* sagramenti , e della santità
dell'unione coniugale. Pio VI cre-
dette di non dover più tacere , ed
ordinò al suo zelante nunzio di Co-
lonia di avvertire i curati delle
diocesi de' tre elettori ecclesiastici ,
colla circolare de' 3o novembre
1786, che i matrimoni contratti
con impedimenti dirimenti, senza le
dispense della santa Sede, erano nul-
li, e che gli arcivescovi sulle dispen-
se de' matrimoni non avevano al-
tra facoltà che quella loro conferi-
ta dalla santa Sede negl' Indulti
Quinquennali, eh' essi avevano più
volte domandato. Giacche, siccome
osserva il Bercastel, non potendo
Pio VI farsi ascoltare per mezzo
del suo nunzio dai metropolitani,
usò del diritto di parlare ai pa-
stori inferiori ; diritto nemmeno
contrastato dai nemici dell'autorità
pontificia, diritto riconosciuto per
legittimo da Febronio, e dai fe-
broniani, diritto senza il quale l'au-
torità, e giurisdizione del sommo
Pontefice, che forma un domraa di
fede presso i cattolici, sarebbe una
chimera , ed una pura illusione.
18
2^/1 E MS
L'elettore di Colonia fu quello che
dimostrò maggior disprezzo alla cir-
colare del nunzio monsignor Pacca,
rappresentandola come un attenta-
to contro i suoi diritti , del quale
si lagnò non solamente coli' impe-
ratore fratello, ma ancora col santo
Padre. Questi gli rispose con un
Pontificio breve de' 20 gennaio
1787, nel quale gli faceva sapere,
che per suo ordine espresso aveva
il nunzio pubblicato quella circo-
lai-e, e gli mostrava, che l'uso ge-
nerale della Chiesa, e la decisione
dei concili riservano a' soli sommi
Pontefici il diritto delle dispense
in certi casi, ciò che si conferma-
va dalla pratica delle chiese di
Treveri, di Magonza , e della sua
medesima di Colonia, mentre egli
stesso avea domandato molle volte
questi indulti, che oggi pretende-
va inutili. Indi gli rimproverava
Pio VI la maniera tenuta verso il
suo nunzio apostolico, che non ave-
va voluto ricevere, e Io esortava
a non unirsi a' nemici della Chiesa
in que' tempi così calamitosi. L'ar-
ciduca elettore rispose certamente
a questo breve con proteste di at-
taccamento, e divozione verso la
santa Sede, che nulla valevano sen-
za gli effetti corrispondenti, poiché
continuò a sostenere le sue preten-
sioni, benché poco dipoi l'avessero
abbandonato due de' suoi colleghi.
11 principe di Sassonia, elettore di
Treveri, domandò gV Indulti Quin-
quennali per la sua diocesi, non
permettendogli la sua pietà di ac-
ciecarsi più colle viste degli auto-
ri del nuovo Codice di disciplina,
e domandò al Papa la sanatoria,
per riparare all'errore delle dispen-
se che avea conferite. L'elettore di
Magonza, che dapprima era entra-
lo con zelo nella lega, domandò le
EMS
solite dispense, rinnovò il commer-
cio col nunzio Pontificio, e chie-
dendo per coadiutore monsignor De
Dalberg, promise al Papa di la-
sciar tutto nello stato come prima
del congresso di Ems.
Non restavano dunque in questa
lega, che gli arcivescovi di Colonia
e di Salisburgo, i quali presenta-
rono alla dieta di Pvatisbona nel
1788 le loro Memorie in favore
del ridetto congresso, e particolar-
mente contro le nunziature. La s.
Sede vi rispose con un'altra me-
moria, che fece presentare alla stes-
sa dieta. Ma i raggiri , suggeriti
dallo spirito di discordia, svaniro-
no ben presto per gli avvenimenti
più disgustosi, che successero dipoi.
I torbidi del Brabante , la morte
dell' imperatore Giuseppe II, e so-
prattutto la tremenda rivoluzione
francese, distrussero la lega di Ems,
ed i quattro arcivescovi , che 1' a-
vevano conchiusa, espiarono col de-
predamento de' loro stati , e colla
perdita della loro potenza tempo-
rale, e delle loro sedi arcivesco-
vili ancora, soppresse dalla france-
se potenza vittoriosa, le ambiziose
pretensioni, che si erano formate a
danno della pace della Chiesa, e
de' diritti del venerabile suo capo;
onde spogliati di tutto, impararo-
no a compiangere nell' esilio da lo-
ro sofferto le nunziature contro le
quali avevano palesato un ardore
così mal concepito. P^. le sullodate
Memoiresj dove questo interessantis-
simo punto si tratta con ecclesia-
stica libertà, e commendevole chia-
rezza, com'esigono questi gravi ed
importanti argomenti.
Mentre dunque gli elettori ec-
clesiastici del sagro loniauo impe-
ro con alcuni poclii vescovi sem-
bravano aver dichiarato una guer-
EMS
ra giurisdizionale alla santa Sede;
molti altri vescovi della Germania,
fra' quali a cagione di onore no-
mineremo con distinzione i vesco-
vi di Spira, di Fulda, d'Hildesheim,
di Wurtzbnrg, di Paderbona, di
Liegi, e di Ratisbona, sostenevano
intrepidamente i diritti, de' quali
la Sede apostolica si trovava in pos-
sesso da tante centinaia d' anni ,
senza che giammai, com' essi dice-
vano, la maestà e potenza del cor-
po Germanico restasse compromes-
sa e violala in modo alcuno. Vi-
dcsi allora ben autenticato il sen-
timento di questi zelanti vescovi,
quando nel tempo medesimo , in
cui si contrastava un tal diritto alla
santa Sede, come pernicioso alla
podestà sovrana, Federico Gugliel-
mo li re di Prussia principe pro-
testante attaccatissimo alla religio-
ne de' suoi predecessori, e geloso
piti di qualunque altro de' diritti
della sovranità, fece sapere al nun-
zio monsignor Pacca, che poteva
esercitare liberamente tutta l'eccle-
siastica giurisdizione, come nunzio
co' cattolici de' suoi stati, uella stes-
sa maniera , che avea fatto sotto
il di lui antecessore Federico li.
Finalmente noteremo che nel
1789 i tre elettori ecclesiastici, seb-
bene fossero in mezzo ai guai dei
loro stati, dove si andava comu-
nicando lo spirilo predominante di
liberlà, e d' indipendenza, tuttavol-
ta persistevano nelle massime di
sopra descritte, e l'arcivescovo di
Salisburgo loro principale capo, co-
me primate della Germania, non
cessava di sollecitale la soppressio-
ne della nunziatura di Monaco, con
una memoria che diresse alla dieta
di Ratisbona, per conservare, com'e-
gli si esprimeva, i diritti de' vesco-
vi lesi dal sistema praticalo dalia
ENA 275
corte di Roma, che, secondo lui ,
troppa autorità accordava ai nun-
zi pontificii in pregiudizio degli
Ordinarii. Ma Pio VI fece compi-
lare un autentico trattato sull' an-
tichità, e sulle prerogative dei Niin-
zi apostolici (Vedi), e con pontificio
breve de' 14 novembre 1790, ne
trasmise degli esemplari stampati
ai tre elettori, ed all' arcivescovo
di Salisburgo. Questo libro avea
per titolo : Sancdssimi D. N. Piì
Papae VI Responsio ad metropo-
li tana s Moguntinum^ Trevirensem ,
Coloniensem, et Salisbiirgensem su-
per nunliaturis apostolicis, additis
biiiis litteris ad archiepiscopum et
ad capitulum Coloniae. Con detto
breve il Papa esortò i quattro ar-
civescovi a desistere dallo scanda-
loso attentato contro il Vicario di
Cristo, in un tempo che riceveva
da tante altre parti disgusti e dis-
piaceri. Quindi , o perchè siffatta
esortazione facesse breccia nei loro
animi, o per le turbolenze e solle-
vazioni, che già si estendevano in
gran parte dei punti limitrofi , gli
elettori desistettero dalle loro pre-
tensioni presso la dieta di Ratisbo-
na, e la nuova nunziatura di Ba-
viera restò nel suo pieno vigore, e
lo è tuttora, ad onta di tutti gli
sforzi del congresso di Ems. Chi
poi biamasse più dettagliate noti-
zie sul medesimo, può leggere l'o-
pera intitolata. Colpo d'occhio sul
congresso di Ems, traduzione dal
francese, arricchita di note , e di
una appendice di monumenti, Aleto-
poli 1788. Contro il suddetto con-
gresso fu anche scritta l'opera fran-
cese, che venne stampata a Dussel-
dorff presso Rauffmann.
ENAGHDOC (Enagdunum). Cit-
tà episcopale dell' Irlanda nella pro-
vincia di Cumiacia, nella contea di
276 ENC
Galway, die Coramanville dice uul-
ta nel secolo XII alla metropoli di
Tuam, di cui era suffraganea, seb-
bene ciò non avesse efifetto, che
verso il i3i8. Questa sede ven-
ne chiamata pure Enagdowie ^ ed
Huambruin, dal concilio di Melli-
fonte del i\5i.
ENCENIA (Encoenia). Rinnova-
zione, dedicazione, o solennità an-
niversaria della Dedicazione (Fedi)
delle chiese. Questa solennità fu
chiamata dal Balsamone Anoexium,
festa della dedicazione, o dell'apri-
niento d'una chiesa, dalla apertura
delie porte di un nuovo tempio.
Gli ebrei celebravano l'encenia il
giorno i5 del loro nono mese in
memoria della restaurazione o puri-
ficazione del tempio saccheggiato,
e contaminato da Antioco Epifane,
170 anni avanti la nascila di Ge-
sù Cristo; restaurazione fatta da
Giuda Maccabeo per la prima vol-
ta quindici anni dopo. Avevano gli
ebrei due altre feste dello stesso
nome, l'una per la dedicazione del
tempio fatta da Salomone, ed av-
venuta verso l'anno 1008 avanti
Gesù Cristo, e l'altra in memoria
di Zorobabele, e del ritorno del
popolo ebreo dalla cattività di Ba-
bilonia , l'anno 5 16 avanti Gesù
Cristo ai 3 del mese Adar, cor-
rispondente a' IO marzo. F. Pao-
lo Medici, Riti e costumi degli ebrei
confutati, capo XXV. Della festa
delle encenie detta Chanucà. Il Sar-
nelli, nelle Lett. eccl. t. IV. Lett.
XXVII, tratta Perche alcune feste
degli ebrei abbiano nomi greci.
ENCHENVOERWiLLELMo, Car-
dinale. W^illelmo o Guglielmo En-
chenvoer, nato nel 14^4 i" Utrecht
nelle Fiandre, canonico di Anversa, e
preposto della chiesa di Utrecht, fu
indivisibil compagno del Cardinale
ENC
Adriano Florenzi , e suo agente ih
Roma. Assunto questi al pontifica-
to col nome di Adriano VI, l'En-
chenvoer, eh' era stato presente alla
elezione di lui, fu investito della
carica di datario, e creato vescovo
di Toi-tosa. Adriano VI, essendo in-
fermo nel i52 3 a' 10 settembie,
convocò il concistoro nella sua ca-
mera, e sebbene vicino a soccombere,
pure volle lui solo promuovere al
Cardinalato col titolo presbiterale
de' ss. Giovanni e Paolo. In segui-
to Clemente VII gli diede l'ammi-
nistrazione del vescovado di Utrecht.
Questo Cardinale fece ristorare il
magnifico portico e la facciata del-
la basilica del suo titolo, e volle
eziandio eretto al Pontefice suo be-
nefattore uno splendido mausoleo
nella chiesa di s. Maria dell'Anima
in Roma, ricco di belle sculture ,
e decorato di una iscrizione, eh' è
un sunto delle geste di quel Papa.
Restaurò al modo che dicesi al
suo articolo la chiesa dell' Ani-
ma , e la dotò di alcune case vi-
cine, in una delle quali egli pure
abitava. Fu però sventurato nel
sacco di Roma accaduto sotto Cle-
mente VII; in esso per salvare dal
saccheggio le sue sostanze venne ob-
bligato a pagare a certo capitano Od-
done, giusta quello che ci racconta
il Riganti, Commentari delle regole
della Cancelleria, t. I, la esorbi-
tante somma di quarantamila scudi.
Morì in Roma nel i534. Ebbe se-
polcro nella chiesa dell'Anima, do-
ve gli fu eretto un bel monumento
al Iato destro della porta maggio-
re del tempio. Esso è ornato di
due colonne di verde antico, che
sostengono l'urna su cui vedesi la
statua del Cardinale distesa e ve-
stita degli abiti pontificali , lavoro
di mediocre scoltura. Leggesi an-
ENC
Cora una lapide, in cui si contie-
ne repilogo della sua vita , ove il
suo cognome è scritto in questo
modo : Eiickeiivoìrlio.
ENCICLICA (Enciclìcae). Lette-
re circolari , circulares _, chiamate
anche lettere cattoliche, Litterae ca-
tholicae. Quando le lettere si scri-
vevano a tutti • ciisliani così ven-
nero appellate, circolari , e cattoli-
che, non perchè contenessero la pro-
fessione della fede cattolica , ma
perchè si scrivevano a tutta la Chie-
sa, e cosi erano universali. JXel con-
cilio tenuto da s. Pietro dopo l'an-
no 5 1 dell' era cristiana in Geru-
salemme cogli apostoli , fu deter-
minato di non doversi inquietare
i gentili convertiti alla fede colle
osservanze mosaiche. La decisione
fu inviata per lettera ad Antiochia,
con una formola^ che dipoi venne
adottata dai concili generali: Visum
est Spiritili Sancto, et nobisj e da
questa lettera ebbero origine le let-
tere encicliche, o circolari. J^. il
Rinaldi, Annal. eccL, all'anno 14^,
num. 8, e l'articolo Lettere Apo-
stolix:he. Al presente Lettere apo-
stoliche, o Lettere encicliche sono
quelle, clie il sommo Pontefice di-
rige a tutti i patriarchi , primati ,
arcivescovi, e vescovi della Chiesa
cattolica. Sulle lettere encicliche nel
secolo decorso scrisse un' erudita
opera l'abbate Francesco Bencini.
ENCRATICL F. Ieratici Ere-
tici.
ENCRATIDE (s.). Nacque nel
Portogallo, e divenuta adulta die-
desi di nascosto alla fuga , perchè
suo padre voleva collocarla in ma-
trimonio, mentr'ella avea fatto vo-
to di sua virginità al Signore.
Giunta in Saragozza, città ove al-
lora fieramente si perseguitavano i
veri confessori di Gesù Cristo, rvon
ENE 277
si abbattè nello spirito, anzi con-
dotta in faccia al tiranno, gli rin-
facciò senza riguardi la sua crudel-
tà. Daziano , tale era il nome
del persecutore, offeso dai rimbrotti
di questa giovine, la diede in ma-
no ai carnefici, affinchè la tormen-
tassero. Ella resistette alle più fie-
re carnificine con eroica costanza,
lodando il Signore, e quantunque
lacerata nelle coste , privata della
mammella sinistra, e di una por-
zione del fegato, non mori sul mo-
mento. Cacciata in prigione, rese
lo spirito al Signore per le ripor-
tale ferite nell'anno 3o4. Essa nel
culto è unita ad altri diciotto mar-
tiri, che in quello stesso giorno in
Saragozza sostennero il martirio.
La festa è assegnala ai 16 di a-
prile.
ENDEO, o ENNA (s.). Neil' Ir-
landa da un ricco signore di Er-
gali nacque Endeo. S. Faina sua
sorella, abbadessa del monistero di
Uill-Aine, lo esortò ad abbandona-
re il mondo, ed egli pronto ai santi
consigli, si chiuse nel monistero di
Rosnal. Di lì a molti anni torna-
to in patria, vi fondò un gran con-
vento neir isola d'Aran. Molti si-
gnori accorsero per ivi ricoverarsi.
S. Endeo, con una vita tutta de-
dita all'orazione e contemplazione,
edificò la comunità, cui presiedeva,
e morì santamente sul terminare
del sesto secolo. La sua festa è as-
segnata il dì 21 marzo.
ENEA Silvio, Cardinale. V, Pic-
COIOMINI.
ENEMONDO (s.). Da un'illu-
stre famiglia delle Gallie ebbe ori-
gine Enemondo, il quale si dedicò
di buon'ora all'esercizio delle cri-
stiane virtù. Consecratosi al servi-
zio del Signore, fu ordinato sacer-
dote, e quindi crescendo ognor più
ENE
Jielio 7elo e nella pietà, \enne
insignito del carattere episcopale.
Egli resse la chiesa di Lione con
quella attività e premura ch'è pro-
pria dei veri pastori. Diede com-
pimento alla chiesa di s. Pietro, ed
in quella pose una comunità di
vergini. Colia predicazione richia-
mava i traviati all' ovile di Cristo,
colle larghe limosine soccorreva ai
bisogni dei poveri, e gì' infermi, e
gli afflitti ritrovavano in lui il con-
solatore pili opportuno. Morto Clo-
doveo II, il perfido Ebroino pre-
fetto del palazzo , sospettando nel
santo vescovo il suo accusatore, per
le vessazioni eh' ei commetteva so-
pra il popolo di Lione , macchinò
di privarlo di vita. Per coprire il
reo disegno, Enemondo fu impu-
tato reo di lesa maestà , e quindi
da un drappello di soldati raggiun-
to in Sciallon sulla Senna, ove e-
rasi rifugiato, fu barbaramente uc-
ciso, il che avvenne a' 28 settem-
bre dell'anno GSrj. S. Wilfrido, che
fu poscia vescovo di York, ed altri
ecclesiastici che lo seguivano, por-
tarono il suo corpo a Lione, e lo
seppellirono nella chiesa di s. Pie-
tro. Il giorno 28 settembre è sacro
alla sua memoria.
ENEPiA. Sede vescovile d' Afri-
ca, la cui provincia non è cono-
sciuta, ed il cui vescovo Massimi-
no intervenne alla celebre confe-
iJenza di Cartagine. Coli. Cart. e.
I2 3_, not. 209.
ENERGUMENO. Quegli, che è
posseduto dal maligno spirito, os-
sia dal Demonio i^Vedi). Ossessione
chiamasi lo slato di colui, che è
tormentato dal demonio, e perciò
si dire anche ossesso. L' ossessione
differisce dall' invasamento in ciò,
cAe nell'ossessione il demonio agi-
sce esteriormente, e neil' iuvaMone
ENE
agisce internamente. Non si può
melteie dubbio sulla possibilità, e
sulla realtà delle ossessioni, e de-
gl'in vasamenti, senza dichiarare falsa
la Scrittura sacra, e l' esperienza di
tutti i secoli, e di lutti i luoghi.
Alcuni autori antichi e moderni
affermarono, che questo termine di
energumeno, energumeniis, nella sa-
gra Scrittura significa soltanto que-
gli che contraffa le azioni del de-
monio, ed opera cose sorprcntlenti,
che sembrano soprannaturali. Ma il
Bergier prova il contrario nel Diz.
enciclopedico alle parole Posseduto,
e Invasione. La promessa fatta da
Gesù Cristo, che i suoi discepoli
avrebbero il poteie di scacciare i
demoni in suo nome, e che ha pei*-
petuato nella Chiesa col mezzo de-
gli Esorcismi [Fedi), è un' altra
prova della realtà degl' invasamen-
ti, la quale non ammette alcun
dubbio. E questo im fatto ricono-
sciuto dai pagani medesimi, che
cioè gli esorcisti della Chiesa scac-
ciavano i demoni dal corpo degli
ossessi. Abbiamo da Tertulliano
neir Jpologet. e. 28: >» Che qui
» avanti i vostri tribunali venga
« condotto alcun riconosciuto per
w invasato dal demonio, e clie un
» cristiano, qualunque siasi, coman-
» di a questo spirito impuro di
w parlare ; questo spirito di tene-
» bre confesserà qui pure realmen-
« te non essere, che un demonio,
« e che d' altronde egli non osa
« falsamente farsi credere un Dio".
Dicono i teologi, che se gli esorcismi
non ottengono sempre il loro ef-
fetto, ciò proviene dalla poca fe-
de di coloro, sopra i quali ven-
gono impiegati. Gli stessi sagra-
menti, per efficaci che sieno, non
operano però sempre, per mancan-
za delle necessarie disposi/ioni pei
ENE
parte di coloro, che li ricevono.
II Macri, nella Not. dé'vocab. kcI,
dice, ch'energumeno, o indemoniato
deriva da una parola greca. Dal con-
cilio costantinopolitano Tenergume-
no viene chiamato Arrepdlius can.
6, in Tnil. : ArreptilioSy se simu-
lanteSy et qui moruni probitatc eo-
rum figuranij et habitum simulate
praeferunt visum est omnimode pu-
uiri. Sono dunque gl'indemoniati
irregolari, ed esclusi dagli ordini,
e funzioni ecclesiastiche, come si
legge essere stabilito nei canoni a-
postolici : Siquis daemonem ìiabeat,
ne fiat clericus, sed ncque cum fi-
delihus precetur. Purgatus autem
recipiatur, et si sit dignus , fiat.
can. i8. Dalle quali parole si rac-
coglie, che gì' indemoniati non as-
sistevano in chiesa ai divini offizi
con gli altri fedeli, ma dimorava-
no con i catecumeni, dopo i quali
ancor essi erano mandati fuori con
voce alta prima della consagrazio-
ne, dicendo il diacono ; Ite, Hener-
gumeni, come si legge nella litur-
gia di s. Clemente I Papa. Inoltre
la primitiva Chiesa usava di tene-
re gli energumeni nella classe dei
penitenti, di fare per essi preghie-
re particolari, ed esorcismi. Come
la maggior parte erano pagani,
quando erano guariti si facevano
istruire, e per ordinario ricevevano
il battesimo. F. Catecumeno, e
Chiesa.
Dice il p. Chardon, Storia dei
Sagramentij t. II, p. i8o; che ai
penitenti, e catecumeni si permet-
teva partecipare delle preci, in
quella parte della messa, che pre-
cedeva l'offertorio, ed in quel-
la che seguiva la lezione , ed i-
struzione, dopo le quali si man-
davano fuori, come pure allora in
certi luoghi si congedavano gli e-
ENF 279
nergiimeni, cioè quelli contro cui
il demonio esercitava la sua forza
visibilmente, o continuatamente, o
per intervalli. Imperocché, dice M.
Thiers : » Chiamavansi energurae-
« ni quelli, sopra i quali il de-
« monio aveva qualche possanza,
M ed autorità in qualsiasi modo.
M Così gli ossessi, e quelli ch'era-
« no agitati da terrori panici, e
'> quelli, eh' erano molestati da va-
« ne illusioni, e generalmente tut-
M ti quelli, che si abbandonavano al
« furore delle loro passioni, si chia-
» mavano energumeni nel linguag-
» gio di s. Dionigi, e d' altri an-
» tichi autori". Tutti costoro a-
dunque si mandavano fuori di chie-
sa, quando cominciava la messa dei
fedeli. Usciti eh' erano, si serravano
le porte, ed allora nella maggior
parte delle chiese si recitava, o can-
tava il simbolo della fede, ch'era
come il contrassegno della unione
tra' fedéli, e di cui non si dava
notizia a' catecumeni mandati fuori
coi penitenti, ed energumeni. Il
concilio d' Oranges poi escluse dal
sacerdozio gli energumeni, e li pri-
vò dall' esercizio del loro ordine,
quando la invasione era posteriore
alla loro oidinazione. Sì può con-
sultare la dissertazione sulle osses-
sioni, e gV invasamenti del demonio
del p. d. Agostino Calmet, che
trovasi in fine del X tom. della
Bibbia stampata nel 1750. F^, E-
nergumenus nel Hierolexicon del
Macri.
ENFITEUSI (Emphyleusis). È
un contratto per molti anni di
una eredità, col patto di coltivar-
la, renderla migliore; o d'un fon-
do, col carico di fabbricarvi; o di
una casa col patto di rifabbricarla,
mediante una certa modica corri-
sposta , pagabile in ciascun au-
28o * ENG
no dal prenditore. Nel Diziona-
rio della lingua italiana y l'enfi-
teusi è definito; Contratto con-
sensuale in \irtù di cui si cede ad
altri il dominio utile di uno sta-
bile in perpetuo, od a tempo lun-
go pel pagamento di un annuo
canone in ricognizione del dominio
diretto. Chiamasi enfìteuta, o en-
fiteuticario, colui che riceve l'en-
fiteusi, come anche dicesi livellario.
L' enfiteusi, dicono i legisti, vale
l'alienazione del fondo, come che
non perpetua, giacché è dessa un
alienazione della proprietà utile
nella persona del prenditore, du-
rante tutto il tempo della conces-
sione, con una ritenzione della pro-
prietà diretta dalla parte del ven-
ditore.
ENGELBERTO (s.). Da una
assai chiara famiglia del Berrì nac-
que Engelberto. In età ancora te-
nera diede a divedere un'inclina-
zione felice per la virtù. Destinato
da' genitori suoi allo stato ecclesia-
stico, fu ancora per tempo provveduto
di pingui benefizii ; e col divino aiuto
ne fece un buon uso. Divenuto in
progresso gran proposito della chiesa
di Colonia, ed acquistatosi fama di
zelante sacerdote, ed imperterrito
sostenitore della fede, fu quindi dal
Pontefice Innocenzo III promosso al-
l'arcivescovato di Colonia, e con-
sacrato r anno 1 2 1 5. Colla sua dot-
trina e prudenza dissipò le opposi-
zioni e gì' intrighi insorti nella sua
promozione, con fermezza mantenne
ì diritti della sua chiesa, e €on ze-
lo apostolico a tutti inspirava il
santo timore di Dio. Molte e sva-
riate furono le contraddizioni, che
dovette sostenere nel lungo suo epi-
scopato. Terminò finalmente vitti-
ma della perfidia, lasciando la vita
sulla pubblica strada, assalito dai
ENH
suoi nemici, che a furia di colpi
il sagrificarono, non altra difesa e-
gli opponendo, che la preghiera di
perdono a Dio rivolta pe'suoi car-
nefici. 11 giorno 7 novembre del-
l'anno 1225, seguì il suo marti-
rio, sostenuto per la difesa della
libertà della Chiesa, ed obbedien-
za al supremo Gerarca. 11 mar-
tirologio romano assegna la sua fe-
stività nel giorno stesso, che sof-
ferse il martirio.
ENGO (s.). Nacque di origine
regia nelf Irlanda. Cresciuto negli
anni, e con questi vieppiù in lui
aumentatosi l' amore verso Iddio,
fatta spontanea rinunzia dei beni
terreni, si rinchiuse nel celebre mo-
nistero di Cluaiu-Edneach. Dotalo
di un profondo sapere, ben presto
il suo nome si rese celebre; ma la
sua umiltà mal sofferendo gli elo-
gi, lo determinò ad allontanarsi da
quel sagro ritiro, e recarsi in quel-
lo di Tamlacht, verso Dublino.
Visse per sette anni in qualità di
converso, occupandosi negli uffizi i
più abbietti della comunità, per
sempre più perfezionarsi nella san-
ta umiltà. Un tal sistema di vita
lo fece di bel nuovo conoscere per
un gran santo, e quindi la fama
ne rinnovava gli elogi. Engo di ciò
accortosi, tornò al primiero suo mo-
nistero, ma non per questo potè egli
sottrarsi dall'ammirazione, ch'egli
sempre abborrì. Fu in progresso di
tempo creato abbate, e per ultimo
anche vescovo. Scrisse vari opusco-
li sui santi del proprio paese, pei
quali sentiva una tenera divozione,
e morì nel bacio del Signore l'an-
no 824. La sua festa è assegnata
il dì 1 1 marzo.
ENHAM, EINSHANUM. Città
d'Inghilterra, dove neh' anno 1009
fu tenuto un concilio. In esso si
ENN
fecero ventitré canoni per la rifor-
ma de' costumi, e della disciplina
ecclesiastica. Anglia t. I, Labbé t.
IX, Arduino t. VI , e Diz. de Con-
cili, che lo chiama concilio Ein-
shamense.
ENNA (s.). V. Endeo (s.).
ENNODIO (s.). Discese da illu-
stre famiglia delle Gallie, percorse
i suoi studi in Milano, e congiun-
to in matrimonio con nobile e ric-
ca giovine, visse del tempo gustan-
do le delizie del secolo, dimentico
delle obbligazioni, che si devono a
Dio. La grazia divina, che suo Io
voleva, il chiamò col mezzo de'ri-
morsi continui, e lo vinse per mo-
do, che secondato dalla moglie, si
ascrisse alla ecclesiastica milizia,
mentre la sua sposa si consecrò a
perpetua continenza. Divotissimo di
s. Vittore di Milano, implorò l'as-
sistenza di lui, per condurre una
vita santa sino alla morte, e ne
ottenne la grazia. Ricevette gli or-
dini sagri da s. Epifanio vescovo
di Pavia, si diede a tutto uomo
agli studi ecclesiastici, e scrisse l'a-
pologia del Pontefice Simmaco, e
quella del concilio da questo tenu-
to contro lo scisma di quei giorni.
Verso l'anno 5 io fu eletto vesco-
vo di Pavia, ed egli con zelo ed
autorità apostoHca saggiamente go-
vernò quella chiesa. Ebbe onore-
vole missione dal Pontefice Ormis-
da, per riunire le chiese di orien-
te, e di occidente, e quantunque
abbia incontrati due viaggi a Co-
stantinopoli, e con ogni cura pos-
sibile procurato il buon successo,
fu però sconfortato nella riuscita,
e per X altrui mala fede fu quasi in
pericolo di perdere la vita, obbli-
gato a montare su di un naviglio
vecchio, e tutto roso. Ritornato alla
sua sede, con indefessa cura si die-
ENO 281
de alla santificazione del suo greg-
ge, i poveri sovvenendo con le li-
mosine, i traviali richiamando col-
la predicazione, gì' infermi ed i tri-
bolali confortando, quelli colle sue
visite, questi co' suoi atlettuosi con-
sigli. Giunto agli anni quarantot-
to, Iddio il chiamò a se, ed il
giorno I agosto del 52 i spirò san-
tamente, 11 martirologio romano
segna la sua festa ai 17 di luglio.
ENO (^Aenus) . Città vescovile
della provincia di Rodope, nell' e-
sarcato di Tracia nella Romania
sulla Marisa. Commanville dice,
che nel quinto secolo fu quivi eret-
ta la sede vescovile, suffraganea
della metropoli di Trajanopoli, e
che nel nono divenne arcivescova-
to onorario. Attualmente è un ti-
tolo episcopale in partibus infide-
liuTììj sotto la medesima metropo-
litana di Trajanopoli egualmente
in partibus, che suole conferire la
santa Sede. Per traslazione di mon-
signor Ignazio Giustiniani da questo
titolo di Eno alla chiesa residen-
ziale di Scio, che tuttora governa,
il Papa Pio Vili, nel concistoro
de' 18 marzo i83o, lo conferì a
monsignor Ignazio Carisi della dio-
cesi di Girgenli. Al presente è ve-
scovo Enense in partibus, monsi-
gnor Pietro Botaillon della congre-
gazione dei Maristì, vicario aposto-
lico dell' Oceania ossia Polinesia
centrale, fatto dal Papa che regna.
ENOTICO, o ENOTICON. E-
notìcum seu Henonilicum. Editto,
o libro famoso dell' imperatore di
oriente Zenone , così detto dalla
voce greca unitivo, od unione, per-
chè r eretico imperatore voleva, e
pretendeva con esso comporre, ed
accordare la diversità di opinioni
in materia di fede. Questo editto
venne chiamato pure di pacifica-
?j83 eno eno
zione, e pubblicalo da Zenone nel- la solloscrivere al prelato che ri-
l'anno 4»'^'^ P^i' conciliare ed in- sta})iliva, ed accertarsi così della
sieme riunire i cattolici cogli ere- sua fede.
tici EiUichiani (f^edi), essendo sta- Quindi l'editto venne ricevuto
to a ciò persuaso da Acazio pa- ben presto da tutti i partigiani di
triarca di Costantinopoli, nell'assi- Pietro Mongo, siccome notori ere-
curarlo colie più vili adulazioni, tici. Giovanni di Talaia abbando-
ch' egli poteva decidere le questio- nò la sede d' Alessandria, mentre
ni di fede; al qual fine avea for- l'intruso ricevette l'enotico in trion-
mato l'editto, che inoltre favoriva fo, e si adoperò a tutto suo pote-
gli errori degli eutichiani, e face- re di farlo ricevere nell' intero E-
va questi trionfare. Questo decreto gitto. Ma avendo nel pubblicarlo
di unione, e rappacificazione è una ricusato di dire anatema al conci-
lettera indirizzata ai vescovi, ai lio di Calcedonia , gli eutichiani
chierici, ai monaci, ed ai popoli di più rigidi, che dopo furono detti
Egitto, e di Libia. Esso condanna Acefali^ o senza capo, si separa-
deslramente il concilio di Calcedo- rono dalla comunione di lui. Ri-
nia celebrato l'anno 4^^? ^^^ ^^' stabilì Pietro Mongo nelle sagre
tribuiva degli errori, e favorisce tavole, o dittici di Alessandria, i no-
gli eretici seguaci di Eutiche^ seb- mi di Dioscoro, e di Timoteo-E-
bene pronunci contro di loro ana- luro, dopo aver levati quelli di
tema, esteriormente però, ed in Proterio, e di Timotco-Solofaciolo,
sola apparenza. Questa specie di il cui corpo fece disotterrare, e
formolario, per riunire tutti i dif- gettar fuori della città. Anzi, oltre-
ferenti partiti^ non produsse il buon passando i limiti dell' editto, e
effetto che l'imperatore si confida- smentendo quanto da lui era stato
va, e venne detestato da tutti i promesso all' imperatore, e al pa-
cattolici, parte perchè era esteso in triarca di Costantinopoli, anatema-
termini equivoci, e parte perchè tizzo colla ultima temerità il con-
mostrava rigettar l'autorità del det- ci lio calcedonese, e la lettera di s.
to concilio generale, laonde l'orien- Leone I. Acazio, non potendosi per-
te si trovò pieno di discordie, di suadere di questo ingrato conte-
perturbazioni, e di scandali, quan- gno, spedì ad Alessandria deputati
do se ne bramava i' estinzione, per accertarsene. Ma Pietro, cui
L' enotico è riportato dal Berca- dopo tanti altri eccessi nulla costa-
stel. Storia del Cristianesimo tom. va la menzogna, sfrontatamente ne-
VII. Intanto nuovi torbidi furono gò tutto, ed allora approvò il con-
suscitati per la nuova intrusione di cilio di Calcedonia, e ne parlò con
Pietro Fullone nella sede d' Antio- molto onore nella risposta che fece
chia, e per la nuova intrusione di ad Acazio. In tali sensi pure scris-
Pietro Mongo in quella di Alessan- se al santo Pontefice Simplicio, nei
dria, il quale come capo degli ere- momento che colla maggior impu-
tici era stato deposto, e messo a denza lo rigettava innanzi agli egi-
sua vece Giovanni di Talaia. Fu ziani. Tale incostanza ed empietà
per Pietro Mongo principalmente, divise gli scismatici in una molti-
die Zenone fece stendere la formo- tudine di conventicole senza subor»
la di fede ossia l' Enotico, per far- di nazione, senza capo, e senza pa-
ENO
ttiarca ; fra' quali furono i nomi-
nati Acefali (Fedi). Giovanni di
Talaia si recò in Roma ap[)cllan-
dosi alla santa Sede, fu ricevuto
con paterna tenerezza dal Papa s.
Simplicio, e mentre ne intrapren-
deva con calore la difesa, ed ado-
peravasi a mantener salda la fede,
nella chiesa d'Alessandria, e in
quella di Antiochia invasa da Pie-
tro FuUone protetto dal Mongo,
venne colpito dalla morte nel 4^3.
Subito fu sollevato alla cattedra
apostolica s. Felice li, detto IH,
il quale si studiò di seguire le
tracce del predecessore,, che stava
per condannare V Enotico. Il nuo-
vo Pontefice, senza disonorare Ze-
none, con una condanna formale,
affine di non alienare 1' animo di
questo principe, il disapprovò ab-
bastanza per impedire gli etfelli
dell'editto seduttore, e come mo-
numento ingiurioso che attaccava
i più sacri diritti della spirituale
potestà ed ingerivasi ad ammae-
strare i dottori, ed obbligava i pri-
mi prelati a sottoscrivere un nuo-
vo simbolo di credenza. Il Novaes
però dice, che s. Felice II, detto
IH, riprovò l' Enotico, o editto di
pacificazione dell'imperatore Zeno-
ne ; ed il Macri aggiunge, che que-
sto libro fu dal Pontefice dichia-
rato di niun valore, anzi condan-
nato in un concilio di quaranta
vescovi d'Italia. Il p. Daude nel t.
II, par. II Histor. unw. pag. 60 1,
tratta eruditamente : Quibiis ex
caiisis Ecclesia Heuolicon Zenonis
abominata sii? Ancora si possono
consultare il Baroni© agli anni
5i8, e 519; e Baldassare Bebelto,
De Henolìco Zenonis^ Argenterà ti
1673. Scrisse il Pontefice s. Felice
HI una rispettosa lettera all'impera-
tore, ma insieme coraggiosa a soste-
liNO 283
nimcnto della verità in favore del
concilio di Calcedonia, non che con-
tro Pietro Mongo, ed i suoi seguaci,
e fautori. In pari tempo scrisse ad
Acazio, rimproverandolo della sua
irregolare condotta, e di un poli-
tico silenzio su quella stravagante
dell' imperatore, nel ristabilimento
dell'eresia. I legati del Pajxi Vi-
tale, e Miseno furono vilipesi ed
imprigionati in Costantinopoli; ma
disgraziatamente furono sedotti, e
tradirono gl'interessi della Chiesa,
contro de'quali pi*otestò Felice, ter-
zo legato, che arrivò dopo di loro
nella città. Tornati in Roma i le-
gati prevaricatori furono scomuni-
cati, e deposti dal vescovato, quin-
di furono ancora scomunicali, Pie-
tro Mongo, ed Acazio autore del
primo scisma tra la chiesa greca,
e la latina, essendo stato il Papa
istruito di tutto. Sessantasette ve-
scovi sottoscrissero tal condanna, ed
Acazio si abbandonò ai più orribi-
li eccessi. Non andò guari che tan-
to egli, quanto Zenone terminaro-
no di vivere, ed a Zenone succes-
se neir impero Anastasio, il quale
non era migliore di lui. Mentre
questi regnava, nel 49^) ^^i eletto
il Pontefice s. Simmaco, ma Feslo,
senatore romano, corrotto dal de-
naro, per far sottoscrivere dal Papa
r Enotico., fece in pari tempo eleg-
gere r arciprete Lorenzo in antipa-
pa, giacche avea avuto l' incarico
a Costantinopoli di guadagnare il
defonto Pontefice s. Anastasio II
per la conferma dell' Enotico. Da
s. Simmaco, da' di lui successori,
in una parola dalla santa Seóe,
costantemente fu riprovato V Eno-^
tico, eh' è quanto dire 1' eresia eu-
tichiana. ^.Agnello Anastasio, /5/0-
ria degli antipapi^ t. I, p. 98, e seg.
EJNRICO DA Treviso (s.). Quau-
284 ENR
lunque nalo in Bolzano, chiamasi
Enrico da Treviso, per essersi ivi
recato a provvedere ai bisogni del-
la vita, essendo egli nato da ge-
nitori assai poveri. Col travaglio
delle sue mani nutriva il suo cor-
po, e col raccoglimento, e colla peni-
tenza, santificava il suo spirito. Per
supplire al difetto d'ogni umana col-
tura, per istruirsi frequentava i ser-
moni, e da quelli ritraeva tanto van-
taggio da adempiere fedelmente tutti
gli evangelici precetti. Ogni giorno
assisteva alla messa, ed al divino
uffizio, dava a' poveri in segreto
quanto gli sopravvanzava dalla gior-
naliera sua opera, conduceva la vi-
ta con austerità, e cercava a tutto
potere di nascondere per gran-
de umiltà le sue virtù. Dolce nel
tratto, era a tutti caro, né vi fu
mai chi lo sentisse lagnarsi su
questo argomento. Sì accostava di
freqwente alla santissima comunio-
ne, ed ogni giorno ai piedi del con-
fessore mondava la sua anima, af-
fine di rendersi sempre più caro
al Signore. Reso vecchio pegli an-
ni e molto più stanco per le fa-
tiche sostenute, e le macerazioni
praticate, visse il rimanente de'suoi
giorni accattando, non mai per sé
giornalmente ritenendo, se non
quanto a lui occorreva per soste-
nersi. Una vita si lunga, e santa-
mente condotta fu coronata da una
morte la più tranquilla, e soave.
Jl giorno IO gingno i3i5 volò
egli al cielo, ed il popolo trivigia-
no a folla concorse alla sua stanza
a venerare il suo corpo. La festa di
questo santo è assegnata il giorno
stesso della sua morte.
ENRICO II, imperatore (s.). Da
Enrico duca di Baviera, e da Gi-
sella figlia di Corrado, re di Bor-
gogna, trasse i natali il nostro En-
ENR
rico nell'anno 972. Al zelantissi-
mo e dotto vescovo di Ratisbona
s. Volfango fu affidata l'educazio-
ne di questo principe, ed egli cor-
rispose in tutto mirabilmente, ar-
ricchendo il suo intelletto di umane
scienze, e fornendosi il cuore di
sante virtù. Neil' anno 996» succes-
se al padre nel ducato di Baviera,
e morto nel 1002 l'imperatore
Ottone suo cugino, fu eletto in suo
luogo e cónsagrato re di Germa-
nia in Magonza dall'arcivescovo
Willegiso. Appena egli sali sul so-
glio, conobbe quanto eslesi diven-
nero i suoi doveri con Dio e co-
gli uomini. Per ben dirigersi in sì
arduo cimento, incominciò dal ri-
volgersi a Dio con fervida prece,
per ritrarre lumi a ben gover-
nare i suoi popoli, e promuovere
in questi la gloria di Dio, Tesai la -
zione della Chiesa, la pace, e la
propria loro felicità. Sostenne qual-
che guerra, e sempre con buon
successo , perchè lo fece per ispi -
rito di difesa, e non di orgoglio o
rapina. Nell'anno ioi3, si recò a
Pavia, e celebrate le feste del s.
Natale, si trasferì a Roma per ri-
cevere dalle mani de! supremo Ge-
rarca Benedetto Vili la corona im-
periale. Il giorno 22 febbraio del
IO 14 presentossi Enrico colla regi-
na Cunegonda sua sposa alle soglie
del Vaticano. 11 Papa, che ivi si
trovava ad attenderlo, lo addiman-
dò prima d' introdurlo, se voleva
egli essere il protettore della santa
Sede, e mostrarsi fedele in ogni
cosa ai vicari di Gesù Cristo, li re
avendo risposto che il prometteva,
allora il Pontefice, presa dalle ma-
ni di Enrico la corona, la sospese
dinanzi all'altare di s. Pietro, e
dopo averla consegrata, la pose sul
capo di Enrico, coronando lui, e
ENR
la regina sua sposa. Per leslimo-
niare la sua gratitudiue ed il suo
filiale rispetto al supremo Pasto-
re, conlermò Enrico e rinovellò
le donazioni, che i suoi predecesso-
niaveano fatto alla santa'Sede, del-
la cillà di Boma, dell' esarcato di
Ravenna, e di vari altri dominii.
Ritornato a Pavia celebrò ivi le
feste pasquali. Visitò poscia il mo-
nistero di Cluni, cui fece pieziosi
doni, e giunto finalmente a Stras-
burgo, convocò ivi un' assemblea
generale sì di ecclesiastici, che di
laici pel mantenimento del buon
ordine nell'impero. Zelando di con-
tinuo l'onore di Dio, molti furono
i templi da lui eretti, e standogli
sommamente a cuore il bisogno dei
poveri, provvide a questi, col pian-
tare ospedali agi' infermi, asili di
sicurezza a periclitanti donzelle, e
case di ricovero a vecchi impoten-
ti. Quantunque vivesse egli stacca-
to da tutto ciò, che sa di mon-
do, bramava non per tanto di ri-
ti raisi da esso, e licoverarsi nella
badia di s. Vanno a Verdun; ma
fu distolto dal saggio abbate Ric-
cardo, il quale vedeva in Enrico
un principe tutto zelo per la reU-
gione, e tutto amore pe' suoi sud-
diti. Giunto agli anni cinquan-
tadue di età, e ven'tidue di re-
gno, cessò di vivere li i4 luglio
1024, nel castello di Gione presso
Halberstadt. Le reali e politiche sue
virtù lo hanno posto nel novero
degli eroi, e le cristiane lo ascris-
sero nella schiera de' santi. Molti
furono i miracoli operati per in-
tercessione di lui, e il Pontefice
Eugenio III lo sollevò all' onor de-
gli altari, ordinando la sua festa
ai i5 luglio.
ENRICO Eremita (s.). Nel re-
gno di Danimarca da non volgare
ENff 285
famiglia nacque Enrico. Infiamma-
to di amore divino, sino da gio-
vane si staccò dalle cose del mondo,
per donarsi tutto al Signore. Ab-
bandonata la patria sua, scelse le
contrade settentrionali dell'Inghil-
terra, e neir isola di Coclet si ri-
fugiò. Praticando le più austere
penitenze, visse da romito, ciban-
dosi di solo pane, e questo procac-
ciato col sudor di sua fronte. Ten-
tato dal demonio, e dagli uomini
ancora, seppe vincere questi, e quel-
lo colla pazienza, umiltà e carità.
Mori in odore di santità il dì 16
gennaio 1127, ed in tal giorno si
celebia la festa di lui.
ENRICO d'Upsal (s.). Inglese
di nascita si recò Enrico con Ni-
cola Breakspear suo compatriotto
a predicare il santo evangelio ai
popoli del settentrione. Nel i i4B
fu consecrato arcivescovo d'Upsal
dallo stesso Breakspear, che nel-
l'anno 1 154 venne sublimato al so-
glio Pontificio col nome di Adria-
no IV. Resse Enrico con ogni stu-
dio e santo zelo la Chiesa affida-
tagli, e procurando la conversione
di molte provincie, si recò anche
in Finlandia a spargere la divina
semente. Ricolmate di benedizioni
le sue cure evangeliche, fu egli in
quelle contrade onorato col titolo di
apostolo, e copiosi frutti trasse da-
gli sparsi sudori, e di più ne avrebbe
ancora raccolti, se un empio, che En-
rico voleva far entrare in dovere, non
avesse comperato un sicario, che a
furia di pietre sulla strada il la-
sciasse. La sua morte avvenne nel-
r anno ii5i, e la sua tomba fa
onorata dal dono de' miracoli. La
festa di lui si solennizza li 19 gen-
naio.
ENRICO (s.). Ordine equestre.
Quest'Ordine militare fu istituito
286 ENR
dall' elettore di Sassonia, e re di
Polonia Augusto Federico IH, nel
i'j36, in occasione che si celebra-
va r anniversario dell'avvenimento
di quel principe alla reggenza del-
l'elettorato, ovvero a' 7 ottobre
giorno suo onomastico. L' Ordine
venne stabilito in onore di s. En-
rico I, detto l' imperatore. Gli fu
assegnata per insegna, e distintivo
una stella con otto raggi o punte,
in mezzo alla quale si vede il bu-
sto di queir imperatore alemanno.
Sul rovescio della stessa, si leggono
le parole pietali, et vìrluli bellicaey
alla pietà ed al valore guerriero.
La stella è attaccata con una cor-
della d' argento, ed un nastro di
velluto chermisino. Ma di questo
Ordine, che dopo il 1768 prese
maggior splendore, e fu diviso in clas-
si, de' suoi statuti pubblicati nel
1829, non che della variata sua
decorazione, si tratta all' articolo
Sassonia [Vedi).
ENRICO, il Leone. Ordine e-
questre, civile e militare, istituito
dal duca Guglielmo di Brunswick.
Gli stati della sovrana casa di
Brunswick, almeno per la maggior
parte, erano per lo passato situati
nel circolo della bassa Sassonia, la
minore in quello di Westfalia sul
Reno, e la più piccola in quello
dell' alta Sassonia. Nel circolo della
bassa Sassonia aveva il ducato di
Brema, e Lawenburgo, i principati
di Luneburgo, Calemberg, e Gru-
benhagen, come pure le signorie e
contee unite. Nel ciicolo di West-
falia avea il principato di Werden,
e le contee d' Iloy, Diepholz, Spie-
gelberg, ed Hallermand, unite que-
ste due ultime al principato di C^-
lemberg. Finalmente possedeva nel-
l'alta Sassonia la contea di Hohn-
&lcin, ai quali possessi si aggiuu-
ENR
gevano le contee di Bentheim, e
di Stemberg, situate nel circolo di
Westfalia sul basso Reno. La casa
di Brunswick, il cui ducalo dopo
le note vicende politiche del i8i4
è regolato da una legge comune,
si annovera tra le pili antiche, ce-
lebri, ed illustri di Germania, giac-
che la risalire la sua origine, non
meno che la casa d' Este in Ualia,
dal possente Azzo cui appartenevano
Milano, Genova, e molti paesi del-
la Lombardia. Sposatosi Azzo nel
I i4o con Cunegonda, erede delle
possessioni della casa guelfa in A-
lemagna, e in Baviera, ebbe un fi-
gliuolo chiamato Welfo che può
considerarsi come il fondatore della
casa di Brunswick. Egli divenne
proprietario non solo de' beni pa-
terni, ma altresì del ducato di Ba-
viera, per r investitola, che gliene
diede l'imperatore Enrico IV, in
premio di aver fedelmente seguito
le sue parti nelle gravi circostan-
ze, in cui trovossi nel burrascoso
suo regno.
Uno de' discendenti di Welfo fu
Enrico // Leone, il quale venne
ingiustamente nel 1179 posto al
bando dell' impero da Federico I
imperatore; il perchè fu privato
del ducato di Baviera, di quello
di Sassonia, e dei possedimenti che
avea sì nell' Italia, che nella Sve-
zia, non che altrove, solo restan-
dogli il ducato di Brunswick, e
il principato di Luneburgo , che
furono eretti in ducato indipen-
dente. Questo ducato in progresso
di tempo si suddivise in diversi
stati, i quali furono tutti riuniti
in un solo verso la metà del se-
colo XVI dal duca Ernesto di Zeli;
dopo la cui morte i figli Enrico,
e Guglielmo operarono altra divi-
sione, iòndandu il primo il ducuto
EJNR
di Brunswirk-Wolfenljiiltel , eli' è
l'alluale ducalo di Brunswick , ed
il secondo quello di Brunswick-Lu-
neburgo. Veramente la casa di
Brunswick propriamente detta in-
cominciò nel I 2o4 da Ottone I, e
terminò con Magno li, a cui ven-
ne dietro il ramo di Luneburgo,
che incominciò da Bernardo, e ter-
minò con Ernesto nel ì5^6. Ab-
biamo poi il ramo di Danneberg,
oggi Wolfenbuttel, ch'ebbe princi-
pio da Enrico, e termine con Au-
gusto Guglielmo; indi vengono i
due rami di Brankeberg, e l'altro
di Beven, usciti ambedue da quelli
di Wolfenbuttel; indi quello di
Zeli, ch'ebbe origine da Gugliel-
mo, morto nel i5g2, fino a Gior-
gio Guglielmo, dopo che questo ra-
mo di Zeli si uni a quello detto
di Annover (T edi), o chiamalo an-
che elettoiale, il quale ebbe per
capo Ernesto Augusto, nato nel
1629, da cui trasse origine Gior-
gio Luigi, nono elettore, proclama-
to nel 17 14 le d'Inghilterra, do-
po la morte della regina Anna.
L' ultimo ramo detto di Brunswick,
incominciato da Enrico, terminò
con Federico Ulrico nel i634, ^^-
la qual' epoca tutti i beni di lui
passarono nella casa di Lunebur-
go. Dopo la pace di Tilsit, quan-
do l'imperatore Napoleone nel 1807
eresse il regno di Westfalia pel suo
fratello Girolamo, il ducato di
Brunswick formò la parte princi-
pale di esso, e Brunswick già ca-
pitale del ducato, fu capoluogo del
dipartimento dell'Ocker. Termina-
to il dominio di Napoleone, e ras-
settate le cose di Europa per la
pace universale, fra i sovrani che
risalirono sugli aviti troni, uno fu
il duca di Brunswick (Vedi).
Volendo l'attuale duca Gugliel-
ENR 287
mo mostrarsi grato a coloro, che
con fedeltà avevano servito la sua
casa tanto in guerra, che in pace,
ed eziandio premiare tjuelli, che si
fossero distinti nella milizia, nelle
arti, e nelle scienze, a' 25 aprile
1834 eresse un Ordine equestre
sotto il titolo di Enrico-Leone y af-
fine di ricordare con esso il sullo-
dato antenato, al quale propria-
mente ^i può attribuire la forma-
zione del ducato di Brunswick co-
me trovasi presentemente. Gli sta-
tuti dell' Ordine prescrivono , che
la dignità di gran maestro è sem-
pre annessa al governo del duca-
to; che l'ordine è diviso in quat-
tro classi: i." di gran croci; 2."
di commendatori di prima classe;'
3.° di commendatori di terza clas-
se; 4'" ^' cavalieri stempiici. Cia-
scun suddito del ducato può aspi-
rare ad esservi ammesso, e, tranne
alcuni casi, si decorano ne' gradi
superiori soltanto quelli , che già
ne sono stati cavalieri. Consiste la
decorazione in una croce d'oro ot-
tangolare, smaltata in azzurro colle
punte ornate di palle dorale, aven-
te sopra uno scudo rosso. Sulle
aste, e nello scudo della croce so-
novi le armi gentilizie de' duchi di
Brunswick ; e nello scudo rosso ,
che è nel rovescio, si legge l'epi-
grafe : IMMOTA FmE, avente intorno
la data della fondazione dell'Ordi-
ne. I gran croci, oltre la decora-
zione descrilta, portano dal sinistro
lato del petto una piastra ottan-
golare guernita con raggi di ar-
gento che circondano la croce, la
quale contiene la cifra del flnnda-
tore. 1 commendatori poi della pri-
ma classe portano la croce otta-
gona di argento, anche dalla par-
te sinistra del petto. Inoltre que-
st'Ordine cavalleresco ha pure una
288 ENR
croce di merito, dÌT?isa in due clas-
si : la prima ha la croce d'oro, il
ciii scudo contenuto nel centro ha
].\ cifra, e la corona, e ne' quattro
lati l'epigrafe : immota fides, e gli
angoli attraversati da una corona
di quercia. La croce di merito del-
la seconda classe è di argento, e
senza l'ornamento della corona di
quercia.
ENPiICO DI MARSiAco (b.), Car-
flinale. Enrico nacque d' illustre
famiglia nel castello di Marsiaco,
presso Clugny nelle Gallie. Fino
dagli anni di sua gioventù diede
prove di un'esimia pietà, la quale
perfezionatasi poscia col progredir
<iegli anni, lo fece salire ai supre-
mi onori della Chiesa non solo, ma
sì bene ancor degli altari. Professò
la regola cistcrciense nel celebre mo-
iiistero di Chiaravalle, e tanta fu la
purezza dei costumi e il sapere pro-
fondo che ivi rifulse in lui, da riguar-
darlo quasi un secondo san Bernar-
<Io . Giovinissimo fu eletto abbate
del monistero di Altacomba^ e nel
I 177 di Chiaravalle. Un anno do-
po ricusò il vescovado di Tolosa ;
ma ivi si condusse col Cardinale
Pietro di s. Grisogono legato Pon-
tificio, e i vescovi di Poitiers, e di
liathe per combattere gli albigesi,
contro de' quali scrisse una bella
esortazione distesamente riportata
dal Baronio, Fu in questo incon-
tro che ridusse al seno della cat-
tolica Chiesa il famoso eresiarca
Pietro Morano. Nel 11 79 Alessan-
dro III lo chiamò al concilio La-
teranese, e in quel concilio stesso
lo creò Cardinale vescovo di Albano,
quantunque egli si rifiutasse di ri-
cevere quella dignità, come prima
avea fatto riguardo alla generale
prefettura del suo Ordine. Lo stes-
so Pontefice lo volle onorare di
ENR
molte legazioni, che sempre avea-
no per iscopo la conversione de-
gli eretici, e lo sterminio delle pra-
ve loro dottrine. Cosi gloriosa-
mente si adoperò in tale officio,
che tra le altre vittorie , li strinse
d'assedio nella rocca di Vallevinti
sì fattamente, che disfatti appieno
dovettero in ogni modo sgombra-
re da tutta la Francia. Quivi de-
pose gli arcivescovi di Lione, e di
JVarbona, che avevano preso parte in
men leciti affari; e fece una ri-
gida riprensione ad alcuni altri ve-
scovi ed abbati, la cui morale avea
avuta una qualche macchia. Dopo
di ciò, recossi alla visita del moniste-
ro di Chiaravalle, dove lasciò prezio-
si doni, e fece ricoprire di piombo
la basilica di quell'insigne cenobio
col danaro esibitogli dal re d'Inghil-
terra Enrico li, presso del quale go-
deva un'altissima riputazione. Con-
chiuse benanco la pace tra questo
principe e il re di Francia, cui
non meno riusciva gradito. Ritor-
nato poi in Italia, ottenne dalla re-
pubblica di Venezia un' armata per
marciare contro Saladino, e passa-
to nell'Alemagna, stabilì la sospi-
rata pace tra l' imperatore Federi-
co I e la Chiesa, Anzi tanto si ado-
però presso Federico, che lo indus-
se a mettersi alla testa delle sue
truppe, e recarsi in Palestina pel ri-
cupero delle terre sante. Dopo la
morte del Papa, se ne venne a Ro-
ma, e trovò già eletto Lucio III, che
lo accolse con grande onore, e lo volle
compagno nel suo viaggio alla volta
di Verona. Quivi ebbe luogo tra i
Cardinali elettori di Urbano III,
alla cui morte, accaduta in Ferra-
ra, egli assistè sino all'ultimo istan-
te. Allora egli slette sul punto di
essere eletto Pontefice, e lo sareb-
be stato certamente , se la profon-
ENR
da di lui umiltà non ne avesse
posto un'insuperabile opposizione.
Concorse quindi per la elezione di
Gregorio Vili, e poscia per quel-
la di Clemente III, che lo destinò
subito suo vicario. In quest' ofH-
cìo riconciliò Federico Barbarossa
colla Sede apostolica, e meritossi il
glorioso titolo di Colonna della Chie-
sa. Clemente III volle eh' ei si con-
ducesse nelle Fiandre per pacificare
la chiesa di Arras col conte di Fian-
dra; e trasferitosi poi nella città di
Liegi, riordinò il capitolo, e indusse
lo stesso vescovo Rodolfo a pren-
dere la divisa dei crocesignati. Con-
sumato finalmente dalle fatiche, as-
salito in Arras da mortale infer-
mità, volle essere portato in quel-
la cattedrale, dinanzi all'altare di
s. Andrea, ed ivi nel 1188 finì
la sua vita. Le sue spoglie poi fu-
rono trasferite al monistero di Chia-
ravalle, e là il vescovo di Nincolne
le depose tra le ossa di s. Bernar-
do e di s. Malachia, con una breve
iscrizione. Le singolari virtù di Ini
lo esaltarono a tanta gloria, che fu
ascritto tra i beati dell'Ordine cistcr-
ciense, e, giusta il Saussy, anche nel
martirologio gallicano. Compose que-
sto pio Cardinale varie opere, che so-
no riportate dall'Oudin, nel secondo
tomo del suo Commentario. Tra que-
ste abbiamo diciassette epistole al Pa-
pa Alessandro III, che sono riportale
anche dal Tissier, t. Ili, Biblioteca
de' padri cisterciensii e un trattato
De peregrinante civ itale Dei. Ne
deve tacersi che predicò innanzi al
Pontefice Urbano III, a Federico
I imperatore, ai re d'Inghilterra e
di Francia, da' quali fu molto ap-
plaudito.
ENRICO, Cardinale. Enrico fu
assunto a questa dignità da Ales-
sandro li, Papa del 1061, il quale
VOL. XXI,
ENR 289
gli conferì il vescovato di Porto e
s. Ruffina.
ENRICO, Cardinale. Enrico Car-
dinale del titolo di s. Maria in
Trastevere. Da uno stromento di
locazione fatto da lui, e dai cano-
nici di quella basilica in data 10
maggio iii4j sotto il pontificato
di Pasquale II, col quale affittaro-
no il castello di Rignano , diocesi
di Civitacastellana , si argomenta
che Enrico sia stato creato Cardi-
nale dall'anzidetto Pontefice, giac-
che intorno alla vita ed epoca pre-
cisa di lui mancano ulteriori rela-
zioni.
ENRICO, Cardinale. Enrico era
siciliano di nazione, monaco e de-
cano del monistero di Mazzara in
Sicilia. Fu creato diacono Cardi-
nale di s. Teodoro da Pasquale
II, Papa del 1099. Assistè all'e-
lezione di Gelasio II , e giusta
il Ciacconio anche a quella di O-
norio II ; ma tale opinione sembra
mancare di appoggio.
ENRICO, Cardinale. Enrico del
titolo di s. Prisca, fu creato da Ono-
rio II nel dicembre dell'anno r 15*7.
Insorto lo scisma nel sagro Colle-
gio, questo Cardinale col suo voto
contribuì alla elezione dell'antipapa
Anacleto II, e fu così acerrimo di-
fensore di lui, che ben più volte
co'suoi colleghi scrisse a favore del-
l'antipapa lettere commendatizie a
Lotario II , re dei romani. Pose
ancora il suo nome in una bolla
spedita da Anacleto li, presso la
basilica dei ss. Apostoli , nell'anno
ii3o.
ENRICO, Cardinale. Enrico eia
figlio del reEmmanuello ed infante
di Portogallo. Nacque l'anno i5i3i
in Lisbona, e fino dalla sua tenera
età diede, chiari segni del suo ani-
mo grande e pio, dell'eccellente in-
»9
290 ENR
gegno di cui era fornito, e di un
cuore fatto per la virtù. Istruito
sino da fanciullo nelle lingue, e
negli alti studi particolarnoente ec-
clesiastici, fece gran profitto, ed a
malincuore staccavasi dallo studio.
Di quattordici anni vestì l'abito cle-
ricale, quindi fu arricchito di ab-
bazie, e provveduto con diverse di-
gnità, come di gian priore del real
monistero di s. Croce di Coimbra,
che richiamò all'antica disciplina, ed
alla regolare osservanza ; e di venti
anni fu eletto arcivescovo di Braga.
Adempì tutte le parti di zelante
pastore, visitando personalmente
tutta la sua provincia, riformando
i costumi, togliendo gli abusi, eser-
citandosi in tutte le maniere nel-
l'episcopale ministero; e nel sino-
do, che celebrò nel iSSy, stabilì
santissime leggi. Provvide le chiese
miserabili dell'occorrente, molte ne
l'istaurò, massime la cattedrale di
Braga, ove fondò una celebre scuo-
la per istruzione della gioventù.
Binunziata poi nell'anno iSSq quel-
la sede, venne da Paolo III crea-
to supremo inquisitore di quel re-
gno. Ivi introdusse il tribunale del-
l' inquisizione nelle città di Coim-
bra, Goa, ed Evora. A questa cit-
tà egli ottenne ancora la dignità
di metropoli nelT ecclesiastico ; ed
anzi egli ne fu il primo arcivesco-
vo , dopo la morte del Cardinal
Alfonso suo fratello. V. Evora.
Paolo III, a' 16 dicembre i545,
lo assunse al Cardinalato col titolo
presbiterale de' ss. Quattro Coro-
nati, e Giulio III dipoi lo dichiaiò
legalo perpetuo a latere in Por-
togallo. Fregiato di tante dignità,
fece luminosa mostra della più pro-
fonda umiltà, ed esercitossi in ogni
virtù, che diffusamente descrive il
Cardella nelle Memorie istoriche
ENR
de' Cardinali, lom. IV, pag. 273
e seg. Immensi furono i vantaggi,
che fece alla città, ed arcidiocesi
di Evora, principalmente per le pie
e letterarie istituzioni. Quando mo-
rì nel i564 l'arcivescovo di Lisbo-
na, Pio IV lo trasferì a quella
chiesa, sebbene in seguito fece ri-
torno alla sua amata chiesa di E-
vora. Sommo fu l'attaccamento, che
sempre ebbe per la santa Sede, ed
incomparabile la profonda venera-
zione, che nutriva pel romano Pon-
tefice; i quali sentimenti procurò
d' istillare in tutti i portoghesi. Me-
cenate delle lettere, e de' letterati,
questi ebbero in lui un dotto am-
miratore, ed un munifico proletto-
re. Scrisse diverse opere per lo più
spirituali , ed ascetiche , registrate
da Diego Barbosa nella sua Biblio-
teca Lusitania. Durante la mino-
rità del re Sebastiano suo nipote,
egli in unione della regina vedova
di suo fratello Giovanni HI, fu anche
reggente del regno. Mancato però a
vivi quel principe, il Cardinale Enri-
co, a' 28 agosto del 1578, fu ricono-
sciuto per legittimo sovrano. Assunto
alla regal dignità, non depose mai
l'abito Cardinalizio ; portò bensì lo
scettro, ma non prese la corona,
portando in vece la berretta Car-
dinalizia in capo. Ad evitare le
guerre per la successione al trono,
fu costretto a domandare dispensa
per maritarsi a Gregorio XIII, che
gliela negò pei motivi, che dicem-
mo al volume XX pag. 126 del
Dizionario. Tanto come reggente,
che come re assoluto, formò la fe-
licità de' fortunati suoi sudditi.
Morì nel i58o, fornito di gloriose
virtù, e decorato di meriti i più
segnalati. Le spoglie di lui da Al-
nieirira furono tiasferite ad Evora
nel collegio de' gesuiti , eretto da
ENR
lui, nel quale domesticamente per
molto tempo aveva abitato. Filip-
po li poi le volle deposte a Be-
lem, nella tomba di quei sovrani.
Passati cento anni fu aperta la tom-
ba di lui, per essere collocato nel
-sontuoso mausoleo erettogli dal re
Pietro II di Braganza, ed il cada-
vere di lui fu trovato interamente
incorrotto. Narrasi ancora, che nel
conclave di Giulio 111 egli avesse
avuti parecchi voti de' Cardinali per
innalzarlo al sommo Pontificato.
ENRIQUEZ Enkico, Cardinale.
Enrico Enriquez, nobile napoletano
dei princìpi di Squinzano a' dì 3o
settembre 1701, nacque in Campi,
feudo della sua famiglia nella pro-
vìncia di Lecce. Benedetto XIII lo
impiegò nel governo di parecchie cit-
tà del suo stato ecclesiastico ; e il suc-
cessore di lui Benedetto XIV, aven-
done un'altissima stima, Io spedì
nunzio alla corte di Madrid , e
dieci anni dopo, a' 26 novembre
1753, lo creò prete Cardinale di
s. Eusebio , e legato in Raven-
na. Quivi egli trovò la fine del-
la mortale carriera nel dì 25 a-
prile 1756, pianto da tutti i buo-
ni. La memoria di questo celebre
Cardinale ricorda le molte virtù
preclarissime, che lo adornarono in
virtù. All'articolo Chiesa di s. Eu-
sebio (Vedi), dicemmo come fu per
lui generosamente restaurata, ed ab-
bellita. Prudentissimo negli affari i
più difficili , disinteressato negl' in-
contri i più vantaggiosi, d' animo
grande, inimico acerrimo dell'ozio e
della lentezza, fu caro a tutti, utiHssi-
mo negl'impieghi, mecenate de'lelte-
rati, e gloria della romana porpora.
Ma la singolare pietà di lui risplende
in manieia distinta nella bella ver-
sione ch'ei fece in lingua italiana del
prezioso libro De iinilatione Chii-
EPA 291
stìy cui aggiunse molle note e pre-
ghiere , dove spira una vera cari-
tà emulatrice di quella che ani-
mava il grande autore di quel li-
bro immortale. Una eccellente edi-
zione di questa versione, con pa-
recchie riflessioni del sig. ab. De-
Lammenais, fu eseguita in Venezia
l'anno 1840 nella tipografia Emi-
liana. Nel tomo I, par. II, pag.
234 degli Annali d'Italia del p.
Zaccaria gesuita , si ti ova I' elogio
storico di questo dotto e pio Car-
dinale, di cui fece l' orazione fu-
nebre il p. Bartolommeo Carrara
teatino, la quale fu stampata in
Faenza nel 1756.
EPAONA. Luogo di Francia as^
sai disputato, ove si tenne un ce-
lebre concilio conosciuto sotto il
nome di Epaonense, ed anco Po-
mense. Credesi che sia Vene nella
diocesi di Bellay, Ponas villaggio
del Delfinato, nel territorio Cre-
zantieu poco lungi da Vienna, ov-
veio, e più probabilmente, Alho^
o Albon, nella diocesi di Vienna^
e nel centro del regno di Borgo-
gna in vicinanza del Rodano. Sicco-
me, al dire di alcuni, Epaona, o Eh-
baona anticamente dipendeva dalla
chiesa metropolitana di Vienna,
dall' imperatore Lodovico I il Pio^
verso l'anno 83 1, fu data in feu-
do al conte Abba, o Abbo, e così
vuoisi che da lui la terra di Epao-
na prendesse il nome, chiamandosi
Albo con piccolo cambiamento fa-
cile in que' tempi. Altri asseriscono,
che il conte ricevesse la terra in
feudo dalla stessa chiesa di Vienna,
mentre alcuni affermano che que-
sta reclamasse in vece i suoi dirit-
ti, lesi dall' imperiale investitura. Il
santo vescovo di Vienna Avito, con
lettera convocò a questo rinomato
concilio venticinque vescovi tutti
7.^2 EPA
del regno di Borgogna, sotto il re
Sigismondo, ch'egli avea converti-
lo alla fede cattolica, per regolare
i diversi stali della Chiesa, cioè i
fondi delle chiese, il cui usufrutto
era accordalo a' chierici per riscuo-
terne r entrate, distinguendoli di-
ligentemente dai heni propri. I più
illustri de' vescovi intervenuti al
concilio, furono s. Vivenziolo di
Lione, s. Apollinare di Valenza ,
s. Gregorio di Langres , e s. Prog-
mazio di Autun. S. Avito, nella
convocazione, si querelò della ces-
sazione de'concilii, e protestò, che
il Papa gliene avea fatti dei rim-
proveri. 11 concilio si celebrò nel-
l'anno 5 17, a' i5 settembre, ed
ivi si fecero quaranta canoni, che
per la loro importanza accenne-
remo.
Il primo prescrive, che i vesco-
vi deputati dal metropolitano ad
un concilio, o all' ordinazione di
un vescovo, non possano dispensar-
sene, meno il caso d'infermità.
Il secondo esclude i bigami dal
sacerdozio, e dal diaconato.
Il terzo esclude dal chericato co-
loro, che avevano fatto pubblica
penitenza.
Il quarto proibisce ai vescovi,
sacerdoti, e diaconi, di tenere uc-
celli da caccia.
Il quinto vieta a' preti di una
diocesi d' impiegarsi in altra dio-
cesi senza il consenso del proprio
Ordinario, a meno che questo non
li abbia già ceduti ad altra dio-
cesi.
Il sesto proibisce di dar la co-
munione ad un sacerdote, o ad un
diacono, che viaggia senza lettere
del suo vescovo.
Il settimo dichiara nulle le ven-
dile de' beni della Chiesa fatte dai
sacerdoti amministratori d'una par-
EPA
rocchia. Erano inoltre obbligati a
scrivere in atti le cose acqui-
state si per loro, che per la chie-
sa. La stessa cosa è ordinata agli
abbati. Non potevano nulla vende-
re senza la permissione del vescovo,
ne donare la libertà a quegli schia-
vi, eh' erano stati dati ai monaci,
com' è prescritto nell' ottavo ca-
none.
Nel nono^ e nel decimo è ordi-
nato, che un abbate non possa go-
vernar due monisteri, ne stabilir-
ne de' nuovi senza intendersi col ve-
scovo.
L' undecime ordina, che i chie-
rici possano stare in causa innanzi
ai giudici secolari, difendendo, e
non domandando, se non per ordi-
ne del vescovo.
Il decimo secondo proibisce al
vescovo di vendere qualunque cosa
de' beni di chiesa senza l' approva-
zione del metropolitano; però gli
permette fare utili cambii.
11 decimo terzo dichiara, che un
chierico convinto di falso testimo-
nio, sarebbe riguardato qual reo
di delitto capitale, ed in conseguen-
za sarebbe deposto secondo il XXII
canone, e messo in un monistero
pel rimanente de' suoi giorni, e non
sarebbe stato ammesso alla comu-
nione che in qualche luogo solo.
Il decimo quarto dispose, che
quando un chierico d' una chiesa è
fatto vescovo di altra, deve lascia-
re alla chiesa, che ha servito, tut-
lociò che ha ricevuto in via di do-
no, ritenendo solamente quanto a-
vesse acquistato per suo uso, come
proverà cogli scritti.
Il decimo quinto prese provvi-
denza su que' chierici d'ordine su-
periore, che fossero stati convinti
di avere mangiato cogli eretici, do-
vendo essi essere divisi dalla corau-
EPA
iilone da' fedeli per un anno ; ai
giovani chierici caduti in questo
tallo dovea sol darsi un castigo
corporeo. Se un laico avesse assi-
stilo ai banchetti degli ebrei, era-
gli vietato mangiar co* chierici.
Il decimo sesto peimette a' sa-
cerdoti di dar l'unzione della cre-
sima agli eretici infermi in punto
di morte, allorché in questo slato
bramino convertirsi.
11 decimosettimo dichiara nulle
Je donazioni, che fa il vescovo dei
beni di Chiesa, meno che non ab-
bia questa indennizzata del proprio
con altrettanto.
11 decimo ottavo non peimette
a' chierici, che possano acquistar il
diritto di prescrizione sui beni del-
la chiesa, pel decorso di tempo, che
li avranno posseduti.
11 decimo nono dichiara, che se
un abbate trovato colpevole, od in
frode, quantunque si dica innocen-
te, non vuol ricevere un successo-
re dalla parte del suo vescovo,
r affare sarà portato avanti al me-
tropolitano.
11 ventesimo vieta a' vescovi, ai
sacerdoti, ai diaconi, ed a tutti gli
altri chierici di andare a trovare
donne in ore indebite, ciò che si-
gnifica al mezzodì, ed alla sera,
aggiungendo che se avranno neces-
sità di visitarle, sieno accompagnati
da altri chierici.
Il ventesimo primo aboh la con-
sngrazione delle vedove chiamate
diaconesse ; solo permette, in caso
che volessero farsi religiose, di dar
loro la benedizione della peni-
tenza.
11 ventesimo terzo ordina, che
quegli il quale avendo ricevuta la
penitenza, l'abbandona dimentican-
do il buon proponimento, per con-
durre una vita secolare, non po-
EPA 293
tra essere ammesso alla comunio-
ne, se non quando riprenderà Io
stato che avea lasciato.
Il ventesimo quarto permette ai
laici di accusare qualunque chieri-
co, purché dicasi il vero.
Il ventesimo quinto proibisce di
porre reliquie negli oratorii di
campagna, se non v'hanno chieri-
ci del vicinato,, che si possano re-
care a farne Y ufficio, ed onorar
quelle ceneri preziose col salmeg-
giare. Che se non ve ne fossero di
abbastanza vicini, non se ne ordi-
nerà alcuno senza una sufficiente
fondazione pel vestito, e manteni-
mento.
11 ventesimo sesto vieta di con-
sagrare coir unzione del crisma al-
tri aitali, fuorché quelli di pietra,
ciocché prova che ve n'erano alcu-
ni di legno.
Il ventesimo settimo prescrive,
che i vescovi della provincia, nella
celebrazione dei divini uffizi, si uni-
formino ai riti della metropolitana.
Il ventesimo ottavo dichiara, che
se muore un vescovo prima di a-
vere assoluta una persona condan-
nata, potrà assolverla il successore,
previo il pentimento, e la peniten-
za per parte del colpevole.
Il ventesimo nono riduce a due
anni la penitenza degli apostati
dalla fede, quando si convertano :
devono però digiunare ogni tre
giorni in detti due anni^ frequen-
tar le chiese, star dalla parte dei
penitenti, ed uscire coi catecumeni.
Se essi movessero lagnanze, si faces-
se loro osservare la penitenza degli
antichi canoni, ch'era d'una gian
quantità d' anni.
11 trentesimo proibisce di ricevere
a penitenza quelli, che avessero fat-
to matrimoni incestuosi, se non si
sepaiassero. Cosi chiama vansi i ma-
294 EPA
iFÌmonl colla cognata, colla suoce-
ra, colla nuora, colla vedova dello
zio, colU cugina germana, o nata
germana.
Il trentesimo primo prescrive ,
che r omicida, il quale avesse evi-
tala la pena della legge, dovesse
fare la penitenza indicata dal XXII
e XXIII canone d* Ancira.
Il trentesimo secondo vuole, che
la vedova d' uà prete, o d' un dia-
cono, noo possa rimaritarsi, e se
ciò farà, il concilio comanda sia
cacciata dalla chiesa, come suo ma-
rito, fin che non si separino.
Il t^'entesimo terzo dispone do-
versi considerare le chiese degli
eretici come impure, ed esecrabili,
e non potersi applicare ^d usi san-
ti, non essendo possibile purificar-
le. Sì potranno però riprendere le
tolte per violenza ai cattolici : vi-
ceversa il X canone del primo
concilio d' Orleans, ordinò che deb-
ba nsi consagrare le chiese degli e-
retici, e questa è l' usanza generale
della Cl^iesa.
Il trentesimo quarto comanda,
che il padrone, il quale di sua au-
torità avesse fatto morire il suo
schiavo, sarebbe privato per due
anni della comunione della Chiesa.
Il trentesimo quinto comanda
ai cittadini nobili di celebrar la
notte di Natale, e di Pasqua col
loro vescovo in qualunque luogo
egli si trovi, affine di ricevere la
benedizione.
Il trentesimo sesto dichiara, che
non si doveva togliere a' peccatori
la speranza del perdono se facesse-
ro penitenza, e si correggessero ; e
che in punto di morte si rimettes-
se loro la penitenza canonica, col-
la condizione che la farebbono se
guariti.
li trentesimo settimo vieta di ordi-
EPA
nar chierico un laico, prima che
abbia dato prove di pietà.
Il trentesimo ottavo proibisce alle
donzelle di entrare in monistero, ec-
cetto che non sieno d'una certa
età e virtù provata, e quando i
bisogni del monistero il domandi-
no. Quelli stessi, che vi entrano
per dire la messa, debbono uscir-
ne appena terminato il sagrificio;
ciò che dimostra che le religiose
aveano soltanto le cappelle entro
i monisteri.
Il trentesimo nono decreta, che
se uno schiavo reo di atroce de-
litto si rifugia in chiesa, non sarà
esente che dalle pene corporali, e
non si obbligherà il padrone a
prestar giuramento di non tagliar-
gli i capelli per farlo riconoscere.
Il quarantesimo canone dichiara
che i vescovi, i quali trascuravano
di vegliare all' osservanza di questi
canoni, saranno colpevoli davanti
Dio, e davanti a' loro confratelli,
liegia tom. Vili, Labbé tom. IV,
e Dìz. de Concini.
EPARGHIO (s.). Quantunque i
genitori di Eparchio ogni studio,
e forza ponessero, affinchè il pro-
prio figlio servisse al secolo, egli
dominato da uno spirito di ritira-
tezza, preso commiato da loro, an-
dò a ricoverarsi nel monistero di
Sedaciac nel Perigord. Sotto la di-
sciplina di quell'abbate per nome
Martino, ben presto egli crel^be in
fama di santità, per cui mal soffe-
rendolo la sua umiltà, si slaccò da
quello, e si rinchiuse in una cellet-
ta presso Angouleme, col consenso
del vescovo di Perigueux, e di Mar-
tino l'abbate. Ordinato sacerdote,
di continuo esercitossi in opere di
pietà verso il prossimo, e di mor-
tificazione verso sé stesso. Morì
sautamculc il di primo luglio 58 1,
EPE
dopo aver dimoralo per quaranta
anni nella sua cella. La festa di
lui é assegnata il dì i luglio.
EPATTA. V. volume VI, pag.
25 1 del Dizionario.
EPERIES (Eperiessen.). Città con
residenza vescovile, di vescovo di
rito greco unito nell* Ungheria, li-
bera, e reale, capoluogo del comi-
tato di Saros, sulla riva sinistra del
Tarcza ne' confini della Galizia. E
residenza d' una corte di giustizia,
e di una sopraintendenza della con-
fessione Augustana, la cui giurisdi-
zione si estende sopra tutto il cir-
colo al di qua della Theiss. Que-
sta bella città di forma oblunga è
assai ben fortificata, ed ha grandi
sobborghi. L' interno è ben fabbri-
cato, e fra gli altri edifizi si osser-
Tano la cattedrale, con un bel cam-
panile, ed il palazzo pubblico. Han-
Movi un ginnasio cattolico, una chiesa,
un collegio luterano, ed altri stabi-
limenti. A poca distanza all'est della
città, nel villaggio di Lovar, si tro-
vano alcune sorgenti salse, le qua-
li sembra che fossero di una gran-
dissima importanza. Questa città fu
occupata dai malcontenti ungheresi
nel 1682 , che si prestavano a for-
tificarla, allorché il generale Schultz
gli attaccò nel loro campo, e gli
sconfisse. Assediò poscia Eperies ,
ma invano; rinnovando però l'as-
sedio nel 1 685, la guarnigione ca-
pitolò, ed entrando egli nella piaz-
za, ne disarmò tutti gli abitanti.
La sede vescovile di Eperies, E-
periae, di rito greco unito, fu fon-
data dal sommo Pontefice Pio "VII,
con bolla data a' 22 settembre
1818, la cui diocesi venne forma-
ta col dismembrare in parte quel-
la di Munkacs, dichiarandola suf-
fraganea della metropoli di Strigo-
nia. Quindi Pio VII, nel concistoro
E PI ^95
de' 2 ottobre dell'anno 1818, vi
prepose a primo vescovo monsi-
gnor Gregorio Tarkovitz della dio-
cesi di Munkacs. Da ultimo jMir
sua morte il regnante Gregorio
XVI, nel concistoro de'3o gennaio
1843, ha dato a questa sede per
secondo vescovo monsignor Giusep-
pe Gaganctz della Galizia, già par-
roco in diversi luoghi, e delegato
del suo vescovo. La chiesa catte-
diale, bello e solido edifizio, è de-
dicata a Dio, ed in onore di s.
Giovanni Battista. Il capitolo è
composto di cinque dignità, di cui
la maggiore è quella di prevosto,
con tre preti e due chierici addet-
ti al divino servigio, senza le pre-
bende di teologo, e penitenziere.
La cura delle anime nella catte-
drale è affidata ad un amministra-
tore, ed ivi è il fonte battesimale.
Contiguo le è l'episcopio. Nella città
sonovi un'altra chiesa parrocchiale
col battisterio, un convento di fran-
cescani, ed un ospedale. La mensa
ad ogni nuovo vescovo, in propor-
zione alle rendite, è tassata ne' li-
bri della cancelleria apostolica in
fiorini cinquecento quarantotto.
EPHOD. F. Efod.
EPIFANE. Fu figlio di Car-
pocrate. Questi, oltre l'avere di-
fesa l'eresia di suo padre e dei
gnostici suoi seguaci, combattè a-
pertamente la legge di Mosè, e
sopra tutto i due ultimi precetti
del decalogo, ne la pensava molto
bene del vangelo, benché dicesse di
seguirlo. Fleury I. 3, n. 20.
EPIFANIA, o Festa dei Re.
Epiphania. Festa solenne, che la
Chiesa celebra a' 6 gennaio. Questo
nome significa apparizione , per-
chè in tal giorno Gesù Cristo
cominciò a farsi conoscere ai gen-
tili. 1 greci la chiamano TlicophOf
296
EPI
nia , apparizione di Dio, per la
stessa ragione. Nota il Garampi
nelle sue Memorie^ a p. 207, che
fu detta anche EpUhania, e fra le
ragioni cui adduce, avvi forse quella
probabile di unire in una sola pa-
iola i due nomi di questa solenni-
tà, cioè Epiphania^ e Theophania.
Dice il Macri che, negli atti dei
ss. Giuliano e compagni martiri, fu
chiamata questa festa assolutamen-
te Jpparitio. La parola Epifania^
soggiungiamo col Donati, àe Dittici
p. 207, tanto presso i gentili, che
presso gli antichi cristiani nuli' al-
tro appunto significava, che la pre-
senza, o manifestazione, ed appari-
zione di Dio. E ciò infatti accadde nel
battesimo di Gesù Cristo, solennizza-
to dai greci sino dal principio della
Chiesa, specialmente in questo gior-
no, in cui r eterno Padre manife-
stò la sua presenza con quella vo-
ce : Hic est Filius meus dilectus
ec, e nello stesso tempo per la
sua attestazione si riconobbe Gesù
Cristo essere il suo vero figlio, e
lo Spirito Santo si rendette visi-
bile agli uomini in figura di co-
lomba. Vi è ancora chi crede es-
sere stato dato il nome di Epipha-
nia^ o Theophania^ a questa festa,
perchè molte chiese anticamente in
tal giorno celebravano la nascita
di Gesù Cristo, essendosi con que-
sta, per dir vero, manifestato egli
primieramente al mondo. Altri poi
vogliono, che una tal festa sia sla-
ta appellata in simil guisa, perchè
una nuova stella comparve in cielo
per servire di guida a' magi, e per-
ciò fu pur chiamata festa dei re_,
a motivo della tradizione, che i
magi, i quali adorarono Gesù Cri-
vbto, fossero re.
La Chiesa dunque ha usata la
denominazione di Epifania del SI-
EPI
gnore, per indicare la manifestazio-
ne, o la presenza di. Dio fra gli
uomini. Questa festa, che si può
chiamare una triplice solennità, al
dire del citato Macri, e del Ri-
naldi all'anno 58, num. 91, fu
istituita dagli apostoli. Nei primi
secoli della Chiesa celebravasi nello
stesso giorno, specialmente nelT o-
rienle, tanto la festa di Natale, che
quella dell'Epifania; ma la chiesa
Alessandrina nel principio del quin-
to secolo separò queste due feste,
e fissò quella di Natale (Fedi),
ciocche altri attribuiscono al Papa
s., Giulio I, al di 25 dicembre.
Nello stesso tempo le chiese della
Siria seguirono l'esempio delle oc-
cidentali, le quali sembra, che le
abbiano distinte in ogni tempo, co-
me si può vedere nel Bingham, 1.
20, e. 4> §• 2j t- 9) P^g- 67. S. Gre-
gorio Nazianzeno intitolò una sua
omilia, recitata in questa festa : de
Epiphaniisy sive de Natali Domi-
ni. Poiché con essa rammemorava
la manifestazione della divinità fat-
ta ai pastori , nello stesso modo ,
con cui nella festa dell'Epifania si
rammentava quella fatta ai re ma-
gi, che per distinzione dicevasi fe-
stuni secundìs Epìphaniis.
Al volume IV, p. 279 del Di-
zionario, nel parlare dell' origine,
e di quanto riguarda questa festa,
dicemmo che 1' usanza invalsa nel-
r occidente di onorare con due fe-
ste la nascita di Gesù Cristo, e la
sua manifestazione a' magi, risale
al quarto secolo, ed autore di essa
divisione fu s. Giulio I, creato Pon-
tefice l'anno 336. Tutti convengo-
no, che i latini, almeno nel quinto
secolo, hanno ristretto la parola
Epifania alla festa dei re, nella
quale celebriamo tre grandi miste-
ri, pe' quali Gesù Cristo ha mani-
EPI
feslato la sua gloria agli uomini,
cioè r adorazione dei re magi nel
Presepio (Pedi), e nella città di
Betlemme; il battesimo di Gesù
Cristo nel Giordano per mezzo di
s. Giovanni Battista ; e il primo
miracolo che fece Gesù Cristo, in
cangiar 1' acqua in vino alle nozze
di Cana in Galilea; perchè nel
primo di questi misteri, Gesù Cri-
sto si è fatto conoscere ai re magi
colla luce di una stella ; nel secon-
do ha ricevuto la testimonianza di
sua divinità dal Padre eterno, e
dallo Spirito Santo ; nel terzo ma-
nifestò la sua gloria col primo dei
suoi stupendi miracoli, che obbligò
specialmente i suoi discepoli a cre-
dere in lui. La meravigliosa unio-
ne di questi tre sublimi misteri fa
sì, che la festa dell' Epifania sia
una delle più auguste, e delle più
antiche. Fu sempre annoverata fra
le cinque prime, che talvolta tro-
vansi qualificate come feste cardi-
nalij le quali sono: Pasqua, che
comprende la passione, e la risur-
rezione ; la Pentecoste ; V Ascensio-
ne j la Teofania o Natale ; e la
Epfania. Dopo questa festa, si ca-
ratterizzano le domeniche, che se-
guono colie loro settimane, fino
alla settuagesima, col nome dopo
V Epifania. V. il Butler delle feste
Mobili, pag. 143, e seg., trattato
quarto; Delle domeniche tra l'E-
pifania, e la quaresima.
Un tempo celebravasi l'Epifania
dopo una vigilia , ed un rigoroso
digiuno : si passava la notte in pre-
ghiere, ed in letture spirituali, co-
me nelle vigilie delle altre princi-
pali feste. Ma quando si cambiò
l' uso di vegliare alla notte nella
Chiesa, cessò pure il digiuno, per-
chè questo giorno era compreso
nello spazio fra il JVatale, e l'Epi-
EPI 297
fania, essendo tutti i giorni di que-
sto intervallo riguardali come al-
trettanti dì festivi, e tale spazio
come una festa continuata, ciocche
si estese eziandio ai religiosi, ai
quali il secondo concilio di Toui^
del 566, proibì il digiuno dal Na-
tale sino all'Epifania, f^. Digiuno.
L'Epifania ha ima ottava, che non
è inferiore a quella di l^asqua , e
di Pentecoste. 11 giorno di quest'ot-
tava era festivo di obbligo al tempo
di Carlo Magno ; indi si permise di
lavorare dopo la messa, e sebbene
il dovere di ascoltare la messa in
tal giorno da lungo tempo abbia
cessato interamente, l'ottava dell'E-
pifania conserva sempre uno dei
primi gradi nella Chiesa. Per en-
trare poi nello spirito della festa del-
l'Epifania, noi dobbiamo rendere vi-
ve azioni di grazie a Dio, della nostra
avventurosa vocazione al cristiane-,
simo, noi ch'eravamo gentili; ado-
rare di cuore Gesù Cristo come i
magi, offrendo con loro il sagrifi-
zio dei nostri beni figurati coli' o-
ro , delle nostre preghiere figurate
coir incenso, e delle nostre cattive
inclinazioni, figurate nella mirra ,
la cui amarezza denota la mor-
tificazione, come dicemmo al cita-
to luogo del Dizionario. V. il Roc-
ca, Optra omnia, lom. I, XXIV,
Quinam fuerini UH magi, qui stella
moniti, Christum infantem adora-
verunt; e gli autori che trattarono
della festa dell' Epifania, presso il
Donati loc. cit. ; non che il Zac-
caria in Onomaslicon rituale, ver-
bo Epiphania. Aggiungeremo qui
appresso alcune erudizioni riguar-
danti i riti con cui si solennizzò,
e tuttora si solennizza la festa del-
l'Epifania, che il sommo Pontefice
celebia con assistere nella sua cap-
pella al vespero, ed alla messa, co-
298 EPI
me si desciive al voi. "Vili, pag.
254 e seg. del Dizionario.
Celebrando la Chiesa latina nel-
la festa dell'Epifania principalmen-
te l'adorazione de' magi , nel mat-
tutino tralascia il solito invitatorio,
j>er non imitare il perfido Erode,
che simulatamente mostrava di vo-
lere ancor egli adorare il nato re.
MiracoL de eccles. ohs. e. ^o. Ov-
vero perchè i magi non furono in-
vitati all'adorazione del bambino
Messia manifestamente come i pa-
stori con l'antiunzìo di un angelo,
ma colla stella. V. Durando, 1. 6, e.
16; Alenino, ^e div. offic. Perchè
non si usi l'invitatorio, Io dice pure
il Sarnelli nel tom. IV, lett. XIII,
Delle antifone del salmo Venite ,
nel terzo notturno della ss. Epifa-
nia, e del foro de' magi. Si trala-
scia anche l'inno, simbolo dei per-
fetti, per non essere allora perfe-
zionata, ma solamente principiala
la conversione dei gentili. In que-
sto giorno un sacerdote, vestito col
piviale, ascendeva il pulpito per an-
nunziare al popolo le feste mobili
dell'anno, così ordinando il Ponti-
ficale romano; ed il concilio Au-
relianense quarto prescrive nel pri-
mo canone: Paschae festivitas an-
nis singulis ah episcopo denuncielur.
Questo decreto venne confermato
dal concilio toletano quarto cap. 4«
Anticamente si leggeva V epistola
dal prelato Alessandrino, al quale
era stata data la cura di annun-
?iiare a tutte le chiese il giorno di
Pasqua dell'anno corrente, perchè
lieir Egitto fioriva la scienza astro-
nomica. Tuttora nella chiesa am-
brogiana, per antichissima consue-
tudine, il diacono nel dì dell'Epi-
fania annunzia al popolo dopo Te-
vangelo la prossima Pasqua , con
questa formula: Novcrit chariias
EPI
yestraj fratres cha rissi mi , quod ant
nuente Dei et Domini Nostri Jesu
Chris ti misericordia die men-
sis Pascila Domini cum gau-
dio celebrahinms. I^. Dco gratias.
La chiesa ambrogiana nella festa
dell'Epifania, oltre le dette manife-
stazioni di Cristo, aggiunge la me-
moria ancora della moltiplicazione
del pane, e dei pesci, con cui Gesù
Cristo saziò cinque mila persone
che lo avevano seguito nel deserto
per ascoltare la sua divina parola.
L'inno Illumina Altissime, che si
canta in questa festa, ricorda tutte
le enunciate circostanze. Quel!' in-
no si attribuisce a s. Ambrogio, e
forse sino da lui nella chiesa mi-
lanese celebrasi questa quadruplice
memoria. Anche la chiesa d'Ippo-
na neir Africa seguitava la stessa
pratica, e si congettura averne s.
Agostino introdotto il rito dopo
averlo appreso in Milano allorché
vi soggiornava. Negli odierni vespe-
ri l'arcivescovo di Milano usava la
pianeta sinché fosse terminato l'in-
no, dopo il quale assumeva il pi-
viale, e lo stesso facevano i diaco-
ni, recandosi in sagrestia a deporre
le dalmatiche. Nella messa cantata
nel dì dell'Epifania, l'arcivescovo
medesimo siede in trono dal prin-
cipio della lezione sino alla fine
delle melodie sull' Àlleluja, e co-
me nelle feste di Natale, e di Pa-
squa, un'antifona premettevasi, ed
ancora si piemelle all' evangelo ,
chiamata perciò ante evangeliuni,
la quale vuoisi pure in altre chiese
recitata.
La chiesa greca in questo gior-
no celebra solennemente il battesi-
mo di Cristo, e tale celebrità vie-
ne chiamata dal Nazianzeno /^e-
sUim luminuni, peichè solennizza-
vasi con lumi accesi , anzi come
EPI
daj^li orientali furono nominale E-
pifanic, Ja Natività di Cristo, quan-
do si manifestò a' pastori, e la se-
conda quando si manifestò a' ma-
gi, come dicemmo, così questa se-
conda venne pure intitolata: de lii-
minibiiSf idest secundis Epiplianiis.
Jn questa solennità i greci benedi-
cono con molle cerimonie l'acqua,
in cui tre volte immergono la cro-
ce in memoria del battesimo di
Gesù Cristo, con la quale acqua
poi non solo benedicono le case ,
ma se ne servono nelle infermità,
pei miracoli operati dal Signore
col mezzo di essa, tra' quali si ri-
corda quello esperimentato da mol-
ti, che tale acqua per molti anni si
conservi incorrotta, del che s. Gio.
Crisostomo ne fa indubitata fede,
homil. de baplism. Christi. Da que-
sto rito i greci scismatici prendono ar-
gomento per rimproverare a noi la-
lini la settimanale benedizione, che
facciamo dell'acqua, dicendoci ere-
tici, ed indegni di tal prodigio, per-
chè la nostra acqua benedetta si
corrompe. A questa, e ad altre si-
mili obbiezioni, dottamente rispose
Emmanuele Caleca, scrittore greco,
nel lib. 4} cap, i3, adducendo ot-
time ragioni , tra le quali prova
che anche presso i Ialini si conser-
va incorrotta l'acqua del fonte batte-
simale, la quale si rinnova soltanto
due volte all'anno. Dice il Macri,
che ancora le acque del Giordano,
santificate col sagro contatto del
Verbo incarnato, si conservarono in-
corrotte per molti anni. Tuttavol-
ta la sana critica ne insegna, che
tanto l'acqua benedetta nell'Epifa-
nia, come le acque del Giordano ,
qualche volta si saranno conserva-
le incorrotte per molti o diversi
anni, non provandosi come mira-
colo permanente. 1 greci, comechè
EPr 29ry
sieno obbligati a comunicarsi nel
giorno di Pasqua, e nella festa di
Natale, pure quelli che per legit-
timo impedimento non possono in
dette due feste ricevere l'Eucari-
stia, in vece prendono dal sacer-
dote un cucchiarino dell'acqua be-
nedetta nell'Epifania. La festa del-
l' Epifania fu inoltre in tanta sli-
ma nella chiesa greca, che gì' im-
peratori si tenevano per etnpi se
non assistevano a' divini uflìzi, per
cui Giuliano apostata, ancorché ne-
mico de' cristiani , mentre era in
Francia, per cuoprire la sua mal-
vagità, volle trovarsi presente alia
sagra funzione , come raccontano
Ammiano Marcellino nel lib. 21, ed
il Piinaldi, parlando della festa dei
magi all'anno i, num. 36, dicen-
do che s. Gregorio Nazianzeno af-
ferma altrettanto di Valente impe-
ratore. La stessa dimostrazione fe-
cero gì' imperatori ariani , laonde
Teodorico piamente stabilì, che set-
te giorni prima di questa festa, e
sette giorni dopo si cessasse dallo
strepito giudiziale, 1. 1. e. de feriis.
La Chiesa latina adunque, cele-
brando in questa festa specialmen-
te r adorazione de' magi , osserva
que' riti, che si leggono presso i
liturgici, come descrivono il Ga van-
to, Bauldry, ed altri. Solo qui no-
teremo , che in questo giorno si
pubblicano le feste mobili dopo ii
canto del vangelo secondo il de-
cretato dei nominati concilii d'Or-
leans, e di Toledo, dai diacono j,
o da altri giusta la consuetudine
de' luoghi nel pulpito, o in quel
luogo dove si canta il vangelo, co-
me prescrive il Pontificale roma-
no, nella part. 3, de puhlicat. fest.
Il nominato Bauldry consiglia al
pubblicatore di pionunziare un bre-
ve discorso, spiegando al popolo in
3oo EPI
volgare quanto si cantò in latino.
Fra l'oltava di questa festività non
si possono dire messe votive pri-
vate, uè de Requiem^ come nel
1627 decretò la congregazione dei
riti. In Roma si celebra solenne-
mente questa festa nella chiesa del
collegio urbano, la quale è dedi-
cala ad onore dell'Epifania di Ge-
sù Cristo, e dei tre santi re magi,
celebrandosi ivi il divin sagrifìzio
in tutti i riti, come si disse nel voi.
XIV, pag. 220 del Dizionario. A
pag. 228 poi abbiamo narrato l'e-
sercizio accademico, che in detto
collegio ha luogo nella prima do-
menica dopo questa festa egualmen-
te in onore dell'Epifania del Si-
gnore, e de' santi re magi, in cui
si ammira il sorprendente spetta-
colo di vedere riunite in una va-
sta sala tante diverse nazioni con
differenti linguaggi , tessere poeti-
camente un serto al divino Infan-
te sceso sulla terra a redimere le
genti, e celebrare il felice avveni--
mento della vocazione de' magi ,
siccome i primi adoratori di Gesù
tra i gentili. Questo spettacolo, che
solo può offrire la capitale dell'or-
be cattolico per le favelle nume-
rose e diverse l'una dall'altra cele-
branti sì grande solennità, ha pre-
so là denominazione di Festa delle
lingue a Roma. Pel gran concorso
degli spettatori distinti , massime
stranieri , e di rango elevato , ad
appagare la loro fervente brama,
l'esercizio accademico dal 1841 in
poi, oltre l'aver luogo nell'anzidetta
domenica, che immediatamente tie-
ne dietro l' Epifania , si rinnova
pure nel giorno appresso. A que-
sta seconda accademia non inter-
viene in abito alcun Cardinale o
prelato, e se mai interviene incede
i» ahi lo corto, mentre nella pre^
tPI
cedente vanno tutti in abito, ma
senza rocchetto , cioè que' prelati
invitati o addetti alla Propaganda,
ed i Cardinali della congregazio-
ne. Sono poi invitati alla seconda
accademia i corpi religiosi, ed i col-
legi di Roma. Tale si è il mera-
viglioso esercizio accademico, che
presenta Roma, destinata mai sem-
pre ad essere grande, e sotto i Ce-
sari , e sotto i Pontefici. Dell'otta-
vario poi , che di questa festa si
solennizza nella sontuosa chiesa di
s. Andrea della Valle dei chierici
regolari teatini in R.oma, dalla pia
società eretta sotto la protezione
di Maria santissima regina degli
apostoli , faremo qui una speciale
menzione pel complesso delle sue
circostanze.
Come in Betlemme il Salvato-
re del mondo chiamando ad un
tempo i pastori ebrei, ed i magi
gentili, tolse ogni distinzione, e col-
legolli in un stesso vincolo di fe-
de e di carità ; non altrimenti la
pia società ha un doppio ben inteso
scopo nella celebrazione di questo
otta vario, di riunire cioè tutti gli
ordini, e le classi di persone per
la difesa, accrescimento, e propa-
gazione della santa fede, non che
della pietà cattolica, e per avviva-
re, e diffondere in tutti i cuori il
fuoco della carità, facendo in mo-
do che si verifichi ciò che si nar-
ra de' primi fedeli : midtitudinis ere-
dentiuni erat cor unum, et anima
una. AI primo scopo sono dirette
le preghiere, le prediche , e 1' ele-
mosine che si fanno nell'oltavario;
al secondo mira l'unione mirabile
dell'uno, e l'altro clero nelle fun-
zioni che accenneremo, cioè a dire
dei Cardinali, dei prelati, delle corpo-
razioni religiose, dei seminari, dei
cullegi,e di altri corpi morali di ^o-
EPÌ EPr 3or
ma; in una parola tulli i gradi della nario romano, e il seminario va-
gerarchia ecclesiastica secolare ere- ticano, ed i collegi germanico,
golare, prendono parie con santa scozzese, irlandese, urbano, ca-
gata nella sagra cerimonia. 11 nu- pranicense, Pamphily, inglese, e
merosissimo popolo sì romano che della pia casa degli orfani , o Sai-
straniero, d'ogni grado e condizio- viati. Si dà termine cjuindi a tal
Ile che n'è spettatore, mostra segni diurno pio esercizio con altra pre-
non equivoci di pia e religiosa sod- dica italiana , col canto delie li-
disfazione. tanie lauretane, colla esposizione so-
INon potendo tutte le classi di lenne, e colla benedizione del ss.
persone riunirsi nell' ottavario ad Sagramento compartita da un Car-
un'ora nella detta chiesa, le sagre dinaie. Finalmente alle ore venti-
funzioni, a comune utilità, sono di- quattro, vale a dire sull'entrare
vise in sette tempi, e ripartite co- della sera , vi è nella medesima
me segue: sull'aurora si celebra chiesa altra lezione spirituale, meu-
r incruento sagrifìzio, accompagna- tre con prediche nelle vicine piaz-
to dalla recita del santo rosario , ze si esorta il popolo, e lo s'invi-
e di altre preghiere analoghe alla ta alla funzione notturna, che ha
solennità dell'Epifania, le quali so- compimento con la recita del san-
no seguite da un sermone morale to rosario, con altre preci, e col-
in italiano, e dalla benedizione la benedizione con la sagra pisside
colla sacra pisside. Verso le ore sedi- contenente la ss. Eucaristia. 1 sacri
ci, cioè alle ore nove antimeridiane, ministri, nel corso de'sopraddelti
ha luogo la messa cantata in so- giorni, ascoltano le confessioni dei
lenne rito latino, celebrala alter- penitenti, che in folla vi accorrono,
nativamente dai pp. teatini, mino- avendo poi luogo la comunione
ri conventuali, trinitari scalzi, ago- generale, che si fa per mano di
stiniani, cappuccini, della missione, un Caidinale, anzi a comodo dei
minori riformati, barnabiti, mino- fedeli tutte le dette funzioni nel-
ri osservanti, carmelitani scalzi ec. l'anno corrente si proseguirono si-
Alle ore diciassette, ha luogo l'ai- no alla domenica de' quindici gen-
tra messa in uno dei riti orienta- naio, in cui ebbe luogo la comu-
li , come greco, maronita, arme- nione, e nella sera un Cardinale,
no, ec, coU'assist^nza del clero se- dopo aver dato la benedizione col
colare, e regolare del proprio rito, ss. Sagramento, diede a tutti sa-
seguita da una predica in lingua lutari ricordi. Questo stesso Car-
o inglese, o spagnuola, o tedesca, dinaie, nella vigilia della solennità,
o francese. Nella prima ora pome- secondo il rito di santa Chiesa ,
ridiana, cioè ad ore italiane dician- avea eseguito la solenne benedizio-
nove sermoneggia a \icenda un ne dell' acqua. I predicatori sono
oratore o francese, o polacco, dopo distinti individui del clero secolare
una lezione spirituale nel rispettivo e regolare, prelati e vescovi,
idioma : succede inoltre altra le- In tal guisa, nella capitale del
zione spirituale sulla solennità che cristianesimo, la pia società della
festeggiasi ; e tosto recitasi il santo regina degli apostoli celebra l' ot-
rosario con preci analoghe al mi- tava della festa dell'Epifania, e
stero, alle, -quali assistono il semi- mentre invila tutti gli ordini, eie
3o7. E PI
classi di persone a partecipare ad
una inedesima funzione, dà loro
occasione di professare avanti la
culla del Salvatore, in un coi pa-
stori e coi magi, quella medesima
unità di spirito, con cui dilatan-
do la fede e la pietà, confermino
se stessi, e gli altri nel sentimento
della cristiana carità, vincolo d'ogni
perfezione. » I figli della Chiesa,
" cui SI religiose, ed edificanti no-
« tizie perverranno, non cessino di
« innalzare inni di ringraziamento
M al Padre delle misericordie, che
« avendone sparse in copia sul pò-
» polo sì romano, e sì estero, in-
M tervenuti a quelle sagre funzio-
M ni, si degni spargerne ancora in
« avvenire, a trionfo ulteriore del-
« la vera religione, nella città, ove
*» ha centro e stabile sede ". Nel
1837 si è pubblicato in Pioma col-
le stampe il libretto intitolato :
U Epifania del Signore j ovK>ero spie-
gazione del mistero della vocazio-
ne de' gentili alla fede, disposte in
otto letture per l' ottavario della
stessa solennità , dal dotto p. d.
Gioacchino Ventura , ex generale
de' chierici regolari teatini.
Se un tempo, come si disse, ce-
lebravasi Y Epifania dopo una vi-
gilia, ed un rigoroso digiuno, che
pure si procrastinò dopo la festa,
tuttavolta in certe epoche vi si so-
stituirono assai male a proposito
delle feste molto opposte all'asti-
nenza, ed alla mortificazione. La
conformità, che trovossi tra le feste
del Re beve, ed i saturnali, fece
pensare ad alcuni autori, che la
prima fosse una imitazione della
seconda. Deslions de Senlis scrisse
il libro intitolato : Discorso eccle-
siastico contro il paganesimo del
re beve. I saturnali, dicono essi,
cominciavano in dicembre, e dura-
EPI
vano tutti i primi giorni di genna-
io, nei quali cade la festa dei re.
I padri di famiglia nel cominciare
i saturnali mandavano ai loro ami-
ci focaccie, e frutta, e mangiavano
con essi : in alcuni luoghi sussiste
ancora 1' uso delle focaccie. In que-
sti conviti eleggevasi ancora un re
della fava, cattivo avanzo del pa-
ganesimo, cui la Chiesa ha sempre
riprovato per le dissolutezze, che
si commettevano. I pagani, nel ce-
lebrare le feste in onore di Satur-
no, pretesero rappresentare le im-
magini del secolo d'oro, nel quale
lutti gli uomini erano eguali, e
perciò estraevano a sorte un re
immaginario, che talvolta toccava
ad uno schiavo, il quale nel tempo
del saturnale, comandava al pro-
prio padrone, ed agli altri. Ed è
ciò appunto, che i cristiani imita-
rono, mescolandovi alcune conside-
razioni religiose, sia nel pretendere
di onorare i santi re magi , sia
nel dare ai poveri la parte del-
la focaccia, che dedicavasi a Dio,
ed alla beata Vergine , sia nel
portar la fava della focaccia alla
offerta, come se volessero onorare
Gesù Cristo, il quale in tal giorno
fu adorato come il re dell'univer-
so, e fargli omaggio di una vana,
e ridicola immagine di dignità rea-
le , che pur si doveva alla sorte.
In tal modo univasi la superstizio-
ne alla dissolutezza, cambiandosi
una vigilia di penitenza, con una
veglia di feste profane. Niente pro-
vando queste applicazioni generali,
e degeneiando le pratiche religiose
in pazzie, molli concilii le represse-
ro con santissime leggi. Sifiatle fe-
ste stravaganti e licenziose, mesco-
lale di sagro e profano, furono pu-
re accennate in vari luoghi del
Dizionario, come nel voi. VI, a
EPI
png. 76 e seg. Oltre a ciò va let-
to l' articolo Befana, o Befania.
EPIFANIA. Città vescovile del-
r Asia, della seconda Cilicia, nella
diocesi d'Antiochia, sotto la metro-
poli di Anazaiho, la cui erezione
secondo Commanville risale al sesto
secolo. Plinio dice, che anticamen-
te chiamavasi Oeniarifhs, e che
prese il nome di Epifania per ono-
rare il re di Siria Antioco Epifane,
il quale possedeva la Cilicia. Narra
Tacito, che il paese, ov'era questa
città, da Lucullo venne sottomesso
al dominio romano, verso l'anno
683. Si legge nella Siria Sagra,
che questa città era tra i gioghi del
monte Amano, che grande splen-
dore recò alia sua chiesa il santo
vescovo Anfione, intervenuto a vari
concilii, compreso il Niceno, e che
Niceto intervenne al sinodo Mosue-
slano. Nel tom. II, p. 89^ del-
l' Oriens. Christ.^ sono registrate le
notizie dei sette suoi vescovi, An-
fione, Hesico, Policrono, Marino,
Niceto, Basilio e Paolo.
EPIFANIA. Sede vescovile della
seconda Siria nel patriarcato d'x4n-
tiochia, eretta nel secolo quinto,
sotto la metropolitana di Apamea.
Questa città di Siria sull' Oronte,
soggetta ai romani dall'anno 6go,
e dalla spedizione, che fece Pom-
peo nel territorio di Apamea, e
nella Celisiria, era fra Larissa, ed
Aretusa. Gli orientali la riguarda-
vano come una delle più antiche
del mondo, e credettero essere sta-
ta fondata da Hemath, uno dei fi-
gli di Canaan, per cui fu anche
chiamata Hemath ed Hamath. I
macedoni le cambiarono il nome
in quello di Epiflmia, ad onore di
Antioco Epifanio. Dalla Sìria Sa-
gra si rileva, che in questa città
giunsero gli esploratori mandati da
EPI 3o3
Mosè per riconoscere la terra pro-
messa, che vi nacque Antioco sud-
detto, che vi regnò quel Thou, il
quale inviò doni di omaggio al re
David, ma Salomone volle conqui-
starla. Vuoisi ivi esistere degli avanzi
di quel tempio, che con rara ma-
gnificenza eresse a s. Gio. Dama-
sceno Cosimo suo vescovo, il quale
fu presente al concilio Calcedonese.
Fu di lui successore Eutichiano, e
poco dopo Epifanio ne occupò la
cattedra episcopale. Nove furono i
vescovi che vi ebbero sede. Attual-
mente Epifania, Epiphanien., è un
titolo vescovile in partibiis, sotto
la metropoli pure in partibus di
Antiochia, che conferisce il sommo
Pontefice.
EPIFANIA. Famiglia de' conti
di Marsi , principi di Benevento ,
donde uscì il Cardinal Desiderio,
poscia Pontefice Vittore III ( Ve-
di).
EPIFANIO (s.). Trasse i suoi
natali nella Palestina circa l'anno
3 IO. Dopo una cristiana familiaie
educazione, passò in età giovanile
in Egitto, sotto egregi precettori.
Nel lungo tempo, che quivi sog-
giornò, si diede a conoscere ed a
praticare quanto v' avea di piìi
perfetto negli esercizii de* solitari.
Dal conversarvi con alcuni gnosti-
ci, imparò i loro dogmi e misteii.
Riuscì inutile ogni loro attentato
di corrompergli il cuore, e la pu-
rità della sua fede, che anzi, cono-
sciute le loro trame ed eresie, ne
li denunciò a' rispettivi vescovi, i
quali ne sbandirono quasi ottanta.
Bitornato in Palestina, vi fondò un
monistero, di cui prese il governo,
e fu sollevato al sacerdozio. Dap-
poich'egli governò qualche tempo
quel monistero, suo malgrado fu
ordinato vescovo della metropoli
3o4 EPI
dell'isola di Cipro, delta prima
.Sa lamina, ed allora Costantia. Mal-
grado le indefesse pastorali sue cu-
re, avea sempre tra le mani la sa-
cra Scrittura, e gli autori ecclesia-
stici, che prima di lui aveano
scritto sulla religione. L' assiduità
all'orazione, la carità la più fervida
ed operosa a beneficio del suo pros-
simo, formavano il carattere della
sua penitenza, di cui l'amor di Dio
era l'anima ed il principio. Ebbe
relazione strettissima colla rinoma-
ta vedova s. Paola di Roma. Que-
sto santo fu sempre grandemente
opposto ad Origene, perchè lo cre-
deva reo degli errori, che trovavan-
si ne' suoi scritti. Nell'anno 4^^
raccolse il concilio della sua pro-
vincia, in cui condannò la lettura
d' Origene. Quantunque grandi sie-
no gli elogi, che gli furono fatti in
vita e dopo la morte da nobilissi-
mi padri della Chiesa, viene accu-
sato d' essere stato troppo credulo
fautore de' nemici di s. Giangriso-
stomo. Mori nel ritorno da Pioma
a Salamina, essendo ancora in ma-
re neir anno 4^3, di novantatre
anni in circa. Di lui abbiamo: i.
11 Iratlalo dell'eresie, eh' è la più
considerabile delle sue opere, pre-
ferito da s. Agostino a quello stes-
so di s. Pilastro. È pur anche ci-
tato dai padri del settimo concilio,
i quali gli danno l' onore di avere
trionfato di tutte l'eresie in 8o ti-
toli, essendo appunto il medesimo
trattato diviso in 8o eresie. Notisi
per altro, che col nome di eresia
intende s. Epifanio una setta, o
società d'uomini, i quali hanno sul-
la religione sentimenti particolari.
E quindi ne numera e distingue
venti prima della nascita di Gesù
Cristo, e le altre sessanta dopo,
fino a' suoi giorni. II, h'Jncorato,
EPI
in cui tratta non solamente della
Trinità, ma altresì dell' Incarnazio-
ne, della resurrezione de' morti, e
di quasi tutti i dogmi della reli-
gione. Diede a quest'opera tale
greca denominazione, che significa
ancoraj appunto perchè contenen-
do essa tutti que' passi della Scrit-
tura, che vagliono a stabilire la
nostra fede, serve a' fedeli quasi di
ancora a confermarli in essa. IH.
Un trattato delle misure e de'pesi,
nel quale fa vedere la sua profon-
da erudizione, e che serve a mag-
giore intelligenza della Bibbia. IV.
La raccolta delle proprietà degli
animali sotto il nome di phisioh'
già : opera per altro, la quale sem-
bra anteriore a questo santo, ve-
nendo allegata da Origene, quan-
tunque non gli vengano negate le
mistiche riflessioni, e le morali so-
pra questo naturalista.
EPIFANIO (s.). La fama di san-
tità, ed il dono dei miracoli furo-
no i motivi per cui Epifanio fu
chiamato a reggere la chiesa di
Pavia. La sua eloquenza profonda,
e r ardente sua carità disarmarono
il furore dei barbari, che a quei
giorni infestavano le contrade d'I-
talia. Sostenne varie ambasciate, e
difficili, nelle quali sempre meritos-
si r ammirazione ed il rispetto di
tutti. Incontrò un viaggio in Bor-
gogna per riscattare col suo dei
prigionieri ivi detenuti, ed ammini-
strò la sua chiesa con quello zelo,
eh' è proprio d'un vero apostolo
dell'evangelio. Giunto agli anni
cinquantotto, dopo trenta di epi-
scopale governo, morì in Pavia,
compianto da tutti nel 497- ^^^
962 il suo corpo fu trasferito ad
Hildeshein nella bassa Sassonia, e
rinchiuso in una cassa d'argento.
11 suo nome è descritto nel marti-
EPT
rologio romanoj e la sua festa è
segnata il dì 1 1 gennaio.
EPIFANIO, Cardinale. Epifanio,
Cardinale prete del titolo de' ss.
dodici apostoli. Non sappiamo di
lui cose maggiori; e riguardo al-
l'epoca del suo cardinalato, erede-
sì che vivesse nel pontificato di s.
Gelasio I, nel 494-
EPIFANIO, Cardinale. Epifanio,
Cardinale prete di s. Marcello. Vivea
nel secolo quinto, sotto il pontifi-
cato di S.Gelasio I; mancano però
ulteriori notizie intorno alla sua vita.
EPIFANIO, Cardinale. Epifanio,
Cardinal prete del titolo di s. Lo-
renzo in Damaso, visse a' tempi di
s. Gregorio III, eletto nel ySi;
ma delle geste di lui non troviamo
alcuna particolare menzione.
EPIMACO ed ALESSANDRO
(ss.). Questi valorosi campioni della
fede nella persecuzione di Decio,
l'anno 25o, intrepidi sostennero, per
amor di Gesù Cristo, i più fieri
tormenti. Presi tutti due, e con-
dotti dinanzi al tiranno, fu loro
comandato di tostamente abjurare
la religione che predicavano, e di
sacrificare agi' idoli. Opposero essi
a quésti ordini una ferma ed asso-
luta negativa; per vincere la loro
costanza, furono sottoposti a cru-
deli battiture, a strazi delle car-
ni, e finalmente a consumare il sa-
crificio in mezzo alle fiamme. Be-
nedicendo il Signore, spirarono essi,
e le loro anime volarono al cielo
il giorno 12 dicembre, nel quale
il martirologio romano segna la
loro festività.
EPIMACO (s.). Nacque Epima-
co in Alessandria, ove confessò e
predicò con zelo apostolico la fede
nel nome di Gesù Cristo, in quel
tempo, nel quale l'apostata Giulia-
no infieriva contro i cristiani. Perciò
VOL. XXI.
E PI 3o5
egli fu preso, e tradotto in un'aspra
e dura prigione. Caricato per mol-
ti giorni da eccessivi travagli e mo-
lestie, il tutto sostenne con grandis-
sima pazienza, e santa gioja, per cui
finalmente venne condannato ad es-
sere abbrucialo vivo. Le sue ossa
e ceneri furono da alcuni cristiani
portate a Roma, e riposte in un
sepolcro, da dove molti anni dopo
furono trasferite in Alemagna. Il
martirologio romano ricorda la sua
festa li IO maggio.
EPIPODIO ed ALESSANDRO
Martiri (ss.). Nato in Lione Epi-
podio, ed Alessandro greco d'origi-
ne, tutti e due assieme percorsero
i loro studii, e sino da giovanetti
legaronsi in istretta amicizia, so-
lidamente perpetuata dipoi col soc-
corso della religione. Bene addentra-
ti nella perfezione cristiana con una
vita temperante, casta, e tutta in-
clinata alla pietà, anelavano al
martirio. Infierendo in quei giorni
la persecuzione contro i seguaci del
vangelo, uscirono di Lione per se-
guire i consigli del divino Maestro,
e si ritirarono in un borgo vicino,
ove vissero alcun tempo sconosciu-
ti; ma finalmente scoperti, furono
tosto arrestati, e cacciati in prigio-
ne. Tradotti poscia al tiibunale,
confessarono con tutta intrepidezza
la loro credenza, e quantunque
dalle più barbare carnificine mal-
trattati, non mai il coraggio loro
scemò, e quindi consumarono il sa-
crificio, il primo col capo mozzato,
l'altro col supplizio di croce. I cor-
pi loro furono di soppiatto traspor-
tati, e sepolti in una collina non
molto lontana da Lione, e quel se-
polcro divenne celebre ben presto
per la quantità dei miracoli che vi
si operarono. La festività loro è as-
segnata ai 22 aprile.
20
3o6 EPI
EPIRO. Contrada d'Europa nel-
la Grecia, in passato regno, ma
poscia unito a quello di Macedo-
nia. È terminata al settentrione dal-
la Macedonia, all' oriente dalla Tes-
saglia, al mezzodì dall'Acaja, ed
all'occidente dal mare Jonio. Que-
sto paese intersecato da montagne,
e diviso quasi per opera della na-
tura, divenne famoso nell'antica sto-
ria, per la sua vicinanza alla Gre-
cia. Quantunque non molto esteso,
secondo Strabene , dividevasi in
quattordici nazioni avanti la guer-
ra di Troja, fra le quali contavan-
si i caonii, i tesprozii, gli eticii,
gli atamani, gli ambraci, i molos-
si etc, ed Omero parla di molti
piccoli re di questo paese. I molos-
si furono soggiogati da Pirro, prin-
cipe straniero della famiglia di
Eaco, dal che venne il nome di
eacidi dato qualche volta ai di-
scendenti di questo principe. Mo-
losso figlio di Pirro, e di Andro-
maca successe al padre, e dopo
molti regnanti oscuri, la storia no-
mina Admeto, che dominava nel-
l'Epiro, allorché Serse invase la
Grecia. Non essendosi dichiarato in
favore dei greci, non fu ammesso
all'alleanza degli ateniesi.
Tarimba, suo figlio assai giovane,
alla morte del padre fu mandato
in Atene per istudiare le lettere,
e la filosofia, ed al suo ritorno in-
trodusse neir Epiro estese cogni-
zioni, e diede a quel paese delle
leggi eccellenti. Gli successe il fi-
glio Alceste, ed alla morte di lui
il regno fu diviso tra i suoi due
figli Neottolemo, ed Ariba. Rimasto
solo, questi governò con molta
saviezza, e protesse le scienze. Die-
de Olimpia sua nipote in matri-
monio a Filippo il Macedone, pa-
di*e di Alessandro il grande.
. EPI
Uno dei nipoti di Ariba, chia-
mato pure Alessandro, gli succes-'
se , e sposò Cleopatra, figlia di
sua sorella Olimpia, e di Filippo,
il quale nella celebrazione delle
nozze fu assassinato. Ad Ariba suc-
cessero Eacide suo figlio e Alceste
IT, che poscia fecero guerra ai suc-
cessori di Alessandro, i quali occu-
parono il regno di Macedonia. Pir-
ro sì celebre nella storia della Gre-
cia, come in quella de' romani, fu
figlio di Eacide, e dopo molti av-
venimenti successe allo zio Alceste
li. Egli pretendeva discendere da
Achille per padre, e da Ercole per
madre. Essendo giovinetto passò in
Italia l'anno 280 avanti l'era cri-
stiana, quindi riportò grandi van-
taggi contro i romani, e specialmen-
te contro il console Lavinio, ma
in vista de' mezzi che il suo nemi-
co poteva facilmente ottenere per
resistergli, entrò con loro in trat-
tative di pace, la quale fu rifiu-
tata, prima che avesse egli sgom-
brata r Italia. Arrischiò quindi un»
seconda battaglia, in cui fu ferito^
ed in fine dopo un viaggio in Si-
cilia, una nuova sconfìtta, e qual-
che infruttuosa negoziazione, ritor-
nò in Grecia, ove si rese padrone
della Macedonia. La spedizione, che
intraprese del Peloponneso, gli riu-
scì fatale, perchè entrando colle
sue truppe nella città di Argo, vi
perì colpito da una pietra, che una
donna gU lanciò da un tetto l'an-
no 271 della detta era. Dopo
qualche regno bi*evissimo e poco
interessante, l' ultimo de* quali é
quello di una principessa chiama-
ta Deidamia, gli epiroti cangiarono
la forma del loro governo. La na-
zione si adunava ed eleggeva i suoi
pretori, ma i vicini, cioè gli illiri-
ci, ed i macedoni, profittavano spes-
EPI
so delle discordie intestine di que-
sto stalo per ingrandire i pro-
prii. Finalmente i romani ridus-
sero l'Epiro, come il restante della
Grecia, sotto il loro dominio, e
divenne una provincia romana. Si
sa che Pàolo Emilio , dopo aver
vinto Pirro, rovinò settanta città
degli epiroti, che avevano preso il
partito dì questo principe, e vi fe-
ce un immenso bottino, conducen-
do seco centocinquantamila schiavi.
Passato r Epiro nella divisione del-
l'impero sotto quello degli impe-
ratori greci , questi vi stabilirono
dei despoti, che possedettero il pae-
se sino al regno di Amuratte II, il
quale verso la metà del secolo XV,
lo riunì ai vasti stati dell'impero
ottomano. Le prodezze però del
valoroso Scanderberg per qualche
tempo ne disputarono a Maomet-
to II l'intero possesso.
Quest'antica contrada della Gre-
cia fu suddivisa sotto Teodorico
I nel quarto secolo in vecchia, ed
in nuova; la vecchia è quella che
chiamasi vero Epiro; la nuova è
parte della Macedonia, che noi di-
ciamo Albania (Fedi). Nicopoli fu
la metropoli della prima, Durazzo
della seconda.
Al presente 1' Epiro comprende
nella Turchia europea una conside-
rabile porzione dell'Albania, cioè a
dire quasi la totalità del sangiac-
cato di Giannina o Jannina, quello
di Delvino , la parte meridionale
di quello di Aulona, e la parte
occidentale di quello di Tricala.
Narra l'annalista Rinaldi all'anno
44> num. 3i, che l'apostolo s. An-
drea passò a predicare l'evangelio
in Grecia, e nell'Epiro, come af-
fermano il Nazianzeno, Orai, in
Arian.j ed il Grisostomo, de 12
apostol. Dal medesimo all'anno 5 1 7
EPI 307
num. 34 si dice, che l'Epiro nella
giurisdizione ecclesiastica era sog-
getto per antica istituzione alla
chiesa metropolitana di Tessaloni-
ca, esarca dell' Illiria, e che il ve-
scovo di Tessalonica fu solito di
confermare il prelato di Nicopoli,
arcivescovo dell'Epiro, cioè metro-
politano del vecchio Epiro. Questa
regione nelle notizie ecclesiastiche
è posta nell'esarcato di Macedonia,
e dividevasi in tre provincie eccle-
siastiche. La prima provincia, o
Epiro vecchio, aveva per metropo-
li Lepanto, cui poscia si uni Nicopo-
li, con otto sedi vescovili per suf-
fraganee. La seconda provincia, o
Epiro antico o vecchio, aveva per
metropoli Cassiopea ossia Jannina,
con sei sedi vescovili sottoposte. La
provincia dell'Epiro nuovo com-
ponevasi della metropoli di Du-
razzo, con venti sedi vescovili per
sufFraganee. Nell'anno 5 16 fu cele-
brato neir Epiro un concflio, nel
quale si approvarono i quattro
primi concili generali, e si condan-
narono i concili eretici. Regia tom.
X, Labbé t. IV, ed Arduino t. II.
Nelle notizie ecclesiastiche delle
missioni, l'Epiro si divide in due
Provincie, di Albania, e di Epiro
propriamente detto. In Albania av-
vi l'arcivescovato di Antivari, che
ha per suflfraganei i vescovi di Scu-
tari, Pulati, e Sappa, in cui sono
circa settantasei preti , sessantadue
parrocchie, e da cinquantotto mila
cattolici. In Epiro avvi l'arcive-
scovato di Durazzo, che ha il ve-
scovo di Alessio per suffraganeo : i
sacerdoti si fanno ascendere a tren-
tadue, le parrocchie a trentasetle ,
e i cattolici a trentun mila.
EPISCOPATO ( Episcopatus ).
Dignità episcopale, lo stesso che ve-
scovile. V. Vescovo. ^
3o8 E PI
EPISCOPIO. Palazzo vescovile,
vescovato, abitazione, e residenza
del vescovo ordinariamente conti-
guo, o presso la cattedrale. Anasta-
sio Bibliotecario, parlando della ba-
silica lateranense, ecco come si e-
spresse : Quae prima in foto man-
do construcla est, et stabilita a
beatae memoriae Constantino impe-
ratore _, et est JHXta episcopium.
Questa residenza del Papa presso
la patriarcale basilica lateranense,
si chiamò Patriarci lio (Vedi)^ il
quale era pure presso le altre pa-
triarcali di s. Pietro, di s. Paolo,
di s. Maria Maggiore, e di s, Lo-
renzo fuori le mura, pa- abitazione
de' patriarchi di Costantinopoli, di
Alessandria, di Antiochia, e di Ge-
rusalemme, allorché si recavano in
Boma per qualche affare, o conci-
lio ec. Il Macri, Noi. de voc. eccL,
dice che Epùcopiiini alcune volte
significò la diocesi del vescovo, det-
ta anche Vescovato (Fedi), leggen-
dosi in Flodoardo, lib. 2, cap. 1 2 :
Carolus rex Rìgobertum epi scopa-
ta deturbavit , et cuidam MUoni
sola tonsura clerico^ qiiod seenni
processerai ad belluin, dedil lioc
episcopium. Ed altiove, nel lib. 2,
cap. 4) si servi di questa voce nel
medesimo significato : Post Egidium
Remense rexit episcopium. F. lo
stesso Macri nel Hierolexkon alla
voce Episcopium. Che l'episcopio
fosse r abitazione propria degli an-
tichi collegii clericali, lo abbiamo
da monsignor Cecconi, Istit. de' sc-
minariij pag. 9, e seg.
EPISTOLA (Epistola). Parte
della messa, recitata dal sacerdote,
o cantata dal suddiacono avanti
r evangelio, e eh' è cavala dalla
Scrittura sagra. II sacerdote la re-
cita avanti all' altare al destro lato
di esso, da quella parte appunto
EPT
che da questa lettura prende il no-
me di parte o lato dell'epistola, e
dalla cui estremità dicesi cornu e-
pislolae. Epistola, o lettera, è voce
che viene dal greco, e significa
mandato, o commissione. Questa
voce sebbene propriamente signi-
fichi la lettera degli apostoli, non
ostante anche tutte le lezioni della
messa sono chiamate col nome di
epistola. L'epistola si dice dal ce-
lebrante dopo tutte le orazioni, po-
nendo le mani sopra 1' altare, o so-
pra il libro, come più gli piace,
come abbiamo dal Missal. Roman.
par. 1, tit. IO, rubr. i. Finita la
lezione dell'epistola, si risponde Deo
gratias (Fedi) dal ministro nelle
messe basse, o dal coro nelle solen-
ni. E similmente quando si leg-
gono più Lezioni (Fedi)^ dopo cia-
scuna si dice Deo gratias^ fuorché
nel fine della quinta lezione di Da-
niele Dei sabbati delle quattro tem-
pora, e nel fine pure delle lezioni
del venerdì, e sabbato santo, come
dicemmo meglio al citato articolo
Deo Gratias, e come si può vede-
re nel medesimo Missal. par. 2,
tit. 5, n. I. Epistolario, Epislola-
riunij si chiama il libro ecclesiasti-
co, che contiene tutte l'epistole, le
quah si devono dire nella messa, pel
corso e secondo l'ordine di tutto l'an-
no. Io che costumano i greci , i
quah lo chiamano Apostolos. Fu
chiamato pure Comes Hieronymij
Lectionarius ec. Tali libri furono
ornati con argento, oro, gemme,
di appi preziosi, come si ha dal
Zaccaria, nell' Onomasticon rituale^
alla voce Epistolare et Epislola-
rmm. Nella cappella pontificia, ed
in alcune chiese, il libro dell' epi-
stola si cuopre con drappo del co-
lore corrente, con ftangie, e ricami
d'oro, d'argento, di seta, ec.
EPI EPI 3o9
L' epìstola negli antichi codici si do si dice, che Alessandro I Papa
dice Lectio ex Àpostoloj la quale ordinò si cantasse l' epistola, si de-
benchè si desuma alle volte anco- ve intendere, ch'egli confermò con
ra dagli altri libri dell'antico, e decreto tal uso. Ci attesta s. Giu-
nuovo testamento, e degli altri apo- stino, che la celebrazione dell' Eu-
stoli, per lo più però si prende caristia era sempre preceduta da
dalle Epistole, di s. Paolo [f^edi), questa lezione, ma soggiunge, che
e per questo fu così chiamata. Da il presidente dell'assemblea, ovvero
ciò parimenti è provenutOjChe quello il vescovo^ vi aggiungeva una esor-
che si legge dopo le Collette [Fedi)j tazione, spiegando ciò ch'era difìl-
nella messa comunemente viene cile ad intendersi,
chiamato epistola. I giudei nei gior- Nei primi secoli, oltre gli scritti
ni di sabbato incominciavano le lo- de' profeti, e degU apostoli, si leg-
ro adunanze dal leggere i libri di gevano alcune volte pubblicamente
Mosè, e de' profeti. Nel nuovo te- nella Chiesa le lettere anche dei
stamento s. Paolo nella lettera I vescovi, e de' sorami Pontefici, e
ai corinti, al e. i4, cosi scrive: particolarmente quelle, che si dice-
Cuni com'eneritis unusquisque ve- vano Pacificaef ossieno Communi'
strum psalmum habet^ doctrìnam catoriae. Col commercio di esse si
habet. Questo testo da alcuni s'in- manteneva l'unità, e la pace fra
lerpreta pei salmi, e lezioni avan- il romano Pontefice , e gli altri
ti il sagrifizio. Più chiaramente vescovi, e si sapeva chi era orto-
scrisse ai colossensi, /\\ Cum lecta dosso, e chi eretico. Sopra questo
fuerìt apud vos epistola haec^ fa- particolar punto di disciplina si
clte^ ut et in Laodicensìuni ecclc' possono vedere il citato Bona e.
sia legatur^ et eam, quae Laodi- 6. n. 2, e il Martene de antìquis
censium est, vos legatis, e nel fine eccl. ritibus 1. i^ e. ^^ n. 1. Co-
della prima lettera ai tessalonicen- munemente s. Girolamo si dà per
si : Adjuro vos per Dominum^ ut autore della distribuzione, cioè del-
legatur epistola haec omnibus san- la serie, e dell'ordine delle lezioni,
ctis fratribus. Imperocché, sebbene dell'epistole, e degli evangeli, e, che
ivi non si dica, che se ne faccia la in tutti i giorni dell'anno si deb-
lezione nella messa, è però assai bono leggere nel sagrificio della
verosimile, che la lezione si facesse messa , avendo composto il libro
in detto tempo, non sapendosi che che chiamò Comilem , pubblicato
fuori di esso si facessero allora altre dalPamelio; distribuzione, che vuol-
adunanze de' fedeli. Pe*- lo che Sem- si confermata dal Pontefice s. Da-
bra potersi conchiudere, essere de- maso I. Dice il Durando, nel lib.
rivato dagli apostoli l' uso della le- 1 cap. 18, che i latini in tutte
zione delle divine Scritture, e del- le domeniche leggono l'epistola del
r epistola nella messa, come anche nuovo testamento, per essere gior-
avvertono il Cardinal Bona al 1. no dedicato alla risurrezione di
2, e. 6, n. I ; il Bellette nelle sue Cristo, e per significare lo slato
o.y^erv'tìtzzomj alla pag. 396; il Gran- della grazia. Nei messali ambrosia-
colas nel Trattato della Messa , no, e mozarabo vi sono due lezio -
pag. 36, e De antìquis liturgiis, m ogni giorno da dirsi avanti il
pag. 5o4. Nota ilMacii, che quao- vangelo, una ricavala dall'aulico,
3. a EPI
l'altra dal nuovo testamento. Il p.
Mabillon, nel lib. I della liturgia
gallicana al e. 3, num. io, coll'au-
torità di s. Gregorio di Tours, pro-
va che nella Francia tre erano le
lezioni che si leggevano, una rica-
vata dai profeti, la seconda dal-
l'apostolo, la terza dagli evangeli.
Secondo la presente disciplina, per
lo più si legge una sola lezione,
eccettuati alcuni giorni , ne' quali
più se ne leggono, e quella lezio-
ne ha per oggetto di erudire il
popolo cristiano, acciò con essa si
prepari al sagrifizio, come e' inse-
gna s. Tommaso, par. 3, quaest.
83, art. 4* E quelli, che trattano
misticamente del sagrifizio della mes-
sa, dicono che l'epistola si legge pri-
ma dell' Evangelo (P^edì), non per-
chè questo sia più degno di quel-
la, ma per additare gli apostoli,
che andavano avanti a Cristo, man-
jdandoli il Signore avanti la sua
faccia a due a due. Innocenzo III
poi, nel lib. II Mysterionim Missae
e. 19, osserva, che l'epistola, che si
dice prima dell'evangelo, significa
l'uffizio del precursore di Cristo,
cioè di s. Giovanni Battista, che
venne a preparare le strade di lui.
Dicemmo che nelle messe basse
l'epistola si legge dal sacerdote ce-
lebrante, e nella messa cantata si
canta dal suddiacono, dicendola il
celebrante con voce bassa , ma
la cosa non è sempre stata così.
JNell'antica ordinazione del suddia-
cono non si ritrova cosa alcuna,
che possa riferirsi alla lezione del-
l'epistola, come evidentemente di-
mostrano l'Hallier, De materia et
forma ordìnationis al § 16^ n.46;
il Morino de sacris ordìnationibiis
lìWa part. 3, esercitaz. ji, e. 3.
Ciò apparteneva ai lettori. A mala-
rio, che visse nel principio del se«
EPI
colo nono, al 1. 2, e. ir, si ma-
raviglia, come così spesso il sud-
diacono leggesse l'epistola nella mes-
sa. Fa la stessa maraviglia il Mi-
crologo, scrittore del secolo XI, al
e. 8; ed il Durando, scrittore del
secolo XIII nel lib. I Ralion. al
e. 8, cerca con ansietà, per qual
ragione il suddiacono legga l'epi-
stola. Il Martene, nel luogo citato
al n. 6, è di sentimento che i sud-
diaconi incominciassero a leggere
in alcune chiese V epistola nel se-
colo Vili. Ma oggidì nell'ordina-
zione del suddiacono, proferendosi
dal vescovo le seguenti parole :
Accipe librum epìslolarum, et ha-
he potestatem legendi eas in ec'
desia pancia Dei, resta stabilito,
che l'uffizio di cantar le lezioni
nella messa solenne appartiene al
suddiacono. Non essendovi però il
suddiacono, può essere cantata an-
che da un chierico costituito negli
ordini minori, purché la canti sen-
za manipolo, giusta le prescrizioni
della sagi'a congregazione de' riti,
indicate dal p. Merati nel tom. I,
par. I, pag. 202. Dice puranco il
citato Macri, non essere stato anti-
camente officio del suddiacono il
cantare l'epistola, ed è perciò che
nella quaresima, e nelT avvento, ec-
cettuate le domeniche Laetare e
Gaudetej si spoglia della pianeta
ripiegata, quando deve cantarla,
restando col camice, e col mani-
polo; e terminato il canto riprende
la pianeta. Tra i greci l'epistola
si canta sempre dal lettore, ed è
presa dal nuovo testamento. I cer-
tosini nelle messe solenni fanno
altrettanto, cantando un religioso
r epistola in coro, perchè all'altare
non assiste il suddiacono, ma il
solo diacono. Che le monache cer-
tosine cantino l'epistola, lo dicem-
EPI
mo al voi. XI, pag. io5 del Di-
zionario. E circa il dirsi nelle mes-
se solenni dal sacerdote celebrante
l'epistola a voce bassa, quantun-
que il de Vert, al t IV, p. i3i
txplic. des cérénwnieSj dica che la
rubrica prescrive, doversi dal cele-
brante nella messa solenne recitare
a voce bassa l'epistola, il gradua-
le, ed il vangelo, ciò non si trova
nel messale di s. Pio V, stampa-
to nel 1570, né in quello stam-
palo sotto Clemente Vili nel i6o4-
/T. gli articoli Messa e Suddiaco-
no, ed il Sarnelli tom. IX leti,
eccl, lettera IXXW Della Epistola;
nonché il Lambertini, della santa
Messa, sez. I, capo Vili, § 11.
EPISTOLARIO. Libro conte-
nente r epistole. V. Epistola. Nel
registro di s. Gregorio I si trova
Tavverbio Epistolariter per signifi-
care il contenuto dell'epistola. Ab-
biamo dal Macri , Notizia de vo-
cab. eccl, che col vocabolo Epi-
stolella fu chiamato il capitolo, che
recitasi nelle ore canoniche prima
de' responsori nel rito ambrogiano.
EPISTOLE DI s. Paolo. Si an-
noverano quattordici lettere od fi-
pistole di s. Paolo ; una ai Roma-
ni, due ai Corinti , una ai Calati,
una agli Efesii, una ai Filippesi ,
ima ai Colossesi , due ai Tessalo-
nicesi, due a Timoteo, una a Tito,
una a Filemone, ed una agli Ebrei.
Credettero alcuni, che s. Paolo a-
vesse scritto anche ai fedeli di Lao-
dicea. Gli atti di s. Tecla, le pre-
tese lettere di s. Paolo a Seneca,
un vangelo, ed un apocalisse che
gli furono attribuiti , sono opere
apocrife, e le tre ultime non sono
state conosciute prima del quinto
secolo. Dice il Bergier, che dalla
lettura delle lettere di san Paolo
si scorge, che furono scritte in oc-
EPI 3ii
casic(ne di qualche avvenimento, di
qualche questione eh* era necessa-
rio decidere, di qualche abuso, che
l'apostolo voleva correggere e di al-
cuni doveri morali che voleva par-
ticolarizzare ; che non é stata sua
intenzione di dare in alcuna di
queste ai fedeli un simbolo, od una
spiegazione di tutti i donimi della
fede cristiana, né di tutti i doveri
della morale ; che in fine, scriven-
do ad una chiesa, non ha mai or-
dinato che la sua lettera fosse co-
municala a tulle le altre. Delle
epistole degli altri apostoli , come
di quelle de' romani Pontefici , si
parla in diversi luoghi di que-
sto Dizionario. V. il Rinaldi al-
l'anno 4^ num. 37, mentre all'an-
no 60 num. 58, dice che i nostri
maggiori, quando si leggevano in
chiesa l' epistole di s. Paolo , usa-
rono dire al lettore Fax teciim,
simbolo della comunione cattolica,
V. Epistola.
EPITAFFIO, o EPITAFIO. In-
scrizione fatta sopra i sepolcri, o
per iscrivervi sopra i medesimi.
Epitapliium, inscriplio sepulcliralis.
Molto antica è l'origine degli epi-
taffi, o delle iscrizioni apposte ai
Sepolcri [Vedi) in memoria di
qualche defonto. I greci ponevano
soltanto per epitafìio il nome di
colui, che nella tomba giaceva col
semplice epiteto di buon uomo, o
buona donna. In Alene si poneva
semplicemente il tiome del defonto,
quello del padre suo, e quello della
tribù cui aveva appartenuto. Al-
cuni se ne fecero nella Grecia as-
sai lunghi, contenenti per lo piìi
un saggio della vita, o un elogio
del defonto. A Sparta non si ac-
cordavano epitafli, se non se- a co-
loro, che morti erano in un com-
ballimento, o per il servigio della
3l2
EPI
patria, e questi epitaffi conteneva-
no un corto elogio dei de fonti. 11
Guasco, nel descrivere i riti funebri
de' Romanij dopo aver parlato del
luogo, della struttura, e degli or-
namenti de' sepolcri de romani ,
dice, che questi essendo vaghi di
lunga rinomanza, lo erano in certo
modo della seconda vita. Tanto
studio però, tanta sollecitudine sa-
rebbe loro sembrata inutile e va-
na, se non avessero potuto fare in
guisa, che gli ammiratori d'opere
SI grandi venissero istrutti della
loro condizione, e delle loro glo-
riose azioni. Inventarono i romani,
o, per meglio dire, adottarono l'uso
antichissimo degli egizi e di altri
popoli, d'incastrare nella parte del
sepolcro più esposta alla veduta
una tavola di marmo, o di pietra,
in cui scolpivano l' iscrizione. Que-
sta tavola era propriamente quella
che chiamavasi Monumentum j o
Monimentum, perchè monet nos, o
ci dà notizia della persona defonta,
o de'suoi, o de'proprii fatti, e ci ren-
de accorti che anche noi siamo mor-
tali. Appellossi altresì cìppiis, no-
me appropriato alle colonnette con
iscrizione per denotale un confine,
ed al sepolcro stesso. L' iscrizione,
o l'epitaffio de'romani, era prolisso
o breve, secondo la vanità o la
modestia, l'avvenimento, e le cir-
costanze, l'arte, o l' ineleganza del
compositore. Alcuni erano in versi,
la maggior parte però in prosa.
Alcuni erano posti per informare
i passeggieri dei meriti , e delle
imprese del defonto; altri indica-
vano il nome, la famiglia, la di-
gnità. In alcuni segnavasi l'età del
defonto; in altri l'esattezza giun-
geva a tanto, che non solo l'età,
ma il mese, l'ora del nascimento,
il giorno, l'ora della morte, e l'o-
EPI
ra ch'era stato trasferito al sepol-
cro diligentemente venivano indi-
dicate, non escludendosi gli epi-
taffi pei fanciulli. Sovente s' in-
contrano nelle tavole sepolcrali le
lettere S . T . T . L., che signifi-
cane SU libi Terra Levis, ap-
punto come se le ceneri, e le ossa
di un morto fossero capaci di sen-
tire qualche sollievo dalla morbi-
dezza, o leggerezza del terreno. Ep-
pure di questa grazia supplicava-
no istantemente gli dei, e questa
auguravano ai loro estinti amici
e parenti. Le altre lettere solite
rinvenirsi nelle tavole sepolcrali
sono le seguenti , di cui dopo le
iniziali poniamo il significato.
D. M. Dìsy o Diis Manibus.
D. M. S. Dis Manibus Sacrum.
D. M. P. Dis Manibus Posuit.
D. M. V. F. Dis Manibus Vo-
tuni Fecit.
D. M. E. M. E. Dis Manibus et
Memoriae Aeternae.
D. L. S. Dedit Locum Sepulturae,
ovvero Dis Laribus Sacrum.
D. D. M. Dedicatum Dis Mani-
bus, ovvero Dono Dedit Mo'
numentum.
H. S. E. Hic Situs Est.
Inoltre perchè moltissimi erano
i sepolcri dei romani, e non tutti
abbastanza sontuosi per trattenere
a prima vista il viaggiatore, quelli
che pur bramavano di essere co-
nosciuti, facevano porre nell'epi-
taffio, Heusj Fiatar, ovvero Siste,
Fiatar, o altre somiglianti parole,
affinchè il passeggiero invitato, e
come forzato dal muto imperioso
cenno de' marmi si fermasse e leg-
gesse. Laonde sovente avveniva ,
che ponendosi per mera curiosità
a leggere, trovava degli epitaffi as-
EPI
sai lepidi. Tra il volgo poi corre-
va l'opinione, che la lettura degli
epitaffi facesse perdere la memoria,
ed è credibile, che non pochi sprez-
zassero cotale invito. Che il Ceno-
lafio (Fedi) fosse un sepolcro, o
monumento vuoto innalzato in ono-
re di un morto , altrove defonto ,
lo dicemmo a queir articolo. Il Ma-
cri disse, che si chiamò Epitaphista
il compositore di epitaffi. Di que-
sti si trovano molti esempi tan-
to nelle antiche lapidi^ quanto pres-
so i classici autori.
Raccontano i francesi, che i pri-
mi epitaffi, che nel loro paese si
trovano collocati sulle tombe dei
loro re, sono quelli di Pipino, e
di Carlo Magno. Sulla tomba del
primo si scolpi questa semplice
iscrizione : qui giace pipino il padre
DI CARLO MAGNO. Ma ìq Italia sin-
golarmente, più che in qualunque
altra regione, forse seguendo lo
stile dei romani, conservossi il co-
stume . e con esso il gusto degli
epitaffi, e questi si apposero non
solo ai sepolcri dei principi, e dei
grandi, ma sovente ancora a quelli
di alcuni privati illustri. Non si
estinse, neppure ne' bassi tempi, la
smania per gli epitaffi, e molti più
o meno eleganti , o più o meno
rozzi, alcuni talvolta anche poetici,
e sovente rimati, se ne composero
dopo il secolo decimo, in tempi in
cui sembravano totalmente oscurati
i lumi delle lettere, e delle scien-
ze. Gli epitaffi s' ingentilirono col
risorgimento della letteratura, co-
me si vede nelle chiese , e nei ci-
miterii, ove sono in gran copia. Il
Bosio, l'Arrigi, il Mamachi ed altri
autori, trattano degli epitaffi, delle
iscrizioni, e degli emblemi, che gli
antichi cristiani posero nelle cata-
combe, ne' sepolcri, e ne' luoghi ove
EPI 3i3
si seppellivano, di che si parla ai
diversi analoghi articoli. 11 dotto
p. Lupi nelle sue Dissertazioni non
solo parla degli epitaffi pagani, ma
rende ragione come alcuni di essi
trovansi sopra i sepolcri de' cri-
stiani ; parla degli epitaffi di que-
sti ultimi, scritti con molta trascu-
ratezza; delle esecrazioni contro i
violatori de' sepolcri usate negli
epitaffi SI gentileschi, che cristiani,
e come i cristiani non cominciaro-
no ad usarli che circa i tempi delle
irruzioni dei barbari in Italia ; in
fine che nei soli epitaffi cristiani si
trovano espresse le calende, le no-
ne, e gl'idi giusta la regola del
Mabillon, del Malvasia, e del Fon-
tanini. Il p. Menochio, nelle sue
Stuore nel tomo II, pag. 44^> *'i-
ferisce diversi epitaffi ingegnosi e
curiosi. Il Buonarroti, nelle sue Os-
servazioni sopra alcuni frammenti
di vasi antichi di vetro j a pag. 64,
ed a pag. 1 65 a 1 69 , parla delle
acclamazioni funerali de' cristiani
verso de' morti scritte nelle lapidi,
e che il Dulcis anima, che sì legge
nelle iscrizioni sepolcrali de'cristia-
ni, è una formola presa dalle ac-
clamazioni funerali. Riguardo poi al-
la formola, la quale si legge in siffat-
te iscrizioni, dormit in pace, ag-
giunge che i primi cristiani la pre-
sero da quelle parole di Cristo:
Lazarus amìcus noster dormit, e
dalle altre da luì dette per la fi-
glia deli'archisinagogo, Marc. e. 5,
v. 4o; alla qiial formola allude
s. Gregorio Nazianzeno nell'orazio-
ne XI verso il fine. Quindi con-
chiude che per la stessa ragione
i sepolcri de' cristiani si dissero
cimiteri, quasi dormitori, parola
che racchiude in se una fede del-
la risurrezione, anzi la morte mede-
sima chiumarono dormizione, e sou-
3i4
EPO
no, come dissero jìsvegliamento la
|-isurrezione.
EPOCA. L'epoca è un punto fis-
so, ovvero un tempo certo e degno
di osservazione nella storia, del qua-
le si servono i cronologisti per inco-
minciare a contare gli anni, e che
d'ordinario è fondato su qualche
avvenimento memorabile. Lo stu-
dio della Cronologia ( J^edi) ha
per mira di portare la sicurezza
sul tempo, dei fatti principali isto-
rici, i quali tempi con parola gre-
ca chiamansi (riposo. L'epoca dif-
ferisce dal periodo in ciò, che il
periodo è giro di anni destinato
a ripigliarsi dopo finito il suo cor-
so; mentre l'epoca invece è un
punto, che apre e termina uno
spazio nella durata ( F. Era). In
tre spezie si dividono l'epoche, cioè
nelle sagre, nelle ecclesiastiche, e
nelle civili p politiche. L'epoche
sagre sono quelle, che si prendono
dalla Bibbia, o santa Scrittura, e
che riguardano particolarmente gli
ebrei, come il diluvio, il quale vuoisi
avvenuto l'anno del mondo i656;
la vocazione di A bramo , 1' anno
202 2; l'uscita degli ebrei dall'E-
gitto, nell'anno 25i3; il tempio
di Salomone terminato nel 3ooo;
la libertà concessa agli ebrei da
Ciro l'anno 34^8; la nascita di
Gesù Cristo, accaduta l'anno 4ooo;
la distruzione del tempio di Ge-
rusalemme operata da Tito, insie-
me alla dispersione degli ebrei as-
segnata all'anno del mondo 4074,
e corrispondente all'anno 74 dal-
la nascita di Gesù Cristo, ed al-
l'anno 70 dell'era volgare. L'epo-
che ecclesiastiche tratte dalla sto-
ria della Chiesa, incominciano do-
po l'era cristiana o volgare, come
il martino di s. Pietro, e quello
di s. Paolo in Roma, all'anno 66,
EPO
o 69; l'era di Diocleziano o dei
martiri, registrata agli anni 284,
o 3o2; la pace data alla Chiesa
nel pontificato di s. Melchiade,
da Costantino, il Grande, il pri-
mo imperatore cristiano, nell'an-
no 3 12, o 3i3; il concilio gene-
rale di Nicea, celebrato sotto san
Silvestro I l'anno 325. Le epoche
civili o politiche, tratte dalla sto-
ria degli stati , sono quelle che
concernono gì' imperi, e le monar-
chie del mondo, come la fonda-
y.ione di Roma, l'anno del mondo
325o, p 3256; l'epoca della re-
pubblica romana, la cessazione di
questa, il cominciamento dell'im-
pero d' occidente ec. ec. Secondo
queste varie divisioni di epoche,
si distinguono i tempi dell'antico,
e del nuovo testamento , della leg-
ge di natura, della legge scritta,
e legge di grazia . Ci sono ancora
\ tempi oscuri, i favolosi, gli sto-
rici, i secoli d'oro, quelli di ra-
me, di ferro, di legno, di loto, e
così altre denominazioni arbitra-
rie. Ma sulle epoche vanno con-
sultati i cronologisti, la celebre
opera, Varte di verijicare le date^
e gli eccellenti trattati di Lenglet
nelle tavolette cronologiche della
storia universale sagra e profana,
e la Cronologia per servire alla
storia universale, del nostro ap-
plaudito italiano Cesare Cantù.
Sulle epoche è pure molto interes-
sante il Quadro cronologico d'isto-
ria antica e moderna , sagra e pro-
fana, dal principio del mondo si-
no all'anno MDCCCXXXFIII ,
traduzione dal francese con molte
correzioni ed aggiunte del p. Tom-
maso Pendola delle scuole pie, Siena,
1 838. Secondo il Martirologio roma-
no nell'anno corrente, sono trascorsi
7040 anni dalla creazione dclmon-
EPO
do, 4^00 ^^^^ ^^^ diluvio tini-
versale, 2995 anni dalla edifica-
zione di Roma, e i843 anni dal-
rincarnazione. Però nel Diario
Romano del medesimo anno cor-
rente ai 21 aprile è registralo il
natale di Roma, cioè in questo
giorno principia l'anno 2592, dac-
ché i germani fratelli Romolo, e
Remo cominciarono l'edificio del-
l'eterna città, che fii da essi chia-
mata Roma.
Né mancarono quelli che regi-
strarono le epoche, i giorni, gli
anni, e le combinazioni memoran-
de di qualche principale personag-
gio, il perchè ne accenneremo al-
cune. Fu principalmente memora-
bile pel gran Pontefice Leone X
il giorno 1 1 dei mesi, essendo in
tal giorno nato, ed avendo prese
le insegne cardinalizie, ed essendo
slato costretto a fuggir da Firen-
ze, fatto prigioniero a Ravenna,
liberalo e fatto l'ingresso solenne
in Firenze, eletto Papa, colla qual
dignità prese possesso della basili-
ca lateranense agli 1 1 di aprile
i5i3, cavalcando lo stesso cavallo
col quale un anno prima nello stes-
so giorno era stato fatto prigione
in Ravenna. Tuttociò fu notato
da uno scrittore di quel tempo,
con quei versi che riporta il No-
vaes al tom. VI, p. 1 65. L'im-
peratore Carlo V nacque in Gand
l'anno i5oo nel giorno 24 feb-
braio festa di s, Mattia, ed in tal
giorno successivamente prese pos-
sesso della monaichia spagnuola
l'anno ìSij, fu eletto re de' ro-
mani nel iSig, coronato impera-
tore dal Papa Clemente VII nel
i53o: inoltre nel medesimo gior-
no fece prigioniero nel i525 il
suo rivale Francesco I, e dopo
avere rinunziato all'impero, nello
Ero 3i5:
stesso giorno, disteso sul cataletto
volle essere spet latore alle sue so-
lenni esequie. Giannangelo Medici
entrò in Roma ai 26 dicembre i527,
ed ivi dopo trenta^ue anni nell'i-
stessa ora e nel giorno stesso fu elet-
to Papa col nome di Pio IV. 11 Pan-
vinio notò nella sua vita, che es-
sendo egli nato il giorno di Pasqua,
eletto Pontefice nella notte di Na-
tale ad ore sette, e coronato in
quello dell'Epifania, si combinò
che tutti e tre sono giorni di Pa-
squa.
Abbiamo dal p. Tempesti nella
vita del magnanimo Sisto V^ che
il mercoledì fu sempre felice per
lui, dappoiché in questo giornp
nacque, si vestì frate, divenne vi-
cario del suo Ordine, fu fatto Car-
dinale, creato vescovo, eletto Pa-
pa, non che coronato il primo
maggio i585, giorno in cui ne^
1572 era morto s. Pio V, suo
gran benefattore. Di Clemente Vili
§i ha che nacque di giovedì, indi
progressivamente nel giorno di gio-
vedì fu creato Papa , ammalò e
quindi morì. Molte poi sono le
combinazioni di quelli, che mori-
rono nel giorno anniversario della
loro nascita; tali furono i Cardi-
nali Enrico, e re di Portogallo, Giu-
lio Roma, Giambattista Palletta,
Ottavio Raggi, ed a' nostri giorni
Giorgio Doria Pamphily. Altri e-
guali aneddoti sono in vari arti-
coli del Dizionario.
EPPENSTEIN (di) SiGiFRiDo ,
Cardinale. Sigifrido de' baroni di
Eppenstein, alemanno di nazione,
fu dapprima preposto della chiesa
di s. Pietro di Magonzaj e quindi,
nel pontificato d' Innocenzo III,
eletto arcivescovo, l'anno 1200.
Però di questa sede non potè ave-
re per allora il possesso, attese le
3i6 EQU
controversie di Leopoldo vescovo
ili Vormazia, ii quale portava a
quel posto i più alti diritti, ed
era sostenuto da Filippo re di
Francia. Sigifrido ricorse in Colo-
nia a Guidone, vescovo Cardinale
di Palestrina e legato pontificio,
ed anzi da lui ricevette la episco-
pale consecrazione. Recatosi quindi
a Roma, ottenne il pallio da In-
nocenzo III, il quale lo creò Car-
dinale, assegnandogli secondo mol-
ti autori, il titolo di s. Sabina,
quantunque il Ciacconio in tale
opinione in nessuna maniera si ac-
cordi. 11 Mallinckrot lo vuole an-
che vescovo di Sabina ; ma V U-
ghellio, ed altri classici autori, non
ne parlano in alcun modo. Si
trattenne il Cardinale in Roma
iìnchè, decisa la quistione della
sede di Magonza, ivi si recò insi-
gnito eziandio del carattere di le-
gato apostolico. Per quattro anni
amministrò anche il vescovato di
Vormazia, essendo stato condanna-
lo all'esilio l'anzidetto Leopoldo.
Celebrò due concilii, imo in Ister-
ford, r altro in Magonza, e molto
operò pel ristabilimento della di-
sciplina ecclesiastica e della mora-
le. Eseguì in Aquisgrana V inco-
ronazione di Federico li; ma poco
di poi la morte lo colse nella cit-
tà d'isterford, e nel i2 3o ebbe
la tomba nella chiesa di s. Maria
con una breve iscrizione. Nel 12^5
era slato presente anche ad un
sinodo, che da Corrado vescovo
porluense fu celebrato nella sua
chiesa di Magonza.
> EQUA, od EQOANA, Acquea-
sesy seu f^icus Aequensis , o vico
di Sorrento. Città vescovile d'Ita-
lia nella provincia di Terra di La-
voro, nel regno di Napoli, situata
lungo una collina, su piccola baju,
EQU
o golfo presso il mare, nella re-
gione degli anlichi picentini. Il
terremoto del 1694 la ridusse in
istato rovinoso ; è tuttavia capo di
circondario. Ivi si veggono ancora
alcune rovine dei palazzi degl' im-
peratori, ed alcune case di delizia
edificate dai grandi dell'impero.
Avendola distrutta i goti , il re
Carlo II verso l'anno 1 3oo vi fece
costruire una nuova città, che de-
nominò P^ico dì Sorrento. Egli vi
fece trasferire la chiesa principale,
e la parrocchia di Equa, ed ot-
tenne dal Pontefice Bonifacio Vili
r erezione , o il trasferimento del-
la sede vescovile, che dichiarò suf-
fraganea della metropoli di Sor-
rento. Neli'Ughelli, Italia sacra
tom. VI, p. 63o e seg., si legge che
un Rufali n'era arcidiacono, e nel
1286 fu fatto vescovo di Ravello,
e che Bartolommeo sedeva qual
vescovo in Equa nel 1 294 ; indi
incominciando da Giovanni Cimino,
creato vescovo nel i3oo da Boni-
facio Vili, riporta le notizie di
altri ventotto vescovi , 1' ultimo
dei quali dall' UgheUi registrato ,
é Tommaso d'Aquino del 1706.
L' ultimo vescovo però fu monsi-
gnor Paolino Pace della diocesi
di Cassano, fatto vescovo da Cle-
mente XIV nel concistoro de' io
maggio 1773. Quindi il Pontefice
Pio VII, coir autorità della bolla
De utdiori Doniinìcae, quinto ka-
lendas julii 1818, ne soppresse la
sede, che in perpetuo riunì alla
chiesa di Sorrento.
EQUI LI A, Equiliitnij seu Acqui-
liuni. Città episcopale della Vene-
zia^ e del vicariato italico, distrut-
ta dagli unni, di cui pretendest
che le rovine sieno dalla parte
nominata Giesol, o lesolo verso il
mare nella Marca Trivigiana. La
EQU
sede vescovile fu eretta nel secolo
settimo sotto la metropoli, e pa-
triarcato di Grado, donde, al dire
di Commanville, fu poscia trasfe-
rita a Città Nova (Fedi). L*Ugheili
neW Italia sacra ne riporta le no-
tizie al tom. X, pag. 75 e seg.,
in uno a quelle dei ventiquattro
vescovi che vi ebbero sede. Il pri-
mo fu Pietro dell' 876, l'ultimo
Andrea vescovo Equilinus nel 1 45o,
dopo la cui morte Paolo II nel
1466 la uni a Città Nova.
EQUINOZIO ( Aequinoclìiim) .
Il tempo, nel quale i giorni sono
eguali alle notti in tutto il mon-
do. È quando il sole entra nel
circolo equinoziale, circa li 1 1 mar-
zo, e li 23 settembre: il primo
si chiama equinozio di primavera,
ed il secondo autunnale.
EQUIZIO (s). Mentre s. Bene-
detto stava tutto occupato nello
stabilire la sua regola a Monte
Cassino, Equizio con una vita con-
EQU 3.7
dotta in mezzo all'austerità, e con-
tinua preghiera, si rendeva noto e
celebre nell'Abruzzo. Quantunque
fosse semplice laico, col suo esem-
pio, e colla sua ardente carità in-
fondeva in que' popoli l'amore al-
la ritiratezza, all'orazione, ed al
travaglio. Popolò tutta la Valeria
di monaci, vestiva da povero, con
iscarso cibo ciba vasi, poco dormi-
va, ed il resto del giorno impie-
gava nel lavorare ì campi, e nel
visitare i suoi allievi. Finalmente
giunse al termine di sua vita, e
morì in odore di santità nell'anno
540. Il suo corpo è venerato ad
Aquila nella chiesa di s. Lorenzo;
e la sua festa si celebra li 1 1
agosto.
EQUIZOTO o EQUIZOTA ,
(Equisetum). Sede vescovile della
Mauritiana, nell' Africa occidenta-
le, sotto la metropoli di Sitifi.
Vittore suo vescovo intervenne al-
la conferenza di Cartagine.
FINE DEL VOLUME VIGESIMOPRIMO.
286026
AX4
\
BX 841 .n67
1840
SMCR
Maroni , Gaet
ano.
1802-1883.
Dizionario d
i erud
i z ione
storico-ecc
lesias
t ica
AFK-9455 (awsk)